"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Settembre 2024 Pagina 2 di 22

Papa Francesco: «I medici che si prestano all’aborto sono dei sicari». E sul Libano: «La difesa sproporzionata è immorale»

dal nostro inviato Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 29 Settembre 2024

Durante il volo di rientro da Bruxelles a Roma, Bergoglio è tornato ad affrontare alcuni dei temi dei discorsi tenuti nel viaggio nel cuore d’Europa

Tre giorni in Lussemburgo e Belgio, nel cuore dell’Europa secolarizzata. Poco dopo il decollo da Bruxelles, sul volo SN1191, Francesco raggiunge i giornalisti in fondo all’aereo e ha l’aria serena. Sorride quando gli si ricorda la sosta inedita che si è concessa per un caffè a Lussemburgo, «quella del bar è una ragazzata, la prossima sarà la pizzeria». Ma alla fine, dopo aver risposto alle domande, il volto si rattrista, prima di congedarsi c’è ancora una cosa che vuole dire: «Quelle persone disperse alle Canarie, mi fa dolore. Oggi tanti, tanti migranti che cercano la libertà si perdono sul mare o vicino alle coste… Pensiamo a Crotone, a cento metri… Penso a questo. È da piangere, questo».

Santità, Abbiamo letto delle bombe per l’assassinio mirato di Nasrallah. Ci sono migliaia di sfollati, tanti morti. Lei pensa che Israele sia andata forse oltre, in Libano e a Gaza?
«Tutti i giorni io telefono alla parrocchia di Gaza. Lì dentro ci sono più di seicento persone, e mi dicono le cose che succedono, anche le crudeltà. E quello che lei mi dice… Non ho capito bene come sono state le cose, ma la difesa sempre deve essere proporzionata all’attacco. Quando c’è qualcosa di sproporzionato, si fa vedere una tendenza dominatrice che va oltre la moralità. Un Paese che con la forza fa queste cose – parlo di qualsiasi Paese – in un modo così “superlativo”, sono azioni immorali. Anche nella guerra c’è una moralità da custodire. La guerra è immorale ma le regole di guerra implicano qualche moralità. Quando questo non si fa, si vede il “cattivo sangue” di queste cose, diciamo in Argentina».

Le sue parole sulla tomba Re Baldovino, a proposito di aborto, hanno provocato stupore in Lussemburgo. Erano legate al processo di beatificazione?
«Lo stupore è l’inizio della filosofia, va bene. Sono tutti diritti, vite. Il Re è stato coraggioso, davanti a una legge di morte non ha firmato e si è dimesso. Ci vuole coraggio, un politico con i pantaloni, per fare questo. Lui ha dato un messaggio e lo ha fatto perché è un santo. Ancora non è santo ma il processo di beatificazione andrà avanti, perché ne abbiamo avuto prova».

E come far coincidere il diritto alla vita e il diritto della donna di vivere senza sofferenza?
«Le donne hanno diritto alla vita, la loro e la vita dei figli. Non dimentichiamo di dire questo: un aborto è un omicidio. La scienza ti dice che al mese del concepimento tutti gli organi sono già completi. Si uccide un essere umano. I medici che si prestano a questo, permettimi la parola, sono dei sicari. E su questo non si può discutere. Si uccide una vita umana. E le donne hanno il diritto di proteggere la vita. Un’altra cosa sono i metodi contraccettivi. Questo è un’altra cosa, non confondere, io adesso parlo solo dell’aborto. E su questo non si può discutere. Questa è la verità».

In Belgio ha avuto un lungo incontro con un gruppo di vittime di abuso sessuale. Spesso nei loro racconti ricorrono grida di disperazione sulla mancanza di trasparenza, nelle procedure, le porte chiuse, il silenzio nei loro confronti, la lentezza delle azioni disciplinari, le coperture di cui lei ha parlato oggi, i problemi sui risarcimenti per i danni subiti. Alla fine sembrano cambiare le cose soltanto quando riescono a parlare con lei, di persona. A Bruxelles le vittime hanno fatto anche una serie di richieste. Come intende procedere?
«Io ho ascoltato gli abusati. Credo sia un dovere. Alcuni dicono che secondo le statistiche il 40-46 per dento degli abusati sono in famiglia e nel quartiere, soltanto il 3 per cento nella Chiesa. Ma non mi importa quello, io prendo quelli della Chiesa. Abbiamo la responsabilità di aiutare gli abusati e prenderci cura di loro. Alcuni hanno bisogno di un trattamento psicologico, bisogna aiutarli. Anche si parla di una indennizzazione perché nel diritto civile c’è. Credo siano 50mila euro in Belgio, è troppo basso. Non è una cosa che serve. La cifra credo sia quella ma non ne sono sicuro. Ma dobbiamo prenderci cura delle persone abusate e punire gli abusatori, perché l’abuso non è un peccato di oggi che domani forse non c’è… È una malattia psichiatrica e per questo dobbiamo metterli in trattamento e controllarli. Non si può lasciare un abusatore libero nella vita normale, con responsabilità nelle parrocchie e nelle scuole. Alcuni vescovi ai preti che hanno fatto questo, dopo il processo e la condanna, gli hanno dato lavoro per esempio nella biblioteca, ma senza contatto con bambini nelle scuole, nelle parrocchie. Ma dobbiamo andare avanti con questo. Io ho detto ai vescovi belgi di non avere paura e di andare avanti, avanti. La vergogna è coprire, questa sì è la vergogna».

Non sarebbe meglio, forse, creare un dipartimento apposito in Vaticano?
«C’è un dipartimento in Vaticano. C’è una struttura, il presidente adesso è un vescovo colombiano per i casi di abusi. C’è una commissione che ha creato il cardinale O’Malley. Questo funziona. E si ricevono tutte le cose in Vaticano e si discute. Anche io in Vaticano ho ricevuto gli abusati e do forza perché si vada avanti».

Dopo l’incontro a Lovanio, è stato diffuso un comunicato nel quale l’università cattolica «deplora le posizioni conservatrici espresse da Papa Francesco sul ruolo della donna nella società».
«Questo documento è stato fatto nel momento in cui parlavo, è stato “pre-fatto”, e questo non è morale. Io parlo sempre della dignità della donna. e dico una cosa che non posso dire agli uomini: la Chiesa è donna. Maschilizzare la Chiesa, maschilizzare le donne non è umano, non è cristiano. Il femminile ha la sua forza. Anzi, la donna – lo dico sempre – è più importante degli uomini, perché la Chiesa è donna, la Chiesa è sposa di Gesù. Se questo a quelle signore sembra conservativo, io sono Carlo Gardell. Non si capisce. Io vedo che c’è una mente ottusa che non vuol sentire parlare di questo. La donna è uguale all’uomo, anzi, nella vita della Chiesa la donna è superiore, perché la Chiesa è donna. Sul ministero è più grande la misticità della donna che il ministero. C’è un grande teologo che ha fatto studi su questo: chi è più grande, il ministero petrino o il ministero mariano? È più grande il ministero mariano perché è un ministero di unità che coinvolge, l’altro è ministero di conduzione. La maternalità della Chiesa è una maternalità di donna. Il ministero è un ministero molto minore, dato per accompagnare i fedeli, sempre dentro la maternalità. Vari teologi hanno studiato questo e dire questo è una cosa reale, non dico moderna, ma reale. Non è antiquato. Un femminismo esagerato che vuol dire che la donna sia maschilista non funziona. Una cosa è il maschilismo che non va, una cosa è il femminismo che non va. Quello che va è la Chiesa donna che più grande del ministero sacerdotale. E questo non si pensa alle volte».

LIVE DALLA CAPPELLA DI RADIO MARIA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO


Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

Michele (da Mi-ka-El), che significa «Chi è come Dio?», già nel nome esprime l’onnipotenza del Creatore assieme all’umiltà dell’Arcangelo. Gabriele (da Gavri’El), «Fortezza di Dio», testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento si illuminino a vicenda. Raffaele (da Rafa’El), «Medicina di Dio», si rivela quale «uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore»

Ermes Dovico – La Nuova Bussola 9 Settembre 2024

In seguito alla riforma del calendario liturgico del 1969, la Chiesa ricorda insieme i tre Arcangeli nel giorno che in precedenza era dedicato al solo san Michele (il 24 marzo cadeva la festa di san Gabriele e il 24 ottobre quella di san Raffaele).

Michele (da Mi-ka-El), che significa «Chi è come Dio?», già nel nome esprime l’onnipotenza del Creatore assieme all’umiltà dell’Arcangelo, come ben descritto da san Gregorio Magno: «Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio». Il Libro di Daniele lo chiama «il gran principe» che vigila sui figli del popolo di Dio. E l’Apocalisse fa capire perché la Chiesa lo veneri come principe delle milizie celesti, avversario di Satana e degli altri angeli ribelli: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo» (Ap 12, 7-8). Dopo la celebre visione avuta verso il 1884, Leone XIII compose una preghiera a san Michele che fu recitata al termine di ogni Messa non cantata fino al 1964. L’istruzione Inter Oecumenici la fece cadere in disuso a livello liturgico, sebbene nel XXI secolo si assista a una sua riscoperta grazie anche al sorgere di gruppi di fedeli amanti della Messa in rito antico.

Gabriele (da Gavri’El), «Fortezza di Dio» o «forza di Dio», è scelto dall’Onnipotente per il messaggio centrale nella storia della salvezza: annunciare la nascita di Gesù alla Vergine Maria, che onora chiamandola «piena di grazia», in perfetto accordo con la volontà divina. Come riporta l’evangelista Luca, Gabriele aveva annunciato sei mesi prima la nascita di Giovanni Battista, apparendo nel tempio a Zaccaria. La sua figura testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento si illuminino a vicenda: proprio lui (cfr. Dn 9, 21-27) spiega a Daniele la profezia delle «settanta settimane» (490 anni per l’esegesi) che sarebbero passate prima di «mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, stabilire una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei Santi», prefigurazione della prima venuta di Cristo e della sua Redenzione. La Chiesa lo ha eletto patrono dei lavoratori delle comunicazioni.

Raffaele (da Rafa’El), «Medicina di Dio», compare nel Libro di Tobia, dove si rivela inizialmente in forma umana con il nome di Azaria: è lui che accompagna Tobia nel viaggio per riscuotere un vecchio credito del padre, un uomo generoso nel fare elemosine e diventato cieco. Lungo il viaggio Raffaele aiuta Tobia a sposare Sara, lo esorta a pregare insieme a lei e ne libera il matrimonio dagli attacchi del diavolo, che fino ad allora aveva tormentato la giovane facendole morire tutti i mariti alla prima notte di nozze. Al ritorno a casa, il padre di Tobia guarisce dalla cecità grazie alla sua intercessione. Prima di risalire in cielo, si rivela come Raffaele, «uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore». Con un versetto simile l’Apocalisse presenta gli angeli a cui vengono date le sette trombe all’apertura del settimo sigillo. Raffaele è patrono di ammalati, fidanzati, sposi e viaggiatori.

Il senso metafisico della Russia

di Stefano Caprio – Asia News – 29 Settembre 2024

Un Forum organizzato dalla facoltà di filosofia della principale università di Mosca dedicato agli avvenimenti del tempo presente in Russia ha espresso posizioni non scontate e univoche. Pur senza criticare apertamente le posizioni del potere dominante, i filosofi dimostrano di non voler rinunciare alla vera dimensione dell’anima russa, quella dell’apertura a tutte le varianti dello spirito

Si è tenuto nei giorni scorsi al Grand Hotel Metropol, tra il teatro Bolšoj e la piazza Rossa, un Forum filosofico internazionale dal titolo “Conoscere il senso della Russia”, organizzato dalla facoltà di filosofia della principale università di Mosca, la “Lomonosov Mgu”, con il sostegno del fondo presidenziale per le iniziative culturali. Gli organizzatori hanno affermato di voler uscire dallo stile delle dissertazioni scientifiche per provare, basandosi sulla tradizione della filosofia russa, a capire gli avvenimenti del tempo presente “in prima persona”. Filosofi, storici e filologi si sono impegnati a confrontare le questioni metafisiche con i problemi pratici dell’attuale politica della Russia.

Non si è trattato semplicemente di una iniziativa di “alta propaganda”, anche se il forum è stato aperto da una serie di pronunciamenti di uomini politici, che usano le categorie filosofiche per giustificare le scelte più ardite e aggressive dell’ideologia militarista e imperiale del putinismo attuale. Su tutti si è imposto il vice-presidente della Duma di Mosca, Petr Tolstoj, lontano discendente del grande scrittore di “Guerra e Pace” e uno dei principali sostenitori della “filosofia del mondo russo” che deve riportare il mondo ai veri valori tradizionali. A suo parere “soltanto chiarendoci tra di noi e dentro di noi, potremo spiegare a tutto il mondo in che cosa consiste la civiltà russa”. Lo Stato deve proporre all’intera società un’immagine compiuta del futuro che ci attende, e i filosofi devono fornire le categorie più adeguate per questo compito.

L’università Mgu, pur essendo l’istituto statale più importante, ha cercato in questi anni di sconvolgimenti di rimanere equilibrata e distante dagli eccessi propagandistici, a differenza di altre istituzioni come l’università umanistica Rggu o la Scuola superiore di economia Vyška, che fino a due anni fa erano le più aperte al dialogo culturale con l’Occidente, per poi trasformarsi in scuole quadri per ideologi del conflitto universale. In particolare, la facoltà di filosofia Mgu ha mantenuto abbastanza integro il gruppo che cerca di conservare il legame con le varie correnti filosofiche della Russia del presente e del passato, evitando di coinvolgersi in progetti e iniziative legate direttamente alla politica. Ora si è voluto stimolarli “dall’alto” a prendere posizione in modo più esplicito, ma il forum ha comunque espresso posizioni non scontate e univoche, riflettendo la molteplicità tipica della vera cultura russa.

La “filosofia russa” in quanto tale, soprattutto nella fase più intensa dei dibattiti ottocenteschi, non si è mai concentrata infatti su posizioni unilaterali. Al contrario, si caratterizza per il confronto e la rielaborazione delle diverse posizioni dell’eredità comune europea e mondiale. Nella divisione classica tra gli “slavofili” e gli “occidentalisti”, i russi partivano dalla rilettura dei più grandi filosofi tedeschi: lo slavofilismo sosteneva la necessità di svolgere fino in fondo l’idea di una “filosofia religiosa” proposta da Friedrich Schelling, mentre i loro avversari si basavano sulle teorie razionaliste di Georg Wilhelm Hegel, con l’inevitabile corso storico verso lo “spirito assoluto” da realizzare con la rivoluzione sociale. Questo rende l’intera cultura russa leggibile da diverse prospettive e in direzioni opposte, a differenza di quanto vorrebbero imporre gli ideologi della Russia attuale nella proclamazione astratta dei “valori tradizionali”.

Così l’importante filologa Tatiana Kasatkina, richiamandosi allo spirito multiforme del grande scrittore slavofilo Fëdor Dostoevskij, ha affermato nel suo intervento che “le attuali élite della Russia non hanno veramente compreso il senso dell’idea russa”. Come insegna la storia dell’impero pietroburghese, già ai tempi di Pietro il Grande le classi aristocratiche erano separate dal popolo, creando per questo una “ideologia di tipo coloniale”, in quanto il popolo stesso veniva disprezzato e considerato barbarico, senza veri contenuti spirituali, e “invece di servire la società, hanno cominciato ad amministrarla dall’alto”, conclude Kasatkina, con evidenti analogie con l’attuale situazione della Russia.

Il filosofo Mikhail Bogatov ha commentato a sua volta il fatto che “mentre pianificano il loro futuro, i russi spesso non tengono conto del ruolo effettivo del proprio Paese, il proprio topos nella realtà universale”. Ciò che ha spesso tormentato la Russia è proprio il tentativo di imporre una visione del mondo che finisce per escludere la Russia stessa, che rimane un “mondo incompiuto” e in sospeso tra altre potenze e altre culture. Spesso questo viene giustificato come il “sacrificio” dei russi in favore degli altri popoli, annullando di fatto sé stessi, e anche questa affermazione sembra confermarsi oggi in dimensioni clamorose. Bogatov osserva che questa contraddizione risulta molto evidente nei nuovi corsi scolastici obbligatori di “Fondamenta della statualità russa”, che a suo parere “sembrano scritti per convincere gli stranieri della grandezza della Russia”, più che per informare adeguatamente gli stessi studenti.

Anche un altro eminente professore di storia, Sergej Perevezentsev, giunge alla conclusione che la politologia russa sembra essere oggi sempre più dipendente da quella anglosassone, ma in forma “difensiva e conservatrice”, lasciandosi dettare le argomentazioni dal dibattito in corso nel “mondo nemico”. I valori tradizionali che la Russia intende difendere non sono i “valori russi”, ma i “contro-valori” rispetto all’Occidente, per distinguersi ammiccando alle fazioni politiche dei vari Paesi del mondo, soprattutto d’Europa e America, che si sentono attratti dall’ideologia sovranista e tradizionalista della Russia, provando una profonda insoddisfazione per i cambiamenti in atto nella società contemporanea.

Il sociologo Sergej Baranov è poi intervenuto su “Civiltà russa come variante originale e sovrana della civiltà dell’Europa orientale, e civiltà attuale del tempo assiale”, cercando di riportare la metafisica sul versante della missione russa. A suo parere “oggi la filosofia ha la possibilità di costruire qualcosa di diverso dalle radici occidentali”, ripartendo anch’egli dalla contrapposizione dei valori, passando “dall’ambito del razionalismo occidentale alla filosofia della pratica super-razionale”, una definizione oscura per incitare a una “rivoluzione spirituale della persona”, e attraverso di essa giungere a un “ordinamento sociale-economico e tecnologico di tipo assiale”, un modo per ribadire la superiorità russa dei valori.

Nelle conversazioni di corridoio con i tanti giornalisti presenti, alcuni partecipanti si sono messi a discutere sul perché gli slavofili si siano concentrati sulla dimensione religiosa, come segno della distinzione della Russia dall’Occidente. Ritornando alle grandi visioni dell’Ottocento, i filosofi tornano alla questione della “gerarchia degli imperi” che distingueva la Russia, che allora proponeva all’Austria e alla Prussia la “Santa Alleanza” di ortodossi, cattolici e protestanti, e oggi risale alle radici religiose dell’Europa con la “operazione militare speciale”.

Il forum era dedicato al 150° dalla nascita di uno dei più grandi filosofi russi, quel Nikolaj Berdjaev che dopo la rivoluzione bolscevica e le guerre mondiali descriveva la situazione del mondo come quella di un “Nuovo Medioevo”. Molte relazioni hanno cercato nel filosofo del “personalismo russo” una ispirazione per capire la Russia e il mondo di oggi, accostandolo a un altro intellettuale il cui anniversario cadeva nei giorni dell’incontro, il filosofo e storico della religione Aleksej Losev, l’unico “pensatore idealista” permesso da Stalin nei tempi dell’ateismo ufficiale. Berdjaev sosteneva l’importanza della libertà e della creatività come elementi essenziali dell’idea russa, in tempi in cui era necessario pensare un mondo nuovo, in cui l’uomo deve cercare di ritrovare il rapporto con il Creatore.

Molti altri interventi hanno cercato di ribadire la potenzialità innovativa e originale della cultura russa, e il decano della facoltà filosofica Mgu, Aleksej Kozyrev, ha concluso affermando che “la relazione tra la filosofia russa e la politica dipende dalla scelta di ciascuno”, il pensiero non deve dipendere dagli obblighi e dalle imposizioni, ma in ogni caso “le valutazioni filosofiche degli eventi non possono ridursi ad affermazioni primitive”. Pur senza criticare apertamente le posizioni del potere dominante, i filosofi russi dimostrano che non vogliono rinunciare alla vera dimensione dell’anima russa, quella dell’apertura a tutte le varianti dello spirito, parlando ciascuno “in prima persona” davanti al mondo intero.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 117 – UNITA’ DI ANIMA E CORPO

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DOMENICA 26.ma DEL TEMPO ODINARIO

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,

La Domenica è un giorno del Signore, ma noi non ne approfittiamo e il più delle volte lo sciupiamo. In questo giorno benedetto Dio ci apre lo sguardo oltre il nostro cammino nel tempo e ci rivela la meta a cui tendere, la luce dell’eternità beata.

La Domenica è il giorno  in cui incontriamo Gesù con la partecipazione alla Santa Messa e, insieme ai fratelli nella fede, ascoltiamo la sua Parola e ci nutriamo dell’Eucaristia.

Vivendo la Domenica riscopriamo la bellezza e la grandezza della vita, dono di Dio Creatore, impariamo ad apprezzarla e a farne una fonte di  bene per noi e per gli altri.

Nel giorno di Domenica usciamo dalla caverna settimanale in cu i miseri mortali si rinchiudono e entriamo negli spazi luminosi della Gerusalemme celeste, la fonte inesauribile della nostra gioia.

Oggi il vangelo ci propone alcuni insegnamenti di Gesù che la nostra mentalità carnale fa fatica a comprendere, ma che ci rivelano l’abisso incolmabile fra il bene e il male.

Il bene e il male sono inconciliabili così come lo sono Dio da una parte e  satana dall’altra.

Dio è luce, satana è tenebra; Dio è verità; satana è menzogna; Dio è amore satana è odio; Dio è salvezza, stana è perdizioni. Potremmo andare vanti all’infinito con questi opposti incompatibili.

In noi, nella nostra vita, queste realtà sono mescolate e tendiamo al compromesso per farle convivere insieme. E’ per questo motivo che la Regina della pace ha detto che la maggior parte delle anime vanno in purgatorio per purificarsi. Non si può entrare in paradiso con le vesti grigie della tiepidezza.

Per questo motivo Gesù ci chiama, con espressioni che impressionano, a un deciso combattimento spirituale:

Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile.

 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna.

 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Queste parole certo non vanno prese alla lettera, ma stanno a indicare che il male va combattuto perché è un veleno che rovina la vita. Al contrario il bene va perseguito con determinazione e costanza perché edifica e rende la vita un albero pieno di frutti.

In altre parole facciamo proprio l’invito della Parola di Dio: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente (Dt 6,5), e il tuo prossimo come te stesso”.

 Qui sta la realizzazione della vita, la sua pienezza, la sua gioia e il suo senso che invano cerchiamo altrove.

Padre Livio


Vangelo

Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,38-43.45.47-4

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

💐 Quando la REGINA PAOLA DEL BELGIO visitò gli studi di RADIO MARIA ad ERBA

…Salutò uno per uno tutti noi e pregò con il nostro Direttore P. LIVIO, per il re e il popolo belga, davanti alla statua della REGINA DELLA PACE

⭐Padre Livio in quell’occasione diede in dono alla Regina Paola un Santo Rosario benedetto dalla Madonna.⭐

Tempo dopo Re Alberto ebbe un infarto mentre era in automobile con la consorte Regina Paola.

Proprio nelle vicinanze c’era una clinica religiosa dove fu ricoverato d’urgenza. La Regina trascorse la notte nella cappella pregando col Rosario benedetto dalla Madonna tramite Vicka di Medjugorje.

Re Alberto ritornò presto in buona salute.

Un giorno mi arrivò una telefonata dal palazzo reale di Bruxelles. Era la Regina Paola che insieme al Re Alberto ringraziavano per la guarigione ottenuta dalla Madonna e per il dono della corona del Rosario.

Radio Maria Belgio è una realtà che sta coraggiosamente proteggendo e diffondendo la fede in una società secolarizzata.

Le vie della Regina della pace sono infinite.

Padre Livio

Il Papa a Bruxelles: «In Occidente un cristianesimo di minoranza, bisogna ritornare all’essenziale del Vangelo»

Papa Francesco prega sulla tomba di Baldovino, il re che non volle firmare la legge sull’aborto

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera 28 Settembre 2024

Francesco ha incontrato vescovi, religiosi e fedeli nella basilica del Sacro Cuore di Koekelberg. «Imparare dalle vittime di abusi a essere una Chiesa che si fa serva di tutti senza soggiogare nessuno»

BRUXELLES, dal nostro inviato –  «Cosa ci fa vedere la crisi? Siamo passati da un cristianesimo sistemato in una cornice sociale ospitale a un cristianesimo “di minoranza”, o meglio, di testimonianza». Papa Francesco si rivolge a vescovi, religiosi e fedeli nella Basilica di Bruxelles, al cuore di quell’Europa che guarda sempre più alla Chiesa con indifferenza, se non con disprezzo. Le colpe del passato hanno la loro parte, venerdì sera il Papa ha incontrato nella nunziatura diciassette vittime di abusi dopo aver ripetuto che «la Chiesa deve vergognarsi e chiedere perdono e fare tutto il possibile perché non succeda più». Ed ora si rivolge alla comunità cattolica con parole che valgono per tutto il vecchio mondo secolarizzato: «I cambiamenti della nostra epoca e la crisi della fede che sperimentiamo in Occidente ci hanno spinto a ritornare all’essenziale, cioè al Vangelo, perché a tutti venga nuovamente annunciata la buona notizia che Gesù ha portato nel mondo, facendone risplendere tutta la bellezza».

Elemento fondante

Le considerazioni del Papa riassumono un elemento fondante del suo pontificato e suonano tanto più significative alla viglia della sessione conclusiva del Sinodo, convocato da Francesco in Vaticano tra il 2 e il 27 ottobre perché la Chiesa rifletta su sé stessa. Non a caso Francesco ha deciso di sottrarre alla discussione sinodale i temi classici di scontro tra conservatori e progressisti e deciso di istituire dei «gruppi di studio» incaricati di approfondire, fino a giugno dell’anno prossimo, il «ruolo delle donne» e le «questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse». Ora spiega: «Il processo sinodale dev’essere un ritorno al Vangelo, non deve avere tra le priorità qualche riforma “alla moda”, ma chiedersi: come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più o si è allontanata dalla fede? Chiediamocelo tutti».

La crisi

Del resto «la crisi, ogni crisi, è un tempo che ci è offerto per scuoterci, per interrogarci e per cambiare». La crisi che sta vivendo la Chiesa in Occidente «è un’occasione preziosa per essere svegliati dal torpore e ritrovare i sentieri dello Spirito, come è successo ad Abramo, a Mosè e ai profeti». Nel greco neotestamentario si dice kairòs, fa notare, il momento opportuno: «Quando sperimentiamo la desolazione, dobbiamo sempre chiederci quale messaggio il Signore ci vuole comunicare». Proprio questa mattina, dopo aver salutato nella nunziatura alcune autorità della Ue, Francesco è andato a sorpresa in una chiesa di Saint-Gilles per fare colazione assieme ai senzatetto aiutati dalla parrocchia. Si è seduto al tavolo con loro, li ha ascoltati, ha detto: «La Chiesa ha la sua ricchezza più grande nelle sue membra più deboli, e se vogliamo davvero conoscerne e mostrarne la bellezza, ci farà bene donarci tutti gli uni agli altri così, nella nostra piccolezza, nella nostra povertà, senza pretese e con tanto amore. Grazie per avermi accolto tra voi».

Misericordia

Francesco chiede una «conversione ecclesiale» e scandisce la sua riflessione in tre parole, «evangelizzazione, gioia, misericordia». Il ritorno all’essenziale del Vangelo si accompagna alla necessità di esprimerne la gioia, Francesco cita il suo predecessore: «Molto prima di diventare Papa, Joseph Ratzinger scrisse che una regola del discernimento è questa: “Dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, e viceversa: la gioia è un segno della grazia”». E poi c’è la misericordia, Bergoglio ringrazia chi nella Chiesa sta vicino alle vittime dei preti pedofili: «Grazie per il grande lavoro che fate per trasformare la rabbia e il dolore in aiuto, vicinanza e compassione. Gli abusi generano atroci sofferenze e ferite, minando anche il cammino della fede. E c’è bisogno di tanta misericordia, per non rimanere col cuore di pietra dinanzi alla sofferenza delle vittime, per far sentire loro la nostra vicinanza e offrire tutto l’aiuto possibile, per imparare da loro a essere una Chiesa che si fa serva di tutti senza soggiogare nessuno. Sì, perché una radice della violenza consiste nell’abuso di potere, quando usiamo i ruoli che abbiamo per schiacciare gli altri o per manipolarli». 

Gli sbagli

Come sempre, Francesco pensa anche ai carcerati: «Ricordiamoci: tutti possiamo sbagliare, ma nessuno è sbagliato, nessuno è perduto per sempre. Quando io entro in un carcere, mi domando: perché loro e non io? Misericordia, sempre misericordia». Alla fine evoca «L’atto di fede» di René Magritte, l’opera del pittore belga che rappresenta una porta chiusa dall’interno ma aperta al centro sul cielo: «Vi lascio questa immagine come simbolo di una Chiesa che non chiude mai le porte, che a tutti offre un’apertura sull’infinito, che sa guardare oltre. La Chiesa che evangelizza, vive la gioia del Vangelo, pratica la misericordia».

Legge omicida

Uscito dalla basilica, Francesco si è recato nella cripta reale, nella chiesa di Nostra Signora di Laeken. Accolto dal Re e dalla Regina, si è fermato a pregare in silenzio davanti alla tomba di Re Baldovino, che nel 1990 si sospese temporaneamente dalla carica per non firmare la legge sull’aborto. Il Papa lo ha elogiato per avere avuto il coraggio «lasciare il suo posto da Re per non firmare una legge omicida». Francesco ha allusa anche all’eutanasia quando ha esortato i belgi, fa sapere la Santa Sede, «a guardare a lui in questo momento in cui si fanno strada leggi criminali, auspicando che proceda la sua causa di beatificazione».

IL LIBRO DEI MESSAGGI DI MEDJUGORJE USATO DAL DICASTERO PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

🟢 In molti ci chiedono informazioni sul libro dei Messaggi della Regina della Pace utilizzato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mostrato da Sua Em.za il Cardinale Fernández durante la Conferenza Stampa su Medjugorje. 🟠 Eccolo: Autori Livio Fanzaga e Gianni Sgreva – “Medjugorje. Raccolta completa dei messaggi della Regina della Pace.
«Vi supplico: convertitevi!»

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 116 – UNITA’ DI ANIMA E CORPO

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