
Papa Francesco prega sulla tomba di Baldovino, il re che non volle firmare la legge sull’aborto
di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera 28 Settembre 2024
Francesco ha incontrato vescovi, religiosi e fedeli nella basilica del Sacro Cuore di Koekelberg. «Imparare dalle vittime di abusi a essere una Chiesa che si fa serva di tutti senza soggiogare nessuno»
BRUXELLES, dal nostro inviato – «Cosa ci fa vedere la crisi? Siamo passati da un cristianesimo sistemato in una cornice sociale ospitale a un cristianesimo “di minoranza”, o meglio, di testimonianza». Papa Francesco si rivolge a vescovi, religiosi e fedeli nella Basilica di Bruxelles, al cuore di quell’Europa che guarda sempre più alla Chiesa con indifferenza, se non con disprezzo. Le colpe del passato hanno la loro parte, venerdì sera il Papa ha incontrato nella nunziatura diciassette vittime di abusi dopo aver ripetuto che «la Chiesa deve vergognarsi e chiedere perdono e fare tutto il possibile perché non succeda più». Ed ora si rivolge alla comunità cattolica con parole che valgono per tutto il vecchio mondo secolarizzato: «I cambiamenti della nostra epoca e la crisi della fede che sperimentiamo in Occidente ci hanno spinto a ritornare all’essenziale, cioè al Vangelo, perché a tutti venga nuovamente annunciata la buona notizia che Gesù ha portato nel mondo, facendone risplendere tutta la bellezza».
Elemento fondante
Le considerazioni del Papa riassumono un elemento fondante del suo pontificato e suonano tanto più significative alla viglia della sessione conclusiva del Sinodo, convocato da Francesco in Vaticano tra il 2 e il 27 ottobre perché la Chiesa rifletta su sé stessa. Non a caso Francesco ha deciso di sottrarre alla discussione sinodale i temi classici di scontro tra conservatori e progressisti e deciso di istituire dei «gruppi di studio» incaricati di approfondire, fino a giugno dell’anno prossimo, il «ruolo delle donne» e le «questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse». Ora spiega: «Il processo sinodale dev’essere un ritorno al Vangelo, non deve avere tra le priorità qualche riforma “alla moda”, ma chiedersi: come possiamo far arrivare il Vangelo in una società che non lo ascolta più o si è allontanata dalla fede? Chiediamocelo tutti».
La crisi
Del resto «la crisi, ogni crisi, è un tempo che ci è offerto per scuoterci, per interrogarci e per cambiare». La crisi che sta vivendo la Chiesa in Occidente «è un’occasione preziosa per essere svegliati dal torpore e ritrovare i sentieri dello Spirito, come è successo ad Abramo, a Mosè e ai profeti». Nel greco neotestamentario si dice kairòs, fa notare, il momento opportuno: «Quando sperimentiamo la desolazione, dobbiamo sempre chiederci quale messaggio il Signore ci vuole comunicare». Proprio questa mattina, dopo aver salutato nella nunziatura alcune autorità della Ue, Francesco è andato a sorpresa in una chiesa di Saint-Gilles per fare colazione assieme ai senzatetto aiutati dalla parrocchia. Si è seduto al tavolo con loro, li ha ascoltati, ha detto: «La Chiesa ha la sua ricchezza più grande nelle sue membra più deboli, e se vogliamo davvero conoscerne e mostrarne la bellezza, ci farà bene donarci tutti gli uni agli altri così, nella nostra piccolezza, nella nostra povertà, senza pretese e con tanto amore. Grazie per avermi accolto tra voi».
Misericordia
Francesco chiede una «conversione ecclesiale» e scandisce la sua riflessione in tre parole, «evangelizzazione, gioia, misericordia». Il ritorno all’essenziale del Vangelo si accompagna alla necessità di esprimerne la gioia, Francesco cita il suo predecessore: «Molto prima di diventare Papa, Joseph Ratzinger scrisse che una regola del discernimento è questa: “Dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, e viceversa: la gioia è un segno della grazia”». E poi c’è la misericordia, Bergoglio ringrazia chi nella Chiesa sta vicino alle vittime dei preti pedofili: «Grazie per il grande lavoro che fate per trasformare la rabbia e il dolore in aiuto, vicinanza e compassione. Gli abusi generano atroci sofferenze e ferite, minando anche il cammino della fede. E c’è bisogno di tanta misericordia, per non rimanere col cuore di pietra dinanzi alla sofferenza delle vittime, per far sentire loro la nostra vicinanza e offrire tutto l’aiuto possibile, per imparare da loro a essere una Chiesa che si fa serva di tutti senza soggiogare nessuno. Sì, perché una radice della violenza consiste nell’abuso di potere, quando usiamo i ruoli che abbiamo per schiacciare gli altri o per manipolarli».
Gli sbagli
Come sempre, Francesco pensa anche ai carcerati: «Ricordiamoci: tutti possiamo sbagliare, ma nessuno è sbagliato, nessuno è perduto per sempre. Quando io entro in un carcere, mi domando: perché loro e non io? Misericordia, sempre misericordia». Alla fine evoca «L’atto di fede» di René Magritte, l’opera del pittore belga che rappresenta una porta chiusa dall’interno ma aperta al centro sul cielo: «Vi lascio questa immagine come simbolo di una Chiesa che non chiude mai le porte, che a tutti offre un’apertura sull’infinito, che sa guardare oltre. La Chiesa che evangelizza, vive la gioia del Vangelo, pratica la misericordia».
Legge omicida
Uscito dalla basilica, Francesco si è recato nella cripta reale, nella chiesa di Nostra Signora di Laeken. Accolto dal Re e dalla Regina, si è fermato a pregare in silenzio davanti alla tomba di Re Baldovino, che nel 1990 si sospese temporaneamente dalla carica per non firmare la legge sull’aborto. Il Papa lo ha elogiato per avere avuto il coraggio «lasciare il suo posto da Re per non firmare una legge omicida». Francesco ha allusa anche all’eutanasia quando ha esortato i belgi, fa sapere la Santa Sede, «a guardare a lui in questo momento in cui si fanno strada leggi criminali, auspicando che proceda la sua causa di beatificazione».