Mese: Settembre 2024 Pagina 17 di 22

Un quesito su cui riflettere: Satana conosce segreti?
Caro Padre Livio, volevo chiederle: secondo lei satana conosce i segreti?
Luca
Caro Luca,
la tua è certamente una domanda importante, assolutamente da non sottovalutare.
Satana non conosce il futuro che è conosciuto solo da Dio e da coloro a cui Dio lo rivela.
Quindi satana conosce dei segreti quello che conosciamo noi dai messaggi della Madonna e dalle riflessioni che facciamo al riguardo, osservando quello che accade nel mondo.
Tuttavia avendo l’angelo ribella una intelligenza superiore alla nostra, può essere arrivato a conoscere qualcosa più di noi.
Questo spiega il silenzio meticoloso dei veggenti su ciò che la Madonna ha vietato di rivelare, in modo tale che nessuno possa avvantaggiarsi, né demoni né uomini.
Tuttavia i segreti ci sono e sono eventi di estrema serietà che accadranno necessariamente perché la Madonna possa cambiare il mondo.
Stupisce che a Medjugorje se ne sia parlato sempre poco, e adesso ancora meno, essendo essi la ragione più importante della lunga presenza della Madonna.
Ave Maria
Padre Livio

di Stefano Caprio – Corriere della Sera – 8 Settembre 2024
La prima visita di un condottiero russo all’allora capitale Karakorum ebbe luogo nel 1247, quando tutta la Russia e l’intera Asia erano sottomesse al Gran Khan Baty, l’erede di Gengis Khan. Putin ha bisogno di mostrarsi sui palcoscenici internazionali, e Ulan-Bator è una location assai più conveniente della Cina, dove il russo appare inevitabilmente un suddito. Come mostra la travagliata vicenda del gasdotto Forza della Siberia-2.
Il viaggio di Vladimir Putin a Ulan-Bator ha suscitato molte reazioni, per la tracotanza nell’ignorare l’ordine d’arresto del tribunale internazionale, per l’evidente tentativo di forzare la Cina agli accordi commerciali nel settore energetico e per diverse altre ragioni. In realtà, Putin ha voluto mostrare il vero significato di tutta la sua politica di aggressione e sconvolgimento del panorama geopolitico internazionale, nelle radici più profonde del risentimento dei russi contro il mondo intero: non solo per la perdita dell’impero sovietico, ma risalendo fino alla più grande umiliazione della storia millenaria della Russia, per l’invasione e il giogo bisecolare dell’Orda dei tataro-mongoli.
La prima visita di un condottiero russo in Mongolia aveva infatti avuto luogo nel 1247, quando tutta la Russia e l’intera Asia erano sottomesse al Gran Khan Baty, l’erede di Gengis Khan che il principe Aleksandr Nevskij – una delle figure più esaltate da Putin e dal patriarca Kirill – incontrò nella capitale dell’Orda a Karakorum, dove rimase per ben due anni. Qara Qorum in mongolo classico sono le “Montagne Nere”, situate nella parte più occidentale del Paese, e la città era stata fondata poco dopo la morte del “Khan degli Oceani” che aveva riunito i popoli turanici e mongolici conquistando l’impero più vasto di tutta la storia, dal suo terzo figlio e primo successore Ögödei. Rimase capitale dell’impero mongolo per trent’anni fino al 1264, quando Kublai Khan trasferì la sede a Khanbalig, l’odierna Pechino, e venne infine distrutta dai Ming un secolo dopo.
L’importanza di Karakorum a quel tempo era tale che perfino il papa Innocenzo IV aveva inviato da Roma uno dei suoi migliori missionari come ambasciatore, Giovanni da Pian del Carpine, uno dei primi discepoli di san Francesco d’Assisi. Egli descrisse nella Historia Mangolorum la grandezza dell’impero e le devastazioni compiute, soprattutto la totale distruzione di Kiev, la capitale della Rus’, che scomparve dalla storia per quasi quattrocento anni. Il frate conobbe nel regno di Baty anche il principe Aleksandr, che nell’accordo con i mongoli pose le fondamenta dell’ascesa di Mosca, che fiorì sotto di essi grazie ai vantaggi commerciali, che si estendevano anche alla Chiesa ortodossa.
Ora Putin può atterrare trionfalmente all’aeroporto della capitale della Mongolia, e mostrarsi come il vero Khan del nuovo “ordine mondiale”, quello dell’Orda dei russi invasori, a fianco del presidente Ukhnaagiin Khürelsükh nella Yurta, la tenda addobbata come la reggia di Karakorum all’interno del palazzo presidenziale di Ulan-Bator. Il nuovo zar russo è il vero sovrano, e il capo della piccola e pacifica Mongolia moderna appare come un suo suddito devoto: è la grande rivincita di tutta la storia russa.
Putin ha voluto festeggiare per questo l’anniversario di un’altra vittoria simbolica, quella di 85 anni fa delle truppe unite sovietiche e mongole contro l’esercito giapponese durante il conflitto sul fiume Khalkhin-gol, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. È una delle costanti della riscrittura della storia russa che più ricorrono nella mente del Khan del Cremlino, la connessione delle vittorie novecentesche con le guerre più antiche, da Aleksandr Nevskij a Stalin, dalla Rus’ di Kiev all’Unione Sovietica. Certo, contava molto anche lo schiaffo sul volto delle convenzioni internazionali, mostrando l’inconsistenza dell’ordine di arresto del Tribunale dell’Aja a cui la Mongolia era tenuta, e che in precedenza aveva trattenuto Putin dai viaggi in Armenia e in Sudafrica, due alleati assai meno sicuri rispetto ai mongoli.
Oltre a tutto questo, Putin ha scelto un momento particolarmente delicato per il viaggio a Ulan-Bator, proprio durante lo scontro particolarmente acceso con l’Ucraina tra la controffensiva ucraina di Kursk e la contro-controffensiva russa nel Donbass, con innumerevoli vittime da una parte e dall’altra, anche tra la popolazione civile. Inoltre, proprio nei giorni del viaggio in Oriente, che dalla Mongolia è proseguito fino alla capitale russa sul Pacifico di Vladivostok per il Forum economico orientale, si tenevano i giorni del lutto in Ossezia del nord nel Caucaso, per i vent’anni dalla strage dei terroristi (e delle forze speciali russe) nella scuola di Beslan. Putin vi era andato qualche giorno prima, trovandosi di fronte le madri arrabbiate dei 186 bambini massacrati, che ancora pretendono giustizia, dovendosi ritirare con la coda tra le gambe. Nel complesso delle motivazioni, il viaggio intendeva sottolineare la “normalità” della situazione dal punto di vista del Cremlino, come se la conquista dei mille chilometri quadrati della regione di Kursk non avessero inciso sui piani della guerra e della vittoria.
Il ritornello di Putin dall’inizio della guerra è che “tutto procede secondo i piani”, quando è evidente che tutto funziona all’incontrario, e invece di riconquistare Berlino tocca andare nella Yurta della Mongolia, anche se i recenti successi elettorali delle destre neo-naziste in Turingia e Sassonia hanno suscitato a Mosca grandi entusiasmi, soprattutto per la richiesta di togliere le bandiere ucraine dai palazzi tedeschi. Qualunque vittoria fa brodo, da quelle di Nevskij nel 1240 contro gli svedesi e i Cavalieri Teutonici a quella del 1938 contro il Giappone, oggi alleato dei “nazisti occidentali” contro cui la Russia ha scatenato la guerra universale, anche se certo non si può paragonare la presa di Bakhmut e Avdeevka con quella di Könisberg e Vienna. Tanto più che la vittoria di Khalkin-gol fu ottenuta insieme al fedele alleato mongolo, e di veri alleati la Russia attuale non è che ne possa trovare tanti, né in Occidente né in Asia, perfino tra i Paesi ex-sovietici.
Qualche commentatore ritiene che il viaggio di Putin dovesse servire per rialzare le percentuali di consenso tra la popolazione, crollate molto sotto il 70% anche nei sondaggi ufficiali dopo l’iniziativa ucraina a Kursk. Ma l’approvazione popolare in Russia è un fattore ormai molto secondario e facilmente manovrabile, soprattutto dopo la riconsacrazione al trono dello scorso marzo, e le uniche preoccupazioni potrebbero venire da una reale crisi economica, per ora contenuta grazie ai proventi della stessa guerra. C’è ovviamente anche un aspetto propagandistico del “ritorno a Karakorum”, ma è più per l’estero che per l’interno, soprattutto grazie alla condiscendenza di Ulan-Bator nell’ignorare l’ordine di arresto.
Putin ha comunque bisogno di mostrarsi sui palcoscenici internazionali, e la Mongolia è una location assai più conveniente della Cina, dove il russo appare inevitabilmente un suddito della grande potenza orientale, e perfino degli Stati centrasiatici, che stanno approfittando della guerra in Ucraina per trovare una propria grandezza indipendente da Mosca, al di là dei sorrisi e degli accordi di circostanza. E comunque la visita a Ulan-Bator serviva proprio per spingere i cinesi ad essere più disponibili per il progetto del gasdotto “Forza della Siberia-2”, un elemento cruciale della “svolta economica verso Oriente” che a Pechino guardano con una certa sufficienza, avendo molte alternative nel settore energetico. I mongoli avevano bloccato il piano, che prevede un passaggio sul loro territorio, e Putin si è svuotato le tasche nel colloquio con Khürelsükh offrendo di tutto, pur di riprendere la progettazione di questa opera cruciale per il futuro della Russia, che vende petrolio e gas a chiunque e a qualsiasi prezzo, pur di mantenere il controllo su un’economia impazzita.
Ovviamente la Mongolia è stata invitata al Summit dei Paesi Brics, che si terrà a Kazan nel Tatarstan dal 22 al 24 ottobre e dovrà celebrare il ruolo della Russia nel nuovo ordine mondiale “multipolare”, la variante contemporanea dell’impero di Putin-Khan. Il Brics è l’anti-Occidente, su cui si cerca di imbarcare qualunque partner, facendolo diventare più un “Bricolage” di Paesi in cerca di identità e di occasioni da sfruttare, che una vera potenza della nuova geopolitica mondiale. La “Forza della Siberia” si trasforma nella parte mongola in un titolo ancora più altisonante, il Sojuz Vostok, “Unione dell’Oriente” lungo mille chilometri per unire Mosca e Pechino, mettendo sullo stesso piano le due potenze della nuova Orda mondiale, almeno nelle intenzioni dei russi. Dopo la Mongolia, Putin è intervenuto a Vladivostok per spiegare a tutti quanto sia importante investire sullo sviluppo dell’Oriente russo per contrastare le pretese di dominio dell’Occidente, che “non permette all’Ucraina di aprire le trattative con la Russia” e indicando come possibili mediatori proprio i Paesi Brics, India e Brasile, al massimo anche la Turchia, che pure ha accettato di partecipare al summit di Kazan.
L’unica preoccupazione espressa da Putin al convegno di Vladivostok ha riguardato la demografia, promettendo di rendere la natalità multipla una “nuova moda” tra le giovani generazioni russe. A questo fine si rifanno i programmi scolastici del nuovo anno appena iniziato, cercando di convincere anche i minorenni a darsi da fare in questo senso fin dai banchi della scuola, ritenendo la gravidanza il vero “valore tradizionale” a cui poi aggregare in qualche modo quello della famiglia, qualunque essa sia. Non è forse casuale che solo ora si diffondano le voci sui due figli “segreti” di Putin avuti dalla moglie “non ufficiale” Alina Kabaeva di 6 e 9 anni, Ivan e Vladimir, per dare il buon esempio al di là delle esigenze di sicurezza e dell’ufficialità più o meno “tradizionale” dei legami affettivi. I russi per ora non sembrano molto convinti di seguire questo modello, attendendo piuttosto la fine del “giogo putiniano”, entro un paio di secoli.
SABATO 7 SETTEMBRE 2024
VOLONTARI DI RADIO MARIA – OGGI 8 SETTEMBRE – A LORETO PER L’OFFERTA DEL VELO ALLA MADONNA


IL ROTOLO DEL VELO (80 METRI) CONTIENE 59.OOO FIRME DI BAMBINE E BAMBINI DALL’ ITALIA E DAL MONDO. LA RACCOLTA DELLE FIRME CONTINUA IN VISTA DEL GIUBILEO



Cari amici di Radio Maria buona Domenica!
Oggi 8 Settembre è il giorno nel quale la Chiesa celebra la natività della Beata Vergine Maria benché i testi della S. Messa, salvo celebrazioni particolari, siano quelli della liturgia domenicale.
Vorrei perciò soffermarmi su questo evento straordinario della nascita di Colei che è stata concepita Immacolata e che è entrata nel mondo nel silenzio nel nascondimento più assoluti.
I suoi genitori, S. Anna e San Gioacchino, sono consapevoli del dono ricevuto dal Cielo, essendo Maria stata concepita nella loro tarda vecchiaia, ma come potevano immaginare chi sarebbe stata quella Bambina, predestinata fin dall’eternità ad essere la Madre del Verbo e della nuova umanità in Lui rinnovata?
Maria è un mistero immenso, che solo Gesù conosceva, ma che la Chiesa nel cammino del tempo sempre più profondamente scopre, perché non è possibile conoscere il Figlio se non si conosce la Madre, affermava il Monfort.
Maria fin dal momento della sua nascita appartiene totalmente a Dio. Già fin dalla sua infanzia procede spedita nel compimento della sua volontà, nell’obbedienza della fede e nella docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo.
Conosciamo poco di Lei che abbia lasciato traccia, se non la sua presentazione al Tempio, perché fin dai primi passi del suo cammino nella vita fosse tutta orientata all’atto inconcepibile dell’accoglimento del Verbo nel suo grembo.
“Et Verbum caro factum est”. Questo è mistero dei misteri. Questa è la chiave per aprirne la porta. Solo Maria la possiede e solo Lei ci può rivelare che cosa significhi diventare “Madre di Dio”.
Chi potrà celebrare la fede di Maria, più grande di quella di Abramo e di qualsiasi altro vivente?
Chi potrà comprendere il suo coraggio, la sua decisione eroica, il suo abbandono totale?
Chi potrà potrà fissare lo sguardo nella sua anima immacolata, radiante di luce, senza ombra alcuna di male?
Chi potrà raccontare quello che Lei sopportò ai piedi della Croce, in unisono con l’anima del Figlio, senza dubitare, neppure per un istante, del piano inconcepibile di Dio?
Chi potrà contare le lacrime che la Madre versa per tutti quei suoi figli che voltano le spalle alla Croce e si perdono nell’inganno peccato?
Guardiamo oggi con tenerezza alla piccola Maria, “umile ed alta” più di qualsiasi creatura, e afferriamo la sua mano in questi tempi di tempeste, perché è l’unica che ci terrà stretti fino al traguardo.
Vostro Padre Livio
OMELIA TENUTA DAL CARD. RATZINGER A LORETO L’8 SETTEMBRE 1991
“Il giorno della Natività della Vergine Maria non è un compleanno come tanti altri. Celebrando il compleanno di una grande personalità della storia pensiamo ad una vita passata, pensiamo a cose passate, a fatti compiuti da tale personalità e all’eredità da essa lasciata. Pensiamo, in una parola, a cose di questo mondo. Con la Madre di Dio non è così. Maria non parla di se stessa. Dal primo momento della vita lei è totalmente trasparente per Dio, è come un’icona raggiante della bontà divina. Maria, con la totalità della sua persona, è un messaggio vivo di Dio per noi. Perciò Maria non appartiene al passato, Maria è contemporanea a noi tutti, a tutte le generazioni.
Con la sua disponibilità alla volontà di Dio ha quasi trasferito, consegnato il tempo umano della sua propria vita nelle mani di Dio e, così, ha unito il tempo umano con il tempo divino. Con il suo presente permanente, perciò, Maria trascende la storia ed è presente sempre nella storia, presente con noi. Maria impersona il messaggio vivo di Dio. Ma cosa ci dice di più precisamente la vita di Maria oggi, nel giorno della sua nascita?
Mi sembra che proprio il santuario di Loreto, costruito attorno alla Casa terrena di Maria, costruito attorno alla Casa di Nazareth, possa aiutarci a capire meglio il messaggio della vita della Madonna. Queste pareti conservano per noi il ricordo del momento nel quale l’angelo venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, il ricordo della sua 2 risposta: “Eccomi, sono la serva del Signore”.
Questa Casa umile è una testimonianza concreta, palpabile dell’avvenimento più grande della nostra storia che è l’incarnazione del Figlio di Dio. Il Verbo si è fatto carne. Maria, la serva di Dio, è divenuta la “porta” per la quale Dio è potuto entrare in questo mondo. Anzi, non solo la “porta”, è divenuta “dimora” del Signore, “casa vivente”, dove ha abitato realmente il Creatore del mondo.
Maria ha offerto la sua carne perché il Figlio di Dio diventasse come noi. E qui ci viene in mente la parola con la quale secondo la Lettera agli Ebrei, Cristo ha iniziato la sua vita umana dicendo al Padre: “Non hai voluto né sacrifici né offerta, un corpo invece mi hai preparato […]. Allora io ho detto: ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà” (Ebr 10, 5-7).
La serva del Signore dice proprio la stessa cosa: mi hai preparato un corpo, ecco io vengo. In questa coincidenza della parola del Figlio con la parola della Madre si toccano, anzi si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa “casa vivente” del Signore, “tempio” dove abita l’Altissimo. E qui sopraggiunge un’altra considerazione: dove abita Dio, tutti noi siamo “a casa”; dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono stranieri.
Così è anche con la Casa di Maria e con la vita stessa di lei: è aperta per tutti noi. La madre di Cristo è anche la nostra Madre, di tutti quanti sono divenuti corpo di Cristo e costituiscono la famiglia di Cristo Gesù. Essi sono con Cristo e con la Madre, costituiscono la “sacra famiglia” di Dio.
Maria ci ha aperto la sua vita e la sua Casa perché, aprendosi a Dio, si è aperta a tutti noi e ci offre la sua Casa come Casa comune dell’unica famiglia di Dio. Possiamo dire: dove c’è Maria c’è la Casa; dove c’è Dio, siamo tutti “a casa”. La fede ci dà una casa in questo mondo, ci riunisce in una unica famiglia.
Qui però nasce una domanda seria: la fede ci dice che siamo tutti fratelli e sorelle di Cristo, quindi un’unica famiglia; noi dobbiamo chiederci se questo è vero, se siamo realmente un’unica famiglia e, se non è vero, perché non è vero, perché le opposizioni, le lotte, l’egoismo lacerante?
La Casa di Nazareth non è una reliquia del passato, essa ci parla nel presente e ci provoca a un esame di coscienza. Dobbiamo domandarci se siamo realmente aperti anche noi al Signore, se vogliamo offrirgli la nostra vita perché sia una dimora per lui; oppure se abbiamo un po’ di paura della presenza del Signore, se abbiamo paura che essa possa limitare la nostra dignità, se vogliamo forse riservarci una parte della nostra vita che vorremmo appartenesse solo a noi e non fosse conosciuta da Dio, che non dovrebbe avvicinarsi ad essa.
Mi sembra che questa Casa di Nazareth conservi, anche sotto questo punto di vista, un simbolismo molto prezioso. Come sapete, questa Casa ha solo tre pareti: è una Casa aperta, dunque, è come 3 un invito, è come un abbraccio aperto. Essa, cosi, ci dice: aprite anche voi le vostre case, le vostre famiglie, la vostra vita alla presenza del Signore.
Questa Casa sia aperta alla famiglia di Dio, a tutti i figli di Dio, ai fratelli e alle sorelle di Cristo! Lasciamoci sfidare, accettiamo la parola della Madre che ci dice: venite, venite nella mia Casa e diventate anche voi, ogni giorno della vostra vita, realmente dimora del Signore. Questa Casa diventa così come una famiglia aperta, nella quale tutti i figli di Dio, tutte le creature di Dio sono anche fratelli e sorelle nostri.
Maria, dunque, è “casa vivente” del Signore; la Casa di Nazareth è casa comune di tutti noi, perché, dove abita Dio tutti siamo “a casa”. Questa Casa nazaretana nasconde un altro messaggio. Finora abbiamo detto che Dio non è un Dio astratto, puramente spirituale, lontano da noi: Dio si è legato alla terra, Dio ha una storia comune con noi, una storia palpabile, visibile, qui, in questi segni della sua storia e soprattutto nella Santa Chiesa e nei sacramenti. La fede ci fa “abitare” ma ci fa anche “camminare”.
Anche su questo punto la Casa nazaretana conserva un insegnamento importante. Quando i crociati hanno trasferito le pietre della Casa nazaretana dalla Terra Santa qui sulla terra italiana, hanno fissato il nuovo posto della Casa sacra su una strada. È una casa – mi sembra – molto strana, perché casa e strada sembrano escludersi: o casa o strada, vogliamo dire.
Ma proprio così si esprime il messaggio vero di questa Casa, che non è una casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti: è una Casa aperta di noi tutti. La stessa Casa ci fa “abitare” e ci fa “camminare”. La vita stessa è la casa della famiglia di Dio che è in pellegrinaggio con Dio, verso Dio, verso la casa definitiva e verso la “città nuova”. E qui possiamo essere ancora più concreti.
Tutti i santuari, i grandi santuari del mondo, hanno offerto sempre a persone di nazioni diverse, di razze, di professioni diverse questa esperienza preziosa della casa nuova della famiglia comune di tutti i figli di Dio. Questa esperienza della casa però presuppone l’esperienza di un cammino, l’esperienza del pellegrinaggio. Il pellegrinaggio è una dimensione fondamentale dell’esistenza cristiana. Solo camminando, pellegrinando possiamo superare le frontiere delle nazioni, delle professioni, delle razze. Possiamo diventare uniti solo andando insieme verso Dio.
Il Papa nella capitale Moresby






Nel pomeriggio il Papa si è recato nella località di Vanimo dove Radio Maria ha realizzato la prima stazione radiofonica il lingua locale:
“Chiamati da Mons. Bonivento Vescovo di Vanimo che era ai tempi responsabile della comunicazione sociale della Conferenza Episcopale con l’accordo di sviluppare per quanto possibile una radio nazionale. 17 anni di attività molte difficoltà per trovare le persone giuste e l’organizzazione tecnica … tante isole collegate una piccola rete in lingua locale il pijin …la lingua locale la scommessa iniziale, ma che oggi da alla radio maria la possibilità di fare un grande servizio alla Chiesa Cattolica e alla cultura del popolo papuano . Penso che la visita del Papa abbia mostrato il grande valore di avere una radio maria nei paesi più lontani . Un ringraziamento a Radio Maria Italia per avere contribuito a questa realizzazione . GRAZIE
Vittorio Viccardi Presidente di Radio Maria




La Madonna punta a un trionfo che sarà memorabile nell’eternità
Caro padre Livio, ascoltando le Sue parole riguardo ai nostri giovani, quanto sono vere, sono ingannati dal maligno, li hanno illusi che possono tutto e quando vogliono.
Anche la mia generazione, ho 60 anni, si scontrava con i propri genitori, ma c’era un grande rispetto e la coscienza, ben presto mordeva, se una parola era stata di troppo.
Sicuramente l’esperienza dei nostri cari genitori era presa comunque in considerazione, mai mi sarei permesso di metterla in dubbio.
Purtroppo da padre ferito, devo constatare che ora non è così, l’umiltà anche se riconosciuta, viene confusa con la stupidità, l’esperienza come mentalità retrograda e quando si tenta di dare un consiglio se si nota un atteggiamento sbagliato secondo le Verità del Vangelo, come il tentativo di essere al di sopra delle parti e di voler sempre avere ragione.
Un giorno mi sono sentito dire da mia figlia, che la Verità non esiste ma ci sono solo opinioni diverse.
Cosa fare caro padre Livio, forse insistere generando continui attriti, scontri, come si può annunciare la Parola di Dio, se anche la Parola stessa crea divisioni?
Perciò mi sono chiuso in un rigoroso silenzio, preghiera anche quella nascosta, ed offerta di questa mia sofferenza e questi miei silenzi a Maria, con quella speranza che tutto possa cambiare e non le confesso che a volte è difficile, specialmente ricordando con quanta fatica ero riuscito ad insegnare un’esperienza di fede.
Purtroppo noto che siamo molti padri e madri che condividono tutto questo, mi conforta il fatto che le preghiere di uno sono unite da un’unica intenzione, quella della conversione di questi nostri figli ingannati e totalmente indifferenti ad un Dio che è Padre Misericordioso.
Mi dica padre, cosa ne sarà di loro nel tempo dei segreti se non si convertono?
Nella speranza in Gesù e Maria, sempre siano lodati
Grazie a radio Maria, ascoltarla da sempre il conforto che serve per non mollare.
Stefano da Verona
Caro Stefano,
tutti quelli che hanno avuto la grazia della chiamata della Regina della pace devono essere incrollabili nella fiducia della sua presenza e del suo trionfo, come Lei ci ha esortato innumerevoli volte.
Questo atteggiamento coerente e convinto, unito alla comprensione e alla carità verso chi non crede, è ciò che tocca di più il cuore, in particolare quello dei nostri figli e della persone a cui vogliamo bene.
E’ però importante che noi approfittiamo di questo tempo di grazia per testimoniare la presenza della Madonna e dei suoi messaggi di speranza, perché le tenebre si addensano sempre di più sul mondo.
Dobbiamo farlo con convinzione, ma con rispetto, perché attira più una goccia di miele che un barile di aceto.
Nel tempo dei segreti si manifesterà la gloria di Maria e la grandiosità dei suoi interventi per la salvezza del mondo. Saremo testimoni di scenari mai visti nella storia dell’umanità: “molte cose terribili” ha detto la Madonna a Mirjana.
Lo spettacolo più impressionante sarà il crollo dell’impero del male all’avanzare della Donna vestita di sole e c’è da credere che saranno per primi i giovani capire il senso egli eventi e a cercare riparo sotto il manto della Vergine Immacolata.
La Madonna è qui da così tanto tempo per preparare il mondo e la Chiesa ad affrontare ciò che accadrà e il nostro compito è quello di farlo conoscere. Questo è anche il compito di Radio Maria.
Però facciamo la nostra testimonianza con serenità, perché la Madonna ha tutto in mano e punta a un trionfo che rimarrà memorabile nell’eternità.
Ave Maria
Padre Livio
