"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Settembre 2024 Pagina 15 di 22

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 100 – IL MONDO INVISIBILE

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’arte della rinuncia ascetica

Cari amici, uno degli elementi fondamentali dell’ascetica cristiana è la rinuncia. Possiamo chiamarlo anche spirito di sacrificio o digiuno in senso ampio. In ogni caso, è una categoria di carattere morale, che è presente in tante culture e religioni, specialmente in quelle asiatiche. Nell’ambito cristiano, ovviamente, la rinuncia ha una collocazione teologica molto importante. Essa ha una visione della realtà che vede da una parte Dio – che è il bene, la luce e tutto ciò che è bello, buono, giusto e Santo – e dall’altra la presenza delle tenebre – del male, l’ingiustizia, la cattiveria, ciò che è brutto, degradante e velenoso. Tutto questo lo si vede a tanti livelli: morale, spirituale e materiale.

L’arte della rinuncia, nell’ambito cristiano, ha questo valore di scelta per Dio e rinuncia al demonio. Questo è il dilemma sul quale decidiamo il nostro destino eterno, cioè le due vie che abbiamo davanti a noi – come ci dice già il primo Salmo – sono quelle del bene e del male. È un imperativo morale che riguarda tutto il tempo della vita, perché quando siamo nell’eternità la nostra adesione al bene, se siamo in Paradiso, è irreversibile. Non saremo più tentati di abbandonarlo.

È attraverso questa scelta che dobbiamo fare fra il bene e il male che costruiamo la nostra vita. Quindi, scegliendo il bene la costruiamo e la realizziamo, come quel seme che cresce, diventa una spiga e produce molto frutto. Invece, lasciando che il male trionfi nella nostra vita, che prenda il sopravvento su di noi, essendo un elemento distruttivo, ci porta al fallimento. Di qui l’importanza fondamentale che ci sia in noi il discernimento, cioè il sapere distinguere fra il bene e il male. Questa è una capacità che dobbiamo esercitare fin da quando veniamo al mondo e i genitori conoscono molto bene come sia importante indicare al bambino ciò che è bene e ciò che è male.

Questa è un’arte, è un elemento fondamentale dell’educazione e riguarda tutti gli strati del nostro essere. Quello materiale, per cui noi distinguiamo fra i cibi buoni e cattivi, di conseguenza conosciamo anche attraverso la medicina le conseguenze. Sappiamo che le cose che compriamo per nutrirci o qualsiasi altro uso delle cose materiali può essere a vantaggio della nostra salute o a svantaggio. Questa giusta attenzione che abbiamo sul piano materiale fa parte dell’etica cristiana. Dai cibi dannosi dobbiamo astenerci; per esempio, sappiamo quale male faccia la droga sul piano psicologico ma anche fisico, però offre quella sensazione di “paradiso artificiale” per cui ci sentiamo attratti. Di fatto è un veleno che ci distrugge, questa è una realtà mondiale ma atavica, con le radici lontane nel tempo.

Già a livello del corpo, se vogliamo avere una buona salute, dobbiamo saper fare tutta una serie di rinunce. La capacità di rinunciare e di astenersi è fondamentale. A questo riguardo dobbiamo sapere imporci e imporre alle persone che educhiamo, guidarli sulla via della rinuncia. Tutte le forme di degradazione fisica vengono dall’incapacità di moderarsi, di avere un dominio su noi stessi, come fosse un freno salutare.

Questo discorso, se è vero sul piano fisico è molto più vero sul piano spirituale. Per quanto riguarda il nostro corpo, sono forme di indebolimento e degradazione, ma non sempre sono peccato. Il peccato è qualcosa di spirituale, di più profondo, è presente anche nei corpi in ottima salute. Il combattimento spirituale diventa serio quando la rinuncia riguarda le cose spirituali, incominciando dalle facoltà della nostra anima.

Prima di tutto, l’intelligenza è una luce naturale che Dio ci ha dato e indica il giudizio di fronte al vero e al falso. È importantissimo il discernimento dell’intelligenza che elimina tutto quello che può far male spiritualmente. Questo è di un’importanza assoluta specialmente oggi, dove c’è un mondo mass mediatico con tante proposte che possono deviare. Ci sono molte persone che vengono deviate dalle false luci. A livello del discernimento è necessario che impariamo a distinguere il vero dal falso, le fonti inquinate da quelle pure, la Parola di Dio e quella degli uomini. Ma sappiamo che nella comunicazione di oggi c’è una manipolazione estesa. dove le opinioni prevalgono sulla rigorosa ricerca della verità. Tuttavia, queste opinioni umane sono spesso orientate al dominio degli altri, a voler influenzare gli altri, sfruttarli, guadagnare su di essi. Nei nostri tempi il mondo della comunicazione è pieno di percoli. Si mangia anche con l’intelletto, è un nutrimento spirituale che deve essere attentamente valutato.

Per quanto riguarda la decisione e la volontà la rinuncia è altrettanto essenziale. Di fronte al vero e al falso, al giusto e sbagliato, a ciò che è buono o cattivo, ciò che è bello o brutto, a ciò che provoca guerre o la pace, saggio o deviante, vizioso o virtuoso – con la luce del discernimento illuminato dalla Parola di Dio e dalla fede cristiana – dobbiamo scegliere. È un esercizio da fare. All’inizio sembra difficile ma con le selezioni giuste – come ad esempio smettere di fumare o di guardare determinati programmi televisivi – tutto diventa più naturale. Siamo in un mondo di condizionamenti negativi, che ci assediano da tutte le parti e che inquinano la mente, indeboliscono la volontà e creano delle dipendenze di vario tipo, che alimentano nel nostro cuore le cose peggiori e diveniamo schiavi del peccato.

Tutto il tema dell’ascetica cristiana ha una finalità: far sì che il discernimento spirituale e la capacità di rinunciare, diventino in definitiva una lotta contro il male. Tutta l’ascetica cristiana è rivolta proprio alla rinuncia di ciò che è cattivo in noi e nel mondo, la rinuncia al demonio, al male e al peccato. Se porta a questo significa che è anche decisiva per la salvezza della nostra anima, perché senza la rinuncia al peccato non c’è salvezza. Infine, la decisione per Dio, il Suo amore, la Sua santità, la Sua pace, la Sua gioia, la Sua bellezza.

Tutto questo discorso porta ad una riflessione personale, perché il cammino di santità è un cammino di purificazione e di rinunce. Una volta raggiunta la purificazione completa saremo pronti ad abbracciare Dio direttamente in Paradiso.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

MEDJUGORJE: IL FUTURO È DI DIO – Di Padre Livio – Puntata 1

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🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Mercoledì 11 Settembre 2024

H. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube in differita

L’ARTE DELLE RINUNCIA ASCETICA

La rinuncia è un’ arte dimenticata nell’educazione

E’ l’arte di scegliere e di scartare

Scegliere ciò che è vero

Scegliere ciò che è giusto

Scegliere ciò che è buono

Scegliere ciò che è bello

Scegliere ciò che è pacifico

Scegliere ciò che è saggio

Scegliere ciò che è virtuoso

ELEZIONI AMERICANE:

Dibattito alla pari

Trump è un candidato “miracolato”’

Il tentato omicidio l’evento più significativo delle elezioni americane

Difficile per un credente escludere il dito di Dio

Ancora più difficile ipotizzarne la finalità

Può avere a che fare col tempo dei segreti?

GLI SCOSSONI DELLA GOSPA CRESCERANNO DI INTENSITA’

Gli ammonimenti dello scorso anno: 2023

Gli scossoni dell’anno attuale: le salite sul Podbrdo

La Madonna non si rassegna al ridimensionamento in atto

Arriverà qualcosa di inatteso e di provvidenziale?

BLOG: Dio non dà mai pesi che non possiamo portare


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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Dio non dà mai dei pesi che non possiamo portare

Reverendo Padre Livio, l’ho ascoltata oggi quando parlava dell’aridità spirituale e ho sentito quando diceva che non sa dire se in questi momenti di aridità, come quella vissuta per tanti anni da  Madre Teresa, l’anima possa continuare ad essere in pace.

Personalmente mi sento in certo senso chiamato in causa. È da qualche anno, infatti, che non godo più della gioia durata circa dodici anni e che pareva inalterabile e sono esposto a sofferenze interiori, soprattutto ad attraversare momenti in cui mi sento pieno di paura, come se in quei momenti l’Amore di Dio fosse dissolto dentro di me, per cui mi sento nella paura come uno che si sente mancare la terra sotto i piedi. Non capisco quanto ciò dipenda da Dio e quanto dipenda dall’ambiente in cui vivo, nel quale non mi mancano difficoltà.

Ma non è questo ciò di cui voglio parlare.

Quello che voglio dire è che pure in queste prove, che evidentemente il buon Dio permette perché sa che le posso portare, pur soffrendo, non mi manca la sua pace. Se anche Dio non mi concede di vivere in modo continuativo quella gioia intima e bellissima di cui godevo prima e che oserei dire che faceva di me un’altra persona, gioia che gusto, almeno per ora, a sprazzi, gli devo essere riconoscente come creatura per tutti i suoi benefici, non ultimo quello di conservarmi la sua pace. Se anche ora non godo più in modo continuato di quella gioia intima così bella, devo però confessarlo: Dio non mi toglie la sua pace. Forse mi può privare di tutto, ma pare che non abbia assolutamente intenzione di negare la sua pace a quelle creature, se mi è lecito parlare così, che lo amano e che non rifiutano né lui, né la sua pace.

Concludo con una piccola precisazione: ho parlato di ciò che mi capita di soffrire non per parlare della mia sofferenza, ma per dire che pare che Dio mi voglia far intendere inequivocabilmente che anche nell’aridità dello spirito Dio si può vivere la sua pace. Almeno così è per me

L’unica cosa che mi dà almeno un po’ pensiero è questa: a volte mi sento particolarmente preso dalla paura, come uno che non sentendosi amato si sente mancare la terra sotto i piedi e in quei momenti mi si fa la domanda, non se mal posta, “se ho in cuore tutta questa paura, quando sarà il tempo dei segreti riuscirò a fare la scelta giusta?” “Se arriveranno le persecuzioni, anche lì, riuscirò a fare la scelta giusta?” Credo di poter dire che, se ho delle preoccupazioni, queste sono le uniche.

Cordialmente in Cristo

Francesco


Caro Francesco,

Lo Spirito Santo guida ogni anima in un modo unico, portandolo a quel grado di santità  per il quale Dio l’ha creata. Possiamo ben dire che nel giardino di Dio non c’è un fiore uguale all’altro e che ognuno di noi ha una sua configurazione personale.

La nostra attenzione e il nostro impegno deve essere quello che di rispondere alle mozioni e alle illuminazioni attraverso le quali l’Amore divino ci modella lungo il cammino di sanità.

Di qui l’importanza dell’umiltà e della docilità, unite alla totale fiducia, anche nei momenti in cui l’oscurità ci impedisce di vedere la strada che percorriamo.

Per quanto siamo progrediti nell’opera della nostra purificazione spirituale, ci portiamo dietro le nostre debolezze, che non sono necessariamente dei peccati, e che a Dio servono per mantenerci nella piccolezza e preservarci dalla presunzione, arma con la qual il tentatore abbatte anche i “cedri del Libano”.

Nel tuo caso è la paura, una connotazione  esistenziale dalla quale ben pochi sono immuni, ma ti consoli il fatto che anche Gesù ne ha fatto l’esperienza nell’agonia del Getzemani.

Tuttavia nei momenti cruciali non ti mancherà il dono della fortezza, col quale potrai sopportare vittoriosamente le  prove per quanto violente esse siano.

Affrontiamo i giorni della vita nella pace di Dio, al quale tutto è possibile e che non mette mai sulle nostre spalle dei pesi che non possiamo portare.

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 99 – GLI ANGELI – IL MONDO INVISIBILE

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sull’aridità di spirito che è una prova salutare

Cari amici, un tema di vita spirituale che affiora in molti è l’aridità di spirito. È quella mancanza di fervore e di entusiasmo che c’è nella vita spirituale. Questo ci porta a pensare – dato che non c’è il sentimento di amore reciproco con Dio, non sentire la sua presenza e accompagnamento – di essere caduti in un regresso del cammino spirituale. Siamo allarmati dal fatto di non sentire più la gioia nella preghiera, l’attrattiva nei momenti insieme a Dio. Ci si autoaccusa di essere indegni, di essere puniti, perché lontani dal Signore. Questo è un momento nella vita spirituale che molte persone vivono e che molti confondono con la depressione, che invece è un fenomeno di carattere psicologico.

L’aridità, la mancanza di sentimento, è analizzata dai maestri della vita spirituale della mistica, come San Giovanni della Croce, Santa Teresa D’Avila, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa del Bambin Gesù. Questa situazione deve essere messa a fuoco, perché è obiettivamente molto più positiva di quel che crediamo. Non sapendola interpretare, però, ci deprime e ci fa sentire più lontani da Dio di quello che in realtà siamo.

Santa Caterina da Siena ha un bellissimo racconto al riguardo. Lei aveva costruito una cella interiore, su invito di Gesù. Ha avuto una fase nella sua vita che è durata alcuni mesi, nella quale si è sentita tutt’altro che vicina a Cristo. Anzi, è stata assediata dal maligno, da pensieri depressivi e osceni, per cui non sapeva come uscirne fuori ed era angosciata da questa situazione. Dopo alcuni mesi, tutto è passato, ha ritrovato nuovamente quell’intima unione con Gesù che aveva prima.

Abituata com’era a parlare affettuosamente con Gesù gli chiese dove fosse stato tutto quel tempo, e Gesù le rispose che era sempre stato al centro del suo cuore. Questa è una risposta molto illuminante, perché dice la realtà per com’era. Credeva di essere lontana, indebolita e trascinata da pensieri e sentimenti anche depressivi, di diffidenza. Ma il Signore è sempre stato nel suo cuore.

Dobbiamo chiederci per quale motivo Dio fa sì che ci siano nella nostra vita spirituale dei momenti di grande sentimento. Sentiamo di amarlo, la Sua pace, la Sua gioia, la Sua presenza e nel medesimo tempo ci sentiamo amati, ci tiene per mano, ci accompagna. In alcuni momenti però Dio toglie tutto e si entra in una cella oscura nella quale non si vede nulla. San Giovanni della Croce – fratello spirituale di Santa Teresa D’Avila – parla della “notte dello spirito”, cioè una situazione di buio, nel quale non si sente più Dio, ci si sente lontani e con il peso del peccato e del male, condannati ad essere respinti da Dio. Alcuni autori cercano tracce di questa situazione interiore anche in alcune espressioni di Gesù durante la Passione, come quando sulla Croce disse: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Era un Salmo che Gesù ha recitato con espressioni che accennano a quel buio totale nell’animo umano di se stesso.

I mistici ci insegnano che sono momenti in cui Dio ci spoglia di noi stessi; quindi, secondo la mistica, il passaggio dal sentimento a una situazione esistenziale di aridità, di sconforto, è un passaggio purificativo, perciò positivo. Dio ci purifica dalla golosità spirituale. Significa che molte volte vogliamo avere il sentimento della Divina presenza, sentire che Dio ci vuole bene, come dei bambini che vogliono le carezze spirituali. Però, i dottori della Chiesa spiegano che quando amiamo Dio, in realtà più che amare Dio in sé sopra ogni cosa, amiamo i doni che Egli ci dà. Come i bambini che amano i parenti perché fanno regali, un amore interessato. Questa immagine dell’infanzia sta a indicare una fase della vita spirituale che deve essere superata. Non si può amare Dio per i doni che fa, ma bisogna amare Lui stesso, che è un amore più purificato.

Caterina da Siena insiste molto su questo concetto, cioè che dobbiamo arrivare ad un amore che è scevro da qualsiasi golosità spirituale. Si ama Dio anche se non si sente, non si vede, non dice nulla, con il silenzio più totale, il buio più totale. Questa è quella fase della vita spirituale che porta all’unione mistica, cioè che porta ad amare Dio sopra ogni cosa a prescindere dai suoi doni.

Questa è una grande lezione sulla vita spirituale che dobbiamo apprendere.

Ci sono stati dei Santi che hanno avuto una “notte del spirito” talmente forte, crudele e lunga che evidentemente Dio voleva portarli a un grado di santità eccelso. Ma quelle sono eccezioni, come Madre Teresa di Calcutta. Una donna sempre sorridente ma che – eccetto qualche piccolo frammento di luce e di gioia sparso qua e là – in molti altri momenti non ha mai sentito Dio, come se avesse vissuto in una situazione di ateismo esistenziale. Queste sono realtà che vanno lette con la sapienza dei dottori della Chiesa, per capire che Dio ha un governo molto personalizzato delle anime. Egli coltiva le anime come si coltiva un vaso di fiori. Ogni vaso è un fiore che coltiva personalmente, con tutte le attenzioni che richiede. Le anime le giostra il Signore stesso per mezzo dello Spirito Santo che è un fuoco purificatore e le può portare ad altezze inimmaginabili.

Questo passa attraverso notti e stagioni di buio totale. Ci si chiede per quale motivo il Signore usi questa pedagogia. La risposta è: perché il nostro amore è condizionato dai doni di Dio. Le dolcezze dello Spirito, Dio le toglie cosicché impariamo ad amarlo al di là di ogni cosa. D’altra parte, Dio ci ama anche quando noi non lo amiamo, quando siamo nel peccato, quando gli voltiamo le spalle. In quel momento Dio soffre. Padre Raniero Cantalamessa ha spiegato in una predica, fatta durante una celebrazione liturgica papale, che c’è una sofferenza di Dio ed è il Suo amore non corrisposto. Dio ci fa partecipi di questa Sua sofferenza: amare le anime che sono nel peccato e non rispondono alla grazia, in modo da entrare anche noi nell’esperienza di questo silenzio, in cui non sentiamo l’amore di Dio, sentiamo la Sua lontananza, nella quale dobbiamo resistere dicendo “ti amo sopra ogni cosa”, pregando con ogni sforzo del cuore anche se non lo sentiamo, facendo la sua Santa Volontà.

Questo non è un itinerario di massa, ma è Dio che sceglie le anime, le modella, si accontenta della loro semplicità, della loro umiltà e delle loro opere buone. Altre anime le porta a cammini molto elevati di purificazione, cammini molto rischiosi dal punto di vista spirituale perché si può insinuare il demonio. Maria Valtorta l’ha descritto molto bene nel Sabato Santo di Maria, dopo la Deposizione. Il diavolo assale con i suoi dubbi la Vergine. Satana si inserisce in questi momenti di buio con i suoi simili per negare Dio e la visione della fede. È per questo che dobbiamo avere ben presente che sono momenti di purificazione, nei quali il Signore è più che mai presente, anche se non lo sentiamo.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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