
Dio non dà mai dei pesi che non possiamo portare
Reverendo Padre Livio, l’ho ascoltata oggi quando parlava dell’aridità spirituale e ho sentito quando diceva che non sa dire se in questi momenti di aridità, come quella vissuta per tanti anni da Madre Teresa, l’anima possa continuare ad essere in pace.
Personalmente mi sento in certo senso chiamato in causa. È da qualche anno, infatti, che non godo più della gioia durata circa dodici anni e che pareva inalterabile e sono esposto a sofferenze interiori, soprattutto ad attraversare momenti in cui mi sento pieno di paura, come se in quei momenti l’Amore di Dio fosse dissolto dentro di me, per cui mi sento nella paura come uno che si sente mancare la terra sotto i piedi. Non capisco quanto ciò dipenda da Dio e quanto dipenda dall’ambiente in cui vivo, nel quale non mi mancano difficoltà.
Ma non è questo ciò di cui voglio parlare.
Quello che voglio dire è che pure in queste prove, che evidentemente il buon Dio permette perché sa che le posso portare, pur soffrendo, non mi manca la sua pace. Se anche Dio non mi concede di vivere in modo continuativo quella gioia intima e bellissima di cui godevo prima e che oserei dire che faceva di me un’altra persona, gioia che gusto, almeno per ora, a sprazzi, gli devo essere riconoscente come creatura per tutti i suoi benefici, non ultimo quello di conservarmi la sua pace. Se anche ora non godo più in modo continuato di quella gioia intima così bella, devo però confessarlo: Dio non mi toglie la sua pace. Forse mi può privare di tutto, ma pare che non abbia assolutamente intenzione di negare la sua pace a quelle creature, se mi è lecito parlare così, che lo amano e che non rifiutano né lui, né la sua pace.
Concludo con una piccola precisazione: ho parlato di ciò che mi capita di soffrire non per parlare della mia sofferenza, ma per dire che pare che Dio mi voglia far intendere inequivocabilmente che anche nell’aridità dello spirito Dio si può vivere la sua pace. Almeno così è per me
L’unica cosa che mi dà almeno un po’ pensiero è questa: a volte mi sento particolarmente preso dalla paura, come uno che non sentendosi amato si sente mancare la terra sotto i piedi e in quei momenti mi si fa la domanda, non se mal posta, “se ho in cuore tutta questa paura, quando sarà il tempo dei segreti riuscirò a fare la scelta giusta?” “Se arriveranno le persecuzioni, anche lì, riuscirò a fare la scelta giusta?” Credo di poter dire che, se ho delle preoccupazioni, queste sono le uniche.
Cordialmente in Cristo
Francesco
Caro Francesco,
Lo Spirito Santo guida ogni anima in un modo unico, portandolo a quel grado di santità per il quale Dio l’ha creata. Possiamo ben dire che nel giardino di Dio non c’è un fiore uguale all’altro e che ognuno di noi ha una sua configurazione personale.
La nostra attenzione e il nostro impegno deve essere quello che di rispondere alle mozioni e alle illuminazioni attraverso le quali l’Amore divino ci modella lungo il cammino di sanità.
Di qui l’importanza dell’umiltà e della docilità, unite alla totale fiducia, anche nei momenti in cui l’oscurità ci impedisce di vedere la strada che percorriamo.
Per quanto siamo progrediti nell’opera della nostra purificazione spirituale, ci portiamo dietro le nostre debolezze, che non sono necessariamente dei peccati, e che a Dio servono per mantenerci nella piccolezza e preservarci dalla presunzione, arma con la qual il tentatore abbatte anche i “cedri del Libano”.
Nel tuo caso è la paura, una connotazione esistenziale dalla quale ben pochi sono immuni, ma ti consoli il fatto che anche Gesù ne ha fatto l’esperienza nell’agonia del Getzemani.
Tuttavia nei momenti cruciali non ti mancherà il dono della fortezza, col quale potrai sopportare vittoriosamente le prove per quanto violente esse siano.
Affrontiamo i giorni della vita nella pace di Dio, al quale tutto è possibile e che non mette mai sulle nostre spalle dei pesi che non possiamo portare.
Ave Maria
Padre Livio