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Mese: Giugno 2024 Pagina 16 di 22
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L’URGENZA DELLA CONVERSIONE
Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale)
29. Il segreto dell’Affidamento a Maria
E’ giunto il momento di svelarti un segreto della vita cristiana, che ti ricolmerà di una gioia immensa. La presenza di una Madre lungo l’intero cammino della vita. La figura di Maria è fondamentale nel cristianesimo, perché è la Madre del Signore e la prima credente. E’ per la sua fede che il Verbo si è fatto carne e ha compiuto l’opera della redenzione. Forse tu l’ha conosciuta solo come una figura di valore, una donna eccezionale, degna madre di un cosi grande figlio. Ora però devi conoscerla più da vicino e farla entrare nella tua vita, perché ha un compito così importante che neppure immagini.
Infatti, la Madre di Gesù ha ricevuto la missione di essere anche tua madre. Come hai una madre sul piano biologico, così Dio ha voluto che ne avessi una sul piano spirituale. Lei ti ha preso in consegna fin dal momento del tuo concepimento e puoi essere certo che ti seguirà fino al termine della tua vita, affinché tu giunga felicemente alla meta. Senza che te ne rendessi conto, ti ha seguito nel tempo dei tuoi sbandamenti, preservandoti da pericoli ancora più gravi, e ha silenziosamente preparato la tua conversione.
Ora è necessario che tu ti avvicini al suo cuore e che ti lasci prendere per mano. Lei ti guiderà con dolce fermezza, aiutandoti a sfuggire a tutte le insidie del serpente. Ti assicuro che, accogliendola nella tua vita e accettando di essere suo figlio, supererai tutti i pericoli e vincerai tutte le battaglie. La tua vita sarà coronata di gloria, quando lei stessa ti accoglierà in cielo.
La vita infatti è una navigazione densa di pericoli e non sono pochi coloro che periscono. Il mistero del male opera nel mondo e l’uomo da solo non può reggere nell’impari lotta. Il Figlio di Dio, dall’alto della croce, nel momento supremo della redenzione, ci ha donato sua Madre, perché ci prendesse per mano e ci accompagnasse lungo la burrascosa traversata dal tempo all’eternità. Gesù ha sperimentato che cosa significhi avere accanto Maria nel cammino della vita.
La Madre, che lo ha concepito e generato nell’eroismo della fede, non ha più lasciato il Figlio, ma gli è stata vicina in ogni suo passo. Dalla culla alla croce Maria è stata la madre fedele e discreta, forte e premurosa, che ha aiutato il Redentore a compiere la sua missione, accettando di bere il calice del dolore fino all’ultima goccia. La presenza di Maria è stata il più grande aiuto che Gesù abbia avuto sulla terra. Il Salvatore ha sperimentato personalmente che cosa significhi avere tale madre al suo fianco ed è per questo che ha voluto donarla ad ogni uomo.
“Donna ecco il tuo figlio” (Gv 19, 26). La prima ad essere interpellata è la Madre. Chiamandola “Donna” Gesù la indica come la nuova Eva, la madre di coloro che non da carne e da sangue, ma da Dio sono generati (Cfr Gv 1,13). Maria è invitata a pronunciare un nuovo sì, dopo quello dell’annunciazione. A colei che ha accettato di divenire Madre di Dio, viene ora chiesto di divenire la madre dell’umanità. Come potrebbe la madre del Capo non essere anche la madre di tutte le membra del Corpo mistico?
Ritta, ai piedi della croce, Maria risponde alla chiamata e diviene la Madre di tutti i redenti. Da quel momento la maternità di Maria abbraccia il mondo intero e ogni singolo uomo. Nessuno non è più orfano, ma oltre alla madre terrena ha una madre celeste, ben più potente e premurosa, che segue ognuno dei suoi figli dal primo all’ultimo istante della vita.
“Poi disse al discepolo: Ecco la tua Madre” (Gv 19, 27). Dopo aver indicato alla madre i figli, indica ai figli la loro nuova madre. Non basta che Maria ci accolga come figli e si prenda cura di noi, ma è necessario che noi accettiamo il dono di Gesù, accettandola nella nostra vita come madre. “Da quel momento il discepolo la prese con sé” (Gv 19,27). L’apostolo Giovanni diviene l’esempio di come ogni credente deve aprirsi con gratitudine alla presenza di Maria nella sua vita.
Non accoglierla significa privarsi di un aiuto del quale ha avuto bisogno anche il Figlio di Dio nel tempo del suo pellegrinaggio terreno. Accogliere la Madre di Dio significa accogliere il Figlio di Dio. Chi lascia che la Madonna guidi la sua vita, si mette nelle migliori condizioni di seguire Gesù. Al contrario chi non la accetta, respinge anche il Figlio che Lei ha concepito e generato. All’inizio della redenzione Maria ci ha donato Gesù. Al suo compimento dell’opera della salvezza Gesù ci ha donato Maria. Gesù e Maria vengono accolti o respinti insieme.
Considera, caro amico, la grande opportunità che ti viene data di affrontare il tuo viaggio verso il porto dell’eternità con a fianco la soave presenza di Maria. E’ un viaggio pericoloso, durante il quale si può perire. Il naufragio nella perdizione eterna è una possibilità che ti segue come un’ombra fino all’ultimo istante. L’impero delle tenebre non lascia nulla di intentato pur di inghiottirti nell’abisso. Decidi di accogliere il dono di Gesù e accetta sua Madre come tua. Lei entrerà dolcemente nella tua vita, illuminandola con la sua luce, rallegrandola col suo sorriso, proteggendola con la sua divina fortezza. Se tu la prendi per mano, Lei non ti lascerà mai. Se rallenti, ti aspetta; se cadi, ti rialza; se sei stanco, ti prende in braccio; se ti perdi, ti viene a cercare. Se non ti allontanerai dal suo cuore materno, sarai sempre al sicuro.
Accetta la presenza della Madonna nella nostra giornata, in modo tale che Lei possa guidare ogni nostro passo. E’ quell’atto di umiltà che Gesù dichiara necessario per entrare nel Regno di Dio. Infatti chi, se non i bambini, si fanno accompagnare dalla madre? Non capiterà mai che cada nel peccato di superbia e di presunzione chi si fa piccolo, riconoscendo la sua fragilità strutturale. Maria è quella madre che ci accompagna dall’inizio al termine di ogni giornata, senza perderci d’occhio neanche un istante.
Tocca a noi lasciarci accompagnare, confidando pienamente nella sua guida materna. La Madre conosce perfettamente il disegno di Dio sulla nostra vita e il suo compito è quello di aiutarci a realizzarlo. Giorno dopo giorno Lei ci guida nella conoscenza della volontà di Dio e ci aiuta a metterla in atto. Se tu la segui senza stancarti, ricominciando ogni giorno con rinnovato fervore, la Madonna farà della tua vita un capolavoro per l’eternità, attuando alla perfezione il progetto di Dio creatore a tuo riguardo.
Caro amico, inizia la tua giornata con la preghiera, nella quale affidarti alla Madre, chiedendole di guidarti nella conoscenza della volontà di Dio e aiutandoti a compierla. Lei stessa ha vissuto la sua vita aderendo ogni giorno alla divina volontà e ora è pronta a illuminarti perché ogni tuo passo sia nella direzione giusta e ogni tuo pensiero e azioni siano secondo i desideri di Dio. Lei ti ottiene tutte quelle luci e ispirazioni dello Spirito, corrispondendo alle quali, ogni istante della tua giornata viene colmato di significato.
La Vergine prudente ti guida nel discernimento del bene e del male, ti indica i pericoli che incombono e le insidie nascoste che il nemico infaticabile della tua anima ti tende. La Vergine potente ti sostiene nelle difficoltà e ti porta alla vittoria nelle sante battaglie. La Madre di misericordia medica le tue ferite, limita i danni dei tuoi sbandamenti, ti rialza dalle tue cadute. La sua presenza farà della tua giornata una pietra preziosa del mosaico di eterna bellezza della tua vita.

Pensiero spirituale sull’ateismo che è una moda ingannevole
Cari amici, nel mondo c’è una forma strana di ateismo. Nell’antica scrittura – nel Vecchio e Nuovo Testamento – non esiste l’ateismo, ma l’idolatria. Invece di adorare il Dio vero – che si può raggiungere attraverso l’uso della luce naturale dell’intelletto umano, attraverso la quale dalle creature possiamo risalire al Creatore – viene adorato il mondo. È anche attraverso i bisogni del cuore umano che si desidera “l’assoluto” , ciò che è vero, bello e buono. Nel cuore umano c’è il desiderio di Dio che coincide con il desiderio di una felicità totale e assoluta. Non vi è dubbio che nella Storia dell’umanità ci siano tracce di queste possibilità dell’uomo di arrivare fino a Dio, di dimostrarne l’esistenza e le Sue perfezioni a prescindere dalla divina rivelazione. È presente l’aiuto della grazia che ha sempre accompagnato l’uomo nel suo cammino fin dalla caduta dei progenitori.
Se guardiamo alla Sacra Scrittura, possiamo notare l’opposizione fra il Dio vero e gli idoli. Gli idoli sono divinità che rappresentano realtà della Creazione – come le forze della natura, del cielo e della terra – sono divinizzazioni di elementi come gli astri, le piante, di tante attività umane. Vengono deificate come una forma di panteismo, un’idolatria attraverso la quale si adora il mondo. Ma l’idolatria non è altro che l’adorazione dell’uomo che fa di se stesso, delle Sue opere, degli idoli che costruisce, anche se hanno mani ma non palpano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non sentono. È una realtà che proietta l’uomo fuori di sé, fino a divinizzare i suoi vizi e le sue virtù.
Quando è nata la Chiesa, ha fatto il suo annuncio del Dio vivo e vero che si è fatto uomo in Gesù Cristo. La Chiesa primitiva e gli Apostoli annunciano la divinità di Gesù Cristo come Dio. Nel medesimo tempo – attraverso la predicazione e i concili che ha fatto nei primi tempi – elabora la dottrina della Santissima Trinità: un solo Dio in tre persone distinte, il Verbo si è fatto carne, Cristo è Dio, non c’è altro Dio all’infuori di Lui. Nel medesimo tempo combatte tutte le forze di idolatria che riempiono la società.
La cosa più interessante – come ha messo in evidenza anche Benedetto XVI nel suo famoso capolavoro “Gesù di Nazareth” – è che uno dei motivi della conversione delle folle che popolavano l’Impero Romano fu la potenza della predicazione degli Apostoli contro il satanismo. C’erano molti templi dove satana era onorato, dove c’era la prostituzione sacra ma in versione della perversione. La stessa società greco-romana – che era poliforme – era una società che sentiva l’oppressione di satana, del suo regno, della sua presenza, della sua schiavitù, di tutto ciò che satana offre, come la tristezza, la rabbia, l’odio, la perversione. La società ha quindi accolto l’annuncio di Cristo – vincitore della potenza delle tenebre, della morte e del maligno – come una grande liberazione dall’idolatria e dal satanismo. Questo è stata la forza che ha portato alla conversione di un impero senza spargimenti di sangue, come avviene sempre nella Storia. Chi ha versato il suo sangue sono stati gli Apostoli e i martiri, ma è la potenza stessa della luce cristiana e la presenza di Cristo nella Chiesa che ha sconfitto l’idolatria e il satanismo.
Nella Storia della Chiesa, l’esistenza del Dio vivo e vero che si è fatto uomo in Gesù Cristo, era la fede che permeava la società. Mentre, le forme di deviazione dal Cristianesimo o di ateismo erano rappresentate da piccoli gruppi. Essere idolatri, atei o eretici, essendo piccole minoranze non influivano sulla cattolicità della fede così come era vissuta dalla gente.
Siamo andati avanti nei secoli e il tema dell’ateismo – specialmente nei tempi moderni – si è affermato in alternativa al Cristianesimo come un’opzione di vita, un modo diverso e antitetico di vivere e rappresentarsi la vita, l’uomo e il suo destino. Fino al dopoguerra gli atei erano persone deviate, fuori strada, per le quali pregare e conquistarli alla fede. Nella mia giovinezza, i preti andavano a trovare gli atei per farli rientrare nella comunità dei figli di Dio, nella Chiesa.
Dal dopoguerra in avanti, l’ateismo è diventata un’opzione di vita sempre più condivisa dalla gente. Ad esempio, quando ci sono state le elezioni per il presidente della Repubblica era stato suggerito il nome di Massimo Dalema – un personaggio importante del Partito Comunista – che fu proposto come capo dello Stato. Siccome dissi che un capo dello Stato in un paese a maggioranza cristiana, non può essere ateo, successe il finimondo. Questo per spiegare come allora l’essere ateo era un po’ un’eccezione, infatti, la società non era pronta a passare superficialmente su un ritratto del genere. Per qualche anno nel dopoguerra, siamo andati avanti ancora con un contesto sociale dove la fede in Dio era un punto di riferimento più che maggioritario. Pian piano l’ateismo, da protesta e accusa contro Dio, è diventato un modo di pensare collettivo. La causa prima è stata la società del benessere che ha illuso l’uomo di poter fare a meno di Dio, per cui “Quando il ventre è pieno, il cuore non prega”, come dice il proverbio. Il progresso di beni materiali e dello standard di vita fa sì che l’uomo non si ricordi più di Dio.
Inoltre, c’è una componente pseudo-scientifica dell’ateismo quella di una pseudo-scienza che è l’evoluzionismo. Charles Darwin che per primo ha parlato di evoluzionismo non escludeva Dio, sono i suoi successori che hanno dato una versione atea di esso. La forzatura di fare dell’evoluzionismo una scienza atea – per cui noi veniamo dalla materia, siamo materia organizzata, coincidiamo con il nostro corpo, quando il corpo si dissolve muore tutto – si finisce per divinizzare la natura, si va nel panteismo, nel materialismo e nella negazione del vero Dio trascendente rispetto al mondo. Il benessere materiale, la pseudoscienza evoluzionista, i mass media che hanno sposato queste cause senza vergogna, scienziati – di cui rispetto le competenze – che dicevano che l’uomo è un animale come tutti gli altri, sono tutti ingredienti che hanno creato il clima dell’ateismo.
Gli atei erano quei punti rossi sparsi che si convertivano ed entravano nella Chiesa. Adesso essere ateo è normale e convertirsi per diventare cattolico è un’eccezione. Sono passato da un’epoca in cui essere credenti in Dio era normale e l’ateismo era una rarità; a un’epoca in cui essere atei, indifferenti e opposti è la normalità, convertirsi a Dio è un’eccezione.
Se si passa dalla fede per grazia a una visione atea e materialistica della vita, non ci si trova in un ambiente asettico. In quel momento, si presenta alla porta il diavolo che passa all’attacco portando la persona agli idoli, alle passioni umane, la ricchezza, il sesso, la prepotenza, la cattiveria, l’inganno e tutto quello che è produzione del cuore umano che non è abitato da Dio. Si passa in questo modo al satanismo, alla possessione satanica, al dominio di satana sulla propria vita. Questo è ciò che è successo alla nostra società. Da cristiana è diventata atea “felice”, ma l’ateo non può essere felice.
Questo è il passaggio a cui stiamo andando incontro, ovvero quello dall’ateismo al satanismo. Il satanismo può toccare e invischiare anche quelli che non credono nell’esistenza di satana, perché egli va in cerca di anime indifese. Le circuisce e penetra nelle vite distruggendole. Da ateismo felice si trasforma in ateismo disperato. Se la vita è una clessidra svuotata allora dobbiamo vivere per alcuni anni con fatica per che cosa? Chi sopporterebbe una vita flagellata, senza una prospettiva di salvezza, di gloria, di felicità eterna? Si cadrebbe nell’angoscia, nella disperazione, in uno stato di infelicità permanente, come lo dimostra il numero di suicidi nei giovani specialmente occidentali.
Dobbiamo stare attenti a questo scivolo che porta all’inferno. Se si rifiuta il Dio dell’amore, della pace, della Misericordia e del perdono, arriva il falso benefattore che è il principe di questo mondo. Egli darà quello che lui è: la menzogna, la rabbia, l’odio e l’infelicità, riempiendo le persone di sé e a sua immagine.
È importante rendersi conto che da questa moda ingannevole di vivere come atei è una trappola nella quale ormai siamo caduti. Dobbiamo fare in fretta a uscirne perché nel tempo dei Segreti sarà molto più difficile sfuggire, senza la fede sarà arduo vedere il sole laddove saettano i fulmini dell’ira di Dio. Se non abbiamo la grazia della fede in Dio, siamo come turaccioli nell’oceano sbattuti e andiamo a fondo.
Come ha detto la Madonna: «Siate gioiosi cercatori di Dio» (25 settembre 2022). Cerchiamo Dio, usciamo fuori dal guscio in cui siamo stati imprigionati, usciamo fuori dall’inganno in cui satana ci ha attirato, perché Dio c’è ed è come sole che splende. Le nuvole possono oscurare il sole ma non eliminarlo, così è per Dio.
Dobbiamo essere attenti a sfuggire da questo ossido di carbonio senza sapore e odore che ci invade e che distrugge le nostre anime.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

Martedì 11 Giugno 2024
L’ATEISMO E’ UNA MODA INGANNEVOLE
La Madonna: l’uomo moderno non vuole Dio
Dall’ateismo all’idolatra
Dall’idolatria al satanismo
LA COLONIZZAZIONE RUSSO – ORTODOSSA IN UCRAINA
Le ragion storiche dell’anticattolicesimo russo
Nei territori occupati in Ucraina è ammessa solo la Chiesa ortodossa russa
(articolo di Avvenire 5 Maggio 2024 – Pubblicato oggi sul sito radiomaria.it)
L’imperialismo russo ortodosso punta sull’Europa e su Roma?
L’ANTISEMITISMO PREANNUNCIA I SEGRETI?
“Un mondo senza Israele”. J’accuse del Nobel per la letteratura Herta Müller
Giulio Meotti 11 Giugno 2024 – Il Foglio (pubblicato sul blog)
BLOG
Perché Suor Lucia scrisse che la parte ancora sconosciuta del segreto di Fatima doveva essere resa nota dopo il 1960?

GIULIO MEOTTI 11 GIU 2024 – IL FOGLIO
“Hamas voleva evocare la memoria della Shoah e mi ricorda i nazisti. Dal 7 ottobre l’antisemitismo si è diffuso come un grande schiocco di dita collettivo”, scrive sul Frankfurter Allgemeine Zeitung la saggista e poetessa tedesca, unica non ebrea invitata al “Forum del 7 ottobre”
La guerra non è iniziata a Gaza. La guerra è iniziata il 7 ottobre, quando i terroristi palestinesi di Hamas hanno commesso un massacro inimmaginabile. Si sono filmati come eroi e celebrato il loro bagno di sangue. I festeggiamenti per la vittoria sono proseguiti a Gaza, dove i terroristi hanno trascinato ostaggi gravemente maltrattati e li hanno presentati come bottino di guerra alla popolazione palestinese esultante. Questa macabra esultanza si è estesa fino a Berlino, dove si ballava per le strade e distribuivano dolci. Internet era pieno di commenti felici”.
Il premio Nobel per la letteratura Herta Müller ha scritto il più sensazionale atto d’accusa contro il 7 ottobre sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Era l’unica non ebrea invitata al “Forum del 7 ottobre”, un evento letterario di due giorni organizzato dall’Istituto di cultura ebraica in Svezia, con la partecipazione di accademici, scrittori e giornalisti provenienti da Israele e da altri paesi. Scrittrice, poetessa e saggista nota per la descrizione della vita sotto il regime comunista di Ceausescu, da cui nel 1987 fuggì insieme al marito dopo essere stata licenziata perché si era rifiutata di collaborare con la Securitate, la famigerata polizia segreta del regime, Müller parla del massacro di Hamas come di “un totale deragliamento dalla civiltà”.
“C’è un orrore arcaico in questa sete di sangue che non credevo più possibile ai giorni nostri” avverte Müller. “Questo massacro ha lo schema dello sterminio attraverso i pogrom, schema che gli ebrei conoscono da secoli”. Per questo ha traumatizzato l’intero paese, che ha voluto proteggersi da tali pogrom fondando lo stato di Israele. “E si sono sentiti protetti fino al 7 ottobre”. La carta di fondazione di Hamas era già chiara fin dal 1987: “L’obiettivo era la distruzione degli ebrei” scrive Müller. “Lo sterminio degli ebrei e la distruzione di Israele continuano a essere l’obiettivo e il desiderio di Hamas. È la stessa cosa in Iran. Anche nella Repubblica islamica, lo sterminio degli ebrei è una dottrina di stato sin dalla sua fondazione nel 1979”. Quando si parla del terrore di Hamas, si dovrebbe sempre includere l’Iran. “Perché è per gli stessi principi che il fratello maggiore Iran finanzia, arma e trasforma il fratello minore Hamas in un suo scagnozzo. Entrambi sono dittature spietate. E sappiamo che tutti i dittatori si radicalizzano più a lungo. Oggi il governo iraniano è interamente composto da integralisti. Lo stato dei mullah, con le sue Guardie rivoluzionarie, è una dittatura militare spietata e in espansione”. Non infinge, Müller. “Islam politico significa disprezzo per l’umanità, fustigazione pubblica, condanne a morte ed esecuzioni in nome di Dio. L’Iran è ossessionato dalla guerra, ma allo stesso tempo finge di non costruire armi nucleari. Il fondatore della cosiddetta teocrazia, l’ayatollah Khomeini, ha emesso un decreto religioso, una fatwa, secondo cui le armi nucleari non sono islamiche”. La scrittrice attacca i capi di Hamas. “La popolazione di Gaza è deliberatamente tenuta in povertà, mentre le ricchezze dei dirigenti di Hamas aumentano a dismisura (in Qatar, Ismail Haniye si dice abbia miliardi). E il disprezzo per l’umanità è senza limiti. Alla popolazione non resta quasi nulla se non il martirio. A Gaza non c’è letteralmente un centimetro di spazio per le opinioni dissenzienti all’interno della politica palestinese”.
Hamas ha costruito una rete di tunnel sotto i palestinesi. “Anche tra gli ospedali, le scuole, gli asili finanziati dalla comunità internazionale. Gaza è una caserma militare, uno deep state di odio ebraico. Senza soluzione di continuità, eppure invisibile. C’è un detto in Iran: Israele ha bisogno delle sue armi per proteggere il suo popolo. E Hamas ha bisogno del suo popolo per proteggere le sue armi”. Dal 7 ottobre, Müller ha pensato a un libro sull’era nazista, “Uomini comuni” di Christopher Browning. Descrive lo sterminio dei villaggi ebraici in Polonia da parte del Battaglione 110, quando ancora non esistevano le grandi camere a gas e i crematori di Auschwitz. “Era come la sete di sangue dei terroristi di Hamas al festival della musica e nei kibbutzim” spiega Müller. “In un solo giorno del luglio 1942, i 1.500 residenti ebrei del villaggio di Józefów furono massacrati. I bambini e i neonati furono fucilati davanti alle case, gli anziani e i malati uccisi nei loro letti. Tutti gli altri furono condotti nella foresta, dovettero spogliarsi e strisciare nudi per terra. Furono derisi e torturati, fucilati e lasciati a terra in una foresta insanguinato”. “Uomini comuni” si intitola così perché il battaglione non era composto da uomini delle SS o da soldati della Wehrmacht, ma da civili che non erano più considerati soldati perché troppo vecchi. “Quindi provenivano da lavori normali e si trasformarono in mostri. Solo nel 1962 iniziò un processo su questo crimine di guerra. Il sadismo si spinse a tal punto che un capitano appena sposato portò la moglie ai massacri per festeggiare la loro luna di miele. Perché la sete di sangue continuava in altri villaggi. E la donna, indossando l’abito da sposa bianco che aveva portato con sé, passeggiava tra gli ebrei che venivano radunati nella piazza del mercato. Non era l’unica moglie autorizzata a far loro visita. Possiamo pensare ai massacri del 7 ottobre? Io credo di sì. Perché Hamas ha voluto evocare la memoria della Shoah. E voleva dimostrare che lo stato di Israele non è più una garanzia per la sopravvivenza degli ebrei. Che il loro stato è un miraggio che non li salverà”. Un pudore vieta di abusare della parola Shoah. “Ma perché non dovremmo usarla quando si ritiene che sia impossibile evitare il parallelismo? E quello che mi viene in mente e mi ricorda di nuovo i nazisti: il triangolo rosso della bandiera palestinese. Nei campi di concentramento era il simbolo dei prigionieri comunisti. E oggi? Lo si può vedere nei video di Hamas e sulle facciate delle case a Berlino. Nei video è usato come un invito a uccidere. E segna gli obiettivi sulle facciate delle case che devono essere attaccate”. L’odio verso gli ebrei ha intaccato la vita notturna di Berlino. “Sebbene 364 giovani, raver come loro, siano stati massacrati a un festival techno, i club di Berlino hanno commentato la notizia solo giorni dopo. E anche questo è stato solo un esercizio noioso, perché l’antisemitismo e Hamas non sono stati nemmeno citati”. Riflette la scrittrice: “Una grande utopia sarebbe che l’islam si disarmasse e diventasse una religione pura. Non puoi parlare con un’ideologia distruttiva. Qualsiasi opinione dissenziente verrà schiacciata. I mullah lo dimostrano ogni giorno per le strade. A chi commette un omicidio in nome dell’islam è assicurato il Regno dei Cieli. Quando la morte viene glorificata, l’umanità non esiste più”.
Müller attacca gli studenti che occupano le università per Gaza. “Sono inorridita dal fatto che giovani e studenti in occidente siano così confusi da non essere più consapevoli della loro libertà. Sembrano aver perso la capacità di distinguere tra democrazia e dittatura. È assurdo che omosessuali e queer manifestino per Hamas, come hanno fatto a Berlino. Non è un segreto che non solo Hamas, ma l’intera cultura palestinese disprezzi e punisca le persone Lgbt. Anche solo una bandiera arcobaleno a Gaza è inimmaginabile. L’elenco delle sanzioni previste da Hamas per i gay va da almeno cento frustate alla condanna a morte. Mi chiedo anche se gli studenti di molte università americane sappiano cosa stanno facendo quando manifestano al grido di: ‘Noi siamo Hamas’, o anche ‘L’amato Hamas bombarda Tel Aviv’, o ‘Torniamo al 1948’. Ed è infame quando il 7 ottobre viene addirittura interpretato come una messa in scena di Israele. O se non si chiede una parola per la liberazione degli ostaggi. Se invece la guerra di Israele a Gaza viene dipinta come una guerra arbitraria di conquista e annientamento da parte di una potenza coloniale. E mi chiedo perché non si preoccupino del fatto che Hamas non avrebbe permesso nemmeno la più piccola manifestazione per i diritti delle donne. E che il 7 ottobre le donne stuprate sono state fatte sfilare come bottino di guerra. Celebrano la propria stupidità senza limiti come un collettivo con la coscienza pulita”. Ci si chiede cosa si insegnasse nelle università. “Mi sembra che dal 7 ottobre l’antisemitismo si sia diffuso come un grande schiocco di dita collettivo, come se Hamas fosse l’influencer e gli studenti i seguaci. Anche nella scena artistica è diventato impossibile distinguere tra la difesa del diritto all’esistenza di Israele e la contemporanea critica al suo governo”. Hamas è sordo e cieco alle sofferenze del suo popolo. “Perché altrimenti bombarda il valico di frontiera di Kerem Shalom, da cui arriva la maggior parte degli aiuti? Non una sola parola di compassione per la popolazione di Gaza è stata udita dai signori Sinwar e Haniyeh. E invece di un desiderio di pace, solo richieste massime che sanno che Israele non può soddisfare. Hamas scommette sulla guerra permanente con Israele. Sarebbe la migliore garanzia per la loro esistenza. Hamas spera anche di isolare Israele a livello internazionale, a qualunque costo”. Nel romanzo “Doctor Faustus” di Thomas Mann si dice che il nazionalsocialismo “ha reso intollerabile tutto ciò che è tedesco nel mondo”. Ho l’impressione, scrive Müller, che la strategia di Hamas e dei suoi sostenitori sia quella di rendere tutto ciò che è israeliano, e quindi tutto ciò che è ebraico, intollerabile al mondo. “Hamas vuole mantenere l’antisemitismo come umore globale. Per questo vuole reinterpretare la Shoah. Anche la persecuzione nazista e la fuga salvifica in Palestina dovrebbero essere messe in discussione. E infine il diritto all’esistenza di Israele. Questa manipolazione si spinge fino a sostenere che la commemorazione tedesca dell’Olocausto serve solo come arma culturale per legittimare il ‘progetto di insediamento’ bianco-occidentale di Israele. Con tutti questi costrutti sovrapposti, Israele non dovrebbe più essere visto come l’unica democrazia del medio oriente, ma come uno stato modello colonialista. E come un eterno aggressore contro il quale è giustificato un odio cieco. E persino il desiderio della sua distruzione”. Quando il poeta (rumeno come Herta Müller) Paul Celan visitò Israele nel 1969, Yehuda Amichai tradusse le poesie di Celan e le lesse in ebraico. “Due sopravvissuti si sono incontrati in Israele dopo la Shoah” conclude Müller. “Amichai si chiamava Ludwig Pfeuffer quando i suoi genitori fuggirono da Würzburg. La visita in Israele scosse Celan. Incontrò i compagni di scuola di Czernowitz, in Romania, che, a differenza dei suoi genitori assassinati, erano riusciti a fuggire in Palestina. Dopo la visita e poco prima di morire nella Senna, Celan scrisse ad Amichai: ‘Caro Yehuda, permettimi di ripetere la parola che mi è venuta spontaneamente alle labbra conversando con te: non posso immaginare il mondo senza Israele; non voglio immaginare il mondo senza Israele’”.
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