"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2024 Pagina 12 di 22

🔴LIVE🔴EDITORIALE DI PADRE LIVIO: LA MADONNA MOBILITA IL SUO ESERCITO

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

LA MADONNA MOBILITA IL SUO ESERCITO

h. 9.00 Editoriale su Radio – blogdipadrelivo.it – Facebook – YouTube in differita

Che la situazione stesse divenendo sempre più preoccupante ce ne siamo accorto dai messaggi a partire dall’inizio dello scorso anno.

La prima preoccupazione è quella della guerra. “Satana vuole la guerra e l’odio nei cuori e nelle nazioni” (25-01.2023)

La seconda preoccupazione è la deriva spirituale dell’uomo contemporaneo: “L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione”.

La terza e più grave preoccupazione è la tiepidezza e la mondanità di molti che hanno riposto alla chiamata e che si sono persi per strada: “Il modernismo vuole entrare nei vostri cuori” (25-09 -2023). “La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili” (25-02- 2024).

LA MADONNA CHIEDE UNA PRESENZA PIU’ NUMEROSA ALLA NOVENA SUL PORBRDO

Cari amici, il primo giorno della novena ha visto una preghiera molto intensa da parte dei partecipanti che si è prolungata ben oltre la mezzanotte. Ad essa si è unita anche quella attraverso i mass media, in particolare Radio Maria.

Tenuto conto anche del tempo per la salita e la discesa dal Pobrdo, la serata di preghiera è stata di cinque ore. Non ci sono valutazioni sul numero dei presenti, ma ha colpito il fatto che la Madonna abbia chiesto per la giornata di oggi la partecipazione di un maggior numero di persone, perché ha bisogno di più preghiere per realizzare i suoi piani.

La Parrocchia fin dal primo giorno ha aderito alla novena chiesta dalla Madonna, sospendendo la propria che era prevista per il pomeriggio. Tuttavia la Madonna in altre occasioni si è felicitata con i parrocchiani per il numero delle presenze alla santa Messa o a eventi di preghiera sulla collina. Ci auguriamo che accada anche questa volta a partire da oggi.

La gente, a Medjugorje e altrove, non si rende conto dei pericoli immani che incombono sul mondo e sulla Chiesa e del piano di satana di distruzione e di morte. Il Cielo parla, ma noi non siamo più in grado di ascoltare perché siamo imbevuti di mondanità. Ora la Madonna ci ha dato questa straordinaria occasione di una novena di preghiere e sacrifici per ribaltare la situazione. Non permettiamo che il maligno e i suoi compari ce la sfilino di mano.

Vostro Padre Livio


Resoconto di Marija dopo l’apparizione:

Medjugorje ~ 16 giugno 2024 H.23.30 – Primo giorno novena sulla Collina delle Apparizioni 

“Quando la Madonna è apparsa ho raccomandato alla Madonna tutti noi, tutte le nostre intenzioni, tutto ciò che abbiamo nel cuore.

Abbiamo offerto alla Madonna tutti i nostri sacrifici e la preghiera per la Pace.

La Madonna ha pregato nella lingua Sua Materna: Aramaico e poi, la Madonna ha detto che ci aspetta domani, ancora più numerosi perché c’è tanto bisogno della preghiera per la Pace.

Ci ha Benedetto ed è Andata in Cielo.”

LIVE DA MEDJUGORJE DALLE H. 22.00 PER NOVE GIORNI

Non perdetene neanche uno di questi giorni della Novena. Il loro ricordo vi accompagnerà tutta la vita.

🙏〽️DALLE H.22.00 LIVE #MEDJUGORJE : #ROSARIO INTERO PER LA #PACE SUL #PODBRODO COME RICHIESTO IERI DALLA REGINA DELLA PACE A #MARIJA VEGGENTE DURANTE L’ #APPARIZIONE QUOTIDIANA E ALLE 23.30 APPARIZIONE DELLA MADONNA A MARIJA- ECCO I MISTERI DEL ROSARIO (unisciti in diretta su Radio Maria e su questa pagina):

🙏Misteri della gioia

L’annuncio dell’ Angelo a Maria.

La visita di Maria a Elisabetta.

La nascita di Gesù a Betlemme.

La presentazione di Gesù al Tempio.

Il ritrovamento di Gesù nel Tempio.

🙏Misteri della luce

Il battesimo di Gesù al Giordano.

L’auto-rivelazione di Gesù alle nozze di Cana.

L’annuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione.

La trasfigurazione di Gesù sul Tabor.

L’istituzione dell’Eucaristia.

🙏Misteri del dolore

Gesù nell’orto degli ulivi.

Gesù flagellato alla colonna.

Gesù è coronato di spine.

Gesù sale al Calvario.

Gesù muore in Croce.

🙏Misteri della gloria

Gesù risorge da morte.

Gesù ascende al cielo.

La discesa dello Spirito Santo.

L’assunzione di Maria al cielo.

Maria, Regina del cielo e della terra.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 13 – DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO – DIO RIVELA IL SUO DISEGNO

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DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

LA SITUAZIONE E’ SERIA: LA MADONNA MOBILITA IL SUO ESERCITO

Cari amici,

che la situazione stesse divenendo sempre più preoccupante ce ne siamo accorto dai messaggi a partire dall’inizio dello scorso anno.

La prima preoccupazione è quella della guerra. “Satana vuole la guerra e l’odio nei cuori e nelle nazioni” (25-01.2023)

La seconda preoccupazione è la deriva spirituale dell’uomo contemporaneo: “L’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione”.

La terza e più grave preoccupazione è la tiepidezza e la mondanità di molti che hanno riposto alla chiamata e che si sono persi per strada:  “Il modernismo vuole entrare nei vostri cuori” (25-09 -2023). “La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili” (25-02- 2024).

La Madonna ha dato uno scossone il primo Gennaio 2024 invitando tutti sul Podbrdo e mostrando di tenere ben salda nelle sue mani la Parrocchia che Lei stessa ha scelto e ha plasmato.

Ora, proprio in un momento in cui tutto era sepolto sotto una coltre di strano silenzio, ha chiamato la gente per una novena sul Podbrdo, con la relativa apparizione pubblica.

La Madre della Chiesa, è chiaro, non può permettere che satana faccia razzia di anime, porti la fede all’estinzione e il mondo alla distruzione.

Di qui l’importanza che tutti quelli che hanno risposto alla chiamata rinnovino la loro fedeltà perché questi sono tempi  in cui chi dorme avrà un brutto risveglio.

Vostro Padre Livio


Da questa sera 16 Giugno h 21.55 Radio Maria si collegherà con la collina del Podbrdo per trasmettere la novena col  Rosario seguito dall’apparizione della Madonna: Diretta su Radio – blogdipadrelivio.it – Facebook

Il Giorno della Russia eterna e universale

di Stefano Caprio- Asia News – 16 Giugno 2024

Quella che si è celebrata anche quest’anno il 12 giugno è la prima festa nazionale dell’era post-sovietica. Ma per evitare di ingarbugliarsi con le interpretazioni ondivaghe sulle sue origini, Putin ha pensato bene di richiamarsi addirittura al principe Rjurik, il mitologico capo variago che secondo le antiche cronache avrebbe dato inizio alla storia della Rus’ nell’anno 862 a Novgorod, prima ancora della fondazione di Kiev

Il 12 giugno si è festeggiato il Den Rossii, il “Giorno della Russia”, la prima festa nazionale dell’era post-sovietica, con grandi manifestazioni di giubilo collettivo per le strade e le piazze, le cosiddette guljanja o “passeggiate” tra concerti, giochi e fuochi d’artificio “da Kaliningrad alla Kamčatka”, fatta eccezione per la regione di Belgorod ai confini con l’Ucraina, dove infuriano i combattimenti da una parte all’altra della frontiera. Per rendere più sereno il cielo di Mosca, fin dai tempi del sindaco Jurij Lužkov, si sparano in cielo speciali sostanze per disperdere le nuvole, anche se quest’anno la manovra è riuscita solo in parte, con una mattinata di sole e ampi scrosci pomeridiani.

In realtà la festività fu istituita prima ancora del crollo dell’Urss, il 12 giugno 1990, con l’approvazione della “Dichiarazione della sovranità” della repubblica sovietica russa Rsfsr, allora guidata dal segretario del partito locale, Boris Eltsin, che in quella stessa data nell’anno successivo fu eletto presidente, e solo a dicembre del 1991 mise fine all’Unione Sovietica. Si tratta quindi di una data che ricorda le fasi convulse e drammatiche del crollo dell’impero, col disperato tentativo gorbacioviano di trasformarlo in una Unione di Stati indipendenti; prima della Russia si erano dichiarati tali i Paesi Baltici, l’Azerbaigian, la Georgia e a maggio l’Ucraina. Il titolo della ricorrenza è rimasto infatti a lungo “Giorno dell’Indipendenza della Russia”, e solo nel 2002 è stato definitivamente liberato dal concetto di “indipendenza”, che di solito si attribuiscono i Paesi colonizzati quando si liberano dal dominio esterno, mentre risulta piuttosto grottesco per un Paese colonizzatore quando perde le colonie.

Per non perdere del tutto il legame sovietico ormai consunto, poco prima della fine dell’Urss fu istituita quindi la “Comunità degli Stati Indipendenti”, l’8 dicembre 1991, una struttura nostalgica ancora esistente (almeno sulla carta) che riuniva nove delle quindici ex-repubbliche dell’Unione, tranne i Baltici e il Turkmenistan, che è rimasto “associato esterno” come usa fare Ašgabat in qualunque tipo di alleanza o cooperazione. Il 12 giugno rimane quindi di fatto la festa della caduta dell’Unione Sovietica, l’evento “più tragico di tutta la storia contemporanea” secondo le parole di Vladimir Putin, e allo stesso tempo l’orgoglio della Russia che da Repubblica diventa Stato e Federazione, trascinandosi tutte le contraddizioni ereditate dai decenni del comunismo “salvifico”, e che oggi la spingono a creare un nuovo ordine mondiale, rimettendosi al centro della storia a forza di bombe e di minacce atomiche.

Per evitare di ingarbugliarsi con le interpretazioni ondivaghe sull’origine della festa, mentre distribuiva ai veterani della guerra e del lavoro le onorificenze degli Eroi di Russia, Putin ha pensato bene di richiamarsi addirittura al principe Rjurik, il mitologico capo variago che secondo le antiche cronache avrebbe dato inizio alla storia della Rus’ nell’anno 862 a Novgorod, quindi prima ancora della fondazione di Kiev e un secolo prima del Battesimo di Vladimir. L’ex-presidente Dmitrij Medvedev, in preda all’euforia non solo dell’occasione, ha mostrato trionfalmente una nuova carta geografica “interattiva” della Russia che comprende tutto il territorio dell’Ucraina, il cui nome è sostituito dall’appellativo di Malorossija, la Piccola Russia dei secoli passati. I blogger e i media indipendenti russi hanno invece tenuto una maratona a sostegno dei prigionieri politici, dal titolo “Tu non sei solo”, una tradizione degli ultimi anni di ritorno al totalitarismo. Sono stati raccolti circa 30 milioni di rubli, meno dei 40 dell’anno scorso in quanto chi avesse dato soldi dalla Russia oggi sarebbe stato automaticamente arrestato e perseguitato, quindi ci si è limitati alla raccolta tra gli emigranti in fuga dalla dittatura.

Per sostenere i proclami putiniani, gli abitanti di Novgorod sono stati radunati fin dal primo mattino sulle rive del vicino lago Ilmen’ per cantare l’inno nazionale, proprio dove visse il principe Rjurik in quella che veniva chiamata Il’menskaja Rus’, il primo nome dello Stato nascente che inizialmente i Variaghi chiamavano Gardariki, la regione delle Gard, i “centri abitati”. Da qui il titolo della prima capitale Nov-Gorod, la “nuova città”, Nea-Polis. La scelta di rileggere fin dalle radici più antiche la storia russa è stata fortemente voluta da Putin, che ultimamente è sempre più rivolto verso “gli antenati” per non rimanere schiacciato negli stereotipi sovietici e zaristi, risalendo alle origini dell’intera Europa. E in generale per dimostrare come il vero patriottismo russo è un’energia di portata universale, che trascende ogni tempo, ogni confine e ogni latitudine: gli avi del grande Nord si proiettano sull’attuale Sud globale, la civiltà dell’Occidente medievale si fonde con quella dell’Oriente contemporaneo, la Russia è la vera Madre Terra da cui tutti i popoli devono attingere la linfa vitale.

Dopo due ore di solenne lezione del presidente sulla storia antica e universale, a nome di tutti i premiati militari e del lavoro, scienziati e perfino “difensori dei diritti umani”, il direttore dell’Istituto Kurčatovskij, l’eroe per la fisica Mikhail Kovalčuk, ha ringraziato Putin: “Grazie Vladimir Vladimirovič, senza di voi nulla di tutto questo sarebbe stato possibile”, quasi fosse sceso lui stesso dall’empireo scandinavo a creare la Russia ai tempi di Carlo Magno. Per le donne è intervenuta Julia Belekhova, fondatrice del Comitato delle famiglie dei combattenti per la Patria, la risposta militante alle “Madri e mogli per il ritorno a casa” che chiedono di poter riabbracciare i propri cari incatenati al fronte ucraino, almeno quelli ancora vivi. Tutto il merito della Belekhova, premiata come attivista umanitaria, consiste nella pubblicazione quotidiana sul social VKontakte dei video dei soldati che festeggiano la conquista di qualche chilometro di territorio ucraino. Come è stato spiegato, Julia “parla ogni giorno con il presidente”, per confidargli i profondi sentimenti patriottici delle donne della Russia.

Come commenta il sociologo Igor Ejdman, queste premiazioni solenni servono a “dare un ciondolo a tutte le sorelle” (razdat vsem sestram po sergam), un detto russo per indicare la soddisfazione di tutte le categorie sociali, mostrandone la lealtà al potere costituito, qualunque sia la loro condizione o occupazione, un’abitudine tipica dei tempi sovietici. I premiati vengono accuratamente scelti anche a livello individuale (Putin in questo è estremamente sospettoso) in modo da mostrare una completa rassegna di popolo “immacolato” e immune da ogni tipo di “influenza esterna”, l’infezione da cui solo i russi sono in grado di guarire anche gli altri popoli. Per il resto i festeggiamenti in tutto il Paese sono apparsi piuttosto ripetitivi e inutilmente enfatici, del resto è difficile andare oltre il fanatismo super-patriottico del cantante Šaman e la sua canzone Ja russkij, ormai un ulteriore inno nazionale. La popolazione è stanca della guerra e teme sempre le nuove mobilitazioni, e gli appelli alla dinastia rjurikide o le premiazioni fasulle non riescono a scaldare molto gli animi.

La festa della Russia che risale a tempi mitologici è anche un modo per rilanciare un’immagine sempre più scolorita e deprimente della “Federazione”, il prodotto delle contraddizioni degli anni Novanta che la data del 12 giugno rimembra. Se la Rus’ torna alla primitiva “Via dai Variaghi ai Greci” per cui si unirono le tribù scandinave con quelle slave orientali, allora questa memoria dovrebbe far comprendere come i russi non possono vivere in altro modo se non aggregando gli altri popoli e i più vasti territori, proiettandosi nella dimensione eterna e universale dell’Eurasia e del “Mondo Russo”, e tutte le spinte separatiste dei finnici e settentrionali, dei caucasici e degli asiatici vengono tacitate e riassunte in una nuova epopea di conquista e di sobornost, di riunione purificatrice. Il presidente Putin ha fatto gli auguri per questo al patriarca Kirill, ricordando che la Russia e la Chiesa sono due concetti che si sovrappongono: l’uno non esiste senza l’altra, ma anche la “vera fede” può esprimersi solo nella visione di un’entità superiore, statale-federale-cosmica, la Russia è l’Ortodossia incarnata.

Come osserva Viktoria Artemeva su Novaja Gazeta Evropa, la Federazione è soltanto “il fantasma di un Paese che non esiste, e non è mai esistito”, descritto come “una storia d’amore incompiuta, tipica dei più banali romanzi rosa”. L’uomo, il potente, cerca la donna, la Russia, affermando che non può vivere senza di essa, poi la rifiuta e la riprende più volte, teme che lei possa tornare e scalzarlo dal trono, quindi la reprime e la rinchiude nella tenebra più profonda. Il “federalismo” è un concetto inviso al potere attuale del Cremlino, che festeggia le origini della sua stirpe per evitare di guardare negli occhi i suoi discendenti, e comprendere che nessun uomo e nessun popolo è in grado di scrivere da solo l’intera storia del mondo.

BUONA DOMENICA

UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Albero di Senape

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

Ogni Domenica è un giorno nuovo  che il Signore ci dona per ristorarci delle fatiche della settimana e per attingere alla fonti divine della grazia, che la Sua sapienza ha disposto per la nostra anima.

Si tratta della luce di verità della Parola di Dio e del pane vivo dell’Eucaristia grazie ai quali possiamo proceder spediti nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo.

Oggi il Vangelo ci propone due Parabole con le quali Gesù ci invita ad entrare nel mistero del Regno di Dio.

La prima è quella del seme di grano che, una volta gettato nel terreno, cresce producendo spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga e poi il chicco pieno nella spiga fino a quando è il momento della mietitura.

Che cosa significa questa parabola in rapporto al Regno di Dio? Gesù ci vuol fra comprendere che il nostro compito è quello di seminare ovunque il seme del vangelo, senza affannarci per il lavorio misterioso che avviene nei cuori perché cresca. La crescita non dipende da noi, ma dallo Spirito Santo che opera nei cuori nel silenzio e nel nascondimento.

L’altra parabola è quella del seme di senape, che è il più piccolo, ma una volta piantato diventa più grande di tutte le piante dell’orto tanto che gli uccelli del Cielo possono costruire i loro nidi alla sua ombra.  Con questa parabola Gesù vuole descrivere la crescita straordinaria del Regno di Dio che, partendo da un piccolo gruppo, si è diffuso in tutto il  mondo.

Anche oggi, nonostante le persecuzioni e le defezioni, la Chiesa resiste nella prova e risulterà vincitrice perché vive Cristo vive in essa, infondendo in essa la sua luce e la sua forza.

A noi Dio chiede di fare la nostra parte, che deve essere generosa e costante, al resto provvederà la grazia dello Spirito Santo, contro il quale le potenze del male non potranno mai prevalere.

Vostro Padre Livio


Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore


LE PAROLE DI BENEDETTO XVI ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 17.06.2012

la liturgia odierna ci propone due brevi parabole di Gesù: quella del seme che cresce da solo e quella del granello di senape (cfr Mc 4,26–34). Attraverso immagini tratte dal mondo dell’agricoltura, il Signore presenta il mistero della Parola e del Regno di Dio, e indica le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno.

Nella prima parabola l’attenzione è posta sul dinamismo della semina: il seme che viene gettato nella terra, sia che il contadino dorma sia che vegli, germoglia e cresce da solo. L’uomo semina con la fiducia che il suo lavoro non sarà infecondo. Ciò che sostiene l’agricoltore nelle sue quotidiane fatiche è proprio la fiducia nella forza del seme e nella bontà del terreno. Questa parabola richiama il mistero della creazione e della redenzione, dell’opera feconda di Dio nella storia. E’ Lui il Signore del Regno, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti. Il raccolto finale ci fa pensare all’intervento conclusivo di Dio alla fine dei tempi, quando Egli realizzerà pienamente il suo Regno. Il tempo presente è tempo di semina, e la crescita del seme è assicurata dal Signore. Ogni cristiano, allora, sa bene di dover fare tutto quello che può, ma che il risultato finale dipende da Dio: questa consapevolezza lo sostiene nella fatica di ogni giorno, specialmente nelle situazioni difficili. A tale proposito scrive Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio» (cfr Pedro de Ribadeneira, Vita di S. Ignazio di Loyola, Milano 1998).

Anche la seconda parabola utilizza l’immagine della semina. Qui, però, si tratta di un seme specifico, il granello di senape, considerato il più piccolo di tutti i semi. Pur così minuto, però, esso è pieno di vita, dal suo spezzarsi nasce un germoglio capace di rompere il terreno, di uscire alla luce del sole e di crescere fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto» (cfr Mc 4,32): la debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza. E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante.

L’immagine del seme è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio. Nelle due parabole di oggi esso rappresenta una «crescita» e un «contrasto»: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza di ciò che produce. Il messaggio è chiaro: il Regno di Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede l’uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore. È il miracolo dell’amore di Dio, che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra. E l’esperienza di questo miracolo d’amore ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo. Il seme germoglia e cresce, perché lo fa crescere l’amore di Dio. La Vergine Maria, che ha accolto come «terra buona» il seme della divina Parola, rafforzi in noi questa fede e questa speranza

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