UNDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Albero di Senape
Cari amici di Radio Maria buona Domenica!
Ogni Domenica è un giorno nuovo che il Signore ci dona per ristorarci delle fatiche della settimana e per attingere alla fonti divine della grazia, che la Sua sapienza ha disposto per la nostra anima.
Si tratta della luce di verità della Parola di Dio e del pane vivo dell’Eucaristia grazie ai quali possiamo proceder spediti nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo.
Oggi il Vangelo ci propone due Parabole con le quali Gesù ci invita ad entrare nel mistero del Regno di Dio.
La prima è quella del seme di grano che, una volta gettato nel terreno, cresce producendo spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga e poi il chicco pieno nella spiga fino a quando è il momento della mietitura.
Che cosa significa questa parabola in rapporto al Regno di Dio? Gesù ci vuol fra comprendere che il nostro compito è quello di seminare ovunque il seme del vangelo, senza affannarci per il lavorio misterioso che avviene nei cuori perché cresca. La crescita non dipende da noi, ma dallo Spirito Santo che opera nei cuori nel silenzio e nel nascondimento.
L’altra parabola è quella del seme di senape, che è il più piccolo, ma una volta piantato diventa più grande di tutte le piante dell’orto tanto che gli uccelli del Cielo possono costruire i loro nidi alla sua ombra. Con questa parabola Gesù vuole descrivere la crescita straordinaria del Regno di Dio che, partendo da un piccolo gruppo, si è diffuso in tutto il mondo.
Anche oggi, nonostante le persecuzioni e le defezioni, la Chiesa resiste nella prova e risulterà vincitrice perché vive Cristo vive in essa, infondendo in essa la sua luce e la sua forza.
A noi Dio chiede di fare la nostra parte, che deve essere generosa e costante, al resto provvederà la grazia dello Spirito Santo, contro il quale le potenze del male non potranno mai prevalere.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Parola del Signore
LE PAROLE DI BENEDETTO XVI ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 17.06.2012
la liturgia odierna ci propone due brevi parabole di Gesù: quella del seme che cresce da solo e quella del granello di senape (cfr Mc 4,26–34). Attraverso immagini tratte dal mondo dell’agricoltura, il Signore presenta il mistero della Parola e del Regno di Dio, e indica le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno.
Nella prima parabola l’attenzione è posta sul dinamismo della semina: il seme che viene gettato nella terra, sia che il contadino dorma sia che vegli, germoglia e cresce da solo. L’uomo semina con la fiducia che il suo lavoro non sarà infecondo. Ciò che sostiene l’agricoltore nelle sue quotidiane fatiche è proprio la fiducia nella forza del seme e nella bontà del terreno. Questa parabola richiama il mistero della creazione e della redenzione, dell’opera feconda di Dio nella storia. E’ Lui il Signore del Regno, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti. Il raccolto finale ci fa pensare all’intervento conclusivo di Dio alla fine dei tempi, quando Egli realizzerà pienamente il suo Regno. Il tempo presente è tempo di semina, e la crescita del seme è assicurata dal Signore. Ogni cristiano, allora, sa bene di dover fare tutto quello che può, ma che il risultato finale dipende da Dio: questa consapevolezza lo sostiene nella fatica di ogni giorno, specialmente nelle situazioni difficili. A tale proposito scrive Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio» (cfr Pedro de Ribadeneira, Vita di S. Ignazio di Loyola, Milano 1998).
Anche la seconda parabola utilizza l’immagine della semina. Qui, però, si tratta di un seme specifico, il granello di senape, considerato il più piccolo di tutti i semi. Pur così minuto, però, esso è pieno di vita, dal suo spezzarsi nasce un germoglio capace di rompere il terreno, di uscire alla luce del sole e di crescere fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto» (cfr Mc 4,32): la debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza. E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante.
L’immagine del seme è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio. Nelle due parabole di oggi esso rappresenta una «crescita» e un «contrasto»: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza di ciò che produce. Il messaggio è chiaro: il Regno di Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede l’uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore. È il miracolo dell’amore di Dio, che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra. E l’esperienza di questo miracolo d’amore ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo. Il seme germoglia e cresce, perché lo fa crescere l’amore di Dio. La Vergine Maria, che ha accolto come «terra buona» il seme della divina Parola, rafforzi in noi questa fede e questa speranza