Carissimo Padre Livio, le parole della Madonna e anche il tuo commento fanno riflettere sui primi due segreti di Medjugorje. Sappiamo che saranno due eventi locali non piacevoli e dalle espressioni usate dalla Madre Celeste, che ci vede ancora lontani, si può immaginare che saranno inevitabili, ma penso anche utili per risvegliare quante più persone è possibile.
Mi è anche venuto da pensare che la chiamata del 1° gennaio sul Podbordo sia stata una sorta di conferma nella fede in vista del nostro stato di inadeguatezza nel momento cruciale, un po’ come fece Gesù con Pietro prima della Passione, quando per tre volte gli chiese se lo amava. Non so se effettivamente sia un paragone pertinente, ma espongo le mie riflessioni in maniera spontanea a te che considero il mio padre spirituale.
Certo è che la Madonna sa quello che fa e nemmeno una virgola è detta per caso. Ben venga tutto quindi, per Maria a gloria della Santissima Trinità!
Grazie caro Padre
Ave Maria
Lidia Coffaro
Cara Lidia,
siamo alla vigilia di drammatici eventi che scuoteranno il mondo, come è possibile constare guardando verso quale direzione sta correndo l’umanità.
Eppure la presenza di Maria per oltre quattro decenni, con apparizioni quotidiane ben difficili da confutare, non è accettata come grazia insperata, donata a un mondo sull’orlo dell’abisso.
Il sonno dell’incredulità addormenta sempre più le anime, che si stanno arrendendo numerose alla negazione della Fede e della Croce.
Anche a Medjugorje è solo una minoranza che resiste salda sotto il manto della Gospa, mentre “la zizzania ha preso molti cuori che sono diventati sterili”.
La deriva dell’umanità che si ribella al “nostro Dio” è stata fotografata dalla Regina della pace con parole inequivocabili: “L’uomo moderno non vuole Dio e va verso la perdizione”.
Non solo “il nostro Dio, cioè Gesù Cristo, ma la stessa Madre di Dio non è presa in considerazione, quando non è disprezzata. Dio dà fastidio e con Lui i suoi inviati.
In questo contesto desolato accadranno inevitabilmente gli eventi dei segreti, dove non sarà facile, per gli induriti nel cuore, vedere la mano del Cielo che si tende per salvare chi l’afferra.
Non possiamo immaginare quello che accadrà, però possiamo meditare quello che Gesù nel vangelo ci rivela riguardo “agli ultimi tempi”.
“Ma Gesù, quando tornerà sulla terra, troverà ancora la fede?”, si chiedeva angosciato il grande Pontefice Paolo VI, pensando al momento storico che stiamo vivendo.
L’Aldilà è un argomento fondamentale perché riguarda il fine stesso della nostra vita. L’insegnamento sulla fede ha un grandissimo valore esistenziale anche perché noi vorremmo sapere dove sono i nostri cari e che cosa capiterà a noi quando moriremo. Su questo argomento è chiaro che l’umanità ha sempre vagato nelle tenebre e continuerà a farlo; l’unica luce che abbiamo, a riguardo, è la rivelazione delle Sacre Scritture. Gesù Cristo ci ha svelato l’esistenza del Paradiso, che è la mèta per la quale Dio ci ha creati e ci ha redenti; del purgatorio, per quelli che non sono pronti per il Paradiso e hanno bisogno di un tempo limitato di purificazione; dell’inferno eterno, per quelli che sono morti nel rifiuto di Dio, del suo amore e della sua Misericordia. All’inferno sono già stati condannati tutti gli angeli ribelli e vanno tutti gli uomini che non accolgono la salvezza che viene dalla Croce.
Non ci sono altre Verità di fede se non quelle che Dio ci ha rivelato e che la Chiesa insegna da duemila anni. Si tratta di Verità di fede solennemente proclamate nei Concili, sono dogmi di fede e quindi i cristiani che non li accolgono, rifiutarli, rimuoverli commettono un grandissimo peccato contro la fede del quale pentirsi e di cui confessarsi. È importante, allora, soffermarsi a leggere e meditare ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna a riguardo. Vi riporto i paragrafi specifici, seguono i miei personali relativi commenti.
Il cielo
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1020
Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l’ultima volta, le parole di perdono dell’assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l’ha segnato, per l’ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole: «Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. […] Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. […] Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno».
La preghiera che la Chiesa recita per i moribondi quando porta l’Eucarestia sottoforma di viatico è bellissima. Questa pratica è importantissima ed è un obbligo morale, oltre che un atto di grande amore.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1021
La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone così come altri testi del Nuovo Testamento parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa per le une e per le altre.
Il tempo della vita è il tempo della grande scelta fra Cristo e il rifiuto di Cristo.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1022
Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore».
Nel momento in cui l’anima si stacca dal corpo, proprio in quell’istante c’è il giudizio di Dio. Dopo la morte non c’è un tempo in cui l’uomo può pentirsi, il giudizio di Dio per quell’anima è immediato. Nel momento stesso in cui una persona muore viene giudicata subito e quindi o passerà attraverso una purificazione in purgatorio, o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo che è l’abbraccio con Cristo, o ancora si dannerà immediatamente per l’eternità. È sicuramente un giudizio di Dio, ma è anche un autogiudizio: l’anima stessa si rende conto di essere lei stessa consapevole del rifiuto di Dio, muore in questo rifiuto e quindi rimane eternamente senza Dio. Tutto questo avviene esattamente un istante dopo la morte stessa. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” (Giovanni della Croce).
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1023
Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono «così come egli è» (1 Gv 3,2), «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12): «Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo […] e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, […] anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale — e questo dopo l’ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo — sono state, sono e saranno in cielo, associate al regno dei cieli e al paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura».
Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita i testi biblici. Il Paradiso è questa intima unione con Cristo, nel cuore stesso della Santissima Trinità, siamo figli nel Figlio e con Cristo contempliamo il volto del Padre per tutta l’eternità. Il Paradiso è anche una comunione con la Vergine Maria e tutti gli angeli e i santi del Cielo, è la Gerusalemme celeste. In Paradiso le anime vedono e sono partecipi dell’essenza divina, cioè della Santissima Trinità. Nel testo conciliare citato al n. 1023, il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dice che tutti coloro che sono stati battezzati e non hanno necessità di purificarsi perché non hanno macchia alcuna, immediatamente dopo la morte vanno in Paradiso. Alla resurrezione dei corpi, poi, le anime gloriose riavranno i corpi gloriosi. La vita eterna consiste nel contemplare direttamente la Santissima Trinità in una visione intuitiva faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura; in Dio noi conosciamo Dio, entriamo nella comunione d’amore della Santissima Trinità. In Dio le anime entrano nella conoscenza e nell’amore che Dio dona che sono proporzionati alla perfezione di ogni anima.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1024
Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata «il cielo». Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.
Anche la Regina della pace più volte ha utilizzato proprio la parola “Cielo” per indicare il Paradiso. Nel Nuovo Testamento il termine “Paradiso” compare una sola volta, quando Gesù si rivolge al buon ladrone: «In verità ti dico: oggi con me sarai in Paradiso» (Lc 23,43); solitamente viene usato il termine “cielo”. Il cielo è questa vita perfetta di comunione e di amore con la Santissima Trinità che è fonte di uno stato di felicità completo, supremo, eterno. Non c’è una gioia più grande.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1025
Vivere in cielo è «essere con Cristo». Gli eletti vivono «in lui», ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: «Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi Regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno».
Noi partecipiamo alla vita della Santissima Trinità unendoci alla Santa umanità di Cristo, con cui ci uniamo alla divinità. Contempliamo il Padre nella comunione dello Spirito Santo. Viviamo in Cristo, siamo i tralci uniti alla vite ma non si dissolve la nostra identità, viene conservata la nostra originalità che è indicata proprio nel nostro nome. In Dio noi non perdiamo la nostra identità, siamo creature distinte da Dio; non siamo Dio, conserviamo la nostra identità e siamo intimamente partecipi della gloria della Santissima Trinità.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1026
Con la sua morte e la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha «aperto» il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.
Il Cielo non è uno spazio in cui le anime vagano come se fossero in un’autonomia distinta dagli altri, che permette di essere lontane dalle altre. In Cielo siamo una cosa con Cristo e con Cristo siamo una sola cosa con tutti gli altri; c’è una comunione di amore che associa tutte le anime a Cristo e associa alla comunione d’amore della Santissima Trinità. In Paradiso siamo uniti in Cristo e resi partecipi della comunione eterna d’amore delle tre persone divine.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1027
Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).
Non possiamo immaginare in che cosa consiste e che cosa significa vedere Dio faccia a faccia, essere partecipi della comunione di amore eterno della Santissima Trinità. Per aiutarci a comprendere, la Sacra Scrittura descrive la condizione esistenziale della anime del Paradiso utilizzando delle metafore, delle immagini.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1028
A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa «la visione beatifica»: «Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, […] godere nel regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta».
In Paradiso c’è un’elevazione dell’anima particolare perché possa vedere Dio faccia a faccia. La visione beatifica è una grazia particolare con cui l’anima viene abilitata in Cristo a contemplare Dio così come Egli è e partecipare del suo amore. Ci vuole una grazia speciale che è quella che rende possibile la visione beatifica, è un’elevazione particolare. L’anima umana è stata creata in vista di questa elevazione e capace di Dio; la grazia, poi, la eleva, la unisce a Cristo per entrare nel mistero di Dio Santissima Trinità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta dei testi dei Padri della Chiesa per descrivere che cosa significa essere ammessi alla gloria del Paradiso, alla gloria della vita eterna.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1029
Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui «regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5).
Siamo portati a pensare che i beati si disinteressino di noi; i beati vedono in Dio tutto ciò che si compie su questa Terra e quindi intercedono con Cristo e con Maria, pregano per noi, ci ottengono grazie. In Paradiso le anime cooperano con la volontà di Dio; i nostri cari, allora, possono intercedere per noi, pregare per noi e anche dal Cielo sono attivi per realizzare in Regno di Dio nell’intera Creazione. Le anime del Paradiso partecipano senza fine alla regalità di Cristo; questo stato di perfezione e di gioia assolute è eterno.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ben descrive, anche con immagini, quella che è la gioia perfetta delle anime del Paradiso e di cui anche noi possiamo godere a piccole gocce nella vita quotidiana, pregando e supplicando Dio di farcela assaporare nel nostro cuore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica fa del suo meglio anche per elevarci a contemplare quella situazione che è il fine della nostra vita e che è quel destino di gloria per il quale Dio ci ha creati.
Il purgatorio
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1030
Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.
In Cielo non possiamo entrare con le scorie del male e del peccato, con le imperfezioni. Sono le anime stesse che, nel momento in cui compaiono davanti alla gloria di Cristo, sentono il bisogno della purificazione e la desiderano. Gli stessi dannati che muoiono nell’incredulità e nell’odio verso Cristo vogliono andare all’inferno, che è il luogo dell’odio eterno. Le anime purificate, già nel momento della morte, iniziano a sentire questa attrazione che sarà poi per loro la gloria eterna del Paradiso; sono già in quell’intima unione con Dio che le porta da una situazione della fede sulla Terra alla visione faccia a faccia con il Padre Celeste.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1031
La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore: «Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti, colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro». Il purgatorio è altra cosa rispetto al castigo dei dannati che è senza speranza. Le pene del purgatorio, per quanto possano essere gravi, hanno speranza, non sono eterne.
Il fuoco purificatore deve essere inteso dal punto di vista spirituale. I peccati veniali con cui si muore possono essere purificati nell’Aldilà, prima di entrare in Paradiso.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1032
Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: «Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere».
I fedeli possono offrire per le anime del purgatorio celebrazioni eucaristiche, preghiere, opere buone, penitenze e indulgenze. Per i defunti che sono in purgatorio queste sono forme di grande carità. A riguardo, c’è molta sensibilità da parte dei credenti che non mancano di commemorare e pregare per le anime dei loro cari. Anche la Regina della pace, sovente nel mese di novembre, ha ricordato la necessità della preghiera per i fedeli defunti. Ovviamente, la Santa Messa è l’aiuto più importante che possiamo dare ai nostri cari defunti; possiamo poi offrire varie preghiere, le elemosine, le indulgenze, le opere di penitenza e di carità a favore dei defunti. A Medjugorje la Madonna ha detto: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte» (2 novembre 1983). Da questo possiamo dedurre che si tratta di una possibilità reale il fatto che anche i nostri cari sono in purgatorio, noi possiamo alleviare le loro pene, accorciarle, abbreviarle. Possiamo aiutarli con le Sante Messe, con le opere di carità, con le elemosine, con le indulgenze, con tutto quello che rientra in atti d’amore da parte nostra che possiamo applicare a loro. Loro stessi, però, possono pregare per noi, ottenerci delle grazie e quindi c’è questo scambio di amore fra le anime del purgatorio e noi fedeli sulla Terra. Noi possiamo aiutare loro e loro possono aiutare noi.
L’inferno è una realtà umanamente difficile da accettare. Cristo stesso però ce ne ha rivelato l’esistenza. È una realtà definita dai Concili. Ne deriva che negare questa Verità di fede è un peccato grave contro la fede, deve essere confessato e riparato quando necessario. Nelle apparizioni mariane la Madonna ha iniziato a usare il linguaggio della Chiesa, non dice che Dio manda all’inferno ma che sono gli uomini che scelgono questa condizione per l’eternità. L’odio verso Dio, non accettare di essere creature di un Creatore, volersi mettere al posto di Dio, portano a scegliere l’allontanamento eterno da Dio. Giustamente, allora, il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di autopunizione, in questo senso e che potremmo ridefinire autoesclusione per comprenderla meglio.
L’inferno
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1033
Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: «Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna» (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno».
Mancando di amore verso il prossimo e verso Dio, saremo separati da Lui. Morire in peccato mortale senza pentimento significa scegliere di stare separati da Dio eternamente. Dio conferma la nostra scelta, rispetta fino in fondo la nostra libertà. L’inferno è una nostra scelta quando non vogliamo Dio, lo odiamo, vogliamo metterci al suo posto, vogliamo la libertà assoluta, crediamo di essere noi la causa della nostra esistenza, non vogliamo nessuna dipendenza, non accogliamo l’amore di Dio e rifiutiamo la sua Misericordia. Le anime che vanno all’inferno sono condannate eternamente per una loro libera scelta. L’inferno è una delle tematiche più presenti nel Vangelo, così come è presente il diavolo. Gesù Cristo ci ha rivelato questa possibilità tremenda della nostra libertà in rapporto a Dio.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1034
Gesù parla ripetutamente della «geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. Gesù annunzia con parole severe: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente» (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!» (Mt 25,41).
Nel momento della resurrezione dei morti la anime che sono all’inferno avranno i loro corpi a immagine della dannazione. Chi non crede alle parole di Gesù e non le accoglie, non entra nella dinamica della salvezza perché rifiuta l’adesione della fede alla Divina rivelazione. Dobbiamo fare molta attenzione a non fare del qualunquismo a questo riguardo perché nel momento della morte, nell’istante stesso che segue, la nostra anima viene immediatamente giudicata da Dio e mandata in Paradiso, in purgatorio o all’inferno. Quell’istante successivo alla morte in cui veniamo immediatamente giudicati deve essere meditato, per arrivare la momento finale con almeno una fessura dalla quale possa entrare la luce di Dio.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1035
La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.
Si vive una sola volta. Chi si perde, si perde eternamente; chi si salva, si salva eternamente. Non ascoltiamo i pressapochisti, i superficiali, i venditori di notizie false, di menzogne.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1036
Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti».
Anche la Regina della pace ha detto che sono relativamente poche le anime che vanno direttamente in Paradiso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica cita la raccomandazione di un Padre della Chiesa: «Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti». È importante prendere sul serio la Parola di Dio.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1037
Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole «che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9): «Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti».
Dio non decide a priori le anime che vanno in Paradiso e quelle che vanno all’inferno. L’inferno è una libera scelta, è l’avversione volontaria a Dio, è un peccato mortale in cui si persiste fino alla fine. Dio vuole che le anime si convertano e si salvino tutte. Dio ci ha creati per il Paradiso.
Il giudizio finale
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1038
La risurrezione di tutti i morti, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), precederà il giudizio finale. Sarà «l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell’uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,28-29). Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli […]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. […] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46).
Quando Cristo verrà nella gloria risorgeranno i morti, ci sarà il giudizio finale che non è un nuovo giudizio ma è il giudizio dei popoli, delle genti; chi è in Paradiso rimarrà in Paradiso, chi è all’inferno rimarrà all’inferno, le anime del purgatorio andranno in Paradiso. Ci sarà una separazione per cui i giusti verranno confermati nella vita eterna, gli empi andranno al supplizio eterno che si sono scelti. Siamo nel panorama della fine del mondo.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1039
Davanti a Cristo che è la verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Il giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena: «Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà (Sal 50,3) […] egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me».
Durante il giudizio finale la verità verrà messa a nudo e sapremo tutto di tutti; il male compiuto, se confessato dopo il pentimento, viene cancellato, è come se non esistesse più. Vedremo in modo evidente i motivi per cui certe anime sono dannate e altre salvate.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1040
Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte.
Tutto ci sarà chiaro. In Cielo, contemplando il Padre, comprenderemo tutto. Nessuno avrà scampo, il giudizio di Dio trionfa su tutte le ingiustizie e il suo amore è più forte di tutto, anche della morte.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1041
Il messaggio del giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini «il momento favorevole, il giorno della salvezza» (2 Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del regno di Dio. Annunzia la «beata speranza» (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale «verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto» (2 Ts 1,10).
Questo panorama è straordinario, è grandioso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega mirabilmente le Verità di fede e ci aiuta a comprenderle per evitare che esse vengano travisate o modellate a piacimento di chi vuole negarle o offuscarle. Non seguiamo le false soluzioni del senso della vita che molte volte deviano e portano a forme di disperazione perché non sono aperte alla speranza.
La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1042
Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato: Allora la Chiesa «avrà il suo compimento […] nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo».
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1043
Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l’umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l’espressione: «i nuovi cieli e una terra nuova» (2 Pt 3,13). Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1044
In questo nuovo universo, la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli «tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,4).
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1045
Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è «come sacramento». Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la «Città santa» di Dio (Ap 21,2), «la Sposa dell’Agnello» (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1046
Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio […] e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione […]. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,19-23).
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1047
Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, «affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti», partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.
Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1048
«Ignoriamo il tempo in cui saranno portate a compimento la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini».
Questo capitolo del Catechismo della Chiesa Cattolica è un capolavoro. È quanto Dio ci ha rivelato, è quanto noi siamo chiamati a credere. Entriamo nella dimensione della fede. Tutta la Verità rivelata ci viene insegnata dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Non bisogna seguire i falsi profeti, i falsi dottori, i falsi comunicatori. Bisogna stare alla larga dalle chiacchiere di questo mondo. Gesù ha detto: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35). Teniamo gli occhi rivolti al cielo, camminiamo con lo sguardo alto dove ci attende la beata speranza, preghiamo per i nostri cari e per tutti quelli che sono nelle tenebre del male ma cercano la salvezza.
Il Catechismo di Begnini non è quello della Chiesa Cattolica
Carissimo padre Livio , tutto meraviglioso il Papa con i bambini, purtroppo l’intervento fuori luogo di Benigni ha rovinato la bellezza che c’era…noi quando ha detto: “che non esiste né purgatorio né infermo ma solo il paradiso” di istinto abbiamo spento la TV. Come ha detto lei: chissà perché si pensa che siano necessarie queste persone, con certi interventi poi perché il tutto sia “bello”. Grazie della pazienza Padre Livio Camilla da Padova
Cara Camilla,
in questo due giorni della giornata Mondiale dei bambini il Papa è stato una grande luce e non c’era bisogno di altro. In ogni caso la Chiesa ha tante persone sante da mettere in campo per eventi così importanti.
Si potevano ad esempio invitare Jakov e Vicka, i due veggenti di Medjugorje, che la Madonna ha portato nell’Aldilà col loro corpo a vedere il paradiso il purgatorio e l’inferno. Tanto più che Jakov era poco più di un bambino.
Oppure si potevano far leggere all’immortale Begnini le Memorie di Suor Lucia di Fatima, quando racconta la visione dell’inferno che hanno avuto i tre bambini di Fatima il 13 Luglio del 1917.
I tempi cambiano, ma “la Verità non cambia mai, essa è eterna come è eterno Dio” e va insegnata anche ai bambini, specialmente oggi che l’inferno bussa alla porta di casa.
Ave Maria
Padre Livio
PS. Monologo di Begnini in piazza San Pietro 26 Maggio 2024:
“Non abbiate paura, non esiste inferno, purgatorio ma esiste solo il paradiso, quello in cui siete adesso: il mondo dell’infanzia, sognate che è la cosa più bella del mondo. Per sognare non bisogna chiudere gli occhi, bisogna aprirli”.
Pensiero spirituale sul Messaggio della Madonna: “Vi invito alla preghiera col cuore” (25 maggio 2024)
Cari amici, la Regina della pace ci esorta alla preghiera col cuore. Esiste una sola preghiera vera, che arriva a Dio e che dà gioia, ed è proprio quella che viene dal cuore. Una preghiera, se viene fatta solo con le labbra non ha un grande valore davanti a Dio.
Bisogna pregare col cuore perché nella Sacra Scrittura – Antico e Nuovo Testamento – il cuore è ritenuto molto più che un organo fisico e materiale, è qualcosa di più profondo. Sentiamo che il cuore ha una sua intelligenza, si pensa, si sente, si ama, si odia con esso. Il cuore è, effettivamente, il centro spirituale, morale, sentimentale e affettivo della nostra vita. Nella luce biblica, è il luogo dove Dio parla e bussa, mentre l’uomo risponde e apre, quindi luogo di incontro con Dio e dimora divina.
Nella Sacra Scrittura la medesima centralità che è stata data al cuore, viene data all’anima. Il cuore di per sé è quello che vediamo facendo un’ecografia, sotto il profilo materiale, ma è molto più grande e lo avvertiamo anche sperimentalmente. Un grande dolore può provocarci un infarto, è una lama che ti trafigge – come ha detto Simeone alla Madonna – perché il cuore, al di là di essere quel muscolo che pompa il sangue, è il luogo dove abita l’anima umana, il cui centro focale è nel cuore stesso. Quello che si dice del cuore lo si dice anche dell’anima.
L’anima umana – come il cuore – ha una sua profondità. Come dicono i grandi mistici: nella punta dell’anima Dio è presente con la sua legge morale, la sua voce che chiama, approva e disapprova. L’anima è quel luogo in cui sono impressi i suoi Comandamenti e quella realtà che si chiama coscienza.
La Madonna stessa nei Messaggi parla dell’anima dicendo che il Padre si è riservato una parte tutta per sé. Dio, Santissima trinità, si è riservato una parte tutta per sé per dialogare con noi, per abitare in mezzo a noi, per farne la Sua dimora. Tutto questo avviene se viviamo in consonanza con la Sua divina volontà. La Gospa ha ripetuto più volte che satana scardina i cuori con l’odio, ed esso porta all’inquinamento del cuore e dell’anima. Si possono usare entrambi i termini molto ricchi nella tradizione cristiana.
In questo contesto, la preghiera del cuore Maria l’ha insegnata ai Veggenti di Medjugorje. Vicka se n’è fatta protagonista dicendo che la Madonna ha insegnato loro a recitare il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre molto lentamente. Magari dedicare un giorno intero solo a recitare il Padre nostro cercando di gustare col cuore ogni parola. Sappiamo che la tradizione cristiana in questo senso è ricchissima. Per esempio, Santa Teresa d’Avila quando incominciava il Padre nostro e pronunciava la parola “Padre” si fermava a piangere. Non dobbiamo arrivare a quel livello, ma dobbiamo gustare le parole che pronunciamo. La parola “Padre” deve suscitare in noi dei sentimenti filiali, non immediatamente, ma con la riflessione sulla paternità di Dio che Egli stesso ci rivela interiormente. Così ogni espressione dell’Ave Maria e del Gloria. Bisogna dedicare dei giorni interi a questo se si vuole imparare a pregare col cuore. Quando si termina questo esercizio di spiritualità si sarà in grado di recitare il Santo Rosario col cuore. Incastonato nei bellissimi Misteri del Rosario che in noi suscitano sentimenti più elevati, l’incontro con Dio nella preghiera anche orale diventa ricco sotto il profilo spirituale, affettivo e morale. È fonte di gioia e di elevazione, di buoni propositi, di entusiasmi perché così è ogni autentico incontro con Dio.
La Madonna ha spesso incastonato questo invito a pregare col cuore, nell’esortazione a percorrere la via della santità, come nel Messaggio del 25 maggio 2024. Dove ci ha richiamati ai punti fondamentali che ci ha insegnato nei primi anni, fra cui pregare col cuore e intraprendere la via della santità.
In questo senso è molto interessante vedere come la preghiera del cuore abbia le sue tappe. Sono le tre tappe del cammino di santità. Un cammino nella preghiera col cuore diventa per se stesso un cammino sul sentiero della santità.
La prima tappa è quella di aprire il cuore – nel cammino di santità è la conversione – se Dio bussa alla porta dobbiamo aprire. Lo facciamo entrare nella nostra vita perché Lui porta la luce, la Sua parola di incoraggiamento e di perdono, chiama al pentimento e alla vita nuova finché non si arriva alla decisione della conversione. La prima tappa fondamentale del cammino spirituale è quella che porta da uno stato di peccato mortale a una vita di grazia, che passa necessariamente attraverso il Sacramento della Confessione. La tappa della conversione nel cammino di santità corrisponde all’aprirsi alla preghiera col cuore.
La seconda tappa porta al di là delle parole stesse che diciamo. Quelle parole che pronunciamo nella preghiera e che sono necessarie per entrare sempre di più in intima unione con Dio. Proprio perché ci elevano, ci spogliano dalla mondanità, ci ripuliscono dalle polveri che si depositano su di noi, ci lavano e ci purificano. Vediamo che man mano che pratichiamo la preghiera, la sentiamo interiormente, cresciamo nell’unione con Dio, vediamo che amarlo sopra ogni cosa diventa una realtà sentita. Sperimentiamo questo amore sopra ogni cosa che diventa un trampolino di lancio per l’ultima tappa del cammino spirituale, che è l’unione con Dio. La seconda tappa è quella della purificazione. In questa tappa noi ci purifichiamo di tutte le forme di mondanità, di difetti, le scorie del male che non sono ancora estirpate, quelle zavorre che ci impediscono di elevarci in volo. La purificazione è fondamentale e dolorosa ma con essa arriviamo alla terza tappa.
La terza tappa è la contemplazione. Significa arrivare a quella situazione esistenziale in cui il cuore di Gesù e i nostri siano una sola cosa: un solo cuore di amore e di pace. Questo è il culmine della preghiera del cuore. È quel livello di preghiera di cui parlava il Santo Curato d’Ars che davanti al Santissimo non diceva neanche una parola: “Io guardo Lui e Lui guarda me”. Come quando due persone che si amano si guardano negli occhi. Così nel cammino di santità la tappa finale è quella dell’intima unione con Dio, essere un cuore e un’anima sola, essere una sola volontà, questo è l’apice del cammino di santità. Nella preghiera del cuore è il momento della contemplazione.
Queste tappe sono condotte dalla nostra buona volontà ma soprattutto con la grazia dello Spirito Santo che ci illumina, ci fortifica e ci purifica. La Madonna come maestra di preghiera ha fatto questo piccolo capolavoro di tracciare un itinerario della preghiera del cuore che è il medesimo del cammino di santità, così come ce l’ha sempre presentato la tradizione ascetica e mistica cristiana.
Questo è un tema che ricorre spesso nei Messaggi e di cui la Madonna è molto preoccupata. L’espressione: «Figlioli, siete ancora lontani» (25 maggio 2024) è rivolta a Medjugorje e a tutti noi. Queste espressioni bisogna prenderle sul serio. La mia impressione è che arriveremo al tempo dei Segreti che avremo quasi perso la fede e non crederemo più alle Apparizioni. Temo che si ripeta quello che Gesù ha detto di se stesso per quanto riguarda la seconda venuta: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
Per cui, vigiliamo e preghiamo, teniamo accesa la fiamma della veglia perché l’ora delle tenebre non ci abbia accogliere impreparati.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”