"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2024 Pagina 9 di 16

“MEDJUGORJE: I TRE GIORNI DELLA SALVEZZA” – Puntata 5

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sulle ultime apparizioni di Maria sulla Terra

Cari amici, vorrei mettere in luce alcuni aspetti particolari delle apparizioni della Regina della pace a Medjugorje. Si tratta di apparizioni fuori dai canoni per tanti motivi. Proprio perché c’è un aspetto di eccezionalità, molti fanno fatica a comprendere il valore e l’importanza di esse. A volte questi fatti nuovi rischiano di creare dei dubbi e delle difficoltà che – attraverso un approfondimento – si possono superare. Questo è importante perché il tempo passa, la gente cambia e nella Storia hanno delle conoscenze e schemi mentali non adatti per un’adeguata comprensione. La Chiesa ha sviluppato una procedura di riconoscimento soprannaturale delle apparizioni permettendone il culto. Ma nel caso di Medjugorje ci sono molte novità dovute alla sovrano libertà di Dio che opera a secondo delle circostanze e dei bisogni.

Un aspetto delle apparizioni di Medjugorje unico è il fatto che in tutte le apparizioni avvenute nel mondo – Lourdes, Fatima Kibeho, Guadalupe ecc. – la Madonna non ha mai detto che sarebbero state le Sue ultime apparizioni sulla Terra. Solo durante le apparizioni di Medjugorje ha tenuto dirlo fin dalle origini.

Il 17 aprile 1982 Maria ha detto: «Queste mie apparizioni qui a Medjugorje sono le ultime per l’umanità. Affrettatevi a convertirvi». Ne ha dimostrato l’urgenza, la definitività, la dimensione escatologica. Ha voluto sottolineare la prospettiva degli ultimi tempi. Queste apparizioni fanno parte dell’Apocalisse, del primo grande combattimento spirituale, del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Seguirà poi un tempo di pace e, infine, dell’ultimo attacco di satana al regno di Dio con la vittoria di Cristo che verrà nella gloria.

Il fatto che siano le ultime apparizioni è molto importante perché la Madonna implicitamente ne sottolinea la dimensione escatologica. Non apparirà più perché i tempi sono in scadenza. Nel tempo di pace non ci sarà bisogno delle apparizioni della Madonna, in quanto sarà un mondo riconciliato con Dio. La dimensione della comunione con Dio sarà molto profonda nel tempo di pace.

Quando avverrà il secondo sbandamento dell’umanità dopo il tempo di pace, non sarà più la Madonna a guidarci, ma ci sarà l’intervento di Gesù stesso che concluderà l’opera della salvezza con la Resurrezione dei morti, il Giudizio universale, i Cieli nuovi e la Terra nuova.

Per quanto riguarda Medjugorje c’è una prospettiva che esclude, se approvata dalla Chiesa, nuove apparizioni. I Messaggi come ci sono stati dati danno una caratteristica definitiva alle apparizioni della Madonna: «Queste mie apparizioni qui a Medjugorje sono le ultime per l’umanità. Affrettatevi a convertirvi» (17 aprile 1982); «Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta. In seguito, non apparirò più sulla terra. Queste sono le mie ultime apparizioni» (2 maggio 1982). È in atto una battaglia che la Madonna deve vincere e vincerà perché non può prevalere il male.

Proprio perché saranno le Sue ultime apparizioni è necessaria una mobilitazione spirituale. È un hapax legomenon, un unicum nella Storia delle apparizioni mariane. È un appuntamento con l’umanità per il quale la Madonna chiama tutti i suoi figli per la grande battaglia, di qui l’importanza di una risposta. Questa caratteristica ci porta alla conclusione che sono irripetibili, è il compimento di una presenza materna che Dio ha stabilito nei due millenni della Storia della Chiesa, con il Suo trionfo sul piano di satana.

I punti fondamentali sono: il fatto che sono le ultime apparizioni, che ci introducono in una visione escatologica della Storia della salvezza e, infine, proprio perché sono le ultime la Madonna non può uscire perdente.

Alle Ghiaie di Bonate c’erano tutte le premesse per un’epopea straordinaria, Maria appare come la Regina della famiglia che è una tematica fondamentale del nostro tempo, manipolata da una mentalità modernista. Di fronte ad un fenomeno così grandioso c’è state forzature inopportune. La Regina della famiglia ha accettato il sacrificio della bambina, ma questo non può avvenire con le apparizioni di Medjugorje perché sono le ultime prima del trionfo del suo Cuore Immacolato, necessarie perché il mondo non venga distrutto. C’è un attacco del principe di questo mondo che vuole la rivincita sull’opera della Creazione e Redenzione distruggendole.

La Madonna ha una presenza capillare, lunga, connessa con la Parrocchia e con il pontificato di San Giovanni Paolo II, per impedire a satana di prevalere, di distruggere la fede, di regnare al posto di Cristo. La realizzazione del piano di Maria è necessaria, inevitabile, ineluttabile e certissima.

Non è solo utile ma necessario che il piano di Maria si realizzi perché il mondo abbia un futuro la Chiesa sia la luce delle genti.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

L’imperialismo russo punta al Colle Vaticano

Buongiorno carissimo Padre Livio,

Ascolto spesso con grande piacere le sue dirette e mi è di grande aiuto. In passato sono stato a Medjugorje due volte e spero di tornarci prima o poi. 

In questi giorni la sento spesso mettere in relazione al terzo segreto di Fatima il protagonismo imperialista russo (forse qui bisognerebbe anche aggiungere che le responsabilità occidentali sono tante ma sarebbe altro e lungo discorso).

Allo stato attuale e per quel poco che posso capirne, la Russia non mi sembra abbia i mezzi militari necessari (se escludiamo il nucleare che però hanno anche gli altri) per essere oggi  una minaccia per l’Europa  e ne è prova il fatto che siano impantanati da due anni in una guerra di trincea contro uno stato nettamente più piccolo (per battere la più piccola Cecenia ci sono volute tre guerre), figuriamoci contro l’intera nato per quanti problemi questa organizzazione possa avere.

Allora mi chiedevo com’è possibile che il pericolo venga da li e mi sono dato due possibili risposte. Cioè o è un pericolo non ancora immediato ma che lo sarà tra cinque o dieci anni o ancora più in là. Oppure che alla Russia si unirà la Cina (e altri paesi, Iran, Corea del Nord, alcuni stati africani e arabi, ecc) alla quale la lega sostanzialmente la stessa ideologia, una volta entrambe comuniste, adesso paesi entrambi nazionalisti passati dalla bandiera rossa a un capitalismo di stato contornato da una patina religiosa perché, come lei ben sa, il governo Russo controlla la chiesa Ortodossa o almeno i suoi principali vertici, i Cinesi hanno anche una Chiesa di Stato controllata dal governo.

Volevo chiederle cosa ne pensa, se vede questo pericolo che, a mio parere, sarebbe davvero difficilmente contenibile se non per intervento Divino.  Grazie e buona giornata, sia Lodato Gesù Cristo. 

Carmelo


Caro Carmelo,

il protagonismo imperiale russo dal 1917 (nascita del comunismo) ad oggi non è solo una profezia della Madonna a Fatima, ma è un dato di fatto storicamente riscontrabile e oggi in modo particolare sta mettendo a  soqquadro  il mondo.

Tuttavia pochi nel colgono l’aspetto più subdolo e preoccupante, che è ben stampato nel DNA di Mosca fin dalle origini.

La Moscova, liberatasi da tartari mussulmani, dopo un secolo ha rivendicato per sé la successione dell’impero romano d’Oriente, crollato con la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi (1453).

Questa successione a loro dire riguardava non solo il primato politico ma anche quello religioso, cioè la Cattedra di Pietro che Costantinopoli rivendicava per sé, mentre il Papa conservava la sua Sede a Roma.

Di qui la pretesa della Russia, presente in tutto il corso della sua storia fino ad oggi, di essere “la terza Roma”, cioè la detentrice dell’eredità imperiale e papale.

Questo spiega perché nei secoli i cattolici in Russia sono stati aspramente perseguitati, in quanto eretici e scismatici, parole che abbiamo sentito risuonare di nuovo in questi giorni.

L’attuale autocrate russo conosce bene la storia del suo popolo ed ne ha elaborato l’elemento essenziale, l’intima connessione fra il primato politico e quello religioso in chiave di impero universale.

La sua mente fantasiosa ha immaginato che la restaurazione dell’impero russo può realizzarsi solo con la conquista del Papato. D’altra parte lo stesso Patriarcato della Moscova era stato estorto con la forza a quello di Costantinopoli.

In definitiva nella scala delle priorità la conquista dell’Italia e di Roma sta ai primi posti nell’agenda del Cremlino. E’ dal colle Vaticano che si può dominare il mondo.

Come cercheranno di arrivarvi noi non lo sappiamo, ma il Cielo lo sa e veglia. Dovremmo essere più attenti ai segni premonitori.

Dopotutto non è così difficile partendo, ad esempio, dalla Libia, dove lo Zar ha approntato le sue basi. Come è noto, in Italia sono molti che lo aspettano.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Gli inganni del messianismo terreno rovinano la fede cattolica

Carissimo padre Livio.

Purtroppo il messianismo terreno e politico (le torri di Babele) è una costante tentazione in cui sono caduti gruppi e interi popoli nell’intera storia umana.

Gli apostoli stessi ne sono stati liberati definitivamente solo dallo choc della crocifissione e morte di Gesù nonché dall’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, alla presenza di Maria.

In duemila anni però abbondanti ricadute, anche all’interno del cristianesimo, anche con guerre chiamate sante.

Ma questo non deve stupirci secondo me.

La storia è storia e non deve mai essere stravolta o censurata ma guardata e giudicata con scrupoloso rispetto dei fatti, anche se “vergognosi”: spesso dalle vergogne degli uomini Dio ha fatto nascere, anche attraverso piccoli Resti, martirizzati e non, nuove fioriture di santità e civiltà.

Il massacro del Rwanda del 1994, incredibilmente predetto dalla Madonna in apparizioni in quella stessa nazione tra il 1981 e il 1989 (due veggenti sono ancora viventi), è stata una vergogna di uomini e di cristiani, trasformata oggi da Dio nel miracolo di un paese riconciliato e ricolmo di perdono tra le etnie cristiane di Hutu e Tutsi, che 30 anni fa si sono massacrate tra loro a colpi di ascia (un milione di morti in tre mesi, con le acque di fiumi e laghi diventate rosse di sangue e piene di cadaveri di cristiani massacratisi tra loro).

Pieni di gratitudine, possiamo però guardare alla nostra Chiesa Cattolica del nostro tempo, al nostro Papa Francesco.

Sembra infatti che il bimillenario cammino la abbia liberata da ogni messianismo terreno, anche se suoi componenti (basti pensare alla teologia della liberazione in America Latina) ancora oggi cadono in quella trappola del messianismo politico, giustificatore di violenza e spasmodicamente teso ad un paradiso di giustizia su questa terra, impossibile (e sacrilego) alle forze umane.

Abbiamo scoperto con orrore che la chiesa ortodossa russa è oggi preda di questo messianismo.

Abbiamo scoperto con dolore e stupore che alcuni nostri fratelli cattolici considerano “salvatori” Putin e Kirill. Niente di nuovo.

Da noi abbondavano cento anni fa quelli che consideravano “salvatori” anche Lenin e Stalin.

Se il Signore sta permettendo queste pazzie umane, è per un bene finale maggiore, per il piccolo Resto, martirizzato o meno, e, attraverso di esso, per tutta l’umanità.

Da Fatima a Medjugorje, questo bene maggiore è rivelato come la conversione al cattolicesimo dello stesso popolo russo  e un tempo di pace.

Certo, il tutto assume caratteri unici rispetto alla storia passata.

Questo perché sia la Madonna sia i fatti stessi che stanno accadendo rivelano con grande evidenza che ci troviamo nella fase terminale della storia, in quella Apocalisse descritta da San Giovanni Apostolo e da Gesù stesso nei Vangeli.

I soli fatti dell’odio così diffuso, del rifiuto o dello stravolgimento di Dio così diffusi, e della possibilità che abbiamo di autodistruggerci come specie umana (mai avuta nella storia) lo mostrano con evidenza.

I 3 segreti di Fatima e i 10 di Medjugorje – che dei primi costituiscono una più dettagliata declinazione nonché un preciso collocamento geografico e temporale – ci aiutano a fare ciò che la Madonna fa e ci chiede continuamente di fare con Lei: pregare, pregare, pregare.

La stessa nostra impotenza ci aiuta a farlo.

Guido (Torino)


Caro Guido,

Il messianismo terreno è in sostanza un’impostura anticristica che accompagna la storia cristiana e che ha la sua massima espressione nel fenomeno dell’Anticristo.
Gesù Cristo ha affrontato questa seduzione nel tempo dei tre anni della sua missione evangelizzatrice e ha sconfitto satana abbracciando la Croce.

Nel corso della sua storia la Chiesa deve vigilare, lottare e testimoniare la sua fedeltà a Cristo ogni volta che satana tende le sue insidie.

Questo lo sta facendo in modo particolare nel nostro tempo, quando il Papa è l’unica voce profetica che ha la forza di parlare in nome di Dio e ammonire l’umanità dalle conseguenze  catastrofiche delle guerre pseudoreligiose.

Dispiace constatare che la Chiesa Ortodossa russa abbia preso la via pericolosa di una religiose etnica al servizio dell’imperialismo politico.

Soprattutto dispiace che questa falsa luce sia seguita da cattolici che, in sostanza, preferiscono Barabba a Cristo.

Alla fine, non vi è dubbio, sarà la Chiesa cattolica a trionfare con Maria.

Ave Maria

Padre Livio

🟢LIVE🟢🌾DALLA NOSTRA CAPPELLA 〽️P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO🌾

Don Gianfranco Macor, esorcista: «Il demonio è intelligente. Chiunque comandi gli interessa e Milano è una città di potere…»

di Francesco Battistini.- Corriere della Sera – 14 Aprile 2024

«La possessione diabolica è molto rara. I segnali sono chiari: il primo è l’avversione al sacro. Poi il fatto che una persona fa cose che da sola non potrebbe fare, o parla lingue che non conosce»

Due piccole stanze in sagrestia. Un lettino con un lenzuolo viola, qualche sedia, alle pareti un crocefisso, la Madonna e San Michele Arcangelo. Sul tavolo, una tovaglia verde con la scritta «avec Marie, rendons grâce a Dieu» e un quadretto: «È la beata Eustochio, la protettrice di chi è nella tribolazione spirituale». Gli esorcismi dei milanesi si fanno nella chiesa di San Tommaso, quello che non credeva se non vedeva, tra i palazzi del lusso e della finanza di via Broletto. Ogni tanto squilla il cellulare e don Gianfranco Macor deve rispondere: voci angosciate, aiuto, non so che fare, sto male… «Vedo una decina di persone alla settimana. Ma quelle da seguire costantemente, in questo periodo, sono molto poche: sette-otto in tutto». Don Macor è un ottantatreenne friulano di Codroipo. Uno dei nove sacerdoti della diocesi «ornati di pietà, scienza, prudenza, integrità» ai quali l’arcivescovo Scola, dodici anni fa, chiese aiuto per «i fedeli che si sentano in qualche modo posseduti dal male».

Esercita la prudenza, innanzi tutto: «Il mio è un servizio di consolazione per la persona che soffre. E la prima cosa è capire se possa trattarsi d’un problema psichiatrico o psicologico. In quel caso, la mando da uno specialista. Anche se non è sempre facile. Molti psichiatri sono aperti verso di noi. Ma l’Ordine degli psicologi, no: chi di loro affronta il problema del demonio, potrebbe finire sotto processo». Se il nodo è spirituale, dice don Macor, i segnali sono chiari: «Uno, è l’avversione al sacro. La persona non riesce a pregare, a entrare in chiesa, al momento della comunione si sente bloccata, o bestemmia. Durante l’esorcismo ti grida ‘prete di m…a, chi credi di essere!’, oppure ti lusinga. A volte il fedele fa cose che normalmente non sa fare, sa di fatti che non può sapere, parla lingue che non conosce».

Proprio a Milano, in una causa di divorzio del 2017, i testimoni riferirono d’una donna esile che sollevava panche pesantissime e il giudice alla fine scrisse nella sentenza d’una «forza particolare, qualcosa che esorbita dalla realtà naturale», l’ammissione d’una realtà superiore agli uomini. Don Gianfranco è attento a non banalizzare: «Nella mentalità di molti, passa l’idea che sia tutta e sempre colpa del demonio. Le fatture, le maledizioni, i riti. Ma quelle sono quasi sempre superstizioni, cose da Wanna Marchi. Pericolose, sia chiaro: le persone vi s’affidano perché non credono in Gesù e – dai oggi, dai domani – certe pratiche rischiano davvero d’aprire le porte del male. Il demonio però ha modi suoi per manifestarsi. Con le tentazioni quotidiane, che giocano in genere sulla nostra fragilità. E poi con vere vessazioni, che provocano disturbi notturni, senso d’oppressione, inspiegabili dolori fisici. O con ossessioni, che portano al disprezzo di sé e dell’altro, al desiderio del suicidio. Infine, ci sono le possessioni. Le più rare».

Milano non è ostaggio di Satana, dice don Macor. «E non somiglia certo ad alcuni luoghi della Sardegna, delle Marche, della Sicilia. O a Torino, che ha una grande tradizione anticlericale. Io ho seguito una coppia giovane che ha avuto a che fare coi satanisti milanesi. Sono un mondo chiuso, come le società segrete. Hanno vari luoghi, modalità diverse: una libreria in centro che fa corsi esoterici, migranti che hanno portato un mondo fatto di stregonerie, a Busto Arsizio c’è una scuola di sciamanesimo sudamericano… Molte attività poi nascono come movimenti olistici, per dare benessere, ma sotto sotto c’è altro: qualcosa che parte dallo yoga e in realtà spinge a meditazioni trascendentali che t’illudono di poterti liberare, d’eliminare Gesù e i sacramenti dalla tua vita». Da sei anni, ogni mese, un gruppo con tre psicologhe e una psichiatra esamina assieme a don Macor i casi più seri. Nessun esorcismo al telefono: «C’è chi li fa. Io no. Perché se c’è una reazione particolare, violenta, nessuno contiene il fedele che può causare del male a sé o agli altri. Con uno bello grossouna volta convocai sei persone perché fossero pronte ad aiutarmi».

Tantissimi, i racconti di quel che accade nelle due stanzette di via Broletto. Esorcismi che possono durare pochi incontri o mesi. La pia donna che chiede una grazia, non la ottiene e allora si scatena nell’odio per il sacro: le urla sulla tomba d’un santo, gli sputi sulle reliquie, la necessità di preghiere potenti. Oppure la signora che sul lettino «s’agita come una serpe»; l’universitaria che una notte di Halloween sta in giro, torna e da quel momento desidera solo suicidarsi; il quattordicenne che finisce in un giro di satanisti: «Una sera alle dieci viene e mi dice: stia attento, don, perché sanno che vengo da lei…». C’è anche un tizio che durante gli esorcismi s’alza e prova ad avventarsi su don Gianfranco: «Ma ogni volta si ferma a distanza. Non riesce a raggiungermi, a mettermi le mani addosso. Non mi spavento. Perché io sono autorizzato dal mio vescovo e quindi ho la garanzia della protezione del Signore».

Diceva don Gabriele Amorth, il più famoso degli esorcisti, che pochissimi nella Chiesa credono all’esistenza del diavolo: pure il generale dei gesuiti, due anni fa, l’aveva liquidato come una semplice «realtà simbolica». Ma se non ci credono molti preti, perché dovrebbero crederci gli altri? «Perché i laici, l’esistenza del demonio, la provano sulla loro pelle. Fra i sacerdoti, il tema non è molto approfondito. Però Paolo VI disse nel 1972 che il male non è un concetto: è una persona. E anche papa Francesco parla di un’azione straordinaria del demonio». Dal 2014 è riconosciuta l’Aie, l’Associazione internazionale degli esorcisti – 900 nel mondo, 240 in Italia – che ha un sito, i numeri di cellulare su internet, cinque giorni all’anno di formazione, dossier mensili d’aggiornamento. 

E ai vescovi, che sono i titolari dell’attività esorcistica, indirizza chiunque chieda aiuto. Ma chi? «Non vedo solo signore o studentesse. Anche avvocati, professionisti. È venuto perfino un astrologo». Qualche politico? «No. Però il problema c’è». La Lega che s’ispirava ai druidi e faceva cerimonie pagane sul dio Po? «Non mi riferisco solo all’ampolla di Bossi. Compare una rete di neopaganesimo internazionale, più estesa, che va studiata. Sta sia a destra, sia a sinistra. Perché il demonio è intelligente. Milano è una città di potere. E chiunque comandi, gli interessa».

L’apatia politica dei russi tra guerre e attentati

di Stefano Caprio- 14 Aprile 2024

Secondo il capo del centro Levada, il principale istituto russo di indagine sociologica, “solo il 10% dei russi si interessa attivamente di politica, e la guerra comporta una super-politicizzazione di una minoranza a fronte della de-politicizzazione delle masse”. Mentre solo il 30% è disposto a concedere fiducia alle persone esterne alla sempre più ristretta cerchia di parenti e amici.

Una delle conseguenze della strage del Krokus City Hall ad opera dei terroristi dell’Isis-Khorasan, oltre al rigurgito di intolleranza verso i migranti dell’Asia centrale presenti in tutta la Russia, è lo sprofondamento ulteriore della popolazione russa nell’apatia e nelle depressione, causata dalla perdita di ogni speranza in un futuro di relazioni normali con il mondo intero per via della guerra, e dall’incertezza della stessa convivenza interna sempre più sottoposta alle repressioni dall’alto, e ora anche agli attentati e ai pericoli nei luoghi di aggregazione. L’11 aprile è stato sventato per un pelo il tentativo di un centrasiatico di far saltare in aria una sinagoga di Mosca.

La reazione dei russi all’invasione iniziata il 24 febbraio 2022 era già segnata dalla presa di distanza dalla politica, come se la questione riguardasse soltanto “i vertici” che evidentemente “avranno le loro ragioni” per decidere azioni così radicali. In quel momento, del resto, lo scetticismo e l’indifferenza verso tutto quanto accade nel mondo e all’interno del Paese erano già fortemente alimentati dal biennio della pandemia di Covid-19, ritenuto in buona parte un “complotto mondiale” deciso da qualche potere oscuro, in America o in Europa, per impadronirsi delle coscienze dei popoli più indifesi, e questo complesso di persecuzione è rimasto molto radicato nell’animo dei russi, come anche di tanti altri popoli.

Oggi la “politica dello struzzo” non si giustifica soltanto con la volontà di preservare il proprio spazio privato, in quanto ormai la guerra penetra profondamente la vita e il mondo dell’informazione, con tutti i condizionamenti della propaganda di Stato da una parte, e della condanna universale dall’altra. Il capo del Levada-centr, il principale istituto di indagine sociologica della Russia, Denis Volkov, spiega sulla rubrica Signal di Meduza che “solo il 10% dei russi si interessa attivamente di politica, e la guerra comporta una super-politicizzazione di una minoranza a fronte della de-politicizzazione delle masse”. La reazione alle questioni drammatiche della società e delle relazioni esterne è la frase russa davaite nie ob etom, “non parliamo di questo”, per preservare sé stessi ed evitare qualunque forma di repressione, soprattutto in seguito alle possibili delazioni di qualunque persona circostante, non potendo più ripetere “non ne so niente” o “non capisco nulla di queste cose”, visto che ormai le tragedie sono sotto gli occhi di tutti.

Del resto, l’indifferenza e il rifiuto sono anche una conseguenza dei conflitti sociali del decennio eltsiniano, che avevano distrutto il senso di “reciproca fiducia” che rimaneva dall’eredità sovietica, almeno nelle generazioni meno giovani. La politica del “mondo liberale” è stata vista come “una cosa sporca”, senza ideologie o principi in cui riconoscersi, strumento di manovre da parte dei potenti e degli oligarchi più spregiudicati. Sempre secondo i sociologi, i russi nell’era post-sovietica sono sempre meno disposti a fidarsi anche degli amici e dei conoscenti, e su questo si è costruita la “verticale del potere” putiniana: ognuno si occupi dei fatti suoi, che alla cosa pubblica ci pensiamo noi per tutti, e del resto del mondo è meglio non fidarsi proprio. La fiducia reciproca aumenta nei momenti di crisi, quando si ha paura di non farcela da soli e ci si sente dipendenti dagli altri, cercando qualcuno che sia credibile; se ci si chiude al mondo e si proclama che tutti i problemi sono risolti “dall’alto”, il bisogno di guardarsi intorno si dissolve sempre più.

Il massimo teorico della “sociologia della quotidianità”, il polacco Piotr Sztompka, spiega che “solo la fiducia può permettere di uscire dalla frustrazione di non farcela di fronte ai problemi sociali”, ma da tutte le indagini risulta che negli ultimi trent’anni solo il 30% dei russi è disposto a concedere fiducia alle persone esterne alla sempre più ristretta cerchia di parenti e amici, e la percentuale era ulteriormente scesa tra il 2018 e il 2020, in seguito alla riforma che ha elevato l’età pensionistica, facendo crollare anche la certezza dell’assistenza materiale da parte dello Stato, per non parlare poi degli anni successivi di pandemia e di guerra. Le pubbliche dichiarazioni di lealtà al capo dello Stato, come quelle del plebiscito elettorale di Putin lo scorso 17 marzo, o quelle rivolte all’esercito e ai servizi di sicurezza, appaiono in realtà una vera cortina fumogena per nascondere la propria volontà di non credere a nessuno, di evitare qualunque tipo di coinvolgimento o di conflitto nella vita di tutti i giorni. Meglio andare di corsa a omaggiare lo zar, soprattutto dopo tragedie come la morte dell’ultimo dissidente Aleksej Naval’nyj, prima che qualcuno se la prenda direttamente con noi.

La verità è che la sfiducia reciproca è ormai la norma della vita sociale russa, ciò che risulta visibile dall’ipocrita consenso all’interno e specularmente dall’impossibile accordo tra i russi all’estero, che non riescono mai a creare un polo compatto di opposizione, come invece hanno dimostrato di saper fare i bielorussi. La solidarietà ideologica dell’era sovietica è stata del resto sostituita dal miraggio del successo personale nell’era degli oligarchi, poi riassunta dall’autocrazia dell’oligarca supremo nel nuovo millennio. Perfino nella Chiesa ortodossa si è imposta la dittatura patriarcale, in una tradizione che dovrebbe essere prevalentemente “conciliare”, ma la sobornost teologica è stata sostituita da quella politico-ideologica rappresentata dalla figura di Vladimir-Kirill Gundjaev, l’alter ego ecclesiastico dello zar Vladimir V. Il recente Nakaz, documento di proclamazione della guerra santa, è stato propagandato come dogma religioso, pur essendo l’ennesimo delirio ideologico che nulla dovrebbe avere a che fare con la Chiesa, anche se è stato presentato dal patriarca nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, all’ombra del Cremlino.

L’apoteosi dell’apatia si dimostra nella finzione entusiastica dei “valori tradizionali morali e religiosi”, che tutti celebrano e nessuno pratica, dalla famiglia “naturale” alla difesa della vita nascente, fino all’educazione dell’infanzia, a cui si pretende di insegnare fin dall’asilo a scagliare droni d’assalto contro il nemico. Il falso collettivismo patriottico si risolve in realtà nell’individualismo più cinico e radicale, ben di più del narcisismo digitale delle società occidentali: in chiesa in Russia non va quasi nessuno, tranne quando si fanno benedire nel cortile le uova e il kulič, il panettoncino pasquale, un gesto apotropaico analogo a quello di recarsi al seggio a votare per Putin. Un altro importante sociologo, Grigorij Judin, definisce la società russa come un “popolo su richiesta”: tutti comunisti poi tutti ortodossi, tutti pacifisti e poi guerrafondai, a seconda di quello che viene imposto dall’alto, tutti omofobi e tradizionalisti laddove il divertimento più diffuso sono i sexy-bar e gli spettacoli notturni di ogni tipo di orientamento, che oggi la polizia chiude dimostrativamente (uno su cento) per esaltare la “conversione patriottica” del popolo.

“Non parliamo di questo”, cioè della guerra e della mobilitazione, che si deve lasciare solo alla černota, la “negritudine” come si usa nel gergo russo chiamare i caucasici, a cui si associano gli asiaty, i popoli minori della Siberia, i criminali e perfino i politici accusati di corruzione e altri reati, che si fanno qualche settimana al fronte in Ucraina per rifarsi una verginità. Dalla guerra sono arrivate le sanzioni, che dovevano far crollare l’economia russa che invece continua a reggere, e se non arriva il vino francese ci beviamo quello georgiano, al posto della Maremma e della Costa Azzurra si va in vacanza ad Antalya o Bali.
Certo, gli indicatori economici dimostrano chiaramente che la Russia sta andando verso un nuovo zastoj, una “stagnazione” economica simile a quella brezneviana; quella che Putin magnifica come “la quinta economia del mondo e la prima in Europa” in realtà non cresce ormai da un decennio, e le prospettive sono tutt’altro che rosee, con la perdita dei mercati occidentali e le spese abnormi per proseguire la guerra a tutte le latitudini. Ci si dovrà accontentare, come quando sotto Brežnev non mancavano mai il salame e la vodka, e non sarà facile per una popolazione ormai abituata al lusso sfrenato, soprattutto a Mosca e a San Pietroburgo, le metropoli che ora vivono nel terrore degli assalitori tagichi. E i tagli alle spese sociali si fanno sempre più sentire, dalle gelate senza riscaldamento dell’inverno che si allontana, alle alluvioni senza argini né protezione in fondo agli Urali, per cui si accusano i malvagi kazachi di non aver svuotato per tempo i pozzi, un’altra buona ragione per organizzare quanto prima una nuova “operazione militare speciale” per riportare all’ordine tutti i vassalli dell’Asia centrale.
Un cantautore italiano scomparso prematuramente, Francesco Puccioni in arte Mike Francis, fece uscire nel 1984 il suo primo album, Let’s Not Talk About It, una musica di genere “disco-funky” che ottenne un certo successo anche in Unione Sovietica, dove tutto il Paese si fermava per guardare le puntate registrate del Festival di Sanremo e si adoravano i cantanti italiani, alcuni dei quali calcano ancora oggi i palcoscenici della Russia putiniana. “Non parliamo di questo”, allora era la voglia di dimenticare i conflitti degli anni di piombo per cominciare a godersi la vita, e in Russia iniziava a diffondersi la voglia di farla finita col sistema totalitario, a cui oggi è tristemente tornata. Il mondo va a rotoli, le guerre si moltiplicano, perfino le acque si riversano come un nuovo diluvio universale; ma di questo, in Russia e in tanti altri posti al mondo, è meglio non parlare.

BUONA DOMENICA

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

Cari amici,

i vangeli del tempo pasquale ci fanno rivivere l’esperienza incredibile degli apostoli nel giorno dopo il sabato, che per noi è divenuto la Domenica, quando hanno visto il Signore risorto.

E’ accaduto qualcosa di inimmaginabile, mai successo nella storia, neppure in quella sacra, che una persona crocifissa, morta e sepolta apparisse viva ai loro occhi, nella sua ben conosciuta identità, con un corpo spirituale ma reale, con impressi i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi e con una trafittura nel costato  causata da un colpo di lancia.

Eppure è la stessa persona che era stata catturata nel Getzemani, bastonata e legata, condannata a morte dal Sinedrio, fatta  flagellare da Pilato e poi inchiodata a una croce dove aveva esalato l’ultimo respiro. Come se tutto questo non bastasse era stata richiusa in un sepolcro come se da lì non dovesse mai uscire.

A cosa pensare quando se la trovano davanti che parla con loro, li chiama per nome, ricorda loro quello che è accaduto. Quei poveretti aveva perso la fede e con essa anche le parole di Gesù sulla sua resurrezione.  Ovvio che pensano a un fantasma e tremano di paura.

Così capita a tutti quelli che hanno perso la fede e la loro vita cade in preda ai spettri che l’angoscia mette davanti ai loro occhi. In questa situazione è precipitata la nostra generazione che ha rinnegato Gesù Cristo come se Lui non fosse mai uscito dal sepolcro.

Gli apostoli però, pur avendo ancora una fede informe, amavano Gesù e il loro cuore non si era indurito. Gesù è materno e si abbassa alla loro carnalità. Si fa dare del pesce e lo mangia davanti a loro. Questo basta perché la paura si dissolva e i cuori si riempiono di gioia. 

Con l’umiltà della fede da morti che erano divengono persone vive, come avviene anche a noi con la conversione, e Gesù li investe di una missione che glorificherà la loro vita e la renderà immortale nei secoli.

Questo radicale cambiamento avvenga anche per noi, riportando Cristo risorto al centro della nostra vita e testimoniando la sua luce e la sua gioia in questo mondo di tenebre e di morte.

Vostro Padre Livio


Vangelo

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

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