Mese: Marzo 2024 Pagina 8 di 17

Pensiero spirituale sulla divina Provvidenza che opera nella storia umana
Cari amici, ognuno di noi è guidato, illuminato e protetto dalla divina Provvidenza perché persegua il fine della vita che è la salvezza eterna. Tuttavia, la divina Provvidenza non opera soltanto nella vita delle singole persone, ma riguarda anche la Storia umana nella sua generalità, nella sua totalità. La Storia umana ha come protagonista l’uomo ma non è l’unico.
Ci sono tre libertà che agiscono e la prima è l’Onnipotenza divina, che è un’onnipotenza d’amore. Per quanto Dio abbia creato gli uomini e gli angeli – operativi e presenti nella Storia umana – possiamo e dobbiamo dire che l’attore principale è proprio Dio. Lo diciamo anche nel Catechismo antico di San Pio X: Dio ha cura e provvede alle cose create, in modo particolare all’uomo perché raggiunga il proprio fine, il fine della vita.
La Provvidenza divina è operativa nella Storia ed è presente su tutto. Non c’è nulla che accada e che Dio non sappia, non voglia o non permetta. Si pone il problema gravissimo della permissione divina del male che è un grande mistero, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero
395:
La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).
Noi, già attraverso la Storia Sacra e la divina Rivelazione, possiamo capire che la divina permissione del male è volta ad ottenere un bene maggiore. Uno degli eventi più importanti della permissione divina del male è la Passione di Cristo, che è stata sobillata dal demonio. Dio ha permesso la Passione di Suo Figlio per la Redenzione del mondo. Questo è un esempio di come la permissione divina del male va collocata nel governo di Dio nel mondo, che è un governo di amore, di giustizia e di Misericordia.
Poi c’è l’uomo, protagonista importantissimo della Storia umana. Vediamo fin dall’inizio il peccato originale, la grande rivelazione dell’uomo in grazia e in amicizia con Dio. Sempre nell’ambito della fede e dell’amicizia con Dio, Adamo ed Eva hanno subito la tentazione, ascoltando la seduzione del serpente, ritenendo Dio menzognero. Hanno commesso liberamente un peccato gravissimo, dando inizio alla catastrofe delle origini, che è, appunto, il peccato originale. Tutta la Storia umana è condizionata da questa caduta drammatica, che ha inquinato la natura umana rendendola più fragile e debole rispetto all’esercizio e all’intelligenza della volontà e dei rapporti con Dio.
Così la Storia umana è andata sotto il dominio del demonio, anch’esso attore della Storia. Il brano della Bibbia ci descrive il serpente antico che viene cacciato e precipita sulla Terra, trascinando con sé un terzo delle stelle. Il demonio, appena è stato cacciato dall’arcangelo Michele dal Cielo, è venuto sulla Terra e ha incominciato subito a sedurre gli uomini, iniziando dalla prima coppia nel Paradiso terrestre. Da allora ha cercato di impossessarsi del mondo e di diventare lui il re del mondo. Tutto questo attraverso la tentazione e la capacità del serpente di muovere la nostra volontà, presentando il male sotto forma di bene.
C’è un dato di fede che ci tranquillizza: nonostante l’uomo sia libero e anche il demonio abbia la libertà di tentare, saranno sempre e comunque sotto il governo di Dio, sempre nell’ambito della divina permissione. Il demonio non può fare più di quello che Dio ha stabilito; perciò, il suo potere è sempre limitato, per quanto il demonio cerchi di incrementarlo.
La Verità di fede che ci tranquillizza è il fatto che, come dice San Tommaso D’Aquino, nonostante l’uomo sia veramente libero e satana abbia un potere di seduzione e distruzione enorme, solo la Volontà di Dio si realizza sempre. Questo ci tranquillizza perché mai la volontà umana e la volontà del demonio potranno decidere di fare ciò che Dio non vuole che sia fatto. Se Dio vuole che il mondo non sia distrutto, non verrà distrutto. Se Dio vuole che la bomba atomica non si usi, non verrà usata. Questo ci dà molta forza, anche perché molte volte Dio subordina la Sua volontà alle nostre preghiere, alle nostre decisioni, ai nostri sacrifici e a tutto ciò che mostra a Dio il nostro amore e la nostra fedeltà.
Questi principi fondamentali della salvezza li vorrei applicare alla realtà del nostro tempo. La divina Rivelazione ha svelato il progetto di Dio per quanto riguarda il mondo che è quello di preparare per le sue creature intelligenti e libere – che sono gli angeli e gli uomini – una gloria eterna del Cielo e una partecipazione alla Sua gloria. È un progetto particolare per l’umanità perché la natura umana per grazia è stata elevata a unione con la persona divina del Verbo. Possiamo dire che c’è questo ammirabile sposalizio fra natura umana e persona divina del Verbo. Questo progetto straordinario di Dio, come dice San Pietro, fa sì che diventiamo partecipi della natura divina e quindi dell’eterna comunione d’amore della Santissima Trinità. Questo progetto si realizza per tutti quelli che lo accolgono e lo decidono, perciò la libertà dell’uomo diventa decisiva. Quanti si salvano dipende soprattutto da noi stessi, dipende dalla nostra corrispondenza alla grazia.
La Divina rivelazione ci ha svelato questa fase della Storia, la Storia della Chiesa. La Storia ha un cuore che è l’Incarnazione e la Redenzione operata da Cristo. Tutta la Storia precedente è orientata all’Incarnazione, un evento di grazia per tutta l’umanità del passato e del futuro. La grazia di Cristo ha agito prima ancora della Redenzione, la stessa Vergine Maria è stata redenta perfettamente e non è stata toccata dal peccato originale perché la grazia di Cristo non ha limiti di spazio e di tempo. La grazia di Cristo morto e risorto straripa nella Storia, nel passato, presente e futuro.
Per quanto riguarda il tempo della Chiesa, che non sappiamo quanto durerà, la parte finale è soggetta alle grandi prove. Questo l’ha stabilito la divina Provvidenza così che la Storia della Chiesa sia come la Storia di Cristo. Come la Storia di Cristo è stata quella della sua Passione e Resurrezione così la Storia della Chiesa, nella sua parte finale che è quella che stiamo vivendo, deve vivere la sua Passione e la sua Resurrezione. Quindi, questo tempo di prove – come l’ha chiamato la Madonna – è sotto l’egida e il governo della divina Provvidenza, non dobbiamo avere paura. Tutto questo farà sì la potenza del male verrà umiliata e alla fine la Chiesa trionferà con Maria e poi avremo il tempo di pace. Ci sarà l’attacco finale di satana ma finirà nel nulla, Cristo trionferà e ci saranno Cieli e Terra nuovi. Questa è la prospettiva che ci dà la divina Rivelazione, dove si vede che alla fine la potenza del male viene sempre sconfitta.
Nella vita personale e nella Storia umana, nella misura in cui siamo fedeli a Dio, c’è sempre la vittoria del bene. Più siamo fedeli, più sarà grande la vittoria del bene e più anime si salveranno. È in questa prospettiva che dobbiamo guardare in avanti.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”
L’APPARIZIONE DELLA REGINA DELLA PACE A MIRJANA E’ AVVENUTA ALLE 13.23 – 13.27 NELLA SUA CASA PRIVATA.

Alla croce Blu e fuori dalla casa di Mirjana erano raccolte in preghiera migliaia di persone, in particolare italiani, che da tempo non si vedevano così numerosi a Medjugorje.
Ringraziamo la Regina della pace per averci donato questa giornata straordinaria e Radio Maria Medjugorje per avercela fatta gustare in diretta radio e sui nostri social.

“Il leone ruggente (la Russia) avanzerà sulla cattedra di Pietro per diffondere i suoi errori” : la drammatica attualità delle profezie della Beata Elena Aiello
Caro Padre Livio
Grazie per il suo inesauribile zelo, attraverso il quale quotidianamente invita alla conversione e alla preghiera .
Gli indici di andamento del suo blog testimoniano senza alcun dubbio che l’uomo di oggi ha sete , ma di quell’acqua che non farà più avere sete.
Grazie anche alla Madonna che è con noi, non ci abbandona e che la conserva in salute e fervoroso.
Le scrivo perché sono rimasto impressionato da una profezia della beata Aiello che risale al 1960 ma che tuona attuale come non mai.
8 maggio 1960: «La Russia è pronta a scatenare tutte le forze del male e sfogherà tutto il suo furore. Sarà una bufera infernale. La guerra sarà prossima. La Russia si abbatterà su diverse nazioni. Il fuoco comincerà da est a ovest. Anche nel Nord-Africa e poi nel Medio Oriente vi saranno molte rivoluzioni. Il sangue scorrerà a rivi. Il tempo non è lontano. I sacerdoti saranno perseguitati; le chiese saranno profanate, specie nella città santa. Pregate perché il Papa non cada in mano ai russi»
E ancora <<… La Russia ha preparato le armi segrete contro l’America, contro la Francia e contro la Germania. La guerra è prossima. Il Reno della Svizzera sarà pieno di cadaveri e di sangue. Il Papa dovrà tanto soffrire. Il leone ruggente avanzerà sulla cattedra di Pietro, per diffondere i suoi errori. Il fiele della Russia avvelenerà tutte le nazioni, specie l’Italia. >>
Ho sottolineato le parti più sconcertanti, che maggiormente sembrano fotografare la realtà odierna. Non sono forse Francia e Germania le nazioni che paiono oggi più bellicose nei confronti della Russia ? Non è forse l’Italia il paese in cui si ritiene via sia il maggior numero di “filo-Putin”, vittime della propaganda e della disinformazione Russa ( il fiele di cui parla la profezia). Per non accennare nemmeno a quanto sta accadendo in medio oriente …
Ma ecco, come sempre, la luce della speranza che nasce dalla fede .
Aggiunge infatti la beata: <<… Se si prega e si fa penitenza il mio Cuore trionferà e le porte dell’inferno non prevarranno…>>
Come non vedere qui una coerenza incredibile con Medjugorje? Il castigo di Dio incombe, è evidente. Tuttavia la conversione, il ritorno a Dio, la preghiera sono i soli strumenti per mitigare e alleviare oppure, chissà, addirittura evitare i castighi divini e affrettare il tempo del Trionfo Della Regina della Pace.
E cosa la Madonna sta chiedendo da ormai più di 40 anni? Null’altro che questo. Qualcuno può realmente avere dubbi ? Coraggio quindi … non c’è altra strada, il tempo stringe.
Alessandro
Caro Alessandro,
ti ringrazio per questo richiamo alle profezie della Beata Elena Aiello perché ci sono affermazioni sulla cui attualità non ci possono essere dubbi, nonostante risalgano agli anni 60.
Si tratta innanzi tutto del progetto imperialista sovietico-ortodosso della Russia, che prende di mira l’Europa e che è in pieno svolgimento con l’invasione in Ucraina.
Tuttavia ciò che mi sembra più rilevante sono le parole profetiche che riguardano l’Italia e la Cattedra di Pietro. Infatti il folle piano russo, mai negato anzi da secoli coltivato, è quello di impadronirsi del Papato, così come si sono a suo tempo intestati il Patriarcato estorcendolo al Primate di Costantinopoli.
Il mito russo di Mosca “Terza Roma” significa che il primato religioso di Roma, città dove sono hanno subito il martirio gli apostoli Pietro e Paolo, debba ormai essere preso dalla Chiesa Ortodossa russa, in quanto sedicente unica Chiesa che abbia conservato intatta la fede.
Ovviamente la conquista avverrà a suon di missili e carri armati, supportati dalle minacce di bombe nucleari. In Italia sarà tutto più facile perché i putiniani abbondano. La pagheranno anche loro perché non ci sono dubbio che i Russi non ci penseranno due volte a vuotare le case, le banche e tutti il resto senza guardare in faccia a nessuno. L’esempio dell’Ucraina è davanti agli occhi di tutti.
E’ incredibile tuttavia come sia sottile e puntuale la profezia della Beata Aiello nello svelare che ciò che preme ai Russi nell’occupare l’Italia. L’obbiettivo è di avanzare fino alla Cattedra di Pietro. Insomma a loro interessa in primo luogo il Papato. Ma per farne che cosa?
Il piano è quello di un impero mondiale russo-ortodosso che da Roma potrà diffonderà ovunque le sue menzogne: “Il fiele della Russia avvelenerà tutte le nazioni, specie l’Italia. >”. Quali errori? Un cristianesimo ridotto a Jaidismo, cioè a una religione al servizio potere umano, che eleva se stesso all’adorazione universale. Tutti dovranno prostrarsi davanti alla “ santa Russia”
C’è solo da pregare, esorta la beata Aiello, che il Papa non cada in mano ai Russi e che possa tenere accesa la fiammella della speranza.
In questa luce acquista un significato particolare la profezia di La Salette riguardo a Roma. “Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo”.
Di certo non potrà essere la Roma dei Papi a perdere la fede. Ma sarà la Roma che i Russi hanno invaso, occupando la Cattedra di Pietro, dalla quale diffonderanno i loro veleni mortiferi nel mondo.
In questo contesto trova anche una spiegazione l’enigmatica profezia della Madonna a Fatima: “ Il Portogallo conserverà il Dogma della fede”. Si sono date le spiegazioni più inverosimili al riguardo. Ma in fondo tutto diventa più chiaro se si ipotizza che l’invasione russa non raggiungerà il Portogallo.
Caro Alessandro, come tu hai ben sottolineato, le profezie della Beata Elena Aiello hanno una attualità sorprendente, che svela il corso della storia e che ci mettono in guardia dai grossolani messianismi di stampo moscovita.
In fondo la Profezia della Madonna, da Fatima a Medjugorje fino al compimento dei dieci segreti, riguarda proprio la Russia, strumento col quale satana punta a distruggere la Chiesa cattolica e l’intero pianeta.
E’ infatti la Russia l’Anticristo di questa prima fase dell’Apocalisse ed è straordinario che si manifesti con chiarezza proprio oggi 18 Marzo 2024, giorno della consacrazione dello Zar eterno.
Il piano infernale fallirà, la casta sacrilega crollerà e il popolo semplice diventerà cattolico.
Ave Maria
Padre Livio

di Fabrizio Caccia – Corriere della Sera – 17 Marzo 2023
Con l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, 67 anni, il capo di stato maggiore della Difesa, è arrivato il momento di fare un punto sulla grave situazione internazionale e sui rischi che corre il nostro Paese.
Partiamo da qui, ammiraglio: la Russia sta davvero vincendo la guerra?
«Direi proprio di no. Quello che Putin voleva ottenere, cioè una vittoria in tre giorni, arrivare a Kiev e sovvertire la governance ucraina, non è accaduto. Sono passati due anni e tutti i suoi obiettivi strategici sono falliti. Addirittura Finlandia e Svezia sono entrate nell’Alleanza atlantica che ora può contare su 32 Paesi.
È vero, adesso è in corso un contro-contrattacco di Mosca, ma fa parte della dinamica degli eventi. L’importante è che non si affievolisca il sostegno internazionale, perché la resistenza e il coraggio del popolo ucraino non sono cambiati, sono gli stessi di due anni fa».
Vuole dire che l’Europa dovrebbe fare di più per aiutare l’Ucraina?
«Sì, lo deve fare per aiutare gli ucraini ma non solo, anche per difendere i nostri valori, il nostro stesso modo di vivere. Perciò è necessario potenziare gli investimenti, essere coesi e lavorare sul multidominio, attrezzarci cioè per essere pronti su un ventaglio di arene: lo spazio, il cyber, la disinformazione. Sono queste le nuove frontiere».
Il presidente francese Macron ha offerto di inviare le sue truppe a Kiev, il ministro Crosetto lo ha escluso. C’è preoccupazione tra i nostri militari?
«No, il governo è stato chiaro, i nostri militari non andranno, anche se — fatemelo dire con orgoglio — sarebbero preparati a intervenire in un simile scenario».
Nel vertice di Weimar si è parlato di missili a lunga gittata da mandare in Ucraina: quanto sarebbero importanti per raddrizzare le sorti del conflitto?
«Non c’è dubbio che sarebbero importanti, ma andrebbero utilizzati con criterio. Occorre evitare il rischio di un effetto escalatorio e il coinvolgimento indiscriminato della popolazione».
Il ministro Tajani ha sottolineato il pericolo nucleare. Quant’è grande?
«Beh, io credo che lo stesso Putin sia consapevole che l’uso del nucleare sarebbe una sconfitta anche per lui. Il mondo intero non avrebbe un domani».
E per questo, forse, papa Francesco ha parlato del «coraggio della bandiera bianca»…
«La bandiera bianca nel mondo militare significa resa, ma penso che il Papa avesse in mente altro: il suo era un vero e proprio appello alla diplomazia per trovare una via negoziale che porti alla pace e salvaguardi l’essenza stessa della vita umana».
Il ministro Crosetto nei giorni scorsi ha escluso il ritorno della naja obbligatoria ma ha parlato anche del problema dell’età media sempre più alta tra le nostre forze armate. Ne potrebbe risentire l’operatività?
«Lo escludo, anche perché il governo sta già lavorando a un nuovo modello di sistema difesa-sicurezza integrato. L’ipotesi dei riservisti per esempio ha una sua validità».
E, da ammiraglio, che pensa della missione Ue Aspides ma soprattutto del ruolo guida dell’Italia?
«La situazione nel Mar Rosso è degenerata e la missione quindi è necessaria: ricordo che il 40% delle nostre merci passa per il canale di Suez. Per quanto riguarda la guida italiana credo sia il riconoscimento al valore e all’impegno negli anni delle nostre missioni: in Iraq, in Kosovo, in Libano, nel Golfo Persico».
La preoccupano le minacce degli Houthi all’Italia?
«Fanno parte della narrazione, ma non ci fanno paura. Abbiamo già reagito due volte ai loro attacchi, se capiterà la terza reagiremo ancora. Quando la nave Duilio ha abbattuto il drone, nel primo attacco, ho provato l’orgoglio di essere stato un marinaio e di essere un militare italiano. Il comandante Quondamatteo e il suo equipaggio sono stati bravi».
Come vede il futuro?
«L’Italia ha bisogno che l’Alleanza atlantica faccia attenzione non solo al fianco Est ma anche al Sud, dove i cambiamenti climatici, i fenomeni migratori incontrollati, il rischio di infiltrazioni terroristiche, le mire di Russia e Cina, perfino gli idrocarburi e le terre rare dell’Africa usate come armi di ricatto, costituiscono una minaccia alla stabilità dell’area. Guai ad abbassare la guardia».

di Stefano Caprio Asia news – 16 Marzo 2024
L’esito delle elezioni presidenziali e la stessa percentuale dei votanti sono già di fatto decise mentre la gente si reca ai seggi. Il consenso al regime putiniano è stato definito dal dissidente Vladimir Kara-Murza – sepolto in un lager siberiano – soltanto un effetto “del terrore e dell’apatia”. E l’eterno zar è solo l’apparenza di un sistema che esclude l’anima umana.
Sono ancora in corso le elezioni presidenziali in Russia, ma il Comitato elettorale nazionale (Vits) ha praticamente già diffuso da qualche giorno i risultati, che vedono il presidente (mai) uscente Vladimir Putin vincitore con circa l’80%, su una cifra analoga di partecipanti al voto. L’affluenza è il dato più intensamente ricercato e garantito, nonostante la scarsa propensione degli elettori a recarsi alle urne, con la precettazione obbligatoria degli impiegati statali e dei dipendenti delle ditte che vogliono ancora avere un futuro in Russia, oltre alla manipolazione del voto elettronico, un meccanismo regalato dal Covid e ormai imprescindibile per arrotondare le cifre delle presenze “a distanza”, dimensione del mondo virtuale che sempre più sta sostituendo quello reale.
Il consenso al regime putiniano è stato definito dal dissidente Vladimir Kara-Murza – sepolto in un lager siberiano in attesa del colpo di grazia della “morte improvvisa” in stile navalnista – soltanto un effetto “del terrore e dell’apatia”, i sentimenti che caratterizzano l’attuale popolazione russa, in ossequio alle sue tradizioni secolari, i cosiddetti “valori morali e spirituali”: il terrore è la morale, l’apatia lo spirito di cui si nutrono i russi da oltre mille anni. In realtà secondo il Vits il consenso a Putin può essere tranquillamente calcolato al 100% e oltre, assommando i risultati degli altri candidati di contorno, essendo stato eliminato il possibile pallido oppositore Boris Nadeždin.
All’80% di Putin infatti si può tranquillamente assommare il 4% di Nikolaj Kharitonov, il candidato dei comunisti del Kprf, il partito rinato nel 1996 contro Eltsin e che ha fatto da apripista alla Russia Unita di Putin. Negli anni passati gli appelli al “voto utile” di Aleksej Naval’nyj avevano tentato di coinvolgere almeno in parte i comunisti in un’alternativa “ideologica”, se non proprio in una vera opposizione, appellandosi all’orgoglio di una formazione legata ai fasti del lungo dominio sovietico.
Ma il 76enne Kharitonov non è certo un esponente dell’ala più interventista del partito, presiedendo dal 2021 il comitato della Duma per lo sviluppo dell’Estremo oriente e dell’Artico, e avendo ricevuto da Putin l’onorificenza di “Eroe del lavoro” soltanto lo scorso anno. Tanto meno appare in qualche modo attraente la candidatura del 56enne Leonid Slutskij accreditato al 3%, esponente dei liberal-nazionalisti del partito Ldpr fondato negli anni eltsiniani dal massimo populista russo degli ultimi trent’anni, Vladimir Žirinovskij, che è stato privato dalla morte prematura della gioia da lui tanto invocata, quella di assistere alla rivincita della Russia contro il mondo intero nella guerra in Ucraina.
Potrebbe forse considerarsi in qualche modo distaccata dall’apoteosi putiniana la presenza alle elezioni di Vjačeslav Davankov, quarantenne di Smolensk presentato dal partito “Uomini nuovi”, una formazione creata nel 2020 di orientamento “comunitario, liberale e progressista”, in realtà accusata di essere un progetto sponsorizzato dal Cremlino con l’obiettivo di sottrarre voti ai navalnisti. Davankov è attualmente vice-presidente dell’assemblea federale, una struttura sovra-parlamentare che appare meno coinvolta nella retorica bellica, ed è stato indicato da alcuni come possibile nome alternativo rispetto al consenso plebiscitario putiniano, dopo l’eliminazione di Nadeždin. Per questo le sue percentuali oscillano tra il 5 e il 7%, e rimane uno spazio valutato tra il 6 e il 9% di indecisi; se si attribuiscono anche queste cifre al sostegno del presidente, di fatto Putin vince con oltre il 100% dei consensi. Altri sondaggi meno ufficiali vedono Kharitonov e Slutskij davanti a Davankov, ma la differenza dei fattori non cambia le somme complessive.
La lotta per il secondo posto, nella raccolta delle briciole rispetto al consenso incontrastato allo zar regnante, non ha certo un grande significato per il futuro della politica in Russia, tanto più che anche alle elezioni precedenti di terzo-quarto mandato erano stati messi in campo altri candidati di facciata per abbellire la consacrazione “democratica” del presidente. Queste però sono elezioni speciali, sia per lo stato bellico che impone alla Russia di rianimare il patriottismo militante, sia per la grande manifestazione della “fine di ogni dissenso” legata alla morte di Aleksej Naval’nyj giusto un mese fa, seguita dalla processione funebre dei fiori deposti alla tomba come espressione muta e plateale della solidarietà popolare ai perseguitati dal regime. Lo stesso Naval’nyj aveva proposto il “mezzogiorno contro Putin”, recandosi tutti insieme alle urne alla stessa ora, gesto impossibile da proibire ufficialmente, anche se facile da confondere con orari controllati da parte degli scrutatori e delle forze dell’ordine; per ogni evenienza, le autorità hanno ammonito chi intende partecipare ad “assembramenti sediziosi di mezzogiorno”. Per il resto c’è confusione tra i seguaci del politico ucciso nel lager di Kharp: la moglie di Naval’nyj, Julia, ha proposto di scrivere il nome del marito sulla scheda, o comunque di annullarla scrivendo frasi in favore della pace e di condanna dell’oppressione di regime. Molti hanno però obiettato che le frasi estranee alla lista dei candidati possono essere ignorate, assegnando il voto allo stesso Putin, e per questo hanno proposto di annullare la scheda votando due o tre candidati contemporaneamente, oppure di votare Davankov per far vedere con qualche punto di percentuale il desiderio di un’alternativa.
Di fronte a queste incertezze, risuonano ancora più acute le parole dello stesso Naval’nyj dal lager, pochi giorni prima della sua morte: “Voi vi state angosciando, mentre io me la godo. Io non ho il vostro problema, perché i condannati non possono votare, ma ho un altro problema: mi preoccupa la vostra angoscia, perché non sapete che fare a mezzogiorno del 17 marzo. Io vi ho invitato a votare contro Putin, cioè per qualunque altro candidato, ma per quanto ripeta che non conta né politicamente, né matematicamente per chi voi votiate, vi toccherà comunque entrare nella cabina elettorale e prendere in mano la scheda… il voto utile è solo contro Putin, non a favore di nessun altro, mettete un nome a caso”. L’unico voto che non si può esprimere è quello “contro tutti”, una variante che esisteva negli anni ’90 ed è scomparsa con l’avvento di Putin nel 2000. Probabilmente gli ricordava il vote blanc della rivoluzione francese, che veniva calcolato come percentuale non di astensione, ma di rifiuto di tutti i candidati, e nemmeno questa modalità si può accettare nella Russia putiniana, perché aprirebbe uno spiraglio a inammissibili sentimenti di insoddisfazione.
In ogni caso, la processione dei fiori alla tomba di Naval’nyj, che prosegue incessante anche dopo i giorni delle esequie, rimane una manifestazione di protesta ben più efficace di qualunque minima strategia elettorale, tanto che la procura generale ha istituito il nuovo crimine di tsvetopoloženje, la “deposizione di fiori” davanti a monumenti e luoghi pubblici. Non si riesce comunque a vietarla al cimitero di Borisovo, soprattutto in questo periodo di inizio delle celebrazioni quaresimali, quando diventa sempre più frequente la visita al cimitero ai propri cari nell’avvicinarsi del disgelo primaverile e dell’annuncio pasquale, quando tutti i fedeli ortodossi sono invitati a recarsi presso le spoglie dei defunti per comunicare la Radonitsa, la gioia della risurrezione di Cristo.
L’espressione del pensiero alternativo rimane un fattore importante, non solo nella partecipazione emotiva alla tragedia di Naval’nyj, ma in tante altre manifestazioni di dissenso represse con i metodi del terrore, arresti e multe per frasi e sorrisi sgraditi, fino alle torture e agli assassini nei lager. Ci sono i preti pacifisti scomunicati, gli intellettuali emarginati e gli attivisti di qualunque associazione impediti di proseguire le proprie iniziative, comprese quelle ecologiste o animaliste. C’è il milione di russi fuggiti all’estero, e seguiti con apprensione dai propri familiari rimasti in balia del mostro statale. Più del terrore e delle persecuzioni, rimane però la questione veramente angosciosa circa le condizioni del popolo russo, costretto a inchinarsi alla divinizzazione zarista che minaccia il mondo con la guerra nucleare: rimane l’apatia, l’assenza di un qualunque desiderio di esprimere sé stessi e il proprio spirito, la notte dell’anima che caratterizza la Russia di Putin.
I russi hanno la memoria dei tempi antichi e di quelli sovietici, quando le motivazioni per qualunque iniziativa erano predefinite dall’ideologia dello Zar o dello Stato, e la condizione di pace e benessere della vita sociale non prevedeva l’assunzione personale di alcuna responsabilità, né da parte dei singoli, né delle famiglie o di qualunque altro gruppo, ufficiale o spontaneo. Il trauma del decennio “liberale” eltsiniano, con la prevaricazione di ogni principio e di ogni diritto da parte dei più violenti, dei più arroganti e dei più sfrontati, gli oligarchi e i banditi fino ai politici in cerca soltanto di potere, ha generato il desiderio di consegnarsi nuovamente nelle mani di un “sistema” stabile e garantito, più ancora che in quelle di un “uomo forte” autoritario o carismatico. L’eterno Putin è solo l’apparenza di un sistema che esclude l’anima umana, e non cambierebbe nulla se al suo posto ci fosse soltanto un sosia o uno spettro, che getta ombra sulla Russia e sul mondo intero.

QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA (B)
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
Il tempo corre veloce e la Pasqua si avvicina. Domenica prossima è la Domenica delle Palme che ci introdurrà al triduo Pasquale e alla gloria della Resurrezione.
Disponiamoci interiormente a rivivere questi giorni forti della fede, in modo da imprimere nei nostri cuori il mistero della Croce, che il mondo non comprende, ma che è l’unica via per ottenere la salvezza.
Gesù stesso nel brano di vangelo ci introduce alla comprensione della sua Passione, che è un mistero abissale di umiltà e di amore infiniti, nel quale Dio manifesta se stesso, come noi mai avremmo potuto comprendere se non attraverso la fede.
La Passione e la Morte di Gesù sono un dono di amore sconfinato per noi povere creature che gemono nelle tenebre e nell’ombra della morte, senza nessuna possibilità di uscirne fuori.
Nella Passione di Gesù risplendono tutte le virtù di cui la natura umana è capace, se elevata dalla grazia e sono un modello di umanità santa al quale dobbiamo costantemente guardare per imitarle e per viverle nella nostra vita.
Leggiamo e meditiamo i racconti della Passione dei quattro evangelisti in preparazione alla Pasqua e prendiamo le nostre decisioni per modellare la nostra vita su quella di Gesù.
Oggi Gesù ci svela il mistero della vita usando l’immagine semplice del chicco di frumento che, caduto in terra e non muore rimane solo; se invece muore produce molto frutto.
Allo stesso modo se noi viviamo la nostra vita egoisticamente la perdiamo dissipandola; se invece ne facciamo un dono di amore, la conserviamo per la vita eterna.
Sono parole quelle di Gesù che ci mettono in discussione e che chiamano al cambiamento, alla conversione, e alle decisioni capaci di radicali capovolgimenti.
Così sia per noi in questa Pasqua e avremo in dono la pace che il cuore desidera e che il mondo non può dare.
Vostro Padre Livio
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Vangelo
Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 12,20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
Parola del Signore
