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“Queste sono le mie ultime apparizioni”: Ecco perché andare a Medjugorje
Buongiorno Padre Livio, sono da poco volontaria per la sua amata (e anche mia) Radio Maria e innanzitutto voglio ringraziarla dal profondo del mio cuore per la sua missione che svolge in maniera straordinaria tanto che ormai ascoltare la sua voce durante le varie trasmissioni radiofoniche è diventata per me una luce che illumina e guida la vita della nostra famiglia in questo cammino sulla Terra verso l’incontro finale con Nostro Signore e la Nostra Madre Celeste.
Grazie a lei ho avuto modo di approfondire la storia delle apparizioni di Medjugorje, di cui soprattutto tra le nuove generazioni non si sente parlare se non per vie negative. Sono sempre stata legata alla Madonna, Lei ha sempre “abitato” nel mio cuore e mi ha guidato con la sua presenza in me lungo le varie tappe della mia vita fino ad ora che ho 34 anni, una famiglia semplice e meravigliosa con tre bambini.
Io sento da 2 mesi sino ad oggi una forte chiamata per recarmi con la mia famiglia proprio a Medjugorje solo che mi sento frenata perché si dice che non sia un viaggio adatto per chi ha bambini piccoli ma ovviamente il tutto è smentito dalla moltitudine di famiglie che vi si recano con bambini piccolissimi.
Ho pensato di scrivere a lei Padre Livio per capire cosa è allora che frena questa decisione di partire perché mi trovo in combattimento tra una parte di me che vuole andare portando i miei bambini nei luoghi in cui la Nostra Regina della Pace è scesa in Terra e l’altra parte che invece mi fa pensare di rimandare il tutto a quando saranno più grandi.
Spero che legga questa mia mail e mi sappia guidare come fa sempre ogni giorno sulla via del bene e sulla via dell’ amore in Gesù.
Grazie Antonella
Cara Antonella,
La Madonna a Medjugorje ha voluto precisare che queste sono le sue ultime apparizioni. Lo ha fatto con due messaggi ravvicinati, quasi a voler sottolineare l’importanza dell’evento:
“Queste mie apparizioni qui a Medjugorje sono le ultime per l’umanità. Affrettatevi a convertirvi!” (17Aprile 1982). “Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta. In seguito non apparirò più sulla terra: queste sono le mie ultime apparizioni.” (2 Maggio 1982).
Di qui l’importanza di fare tesoro di questa grazia inestimabile e di approfittare del tempo che ancora ci rimane.
La esorto quindi a portare i suoi bambini, che si ricorderanno di questa esperienza e la porteranno nel cuore negli anni a venire, come è successo anche a me quando mia mamma mi ha portato a Ghiaie di Bonate quando avevo quattro anni, facendo un bel pezzo di strada a piedi.
Siamo arrivati nell’ultima fase della storia umana e dobbiamo approfittare degli eventi di grazia che Dio ci mette davanti nel nostro cammino.
Ave Maria
Padre Livio
Fabio Fuiano – Corrispondenza Romana – 6 Marzo 2024
Il 4 marzo l’Assemblea Nazionale francese (le due Camere riunite), ha approvato a schiacciante maggioranza (780 favorevoli, 72 contrari), la modifica della Costituzione inserendo «la libertà garantita» all’aborto. E’ il primo caso al mondo in cui un Paese inserisce il diritto all’aborto nella propria Costituzione, in quanto, pur essendo materia di legislazione positiva in diversi paesi del mondo, l’aborto non era mai arrivato a toccare esplicitamente il vertice dell’ordinamento giuridico.
La discussione su questo punto era stata innescata nel giugno 2022, dopo il rovesciamento della storica sentenza Roe v. Wade che aveva liberalizzato la pratica abortiva negli Stati Uniti nel 1973. Infatti, il 24 novembre 2022, l’Assemblea nazionale francese aveva già approvato una proposta di legge costituzionale volta a modificare l’articolo 66 della Costituzione, presentata dalla deputata Mathilde Panot. Si tratta, dunque, di una levata di scudi del mondo abortista, che si arrocca intorno a quel che gli rimane, a mo’ d’esercito che si trincera in una fortezza assediata. Si può constatare in primis che l’abortismo ha paura di perdere ciò che ha ottenuto dopo aspre lotte in cui minoranze determinate sono riuscite a plasmare maggioranze tiepide. Di più, tutti hanno avuto l’evidenza plastica che la tanto paventata “irreversibilità del processo storico” è in realtà null’altro che un artificio volto a scoraggiare chi dovrebbe opporvisi con tutte le forze.
In secundis, questi sono gli ultimi tentativi per preservare l’iniquo status quo che tale artificio ha contribuito a generare. Il processo rivoluzionario, così ben descritto dal dott. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo saggio Rivoluzione e Contro-rivoluzione, sta scoprendo le sue ultime carte prima di giungere ad esaurimento. E poiché, come scrive il filosofo, «la quintessenza dello spirito rivoluzionario consiste nell’odiare per principio e sul piano metafisico qualsiasi disuguaglianza e qualsiasi legge, specialmente la legge morale» (Rivoluzione e Contro-rivoluzione, tr. it. Sugarco, Milano 2009, p. 130), l’ultima carta è quella di cristallizzare un anti-principio (cioè che compiere un male intrinseco, come l’aborto, è un “diritto”, ovvero un bene) nella massima espressione moderna della legge umana positiva. D’altro canto, non riconoscendo alcuna legge superiore a questa, per i rivoluzionari relativisti, ciò significa ergere la trasgressione dell’ordine morale naturale a legge che deve essere osservata da tutti e ciascuno. Si tratta di una vera e propria anti-legge, che però contraddice il postulato relativista e nichilista, per il quale non dovrebbe esistere legge alcuna. Era questo, infatti, il significato che Friedrich Nietzsche (1844-1900) attribuiva all’ultima metamorfosi dello spirito in “Così parlò Zarathustra”: il fanciullo, ultima fase della trasfigurazione dell’uomo, rappresenta l’oltre-uomo, colui che andrebbe “oltre” l’uomo cristiano (simboleggiato dal cammello) e quello moderno (simboleggiato dal leone) in quanto supererebbe l’esigenza di vivere secondo un principio, una logica. L’oltre-uomo nietzscheano interiorizza a tal punto la “morte di Dio” che non sostituisce la Sua legge con la propria, ma va al di là di qualsiasi legge, in una indeterminazione assoluta del bene e del male (Così parlò Zarathustra, tr. it. Fratelli Bocca, Roma 1915, parte prima, Delle tre metamorfosi, p. 23 e ss.). D’altra parte, il medesimo autore ardiva d’affermare «quel che si fa per amore, è sempre al di là del bene e del male» (Al di là del bene e del male, aforisma 153, capitolo IV “Sentenze e intermezzi”). Oggi, si arriva persino alla convinzione che uccidere un innocente nel grembo materno può essere “un atto d’amore”.
Il corpo dell’Occidente, di quell’Occidente un tempo plasmato dalla Civiltà cristiana, sembra oggi arrancare, fa fatica a reagire davanti ai suoi aggressori interni ed esterni. Ciononostante, il processo rivoluzionario, pur essendo una malattia che momentaneamente affligge questo corpo, è tanto più vicino al suo fallimento, quanto più si avvicina al perseguimento del suo obiettivo: infatti, la malattia può esistere soltanto finché c’è un corpo da aggredire. Morto questo corpo, essa cesserebbe inevitabilmente. Osserva perspicacemente san Dionigi Aeropagita: «se il disordine fosse completo, non ci sarebbe nemmeno la malattia. Rimane e c’è la malattia in quanto ha come sostanza l’ordine minimo e in esso sussiste» (De Divinis Nominibus, IV, 20, 720c).
Se la Francia, come anche l’Occidente, non torneranno sui propri passi, ciò che non rendono volontariamente per giustizia a Dio, dovranno renderlo in altro modo: questo male reclama infatti un castigo che ha lo scopo di soddisfare la giustizia, ma allo stesso tempo è un medicinale. Sant’Agostino osservava: «Colui che non rende a Dio ciò che gli deve, glielo rende soffrendo quel che deve. Non vi è altra via di mezzo […]. La bellezza dell’ordine universale è tale che non può tollerare nemmeno un istante di essere macchiata dalla bruttezza del peccato, senza essere ripassata dalla bellezza della vendetta» (S. Agostino, De libero arbitrio, 3, 44).
Tuttavia, la reazione a questo male può venire anche dagli uomini di buona volontà, a patto che si spendano unicamente per un bene integrale, senza compromessi. Bisogna ricordare a pieni polmoni che qui non si tratta meramente di “diritti umani” violati, ma soprattutto di una contrapposizione al sovrano dominio che solo Dio ha sulla vita umana. L’uomo non riceve dai genitori il diritto alla vita, né dalla società, ma direttamente da Dio, creatore immediato dell’anima, principio vitale del corpo. La vita umana innocente è pertanto intangibile e nessuno ha titoli giuridici per disporne direttamente. Se l’autorità comanda in tale senso non può e non deve essere obbedita. In modo magistrale si rivolgeva il Sommo Pontefice Pio XII alle Ostetriche cattoliche in un discorso a loro indirizzato il 29 ottobre 1951, meritevole d’esser letto nella sua interezza: «ogni essere umano, anche il bambino nel seno materno, ha il diritto alla vita immediatamente da Dio, non dai genitori, né da qualsiasi società o autorità umana. Quindi non vi è nessun uomo, nessuna autorità umana, nessuna scienza, nessuna “indicazione” medica, eugenica, sociale, economica, morale, che possa esibire o dare un valido titolo giuridico per una diretta deliberata disposizione sopra una vita umana innocente, vale a dire una disposizione, che miri alla sua distruzione, sia come a scopo, sia come a mezzo per un altro scopo, per sé forse in nessun modo illecito».
E conchiudeva: «la vita di un innocente è intangibile, e qualunque diretto attentato o aggressione contro di essa è violazione di una delle leggi fondamentali, senza le quali non è possibile una sicura convivenza umana. — Non abbiamo bisogno d’insegnare a voi nei particolari il significato e la portata, nella vostra professione, di questa legge fondamentale. Ma non dimenticate: al di sopra di qualsiasi legge umana, al disopra di qualsiasi “indicazione”, si leva, indefettibile, la legge di Dio». Custodiamo e meditiamo queste parole, frutto di profonda sapienza. Solo così potremo sperare in un ritorno a quei principi della Civiltà cristiana che hanno fatto grande l’Occidente.

Pensiero spirituale sulla divina Volontà
Cari amici, oggi vorrei approfondire una nostra richiesta nella preghiera del Padre Nostro: “Padre Nostro che sei nei Cieli, sia fatta la Tua Volontà”.
Come indicazione di vita, vorrei che questa richiesta del Padre Nostro diventi un modo di vivere. Ricordo che la generazione del dopo guerra, quindi dei miei nonni, pronunciava spesso questa espressione normale della vita quotidiana.
Specialmente in questo tempo, vorrei che questo atteggiamento fosse interiore di fronte alle grandi prove che stiamo vivendo. Se vediamo queste prove nella prospettiva della divina Volontà, riusciremo a capirle, ad affrontarle e a superarle.
Iniziamo a metter a fuoco, che la Volontà di Dio è una Volontà di bene. Essendo Dio amore, la Sua Volontà è di amore. Dio vuole il bene per le Sue creature, ama la Creazione che lui ha fatto e che sostiene, che cura con la Sua provvidenza e che porta al fine ultimo, ovvero la glorificazione di tutta la Creazione e di tutte le creature libere e intelligenti, che sono gli angeli e gli uomini che si sono adeguati alla divina Volontà. Quindi una Volontà di bene e di amore.
L’espressione “Sia fatta la Tua Volontà” sta a indicare che – essendo una Volontà di amore, anche quando non la comprendiamo e non ne vediamo subito gli effetti – dobbiamo avere un atteggiamento di sottomissione e accoglienza, sapendo che, come conclude Manzoni ne I promessi sposi “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”.
L’idea fondamentale è che dobbiamo impostare la nostra vita non come un nostro progetto, perché in questo modo abbiamo l’idea che la vita è nostra ma in realtà essa è un dono di Dio. A ognuno di noi Dio ha affidato una missione, un compito, un traguardo e dobbiamo cercare di metterci in questa prospettiva. Dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci a comprendere e a capire qual è la Sua Volontà e a compierla. Prima di iniziare in questa dinamica, dobbiamo metterci nella condizione esistenziale giusta, cioè nella Verità, nell’essere creature che vogliono fare la Volontà di Dio. Cercare di sentire che la vita è un dono che Dio ci ha dato e che rispondiamo al Padre celeste per la nostra vita, è il primo passo da compiere. Impostiamo la vita secondo la Sua Santa Volontà, che scopriremo nelle varie vicende della vita. La vita è una traversata in un mare tempestoso ed è fondamentale avere come stella che ci illumina e che ci indica il cammino, la Volontà di Dio da accogliere anche quando non la comprendiamo.
La Volontà di Dio è una volontà di bene per noi e una risposta di amore, questo amore deve essere resistente alle prove che Dio permette nella vita. Ci sono nel mondo gli avversari della Volontà di Dio, i persecutori, chi impone la propria volontà al posto di Dio, è una navigazione pericolosa e dobbiamo resistervi a queste volontà perverse, interessate ed egoiste. In tutte queste prove e difficoltà dobbiamo dire: “Sia fatta la Tua volontà”.
Questo è l’atteggiamento di fondo, nella concretezza della vita la Volontà di Dio si manifesta in diversi modi, nei Suoi insegnamenti e nella Sacra Scrittura cioè «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» è la Volontà di Dio, cioè imposta la vita come risposta di amore a Dio; «Se voi mi amate, osserverete i miei Comandamenti», cioè la Volontà di Dio nell’osservanza dei Comandamenti. Quindi, l’atteggiamento di fondo si concretizza esistenzialmente nelle varie situazioni della vita. Ogni giorno cerco di capire cosa mi chiede Dio, di fare quello che Lui vuole, osservare i Comandamenti, di sopportare le prove della vita che sono tante, i dispiaceri, le sofferenze fisiche e la sofferenza nella quale dobbiamo reprimere i moti di ribellione, nei confronti del Cielo, che la nostra natura umana ci presenta come prima risposta. Invece, dobbiamo guardare a Giobbe o a Gesù Cristo, il Giobbe del Nuovo Testamento, come nelle sofferenze della vita sanno compiere la Volontà di Dio, che siano fisiche, morali, spirituali, le persecuzioni del mondo, del demonio. La Passione di Cristo è un’enciclopedia dalla quale imparare come sopportare e accettare quelle prove che Dio manda, attraverso le quali purifica, eleva e moltiplica le grazie di salvezza per le anime.
Questa è un’impostazione che dà molta pace, reprime la ribellione, il mormorare contro Dio, l’arrabbiarsi e il “farla pagare” a Dio. Georges Bernanos ha scritto pagine immortali su questo argomento, come nel suo romanzo “Diario di un curato di campagna” una delle protagoniste, siccome il figlio che aveva concepito è morto, l’ha voluta far pagare a Dio perdendo se stessa e la propria anima, confessandolo in un dialogo con il curato.
Quando entriamo nella prospettiva di brontolare e di ribellarci contro Dio, il diavolo ci trascina nell’abisso del rifiuto e dell’odio verso Dio. Quando abbiamo un atteggiamento umile e di accettazione, alla fine la sofferenza, le prove della vita, le persecuzioni e le ingiustizie che subiamo, guardando a Cristo paziente nella Passione, si trasformano in grazia per noi e per gli altri.
Accettare la Volontà di Dio quando arriva la prova delle prove che è la morte, dei nostri cari e nostra, non deve essere una resa al fato, alla potenza del male o della distruzione, ma deve essere la Volontà di Dio che riscatta, apre uno squarcio di luce vero la vita eterna. “Beati quelli che muoiono nel Signore”, come dice l’Apocalisse.
Questo è un’impostazione di vita che è fondamentale per il cristiano, che ancora a Dio e che eleva la vita e la rende feconda perché è un compimento della divina Volontà, qualunque cosa accada. Perché tutte le prove e ciò che è distruttivo alla fine cooperano alla grande opera della Redenzione.
Per concludere, vorrei esortarvi a fare le vostre giaculatorie, che la Madonna si raccomanda di fare nell’arco di tutta la giornata). Una delle più belle è proprio quella del Padre Nostro “Signore, sia fatta la Tua Volontà”, dirla in momenti in cui vorremmo ribellarci a Dio. Ringraziare il Signore per le cose che accadono, perché se Lui le permette è per il nostro bene. Mettiamoci in questa prospettiva e inseriamo nel nostro bagaglio di preghiere questa espressione “Padre, sia fatta la Tua Volontà”.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

GIULIANO FERRARA 06 MAR 2024 IL FOGLIO
L’aborto come diritto è ora iscritto nella Costituzione francese. Ma è la vita il primo diritto di un individuo, e il concepito è un individuo. Aborto? No, grazie, diciamo di fronte all’umanitarismo falso per i bambini di Gaza
Cessate il fuoco, parola d’ordine che incanta, dilaga senza senso, e che andrebbe usata sì, e senza circospezione, per quanto la Costituzione francese oggi considera un diritto assoluto, l’aborto. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, votata dalla comunità internazionale tranne il Sudafrica dell’apartheid, l’Unione sovietica della dittatura del proletariato e l’Arabia Saudita, dice che il primo diritto dell’individuo è la vita. Bisogna accertarsi che un individuo sia un individuo, non si può negargli una personalità giuridica, e a quel punto il diritto alla vita è assoluto. Il concepito è per la scienza un individuo.
Lo è per statuto cromosomico, individuo differente da tutti gli altri e irripetibile nella struttura. È un individuo in atto, non solo in potenza, dotato di tutto quel che fa di un maschio un maschio e di una femmina una femmina. Lo si fotografa abitualmente attraverso tecniche visualmente perfette. C’è, incontestabilmente, e risiede per un atto di concepimento nel corpo di una donna. Agisce e patisce, come sapevano per tradizione le donne incinte, dunque si segnala, batte colpi, prova piacere e dolore. Degradarlo, torturarlo, annientarlo è contrario alla concezione della vita, e poi e solo poi della libertà e del resto, che definimmo all’uscita della Seconda guerra mondiale con le eccezioni dette tra i firmatari, sulla scia della dichiarazione di Indipendenza americana e della dichiarazione seguita alla Rivoluzione francese e scritta dal marchese La Fayette. Insomma, i diritti naturali.
Quando provammo a fare una campagna contro l’aborto, con pochi mezzi e tra le provocazioni e i fraintendimenti, nel 2008, fummo sconfitti. Eravamo partiti dal rigetto di quella che ci sembrava un’oscenità morale, una contraddizione etica devastante: l’esibizione vanitosa del diritto alla vita quando si parlava di pena di morte, e si invocava una moratoria delle esecuzioni capitali, combinata con l’aborto come diritto: nell’obiettivo nostro era la vocalità umanitaria di Emma Bonino, che riciccia ora. Chiedemmo una moratoria per l’aborto, facendo scandalo, combattendo per una breve stagione culminata in una bruciante sconfitta elettorale della lista di scopo “Aborto? No, grazie”, e prima ancora in una disfatta culturale. Dopo qualche incertezza sulla legislazione abortista, che peraltro in Italia si intitolava alla “tutela sociale della maternità” (legge 194), sostenemmo che non era in questione la punibilità dell’aborto, ma l’orientamento contrario all’aborto da manifestare e inverare nelle politiche pubbliche, nella coscienza etica della società: bisognava offrire un’alternativa all’aborto moralmente sordo, una possibilità diversa a chi ricorreva al cosiddetto aborto di necessità, finanziare i programmi di assistenza e aiuto di eroici gruppi volontari che quell’alternativa cercavano in dialogo con le donne incinte e i loro partner, censurare l’aborto degradato da dramma a scelta di carriera o affermazione volitiva generica, proponemmo la sepoltura e catalogazione dei non nati ancora oggi considerati “rifiuti speciali ospedalieri” eccetera.
Unico impotente alleato strategico di una campagna laica e fatta da laici con metodi laici, alleanza esperita con tutte le cautele dell’istituzione, fu la Chiesa di Ratzinger e Ruini. Le mille testimonianze ideologiche, letterarie, poetiche a favore del no all’aborto, dal mitico Pasolini a Natalia Ginzburg a molti altri non solo italiani, furono considerate eccentricità e anticaglie.
Oggi quell’impresa sarebbe da riproporre, con tutto il suo carico di disperazione e fallimento, di fronte all’umanitarismo falso per i bambini di Gaza. Oggi dovremmo dire, come fu per la moratoria, “cessate il fuoco” contro i nascituri abortiti o in via di aborto, cioè annientati, nel segno del diritto costituzionale ormai iscritto nella Costituzione francese all’unanimità o quasi. Un mondo in cui si viaggia verso il miliardo e mezzo di aborti legali e condivisi dai primi anni Settanta, epoca delle leggi abortiste, non ha il diritto di assumere pose sconvolgenti di compassione, empatia o quel che volete voi verso la strage dei bambini a Gaza e, se è per questo, in molte altre parti del mondo.

“Pregate, convertitevi ritornate a me, state per entrare in una guerra nucleare”
Caro P. Livio, sempre grazie per il suo insegnarci ogni giorno a leggere la storia con gli occhi della fede.
A proposito di rischi di guerra – ormai evidenti a tutti – c’era già un monito anche nella vicenda di Civitavecchia.
Riporto alcuni passaggi dal libro di P. Ubodi ofm.
Cordiali saluti
Piero
Voce udita da Fabio Gregori il 19 maggio 1995, pag. 76
“Sull’umanità sta per incombere una tragedia molto brutta che si sta avvicinando. Non si sta accorgendo che sta per entrare in una guerra mondiale che può essere fermata. Ciò che ti dico è un messaggio che il Santo Padre, il papa già sa tramite un’altra mia figlia. Fermate questa guerra! Avete le armi più potenti di quelle usate, che sono l’amore, le preghiere, l’umiltà, il Rosario e la vera conversione dei vostri cuori verso Dio tramite la nostra Madre Celeste che vi sta stringendo tutti tra le braccia, vicino al suo Cuore Immacolato. Vi supplico, non permettete più che pianga ancora il mio sangue per tutti i figli che si allontanano dal suo Cuore Immacolato […]”.
Voce udita da Annamaria Gregori nel mese di giugno del 1995, pag. 91
“Sentii la voce della Madonna: «Pregate, convertitevi, perché io vengo ancora per un anno e se non mi ascoltate poi non ci sarà più tempo». Poi mi spiegò che mancava ancora una lacrimazione e si sarebbe conclusa la corona del Rosario, tutti e quindici i misteri. Poi proseguì sempre la voce: «Pregate, convertitevi ritornate a me, state per entrare in una guerra nucleare».”
Da “La Madonna di Civitavecchia” di Flavio Ubodi, (settima ediz. Ares, febbraio 2017 – prefaz. Riccardo Caniato)
Padre Flavio Ubodi, frate cappuccino e docente di teologia dogmatica, è stato membro della commissione teologica diocesana per la “Madonna di Civitavecchia”, in qualità di Vicepresidente. Incaricato dal vescovo mons. Girolamo Grillo di seguire da vicino la famiglia Gregori e raccogliere tutte le informazioni, è fra i massimi conoscitori degli eventi.

