"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2024 Pagina 13 di 17

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Maria, la Donna che viene dal futuro

Gentile padre Livio,

Maria, è la creatura che più di tutte si trova nel cuore della SS. Trinità. Lei si trova lì dove c’è la Fonte dove si originano e scaturiscono tutte le Grazie e le distribuisce senza posa a tutti i suoi figli. Maria, essendo in Dio, ed avendo un corpo incorruttibile e glorioso ad immagine del risorto, può conoscere il futuro e può viaggiare superando i limiti dello spazio e del tempo. Lei è la donna del futuro.

La fisica- disciplina che mi appassiona, anche se sono laureato in biologia – non riesce ancora a dribblare il problema di come viaggiare nello spazio-tempo, e vorrebbe poter mu0versi nel passato e nel futuro.

 Maria tutto questo lo può, perché è nell’eternità di Dio, e a Lui nulla è impossibile.. Maria può vedere il futuro e conosce i destini dell’umanità, ed è venuta in tutti questi anni a nutrire e fortificare la Chiesa e l’umanità intera affinché sia pronta ad affrontare quanto dovrà accadere.

I suoi messaggi sono prescrizioni di salvezza, rifiutarli vuol dire non avere un riparo per affrontare l’imminente tempesta. 

Infatti Apocalisse 12 dice: 

“La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.”

Dio nutre la Chiesa e l’umanità (‘la donna’ ndr) per mezzo di Maria perché possiamo attraversare le prove che ci attendono con Maria ed approdare in tempi di pace e di primavera. Il tempo di preparazione anche se ampio (‘milleduecentosessanta giorni’, ndr) è limitato.

Con viva cordialità 

Mimmo


Caro Mimmo,

è proprio così! Maria viene dal futuro verso il quale ci sta guidando. Nessuno la potrà fermare, perché la vittoria del suo Cuore Immacolato è una profezia certificata dal Cielo.

Noi dobbiamo tenere fisso su di Lei il nostro sguardo, ascoltare le sue parole, obbedire ai suoi comandi, abbandonarci nelle sue braccia.

Lei è stata inviata da suo Figlio per strappare l’umanità dagli artigli del maligno e portarla nel suo Regno di luce, di amore e di pace.

Non è più tempo di dubitare, di tergiversare e di stare a guardare: Non è più tempo di criticare, di osteggiare e di irridere.

Guai a chi, quando esploderà  l’iniquità che acceca le menti e che gonfia i cuori, non avrà trovato rifugio nel Cuore Immacolato di Maria, unico rifugio dove trovare la salvezza.

Quanti giorni la Madre deve ancora scendere dal Cielo, quanti messaggi dovrà ancora dare, quanti miracoli dovrà ancora compiere perché i cuori pigri si sveglino, quelli duri si spezzino, quelli inquinati si purifichino?

Il futuro di Maria arriva rapidamente e sarà un futuro per i quelli che vegliano che pregano e che amano.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

L’incredibile cecità sul problema russo – ucraino

Carissimo, mi sorprende sempre di più come certi intellettuali, e non pochi cattolici sedicenti semplici non comprendano i problemi che la Russia putiniana alquanto aggressiva, comporta sull’occidente. Basterebbe andarsi a leggere qualcosa, come il pensiero di Aleksandr Dugin che ne è un rappresentante che ne sta aderentemente alla base, se non tossico nella sua visionarietà, che in qualche modo ne  vuole rappresentare una filosofia politica e pseudo-spirituale.

La Russia soffre qualcosa di simile a quello che fu il complesso di inferiorità tedesco dal 1918 in poi, che pensava di aver trovato nel nazional socialismo una rivalsa dapprima identitaria ( la razza) e  di conseguenza anche economica corroborate in una volontà di potenza pericolosa quanto folle, questo dopo la cocente sconfitta della prima grande guerra che ne causò la crescita popolare, per finire poi nella pretesa di annettersi terre che annoverava alla propria cultura teutonica (l’Austria e parte della Cecoslovacchia)  fino a pretendere di colonizzare l’Europa intera.

 Ovviamente non dico che Putin sia Hitler, però ci sono delle analogie sottili che più profondamente vanno ad annettersi in similitudini che si differenziano solo per  il contesto epocale. La malattia, nelle sue perversioni pur diversificate, pare nata dallo stesso virus. Ora, come fa un cattolico-apostolico-romano, nella sua vita da convertito, a non riflettere sulla questione unendo certe situazioni che sono sotto gli occhi di tutti?

In più, oserei riflettere fra la correlazione che c’è, anche se appare contrastante  e opposta, fra modernismo occidentale e l’integralismo filosofico e politico russo cui Dugin ne è un degno esponente: le due cose si cibano a vicenda per creare quello che sta succedendo,  cioè che le due concezioni social-esistenziali sono il carburante satanico per far emergere questa incredibile cecità  sulla questione. La cosa che mi sconcerta è una quasi completa ignoranza non di cultura sulle cose, ma di processi logici di ragionamento, l’equivalente di essere incapaci di riflettere  di testa propria.

 I pacifisti putiniani è quanto di più irragionevole possa albergare in una testa privata dal suo discernimento naturale e mi spingo a dire spiritualmente cattolico, come se la storia e le intenzioni non bastassero a far capire che da sempre le medesime  intenzioni dell’aggressore sono sempre ammantate di grandiose parole diluite in ideologia terrena apparentemente accattivante, perfino formalmente gentile se non santa.

Questo genere di cose non è che appaiono sui palcoscenici del mondo scoppiando a caso, c’è dietro un processo radicato nella tradizione storica di un paese, certe cose arrivano perfino da lontano, là dove noi neanche lo pensiamo. Ma qualcun altro c’è che ci pensa…e tu non lo vedi arrivare se non tieni dritta la barra della fede. Basterebbe un po’ di logica e informazioni giuste sui protagonisti,  per capire le mire russe, e per capire che il terreno spirituale e poi politico di Dugin, anche se ortodosso cristiano, è impregnato di filosofie esterne all’ortodossia russa stessa, cioè, per fare un esempio ( e non voglio dilungarmi)  pregno pure di visioni che sconfinano dal cristianesimo russo e che accarezzano concezioni perfino esoteriche e quindi ereticali di pensatori come rené Guenon e Jiulius Evola.

Prego informarsi più dettagliatamente per comprendere il personaggio, il quale astutamente strumentalizza l’ideologia modernista occidentale come sede infernale del mondo – il nemico – per poi tendere a suo vantaggio l’amicarsi ideologico di una certa parte di europei cattolici e non,  peraltro meramente sprovveduti.

Putin si fa forte del suo appoggio, contando che il filosofo/politologo russo gode da anni anche di un certo consenso popolare che illude di una ipotetica grande madre Russia che deve riprendere i suoi fasti anche fuori  dai suoi stessi confini.

Il problema che abbiamo davanti è complesso, ma sotto il “giochino” delle parti, come storicamente solito, è molto più semplice… ovviamente fra la contesa delle parti medesime chi rischia di godere è il maestro dell’inganno che dietro ne tira i fili, satana bisogna vederlo prima, perché se non stai attento non lo vedi arrivare: Ed è da sempre stata la Vergine Maria ad anticiparcelo questo.

Sempre Ave Maria

Giuseppe da Monza

🔴LIVE VIDEO🔴Editoriale: La dignità della donna nella luce della fede.

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Una donna in particolare non possiamo dimenticare

(8 Marzo 2024 – Festa della Donna)

Nella Bibbia è scritta una cosa importante:
anche se le donne sono proprio tante
una su tutte non possiamo dimenticare
perché la storia ha fatto cambiare.
No, non si tratta di quella che la mela ha mangiato
e così dall’Eden tutti quanti ci ha cacciato,
ma di una ragazza che un giorno lontano
ha reso possibile un grande piano:
che Dio, eterno e onnipotente,
si facesse davvero vicino alla gente.

Questa fanciulla, giovane e pura,
non si è fatta prendere della paura
ma un annuncio totalmente inaspettato
con grande coraggio ha subito accettato.
Qualcosa di nuovo, allora, è successo:
l’uomo non sarebbe più stato sottomesso
alle conseguenze di quel primo peccato
perché Qualcuno ci avrebbe riscattato.
È nata così una nuova umanità,
fatta non solo da grande santità
ma anche da lacrime, sangue e dolore,
che con il loro immenso valore,
hanno scardinato il male e la morte
e permesso pertanto di aprire le porte
a quello che l’uomo da sempre cercava
e a cui con altrettanta costanza anelava:
vivere accanto a Dio con il sorriso
per sempre felice nel Paradiso.

Questo è avvenuto come un soffio di vento,
in silenzio e in gran nascondimento,
non nella casa di un ricco sovrano
con la pancia piena disteso sul divano
ma da una ragazza che con la sua umiltà
ha detto sì con generosità.
È a Maria che tutte le donne devono guardare
se qualcosa di vero vogliono imitare
perché in Lei si uniscono tutte le qualità
per dare valore alla nostra quotidianità.
Le donne sanno essere speciali
non solo perché belle, colte o leali
ma in quanto hanno un modello grandioso
che riesce ad attirare ogni curioso.
In un mondo dove conta solo apparire
ci si può realizzare pur senza trasgredire:
non è importante mostrarsi per ore
ma quello che si porta dentro nel cuore.
L’8 marzo, allora, dobbiamo festeggiare
una donna speciale, che fa ancora sperare:
piena di grazia e di purezza
ci mostra un’eterna bellezza,
senza tempo e senza compromessi,
lontana da illusioni e falsi successi.

Maria è il capolavoro del creato
perché in Dio finalmente ha trovato
il tesoro nascosto, quello prezioso,
dolce, autentico, delizioso
in grado di cambiare la propria esistenza
e trasformarla fin nell’essenza.
In Maria abbiamo la gemma più bella,
madre, avvocata e sorella,
modello per tutte le donne del pianeta,
vero esempio e somma meta,
compendio di grazie e di virtù:
non scoraggiarti e prova anche tu!
Allora davvero sempre festa sarà
perché pieno d’amore il tuo cuore vivrà.

Fabrizia Perrachon 

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Lettera di Giovanni Paolo 2° alle donne

A voi, donne del mondo intero,
il mio saluto più cordiale!

1. A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre.

Desidero innanzitutto esprimere il mio vivo apprezzamento all’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha promosso una iniziativa di così grande rilievo. Anche la Chiesa intende offrire il suo contributo a difesa della dignità, del ruolo e dei diritti delle donne, non solo attraverso lo specifico apporto della Delegazione ufficiale della Santa Sede ai lavori di Pechino, ma anche parlando direttamente al cuore e alla mente di tutte le donne. Recentemente, in occasione della visita che la Signora Gertrude Mongella, Segretaria Generale della Conferenza, mi ha fatto proprio in vista di tale importante incontro, ho voluto consegnarle un Messaggio nel quale sono raccolti alcuni punti fondamentali dell’insegnamento della Chiesa in proposito. È un messaggio che, al di là della specifica circostanza che lo ha ispirato, si apre alla prospettiva più generale della realtà e dei problemi delle donne nel loro insieme, ponendosi al servizio della loro causa nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Per questo ho disposto che fosse trasmesso a tutte le Conferenze Episcopali, per assicurarne la massima diffusione.

Rifacendomi a quanto scrivevo in tale documento, vorrei ora rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della dignità e dei diritti delle donne, considerati alla luce della Parola di Dio.

Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa – scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem – « desidera ringraziare la santissima Trinità per il “mistero della donna”, e, per ogni donna, per ciò che costituisce l’eterna misura della sua dignità femminile, per le “grandi opere di Dio” che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).

2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell’umanità.

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

3. Ma il grazie non basta, lo so. Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l’intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni. Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all’ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall’atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell’amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato recepito e attuato?

Sì, è l’ora di guardare con il coraggio della memoria e il franco riconoscimento delle responsabilità alla lunga storia dell’umanità, a cui le donne hanno dato un contributo non inferiore a quello degli uomini, e il più delle volte in condizioni ben più disagiate. Penso, in particolare, alle donne che hanno amato la cultura e l’arte e vi si sono dedicate partendo da condizioni di svantaggio, escluse spesso da un’educazione paritaria, esposte alla sottovalutazione, al misconoscimento ed anche all’espropriazione del loro apporto intellettuale. Della molteplice opera delle donne nella storia, purtroppo, molto poco è rimasto di rilevabile con gli strumenti della storiografia scientifica. Per fortuna, se il tempo ne ha sepolto le tracce documentarie, non si può non avvertirne i flussi benefici nella linfa vitale che impasta l’essere delle generazioni che si sono avvicendate fino a noi. Rispetto a questa grande, immensa « tradizione » femminile, l’umanità ha un debito incalcolabile. Quante donne sono state e sono tuttora valutate più per l’aspetto fisico che per la competenza, la professionalità, le opere dell’intelligenza, la ricchezza della loro sensibilità e, in definitiva, per la dignità stessa del loro essere!

4. E che dire poi degli ostacoli che, in tante parti del mondo, ancora impediscono alle donne il pieno inserimento nella vita sociale, politica ed economica? Basti pensare a come viene spesso penalizzato, più che gratificato, il dono della maternità, a cui pur deve l’umanità la sua stessa sopravvivenza. Certo molto ancora resta da fare perché l’essere donna e madre non comporti una discriminazione. È urgente ottenere dappertutto l’effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico.

Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna: tempo libero, qualità della vita, migrazioni, servizi sociali, eutanasia, droga, sanità e assistenza, ecologia, ecc. Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la « civiltà dell’amore ».

5. Guardando poi a uno degli aspetti più delicati della situazione femminile nel mondo, come non ricordare la lunga e umiliante storia – per quanto spesso « sotterranea » – di soprusi perpetrati nei confronti delle donne nel campo della sessualità? Alle soglie del terzo millennio non possiamo restare impassibili e rassegnati di fronte a questo fenomeno. È ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per oggetto le donne. In nome del rispetto della persona non possiamo altresì non denunciare la diffusa cultura edonistica e mercantile che promuove il sistematico sfruttamento della sessualità, inducendo anche ragazze in giovanissima età a cadere nei circuiti della corruzione e a prestarsi alla mercificazione del loro corpo.

A fronte di tali perversioni, quanto apprezzamento meritano invece le donne che, con eroico amore per la loro creatura, portano avanti una gravidanza legata all’ingiustizia di rapporti sessuali imposti con la forza; e ciò non solo nel quadro delle atrocità che purtroppo si verificano nei contesti di guerra ancora così frequenti nel mondo, ma anche con situazioni di benessere e di pace, viziate spesso da una cultura di permissivismo edonistico, in cui più facilmente prosperano anche tendenze di maschilismo aggressivo. In condizioni del genere, la scelta dell’aborto, che pur resta sempre un grave peccato, prima di essere una responsabilità da addossare alle donne, è un crimine da addebitare all’uomo e alla complicità dell’ambiente circostante.

6. Il mio grazie alle donne si fa pertanto appello accorato, perché da parte di tutti, e in particolare da parte degli Stati e delle istituzioni internazionali, si faccia quanto è necessario per restituire alle donne il pieno rispetto della loro dignità e del loro ruolo. In proposito non posso non manifestare la mia ammirazione per le donne di buona volontà che si sono dedicate a difendere la dignità della condizione femminile attraverso la conquista di fondamentali diritti sociali, economici e politici, e ne hanno preso coraggiosa iniziativa in tempi in cui questo loro impegno veniva considerato un atto di trasgressione, un segno di mancanza di femminilità, una manifestazione di esibizionismo, e magari un peccato!

Come scrivevo nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, guardando a questo grande processo di liberazione della donna, si può dire che « è stato un cammino difficile e complesso, e, qualche volta, non privo di errori, ma sostanzialmente positivo, anche se ancora incompiuto per i tanti ostacoli che, in varie parti del mondo, si frappongono a che la donna sia riconosciuta, rispettata, valorizzata nella sua peculiare dignità » (n. 4).

Occorre proseguire in questo cammino! Sono convinto però che il segreto per percorrere speditamente la strada del pieno rispetto dell’identità femminile non passa solo per la denuncia, pur necessaria, delle discriminazioni e delle ingiustizie, ma anche e soprattutto per un fattivo quanto illuminato progetto di promozione, che riguardi tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna. Al riconoscimento di quest’ultima, nonostante i molteplici condizionamenti storici, ci porta la ragione stessa, che coglie la legge di Dio inscritta nel cuore di ogni uomo. Ma è soprattutto la Parola di Dio che ci consente di individuare con chiarezza il radicale fondamento antropologico della dignità della donna, additandocelo nel disegno di Dio sull’umanità.

7. Consentite dunque, carissime sorelle, che insieme con voi io rimediti la meravigliosa pagina biblica che presenta la creazione dell’uomo, e che tanto dice sulla vostra dignità e la vostra missione nel mondo.

Il Libro della Genesi parla della creazione in modo sintetico e con linguaggio poetico e simbolico, ma profondamente vero: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). L’atto creativo di Dio si sviluppa secondo un preciso progetto. Innanzitutto, è detto che l’uomo è creato « ad immagine e somiglianza di Dio » (cfr Gn 1, 26), espressione che chiarisce subito la peculiarità dell’uomo nell’insieme dell’opera della creazione.

Si dice poi che egli, sin dall’inizio, è creato come « maschio e femmina » (Gn 1, 27). La Scrittura stessa fornisce l’interpretazione di questo dato: l’uomo, pur trovandosi circondato dalle innumerevoli creature del mondo visibile, si rende conto di essere solo (cfr Gn 2, 20). Dio interviene per farlo uscire da tale situazione di solitudine: « Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (Gn 2, 18). Nella creazione della donna è inscritto, dunque, sin dall’inizio il principio dell’aiuto: aiuto – si badi bene – non unilaterale, ma reciproco. La donna è il complemento dell’uomo, come l’uomo è il complemento della donna: donna e uomo sono tra loro complementari. La femminilità realizza l’« umano » quanto la mascolinità, ma con una modulazione diversa e complementare.

Quando la Genesi parla di « aiuto », non si riferisce soltanto all’ambito dell’agire, ma anche a quello dell’essere. Femminilità e mascolinità sono tra loro complementari non solo dal punto di vista fisico e psichico, ma ontologico. È soltanto grazie alla dualità del « maschile » e del « femminile » che l’« umano » si realizza appieno.

8. Dopo aver creato l’uomo maschio e femmina, Dio dice ad entrambi: « Riempite la terra e soggiogatela » (Gn 1, 28). Non conferisce loro soltanto il potere di procreare per perpetuare nel tempo il genere umano, ma affida loro anche la terra come compito, impegnandoli ad amministrarne le risorse con responsabilità. L’uomo, essere razionale e libero, è chiamato a trasformare il volto della terra. In questo compito, che in misura essenziale è opera di cultura, sia l’uomo che la donna hanno sin dall’inizio uguale responsabilità. Nella loro reciprocità sponsale e feconda, nel loro comune compito di dominare e assoggettare la terra, la donna e l’uomo non riflettono un’uguaglianza statica e omologante, ma nemmeno una differenza abissale e inesorabilmente conflittuale: il loro rapporto più naturale, rispondente al disegno di Dio, è l’« unità dei due », ossia una « unidualità » relazionale, che consente a ciascuno di sentire il rapporto interpersonale e reciproco come un dono arricchente e responsabilizzante.

A questa « unità dei due » è affidata da Dio non soltanto l’opera della procreazione e la vita della famiglia, ma la costruzione stessa della storia. Se durante l’Anno internazionale della Famiglia, celebrato nel 1994, l’attenzione s’è portata sulla donna come madre, l’occasione della Conferenza di Pechino torna propizia per una rinnovata presa di coscienza del molteplice contributo che la donna offre alla vita di intere società e nazioni. È un contributo di natura innanzitutto spirituale e culturale, ma anche socio-politica ed economica. Veramente molto è quanto devono all’apporto della donna i vari settori della società, gli Stati, le culture nazionali e, in definitiva, il progresso dell’intero genere umano!

9. Normalmente il progresso è valutato secondo categorie scientifiche e tecniche, ed anche da questo punto di vista non manca il contributo della donna. Tuttavia, non è questa l’unica dimensione del progresso, anzi non ne è neppure la principale. Più importante appare la dimensione socio-etica, che investe le relazioni umane e i valori dello spirito: in tale dimensione, spesso sviluppata senza clamore, a partire dai rapporti quotidiani tra le persone, specie dentro la famiglia, è proprio al « genio della donna » che la società è in larga parte debitrice.

Vorrei a tal proposito manifestare una particolare gratitudine alle donne impegnate nei più diversi settori dell’attività educativa, ben oltre la famiglia: asili, scuole, università, istituti di assistenza, parrocchie, associazioni e movimenti. Dovunque c’è l’esigenza di un lavoro formativo, si può constatare l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specialmente a vantaggio dei più deboli e indifesi. In tale opera esse realizzano una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l’incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società. E come non ricordare qui la testimonianza di tante donne cattoliche e di tante Congregazioni religiose femminili che, nei vari continenti, hanno fatto dell’educazione, specialmente dei bambini e delle bambine, il loro principale servizio? Come non guardare con animo grato a tutte le donne che hanno operato e continuano ad operare sul fronte della salute, non solo nell’ambito delle istituzioni sanitarie meglio organizzate, ma spesso in circostanze assai precarie, nei Paesi più poveri del mondo, dando una testimonianza di disponibilità che rasenta non di rado il martirio?

10. Auspico dunque, carissime sorelle, che si rifletta con particolare attenzione sul tema del « genio della donna », non solo per riconoscervi i tratti di un preciso disegno di Dio che va accolto e onorato, ma anche per fare ad esso più spazio nell’insieme della vita sociale, nonché di quella ecclesiale. Proprio su questo tema, già affrontato peraltro in occasione dell’Anno Mariano, ebbi modo di intrattenermi ampiamente nella menzionata Lettera apostolica Mulieris dignitatem, pubblicata nel 1988. Quest’anno poi, in occasione del Giovedì Santo, alla consueta Lettera che invio ai sacerdoti ho voluto unire idealmente proprio la Mulieris dignitatem, invitandoli a riflettere sul significativo ruolo che nella loro vita svolge la donna, come madre, come sorella e come collaboratrice nelle opere di apostolato. È questa un’altra dimensione – diversa da quella coniugale, ma anch’essa importante – di quell’« aiuto » che la donna, secondo la Genesi, è chiamata a recare all’uomo.

La Chiesa vede in Maria la massima espressione del « genio femminile » e trova in Lei una fonte di incessante ispirazione. Maria si è definita « serva del Signore » (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt’altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l’esperienza di un misterioso, ma autentico « regnare ». Non a caso è invocata come « Regina del cielo e della terra ». La invoca così l’intera comunità dei credenti, l’invocano « Regina » molte nazioni e popoli. Il suo « regnare » è servire! Il suo servire è « regnare »!

Così dovrebbe essere intesa l’autorità tanto nella famiglia quanto nella società e nella Chiesa. Il « regnare » è rivelazione della vocazione fondamentale dell’essere umano, in quanto creato ad « immagine » di Colui che è Signore del cielo e della terra, chiamato ad essere in Cristo suo figlio adottivo. L’uomo è la sola creatura sulla terra « che Iddio abbia voluta per se stessa », come insegna il Concilio Vaticano II, il quale significativamente aggiunge che l’uomo « non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé » (Gaudium et spes, n. 24).

In questo consiste il materno « regnare » di Maria. Essendo stata, con tutto il suo essere, dono per il Figlio, dono Ella diventa anche per i figli e le figlie dell’intero genere umano, destando la profondissima fiducia di chi si rivolge a Lei per essere condotto lungo le difficili vie della vita al proprio definitivo, trascendente destino. A questo finale traguardo ciascuno giunge attraverso le tappe della propria vocazione, un traguardo che orienta l’impegno nel tempo tanto dell’uomo quanto della donna.

11. In questo orizzonte di « servizio » – che, se reso con libertà, reciprocità ed amore, esprime la vera « regalità » dell’essere umano – è possibile accogliere, senza conseguenze svantaggiose per la donna, anche una certa diversità di ruoli, nella misura in cui tale diversità non è frutto di arbitraria imposizione, ma sgorga dalle peculiarità dell’essere maschile e femminile. È un discorso che ha una sua specifica applicazione anche all’interno della Chiesa. Se Cristo – con libera e sovrana scelta, ben testimoniata nel Vangelo e nella costante tradizione ecclesiale – ha affidato soltanto agli uomini il compito di essere « icona » del suo volto di « pastore » e di « sposo » della Chiesa attraverso l’esercizio del sacerdozio ministeriale, ciò nulla toglie al ruolo delle donne, come del resto a quello degli altri membri della Chiesa non investiti del sacro ministero, essendo peraltro tutti ugualmente dotati della dignità propria del « sacerdozio comune » radicato nel Battesimo. Tali distinzioni di ruolo, infatti, non vanno interpretate alla luce dei canoni di funzionalità propri delle società umane, ma con i criteri specifici dell’economia sacramentale, ossia di quella economia di « segni » liberamente scelti da Dio per rendersi presente in mezzo agli uomini.

Del resto, proprio nella linea di questa economia di segni, anche se fuori dell’ambito sacramentale, non è di poco conto la « femminilità » vissuta sul modello sublime di Maria. C’è infatti nella « femminilità » della donna credente, e in specie di quella « consacrata », una sorta di « profezia » immanente (cfr Mulieris dignitatem, n. 29), un simbolismo fortemente evocativo, si direbbe una pregnante « iconicità », che si realizza pienamente in Maria e ben esprime l’essere stesso della Chiesa in quanto comunità consacrata con l’assolutezza di un cuore « vergine », per essere « sposa » del Cristo e « madre » dei credenti. In questa prospettiva di complementarietà « iconica » dei ruoli maschile e femminile vengono meglio poste in luce due dimensioni imprescindibili della Chiesa: il principio « mariano » e quello « apostolico-petrino » (cfr ibid., n. 27).

D’altra parte – lo ricordavo ai sacerdoti nella menzionata Lettera del Giovedì santo di quest’anno – il sacerdozio ministeriale, nel disegno di Cristo, « non è espressione di dominio, ma di servizio » (n. 7). È compito urgente della Chiesa, nel suo quotidiano rinnovarsi alla luce della Parola di Dio, metterlo sempre più in evidenza, sia nello sviluppo dello spirito di comunione e nella attenta promozione di tutti gli strumenti tipicamente ecclesiali della partecipazione, sia attraverso il rispetto e la valorizzazione degli innumerevoli carismi personali e comunitari che lo Spirito di Dio suscita ad edificazione della comunità cristiana e a servizio degli uomini.

In tale ampio spazio di servizio, la storia della Chiesa in questi due millenni, nonostante tanti condizionamenti, ha conosciuto veramente il « genio della donna », avendo visto emergere nel suo seno donne di prima grandezza che hanno lasciato larga e benefica impronta di sé nel tempo. Penso alla lunga schiera di martiri, di sante, di mistiche insigni. Penso, in special modo, a santa Caterina da Siena e a santa Teresa d’Avila, a cui il Papa Paolo VI di v.m. attribuì il titolo di Dottore della Chiesa. E come non ricordare poi le tante donne che, spinte dalla fede, hanno dato vita ad iniziative di straordinaria rilevanza sociale a servizio specialmente dei più poveri? Il futuro della Chiesa nel terzo millennio non mancherà certo di registrare nuove e mirabili manifestazioni del « genio femminile ».

12. Voi vedete, dunque, carissime sorelle, quanti motivi ha la Chiesa per desiderare che, nella prossima Conferenza, promossa a Pechino dalle Nazioni Unite, si metta in luce la piena verità sulla donna. Si ponga davvero nel dovuto rilievo il « genio della donna », non tenendo conto soltanto delle donne grandi e famose vissute nel passato o nostre contemporanee, ma anche di quelle semplici, che esprimono il loro talento femminile a servizio degli altri nella normalità del quotidiano. È infatti specialmente nel suo donarsi agli altri nella vita di ogni giorno che la donna coglie la vocazione profonda della propria vita, lei che forse ancor più dell’uomo vede l’uomo, perché lo vede con il cuore. Lo vede indipendentemente dai vari sistemi ideologici o politici. Lo vede nella sua grandezza e nei suoi limiti, e cerca di venirgli incontro e di essergli di aiuto. In questo modo, si realizza nella storia dell’umanità il fondamentale disegno del Creatore e viene alla luce incessantemente, nella varietà delle vocazioni, la bellezza – non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale – che Dio ha elargito sin dall’inizio alla creatura umana e specialmente alla donna.

Mentre affido al Signore nella preghiera il buon esito dell’importante appuntamento di Pechino, invito le comunità ecclesiali a fare dell’anno corrente l’occasione per un sentito rendimento di grazie al Creatore e al Redentore del mondo proprio per il dono di un così grande bene qual è la femminilità: essa, nelle sue molteplici espressioni, appartiene al patrimonio costitutivo dell’umanità e della stessa Chiesa.

Vegli Maria, Regina dell’amore, sulle donne e sulla loro missione al servizio dell’umanità, della pace, della diffusione del Regno di Dio!

Con la mia Benedizione.

Dal Vaticano, 29 giugno 1995, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.

GIOVANNI PAOLO II

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Funzionerà Radio Maria nel tempo dei segreti?

Carissimo Padre Livio oggi alla fine della lettura quotidiana della cronaca e della storia come anche ieri ci ha esortato a prendere  il suo ultimo libro che parla dei tre giorni di salvezza prima di ogni singolo segreto, perché non si sa se in quei tempi saranno disponibili sempre i servizi elettrici e devo dire che ho provveduto subito a questo suo invito…ora mi viene di domandarvi se secondo voi c’è una buona possibilità di avere radio Maria con la vostra preziosa presenza in radio?

Pensando come ha agito il buon Dio per il popolo ebraico concedendoli come guida Mosè per attraversare il Mar Rosso non può essere che Radio Maria nata e voluta dalla Madonna stessa sia uno strumento per in grande passaggio dalle tenebre alla luce?

Oltretutto la radio ha sede principale in Italia dove presumibilmente ci sarà l’epicentro dei segreti…sono troppe cose incastonate bene tra di loro a farmi pensare che voi sarete il nostro (Mosè) e radio Maria la barca che ci porterà al riparo…caro Padre un abbraccio forte forte…vi voglio tanto bene…uniti tutti insieme nella preghiera…

Lolita da Taranto 


Cara Lolita,

Non sappiamo come saranno le comunicazioni nel tempo dei segreti e né sappiamo quanto dureranno. L’unico riscontro che abbiamo è che Radio Maria Ucraina con sede a Kiev ha funzionato eroicamente nonostante gli intensi bombardamenti di questi due anni.

La Radio comunque è stato un elemento di comunicazione fondamentale anche durante l’ultima guerra mondiale.

Tuttavia in tempi in cui la corrente elettrica può mancare e ci mancherà internet, avere con sé una documentazione scritta può essere di grande aiuto.

Per questo sto raccogliendo in una serie di pubblicazioni tutte le informazioni riguardanti il piano di salvezza della Regina della Pace, che ci aiuteranno nel tempo dei segreti ad evitare gli inganni del demonio.

In ogni caso mi pare evidente che la Madonna ha voluto per sé una Radio per tener unita la sua grande famiglia in questi tempi difficili.

Ho quindi fiducia che Radio Maria potrà svolgere il suo compito anche e soprattutto nel tempo dei segreti.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Incoraggiamento ai genitori di andare a Medjugorje con loro bambini

Carissimo Padre Livio,
sono da poco tornata da Medjugorje e mi sono sentita di dare una risposta e un incoraggiamento a questa mamma per andare a Medjugorje con i suoi bambini.
E’ un piccolo contributo di testimonianza per andare a Medjugorje, luogo speciale di grazie!
La abbraccio di cuore e pensavo di scriverle ancora alcune considerazioni a lei su questo mio pellegrinaggio.
Un caro saluto
Federica di Gallarate

Lettera di risposta a Antonella:
“Cara Antonella

quando ho letto la tua lettera ho sentito dei brividi e provato una forte emozione! Sì, perché sono tornata da pochi giorni dal primo pellegrinaggio che io e mio marito abbiamo fatto a Medjugorje. Davvero ti posso dire che ci si trova sul Podbrdo davanti alla statua della Regina della Pace perché chiamati personalmente da Lei che ci invita ad essere lì e ad affidare tutta la nostra vita a Lei! La grazia che si riceve recandosi a Medjugorje con il cuore aperto in cerca di Dio è speciale! E’ sentire l’amore della Madonna e di Gesù che si fanno sentire presenti in modo particolare, una presenza che ha una forza soprannaturale, misteriosa che ti abbraccia, ti invade, ti entra nel profondo e lascia un segno indelebile che continua a parlarti e nutrirti anche dopo che devi ripartire. Sì, perché bisogna ripartire, per continuare a vivere nelle braccia della Madonna e di Gesù nel trascorrere delle ore del nostro quotidiano. E’ stato per me tanto forte questo passaggio che per diversi giorni un pianto di commozione e nostalgia mi sgorgava a tratti, ripensando ai momenti trascorsi a Medjugorje.

Momenti speciali di grazia in cui avverti questa presenza d’amore della Madonna e di Gesù li ho vissuti nella Chiesa di San Giacomo dove ho partecipato alla S. Messa, all’Adorazione Eucaristica, al S. Rosario e alle benedizioni dei pellegrini e degli oggetti, ma anche in confessionale e davanti alla statua del Cristo Risorto. Dalla gamba sinistra della statua sgorgano di continuo delle piccole gocce d’acqua. La guida spirituale mi ha spiegato che è un fatto singolare, di cui la Madonna non ha mai parlato, sono gocce d’acqua come risulta da analisi chimiche effettuate. Con gli occhi del cuore le ho osservate con amore e devozione, ho pianto e le ho asciugate con un fazzoletto perché le ho sentite come un segno con il quale Gesù ci vuole dire che è vivo e presente in mezzo a noi.

Nel nostro gruppo di pellegrini c’era una giovane mamma con i suoi due figli che hanno seguito con serenità e con gioia i vari momenti di preghiera, la salita al Podbrdo, gli spazi di riflessione e informazioni della guida spirituale. Ti vorrei incoraggiare di tutto cuore ad andare con la tua famiglia a Medjugorje e a portare davanti alla statua bellissima della Regina della Pace sulla collina delle apparizioni i tuoi piccoli figli perché è la Madonna che vi sta chiamando per abbracciarvi ognuno con la Sua protezione e benedizione!

A Medjugorje la Madonna appare ogni giorno, è presente con tutta la Sua grazia, ogni giorno il Cielo si apre su quella terra santa e benedetta, la terra di Maria e chi tocca quel luogo attinge in modo particolare e singolare ad una sorgente di grazia e benedizioni.

Un caro Augurio!

Federica di Gallarate

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero spirituale sullo Spirito Santo

Cari amici, vorrei parlarvi dell’importanza dello Spirito Santo e dei suoi doni nella vita spirituale. Nella nostra professione di fede diciamo: “Credo nello Spirito Santo che è il Signore e dà la vita”, vuol dire che lo Spirito Santo è una persona della Santissima Trinità, comunemente detta la terza perché è l’amore che il Padre e il Figlio si scambiano fra di loro. Questo amore da Cristo crocifisso è stato dato a noi, è il dono della Redenzione dello Spirito Santo cioè, l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori.

È stato chiamato anche il “Dio sconosciuto” molti anni fa perché lo si invocava poco. La Liturgia della Chiesa, nella Santa Messa ha sempre avuto un’impostazione trinitaria, quindi tutto nella Liturgia viene rivolto al Padre per mezzo di Cristo nella comunione dello Spirito Santo. Nella vita personale non c’era questa attitudine ad invocare lo Spirito Santo, si parlava della grazia. Ma la grazia è dello Spirito Santo, è il suo amore che opera in noi, l’opera della santificazione, cioè la remissione dei peccati, la vita di santità e di unione con Dio.

Nel tempo, si è molto diffusa l’invocazione dello Spirito Santo e dal punto di vista catechetico-teologico si è precisato la sua grande opera. Si è affermato che le tre Persone divine operano sempre concordemente, per cui al Padre viene attribuita l’opera della Creazione, al Figlio l’opera della Redenzione e allo Spirito Santo l’opera della nostra Santificazione.

Lo Spirito Santo è un attore fondamentale nel nostro cammino di santità, siamo chiamati a corrispondere alle sue ispirazioni, illuminazioni, gemiti perché è la guida nel nostro percorso.

L’opera dello Spirito Santo nella nostra vita inizia prima di tutto con la conversione. Siamo in uno stato di morte, quando siamo nel peccato mortale. Siamo come tralci secchi e chi ci fa diventare nuovamente dei tralci verdi, uniti alla vita e che producono molti frutti, è proprio la grazia dello Spirito Santo, che crea in noi i presupposti per la conversione.

Tra questi presupposti vi è l’inquietudine: lo Spirito Santo risveglia la coscienza che è stata tacitata dal peccato commesso. Abbiamo soppresso il rimorso della coscienza che è stata silenziata o sepolta sotto una coltre di fango. Lo Spirito Santo fa sentire il disagio del peccato e crea quella santa inquietudine che fa capire il pericolo della perdizione eterna. Incomincia ad aprire il cuore a queste sollecitazioni di grazia, che sono come germi di vita in un deserto di morte nel nostro cuore. Gli occhi riprendono a vedere, lo Spirito Santo dà la forza alla nostra volontà che è indebolita dal peccato, che è incapace di volere bene e poi crea in noi i santi desideri che affiorano in un cuore dominato dai desideri della carne. Lo Spirito Santo fa nascere il desiderio di conversione, di una vita pulita, aperta al bene e retta.

Questa crescita dei santi desideri porterà alla decisione fondamentale che è quella che poi cambia la vita: la decisione della conversione. Grazie ad essa, si lascia una vita di peccato, di dispersione, di mondanità e di dipendenza dai vari vizi della carne. Si passa dalla morte alla vita, questa è la grazia dello Spirito Santo, fa di noi un ramo verde nella vigna di Cristo.

Lo Spirito Santo ci accompagna in tutto il nostro cammino spirituale. È ancora più visibile la sua azione nella seconda tappa della vita spirituale che è quella della purificazione. Una volta che noi abbiamo iniziato la conversione – ma abbiamo ancora tante debolezze della volontà, gli occhi che non vedono, le tendenze del male – riceviamo il fuoco dello Spirito Santo che ci purifica, attraverso la sofferenza, le rinunce, il combattimento spirituale quotidiano. L’opera di restaurazione della bellezza della creatura redenta, ha bisogno di tempo anche con momenti di sconfitta, è difficile dopo la conversione consolidare le conquiste, dare continuità ai nostri propositi, dare fedeltà alle nostre promesse. È un lavoro che può durare tutta la vita con la grazia dello Spirito Santo che purifica dalle scorie, attraverso la preghiera, la sequenza dello Spirito Santo che la Madonna ha raccomandato di recitare: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò che è sviato” è tutta la grande opera di purificazione che compie lo Spirito Santo ed è quella fase del cammino spirituale che decide la santità. Se si riesce a uscirne vittoriosi da questa fase si entra nella fase ultima che è quella dell’unione con Dio. In quel momento lo Spirito Santo opera i suoi capolavori offrendo i sette doni. Questa collocazione all’ultima tappa del cammino spirituale ha un valore pedagogico perché molti si illudono di avere i doni dello Spirito Santo vivendo nel peccato mortale o tiepidezza spirituale. Questi doni nella loro efficacia, pienezza, evidenza e splendore, vengono nell’ultima tappa che è quella della santificazione, cioè nell’unione con Dio. Dal punto di vista catechetico sono stati sintetizzati nei sette doni e ognuno di essi ha una sua identità, una sua bellezza, riguardano aspetti della nostra vita spirituale: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. È una fase per la quale si deve sudare, faticare, cambiare vita, togliere il peccato mortale, essere stabile in grazia, portare avanti il cammino di purificazione, solo allora chiedendo i doni vengono offerti.

Nel Nuovo Testamento, San Paolo fa l’elenco dei doni dello Spirito Santo e ne mette tanti altri. Perciò si può dire che man mano che si prosegue nel cammino di santità, diventiamo un giardino fiorito, con ogni genere di fiori e con tanti doni dello Spirito Santo che non sono catalogati nello schema catechetico. Si possono quindi avere i doni dello Spirito Santo, specialmente quelli di cui abbiamo bisogno per il combattimento spirituale, in quella fase del cammino in cui ci si è stabiliti in grazia. Essere in grazia significa non commettere più peccati gravi e combattere quelli veniali. Si può essere in grazia anche con poco fervore perché il cammino spirituale prevede anche momenti di aridità e tiepidezza.

I due doni più importanti, secondo me, sono la sapienza, che è il discernimento che riguarda la mente, e la fortezza che riguarda la volontà, la fermezza nel compiere il bene. Però i doni sono tutti necessari, importanti, ne abbiamo bisogno. Mettiamoci in un atteggiamento psicologico di chi ara il terreno per renderlo recettivo. Chiediamo i doni quando abbiamo fatto piazza pulita del marciume che è in noi. Quando il terreno sarà pronto, potremo seminarli e farli crescere nell’umiltà.

Questi due doni, a parer mio, dovrebbero essere invocati ogni giorno perché viviamo in un tempo di seduzioni. Abbiamo bisogno del discernimento spirituale, dell’occhio limpido che ci fa vedere gli agguati del demonio, che ci faccia vedere la via di Dio anche in momenti di oscurità. Abbiamo bisogno del dono della fortezza, perché se non vinciamo le battaglie del combattimento spirituale veniamo travolti, questo dono ci porta alla pazienza e alla perseveranza fino alla fine.

Per prima cosa, dobbiamo creare in noi un atteggiamento di docilità all’azione dello Spirito Santo in noi. Ci guida attraverso le sue illuminazioni, ispirazioni, gemiti, tocchi d’amore, momenti di grandi elevazioni in grazia, essere molto disponibili alla sua azione dentro di noi.

La seconda cosa è che, dobbiamo invocare lo Spirito Santo come persona divina, così come invochiamo il Padre e il Figlio separatamente. Per questo la Regina della pace ci ha invitato a dire la preghiera: “Vieni, Santo Spirito” così da imparare a rivolgerci allo Spirito Santo come un “Tu” che è quello che ci guida nel cammino di santificazione fino alla vita eterna.

Per sentire la voce dello Spirito Santo ci vuole silenzio esteriore e interiore, momenti di raccoglimento riservati a se stessi, il silenzio dell’anima come lo chiama la Regina della pace. Sono questi momenti che rendono veramente presente la Santissima Trinità nel nostro cuore, cerchiamoli questi momenti.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“LA CHIESA E’ INDISTRUTTIBILE” – Puntata 18″

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