"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2024 Pagina 12 di 17

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Il momento “Armageddon”: quella notte a casa Murdoch in cui Biden avvertì di un imminente attacco nucleare russo

di Enrico Franceschini- La Repubblica- 10 Marzo 2024

In un libro, la ricostruzione di un incontro drammatico in cui il presidente Biden informò l’establishment di un’intercettazione secondo cui Mosca avrebbe fatto ricorso ad armi nucleari nel giro di settimane. 

  • LONDRA – Il pericolo di un Armageddon nucleare durante la guerra in Ucraina è apparso più vicino di quanto era trapelato ufficialmente fino ad ora. Nell’ottobre 2022, mentre la controffensiva di Kiev aveva raggiunto considerevoli risultati e sembrava in grado di riprendere anche la Crimea, gli Stati Uniti ottennero informazioni di intelligence secondo cui la Russia discuteva concretamente l’ipotesi di usare un’arma atomica tattica contro le forze ucraine. E Washington considerava con crescente preoccupazione in che modo avrebbe reagito dal punto di vista militare.

L’allarme di Biden a casa di Murdoch

“Per la prima volta dalla crisi dei missili a Cuba, se le cose in Ucraina continuano nel modo in cui stanno andando, siamo davanti alla diretta minaccia dell’uso di un’arma nucleare”, confidò Joe Biden a una serata di esponenti dell’establishment politico ed economico americano nella casa newyorchese di James Murdoch, il figlio liberal e ribelle del magnate dell’editoria mondiale, rivela “New cold wars”, un libro dell’ex corrispondente dalla Casa Bianca David Sanger, di cui il New York Times pubblica un estratto. Era il 6 ottobre 2022, per coincidenza sessant’anni dopo la crisi che nel 1962 portò Usa e Urss sull’orlo della guerra nucleare a causa dell’installazione di missili atomici sovietici nella Cuba di Fidel Castro.

Le intercettazioni ottenute dallo spionaggio americano avevano riscontrato vari accenni, tra cui conversazioni top secret fra comandanti militari russi, al possibile impiego contro l’Ucraina di una cosiddetta arma nucleare “tattica”, un ordigno meno potente dei missili balistici intercontinentali ma comunque decine di volte più potente delle bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki per sconfiggere il Giappone verso la fine della Seconda guerra mondiale. Fortunatamente, riferì Biden ai suoi interlocutori, la Cia non segnalava che il lancio di un’arma nucleare del genere fosse imminente, ma avvertiva che, se i progressi delle forze ucraine fossero proseguiti fino a ipotizzare la riconquista della penisola di Crimea, il rischio di un attacco atomico sarebbe potuto crescere del 50 per cento o più.

Rischio Armageddon

Il libro di Sanger rivela che la Casa Bianca e il Pentagono prepararono urgentemente piani contingenti su come rispondere a uno scenario simile. “Non penso”, affermò il presidente americano all’evento a casa di Murdoch junior, “sia possibile usare un’arma nucleare tattica senza finire con un’Armageddon”, il termine con cui si indica comunemente una guerra fra le due maggiori superpotenze nucleari della terra in grado di distruggere buona parte dell’umanità. Biden aggiunse che secondo lui Vladimir Putin sarebbe stato pronto a premere il pulsante di un attacco atomico: “Lo conosco piuttosto bene” disse il capo della Casa Bianca secondo la ricostruzione del libro. “Il presidente russo non scherza quando parla della possibilità di utilizzare armi nucleari tattiche o armi biologiche o chimiche come ultima risorsa perché il suo esercito sta comportandosi molto peggio del previsto”.

La prima reazione di Washington fu sul piano diplomatico, attraverso una serie di contatti tra i vertici dell’amministrazione americana e i corrispettivi alti responsabili russi, tra cui un colloquio fra William Burns, il direttore della Cia, con il capo dello spionaggio di Mosca, Sergej Naryshkin.

Il contatto tra capi dei servizi

“Gli dissi chiaramente che, se la Russia avesse usato armi non convenzionali, ci sarebbero state serie conseguenze da parte nostra”, racconta lo stesso Burns nel libro. “Lui mi giurò di avere capito e assicurò che Putin non intendeva usare armi nucleari”. Ma nei giorni scorsi Putin ha riaffermato una minaccia di questo tipo, affermando che, se la Nato fornirà a Kiev missili capaci di colpire il territorio russo o forze Nato parteciperanno direttamente al conflitto, i leader occidentali “devono capire che questo minaccerebbe un conflitto con armi nucleari e perciò la distruzione della nostra civiltà”. Un bluff o una reale minaccia di Armageddon?

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il Cardinal Ernest Simoni un dono straordinario di Maria per preparare la Chiesa al tempo dei segreti

Carissimo Padre Livio,
sono Laura ringrazio Lei e tutta Radio Maria per l’impegno e la dedizione con cui portate avanti l’opera di evangelizzazione.
Volevo condividere l’emozione che ho provato venerdì 8 marzo nel partecipare alla Santa Messa presieduta dal Cardinal Ernest Simoni a Sesto Fiorentino. Pensare che ha 95 anni, a ottobre 96, e ha una grinta fuori dal comune, un amore per la Chiesa il Papa e la Madonna, quando hanno raccontato la sintesi della Sua vita

Le confesso che le lacrime scendevano da sole, ho avuto la convinzione di trovarmi di fronte ad un uomo che ha detto sì al Signore sapendo benissimo cosa lo aspettava, la fede è una scelta che facciamo ogni giorno.

Nelle parole e nella vita del Cardinale ho trovato la sintesi dei messaggi della Madonna a Medjugorje, infatti Le ho girato un articolo dove c’è scritto che don Ernest nello stemma cardinalizio ha scelto “il mio cuore trionferà”, penso che il Cardinale faccia parte del disegno della Madonna per indicarci come dobbiamo comportarci durante i tempi tremendi che potrebbero arrivare con i segreti, fedeltà alla Chiesa e al Papa, amore per i nemici preghiera del Rosario e a San Michele, siamo tutti in cammino verso l’Eternità, è tutto nelle mani di Dio, caro Padre la sintesi anche di quello che ci dice Lei .

Alla fine della celebrazione siamo andati in processione a salutarlo mi è venuto spontaneo di prendergli la mano e ringraziarlo sicura che, come il Suo Gesù, si è caricato della Croce a beneficio di tutti.
Mi scuso se ho allungato un pò ma sono ancora presa nel turbine di emozioni.

Un grande grazie anche Lei che ogni giorno ci ricorda di pronunciare il nostro sì al Signore.
Che Dio la benedica sempre.
In unione di preghiera.
Laura


Cara Laura,

 il Cardinal Ernest Simoni è un dono straordinario di Maria per la Chiesa in questi tempi di “Satana sciolto dalle catene.” Ed è anche un amico e un ascoltatore assiduo di Radio Maria, tanto che ha saputo della sua nomina a Cardinale  ascoltando su Radio Maria L’Angelus del Santo Padre.

Le sue testimonianze, le sue catechesi e i suoi esorcismi in diretta su Radio Maria hanno lasciato una scia duratura di santità nelle anime dei nostri ascoltatori.

 Il Cardinal Simoni è anche un credente nelle apparizioni di Medjugorje, dove ha presieduto S. Messe, tenuto catechesi e fatto esorcismi di liberazione. La sua comprensione del mistero di Maria è fra le più elevate di sempre. La sua fede è una casa sulla roccia  che nessuna bufera ha mai potuto scuotere. Il suo zelo pastorale per la salvezza delle anime ricorda quello dei più grandi missionari della storia della Chiesa.

Il bene che sta facendo nella nostra Italia è inestimabile. Visita città e parrocchie dove viene invitato e ci si chiede dove trovi tutto quella forza che lo sorregge e che infonde in chi lo ascolta. La sua grandezza spirituale non riguarda solo il passato di decenni di prigionia e di lavori forzati, ma anche tutti gli anni successivi, dopo la caduta del comunismo, quando ha speso se stesso in un’opera instancabile di evangelizzazione in Albania, in Italia e nel mondo.

Le più belle virtù di un pastore risplendono sul suo volto di bambino, ma in modo particolare la sua carità pastorale e la sua umiltà, che la Madonna ha impresso in questo suo Apostolo fedele.

Ci conceda la Regina della pace che il Cardinal Ernest Simoni accompagni la Chiesa lungo il Calvario dei dieci segreti fino al trionfo del suo Cuore Immacolato.

Ave Maria

Padre Livio

Tentativi diplomatici e ansia per l’escalation, cosa c’è dietro le parole del Papa sull’Ucraina: «Non si parla di resa»

Di Gian Guido Vecchi- Corriere della sera – 10 Marzo 2024

Le parole di papa Francesco sulla guerra in Ucraina, consegnate alla tv svizzera, hanno scatenato polemiche.  Il timore per le posizioni espresse da Macron e per un possibile conflitto nucleare: «Il pericolo esiste veramente»

CITTÀ DEL VATICANO – L’espressione «bandiera bianca», quando si parla di guerre, ha il sapore amaro della resa: in fondo qualcosa di vile, soprattutto se si è stati aggrediti. 

Non è però questo di cui parla il Papa, che risponde a una domanda sulla «bandiera bianca» ma parla di negoziato, come ha fatto fin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, e piuttosto afferma il contrario: negoziare «non è mai una resa» e anzi «è una parola coraggiosa».

Non a caso il portavoce vaticano Matteo Bruni ha fatto notare che Francesco «ha ripreso l’immagine proposta dall’intervistatore» per indicare «la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato». 

Il Papa, del resto, invoca la stessa cosa anche a proposito del conflitto tra Israele e Palestina perché lo dice di ogni guerra, sempre: è una «pazzia» che arricchisce i produttori di armi e precipita nella morte e nel dolore la povera gente. La soluzione peggiore è andare avanti. 

Verso la fine del primo anno di guerra aveva detto, riferendosi a Putin: «A volte il dialogo “puzza”, ma si deve fare».

I tentativi di riappacificazione

Sono due anni che Bergoglio chiede «una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura». All’indomani dell’invasione si precipitò all’ambasciata russa, un gesto inaudito perché di regola è il Papa a ricevere i diplomatici.

L’anno scorso ha tentato una «missione di pace» inviando il cardinale Matteo Zuppi a Kiev, Mosca, Washington e Pechino. Non è stata possibile una mediazione diretta, rifiutata anzitutto da Zelensky, ma almeno l’iniziativa ha ottenuto dei risultati umanitari sottotraccia, tra scambi di prigionieri e la restituzione di alcuni dei bimbi ucraini deportati in Russia. «Che non ci siano altre prospettive di negoziato è molto triste», commentava di recente il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato. Ma Francesco va avanti. 

Il Vaticano preoccupato dalle parole di MacronSi parla di un prossimo viaggio del cardinale Zuppi a Parigi, per incontrare il presidente francese Macron

La Santa Sede è molto preoccupata dell’ipotesi, ventilata dal presidente francese, di un intervento militare dell’Occidente a sostegno dell’Ucraina. Il cardinale Parolin ha parlato di «uno scenario che fa veramente paura, l’escalation che abbiamo sempre cercato di evitare». Per questo Francesco invoca un negoziato. 

Dall’inizio del pontificato denuncia una «terza guerra mondiale a pezzi» e teme un conflitto nucleare: «Questo pericolo esiste veramente. Basta un incidente».


 Il capo della Chiesa ucraina: «Non abbiamo la possibilità di arrenderci»

«L’Ucraina è ferita ma imbattuta. L’Ucraina è esausta, ma resta in piedi. In Ucraina nessuno ha la possibilità di arrendersi! E tutti quelli che guardano con scetticismo alla nostra capacità di stare in piedi, diciamo: venite in Ucraina e vedrete!». Lo dice il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, rilanciando sui social le parole pronunciate nella chiesa di San Giorgio a New York dove si trova in visita pastorale.

 Kiev risponde al Papa: «Non alzeremo mai bandiera bianca, la nostra bandiera è gialla e blu

«La nostra bandiera è gialla e blu. Questa è la bandiera con la quale viviamo, moriamo e vinciamo. Non alzeremo mai altre bandiere». Lo scrive su X il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, dopo le parole del papa sulla «bandiera bianca». «Ringraziamo Sua Santità Papa Francesco per le sue costanti preghiere per la pace, e continuiamo a sperare che dopo due anni di guerra devastante nel cuore dell’Europa, il Pontefice trovi l’opportunità di compiere una visita apostolica in Ucraina per sostenere oltre un milione di ucraini cattolici, oltre cinque milioni di greco-cattolici, tutti cristiani e tutti ucraini».

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I funerali della Russia da Sakharov a Naval’nyj

di Stefano Caprio- Asia News – 10 Marzo 2024

Naval’nyj è riuscito ancora una volta a vincere sulla repressione e con la sua morte ha portato in strada una nuova “rivoluzione dei fiori”. Portano un fiore alla piccola tomba in uno dei cimiteri più periferici e trascurati della capitale dove c’è oggi il cuore della Russia, il contraltare del mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa, davanti al quale sfilano le armi e i cannoni.

La montagna di fiori che sovrasta la tomba di Aleksej Naval’nyj, subito dietro l’ingresso del cimitero Borisovo in periferia di Mosca, ha ormai superato i due metri di altezza e i dieci di lunghezza, dopo un pellegrinaggio ininterrotto da oltre dieci giorni, in cui secondo le stime più riduttive sono giunte a onorare il dissidente morto in lager oltre 30mila persone. Non si vedevano esequie così partecipate dai funerali di Andrej Sakharov, morto a 68 anni nel dicembre del 1989, alla vigilia dei cambiamenti epocali della Russia dopo settant’anni di regime sovietico. Sembrava allora un triste scherzo del destino che il principale leader del dissenso morisse prematuramente a soli tre anni dalla liberazione dal confino ventennale, ma la scomparsa del 47enne Naval’nyj dopo tre anni di lager ripropone in modo ben più tragico il destino degli uomini liberi nel buio della inesorabile repressione che caratterizza ogni forma di regime in Russia, dal giogo tartaro allo zarismo, dal comunismo al putinismo.

Se Sakharov era stato commemorato in modo solenne e ufficiale, con esposizione della salma nel palazzetto della Sportivnaja vicino al centro di Mosca, con lunghe code di persone che attendevano nel gelo invernale il proprio turno, la processione per Naval’nyj è stata esaltata dalle condizioni restrittive che hanno impedito di celebrare esequie pubbliche, liquidando la cerimonia ecclesiastica in pochi minuti e solo per i parenti stretti, e obbligando le tantissime persone giunte alla chiesa dell’icona della Madre di Dio del “Soccorso dei miei dolori” a recarsi poi a piedi fino al piccolo cimitero, di nuovo in mezzo alla neve e al gelo dell’inverno ancora imponente. In questi giorni i custodi di Borisovo hanno faticato a rispettare gli orari di chiusura, resi ancora più rigidi dalle disposizioni giunte dall’alto, ma le persone hanno continuato a giungere giorno e notte gettando i fiori anche al di sopra delle inferriate, incuranti delle mille telecamere che riprendevano ogni avventore e che hanno portato all’arresto di centinaia di persone. Come hanno commentato alcuni dei fermati, “una settimana in cella per Naval’nyj è come stare qualche minuto con lui in paradiso”, e molti ancora si recheranno a onorarlo, per giorni e anni a venire.

Naval’nyj è riuscito ancora una volta a vincere sulla repressione, che da due anni impediva in Russia qualunque manifestazione di protesta, e con la sua morte ha portato in strada una nuova “rivoluzione dei fiori”, un evento che non sarà più dimenticato nella storia russa. Portare un fiore alla tomba senza nascondere il proprio volto, rispondendo alle domande dei giornalisti o semplicemente dei passanti, sono azioni di enorme valore simbolico in un Paese dove si cerca in modo esasperato di celebrare il patriottismo militante insieme all’odio universale. La piccola tomba in uno dei cimiteri più periferici e trascurati della capitale è oggi il cuore della Russia, il contraltare del mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa, davanti al quale sfilano le armi e i cannoni invece dei fiori e delle candele. A Borisovo non ci sono eroi della patria e militi ignoti, c’è solo un giovane uomo che sorride nelle foto portate dalla madre, e dalle migliaia di fratelli e sorelle.

Al funerale di Naval’nyj si può accostare la memoria di quello di Anna Politkovskaja, sepolta nell’importante cimitero moscovita di Troekurovo il 10 ottobre 2006, con un migliaio di persone che pure riversavano i fiori. Allora intervenne il garante dei diritti dell’uomo, Vladimir Lukin, invitando le autorità a difendere i giornalisti e la libertà d’informazione. Quella morte fu in qualche modo il vero inizio del putinismo dopo qualche anno in sordina, mettendo fine alle illusioni di costruire un Paese libero dopo tante oppressioni. Nello stesso cimitero è stato sepolto il politico liberale Boris Nemtsov, il 3 marzo 2015, dopo una cerimonia al centro Sakharov, ricollegandosi alle memorie del dissenso. L’ex-delfino di Eltsin e amico di Naval’nyj era stato assassinato da killer ceceni come la Politkovskaja, ma in modo ancora più spettacolare sul ponte dietro il Cremlino, appena uscito dalla redazione della radio Ekho Moskvy. Oggi sia la radio che il centro Sakharov sono stati chiusi. Anche alle esequie di Nemtsov c’era la coda lunga centinaia di metri, e si presentò perfino un rappresentante delle autorità, il vice-premier Arkadij Dvorkovič, cercando di attenuare lo spirito di protesta della folla.

Meno di due anni fa, il 3 settembre 2022, nel cimitero monumentale più importante di Mosca a Novodeviči è stato poi sepolto l’ex-segretario e presidente Mikhail Gorbačev, giunto in pace alla fine dei suoi giorni dopo aver acceso quasi quarant’anni prima una luce di speranza, poi diventata sempre più tenue e infine sotterrata in periferia. Perfino i funerali del padre della perestrojka possono in qualche modo essere accostati a quelli dei dissidenti anti-putiniani, con l’immagine simbolica del premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov, sodale ed erede della Politkovskaja e oggi dannato come “agente straniero”, che regge davanti alla tomba la fotografia del leader defunto. Anche allora sfilarono tantissime persone con i fiori, e la commemorazione assunse un chiaro carattere di protesta contro la guerra di Putin, che l’anziano Gorbačev aveva commentato con una domanda assai esplicita: “ma a che cosa gli serve?”. Putin infatti non si presentò alle esequie, perché “aveva troppo da fare”.

Quando morì Gorbačev, Naval’nyj era ancora nel lager “morbido” di Vladimir, da cui poteva diffondere più facilmente i suoi commenti, e spiegava che “il mio rapporto con Gorbačev si è molto evoluto nel tempo, da una profonda antipatia fino a un doloroso rispetto”. Ricordava che l’ultimo segretario del Pcus, e primo presidente della “nuova” Urss, era stato l’unico uomo di potere che non aveva cercato di arricchirsi, lasciando la sua carica in modo volontario e pacifico, e soprattutto “era stato lui a liberare Sakharov e i prigionieri di coscienza”. Si torna dunque a Sakharov in una storica inclusione del dissenso anti-sovietico e di quello odierno, che segnano il passaggio delle epoche: con la morte di Sakharov era finita l’opposizione al regime comunista, perché sembrava che non fosse più necessaria, con quella di Naval’nyj si è conclusa l’opposizione al regime putinista, perché non c’è più alcuna possibilità di opporsi, e rimane soltanto quella di portare un fiore sulla tomba.

Dal ventennio brezneviano, durante il quale accanto ai dissidenti crescevano e si formavano a Leningrado i giovani Vladimir, oggi presidente Putin e patriarca Kirill, si è passati al ventennio putiniano nello stesso spirito del neo-stalinismo, soffocando ogni forma di dissenso e imponendo la guerra come unica forma di espressione dell’identità del popolo, e di relazione con il mondo intero. La retorica della Vittoria e dell’Unità (la sobornost) impongono l’identificazione del nemico, interno ed esterno, e la celebrazione del Potere unico ed eterno, come avverrà tra una settimana nel plebiscito presidenziale putiniano. Le feste e le fanfare che attendono la Russia per l’inizio dell’ennesimo mandato del presidente aumenteranno a dismisura la grottesca sensazione del ritorno ad epoche passate, quando le votazioni erano fasulle e puramente decorative, e in realtà assomigliavano molto di più a dei funerali della coscienza umana e della verità storica.

La rielezione di Putin è in realtà il suo ennesimo funerale, la conferma che non c’è più vita al Cremlino, che la Russia attuale si associa soltanto con la morte, come avviene ogni giorno in Ucraina. Mentre la morte è un concetto che non si riesce ad applicare ad Aleksej Naval’nyj, al suo sorriso e alla sua allegria perfino nel lager più terrificante dai tempi di Auschwitz, dove le passeggiate sottozero ricordano le camere a gas e le peggiori torture. Il volto macabro di Putin, cadavere ambulante che declama la guerra mondiale davanti agli esseri inanimati raccolti nel salone del Senato, viene oggi cancellato dallo sguardo solare di Naval’nyj, eternamente giovane e sempre più vivo, che rifiorisce ogni giorno grazie all’amore del vero popolo russo, quello che vive nella periferia e non nei palazzi del potere, che invoca la Madre di Dio nei dolori, invece di usare la Trinità come bandiera della guerra. Un’epoca è finita, una nuova Russia deve nascere, e il seme è stato gettato: la terra russa è stata fecondata, anche sotto il gelo, sotto la montagna dei fiori di un piccolo cimitero ai margini di tutto.

“Il Papa chiede per l’Ucraina il coraggio del negoziato”

Il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, risponde ai giornalisti in merito alle dichiarazioni del Pontefice nell’intervista alla Radio Televisione Svizzera (RSI): “Il Papa riprende l’immagine della bandiera bianca proposta dall’intervistatore, per indicare la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Suo auspicio è una soluzione diplomatica per una pace giusta e duratura”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano- 10 Marzo 2024

Il Papa con le sue parole sull’Ucraina ha inteso chiedere il cessate il fuoco e rilanciare il coraggio del negoziato. Il direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, risponde alle domande di alcuni giornalisti a proposito dell’anticipazione dell’intervista alla Radio Televisione Svizzera (RSI), pubblicata oggi, spiegando che l’auspicio di Francesco per il Paese, da sempre definito “martoriato”, è tutto racchiuso nelle parole già espresse all’Angelus del 25 febbraio, all’indomani del drammatico doppio anniversario dello scoppio del conflitto, in cui ribadiva il suo “vivissimo affetto” alla popolazione. E cioè di “creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura”.

“Il Papa – specifica Bruni – usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Altrove nell’intervista, parlando di un’altra situazione di conflitto, ma riferendosi a ogni situazione di guerra, il Papa ha affermato chiaramente: ‘Il negoziato non è mai una resa’”.

Nell’intervista in questione l’intervistatore Lorenzo Buccella domanda al Papa: “In Ucraina c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca. Ma altri dicono che così si legittimerebbe il più forte. Cosa pensa?”. E Francesco risponde: “È un’interpretazione. Ma credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio nella guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, si è offerta per questo. E altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore”.

Dunque, parole quelle del Papa riprese da una immagine proposta dall’intervistatore per ribadire, tra l’altro, quanto già affermato in questi due anni di continui appelli e pronunciamenti pubblici, ovvero l’importanza del dialogo contro la “follia” della guerra e la prioritaria preoccupazione per la sorte della popolazione civile. “L’auspicio del Papa – ribadisce infatti il portavoce vaticano – è e resta quello sempre ripetuto in questi anni, e ripetuto recentemente in occasione del secondo anniversario del conflitto: ‘Mentre rinnovo il mio vivissimo affetto al martoriato popolo ucraino e prego per tutti, in particolare per le numerosissime vittime innocenti, supplico che si ritrovi quel po’ di umanità che permetta di creare le condizioni di una soluzione diplomatica alla ricerca di una pace giusta e duratura’”

Antisemitismo in Italia: gli ebrei tornano nel mirino (e Israele è solo una scusa)

di Goffredo Buccini- Corriere della Sera – 10 Marzo

Dopo il 7 ottobre, i casi di aggressioni fisiche e danneggiamenti ai memoriali si sono moltiplicati. E per un ebreo o un israeliano, parlare in pubblico è diventato pericoloso

Lo scorso maggio Roger Waters ha suonato alla Mercedes Benz Arena di Berlino vestito da nazista. Quando i giudici lo hanno indagato per istigazione all’odio, ha sostenuto che «si vogliono mettere a tacere» le sue idee scomode. Quali siano di preciso queste idee è apparso più chiaro poche settimane fa, quando l’ex Pink Floyd se l’è presa con Bono, colpevole di avere ricordato in uno show le vittime israeliane del 7 ottobre al rave nel Negev: «Chiunque lo conosca, dovrebbe andare a prenderlo per le caviglie e scuoterlo finché non smette di essere una m…». Applausi su Al Jazeera.

L’antisemitismo sta diventando cool. Ma non è solo roba da attempate rockstar. Le agenzie di sicurezza ebraiche che monitorano il fenomeno hanno rilevato come fra il giorno del pogrom e la fine di dicembre gli episodi in tutto il mondo siano aumentati «di sei volte rispetto ai nove mesi precedenti del 2023». La Germania, con 29 atti di antisemitismo al giorno, l’Inghilterra, col 60% di ebrei britannici bersaglio di insulti o attacchi, e la Francia, con un aumento del 430% tra gli ebrei francesi inclini a espatriare per paura, sono le nazioni europee più problematiche. Ma nei campus americani dove le rettrici suggerivano di «contestualizzare» l’antisemitismo, gli episodi di intolleranza sono aumentati addirittura del 700%.

La fondazione Cdec

Effetto della dura risposta di Israele all’aggressione di Hamas? Non è del tutto esatto. All’Osservatorio sull’antisemitismo della Fondazione Cdec di Milano, si fa notare che la prima impennata nei dati è compresa tra l’8 e il 28 ottobre, giorno d’inizio dell’invasione di terra a Gaza e dunque della vera escalation nell’operazione Iron Sword. E anche il rapporto del gruppo israeliano Sdema colloca il picco europeo a fine ottobre. In tutto il 2023 in Italia le aggressioni verbali o fisiche e le discriminazioni contro gli ebrei sono state 454 nel 2023, contro le 241 dell’anno precedente: di queste, 216 dopo il pogrom del 7 ottobre con un incremento netto degli attacchi fisici, delle minacce di morte, dei danneggiamenti ai luoghi della comunità (il 64% degli italiani pensa che nel nostro Paese vivano due milioni di ebrei, quando la cifra reale è trentamila).

A infiammare le piazze islamiste e quelle occidentali che appoggiano il fondamentalismo parrebbe essere stato, per paradosso, prima il massacro dei 1.200 cittadini del Sud di Israele (con l’aggiunta di seimila feriti, la cattura di 250 ostaggi e lo stupro di decine di donne) ad opera dei miliziani di Yahya Sinwar: una sorta di rivendicazione della ferocia. Le settimane successive, con i pesanti bombardamenti sulla Striscia e lo strazio della popolazione palestinese in mondovisione, hanno infine fatto sgorgare un fiume carsico che scorreva da sempre, poi smuovendo l’area di mezzo degli indecisi.

risultati li abbiamo sotto gli occhi. Prendere la parola in pubblico, per un ebreo o un israeliano, o solo ricordare le ragioni di Israele, è diventato difficile, quando non pericoloso, nelle nostre città. L’altro giorno alla Sapienza un gruppo di ragazzi ha impedito di parlare a David Parenzo (conduttore dell’Aria che Tira, da sempre critico con Netanyahu) al grido di «fascista» e «sionista di m…». Scena non troppo diversa due giorni prima a Firenze, dove i contestatori hanno preso di mira la presentazione del libro su Golda Meir di Elisabetta Fiorito: «Hanno costretto i presenti a uscire dal retro come topi, ormai siamo alla Notte dei Cristalli», ha detto Marco Carrai, console onorario di Israele e bersaglio di gruppuscoli estremisti. Ancora a Firenze, la giovane Sara è stata buttata fuori dal corteo femminista dell’8 marzo quando ha esibito il cartello «Non una parola sugli stupri di Hamas, le donne israeliane se la sono cercata?». «Vai via, provocatrice, non sei gradita», le hanno risposto, mimose alla mano.

Il presidente dell’Organizzazione sionista mondiale, Yaakov Hagoel, sottolinea che dopo il 7 ottobre , a causa dell’enorme aumento di antisemitismo, «ottomila ebrei sono immigrati in Israele da tutte le parti del mondo»: un dato che impressiona ancor di più se si pensa quanto poco al sicuro sia Israele oggi. E il rapporto di intelligence dello Sdema Group descrive il mese di febbraio appena trascorso nel segno di gravi criticità in tutta Europa, effetto del miscuglio tra l’antico odio antiebraico dell’estrema destra e il nuovo rancore delle seconde e terze generazioni di immigrati d’ascendenza musulmana, soprattutto nelle grandi città (al mix è il caso di aggiungere le pulsioni della sinistra radicale, ancora in scena ieri pomeriggio al corteo di Roma).

Le svastiche

La Germania patria dei neonazisti è un problema nel problema. Il rapporto contiene dodici cartelle fitte di danneggiamenti a memorial ebraici, svastiche su monumenti, manifestazioni violente, aggressioni dirette, da Berlino ai piccoli centri di provincia: come in un tempo lontano, Hitler e l’Islam integralista si prendono a braccetto. Ma dall’Olanda alla Svezia, dal Portogallo alla Svizzera, dalla Lituania alla Spagna, non c’è luogo in Europa non toccato dalla grande ondata antisemita, nel mondo reale come in quello web. Ed è una faccenda tutta prepolitica, a essere onesti. Stia col governo estremista di Netanyahu e Ben Gvir o con la sinistra pacifista (cui appartenevano quasi tutte le vittime del 7 ottobre), non c’è ebreo che non senta sulla pelle oggi il peso delle tre D con cui Nathan Sharansky definiva già vent’anni fa la formula del nuovo e antico odio antisemita: demonizzazione, delegittimazione, doppio standard.

BUONA DOMENICA

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Oggi è la Quarta domenica di Quaresima e ciò che la contraddistingue è l’invito alla gioia con la quale si apre la Santa Messa.

Perché la gioia in questo tempo di penitenza e di digiuno? La ragione è da ricercare nel dono della salvezza che viene donata al mondo mediante la morte e la Resurrezione del Signore.

Ed è su questo inestimabile dono di grazia che Gesù ci invita a meditate nel suo colloquio notturno con Nicodemo:

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui  non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

La salvezza cristiana è radicale ed universale. E’ radicale perché salva l’uomo da tutti i suoi mali, dai quali nessun potrebbe liberarlo.

Sono mali che conosciamo bene e che distruggono la nostra vita:  sono il peccato e la morte. Invano l’uomo cerca di liberarsi con le sole sue forze. La loro potenza ha sempre vanificato ogni umano tentativo.

La salvezza cristiana è universale ed è offerta ad ogni essere umano di ogni tempo, di ogni spazio e di ogni condizione di vita.

Ce ne renderemo conto quando saremmo in paradiso, nel Regno eterno della gioia, abitato da una moltitudine immensa di anime che l’amore di Cristo ha salvate.

Tuttavia la salvezza si ottiene mediante la fede, cioè l’umile accettazione, anche solo implicita, della mano che il Figlio di Dio ci tende per uscire fuori dalla palude del male.

La parole di Gesù sono chiare e non danno spazio ad alcun fraintendimento: “Chi crede in Lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome  dell’unigenito Figlio di Dio”.

Cari amici, inginocchiamoci davanti alla Croce, chiedendo perdono dei nostri peccati ed aprendo il cuore all’invito di Gesù ad amarlo e a seguirlo.

La nostra risposta ci riempirà di pace ed è questo che dobbiamo cercare nel nostro cammino verso la Pasqua.

E’ un cammino verso la luce e verso la gioia delle resurrezione, verso la vita nuova in Cristo, nostro Signore e nostro Dio.


Vangelo

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore

INTERVISTE A VICKA (4,6)

Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste, che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.

(Quarta  intervista- Medjugorje 17 Agosto 2005)

Italia non dovete temere alcun pericolo. Dovete avere più fiducia in Dio e nella Madonna e quando prendete in mano il Rosario e pregate, mettetevi in ginocchio, fate un po’ di sacrifici, un po’ di digiuno e il pericolo passa.

PL: Senti Vicka, è chiaro che questa straordinaria avventura che dura ormai da 25 anni non durerà così all’infinito. Ci ha richiamato molto alla realtà una notizia quando Padre Ljubo ci ha telefonato il messaggio del 25 giugno… Tu sai che anche Ivanka quel giorno ha avuto la sua apparizione annuale e Padre Ljubo ci ha detto che durante quell’apparizione la Madonna ha parlato del sesto segreto. Allora dobbiamo dire che i segreti sono più vivi e più attuali che mai e che se la Madonna li spiega vuol dire che ci sono… tu una volta dicevi che comunque con la preghiera si possono evitare però ora ci dici che questi segreti si realizzeranno. Cioè come dobbiamo vedere questi segreti che comunque sono anch’essi una grazia ?

V: adesso spiego un po’…la Madonna ha dato a me fino ad ora nove segreti ma Lei ha già detto che ne darà dieci.

PL: …e tu adesso cosa sai di questi novi segreti, non sai cosa contengono?

V: Certo che lo so! Ma quello che posso dire è solo che la Madonna nel terzo segreto ha affermato che lascerà un segno tangibile qui sul monte delle apparizioni, dove è arrivata la prima volta. Un segno che rimarrà per sempre. Segno della Sua presenza in mezzo a noi e ancora più forte per quelli che sono lontani da Dio…

PL: e tu di questo terzo segreto, come di tutti gli altri, conosci la data? …cioè conosci quando si realizzeranno?

V: solo di questo terzo conosco la data.

PL: solo questo, degli altri no.

V: ho solo i numeri…

PL: Cosa vuol dire solo i numeri ?

V: Che ne ce sono dieci e che io ne conosco ora solo nove.

PL: …però ciò che succede tu lo sai ?

V: …del numero sette posso dire che la Madonna ha già detto che metà l’ha cancellato con le nostre preghiere, che Lei sempre raccomanda. Le preghiere possono cancellarli. Dipende solo da noi come siamo pronti.

PL: però è chiaro, dove possibile ragionare, se la Madonna ad esempio spiega ad Ivanka il quinto segreto, se spiega poi il sesto, ecc… vuol dire che questi segreti a voi li ha detti poco poco e poi bisogna approfondire…

V: Io non posso dire quello che ha spiegato a Ivanka, forse lei potrebbe spiegare un po’ meglio. Io parlo di ciò che Lei ha dato a me. Io posso dire del terzo e del settimo che metà è stato cancellato.

PL: bene…noi di questi segreti, del terzo e del settimo, possiamo dire – per quello che abbiamo sentito – che sono uguali per tutti e sei i veggenti. Ma anche per gli altri segreti pensi che siano poi tutti uguali? 

V. io sono sicura che sono tutti uguali. non ho mai avuto bisogno di parlare di questo perché sono sicura che sono uguali

PL: …ma è solo Mirjana che ha avuto il compito di rivelarli, soltanto lei…?

V: sì solo lei sa che la Madonna ha già finito con lei. Lei sa più di noi.

PL: però la Madonna ha detto che sarà Mirjana a rivelarli è lei che li dice a Padre Petar, no?

V: quella è la sua parte. Dopo parla con noi perché la Madonna ha finito prima con lei e le ha già spiegato tutto.

PL: Quale è il vostro compito ? Non lo sapete ancora ?

V: Lei dà il compito a tutti. Lei ci ha dato questa grazia e noi aspettiamo…

PL: Questo è molto interessante…perché è chiaro che se la Madonna dà i segreti a tutti quanti c’è un motivo.

V: ma certo che c’è motivo. Dopo lei ci spiegherà, dirà e farà quando sarà il momento.

PL: noi parlando con la gente molte volte cerchiamo di immaginare quale sarebbe il contenuto dei dieci segreti e molte volte io dico sempre che se la Madonna è venuta come Regina della Pace è perché la pace è minacciata e poi dico che può darsi che ci siano anche fenomeni della natura però… proprio stamattina rileggendo i messaggi della Madonna, in un messaggio dei primi anni Lei ha detto: “voi non potete immaginare quello che Dio Padre sta preparando”. Quindi mi pare quasi inutile immaginare quello che succederà perché va al di là dei nostri pensieri…

V: certo! Anche quando ci sarà il terzo segreto, ora non posso dire di più…

PL: certo ma quello che volevo dire è che il tutto va al di là della nostra immaginazione.

V: Certo io capisco ciò che tu dici e so che tu capisci me. Io quello che posso dire lo dico con tutto il mio cuore, altro non si può.

PL: però tu confermi quello che hai detto negli ultimi tempi, che i dieci segreti si realizzeranno necessariamente ?

V: Sì

PL: Non vengono più cambiati,  si realizzano.

V: Si realizzano ma dipende da noi. Noi possiamo cambiare.

PL: Noi possiamo cambiare noi stessi quindi cambiando noi stessi siamo più preparati ad affrontare. Quindi pare giusto dire che i segreti non si possono cambiare ma noi possiamo cambiare le conseguenze su noi stessi cioè noi cambiamo perché se siamo più preparati siamo più forti nell’affrontarli.

Abbiamo quasi finito… Vicka, siccome nella nostra società italiana i nostri politici ci hanno detto che l’Italia è sotto un pericolo imminente e continuo di attentati terroristici, quali suggerimenti dai tu a tutti quelli che hanno accolto la chiamata per aiutare la nostra nazione in particolare?

V: Italia non dovete temere alcun pericolo. Dovete avere più fiducia in Dio e nella Madonna e quando prendete in mano il Rosario e pregate, mettetevi in ginocchio, fate un po’ di sacrifici, un po’ di digiuno e il pericolo passa. Il pericolo viene e siamo preoccupati perché non facciamo nulla. Ora dobbiamo seriamente amare di più Dio e la Madonna e avere fiducia.

PL: Vicka, quando hai la prossima apparizione ?

V: Stasera! 

PL: io vorrei raccomandarti tutta la Famiglia di Radio Maria.

V: ma certo! Tu sai che al primo posto ci sono i malati. la prima parola che esce dalla bocca della Madonna è sempre per i malati. La Madonna li benedice e dà loro forza e coraggio per poter sopportare con amore e con il cuore tutto. Poi viene il resto. Tutte le persone e i desideri di tutti quelli che sono raccomandati.

PL: ti raccomandiamo alla Madonna la grande famiglia di RM tra cui ci sono tanti giovani, tanti malati, tante famiglie…

V: Ci si aiuta a vicenda. Quando c’è di là una Sua benedizione, possiamo andare avanti.

PL: Terminiamo con una preghiera…

V: La Regina della Pace benedica tutti voi ascoltatori con il suo amore e la sua pace. Voi sapete che la vostra Vicka vi vuole tanto bene, che prego per voi. Vi mando un grande bacio, con tutto il mio cuore e spero di vedervi a Međugorje.

PL: Diciamo dunque un Padre Nostro, un’a Ave Maria e un Gloria al Padre. 

V: Certo! per le vostre intenzioni…

PL: ringraziamo Vicka per questa trasmissione a cui, con tanta generosità, ha voluto partecipare nonostante sia tornata da poco dall’Irlanda e abbia tante cose da fare …

V: per Radio Maria io sono sempre pronta non esiste stanchezza, sono sempre a vostra disposizione!

PL: Grazie Vicka contiamo sulla tua preghiera!

(Fine della quarta intervista)

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