The visionaries of Medjugorje are a heritage of humanity (Unimaginable dangers loom over them)
February 8, 2024 stephen ryan 657 Views 0 Comments
SOURCE Fr. Livio’s Blog
Dearest Father Livio, regarding the fact you raised recently about the fact that visionaries no longer bear witness. In a little book purchased a few years ago in Medjugorje in which there are messages from March 1, 1984, I find them beautiful, you can feel the love of the Mother who guides and accompanies. I was very pleased to read the one dated June 28, 1985:
“Dear children, today I entrust you with a message with which I wish to invite you to humility. In these days you have experienced great joy for all the people who have come and with love you have recounted your experiences. Now I invite you to continue in humility and to speak from the heart to all those who arrive. Thank you for answering my call!”
For me it has always been very useful to listen to the testimonies of the visionaries.
Camilla from Padua
Thank you father for everything!!!
Dear Camilla,
the history of Medjugorje would be incomprehensible without the six visionaries who in all these years have been the faithful witnesses of the Gospa there in Medjugorje and in many parts of the world where they have been called.
Their testimony over such a long time, their coherence and their harmony give the apparitions of Medjugorje a credibility that no other apparition could boast.
The seers are those who see the Madonna, who all describe her in the same way, who receive her messages of the highest spiritual profile, without errors and without contradictions .
They are therefore the key people, whom Our Lady has chosen and protected from countless dangers over an incredibly long period of time.
Their presence and their testimony will be decisive in the time of the secrets that involve not only Mirjana, but each of them.
It is no wonder that the enemy’s arrows are aimed in a special way towards the six visionaries of Medjugorje. We cannot even imagine how much trouble they cause to the empire of darkness.
Yesterday I published the news that Hitler had given orders to kidnap little Adelaide Roncalli, the visionary of Ghiaie di Bonate, whom he considered dangerous due to the news she had given about the end of the war.
Unimaginable dangers weigh on the children, now of mature age, custodians of secrets concerning the Church and the world, and this explains the dark and never-abated pressures to put an end to the apparitions of Medjugorje.
This path, however, would plunge humanity to the bottom of the abyss. In any case, God will not allow it and Our Lady will fully realize her plans of salvation for the Church and the world.
For this reason we hope and pray that these people, so special and so decisive in God’s plans, can, until the end of their mission, freely and effectively bear witness to the hope of which they are the messengers.
Ghiaie di Bonate: Come Mons. Vittorio Bonomelli ha salvato Bergamo dal Bombardamento degli Alleati (Maggio 1944)
Rev.mo e caro padre Livio,
nel ringraziarla ancora per quello che Lei fa per le Apparizioni di Ghiaie, mi permetto di dirle una cosa su Mons. Vittorio Bonomelli, il valoroso prete paracadutista che con stratagemmi incredibili salvò Bergamo da un bombardamento molto peggiore di quello di Brescia. Poiché ho intervistato tempo fa il giornalista scrittore Renzo Allegri (grande scrittore anche su padre Pio) che lo conobbe e gli parlò a lungo (Mons. Bonomelli è mancato il 3 dicembre 1984), ho capito che questo bresciano dal coraggio immenso ha fatto per Bergamo qualcosa di davvero grandioso: migliaia di morti sono stati risparmiati grazie a lui, alla sua fantasia e anche alle sue capacità eclettiche. Per questo ho scritto un capitolo intero su di lui, che mi permetto di unirle in allegato. Non si è mai valorizzato come meriterebbe questo eroe, questo sacerdote innamorato di Maria che tanto ha fatto per le sue terre. Anche la stessa vicenda di Ghiaie vede in lui un vero miracolo di coraggio e di assistenza celeste che purtroppo è stato quasi dimenticato.
Grazie di cuore!
Lucia Amour
Ghiaie di Bonate: Cappella di “Maria Regina della Famiglia”
Un miracolo straordinario della Regina della Famiglia:Bergamo salvata
Vittorio Bonomelli: un eroico partigiano della Resistenza, uno strumento coraggioso e geniale nelle mani di Maria Santissima Regina della Famiglia per realizzare un grande miracolo: salvare Bergamo dalla ormai decisa distruzione dalla furia alleata.
Chi era Monsignor Vittorio Bonomelli e come avvenne che egli sia stato scelto dal Cielo come strumento specialissimo per una missione così alta?
Il 15 ottobre 1977 lo stesso Bonomelli rilasciò un’intervista al settimanale Gente in cui per la prima volta raccontava nei particolari come avvenne che Bergamo, destinata dal Comando Alleato ad essere sventrata da un bombardamento assai peggiore di quello di Brescia del 13 luglio 1944, si salvò grazie all’intercessione della Madonna delle Ghiaie.
Ricordiamo che 186 bombardieri statunitensi sganciarono alle 11 di quel triste giorno su Brescia, la Leonessa d’Italia, ben 518 bombe per un totale di 124 tonnellate di esplosivo, con gravissime perdite in vite umane e in strutture.
Riporto senza commenti le parole di Monsignor Bonomelli, che non hanno bisogno di spiegazione, se si eccettua l’ovvia osservazione che molti dei bergamaschi oggi viventi forse non sarebbero tali se la Madonna non avesse operato un così grandioso miracolo per la bella città dove Ella aveva scelto di scendere con la Sacra Famiglia tra il 13 ed il 31 maggio 1944, recando al mondo, attraverso la piccola Adelaide, 13 meravigliosi Messaggi per la santificazione delle nostre famiglie.
“Ho vissuto la storia delle apparizioni stando dalla parte del Servizio segreto alleato, accanto ad uno dei più abili uomini dell’Intelligence Service, il capitano Peter Cooper, paracadutato in Alta Italia per dirigere operazioni speciali. Peter Cooper ebbe molti incontri e colloqui con la piccola veggente ed era convinto che dicesse la verità. Per questo la difese sempre. Di queste cose non ho mai voluto parlare perché esse fanno parte di un periodo della mia vita che ho voluto tenere, fino oggi, riservato. Quando io accennavo a quei fatti, mi sentivo quasi deriso. Ora, però, sono stati trovati e pubblicati i documenti ufficiali che mi confortano nelle mie opinioni di allora.
Per spiegare come arrivai a Ghiaie di Bonate sono costretto ad accennare ad alcuni avvenimenti accaduti prima. Nel 1943 svolgevo il mio ministero sacerdotale a Sonico, sulle montagne bresciane. Ancora prima del crollo del fascio avevo accolto nella mia casa ufficiali evasi dai campi di concentramento in Italia, per aiutarli a fuggire in Svizzera.
Dopo l8 settembre la mia attività si intensificò e aiutai a fuggire ufficiali italiani, militari alleati ed ebrei. I nazifascisti mi scoprirono e dovetti fuggire a Memmo, nell’Alta Valtrompia, dove collaborai ad organizzare il primo nucleo armato di partigiani. Una mia foto di quel periodo, mentre celebravo Messa tra i partigiani finì nelle mani di Roberto Farinacci che la pubblicò sul giornale “Il regime fascista”. Per rappresaglia i fascisti e le SS bruciarono la mia casa di Sonico, arrestarono mio fratello e uccisero mio padre. Mi davano una caccia spietata. Dovetti lasciare Memmo e riparare a Ceratolo sotto il falso nome di padre Antonio. Missionario. Poi raggiunsi Bergamo, mi rifugiai presso il dottor Alberto Paini e diventati “padre Michele Locatelli, delle Missioni estere di Parigi.
Con questo nome, e relative carte d’identità false, raggiunsi Roma dove trovai rifugio presso padre Caresana, della Congregazione dei Filippini.
Diventai “don Stefano Rossi, mi iscrissi all’università Angelicum, per studiare Teologia. Quando arrivarono gli Alleati, che sapevano già quanto avevo fatto a Sonico, fui assunto come radiotelefonista nella Special Force I e mandato a Bari per un corso di paracadutista.
Un giorno i dirigenti mi chiamarono e mi misero davanti una grande carta topografica della città di Brescia. Mi dissero che stavano organizzando un bombardamento a tappeto della città e dovevo indicare loro i luoghi strategici. Anzi il 5 luglio avrei dovuto partecipare a un volo di perlustrazione su Brescia. Passai ore tristissime. Brescia era la mia città. Là avevo amici, parenti, conoscenti, il mio Vescovo. Dovevo avvertire con ogni mezzo la mia gente, perché si mettesse in salvo.
La notizia delle apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate era giunta anche a Bari ed era seguita con molto interesse da tutti. La Madonna portava un messaggio di speranza e di pace. Si sperava facesse terminare presto la guerra. Nella situazione in cui mi trovavo cominciai a pregare la Madonna delle Ghiaie, chiedendo che mi aiutasse ad avvertire i bresciani del tremendo bombardamento che avrebbe distrutto la città.
Una sera ebbi un’ispirazione. Andai nella tipografia delle edizioni “Laterza”, offrii 25000 lire a un tipografo chiedendogli di stampargli 3500 foglietti con questa scritta: “Bresciani, attenzione. A metà luglio bombardamento a tappeto sulla città. Salvatevi!” La mattina del 5 luglio infilai i 3500 biglietti nelle tasche della mia tuta da paracadutista e partii per il volo ricognitivo su Brescia. Giunto sulla città, quando l’aereo volava a bassa quota, mi portai sul retrocoda e riuscii a lanciare 2000 volantini. Mentre tentavo di lanciare gli altri, fui scoperto ed arrestato.
Il mio gesto fu considerato un atto di tradimento in quanto avevo avvisato il nemico di una prossima azione di guerra sulla città. Dovevo essere condannato a morte, ma in considerazione di ciò che avevo compiuto in passato la condanna fu tramutata nell’incarico di compiere un’azione di sabotaggio ai danni dei tedeschi. Era un’azione così pericolosa che equivaleva ad una condanna a morte. Nell’aeroporto di Ghedi, vicino a Brescia, si trovava una “fortezza volante” americana, catturata dai tedeschi. Dopo pochi giorni l’aereo sarebbe stato portato in Germania e offerto in omaggio a Hitler. Giornali e radio avevano ampliamente parlato dell’impresa tedesca e della festa che sarebbe stata fatta in Germania. “Tu devi andare a Ghedi e far saltare in aria quell’aereo” mi disse il capitano della Special Force. Feci una veloce istruzione per imparare ad adoperare le bombe-saponette al fosforo e la sera dell’11 luglio 1944 partii dall’aeroporto di Brindisi per la mia missione. Fui paracadutato vicino all’aeroporto di Ghedi, tra i riflettori che mi illuminavano a giorno. Sotto la tuta da paracadutista avevo la veste talare e, sotto, una tenuta da contadino. Arrivato a terra, riuscii a liberarmi dalla tuta da paracadutista e, vestito da prete, raggiunsi la parrocchia di Mezzane di Calvisano. Dal parroco ottenni una bicicletta e scappai per viottoli, guidato dalla nipote del parroco.
Il giorno dopo le SS mi cercavano dappertutto. Mi avvicinai all’aeroporto di Ghedi. In un bosco tolsi la veste talare restando vestito da contadino. Dalla suola delle scarpe estrassi i miei nuovi documenti: ero diventato “Banfi Vincenzo”, abitante in via Settembrini 45, Milano, sfollato a Brescia, operaio della O.M., sposato e padre di quattro figli, numero che mi rendeva esente dal servizio militare. Possedevo una fotografia raffigurante tutta la mia famiglia, me compreso. All’occorrenza, avrei dovuto giustificare la mia presenza in quel luogo perché ero alla ricerca di farina bianca e gialla per sfamare la famiglia. Da un contadino comprai due sacchi di farina e un coniglio vivo. Poi mi avvicinai al campo d’aviazione. All’alt delle guardie, un tedesco e un fascista, mostrai i miei documenti. Mi imposero di lasciar libero il coniglio, che uccisero tirando al bersaglio. Finsi di rimanere incantato a guardare la “fortezza volante” poco lontana da noi. C’era una troupe che la stava fotografando. Chiesi di poterla vedere più da vicino e me lo consentirono. C’erano altri curiosi. Mi intrufolai tra loro e, al momento opportuno, feci scivolare da sotto i calzoni le “saponette” al fosforo, le piazzai e mi allontanai.
Ritornai nel bosco, ripresi le vesti da prete, la bicicletta e fuggii verso Borgo san Giacomo. Mi fermai su un’altura in attesa, e dopo qualche tempo, vidi una fiammata seguita da un boato: la fortezza volante non serviva più per il regalo al Furer.
Fuggii verso Bergamo. Nelle vicinanze della città incontrai gruppi di pellegrini che andavano verso le Ghiaie di Bonate a pregare la Madonna. C’era moltissima gente, e anche sacerdoti. Stare in mezzo a loro significava la salvezza. Su due pezzi di cartone scrissi frasi inneggianti alla Madonna: uno me lo misi sulla schiena e uno lo sistemai sul manubrio della bicicletta; mi unii a un gruppo di persone e incominciai a intonare canzoni mariane e “Ave Maria”. Diverse volte fummo fermati da posti di blocco. Io invitai i militari a unirsi a noi per andare a pregare per la pace: mi risposero con bestemmie ma mi lasciarono passare.
Quella fu la prima volta che vidi il luogo dove era apparsa la Madonna. L’impressione di quel viaggio è ancora vivissima in me. Fuggivo e avevo una grande paura. Ma, a mano a mano che mi avvicinavo a Ghiaie di Bonate, la paura scompariva e venivo assorbito in quell’atmosfera di fede e di devozione per la Madonna. In tutta la zona, per una distesa di decine di chilometri, si sentiva pregare. Sullo stradone che da San Pellegrino porta a Villa d’Almè, passando accanto alle porte delle case, si udiva il mormorio delle preghiere. A Ghiaie, poi, c’era una folla enorme. Non potei fermarmi a lungo perché dovevo recarmi in un paese vicino, in casa di dirigenti della Resistenza.
Quando arrivai, stavano ascoltando Radio Londra. Poco dopo fu trasmessa la parola d’ordine: “Gioppino ha messo gli scarponi”. Gioppino ero io, e quella frase significava che avevo portato a termine la mia missione.
Con l’aiuto del Vescovo, che era al corrente della mia situazione, fui mandato a Clanezzo, per aiutare un vecchio prete.
Ora mi chiamavo don Stefano Rossi. Ero un sacerdote romano, impossibilitato a tornare nella sua diocesi. Il vecchio prete, insospettito, disse che non aveva posto per tenermi in casa. Mi sistemai in un vecchio mulino abbandonato. Qui venne ad abitare con me il capitano Peter Cooper, portando la sua radio trasmittente. Anche Cooper era vestito da prete. Di statura inferiore alla media, grassottello, con occhiali, modi distinti e riservati, sembrava un vero prete. Gli insegnai come doveva comportarsi. Parlava perfettamente una decina di lingue. Era uscito dalla scuola dell’Intelligence Service e apprendeva con una velocità spettacolosa. Aveva perfino imparato a camminare con il tipico passo del montanaro bergamasco.
Di religione era protestante, e i protestanti non credono nella Madonna. Parlando delle apparizioni delle Ghiaie, diceva: “Bè, voi latini ne avete tutti i momenti, di visioni, specialmente in questo tempo di guerra. Anch’io quasi quasi vedrei volentieri delle Madonne che venissero a confortarmi.”
Il giorno dopo però, volle andare alle Ghiaie. Sapeva che sul luogo si aggiravano agenti segreti e molti militari tedeschi e fascisti. Voleva sapere, sentire. Vestito da prete, scese alle Ghiaie. Quando ritornò, dopo due giorni, mi accorsi che era cambiato. La folla in preghiera lo aveva colpito. Le centinaia di ammalati che invocavano la grazia avevano lasciato un segno di profonda commozione nel suo animo. Inoltre seppi che era riuscito, non so in qual modo, ad avere un colloquio con la piccola Adelaide. “E’ una bambina buona, molto semplice, di intelligenza appena normale”, mi disse. “Quella bambina è incapace di inventare: per me, non può essersi inventata le apparizioni”.
Parlava molto seriamente. Io cominciai a contraddirlo. Gli dissi che la bambina poteva essere stata influenzata dai parenti, da qualche vecchia zia. “No”, rispondeva. “Sono abituato ad esaminare la gente e a capirla a fiuto. E’ una dote indispensabile per il nostro mestiere. Quella bambina è sincera: ha visto veramente qualcosa”.
Nei giorni successivi, Peter Cooper continuò ad andare a Ghiaie di Bonate. Aveva una piccola cinepresa e continuava a filmare la folla. Parlava con tutti, con i pellegrini, con gli ammalati, con i “miracolati”, con i sacerdoti, con i soldati fascisti e nazisti. Con i suoi modi gentili riusciva ad intrufolarsi dappertutto. Riuscì ad avere ancora altri lunghi colloqui, a quattr’occhi, con la piccola Adelaide che per lui mostrava una strana simpatia. Alla sera, quando tornava al mulino, continuava a parlare della bambina ed io mi accorgevo che era pienamente convinto che Adelaide avesse avuto delle apparizioni.
Intanto attorno ai fatti di Bonate si era scatenata l’ostilità dei tedeschi e dei fascisti. La bambina aveva detto che la guerra sarebbe finita presto: e ciò dava fiducia e speranza alla popolazione che era così più disposta ad aiutare gli alleati e i partigiani. Inoltre, si era sparsa la voce che Adelaide avesse detto: “Attenzione a quello che accadrà il 20 luglio”. C’era una grande attesa per quel giorno e quando arrivò la notizia dell’attentato a Hitler, i tedeschi diventarono feroci.
Il capitano nazista Langer ricevette ordini direttamente da Berlino di smentire tutto quello che la veggente diceva e, se fosse stato necessario, sequestrarla. Adelaide aveva detto che Bergamo non sarebbe stata bombardata. I nazifascisti cominciarono a diffondere la voce che presto Bergamo sarebbe stata rasa al suolo, come Brescia. Dopo alcuni giorni, tutti i giornali riportarono la notizia in prima pagina e con grande rilievo. Il peggio fu che noi, attraverso informazioni segrete, venimmo a sapere che quelle voci erano vere: gli alleati si preparavano veramente a bombardare Bergamo.
Del resto, la situazione militare lo richiedeva. Dopo il bombardamento di Brescia molti importanti uffici militari tedeschi erano stati trasferiti a Bergamo. Kesserling aveva portato la sede del su comando a San Pellegrino. Anche Mussolini aveva programmato una visita a Bergamo dove sarebbe stato ospite in casa di una famiglia nobile della città. Sembrava quasi impossibile poter evitare un bombardamento su Bergamo.
Vedevo Peter Cooper molto silenzioso e teso. Andava continuamente a Ghiaie di Bonate e, quando tornava non aveva molta voglia di chiacchierare come faceva sempre. Io gli dicevo: “Bisogna fare qualcosa per evitare questo bombardamento”. Lui non rispondeva. “Se vuoi restartene fuori da questa faccenda, parli io con il Comando inglese”, ripetevo. “Gli spiego che se loro bombardano Bergamo fanno gli interessi dei tedeschi e dei fascisti che non aspettano altro per far cadere nella disperazione la gente”. Peter ascoltava e non rispondeva. Finalmente una sera mi disse: “Non voglio assolutamente dare un dispiacere alla Madonna: vieni, andiamo a parlare con i dirigenti”.
Salimmo sul colle della maresana, portando la radio trasmittente. Quella sera ci fu un lungo e tempestoso colloquio tra il capitano Cooper e il Comando supremo. Da Londra rispondevano: “E’ necessario bombardare Bergamo. Dobbiamo snidare i dirigenti tedeschi nascosti nella città”. Indicavano anche le modalità con cui sarebbe avvenuto il bombardamento: partendo da Ponte San Pietro, dove si trovava il Campo di Orio, che serviva per gli aerei della Caproni la città sarebbe stata sventrata. La zona maggiormente predestinata alla distruzione era compresa fra il Duomo, nella città alta, e la Casa littoria, presso la quale si fermava spesso il furgone speciale di Kesserling. Dissero che il bombardamento era fissato il per il 14 agosto. Cooper insisté perché fosse annullato ma non ci fu niente da fare. La comunicazione fu chiusa. Peter Cooper era nero di rabbia. Guardando verso Bergamo, stracciò i sunti di quelle comunicazioni e ripeté: “Non voglio dare un dispiacere alla Madonna”.
Mi accorsi in quel momento che Peter, protestante e capo dell’Intelligence Service, era diventato credente nella Madonna. Lo guardavo con meraviglia, ma anche con dolore. Sapevo che il Comando supremo inglese non avrebbe mai cambiato una sua disposizione. Se avevano deciso di bombardare Bergamo, non c’era più niente da fare. Solo un miracolo della Madonna avrebbe potuto salvare la città. Io credevo nei miracoli: anche Peter Cooper, ora, ci credeva. Bisognava quindi solo pregare e sperare.
Continuammo la nostra campagna per la salvezza di Bergamo con molta diplomazia, ma con insistenza. Riuscimmo ad ottenere da Londra la promessa che avrebbero riesaminato la questione. Se il bombardamento fosse stato sospeso, avrebbero trasmesso la frase: “Gioppino ha scalato l’Adamello 14 volte”.
Tutte le sere stavamo in attesa di comunicazioni da Radio Londra. I dirigenti della Resistenza bergamasca erano informati che la città sarebbe stata bombardata il 14 agosto e dovevano organizzare un esodo di massa. Bisognava, però, aspettare nella speranza che il bombardamento venisse annullato.
Ai primi di agosto Radio Londra trasmise il seguente messaggio: “Gioppino ha tre gozzi”: significava che le trattative andavano male. Eravamo demoralizzati. Di notte, io e Cooper pregavamo la Madonna delle Ghiaie. La sera del 10 agosto Radio Londra cominciò la trasmissione con questo messaggio: “Attenzione: Gioppino ha scalato l’Adamello 14 volte. Ripetiamo: Gioppino ha scalato l’Adamello 14 volte”. La Madonna aveva vinto: Bergamo non sarebbe stata bombardata.
Sembravamo impazziti per la gioia. Io abbracciavo tutti quelli che avevo intorno a me. Non so cosa facesse Peter Cooper: probabilmente si era nascosto da qualche parte: non voleva mai farsi vedere quando era commosso.
Nei mesi successivi continuammo il nostro lavoro in varie parti dell’Alta Italia. Poi andammo a compiere missioni sull’Oder e a Berlino. Io tornai a Bergamo nel giugno 1945, a guerra finita; Peter Cooper era rientrato a Londra. Ricevette incarichi per altre missioni, ma ci incontrammo diverse volte in Italia. Quando mi vedeva mi chiedeva subito notizie sulle vicende della Madonna delle Ghiaie di Bonate e sulla piccola Adelaide. Un giorno gli diedi un libro, un grosso volume con le conclusioni negative raggiunte dal tribunale ecclesiastico dopo tre anni di interrogatori e di indagini sulla piccola Adelaide. Lo lesse attentamente e poi mi disse: “Adelaide è una bambina normale, quindi non poteva che smentire, dopo tutti quegli interrogatori. Sarebbe stata una ragazza anormale se non avesse smentito. Noi, che siamo esperti di interrogatori e cose del genere, sappiamo che a una persona normale possiamo far dire qualunque cosa vogliamo. Per ottenere questo non c’è niente di più efficace di lunghi e ripetuti interrogatori, come è stato fatto alla piccola Adelaide.
Peter Cooper ha sempre continuato a credere ai racconti di Adelaide Roncalli. Meditando sui colloqui avuti con la bambina, si è convertito alla fede cattolica. Continuava a lavorare nei Servizi segreti inglesi, e, durante il tempo libero, dirige un settimanale cattolico. Almeno una volta all’anno viene in Italia per andare a pregare a Ghiaie di Bonate. Viene a trovare anche me, e mi chiede sempre come sta la piccola bergamasca che nel 1944 riuscì a far cambiare le disposizioni del Comando supremo inglese e a convertire un capitano dell’Intelligence Service”.
A Monsignor Vittorio Bonomelli il Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone ha conferito il 2 giugno 1977 l’Alta Onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, destinata a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione… per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”.
“Non vi pentirete né voi, né i vostri figli, né i figli dei vostri figli” in particolare per la Sicilia ( 27.10.2001-01.01.2024)
Stimatissimo Padre Livio,
non La ringrazierò mai abbastanza per l’opera di evangelizzazione che Radio Maria esercita con così lusinghiero zelo da ormai tanti lustri e per l’impegno diuturno da Lei profuso nell’azione di diffusione del Vangelo di Cristo in Italia e nel mondo per le vie misteriose dell’etere.
Fortissima è stata in me l’impressione suscitata dalle parole della Gospa dopo la inattesa richiesta del primo gennaio ultimo scorso, quando pellegrini giunti dai quattro angoli della Terra hanno sfidato la pioggia battente in attesa dell’apparizione sulla sassosa e scoscesa collina del Podbrdo: un momento vissuto in comunione con quanti nelle loro case avevano accolto l’invito a raccogliersi in preghiera dalle tre del pomeriggio fino al momento in cui i Cieli, da ormai 43 anni, si aprono prodigiosamente per accompagnare la sollecitudine materna di Colei che tutto può dinanzi al Suo Figlio Benedetto.
Parole lapidarie, potenti, inequivocabili – Non ve ne pentirete né voi, né i vostri figli, né i figli dei Vostri Figli – perfettamente sovrapponibili a quelle rivolte alla stessa veggente Marija Pavlovic Lunetti in quell’ormai lontano 27 ottobre del 2001, quando il presidente della Regione Siciliana allora in carica, Salvatore Cuffaro, in un Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa gremito di fedeli dei Gruppi di Preghiera della Regina della Pace, consacrava l’isola al Cuore Immacolato di Maria. Una data memorabile per la quale – mi si permetta il ricordo commosso – la compianta memoria di Giuseppe Cartella, fondatore e coordinatore degli stessi Gruppi di Preghiera, aveva speso molte energie e superato svariati ostacoli.
In quel frangente mi ero convinto che la protezione promessa dalla Madre di Dio dovesse avere un esclusivo valore geografico, quasi che una mano invisibile avrebbe preservato la Sicilia dai portenti che connoteranno in un crescendo ‘terribile’ i segreti da quarto al decimo. Questo credo non sia da escludere in maniera categorica, ma la ‘replica’ del primo gennaio 2024 ha ridefinito quella primitiva suggestione e mi ha fatto comprendere il valore personale dell’invito alla conversione e la conseguente rassicurazione della Kralica Mira.
I messaggi, quindi, non sono formule magiche destinate indistintamente ad aggregazioni più o meno nutrite di donne e di uomini, ma parole per il cuore di ciascuno, per le menti dei fedeli aperti alla conversione, per le braccia di chiunque vorrà tenderle per prolungare idealmente quelle della più premurosa e innamorata tra le Madri.
L’appartenenza sempre più intima al Suo cuore è un cammino che siamo chiamati a intraprendere sì come comunità, ma anche e soprattutto come singoli, consci dell’importanza del ruolo di ogni membro del Popolo di Dio nella realizzazione dei progetti rivelati dalla Gospa ai veggenti e che ormai a breve si paleseranno, perché il mondo ritorni finalmente a Dio e al Suo amore che non tradisce. Mi permetta di salutarLa con affetto filiale e grato, Suo, Alberto (Palermo)
Cari amici, la Verità è eterna, non cambia mai. Lo ha detto la Regina della pace nel messaggio dato a Mirjana il 2 maggio 2016. La Verità di cui parla la Madonna è quella rivelata, è Dio stesso che si è rivelato nella Storia umana attraverso gli uomini da Lui scelti. Questa Verità si è incarnata nella Sacra Scrittura e poi ha trovato la sua manifestazione totale, piena, irriformabile ed eterna in Gesù Cristo che è il Verbo di Dio.
Gesù Cristo è la Verità; le sue parole non passeranno mai, sono piene di vita eterna. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» disse Pietro a Gesù.
Una delle ragioni della crisi della fede nel nostro tempo è stato l’attacco modernista, che è lo strumento col quale satana vuole distruggere la Verità rivelata, la Chiesa, la fede. Questa mentalità è cresciuta in Europa nel corso degli ultimi tre secoli, è un movimento intellettuale e spirituale anticristiano, non accetta la Divina Rivelazione, nega Dio. Lo sbocco inevitabile del modernismo è l’ateismo.
Il modernismo è proprio il modo di pensare del mondo moderno che non vuole Dio e va verso la perdizione. Il 25 settembre 2023 la Regina della pace ha parlato apertamente del modernismo rivolgendosi direttamente agli abitanti di Medjugorje: «Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù». Il modernismo allontana dal dialogo con Gesù, distoglie lo sguardo dal soprannaturale; di conseguenza accade che vengano negate le apparizioni. Questo modo di pensare è molto diffuso, sappiamo che c’è sempre una grande battaglia da fare ogni volta che il soprannaturale si manifesta e, in apparizioni mariane grandiose come quelle di Medjugorje, questa mentalità restrittiva porta al rifiuto dell’intervento di Dio nella Storia.
Il modernismo nega la Verità rivelata. Possiamo ben affermare che la verità umana (scientifica, filosofica…) cambia continuamente; la scienza è in continuo cambiamento. Non esiste verità umana che sia immutabile. L’unica sola Verità che non cambia mai è quella divina, è quella del Verbo che si è fatto carne e sono quelle parole che Gesù ha detto nel Vangelo. Le innumerevoli espressioni della Regina della pace sono un materno e velato rimprovero della Madonna verso quei suoi figli che nascondono la Verità o addirittura la rifiutano. C’è chi addirittura arriva a negarla.
Noi cristiani dobbiamo essere fermi e saldi in questa Verità. La Madonna ci ha richiamato più volte a pregare il Credo con il cuore, Lei stesa all’inizio delle apparizioni lo recitava con un fervore straordinario. Il Credo esplica tutte quelle Verità principali che riguardano Dio Santissima Trinità, Gesù Cristo Figlio di Dio, la Madonna Madre del Verbo, il mistero dell’Incarnazione, la vita eterna.
In connessione con queste Verità fondamentali ci sono tutte quelle rivelate divinamente che si trovano nella Scrittura, nei Vangeli. Una di queste Verità è l’esistenza e l’eternità dell’inferno. Mi desta non poco stupore quando mi capita di sentire religiosi anche di elevata cultura che negano, seppur indirettamente, l’esistenza dell’inferno. Non si possono negare le Verità rivelate. Gesù ha detto: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»; le parole che riguardano la perdizione eterna sono fra quelle parole che oggi fatichiamo a digerire e che il modernismo sistematicamente vuole rimuovere capovolgendo l’interpretazione della Sacra Scrittura.
Il modernismo vuole manomettere la Verità, ma noi sappiamo che è eterna e non cambia mai. Il Vangelo è eterno, non si può modificare a nostro piacimento.
La Regina della pace è l’unica che può attualizzare tutte le Verità del Vangelo, rendendole proposte di vita santa, facendo di esse luci che ci orientino nell’oscurità in cui siamo immersi. La Madonna non si è mai permessa di cambiare, manipolare o negare il Vangelo.
Il modernismo sottilmente e in maniera velenosa inculca che il Cristianesimo come religione rivelata è superato, era un’ingenuità della ragione. Secondo la visione modernista è l’uomo ad aver creato Dio e adesso che l’umanità si sarebbe evoluta possiamo, anzi, dobbiamo liberarcene.
Questa è senza dubbio la grande prova della Chiesa nei tempi moderni. Aggiungo che sarà la grande prova della fede nel tempo dei Segreti. Alcuni veggenti hanno anticipato che nel tempo dei Segreti i temi che emergeranno saranno quelli della guerra e della fede. Fin da ora dobbiamo armarci di umiltà nella identificazione della Verità che è una sola ed è quella rivelata, che riguarda Gesù Cristo e le Sue parole, che riguarda tutta la Sacra Scrittura nell’interpretazione ufficiale che la Chiesa ha dato nel corso della Storia.
Questa Verità deve essere custodita, studiata, mantenuta nella sua integrità, creduta e vissuta.
Cristo è quella Verità che non cambia mai. È quella Verità alla quale dobbiamo aprirci. È quella Verità che ci salva.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
LA LOTTA AL MODERNISMO SCOPO DELL’OPERA DI MARIA VALTORTA
Carissimo padre Livio.. non avendo altro …e da sempre.. che un crescendo di solo sentimenti di gratitudine per il dono che sei.. i quali…non possono che tradursi in “Ave Marie” di ringraziamento per te… vorrei, per confermare l’oggetto del tuo editorialino di ieri, porre alla tua attenzione quello che riporta Maria Valtorta nel decimo volume dei suoi scritti al capitolo 652. So che è lungo ma l’ho voluto inserire tutto per eventuali approfondimenti.
Nella primissima parte, comunque, Gesù conferma le ragioni profonde che lo hanno spinto al dono per l’umanità, di questa impareggiabile opera, per mettere… (Chiesa e laicato).. di fronte alla consapevolezza del rischio di perdizione scaturito dal modernismo…come vera e propria impostura anticristiana!
Con i tuoi editoriali.. e ora con queste anticipazioni di Gesù alla Valtorta, capisco meglio la preoccupazione che traspare dalle parole, nei messaggi della Madonna, riguardo a questo zolfo incandescente che è “arrivato a bruciare sotto taluni Altari” sostituendosi sfacciatamente al profumo d’incenso!
Oggi capisco meglio l’insistenza accorata della Madonna, nei messaggi a Mirjana, di pregare per i nostri pastori! Oggi mi sento di amarli di più invocando la loro conversione.
Pio decimo definì il modernismo come la madre di tutte eresie!
Sarà forse questa somma di eresie tremende, che nascono soprattutto all’interno della Chiesa, la causa principale dei segreti.
Un abbraccio di preghiera a te, a radio Maria ed al tutto il popolo di ascoltatori con i quali… con tantissimi.. tantissimi, mi sento in profonda comunione.
Francesco da Messina.
I sette scopi dell’opera di Maria Valtorta
Dice Gesù: «Le ragioni che mi hanno mosso ad illuminare e a dettare episodi e parole miei al piccolo Giovanni sono, oltre alla gioia di comunicare una esatta cognizione di Me a quest’anima-vittima e amante, molteplici. Ma in tutte ne è anima l’amore mio per la Chiesa, sia docente che militante, e il desiderio di aiutare le anime nella loro ascesa verso la perfezione. La conoscenza di Me è aiuto all’ascesa. La mia Parola è Vita.
Nomino le principali:
Le ragioni dette nel dettato del 18-1-47 che il piccolo Giovanni metterà qui integralmente. Questa è la ragione più grande, perché voi state perendo e vi voglio salvare. 3 febbraio 1947. Dice Gesù: “La ragione più profonda del dono di quest’opera, fra le molte altre che il mio portavoce conosce, è che in questi tempi, nei quali il modernismo condannato dal mio S. Vicario Pio X si corrompe in sempre più dannose dottrine umane, la S. Chiesa, rappresentata dal mio Vicario, abbia materia di più a combattere coloro che negano: la soprannaturalità dei dogmi; la divinità del Cristo; la verità del Cristo Dio e Uomo, reale e perfetto così nella fede come nella storia che di Lui è stata tramandata (Vangelo, Atti degli Apostoli, Epistole apostoliche, tradizione); la dottrina di Paolo e Giovanni e dei Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia, e altri più recenti, come mia vera dottrina da Me verbalmente insegnata o ispirata; la mia sapienza illimitata perché divina; l’origine divina dei dogmi, dei sacramenti e della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica; l’universalità e continuità, sino alla fine dei secoli, del Vangelo da Me dato per tutti gli uomini; la natura, perfetta dall’inizio, della mia dottrina, che non si è formata quale è attraverso successive trasformazioni, ma tale è stata data: dottrina del Cristo, del tempo di Grazia, del Regno dei Cieli e del Regno di Dio in voi, divina, perfetta, immutabile, Buona Novella per tutti i sitibondi di Dio. Al dragone rosso con sette teste, dieci corna e sette diademi sulle teste, che con la coda trae dietro la terza parte delle stelle del cielo e le fa precipitare – e in verità vi dico che esse precipitano ancor più in basso che sulla terra – e che perseguita la Donna; alle bestie del mare e della terra che molti, troppi adorano, sedotti come sono dai loro aspetti e prodigi, opponete il mio Angelo volante nel mezzo del cielo tenendo il Vangelo eterno ben aperto anche sulle pagine sin qui chiuse, perché gli uomini possano salvarsi per la sua luce dalle spire del gran Serpente dalle sette fauci, che li vuole affogare nelle sue tenebre, e al mio ritorno Io ritrovi ancora la fede e la carità nel cuore dei perseveranti e siano questi numerosi più di quanto l’opera di Satana e degli uomini non danno a sperare che possano essere”.
Risvegliare nei sacerdoti e nei laici un vivo amore al Vangelo e a quanto è attinente al Cristo. Prima fra tutte le cose una rinnovellata carità alla Madre mia, nelle preghiere della quale è il segreto della salute del mondo. Lei, la Madre mia, è la Vincitrice del Dragone maledetto. Aiutate la sua potenza col vostro rinnovellato amore a Lei e con la rinnovellata fede e conoscenza di quanto le si riferisce. Maria ha dato al mondo il Salvatore. Il mondo avrà ancora da Lei la salvezza.
Dare ai maestri di spirito e direttori di anime aiuto al loro ministero, studiando il mondo di spiriti diversi che si agitò intorno a Me e dei diversi modi da Me usati per salvarli. Perché stolto sarebbe volere avere un metodo unico per tutte le anime. Diverso è il modo di attrarre alla Perfezione un giusto che spontaneamente vi tende, da quello da usarsi per un credente ma peccatore, da quello da usarsi per un Gentile. Ne avete tanti anche fra voi, se giungete a giudicare, come il vostro Maestro, come Gentili quelli che sono i poveri esseri che hanno sostituito l’idolo della potenza e prepotenza, o dell’oro, o della lussuria, o della superbia del loro sapere, al Dio vero. E diverso è il modo da usarsi per salvare i moderni proseliti, ossia coloro che hanno accettato l’idea cristiana ma non la cittadinanza cristiana, appartenendo alle Chiese separate. Nessuno sia sprezzato, a queste pecore sperse meno di tutti. Amatele e cercate di ricondurle all’Ovile unico perché il desiderio del Pastore Gesù si compia. Alcuni obbietteranno, leggendo quest’Opera: “Non risulta dal Vangelo che Gesù abbia avuto contatti coi romani o greci, e perciò noi rigettiamo queste pagine”. Quante cose non risultano dal Vangelo, o traspaiono appena da dietro spesse cortine di silenzio, lasciate cadere dagli Evangelisti su episodi che, per la loro infrangibile mentalità di ebrei, essi non approvavano! Credete voi di conoscere tutto quello che ho fatto? In verità vi dico che neppure dopo aver letta e accettata questa illustrazione della mia vita pubblica voi conoscete tutto di Me. Avrei ucciso, nella fatica di essere il cronista di tutti i giorni del mio ministero e di tutte le azioni compiute in quei singoli giorni, il mio piccolo Giovanni, se gli avessi fatto conoscere tutto perché tutto vi trasmettesse! “Ci sono poi altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte una ad una, credo che il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere”, dice Giovanni. A parte l’iperbole, in verità vi dico che se si fossero dovute scrivere tutte le mie singole azioni, tutte le mie lezioni particolari, le mie penitenze e orazioni per salvare un’anima, sarebbero occorse le sale di una delle vostre biblioteche, e una delle maggiori, per contenere i libri parlanti di Me. E anche in verità vi dico che sarebbe molto più utile per voi dare al rogo tanta inutile scienza polverosa e velenosa per far posto ai miei libri, che sapere così poco di Me e adorare così tanto quella stampa quasi sempre sporca di libidine o di eresia.
Restituire nella loro verità le figure del Figlio dell’Uomo e di Maria, veri figli di Adamo per la carne e il sangue, ma di un Adamo innocente. Come noi, così dovevano essere i figli dell’Uomo, se il Progenitore e la Progenitrice non avessero avvilito la loro perfetta umanità – nel senso di uomo, ossia di creatura nella quale è la duplice natura spirituale, a immagine e somiglianza di Dio, e la natura materiale – come voi sapete che hanno fatto. Sensi perfetti, ossia sottomessi alla ragione pur nella loro grande acutezza. Nei sensi includo quelli morali insieme a quelli corporali. Amore completo e perfetto perciò, e per lo sposo al quale non la stringe sensualità, ma soltanto vincolo di spirituale amore, e per il Figlio. Amatissimo. Amato con tutta la perfezione di una perfetta donna per la creatura nata da lei. Così avrebbe dovuto amare Eva: come Maria, ossia non per quello che di godimento carnale era il figlio, ma perché quel figlio era figlio del Creatore e ubbidienza compiuta al suo comando di moltiplicare la specie umana. E amato con tutto l’ardore di una perfetta credente, che sa quel suo Figlio non figuratamente ma realmente: Figlio di Dio. A coloro che giudicano troppo amoroso l’amor di Maria per Gesù dico di considerare chi era Maria: la Donna senza peccato e perciò senza tare alla sua carità verso Dio, verso i parenti, verso lo sposo, verso il Figlio, verso il prossimo; di considerare cosa vedeva la Madre in Me oltre che vedere il Figlio del suo seno; e infine di considerare la nazionalità di Maria. Razza ebrea, razza orientale, e tempi molto lontani dagli attuali. Perciò, da questi elementi scaturisce la spiegazione di certe amplificazioni verbali di amore che a voi possono parere esagerate. Stile fiorito e pomposo anche nel parlare comune, lo stile orientale ed ebraico. Tutti gli scritti di quel tempo e di quella razza ne sono un documento, né il volger dei secoli ha molto mutato lo stile d’oriente. Pretendereste che, perché voi, venti secoli dopo e quando la perversità della vita ha ucciso tanto amore, dovete esaminare queste pagine, Io vi dessi una Maria di Nazaret quale è la donna arida e superficiale del vostro tempo? Maria è ciò che è, e non si muta la dolce, pura, amorosa Fanciulla d’Israele, Sposa di Dio, Madre verginale di Dio, in una eccessivamente, morbosamente esaltata, o in una glacialmente egoista donna del vostro secolo. A coloro che giudicano troppo amoroso l’amor di Gesù per Maria dico di considerare che in Gesù era Dio e che Dio uno e trino prendeva i suoi conforti amando Maria, Colei che lo ripagava del dolore di tutta la razza umana, il mezzo perché Dio potesse tornare a gloriarsi della sua Creazione che dà cittadini ai suoi Cieli. E considerino infine che ogni amore diventa colpevole quando, e soltanto, quando disordina, ossia quando va contro la volontà di Dio e il dovere da compiere. Ora considerate: l’amore di Maria ha fatto questo? Il mio amore ha fatto questo? Mi ha Ella trattenuto, per egoistico amore, dal compiere tutta la volontà di Dio? Per un disordinato amore per mia Madre ho rinnegato forse la mia missione? No. L’uno e l’altro amore hanno avuto un solo desiderio: che si compisse la volontà di Dio per la salute del mondo. E la Madre ha detto tutti gli addii al Figlio, e il Figlio ha detto tutti gli addii alla Madre, consegnando il Figlio alla croce del magistero pubblico e alla croce del Calvario, consegnando la Madre alla solitudine e allo strazio, perché fosse Corredentrice, senza tenere conto dell’umanità nostra che si sentiva lacerare e del nostro cuore che si spezzava nel dolore. È questo debolezza? Sentimentalismo? È amor perfetto, o uomini che non sapete amare e non comprendete più l’amore e le sue voci! E ancora quest’Opera ha scopo di illuminare dei punti che un complesso di circostanze hanno coperto di tenebre e formano così zone oscure nella luminosità del quadro evangelico e punti che sembrano di frattura, e non sono che punti oscurati, fra l’uno e l’altro episodio, punti indecifrabili e che nel poter decifrarli sta la chiave per comprendere esattamente certe situazioni che si erano create e certe maniere forti che avevo dovuto avere, così in contrasto con le mie esortazioni continue al perdono, alla mitezza e umiltà, certi irrigidimenti verso i tenaci, inconvertibili avversari. Ricordate tutti che, dopo avere usato tutta la misericordia, Dio, per onore di Sé stesso, sa anche dire “Basta” a coloro che, perché è buono, credono lecito di abusare della sua longanimità e tentarlo. Dio non si irride. È parola antica e sapiente.
Conoscere esattamente la complessità e durata della mia lunga passione, la quale culmina nella Passione cruenta compiuta in poche ore, che mi aveva consumato in un tormento quotidiano durato lustri e lustri, e andato sempre crescendo, e con la mia la passione della Madre alla quale la spada del dolore trafisse il cuore per un tempo uguale. E spingervi, per questa conoscenza, ad amarci di più.
Dimostrare il potere della mia Parola e gli effetti diversi della stessa a seconda che chi la riceveva apparteneva alla schiera degli uomini di buona volontà, o a quella di coloro che avevano una volontà sensuale che non è mai retta. Gli apostoli e Giuda. Ecco i due esempi opposti. I primi, imperfettissimi, rozzi, ignoranti, violenti, ma con buona volontà. Giuda, dotto più della maggioranza di essi, raffinato dalla vita nella capitale e nel Tempio, ma di mala volontà. Osservate l’evoluzione nel Bene dei primi, la loro ascesa. Osservate l’evoluzione del secondo nel Male e la sua discesa. Osservino questa evoluzione nella perfezione degli undici buoni soprattutto coloro che per un difetto visivo mentale sono usi a snaturare la realtà dei santi, facendo dell’uomo che raggiunge la santità con dura, durissima lotta contro le forze pesanti e oscure, un essere innaturale senza fomiti e fremiti, e perciò senza meriti. Perché il merito viene proprio dalla vittoria sulle passioni disordinate e le tentazioni, raggiunta per amore di Dio e per conseguire il fine ultimo: godere di Dio in eterno. Lo osservino coloro che pretendono che il miracolo della conversione debba venire solo da Dio. Dio dà i mezzi per convertirsi, ma non violenta la volontà dell’uomo, e se l’uomo non vuole convertirsi, inutilmente ha ciò che ad altro serve alla conversione. Considerino, coloro che esaminano, i molteplici effetti della mia Parola, non soltanto sull’uomo umano, ma anche sull’uomo spirituale. Non soltanto sull’uomo spirituale, ma anche sull’uomo umano. La mia Parola, accolta con buona volontà, trasforma l’uno e l’altro portando a perfezione esterna e interna. Gli apostoli, che per la loro ignoranza e la mia umiltà trattavano il Figlio dell’Uomo con confidenza eccessiva – un buon maestro fra loro, nulla più, un maestro umile e paziente col quale era lecito prendersi delle libertà talora eccessive; ma non era irriverenza la loro: era ignoranza, e va scusata – gli apostoli, rissosi fra loro, egoisti, gelosi nel loro amore e del mio amore, impazienti con il popolo, un poco orgogliosi di essere “gli apostoli”, ansiosi dello stupefacente che li addita alle folle come dotati di un potere straordinario, lentamente ma continuamente si trasformano in uomini nuovi, dominando prima le loro passioni per imitare Me e far contento Me, poscia, sempre più conoscendo il mio vero Io, mutando modi e amore sino a vedermi, amarmi e trattarmi come Signore divino. Sono forse, al termine della mia vita sulla Terra, ancora i compagni superficiali e allegri dei primi tempi? Sono, soprattutto dopo la Risurrezione, gli amici che trattano il Figlio dell’Uomo da Amico? No. Sono i ministri del Re, prima. Sono i sacerdoti di Dio, dopo. Tutti diversi, trasformati completamente. Considerino questo coloro che troveranno forte e giudicheranno innaturale la natura degli apostoli, che era quale è descritta. Io non ero un dottore difficile e un re superbo, non ero un maestro che giudica indegni di lui gli altri uomini. Ho saputo compatire. Ho voluto formare prendendo materie grezze, empire di perfezioni d’ogni specie vasi vuoti, dimostrare che Dio può tutto, e da una selce trarre un figlio d’Abramo, un figlio di Dio, e da un nulla un maestro, e confondere i maestri boriosi della loro scienza che molto sovente ha perduto il profumo della mia.
Infine: farvi conoscere il mistero di Giuda, quel mistero che è la caduta di uno spirito che Dio aveva beneficato straordinariamente. Un mistero che in verità si ripete troppo sovente e che è la ferita che duole nel Cuore del vostro Gesù. Farvi conoscere come si cade mutandosi da servi e figli di Dio in demoni e deicidi che uccidono il Dio in loro coll’uccidere la Grazia, per impedirvi di mettere il piede sui sentieri dai quali si cade nell’Abisso, e per insegnarvi come usare per vedere di trattenere gli agnelli imprudenti che si spingono verso l’abisso. Applicate il vostro intelletto e studiare l’orrenda e pur comune figura di Giuda, complesso in cui si agitano serpentini tutti i vizi capitali che voi trovate e avete da combattere in questo o in quello. È la lezione che dovete maggiormente imparare, perché sarà quella che vi è più utile nel vostro ministero di maestri di spirito e direttori d’anime. Quanti mai, in ogni stato della vita, imitano Giuda dandosi a Satana e incontrando la morte eterna!
(Maria Valtorta –L’evangelo come mi è stato rivelato X, 652)