
Messaggio, 25. gennaio 2024
Cari figli! Questo tempo sia il tempo della preghiera.
Draga djeco! Neka ovo vrijeme bude vrijeme molitve.

Cari figli! Questo tempo sia il tempo della preghiera.
Draga djeco! Neka ovo vrijeme bude vrijeme molitve.

Pensiero spirituale sulla potenza limitata del male
Cari amici, oggi voglio affrontare un tema teologico che ha grandi riflessi sulla vita spirituale, cioè la potenza del male, incominciando a mettere a fuoco quello che è più importante: la potenza del male è limitata. Questo lo diciamo in un momento in cui il male sta cercando di avere il sopravvento; la Madonna ci ha indicato più di una volta con espressioni molto efficaci che satana è sciolto dalle catene, come nel messaggio del 1° gennaio del 2001:
“Cari figli, questa sera in modo speciale vi ho voluto qua. In modo speciale adesso in cui Satana è libero dalle catene. Io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio. In modo speciale adesso, cari figli miei, vi invito a essermi vicini. Io vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Andate in pace, cari figli miei”.
Poi ha detto un’altra espressione molto forte durante il covid, nel messaggio del 25 marzo 2020:
“Cari figli! Tutti questi anni Io sono con voi per guidarvi sulla via della salvezza. Ritornate a mio Figlio, ritornate alla preghiera e al digiuno. Figlioli, permettete che Dio parli al vostro cuore perché satana regna e desidera distruggere le vostre vite e il pianeta sul quale camminate. Siate coraggiosi e decidetevi per la santità. Vedrete la conversione nei vostri cuori e nelle vostre famiglie, la preghiera sarà ascoltata, Dio esaudirà le vostre suppliche e vi darà la pace. Io sono con voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
Espressioni con le quali la Madonna vuole mettere in evidenza un periodo che stiamo vivendo e che è iniziato nell’anno 2000.
Questa manifestazione del male di oggi che sembra quasi invincibile – come la guerra e la sua preparazione, gli armamenti atomici che sembrano processi irrefrenabili, perché dietro la guerra c’è l’odio con tutti gli altri vizi (la superbia, avidità prepotenza) – abbiamo l’impressione che si scatenino forze superiori alle nostre possibilità di resistenza. Difatti la Madonna, nel messaggio del 25 febbraio 2022 disse:
”Cari figli! Sono con voi e preghiamo insieme. Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga. Il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra.
Perciò figlioli, ritornate a Dio, alla preghiera, al digiuno ed alla rinuncia per tutti coloro che sono calpestati, poveri e non hanno voce in questo mondo senza Dio. Figlioli, se non ritornate a Dio ed ai Suoi comandamenti, non avete futuro. Perciò ha mandato me a voi per guidarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
Era avvenuto quando la Russia attaccò l’Ucraina, e va interpretato diversamente da come noi l’abbiamo recepito, cioè ci rendiamo conto che non voleva alludere tanto a quell’invasione iniziata e frenata subito, ma all’inizio della terza guerra mondiale, qualcosa di molto più grave.
In questa prospettiva infatti il Santo Padre, con il discorso al corpo diplomatico. ha parlato di conflitto globale e non di una terza guerra mondiale a pezzi. Uno dei segni di questo male è l’ineluttabilità della guerra, quasi fosse qualcosa che si impone e per la quale non si hanno freni umani perché dietro la guerra c’è satana che vuole l’odio, sembra impossibile fermarlo. Infatti, la Madonna nel messaggio dice di pregare insieme a Lei, cosicché satana non prevalga.
Ci sono situazioni nel mondo in cui sembra che il male debordi, che sia irrefrenabile e che vinca portando il mondo alla distruzione. Quando succede questo, bisogna mettere a fuoco – sotto il profilo teologico – la natura del male che è limitata e creaturale. La potenza degli angeli ribelli è superiore, quindi sono loro che trainano il mondo al male con l’astuzia, la potenza, l’intelligenza. Sono pervertiti e rivolti al male e coinvolgono gli uomini dalla loro parte, ma noi dobbiamo nella Luce di Dio comprendere che questa potenza è limitata; i demoni sono creature che, se venissero abbandonate, cadrebbero nel nulla, quindi dipendenti da Dio.
Sant’Agostino è andato oltre dicendo che la potenza del male è più una mancanza di bene che una vera e propria esistenza. Il male sarebbe un mela marcia, che prima era buona.
Il male è qualcosa prodotto dalle creature: questa è una conquista intellettuale fra le più importanti nella storia dell’umanità, quello che viene ritenuto il male, ovvero il demonio, è una creatura che prima era buona e si è poi pervertita. Questo ce l’ha rivelato Dio ed è stato uno dei doni più grandi che ci ha fatto nella storia dell’umanità, perché diverse religioni hanno dato al male una potenza infinita, come se esistessero due potenze infinite: quella del bene e del male.
Sappiamo che alcune religioni europee, oppure iraniane come lo zoroastrismo, oppure la stessa mitologia vedica vedono un dio del bene e un dio del male come forze che operano nell’universo. L’aver ridotto ad una creatura il male – escludendo la tentazione di divinizzarlo- è stata una grande conquista, cioè il male è una potenza limitata.
La differenza tra la potenza di Dio e quella del demonio e che la potenza del male è limitata e dipendente da Dio, mentre quella del bene è onnipotenza infinita, insindacabile, inoppugnabile, inaffondabile…questa è una grande rivelazione che Dio ci ha dato: alla fine chi comanda è il bene, l’amore, la verità e la giustizia.
Dio è l’Onnipotenza, Dio è l’Essere supremo, Dio è causa di Se stesso, Dio è Colui che è e come tale è la verità, la bontà, la vita, il perdono, la gioia, la sapienza, tutte le perfezioni divine sono in Lui inappellabili, illimitate, insindacabili, inattaccabili. Questo è ciò che ci dà sicurezza, pace e gioia: chi comanda è Dio e non i demoni, lucifero, gli angeli ribelli o gli uomini cattivi. Porta sempre molta gioia pensare che il potere è di Dio e che l’onnipotenza è solo sua, per cui la Madonna ci dice che quella di satana è una falsa forza.
Di conseguenza la conclusione e la deduzione è che le manifestazioni del male su questa Terra sono per natura limitate, perché Dio conserva le Sue cose, le Sue creazioni, guida la storia umana secondo il fine che Lui vuole, ovvero la vita eterna di tutte le creature che vogliono arrivarvi, nessuno può far fallire il piano di Dio, nessuno può distruggere il Paradiso, nessuno può distruggere Dio
Essere atei e tentare di eliminare Dio e la Chiesa è tempo perso, il male perde tutto le sue battaglie. Satana è l’eterno perdente, ogni battaglia che fa se ne va con la coda fra le gambe. Noi non possiamo nulla contro la potenza del male, ma possiamo tutto con l’aiuto di Dio, che ci dà la Sua forza, la Sua luce, il Suo coraggio, ci dà la Sua determinazione. Vediamo nella storia che i deboli vincono, che i buoni vincono, che alla fine quelli che entrano nel Regno dei Cieli o qui sulla terra sono beatificati e vittorioso (anche storicamente parlando) sono sempre vittoriosi, il male è sempre perdente.
Questa è una constatazione che visibilmente possiamo controllare anche nella nostra vita, noi con il male siamo perdenti ma con la potenza di Dio possiamo essere vincenti, anche in questa grande battaglia che ci aspetta e nella quale siamo già entrati. L’umile Maria con i suoi Apostoli stravincerà e per il mondo nuovo senza Dio non c’è futuro né salvezza eterna. L’ha detto la Madonna tante volte, queste parole ci devono consolare e nel medesimo tempo ci devono anche far capire che senza Dio non facciamo niente, senza Dio siamo perdenti, solo con Dio ed essendo di Dio siamo vincenti, come ha detto la Madonna: “Se siete miei, vincerete”.
(Da Lettura spirituale della cronaca e della storia24-01-2024)

23 Giugno 2010 – Autore: Alleanza Cattolica
Massimo Introvigne, Cristianità n. 356 (2010)
La Chiesa converge verso Fatima
Le apparizioni e il messaggio di Fatima — cui da sempre Alleanza Cattolica è particolarmente legata (1) — hanno un’importanza cruciale per la vita della Chiesa e per il suo giudizio sulla storia moderna. Questo è l’insegnamento centrale del viaggio apostolico che Papa Benedetto XVI ha compiuto in Portogallo dall’11 al 14 maggio 2010 in occasione del decimo anniversario della beatificazione di due dei tre veggenti di Fatima, Giacinta (1910-1920) e Francesco Marto (1908-1919). “Sono venuto a Fatima — ha detto il Papa — perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa” (2). “[…] luogo benedetto che Dio si è scelto per ricordare all’umanità, attraverso la Madonna, i suoi disegni di amore misericordioso” (3), Fatima è la “[…] “casa” che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni” (4), “[…] offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo” (5).
“Quanto all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo si sia aperto proprio sul Portogallo […] — come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta —, si tratta di un amorevole disegno di Dio; non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima — direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira [1888-1977], di venerata memoria —, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”” (6). Il Papa afferma con singolare vigore la verità storica delle apparizioni, che non derivano dalla psicologia dei veggenti ma fanno irruzione nella loro vita dall’esterno, dal Cielo. A Fatima, afferma, “[…] tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo” (7). Certo, in ogni apparizione “[…] un impulso soprannaturale […] entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era — diciamo — “vestita” in questa visione possibile alle persone concrete” (8).
Questa dialettica di “impulso soprannaturale” ed “espressioni formate dal soggetto” non deve stupire. A differenza dell’islam, che considera il Corano un testo letteralmente “dettato” da Dio parola per parola e lettera per lettera, così che il ruolo di Muhammad (570-632) sarebbe stato quello di un semplice foglio su cui Dio ha scritto, la Chiesa considera la stessa Sacra Scrittura “ispirata” da Dio, non “dettata”. Anche gli autori dei libri sacri hanno tradotto l’ispirazione divina in quelle che il Papa a Fatima chiama “espressioni formate dal soggetto” dove sono presenti le “condizioni storiche, personali, temperamentali” del soggetto medesimo, eppure nello stesso tempo non va perduto l’“impulso soprannaturale”, che anzi è fedelmente trasmesso. Ferma la premessa secondo cui nessuna rivelazione privata può pretendere la stessa autorità della rivelazione pubblica, lo stesso vale per Fatima. La dialettica spiega anche perché — a differenza di quel che pensa, quanto alla Sacra Scrittura, l’accostamento fondamentalista tipico di un certo protestantesimo — il testo richiede sempre un’esegesi e un’interpretazione. Il testo non cambia, ma nella storia la Chiesa vi scopre ricchezze sempre nuove.
Sono princìpi che vanno tenuti presenti quando si tratta della materia delicata del terzo segreto di Fatima, o più esattamente della terza parte del segreto di Fatima, pubblicata dalla Santa Sede con un commento dell’allora card. Joseph Ratzinger nel 2000. Qui la Madonna mostra “[…] il Santo Padre [che] attraversò una grande città mezza in rovina; e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce” (9). Lo stesso card. Ratzinger nel commento teologico al segreto del 2000 (10) aveva messo in relazione la visione di Fatima con l’attentato che Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) aveva subito il 13 maggio 1981, giorno della festa della Madonna di Fatima. Chi ha scritto che nel viaggio in Portogallo Papa Benedetto XVI ha “corretto” il card. Ratzinger, cioè sé stesso, proponendo una diversa interpretazione della terza parte del segreto, non soltanto sbaglia, ma dimostra un’insufficiente comprensione del modo in cui la Chiesa Cattolica legge i testi a diverso titolo divinamente ispirati. E questo a prescindere dalla vexata quaestio se esistano testi della veggente di Fatima più a lungo sopravvissuta, suor Lucia di Gesù dos Santos (1907-2005), che ancora attendono la pubblicazione, questione su cui — contrariamente a certe attese giornalistiche — Papa Benedetto XVI in Portogallo non si è pronunciato.
Le profezie hanno sempre più di un significato. La terza parte del segreto, ripete ora Papa Benedetto XVI, è una “[…] grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II” (11). Ma questa “prima istanza” interpretativa, se mantiene tutta la sua importanza, non ne esclude altre. Al contrario nel segreto, afferma il Papa, “[…] sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano” (12). L’immagine centrale della terza parte del segreto è figura di tutte le persecuzioni che i Papi e la Chiesa nella storia continuamente subiscono. Anche le persecuzioni mediatiche contro il Papa successive al tradimento della Chiesa da parte dei preti pedofili fanno parte dei “colpi d’arma da fuoco e frecce” del segreto, che sempre “soldati” al servizio di progetti ideologici anticristiani sono pronti a lanciare contro il Papa.
“Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio — conferma Papa Benedetto XVI alludendo alla questione della pedofilia, che peraltro nel viaggio in Portogallo non ha mai citato esplicitamente — vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa” (13).
Più in generale, “si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa” (14), e in questo senso si può dire che sia sbagliato riferire la terza parte del segreto solo all’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Nel 1917 la Madonna annunciava una “passione della Chiesa” (15) che si manifesterà “in modi diversi, fino alla fine del mondo” (16). È certo la passione di Papa Giovanni Paolo II colpito dall’attentato del 1981. Ma si può lecitamente pensare che si tratti anche della passione di Papa Paolo VI (1963-1978), colpito e amareggiato dagli attacchi inauditi del dissenso teologico postconciliare dopo la pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae, del 1968, sulla retta regolazione della natalità. È la passione di Papa Benedetto XVI, ferito sia dai crimini dei preti pedofili sia dalle calunnie di quanti manipolano i tragici casi di pedofilia per attaccare direttamente il Pontefice. Sarà la passione di un prossimo Papa fra cinquanta o fra cento anni, perché essere tradita, calunniata e perseguitata fa parte della natura e della storia della Chiesa, non solo secondo la profezia di Fatima ma secondo la parola profetica dello stesso Signore Gesù: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv. 15, 18).
La storia moderna: “un ciclo di morte e di terrore”
“L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo…” (17). Al cuore del messaggio di Fatima vi è un giudizio sulla storia, e in particolare sulla storia moderna. Le tragedie annunciate a Fatima non sono finite con la fine delle ideologie del secolo XX e del comunismo, cui pure il messaggio del 1917 si riferisce. La crisi non è risolta. Da un certo punto di vista è oggi più seria che mai, perché è anzitutto crisi di fede, quindi crisi morale e sociale.
“La fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata” (18). “Molti dei nostri fratelli vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna” (19). Certo, Dio continua ad andare alla ricerca del cuore di ogni uomo, anche nel nostro tempo come in ogni tempo. “Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede?” (20). All’interno stesso della Chiesa non mancano infedeltà, fraintendimenti, assenza di sano realismo. “Spesso — ha aggiunto il Papa — ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?” (21).
Nel clero stesso non si può non fare cenno a “[…] un certo indebolimento degli ideali sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che non si accordano integralmente con ciò che è proprio di un ministro di Gesù Cristo” (22). “Qualcuno potrebbe dire: “la Chiesa ha bisogno di grandi correnti, movimenti e testimonianze di santità…, ma non ci sono!”” (23). Anche se il Papa risponde a questo “qualcuno” ricordando la presenza consolante e positiva di movimenti e altre realtà ecclesiali, alcune delle quali hanno al centro della loro azione proprio il messaggio di Fatima, rimane grave nella Chiesa la presenza di un certo fatalismo, “[…] la tentazione di limitarci a ciò che ancora abbiamo, o riteniamo di avere, di nostro e di sicuro: sarebbe un morire a termine, in quanto presenza di Chiesa nel mondo” (24).
Alla crisi di fede si accompagna una crisi morale. Tutti rischiamo di soccombere alla “[…] pressione esercitata dalla cultura dominante, che presenta con insistenza uno stile di vita fondato sulla legge del più forte, sul guadagno facile e allettante” (25). Anche in un Paese benedetto da Fatima e ricco di tradizione cattolica come il Portogallo è stato legalizzato nel 2007 l’aborto e, al momento della visita del Papa, il presidente della Repubblica dottor Anibal Cavaco Silva si apprestava a firmare la legge che introduce il matrimonio fra persone dello stesso sesso, il che è purtroppo avvenuto il 18 maggio 2010, nonostante gli appelli di Papa Benedetto XVI. “Esprimo profondo apprezzamento — aveva detto il Papa il 13 maggio — a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che cercano di lottare contro i meccanismi socio-economici e culturali che portano all’aborto e che hanno ben presenti la difesa della vita e la riconciliazione e la guarigione delle persone ferite dal dramma dell’aborto. Le iniziative che hanno lo scopo di tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimento, e della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna, aiutano a rispondere ad alcune delle più insidiose e pericolose sfide che oggi si pongono al bene comune” (26). Né, affrontando questi temi a Fatima, il Pontefice pensava di allontanarsi dal messaggio del 1917: al contrario, “tutto ciò ben si integra con il messaggio della Madonna che risuona in questo luogo” (27), dove Maria parla di una crisi che ha nelle offese pubbliche alla legge morale una componente essenziale.
La crisi di fede e di morale s’inquadra in una più generale crisi della nostra società, scristianizzata, frammentata, in balia di flussi d’immagini sempre nuove che impediscono la riflessione e la vera comunione fra le persone. I veggenti di Fatima hanno insegnato che per ricevere veramente i messaggi del Signore e della Madonna “[…] si richiede una vigilanza interiore del cuore che, per la maggior parte del tempo, non abbiamo a causa della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e preoccupazioni che riempiono l’anima” (28). Nell’incontro a Fatima con i vescovi del Portogallo, rispondendo a monsignor Jorge Ortiga, arcivescovo di Braga e presidente della Conferenza Episcopale Portoghese che nel suo intervento aveva evocato la categoria di “modernità liquida” (29) del sociologo britannico di origine polacca Zygmunt Bauman, Papa Benedetto XVI ha ricordato “[…] quegli ambienti umani dove il silenzio della fede è più ampio e profondo: i politici, gli intellettuali, i professionisti della comunicazione che professano e promuovono una proposta monoculturale, con disdegno per la dimensione religiosa e contemplativa della vita” (30).
Ma, anche a questo proposito — come ha fatto spesso nel pellegrinaggio a Fatima, e in consonanza con l’interpretazione che ha proposto del messaggio della Madonna — il Papa ha sottolineato che la crisi non è solo esterna, ma è anche interna alla Chiesa: “[…] non mancano credenti che si vergognano e che danno una mano al secolarismo, costruttore di barriere all’ispirazione cristiana” (31). Né sono adeguati programmi pastorali e “[…] soluzioni che rispondano alla logica dell’efficienza, dell’effetto visibile e della pubblicità” (32), o che nascondano l’annuncio cristiano in nome di un generico umanitarismo. Al contrario, nella Chiesa serve una “ferma identità delle istituzioni” (33). “Mantenete viva la dimensione profetica, senza bavagli, nello scenario del mondo attuale, perché “la parola di Dio non è incatenata!” (2Tm 2, 9)” (34).
Da Fatima, un giudizio sulla modernità
Il messaggio di Fatima, in quanto giudizio sul dramma della storia e della modernità, è in profonda sintonia con il cuore stesso del magistero di Papa Benedetto XVI. Nel discorso del 2006 a Ratisbona (35) e nell’enciclica Spe salvi (36) del 2007 il Pontefice aveva già proposto un giudizio sui momenti centrali della modernità: Martin Lutero (1483-1546), l’illuminismo, le ideologie del secolo XX. In ciascuno di questi momenti aveva distinto un aspetto esigenziale dove vi è qualche cosa di condivisibile — la reazione al razionalismo rinascimentale per Lutero, la critica del fideismo e la rivalutazione della ragione nell’illuminismo, il desiderio di affrontare i problemi e le ingiustizie causate dalle trascrizioni sociali e politiche dell’illuminismo per le ideologie novecentesche — e un esito finale catastrofico dove, ogni volta, si butta via il bambino con l’acqua sporca e si propongono rimedi peggiori dei mali che si dichiara di voler curare. Così Lutero insieme al razionalismo butta via la ragione, smantellando la sintesi di fede e di ragione che aveva dato vita alla cristianità medievale. L’illuminismo per rivalutare la ragione la separa radicalmente dalla fede, diventa laicismo e finisce per compromettere l’integrità stessa di quella ragione che voleva salvare. Le ideologie del Novecento criticando l’idea astratta di libertà dell’illuminismo finiscono per mettere in discussione l’essenza stessa della libertà, trasformandosi in industrie sanguinarie di tirannia e di oppressione. Nella modernità, dunque, a esigenze o istanze dove non tutto è sbagliato corrispondono esiti o risposte che partono da gravi errori e si risolvono in drammatici orrori.
Anche qui, il tema si ripropone non solo all’esterno ma anche all’interno della Chiesa, dove il magistero di Papa Benedetto XVI si è spesso concentrato sulla corretta interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Si dice, senza sbagliare, che il Concilio si fece carico della modernità. Ma questo significa che il Concilio accolse le istanze del moderno oppure che condivise anche le risposte dell’ideologia della modernità a queste istanze? Nel primo caso il Concilio può essere letto alla luce della Tradizione della Chiesa, che — dal Concilio di Trento (1545-1563), il quale si confrontò con le domande poste da Lutero dando però risposte totalmente diverse, fino a Papa Leone XIII (1878-1903), di cui ricorre quest’anno il secondo centenario della nascita, di fronte alle ideologie nascenti — ha sempre accolto le istanze proposte dalla storia trovando nel suo patrimonio gli elementi per farvi fronte. Nel secondo caso il Vaticano II sarebbe invece un’innovazione radicale, un cedimento della Chiesa all’ideologia della modernità, una rivolta contro la Tradizione da leggere secondo quella che Papa Benedetto XVI chiama “ermeneutica della discontinuità e della rottura” (37) rispetto a tutto quanto è venuto prima.
Nel pellegrinaggio a Fatima il Papa torna su questi temi: e il discorso del 12 maggio a Lisbona rivolto al mondo della cultura è destinato a prendere posto fra i testi principali del suo pontificato. Qui, come di consueto, il punto di partenza è il Concilio Ecumenico Vaticano II, “[…] nel quale la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita” (38). Papa Benedetto XVI invita dunque a distinguere nella modernità le domande in parte giuste e le risposte sbagliate, i veri problemi e le false soluzioni, le “istanze”, di cui la Chiesa si è fatta carico nella loro parte migliore — ma superandole —, e gli “errori e vicoli senza uscita” in cui la linea prevalente della modernità ha fatto precipitare queste istanze, ultimamente travolgendo e negando quanto nel loro originario momento esigenziale potevano avere di ragionevole.
Per il Papa la modernità come plesso di esigenze può e deve essere presa sul serio e diventare oggetto di discernimento. La modernità come ideologia dev’essere invece sottoposta a una rigorosa critica. Questa ideologia comporta il rifiuto della tradizione — quella con la “t” minuscola, come patrimonio culturale trasmesso dalle generazioni passate, e quella con la “T” maiuscola come verità conservata e veicolata dalla Chiesa — e l’idolatria del presente. In Portogallo il Papa denuncia un’ideologia che “[…] assolutizza il presente, staccandolo dal patrimonio culturale del passato” (39) e quindi fatalmente finisce per presentarsi “[…] senza l’intenzione di delineare un futuro” (40). Considerare il presente la sola “fonte ispiratrice del senso della vita” (41) porta a svalutare e attaccare la tradizione, che in Portogallo — e non solo — “[…] ha dato origine a ciò che possiamo chiamare una “sapienza”, cioè, un senso della vita e della storia di cui facevano parte un universo etico e un “ideale” da adempiere” (42), strettamente legati all’idea di verità e all’identificazione di questa verità con Gesù Cristo. Dunque “[…] si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo” (43).
Il “[…] “conflitto” fra la tradizione e il presente si esprime nella crisi della verità, ma unicamente questa può orientare e tracciare il sentiero di una esistenza riuscita” (44). In questo conflitto la Chiesa non ha dubbi su da che parte stare. “La Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizione” (45): parole di Papa Benedetto XVI che richiamano — certo con uno stile e con un linguaggio diversi — quelle del suo predecessore Papa san Pio X (1903-1914) nella lettera apostolica del 1910 Notre charge apostolique, di cui pure ricorre il centenario quest’anno, secondo cui i “[…] veri operai della restaurazione sociale […] i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né innovatori, ma tradizionalisti” (46).
La difesa della verità contro il culto relativistico e anti-tradizionale del presente è una missione “per la Chiesa irrinunciabile” (47), ripete il Pontefice. “Infatti il popolo, che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia” (48). E anche questa conclusione corrisponde al senso profondo del messaggio di Fatima.
“Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionferà”
Nella seconda parte del segreto di Fatima la Madonna preannuncia: “I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà” (49).
In un testo pubblicato nel 2009 dove antropologi in gran parte non cattolici e anzi non credenti discutono il rilievo sociale delle apparizioni mariane si ricorda il ruolo del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) come “infaticabile promotore della devozione a Fatima” (50). Qualche critico ha voluto vedere nella lettura che Corrêa de Oliveira proponeva del messaggio di Fatima, prevedendo un periodo di crisi convulsiva chiamato bagarre — dove appunto “i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” — seguito da un Regno di Maria particolarmente favorevole alla Chiesa, dove “finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà”, una sorta di versione cattolica del millenarismo protestante. Come ho cercato di mostrare (51), la critica non è fondata. Non solo non vi è in Corrêa de Oliveira la previsione di una data precisa per questi eventi — che compare spesso, anche se non sempre, nel millenarismo — ma mancano i due elementi cruciali dello schema millenarista protestante classico: una venuta visibile — ma “intermedia” rispetto a quella “finale” alla fine del mondo — di Gesù sulla Terra e la scomparsa per mille anni del male e dei malvagi. Al contrario per il pensatore brasiliano, esponente della scuola contro-rivoluzionaria che usa l’espressione “Rivoluzione” per designare il processo di scristianizzazione che ha caratterizzato l’Occidente a partire dal Rinascimento, “la Rivoluzione continuerà — e di questo sono certo — anche nel Regno di Maria. Cellule rivoluzionarie continueranno a esistere, e saranno perfino peggiori di quelle di oggi. Sembra impossibile, ma sarà così. Perché il rifiuto delle grazie offerte nel Regno di Maria renderà gli uomini peggiori di quello che sono oggi” (52).
Papa Benedetto XVI, nel ripetere che la Chiesa prende il messaggio di Fatima estremamente sul serio, non è lontano, come si è già visto, dalla prospettiva di tragedie ancora peggiori di quelle che l’umanità ha già attraversato — nel linguaggio di Corrêa de Oliveira, una bagarre: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. […] L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce a interromperlo…” (53).
Ma nello stesso tempo il Papa non manca di mettere in evidenza quella parte del messaggio di Fatima che, dopo la tragedia, si apre alla speranza e al trionfo del Cuore Immacolato di Maria. “Nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa” (54). Alludendo al centenario delle apparizioni di Fatima nel 2017 — un evento in cui, in umile considerazione della propria età, il Papa non include sé stesso — Papa Benedetto XVI afferma: “Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora “venuta dal Cielo”, come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava: “Mi piace tanto dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio”. E Francesco diceva: “Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!” (Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126)” (55). Questo fuoco di amore di Dio, ricorda il Papa, ha anche una dimensione profetica: “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità” (56).
Sarebbe certamente sbagliato attribuire al Papa speculazioni — queste sì millenariste — sul “quando” del “trionfo del Cuore Immacolato di Maria”. Le sue parole non sono una previsione, ma un auspicio introdotto da un “Possano”. Ma, se pure non ne conosciamo il “quando”, questo “trionfo” — che Corrêa de Oliveira sulla scia del grande santo mariano francese tanto caro a Papa Giovanni Paolo II, san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716), chiamava appunto “Regno di Maria” (57) — è certo perché è “preannunciato” non dalle speculazioni degli uomini ma dalla voce stessa della Madonna che la Chiesa, nella persona del Papa, accoglie e fa sua.
Sarebbe pure sbagliato abbandonarsi, a fronte di questa consolante promessa, a un atteggiamento fatalistico, disinteressandosi del mondo e della storia perché se ne occuperanno direttamente la Provvidenza e la Madonna. Il Papa non ha nostalgia di un’epoca in cui “[…] dobbiamo anche confessare che la fede cattolica, cristiana, spesso era troppo individualistica, lasciava le cose concrete, economiche al mondo e pensava solo alla salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere che questi implicano una responsabilità globale, una responsabilità per il mondo” (58). Non è al disimpegno che ci chiama il messaggio di Fatima, ma alla fedeltà e all’azione. “La fedeltà nel tempo è il nome dell’amore” (59).
L’Occidente — Papa Benedetto XVI riprende qui il grande tema di Papa Giovanni Paolo II della “nuova evangelizzazione”, di cui Giovanni Cantoni ha notato i collegamenti con Fatima (60) — è diventato, con la crisi della fede, terra di missione: “Il campo della missione ad gentes si presenta oggi notevolmente ampliato e non definibile soltanto in base a considerazioni geografiche” (61). E dal Portogallo il Papa “[…] ripete a ciascuno di voi: Miei fratelli e sorelle, bisogna che diventiate con me testimoni della risurrezione di Gesù. In effetti, se non sarete voi i suoi testimoni nel vostro ambiente, chi lo sarà al vostro posto?” (62). “Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima, quando la Madonna domanda: “Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?” (Memorie di Suor Lucia, I, 162)” (63) . Il sì dei veggenti sarà la prima pietra per la costruzione del regno del Cuore Immacolato di Maria solo se sapremo accompagnarlo con il nostro sì, giorno per giorno.

Il Commento di Benedetto XVI al terzo segreto di Fatima
Caro Padre Livio, mi ha molto colpito il tuo editoriale di ieri il cui titolo in oggetto, pensandoci bene tutto è possibile considerati gli eventi inimmaginabili di questi ultimi anni, dalla pandemia alla striscia di Gaza, solo la Madonna ci aveva avvisati su queste prove. In effetti riflettevo che l’anno delle apparizioni a Fatima coincide con la rivoluzione russa che ha destituito gli zar aprendo la strada dell’ateismo spargendo errori in tutto il mondo. Inoltre si poteva pensare che la caduta dell’impero sovietico decretasse la conversione della Russia, ma non è così, basta guardare la realtà odierna anche se molti cattolici contrari al pontificato di papa Francesco abbraccerebbero volentieri Putin e il patriarca ortodosso russo, ne sono sicuro, e questo per me è la vera apostasia.
Allora con queste premesse tutto può accadere, anche l’invasione del nuovo impero sovietico dell’Europa fino a Roma, al Vaticano. D’altra parte la Madonna ha parlato di un tempo di pace dopo la conversione della Russia, la conversione non è ancora avvenuta, e certamente la Madonna per conversione intende senza ombra di dubbio la conversione della Russia al cattolicesimo rappresentato dal vicario di Cristo in terra, al nostro Papa.
Ratzinger, quando era ancora prefetto per la dottrina della fede, scrisse un commento ai messaggi di Fatima da cui stralcio un passaggio:
“Appaiono poi qui delle persone umane: il vescovo vestito di bianco (« abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre »), altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e finalmente uomini e donne di tutte le classi e gli strati sociali. Il Papa sembra precedere gli altri, tremando e soffrendo per tutti gli orrori, che lo circondano. Non solo le case della città giacciono mezze in rovina — il suo cammino passa in mezzo ai cadaveri dei morti. La via della Chiesa viene così descritta come una Via Crucis, come un cammino in un tempo di violenza, di distruzioni e di persecuzioni. Si può trovare raffigurata in questa immagine la storia di un intero secolo. Come i luoghi della terra sono sinteticamente raffigurati nelle due immagini della montagna e della città e sono orientati alla croce, così anche i tempi sono presentati in modo contratto: nella visione noi possiamo riconoscere il secolo trascorso come secolo dei martiri, come secolo delle sofferenze e delle persecuzioni della Chiesa, come il secolo delle guerre mondiali e di molte guerre locali, che ne hanno riempito tutta la seconda metà ed hanno fatto sperimentare nuove forme di crudeltà. Nello « specchio » di questa visione vediamo passare i testimoni della fede di decenni.”
Sempre Ratzinger, ormai Papa, disse che sbaglierebbero coloro che pensassero che la profezia di Fatima si è esaurita.
I due passaggi stanno bene insieme, la Via Crucis della Chiesa come immagine del secolo scorso ma che non ha ancora raggiunto l’apice rappresentato nel terzo segreto. Credo che la Madonna sia sempre molto concreta, l’immagine dell’inferno della prima parte rappresenta il vero e non un qualcosa di aleatorio come pensano anche molti cristiani all’acqua di rose, l’immagine del Santo Padre, dei vescovi e laici uccisi e la distruzione della città che non può che essere Roma, anche questa credo possa rappresentare la prossima realtà. E lo penso ricordando quanto accadde a Kibeho, esattamente quanto fu mostrato alla veggente anni prima.
Non so cosa esattamente riserverà il futuro ormai prossimo, ma certamente la strada sarà quella del calvario per giungere al trionfo del cuore immacolato di Maria.
Ave Padre Livio, Dio ti dia la forza di accompagnarci tutti in questa prova.
Andrea di Genova

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Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste, che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.
(Quarta intervista- Medjugorje 17 Agosto 2005)

“Io amo ogni pellegrino! Per me sono tutti uguali. Non c’è differenza”.
(arriva la piccola figlia di Vicka)
PL: Insomma sei presa tra due missioni: quella di testimone della Madonna e quella di mamma. Come fai a conciliare tutte e due?
V: Si può tutto. Non esistono problemi. Se vuoi, puoi. Basta metterci una forte buona volontà. Io ogni giorno vado sulla nostra scala dove parlo con tanti pellegrini ma ogni mattina vado anche a portare i bambini dai miei suoceri che mi aiutano, così sono più tranquilla e posso rimanere anche 5-6-7 ore con i fedeli. Dopo, quando arrivo a casa, gioco con i bambini. Si può fare tutto!
PL: Certo anche perché poi la giornata è fatta da 24 ore e se uno vuole utilizzare bene il tempo non sta di certo davanti alla televisione o a chiacchierare in giro…
V: Io so solo che devo ringraziare la Madonna per questo grande dono. L’unico modo che posso fare è darle il mio tempo, la mia vita e tutto quello che posso trasmettendo i messaggi. Ma sono più contenta quando sto con i pellegrini.
PL: E’ una grazia che ti ha fatto la Madonna!
V: E’ veramente una grazia!
PL: Una grazia, come per me con Radio Maria!
V: Io amo ogni pellegrino! Per me sono tutti uguali. Non c’è differenza. Una gioia che non si può immaginare! Una grande grazia.
PL: Come la grazia che la Madonna ha fatto al Santo Padre, Giovanni Paolo II, di sentirsi padre di tutti.
V: E’ vero. L’ha detto chiaro. Lui si sente padre di tutti. Come la Madonna dice di essere la Madre di tutti gli uomini sulla terra, non solo dei cattolici e dei credenti anche dei non credenti, di tutto il mondo.
PL: La Madonna dice giustamente : “le religioni non sono tutte uguali ma gli uomini sono tutti uguali”…
V: Le religioni non sono tutte uguali ma ognuno di noi deve rispondere per la sua parte. Dio è unico, è lo stesso Dio. Non esiste il mio Dio, il tuo Dio…è unico. Solo un nome diverso ma è lo stesso.
PL: …e anche i non cristiani risponderanno con la loro coscienza.
V: Certo, è vero.
PL: Senti Vicka, seguendo i messaggi di questi ultimi tempi, vorrei dire che la Madonna ha una triplice preoccupazione. La prima, l’abbiamo già vista, è quella dei giovani poi ha altre due grandi preoccupazioni una per le famiglie e una per la pace. Perché la Madonna è preoccupata per le famiglie?
V: Per le famiglie è preoccupata tantissimo. Perché per le famiglie oggi è un momento molto, molto difficile. Oggi la Madonna ha già detto che all’interno di molte famiglie Dio non è presente, è all’ultimo posto e la Madonna chiede di farlo tornare al primo posto. Lui deve essere la benedizione e la protezione della nostra casa. Nelle nostre famiglie non si prega più. La Madonna raccomanda di pregare in famiglia, insieme, il S. Rosario. Genitori con figli, figli con genitori. L’unico modo per unire è la preghiera. Non c’è più amore, non c’è un amore vero perché non c’è amore tra genitori, tra marito e moglie. Quando non c’è quell’amore puro, quello che proviamo quando siamo bambini, non c’è amore. La Madonna vuole che noi proviamo l’amore più alto, quell’amore che il Signore dà, quell’amore di catena, che lega la famiglia. Così con questo amore e con la nostra preghiera è l’unico modo in cui la nostra famiglia può andare avanti. La Madonna ha anche detto che dobbiamo mettere la Bibbia al primo posto nelle nostre famiglie. Ogni mattina, quando ci svegliamo, la prendiamo e leggiamo 2-3 righe. Le leggiamo ad alta voce davanti a tutta la famiglia e poi, durante il giorno, ognuno di noi può meditare sulle parole ascoltate.
PL: La Madonna ha voluto l’anno dei giovani e delle famiglie. Sembra quasi che la Madonna voglia in qualche modo incoraggiare i giovani ad aver fiducia nella famiglia.
V: Certo, i giovani arrivano dalle famiglie. Quando nelle famiglie si prega c’è unione. La Madonna li chiama e dice che quando si prega in famiglia si cresce grandi e il pericolo viene meno. Quando non si prega in famiglia, non si ama. I genitori non hanno tempo per nessuno, c’è fretta… tanti appuntamenti, si torna tardi la sera, non c’è una comunione, non c’è dialogo, non c’è amore…
PL: Senti Vicka, a due giovani che vogliono prepararsi per il matrimonio, che consigli daresti?
V: Io penso che i giovani debbano peparsi prima, con la preghiera, con amore vero. Perché oggi i giovani pensano ad andare a letto, ad esempio…queste sono cose che passano! Oggi dobbiamo prepararci al matrimonio spirituale, essere pronti dentro, liberare un po’ di spazio dentro di noi e sentirci pronti. Non dobbiamo avere fretta per nostro matrimonio. Uno che vuole vivere il matrimonio vivo deve essere esempio per gli altri, prepararsi con la preghiera e con il vero amore, con fiducia. Dobbiamo avere prima fiducia in Dio, nella Madonna e chiedere la loro benedizione. Che loro prima benedicano la nostra scelta e dopo noi dobbiamo pregare. Preghiamo. Dico ai giovani : non dovete avere paura di rispondere a questa chiamata (al matrimonio). Ci sono anche le difficoltà, certo, ma fa tutto parte della vita ma quando voi mettete Dio al primo posto e mettete la Madonna come vostra Madre Lei vi benedice, vi prende per mano e vi accompagna. Non abbiate paura
PL: …e quando, per esempio, un matrimonio mette in crisi uno dei due coniugi, si inizia ad andare via da casa…come bisogna reagire in questi casi..?
V: Quando arrivano quelle cose c’è un vuoto. Si deve pensare prima e chiedere aiuto. Non commettere azioni dettate dalla rabbia, senza pazienza. Si devono fare anche piccoli sacrifici. Sai, le nostre mamme, i nostri genitori, i nostri nonni… io non ho mai sentito nessuno che abbia fatto cose simili. Hanno fatto tanti sacrifici ma la famiglia è sempre andata avanti. Oggi però è tutto diverso. Oggi si vede che non c’è quell’amore vero, che non c’è fiducia, c’è un vuoto completo.
PL: …c’è egoismo.
V: C’è un grande egoismo. Noi dobbiamo prima toglierci quell’egoismo, pulirci dentro e dopo la paura svanisce
(Continua)
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🔴LIVE VIDEO🔴COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25 GENNAIO 2024
Di Padre Livio Fanzaga
il 25 Gennaio 2024
in COMMENTO AI MESSAGGI DELLA REGINA DELLA PACE