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Chi ama il popolo russo lo dimostri pregando per la sua conversione

Carissimo Padre Livio,
sono fra i suoi ammiratori, per la schiettezza del suo carattere e la dedizione con cui porta avanti Radio Maria.
Però sono anche fra quelli che ritengono eccessiva la sua attenzione critica verso la Russia,
tenendo conto di tutto quello che la Madonna ha detto sulla deriva spirituale dell’Occidente.
Conoscendola, sono certo che Lei ha una sua motivazione seria,
diversamente questa sua posizione risulterebbe incomprensibile.
Le chiedo se potrebbe almeno accennarci a una spiegazione.
Grazie per tutto quello che fa gioiosamente ogni giorno per noi.
Con affetto nel Signore
Claudia di Bologna
Cara Claudia,
la mia posizione critica verso la Russia è cambiata con l’invasione dell’Ucraina e con la severità con cui La Madonna ha bollato quel passo scellerato, chiamandola “la visita di satana sulla terra”.
Dopo di che però è iniziata una mia riflessione su tutto il piano di Maria da Fatima a Medjugorje e in particolare sugli eventi dei segreti.
Mi sono reso conto che la Madonna attribuisce chiaramente un ruolo decisivo alla Russia non solo nel tempo passato, ma soprattutto in quello futuro.
Mi pare di capire che occupi una posizione centrale sia nella persecuzione alla Chiesa, sia negli eventi che metteranno a rischio la sopravvivenza del mondo.
Credo che solo i veggenti di Medjugorje sappiamo come stanno veramente le cose.
Non so che cosa la Madonna abbia ottenuto dalla Divina Misericordia con la diminuzione del settimo segreto.
Tuttavia dalla testimonianza di Lucia di Fatima e di S.Giovanni Paolo II eventi catastrofici inimmaginabili sono chiaramente indicati.
Quello che la Russia sta facendo, quello che i suoi capi politici e religiosi stanno dicendo, quello che stanno progettando è molto inquietante.
Non ci resta che pregare intensamente, in particolare per la Russia, perché la Madonna intervenga per fermare l’irreparabile.
Chi ama il popolo russo lo dimostri pregando per la sua conversione.
Qualcuno obbietterà: ma dove lascia gli Stati Uniti e la Cina?
Rispondo che se la Madonna nomina solo a Russia un motivo c’è sicuramente.
Ave Maria
Padre Livio
La guerra psicologico-spirituale della Russia

di Stefano Caprio
L’ex premier Sergej Kirienko – delfino eltsiniano riconvertito dal liberalismo filo-occidentale al putinismo – spiega ai giovani politologi russi che oggi non si tratta solo di conquistare terreni o difendere i propri, ma di lottare per il “senso del mondo”. Mentre Kirill non perde occasione per celebrare Aleksandr Nevskij, il grande santo delle vittorie sulla Neva.
Il recente summit della Nato in Lituania ha sancito in modo inequivocabile la sconfitta della Russia nella sua operazione militare speciale, che doveva de-militarizzare e de-nazificare l’Ucraina. Il “nazista ebreo” Zelenskyj, come viene definito dal Cremlino, ha ricevuto la solenne assicurazione dell’ingresso nella Nato, il massimo possibile di re-militarizzazione, accompagnato dalla Finlandia e perfino dalla Svezia, superando le obiezioni della Turchia di Erdogan, il “mediatore” amico di Putin che ha restituito a Kiev i comandanti del battaglione Azov, quanto di più “nazista” si possa immaginare a queste latitudini.
Putin ha ottenuto l’esatto contrario di quello per cui ha mobilitato l’intero Paese, con decine di migliaia di caduti in battaglia, e centinaia di migliaia di cittadini in fuga, i più giovani e preparati, rimanendo con un popolo rassegnato, impoverito e disorientato, soprattutto dopo lo psicodramma della “rivolta di Prigožin”.
Al di là delle stanche e ripetitive battaglie di posizione, e i continui lanci di bombe su tutte le città ucraine, sarà già un miracolo se la Russia riuscirà a mantenere le posizioni e le regioni occupate e annesse, fino alla Crimea da cui tutto ebbe origine. La guerra ormai trascende la linea del fronte, e si apre a dimensioni ancora tutte da esplorare e definire.
È quanto risulta evidente da un evento minore, legato alla “scuola di propaganda” che inevitabilmente accompagna le azioni belliche. A Nižnij Novgorod, grande città sul Volga a 500 chilometri da Mosca, dove anche durante la Seconda guerra mondiale si mantenevano le riserve di armi, soldati e industria pesante per il timore dell’invasione nazista, si è tenuto il forum dei giovani politologi, dal titolo Digoria, l’antico nome dell’Ossezia.
Il nome evoca la guerra contro la Georgia di 15 anni fa, inizio della “svolta bellica” del putinismo, e la possibilità di creare uno “spazio russo” anche al di là dei confini ufficiali della Federazione. Il forum è stato aperto dal primo vice di Putin nell’amministrazione presidenziale, l’ex-premier Sergej Kirienko, delfino eltsiniano riconvertito dal liberalismo filo-occidentale, oggi in prima fila nella ricerca di motivazioni adeguate al conflitto apocalittico.
Kirienko invita a guardare avanti, avvisando i “giovani politologi” che “chi oggi se ne sta seduto in disparte, non si offenda se non avrà posto in futuro”. Egli ha spiegato che la guerra in corso ha tre livelli, contemporanei e allo stesso tempo successivi: quello “rovente” delle armi, quello economico che impone la “svolta verso Oriente”, e quello “ideologico, o meglio informativo-psicologico, la guerra dei significati”. Se le prime due fasi hanno contorni ormai piuttosto definiti, tra confini da difendere e sanzioni da aggirare, è la grande “battaglia dei significati”, la smyslovaja bitva, che impegnerà i giovani politologi fino all’età più avanzata.
La prima linea del fronte sarà la contrapposizione ai “significati” imposti dai Paesi dell’Occidente, spiega il vice-Putin, rispondendo “con i nostri, che si basano sui valori russi”. Fa effetto che il forum si sia tenuto nel centro culturale Majak intitolato ad Andrej Sakharov, il premio Nobel e leader del dissenso antisovietico, creatore della bomba all’idrogeno e profeta del liberalismo russo, che proprio da queste parti visse al confino imposto da Brežnev. La scelta non è casuale: uno dei “significati” su cui impegnarsi, secondo il Cremlino, è quello della “libertà” che si contrappone al “liberalismo”, e non si basa sull’individualismo, ma sulla comunione dei valori tradizionali condivisi.
Il forum si svolge annualmente, e nell’euforia dell’invasione lo scorso anno si raccomandava di sostenere i sentimenti di orgoglio della popolazione per i successi delle armi e della politica, mentre oggi si tratta di scendere in campo nella nuova dimensione.
“L’Occidente attacca i valori dei russi, affinché essi rinuncino alla propria storia – spiega Kirienko – e si adagino sugli stereotipi, per cui le persone in Russia sarebbero pigre e indolenti, e quindi ai adagiano nell’assunzione passiva della civiltà occidentale”.
Invece bisogna reagire: “Per vincere questa guerra, per essere in grado di reggere questa sfida, non possiamo accettare nulla da loro, dobbiamo recuperare la nostra tradizione, la nostra storia, la nostra cultura… questa è la vera linea del fronte, sui cui si devono schierare i politologi, i letterati e gli artisti, tutti gli operatori socio-culturali”.
L’ex-premier chiarisce che prima servivano i “polit-tecnologi”, gli esperti di campagne elettorali e politiche, che oggi sono ormai superflui, perché la politologia oggi vuol dire “essere capaci di pensare con le categorie della guerra globale dei significati, di proiettare i significati e le idee nella concorrenza globale di un mondo in rapido cambiamento”.
Non si tratta quindi di conquistare terreni o difendere i propri, ma di lottare per il “senso del mondo”, e questo spiega tutta la dinamica della “operazione speciale”, che non si limita alla parte bellica, tecnica o economica. Kirienko richiama le modifiche costituzionali del 2020, contenitore ideologico dei grandi “significati” come quello dei “valori della famiglia”. E in effetti il senso russo della famiglia è assai originale: difendere a tutti i costi un’istituzione in cui ben pochi credono, visto che il passato sovietico aveva totalmente disgregato il concetto stesso di nucleo familiare (la vera famiglia era lo Stato, al massimo il Partito).
Del resto, perfino la Chiesa ortodossa permette un secondo e un terzo matrimonio, come “benedizioni lenitive” dopo il fallimento delle altre unioni. Il Paese che pratica più aborti al mondo si arrampica oggi sui decreti fasulli contro l’aborto, fingendo di eliminarlo dalla sanità pubblica, quando tutti sanno che l’unica sanità russa che funziona è quella a pagamento, anche in cliniche pubbliche, magari sottobanco.
La “famiglia” è il bastione contro la “propaganda omosessuale”, laddove le comunità gay sono da sempre così attive e diffuse in Russia, che ogni città conosce perfettamente le loro piazze di riferimento (a Mosca, dietro il teatro Bolšoj).
In realtà i “valori morali” sono soltanto fumo negli occhi, in una Russia dominata da oligarchi campioni di immoralità, a cominciare dai leader del Cremlino. Infatti Kirienko ribadisce il pezzo forte della guerra dei significati, la “vera interpretazione della storia”, dove la morale c’entra assai poco, e tutto si risolve nell’ideologia di riferimento.
“Dobbiamo fare in modo che non ci parlino di Aleksandr Nevskij come di un bandito di strada, che rapinava gli onesti mercanti svedesi”, aggiunge il decano della facoltà di politologia di Mosca, Andrej Šutov. Quella del santo principe del Duecento è una fissa particolarmente sentita, trasformando una figura minore nell’eroe di riferimento nazionale.
Dalla sua città di Novgorod egli vinse un paio di scaramucce con svedesi e teutonici, poi riqualificate come “battaglie epiche” (da cui le secolari polemiche con i baltici), e quindi organizzò il compromesso servile con i mongoli invasori, che lo ricompensarono con il titolo di principe di Kiev. Soltanto che Kiev era stata rasa al suolo, e Aleksandr si spostò a Vladimir, da cui fu fondata Mosca: per questo il “piccolo principe” è diventato il “grande salvatore”, che umilia l’Occidente e si accorda con l’Oriente.
Tra l’altro, egli ricacciò indietro un paio di cardinali inviati da Roma, con l’offerta di una “santa alleanza” tra ortodossi e cattolici per aiutare la Russia a non soccombere ai tatari; Nevskij rispose loro che “noi abbiamo la vera fede, voi siete eretici, e non abbiamo bisogno di voi”.
Anche il patriarca di Mosca Kirill, campione supremo della “polit-teologia” russa, non perde occasione per celebrare il grande santo delle vittorie sulla Neva, come nei giorni scorsi ha fatto nel messaggio inviato in occasione dell’inaugurazione di un monumento ad Aleksandr nella città kazaca di Almaty, visto che il Kazakistan potrebbe essere la prossima Ucraina.
Il patriarca ricorda che al nome del principe si associano pagine particolari e decisive della storia russa: “Con le sue capacità diplomatiche, egli permise la formazione di un modello unico di mondo interreligioso e interetnico nello spazio eurasiatico”, e quindi “le sue idee benemerite oggi sono in consonanza con la politica della dirigenza della repubblica del Kazakistan, per rafforzare l’unità multiculturale e multiconfessionale”.
Kirill non manca di sottolineare che “le sue imprese eroiche hanno ispirato molte persone negli anni terribili della Grande Guerra Patriottica, per difendere con coraggio e fermezza la sovranità nazionale, la libertà spirituale e gli ideali morali”. Per questo la celebrazione consente di “elevare preghiere ad Aleksandr Nevskij, affinché anche oggi, stando davanti al Signore, egli ci difenda da ogni male e ostilità esterna, e da tutte le possibili deviazioni dello spirito”.
Subito dopo la glorificazione del principe, il patriarca ha rivolto un saluto ai partecipanti di un’altra cerimonia, quella che ricordava gli 80 anni della battaglia di Prokhorovka, il più grande scontro tra carri armati nazisti e sovietici durante la Seconda guerra mondiale nella regione di Belgorod, nuovamente coinvolta oggi nella guerra contro l’Ucraina.
Il 12 luglio 1943, dopo essere stati cacciati da Mosca e da Stalingrado, i tedeschi si ritiravano dall’invasione “cercando di distruggere le nostre armate”, ricorda il patriarca, “il nemico moriva dalla voglia di prendersi una rivincita, ma l’ardore dei nostri soldati fu più forte, perché essi erano pronti a morire per la Patria, a donare la vita per i propri amici, con un’incrollabile forza dello spirito e il desiderio inarrestabile della Vittoria”.
Il patriarca conclude le sue riflessioni parlando del passato, ma guardando anch’egli al futuro: “Gli eventi storici si sono compiuti, noi oggi siamo testimoni di come il Paese viva in un tempo nuovo, in un’epoca nuova, e alla Chiesa si restituiscono i suoi simboli sacri, i tesori della nostra cultura e della grandezza della nostra storia”.
Kirill ringrazia per la restituzione dell’icona della Trinità di Rublev, sancita in modo solenne dal ministero della cultura, e anche del sarcofago con le reliquie di Aleksandr Nevskij, sperando che il santo medievale sia in grado di fermare anche oggi la “voglia di rivincita” dell’Occidente nei confronti della Russia.
L’URGENZA DELLA CONVERSIONE
Cari amici,
la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. ( Le troverai man mano nella sezione: Il Combattimento spirituale
14. La fiducia nella Divina Misericordia sconfigge il maligno

Ti sei mai chiesto perché, dopo aver peccato, Adamo è fuggito ed è andato a nascondersi laddove pensava che Dio non lo vedesse? Adamo aveva paura di Dio e temeva il suo castigo. Eppure, se avesse chiesto perdono, l’Onnipotente glielo avrebbe concesso.
Il cristianesimo è la religione del perdono. Innanzi tutto del perdono di Dio verso i peccati degli uomini. Infatti il Figlio di Dio se li è addossati tutti e si è offerto in sacrificio, espiandoli al nostro posto e per la nostra salvezza. Come effetto del perdono divino, che non ha né limiti né eccezioni, viene richiesto il nostro perdono reciproco: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, recita la preghiera che il Signore ci ha insegnato.
Per quanto i tuoi peccati ti sembrino gravi, ed in realtà lo sono, perché il peccato è un male assoluto, sappi che l’amore di Dio è infinitamente più grande. Non c’è nessun peccato che Dio non perdoni a un cuore pentito e deciso a cambiare vita. Anche l’apostolo traditore sarebbe stato perdonato, se fosse andato a inginocchiarsi davanti all’albero della croce.
Non lasciarti opprimere dal male che hai commesso e del quale provi nausea. Dio sa quanto siamo deboli e quanto astuto sia il nemico. L’Altissimo guarda con compassione chi ha peccato e fa tutto il possibile per la sua guarigione. Egli, mentre posa su di te i tuoi occhi misericordiosi, ti invita a gettare tutto il fardello del male nel fiamme della sua misericordia.
In questo passaggio del tuo cammino di conversione devi vigilare sull’insidia del demonio, che tenta di insinuarti il dubbio, la diffidenza e indurti allo scoraggiamento. Si tratta di una tentazione sottile, perché l’uomo fa fatica a credere all’amore di Dio. La nostra natura inquinata dal peccato ci rende più inclini a temere il suo castigo che a credere nel suo amore.
E’ perciò necessaria la fatica del cuore per vincere il timore carnale. Il nostro cuore è ancora troppo impregnato di egoismo per afferrare l’immensità dell’amore divino. Quando sarai più avanti nel cammino spirituale, comprenderai quanto ciò sia vero.
Tu mi obbietti che i tuoi peccati sono innumerevoli e giustamente ne provi vergogna. Ti chiedi come Dio possa cancellarli semplicemente su tua richiesta, con un colpo di spugna che non lascia più traccia. Ti rispondo dicendo che il peccato è un male così grande che mai potremmo comprenderne la portata mentre siamo sulla terra. E’ un “mistero di iniquità” la cui sconfinata malizia ci sfugge.
Peccando l’uomo disprezza Dio, il Creatore che lo ha tratto dal nulla, plasmandolo a sua immagine, e che lo ama immensamente. Non basteranno mai le lacrime per piangere i nostri tradimenti. Guai a sottovalutare il peccato! Solo il Figlio di Dio fatto uomo ha potuto espiarlo adeguatamente. Nessun uomo avrebbe potuto compiere una tale impresa.
Tuttavia l’Onnipotente distrugge nel suo amore ogni peccato che gli venga presentato da un cuore pentito e deciso a convertirsi. Questo è il miracolo della sua infinita misericordia alla quale devi affidarti senza restrizioni.
Emblematico al riguardo è il caso di Giuda e di Pietro. Il primo, dopo aver avuto la consapevolezza di aver tradito “un innocente”, va a impiccarsi. Il secondo invece versa le lacrime del pentimento e riprende il suo posto nel collegio apostolico. Pietro ha avuto fiducia nella bontà del Maestro. Si è ricordato della sua infinita misericordia verso i peccatori.
Per chiedere il perdono è necessario credere che Dio lo concede. Questo atto di fede non è facile, specialmente quando i peccati “gridano al cielo”. Eppure solo la fiducia nella divina misericordia, che è più grande di ogni peccato, può ottenere il perdono. Senza l’abbandono all’amore misericordioso non è possibile salvarsi.
In ultima istanza è questo il peccato che perde le anime. Ci troviamo dinanzi a uno di quei peccati contro lo Spirito Santo che non vengono perdonati. Ciò che ha condotto Giuda alla rovina è la sua incredulità. Per lui Gesù non era il Redentore, al quale poter ricorrere per ottenere la grazia della salvezza, come ha fatto il buon ladrone, ma solo un uomo “innocente”.
Tuttavia, anche se hai fede in Gesù Cristo Figlio di Dio e nostro Salvatore, non è facile aprirsi totalmente al mistero del suo Cuore, nel quale ogni peccato viene consumato dal fuoco dell’amore. Quando la grazia ti mostra l’orrore dei peccati di cui è piena la tua vita, l’astuta serpe si frappone di mezzo insinuandoti il dubbio sul perdono di Dio.
Quante persone satana frena sulla via della salvezza, colpendole con questa freccia micidiale. Insieme alla grazia del riconoscimento dei peccati, Dio ti dona anche quella della fiducia nel suo perdono senza limiti. Tu però devi saperla accogliere e farla fruttificare. Per questo ti è necessario uno sforzo del cuore per lasciarti dietro le spalle sensi di colpa che satana è abilissimo a sfruttare a proprio favore.
“Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tuo grande amore cancella il mio peccato ( Sal 51). Il grido di Davide, che chiede perdono, fa appello per ben due volte alla bontà di Dio. E’ in questo sguardo di fiducia nell’Amore misericordioso che ti devi stare saldo.
Caro amico, per te che stai uscendo dalla palude del male, col peso di una vita sbagliata sulle spalle, è fondamentale rafforzarsi nella fiducia in Dio. Credere all’amore di Dio è la grande sfida della fede. Anche chi è molto avanti nel cammino di santità può essere tentato su questo punto fondamentale e rischiare di vacillare sotto il peso della propria indegnità.
Come ogni virtù soprannaturale, anche quella delle fede è un dono di grazia, ma che ha bisogno di un continuo esercizio da parte nostra. Quando dunque ti sfiora il dubbio che Dio non ti abbia perdonato o non ti possa perdonare a causa dei peccati che hanno devastato la tua vita, devi fare lo sforzo del cuore e gettarti nelle grandi braccia della sua misericordia.
Guai se cedi anche un minimo spazio al sibilo del serpente il quale, dopo averti indotti al male, ti fa dubitare del valore del sangue di Cristo versato in espiazione di tutti i peccati del mondo.
Non si è lontani dal vero affermando che il cammino della salvezza si identifica con una crescente fiducia nell’amore misericordioso. Questo è il grande insegnamento delle rivelazioni di Santa Faustina Kowalska, che hanno portato la Chiesa a istituire la festa della Divina Misericordia.
Non si tratta di una nuova devozione da aggiungere a tante altre che alimentano la vita cristiana. Si tratta piuttosto dell’affermazione della verità fondamentale della fede e cioè che siamo stati salvati per grazia, perché Dio ci ha amato per primi ed ha inviato il Figlio per cercare e salvare ciò che era perduto.
Abbi dunque la consapevolezza della gravità dei tuoi peccati, che Gesù ha espiato sulla croce. Ma è proprio dal suo Cuore trafitto che sgorga il fiume inesauribile della sua Misericordia.
Dove si verificherà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

Caro Padre Livio,
voglio in primo luogo ringraziarla per la saldezza con cui ci accompagna in questo tratto decisivo del percorso che ci conduce al tempo dei segreti e per la profondità e lucidità con cui ci illumina nella comprensione degli eventi che con sempre maggiore urgenza corrono verso queSta meta.
A proposito del tema relativo al teatro in cui questi si realizzeranno, probabilmente fra non molto tempo, concordo completamente con lei che la sede principale in cui verosimilmente essi avranno luogo sarà l’Europa, il continente dal quale la fede cattolica si è diffusa in tutto il mondo ma che ha da tempo tradito la sua vocazione per cedere al nichilismo demoniaco già prefigurato in passato da Giovanni Paolo II. E’ qui che i flagelli materiali ma soprattutto spirituali si verificheranno, probabilmente proprio mediante l’azione di quella Russia che costituirà il malvagio strumento di punizione col quale Dio, abbandonato dal nostro continente e pertanto ritiratosi da esso, permetterà la distruzione di questo mondo ormai senza futuro.
Vorrei però proporre come riflessione il fatto che, come il tempo dei segreti avrà una sede preferenziale di attuazione, così anche il trionfo del cuore immacolato di Maria, che ne segnerà la conclusione, potrebbe avere anch’esso una sua collocazione preferenziale che, ritengo, dovrebbe essere sempre proprio la medesima e cioè l’Europa.
Non è un caso se la Madonna è da sempre più frequentemente apparsa in questo continente e, ancora oggi, continua a farlo; questo è il SUO continente, quello nel quale è da sempre stata più onorata e seguita, e ora che questo territorio di antica civiltà cristiana si è allontanato Lei è ben decisa a riconquistarlo e a ricostituirlo come nuovo faro di diffusione della fede nel mondo proprio mediante il piccolo gregge degli apostoli del suo amore che sta da tempo radunando.
Come sostenuto da Romano Guardini l’Europa più che un’entità geografica o un insieme di popoli è una figura spirituale plasmata da due millenni di cristianesimo la quale ha purtroppo recentemente rifiutato le sue radici al punto da non riconoscerle quale elemento fondativo nemmeno nella Carta Costituzionale Europea come invece tanto caldeggiato a suo tempo da Giovanni Paolo II. La deriva massonico-laicista che ne è conseguita ci ha inesorabilmente portato alla costruzione del mondo senza Dio che ben conosciamo e per il quale la Madonna ci ha detto che non esiste futuro e che è inesorabilmente destinato alla distruzione nel tempo dei segreti.
E’ per questo che credo che, al termine dei segreti, la Madonna realizzerà il suo trionfo principalmente proprio in questo continente riportandolo nell’alveo del suo destino primigenio (le 12 stelle nello stemma dell’Europa sono forse un segno profetico che, sotto traccia, prefigura questo futuro) e ricongiungendo ad esso anche le terre russe le quali da strumento di purificazione si trasformeranno, dopo una profonda conversione, proprio in quei territori nei quali Dio verrà più che altrove profondamente onorato.
Vorrei sapere se ritiene che questa opzione potrebbe essere condivisibile e, per il momento, la ringrazio ancora sentitamente e le invio i miei più affettuosi saluti.
Ave Maria
Riccardo, Forlì.
Maria Santissima è apparsa migliaia di volte

Caro Padre Livio,
a quei mariologi che ritengono le conversioni nei luoghi di apparizione, specialmente a Medjugorje, indipendenti dalle apparizioni stesse, vorrei rispondere che Maria Santissima in questi duemila anni di storia cristiana è apparsa migliaia di volte con il preciso scopo di portare alla conversione innumerevoli anime e di fortificare la fede vacillante in altrettante anime.
Come si può escludere a priori l’autenticità di apparizioni già approvate dalla Chiesa o, comunque, di cui la Chiesa ha autorizzato il culto?
Come si può escludere a priori che Dio venga in aiuto alla nostra debolezza inviandoci la Sua Santa Madre per risvegliare gioiosamente la nostra fede assopita?
C’è chi ritiene di non aver bisogno delle apparizioni, ma Dio dà il cibo agli affamati.
Ricordiamoci che se siamo Cristiani è perché abbiamo “creduto” alla predicazione degli Apostoli, le cui mani hanno “toccato” il Verbo della Vita.
Il Cristianesimo è Incarnazione, e continua a venire in aiuto alla nostra debolezza con la “concretezza” delle apparizioni, specialmente della Madre di Dio.
Grazie caro Padre Livio, perché continua a sbriciolare il pane per i “piccoli” di Dio.
La saluto con grande stima e affetto.
Tiziana

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
In questa domenica d’ estate il paesaggio che ci offre il vangelo è quello tipico di un contatto con la natura all’aria aperta.
Infatti Gesù al mattino esce di casa e si siede sulla spiaggia in riva la mare. In realtà è il lago di Galilea che è così grande che gli evangelisti lo chiamano mare.
La gente si assiepa intorno a Gesù per ascoltare la sua Parola e per avere un sollievo per le proprie infermità.
La folla è così numerosa che Gesù sale sulla barca, si siede e incomincia a raccontare la Parabola del buon seminatore.
Il Buon seminatore è Gesù stesso che sparge a piene mani il seme della Parola di Dio, ma non tutti i cuori la ricevono nel medesimo modo.
Alcuni cuori sono duri come il terreno delle strade e il seme neppure germoglia.
Altri sono sassosi e il seme dopo aver germogliato viene bruciato dal sole-
Altri ancora sono pieni di spine, che soffocano la spiga non appena cerca di crescere.
Infine altri sono aperti ad accogliere il seme che fruttifica al 100 al sessanta e al trenta per uno.
Questa prima parte della Parabola per noi è un invito a riflettere sulle disposizioni del nostro cuore quando Dio passa e fa sentire la sua voce.
Quando rientrano in casa Gesù spiega agli apostoli perché parla in parabole e non apertamente. Gesù risponde che lo fa per sondare l’atteggiamento dei cuori di chi ascolta.
I cuori puri e ben disposti comprendono le parabole nel loro profondo significato. Hanno la vista e l’udito spirituali per vedere e capire chi è Gesù e il mistero della sua Persona divina.
Questo è il caso degli apostoli ed è anche il nostro caso, se ascoltiamo e seguiamo Gesù con una fede salda e perseverante.
I cuori inquinati e induriti sono ciechi e sordi all’annuncio della Parola e rimangono nella loro supponenza, finché sarò tolto loro tutto quello che si illudevano di essere e di avere.
E’ ciò che sta accadendo in questo tempo in cui il Cielo semina come non mai , ma i cuori sono chiusi, gli occhi abbagliati dalle false luci e le orecchie sedotte dalle sirene sibilanti.
Vostro Padre Livio
Parola del Signore
Vangelo
Il seminatore uscì a seminare.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse:
«Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha.
Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
“ L’offerta d’amore” per salvare le anime rivelata da Gesù a Suor Maria Natalia Magdolna

Carissimo Padre Livio,
sono ormai da anni un fedele ascoltatore suo e di Radio Maria e colgo l’occasione per ringraziarla profondamente per l’impegno, la determinazione e la fedeltà con cui porta avanti questo progetto straordinario che la Madonna ha concepito per la salvezza di questo mondo lanciato follemente verso l’abisso. Il suo sguardo illuminato sulla realtà unitamente alla sua sana concretezza costituiscono per tutti noi un’ormai irrinunciabile punto di riferimento per capire con chiarezza quello che il cielo ci chiede in quest’ora terribile.
Ascoltando recentemente la sua lettura mattutina ho notato che ha citato più volte la figura della mistica ungherese suor Maria Natalia Magdolna, soprattutto in riferimento alle profezie relative alla sua terra d’Ungheria. Ho avuto modo di venire in contatto già diversi anni fa con questa eccezionale figura rilevandone la grandissima importanza non solo per i pronunciamenti relativi ai destini del suo paese ma principalmente per gli straordinari messaggi spirituali da lei ricevuti da parte di Gesù e della Madonna durante tutto l’arco della sua vita.
In particolare vorrei qui sottolineare l’importanza di due devozioni che Gesù e la Madonna hanno direttamente a lei consegnato perché le diffondesse per la santificazione e la salvezza delle anime.
La prima è stata rivelata a suor Maria Natalia dal Signore Gesù il 15 Agosto 1942 e può essere sinteticamente definita come la “ Doppia Grande Novena “. In essa Gesù chiede, similmente a quanto in precedenza richiesto a suor Margherita Alacoque, la devozione dei primi 9 venerdì del mese da associare però ai primi nove sabati ad essi consecutivi secondo le consuete modalità (confessione, comunione e preghiere preparatorie).Con questa devozione Gesù vuole glorificare parimenti a lui la madre sua condividendo con lei il diritto allo stesso culto che per umiltà la Madonna aveva invece limitato ai primi 5 sabati nell’apparizione di Fatima. A questa devozione, rivolta contemporaneamente al suo sacro cuore ed al cuore Immacolato di Maria, Gesù lega un insieme straordinario di promesse : 33 promesse ancora più grandi di quelle fatte a suo tempo a suor Margherita Alacoque il cui contenuto può essere consultato su siti specifici o direttamente desunto dal testo: “Maria Regina Vittoriosa del mondo” ( Ed.: Segno ) dedicato alla vita della mistica.
La seconda devozione è in forma di breve preghiera consegnata direttamente dalla Madonna alla veggente nel 1955. Si tratta di un’ “ Offerta dell’amore “ anche in questo caso diretta a entrambi i cuori: al Sacro cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria con cui il devoto compie una sorta di Offerta-Consacrazione donando per sempre se stesso ai due cuori per prolungare l’opera di salvezza di Gesù. Tale offerta, anche se fatta una sola volta, risulta efficace per tutta la vita come rivelato da Gesù a suor Maria Natalia nell’Aprile del 1978. Anche a questa devozione sono state legate dalla Madonna stessa 5 straordinarie promesse per le anime che si offrono.
Credo che queste due devozioni di eccezionale portata dovrebbero essere ampiamente diffuse soprattutto quali strumenti di difesa e di lotta per la durissima battaglia che ci attende come preconizzato anche dalla mistica ungherese. Anch’ella tuttavia, attraverso le sue rivelazioni, assicura che alla fine della tribolazione (cioè del tempo dei segreti) il mondo si convertirà e si aprirà una gloriosa epoca mariana di pace.
Spero che anche lei padre Livio possa essere d’accordo sulla utilità di diffondere tali devozioni quali efficaci armi nei confronti del male che ci attacca.
Ringraziandola ancora per tutto quanto fa per noi e per la nostra cara Madre, le invio un caloroso abbraccio:
Ave Maria Riccardo, Forlì