"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 79 di 186

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Temo che le rivelazione dei segreti tre  giorni prima  non reggerà alla prova  dei fatti

Caro Padre Livio,

Mi viene  da  pensare  che  l’annuncio del primo segreto  sia un po’ come la rivelazione del terzo segreto di Fatima,  che doveva  essere  reso noto nel  1960  ma  poi, quando fu pubblicato nel 2000, lasciò piuttosto deluse le   aspettative.

Gli eventi di Dio sono sempre  improvvisi e sorprendenti. 

Non  mi convince  questo fatto che i veggenti conoscono le date  di ogni segreto da  rivelare tre  giorni prima.

Lei non  trova che non è  un modo dell’agire  divino?

Fra  l’altro mi chiedo quale subbuglio nell’ordine pubblico  creeranno queste rivelazioni, specie dal quarto al decimo segreto, quando gli eventi annunciati semineranno  panico.

Caro Padre Livio,  lo dico con tutto il rispetto per   la  Madonna, ma  temo  che questo piano non reggerà   alla prova  dei fatti.

Lei sia prudente  e non si faccia coinvolgere  più del  necessario

Le   voglio  bene.

Luisella  da  Cremona.

Cara  Luisella,

E’ chiaro che,  se  uno non  crede alle apparizioni di Medjugorje,  tutte le  obiezioni sono possibili.

Se invece  ci crede,  ogni interrogativo trova  una risposta.

Noi dobbiamo  prendere consapevolezza  che il mondo ha  deciso per la morte  e che l’umanità corre sulla  via  della  perdizione.

Per questo la  Madonna  è presente  da  così tanto tempo  con un suo piano di salvezza,

La  Madonna lo ha  predisposto in modo tale  che, nel momento della grande  tribolazione,  l’umanità,  almeno  in grande parte,  creda  e si ravveda.

In questa prospettiva, l’annuncio di ogni segreto, tre  giorni prima,  ha lo stesso scopo della  rivelazione che Gesù ha fatto ai suoi apostoli  dei tre  giorni in cui ha compiuto la nostra  redenzione.

Se  gli apostoli avessero creduto che il  terzo giorno sarebbe risuscitato,  non  sarebbero incorsi negli sbandamenti  che sappiamo.

Fidiamoci della  Madonna  e saremo al  sicuro.

Fin’ora  la  Regina della  pace  ha  realizzato tutto quello  che ha  voluto  nell’adempimento della volontà  di Dio.

Ave   Maria

Padre Livio

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Il turismo estremo della sacra Crimea

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di Stefano Caprio-Asia  News– 23 Luglio 2023

I turisti hanno tardato quest’anno ad arrivare sul mare della Crimea, intimoriti dalle trincee e dai bombardamenti. Il governo russo ha cercato in ogni modo di favorirne e “precettarne” diverse categorie, dai gruppi di bambini e ragazzi fino ai dipendenti di aziende di Stato e di oligarchia. E non c’è dubbio che uno degli scopi degli attacchi ucraini sia diretto a far fallire la stagione, principale attività economica della regione.

Un po’ in tutto il mondo la seconda metà di luglio presenta ondate di caldo torrido e fenomeni atmosferici di consistenza inusitata, ma la località turistica più infuocata è sicuramente la Crimea, terra di storia antica e moderno conforto, oggi ormai terra di trincea e di guerra apocalittica tra Oriente e Occidente. La stagione estiva in Crimea è solitamente un trionfo di allegria e godimenti, quest’anno è invece un esperimento di “turismo estremo”, che spaventa e attrae i russi, almeno quelli che non possono andare in Thailandia, o nemmeno in Turchia, per non parlare delle coste mediterranee tanto amate.

Le azioni belliche delle controffensive incrociate di Russia e Ucraina si concentrano in questa fase proprio sulla penisola che domina il mar Nero, avamposto strategico di ogni possibile vittoria o sconfitta definitiva. I turisti hanno infatti tardato ad arrivare, intimoriti dalle trincee e dai bombardamenti, e il governo russo ha cercato in ogni modo di favorirne e “precettarne” diverse categorie, dai gruppi di bambini e ragazzi fino ai dipendenti di aziende di Stato e di oligarchia. Quando poi gli ucraini hanno di nuovo preso di mira il ponte di Kerč, linea simbolica della “Crimea nostra” putiniana che si collega alla regione “legale” di Rostov e Soči, le code infinite si sono disperse su tutto il territorio del Donbass “illegale”, dove pure gli scontri sono sempre roventi, trasformando il viaggio in Crimea in un’avventura più adrenalinica di qualunque video-gioco bellico. E allora sono arrivati i cultori del turismo extreme.

La “stagione turistica” è stata rinominata “stagione dei botti”, bavovny in ucraino, kloptsy in russo, come una vera attrazione da non perdere: non più fuochi artificiali, ma l’autentica apocalisse, dove anche nei luoghi più sicuri si sentono risuonare i bombardamenti delle zone circostanti. Il capo del parlamento russo-crimeano, Vladimir Konstantinov, ha tacciato coloro che diffondono informazioni sui rischi di queste latitudini come dei diversanty, i “sabotatori” che vogliono incutere il panico ai bravi turisti tradizionali; ma molti cominciano a considerare la guerra come la migliore delle campagne pubblicitarie.

Non c’è dubbio che uno degli scopi degli attacchi ucraini sia diretto a far fallire la stagione, principale attività economica della Crimea, oltre che a separarla dalla Russia per poterla riannettere, dichiarando così il fallimento di tutte le operazioni putiniane dal 2014 a oggi. Il propagandista russo Sergej Veselovskij ammonisce che “la sicurezza della Crimea ci sarà solo quando scomparirà l’Ucraina, quando lo stesso termine ucraino diventerà un insulto”; ma tra i crimeani molti cominciano a chiedersi chi dei due padroni sia il peggiore. I “partigiani ucraini” della Crimea hanno lanciato un sonoro avvertimento a un altro di questi propagandisti, il blogger di Feodosija Aleksandr Talipov, facendo saltare in aria la sua motocicletta, proprio davanti ai suoi occhi.

Come dice un proverbio russo, “la paura ha gli occhi grandi”, ed ecco che si diffondono leggende sui “terroristi kamikaze” filo-ucraini, che verrebbero reclutati non solo in Crimea, ma in tutte le campagne meridionali della Russia, dove la lingua russa e quella ucraina si mescolano da secoli. I servizi segreti russi sono ormai allo sbando in mezzo a queste tempeste di assalti militari e fake news, senza capire se si devono temere di più le bombe a grappolo, i missili a distanza, i droni d’assalto o le tante azioni dei diversanty un po’ in tutte le regioni della Federazione.

Lo stesso generale Zalužnyj, capo di stato maggiore ucraino, ha confermato in più occasioni che “niente e nessuno ci fermerà nella riconquista della Crimea”, e non si tratta certo di un uomo abituato a gettare parole al vento. Putin ha invece insistito che gli attacchi ucraini non fermano il flusso di persone e di turisti dalla Russia verso la Crimea, visto che si possono utilizzare “itinerari alternativi”, cioè quelli dei territori occupati. Un corrispondente di guerra, Dmitrij Stešin, ha addirittura lodato in televisione “i dirigenti della Russia che si sono presi a cuore i propri connazionali, assicurando loro un accesso alla Crimea attraverso i nuovi territori”, come se il turismo crimeano fosse il vero scopo di tutta la guerra.

Gli itinerari consigliati sono effettivamente suggestivi, in mezzo a splendide vallate e colline, con le strade appena rifatte, anche se danneggiate in più punti dai bombardamenti. Anche alcuni dei ponti minori sono interrotti o di difficile transito, se si riescono a schivare gli attacchi ucraini. Il tutto assomiglia a un teatro dell’assurdo degno di Gogol e Cechov, nelle migliori tradizioni russe, una “realtà alternativa” su cui si gioca tutta la credibilità del regime putiniano. Si potrebbe dire che la vacanza in Crimea è la vera cartina di tornasole di vent’anni di politica, prima economica e poi militare: prima del 2014 i russi andavano in massa sulle spiagge della penisola, per mostrare agli ucraini il proprio disprezzo con i portafogli gonfi. Poi hanno cercato di “rifare la Crimea a immagine della Russia”, rendendola quasi proibitiva per i ceti inferiori. Ora vogliono affermare la resistenza dei russi alle invasioni e alle depravazioni occidentali, rimanendo saldi nel baluardo crimeano. La “strada della vita” verso la Crimea diventa la “strada della morte”, ciò che esalta al massimo grado l’ardore patriottico.

Attraversare le strade e i ponti della Crimea è la versione più eccitante della “roulette russa”: la probabilità di saltare in aria o rimanere feriti è molto alta, la gioia per essere arrivati a destinazione è superiore a quella dell’intera vacanza. Le réclame pubblicitarie recitano: “da noi c’è il miglior mare del mondo, e la migliore difesa antiaerea”. Anche tuffarsi in mare è un vero brivido, visto che al posto degli squali ci si può imbattere in droni sottomarini. Gli yacht e tutti i motoscafi acquatici sono ormai dotati di sofisticati sistemi di rilevamento radar e ultrasuoni, come nei migliori film d’avventura. La riparazione dei ponti danneggiati, e la sistemazione capillare delle tecnologie difensive, stanno ingoiando parti sempre più consistenti del bilancio regionale e federale, già di per sé in picchiata deficitaria.

Come se non bastasse, gli altri centri di riviera sul mar Nero come Soči e Tuapse, stracolmi di turisti, sono stati devastati da monsoni e inondazioni, e nella georgiana Batumi i russi fanno a botte con gli esercenti locali, che non sono in grado di offrire servizi all’altezza. I russi non possono fare a meno delle vacanze estive, come e più di tutte le popolazioni europee, anche per esprimere questa “voglia di mare” che caratterizza la natura stessa dello sterminato Paese eurasiatico, senza sbocchi sulle vie d’acqua verso il resto del mondo. Le guerre russe si ripetono incessanti dal mar Baltico al mar Nero, contro turchi e scandinavi, e anche sull’Oceano Pacifico, dove non è ancora stato firmato il trattato di pace con il Giappone dopo la Seconda guerra mondiale. Ora si sta perfino aprendo un nuovo fronte marittimo, quello dell’Artico, dove i ghiacci si ritirano e si preparano future guerre per il dominio della “testa del mondo”, che potrebbero far impallidire quelle attuali.

Ora comunque “c’è la Crimea, la Crimea è nostra, andate in Crimea e riposatevi!”, ripetono gli annunci su tutte le piattaforme. All’estero non si può andare, il dollaro e l’euro sono sopra quota 100 con il rublo, i soldi non bastano neppure per l’Egitto, quindi “in Crimea!”. Sedetevi sulle vostre automobili, fate il pieno di benzina anche se costa il doppio, provate il brivido di rischiare la pelle, e in spiaggia state attenti a non cadere nelle trincee, che comunque vi potranno servire. In famiglia abbiamo tre, quattro bambini, dove li mettiamo se non in macchina, verso la Crimea?

La sensazione è che la guerra abbia suscitato nei russi uno stato d’animo veramente estremo e apocalittico: “tanto ormai non abbiamo più niente da perdere”. La Crimea è il luogo ideale per rappresentare questo modello di vita, non a caso l’ideologia del russkij mir suona meglio come krimnašizm, “crimea-nostrismo”, dal grido putiniano Krym Naš! Sulla piazza Rossa il 18 marzo 2014, quando la storia è cambiata. Tutto il mondo è Crimea, una terra sospesa in cui la Russia si offre in sacrificio di purificazione e gloria eterna. Se si riesce a schivare i pericoli e arrivare a Simferopoli, la capitale della Crimea, si possono visitare gli scavi archeologici, in cui una poderosa squadra di specialisti, protetti da squadroni di forze speciali, scava per trovare le radici dell’anima russa. Si vuole dimostrare che l’antica Chersoneso (in onore della quale fu chiamata Kherson la città sull’estuario del Dnepr) era una terra russa, la slava Korsun, contro tutte le pretese degli altri popoli. Negli ultimi secoli sono stati i tatari a rivendicare la penisola, con scontri e guerre a più riprese, ma prima ancora se la volevano intitolare i greci, i turchi, perfino i tedeschi: anche Hitler fece fare delle ricerche durante l’occupazione, per dimostrare che era una terra gotica. Gli “apostoli degli slavi” Cirillo e Metodio qui ritrovarono le spoglie del santo papa Clemente Romano, a cui aveva imposto le mani lo stesso san Pietro, ma fortunatamente non ci saranno rivendicazioni del Vaticano. Sotto il giogo tartaro, per qualche decennio la Crimea fu anche data in appalto ai genovesi, padroni delle rotte marittime duecentesche, e abili mediatori tra i Khan mongoli e i principi della Rus’. Da Genova si andò a scoprire l’America, oggi si deve ripartire per scoprire la Russia, magari proprio attraverso la Crimea.

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Un tempo così lungo, eppure così breve

Carissimo Padre Livio,

Se solo io riuscissi a farle capire quanto Lei e Radio Maria, riferendomi in particolare alla sua trasmissione mattutina, siate importanti nel mio cammino di conversione e nella mia vita, già mi riterrei soddisfatto e non continuerei neanche questa mail, perché  questo sarebbe per me già un dono inestimabile.

Ma anche se con le parole me la cavo, grossomodo, il difficile arriva nel tradurle in sentimenti, e quelli che io sto provando in questo inatteso percorso di conversione, sono meravigliosamente nuovi e quindi complicati da comprendere fino in fondo.

Voglio fare solo un breve cenno all’argomento del blog della scorsa trasmissione riguardo alla stanchezza presunta per le apparizioni.

Innanzi tutto un chiarimento, la maggior parte di quelli che sostengano che queste apparizioni hanno stufato, e la stessa che non ci ha mai creduto. oppure chi non ha colto nel segno l’intenzione con la quale la Madonna lo ha chiamato a Medjugorie.

Secondo, nessuno, forse neanche lei Padre, può avere una vaga idea di quanti hanno non solo risposto alla chiamata, ma hanno fatto della propria vita un vero tributo a Maria e di sicuro non sono stanchi della sua presenza, anzi. io credo che siano una moltitudine silenziosa, che aspetta solo la chiamata alle armi della propria Madre e Regina.

Terzo, anche satana in questi quaranta e passa anni ha forgiato il suo popolo, solo che quello non sta in silenzio, anzi a sempre da ridire su tutto, figuriamoci se non ne approfitta in questo caso.

Concludo col dire che chi è stanco non dovrebbe domandarsi se dato tutto questo tempo e la sua relativa monotonia, forse qualcosa non quadra in queste apparizioni, ma piuttosto che cosa ho concluso io personalmente dopo tutto questo tempo e se davvero ho colto l’occasione di far parte di qualcosa di immensamente grandioso e unico.

col cuore colmo di gratitudine,

Ave Maria,

Roberto da Varese

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Le  apparizioni mariane sono un fenomeno per  creduloni?

Caro Padre Livio, sono Federico dalla Spezia.

Volevo manifestarle la mia opinione sull’interesse attuale per Medjugorie. A mio parere l’interesse per le apparizioni della Regina della Pace sta diminuendo e le manifestazioni soprannaturali della Santa Vergine sono considerate un fenomeno per creduloni.

 Molti non ne parlerebbero nemmeno più se non ci fosse lei  mantenere vivo il dibattito a  Radio Maria sulla discesa in campo della Madonna nello scontro finale con Satana,.   

Un abbraccio.

Ave Maria

Federico

Caro  Federico,

l’impressione infatti è che, salvo una  piccola  ma motivata  schiera  di apostoli mariani,  l’interesse  per questa ultima chiamata  di Maria  alla  conversione  non abbia la  risonanza che  la serietà  della  situazione richiederebbe.

Questo purtroppo  riguarda la fede in generale,  che  questa generazione considera  un  fenomeno superato dalla storia.

La Madonna lo ha  detto in vari modi,  con lo strazio di una Madre che vede la  rovina  dei  suoi figli.

La gente sembra che, in  maggioranza, si  sia  arresa, quasi  senza combattere,   al dominio  onnipresente  dell’impero  delle  tenebre.

Per  questo  La  Madonna  è  intervenuta come mai prima   e,  nel tempo dei segreti,  ci  sarà una chiamata personale, rivolta ad  ogni anima,  perché si decida   per Dio.

Alla fine il  suo Cuore  Immacolato  trionferà,  ma  nessuno  potrò  essere   salvato  se  non  vorrà.

Ave  Maria

Padre  Livio

〽️🕊️DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO 👌🕊️

👼FAMIGLIE CATTOLICHE USA 🇺🇸

Negli USA famiglie cattoliche educano i loro figli all’amore per Gesù eucaristico.

Ascolta le loro testimonianze.

BUONA DOMENICA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Per  noi cristiani la Domenica è  il giorno della  gioia,   nel  quale ringraziare Cristo per  il grande dono della Redenzione mediante  la  partecipazione alla  Santa  Messa, l’ascolto della  Parola  di Dio, la  partecipazione  al  Sacrificio eucaristico e  la Santa comunione.

Non perdiamo questo dono straordinario di grazia per  rinfrancare  la  nostra fede e per  rinnovare  la nostra vita spirituale, in questo mondo immerso  nelle  tenebre, dove  le  anime dormono il sonno della morte.

Oggi il vangelo è  centrato sulla  parabola   del  buon grano e  della  zizzania,  alla  quale Gesù  stesso dà  una spiegazione  parlando con i suoi discepoli.

Chi semina  il  buon  grano è  Gesù stesso,  mentre  chi  semina la  zizzania  è il diavolo. Il seme buono sono i figli del Regno,  mentre  il  seme  cattivo sono i figli del  maligno.

Così sarà  sino alla  fine del  mondo,   quando “Il Figlio dell’uomo”, cioè Cristo stesso,  invierà  i suoi angeli per   la mietitura e getteranno nella  fornace  ardente  tutti gli operatori di iniquità, mentre  i giusti splenderanno come il   sole nel Regno del Padre loro.

La  parabola  di Gesù  è molto chiara e le  interpretazioni al ribasso,  benché di moda,  sono un’offesa  alla  Parola  di Dio.

Quando percorriamo la via del  male, il  maligno ci plasma  a  sua immagine,  fino a farcii   diventare  suoi figli. E’ una deriva   nella perversione  che  purtroppo si verifica  e  che porta alla perdizione  eterna.

E’ a  questa  parabola  che fa riferimento  la Regina  della pace  quando  ci ammonisce   che  “Satana miete le anime”. 

Preghiamo e chiediamo, oggi in modo particolare, la  grazia   di essere   il  buon  grano nel Regno di Dio

Vostro Padre Livio


Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 13,24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio». …..

Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore.

Parola del Signore

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Attestato di stima

Gentile P. Livio,

per tanti anni, nonostante l’attenzione e l’affetto con cui mia madre seguiva Lei e Radio Maria, l’ho considerata una persona buona, ma un pò bislacca, con quella insistenza su Medjugorie ed i suoi messaggi (un cristianesimo carico di miracoli e devozioni).  

Devo dire che in questi mesi, avendo avuto l’occasione in macchina, di seguire spesso le sue riflessioni sul mondo di oggi, le ho trovate a sorpresa, tutt’altro che ingenue, sempre molto acute e realistiche (a partire dal dramma dell’Ucraina per finire al leale sostegno al Papa nel suo sforzo di superare tante incrostazioni di potere e insidie anche dentro la Chiesa). Un mondo in fiamme, un tentativo ad alta voce i suoi commenti di trovare un filo di luce.

Vedo poi che lei legge la cronaca e non dispensa anatemi, spinge ciascuno a farsi una idea, spesso mostra i suoi dubbi e questo lo apprezzo molto. Posso solo immaginare quante pressioni vi siano su Radio Maria per farne strumento di pressione su questo o quel tema (penso a Trump e al suo distorto uso di Dio e della fede). 

Per rimediare alle mie colpe di “pre-giudizio” nei suoi confronti ed onorare mia madre che prendevo allora un poco in giro, invierò un contributo a Radio Maria.

Con stima, cari saluti

Francesco Tripodi    

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“E’ vero che  la  Chiesa dovrebbe  adeguarsi ai nuovi tempi?”

Buongiorno padre Livio, 

Grazie per le catechesi che ascolto tutti i giorni, non in diretta per motivi di lavoro, ma appena trovo un’oretta libera grazie alle registrazioni che trovo sul canale you tube. La ringrazio soprattutto perché lei e Radio Maria siete una luce che illumina e incoraggia il mio cammino spirituale. 

Vengo al dunque, proprio in merito a questo. 

A mio avviso la maggiore criticità che si avverte in questi tempi di astenia religiosa è la fiacchezza spirituale dei cristiani cattolici, il loro adeguarsi alla modernità della vita come se ciò rientrasse nel cammino di un cattolico “moderno”. 

Mi hanno sempre insegnato che non andare a messa è peccato, che fare la comunione in stato di peccato grave è un sacrilegio, che chi divorzia e poi convive con una persona non è in stato di grazia (eppure quanti cristiani battezzati lo fanno e incoraggiano altri a fare altrettanto!!), che il matrimonio è un optional voluto dalla Chiesa e del resto anche Maria e Giuseppe non erano sposati (parole riferitemi da un sacerdote!), che l’importante è l’amore tra le persone mentre tutto il resto è un contorno creato ad hoc all’istituzione ecclesiastica. 

Spesso rispondo che la Chiesa è madre e come tale ci indirizza verso un cammino che porti a Gesù, ma i miei interlocutori (colleghi, amici) mi saltano addosso (in senso metaforico) dicendomi che non devo andar dietro alle esagerazioni create dai sacerdoti e non da Gesù. 

Sono molto scoraggiata, soprattutto quando tali affermazioni e stili di vita lontani da Gesù arrivano dai cristiani che dovrebbero invece essere di esempio con la loro vita. 

Cosa ne pensa? È vero che la Chiesa dovrebbe adeguarsi ai nuovi tempi? 

Grazie per la risposta che vorrà gentilmente darmi 

Rossella da Alessandria 

Cara Rossella,

la  Chiesa  è  stata fondata da Gesù Cristo  perché  prolungasse  nel tempo  la sua  opera  di salvezza. Noi   sacerdoti in  particolare,  ma anche ogni cristiano, dobbiamo continuamente confrontarci con Gesù e la  sua  parola,  per imitarlo e per testimoniarlo,  andando contro corrente rispetto a un  mondo che preferisce  la  via  larga  della perdizione.

In  ogni momento della  storia, per  impedire  che la  Chiesa si mondanizzi e devii dai vangeli, Gesù  ha inviato delle  persone straordinarie per  santità e  per coraggio: sono i numerosi santi che conosciamo e che non conosciamo.

Soprattutto ha  inviato sua  Madre,  la  Vergine  Maria  che, nelle sue innumerevoli apparizioni, ha chiamato alla Chiesa  al rinnovamento spirituale e  alla  fedeltà  al  vangelo.

In modo particolare  nel nostro tempo l’ha  inviata per  l’ultima chiamata dell’umanità alla conversione, in  una fase della  storia nella  quale  la  Chiesa  vive una  profonda crisi ,  con  molti fedeli che hanno rifiutato la fede e   la  Croce.

Si  illude di potersi salvare  chi, pur  essendo  cristiano, cambia  il Vangelo  e la legge morale, con  la scusa che i  tempi sono cambiati.

“Cieli e terra  non  passeranno,  ma le mie parole non  passeranno” ci ha ricordato Gesù”

“La verità è  eterna e  non  cambia  mai. Essa è  eterna  come   è  eterno Dio”  ha  detto la Regina della pace.

Perciò  anche noi,  come Pietro diciamo: “Signore da   chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”e  seguiamo  Gesù lungo la  via del  Calvario.

Ave  Maria

Padre Livio

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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