"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 21 di 186

Padre Kolbe, Fulton Sheen e quelle profezie su Mosca

Il filo rosso che collega padre Massimiliano Kolbe a Fulton Sheen.

Le profezie su Mosca. Il legame con Fatima. Le confessioni di Lenin

Secondo l’arcivescovo Fulton Sheen, il celebre telepredicatore

statunitense di cui si attende la beatificazione, il 13 ottobre 1917 ha avuto luogo la nascita del mondo moderno. E non è un caso che sia quella la data di una delle apparizioni di Fatima.

Ma Fulton Sheen ebbe anche un’altra profezia, e riguardava Mosca.

Una profezia, in qualche modo, simile a quella che un altro santo dalla devozione mariana incrollabile, Massimiliano Kolbe, che guardò al Cremlino negli anni Trenta, ritornando dal Giappone.

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, Pio XII scriveva: “Preghiamo con animo semplice e instancabile la soavissima Madre di Dio, che il popolo russo venera e moltissimo ama, affinché impetri per i desolati figli, nel più breve spazio di tempo possibile, il magnifico dono di Dio: la libertà di professare la fede”. E nel 1952, lo stesso Papa consacrava al Cuore Immacolato di Maria la popolazione russa, e disse: “Passerà questo tempo e la fede ritornerà a splendere in Russia.

Un giorno la sua fulgida luce si vedrà da Occidente a Oriente”. Quella profezia di Pio XII era stata anticipata dalle profezie di padre Massimiliano Kolbe e dell’arcivescovo Fulton Sheen.

Kolbe passò da Mosca nel lungo viaggio che lo portò dal Giappone fino in Polonia, dove tornò e morì poi in campo di concentramento, offrendo la vita per un prigioniero. È stato padre Pierre Caillon a raccontare che, proprio nella Piazza Rossa, padre Kolbe guardò al Cremlino e disse: “Un giorno, l’Immacolata regnerà sul Cremlino e dal Cremlino sul mondo intero”. Sono parole che erano strettamente collegate alla profezia della Madonna apparsa a Fatima. E lo sapeva anche Fulton Sheen.

In una delle puntate della trasmissione Life is Worth Living (La vita è degna di essere vissuta) nel 1954, Fulton Sheen sottolineò che: “la nascita del mondo moderno” ebbe luogo il 13 ottobre 1917.

In quello stesso giorno, ricordò, la cavalleria era entrata in classe di catechismo in una chiesa della Vergine, distrutto l’altare e attaccato i bambini. In quella stessa ora, a Roma, Eugenio Pacelli fu consacrato arcivescovo: successivamente, sopravvisse ad un tentativo di omicidio a Monaco da parte dei comunisti e divenne poi Papa Pio XII.

Ma soprattutto, in quel 13 ottobre 1917, tre bambini, circondati da una folla di curiosi, furono testimoni di una apparizione, che si rivelò essere la Vergine Maria e li ammonì dei pericoli, e diede prova di sé facendo danzare il sole nel cielo.

Quando Fulton Sheen raccontava tutto questo, nel 1954, il Portogallo era entrato nella dittatura di Antonio de Oliveira de Salazar da 12 anni – era stato nominato primo ministro nel 1932, e il suo regime, chiamato “il nuovo Stato”, gli sarebbe sopravvissuto e sarebbe terminato solo a causa di una dittatura militare nel 1974.

Perché Fulton Sheen sosteneva che il mondo moderno era cominciato proprio in quell’ottobre 1917? La risposta stava ovviamente nel mistero di Fatima. Nel 1942, Pio XII annunciò che la Madonna aveva detto ai pastorelli, proprio in quel giorno, che una guerra peggiore sarebbe venuta, che l’avrebbe diffusa il comunismo ateista, e che l’unico modo di salvare il mondo dall’annichilimento e la collera di Dio era appunto pentirsi onestamente, pregare il Rosario e consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria.

In che modo tutto questo si collegava al regime di Salazar in Portogallo? Questi conosceva il cattolicesimo, era stato persino in seminario prima di studiare legge economica, il Cardinale Manuel Gonçalves Cerejera, patriarca di Lisbona, era stato suo compagno di studi. Per Salazar, Fatima era una ancora di salvezza per mantenere il potere e ancorare il tutto sull’identità.

E così, il governo portoghese enfatizzò la sua eredità cattolica, rinnovò costruzioni storiche e incoraggiò i turisti e i locali a pensare al Portogallo come una nazione nata da una battaglia cattolica, che aveva permesso allo Stato di rimanere neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale.

E Fulton Sheen fu uno dei cattolici di un certo peso invitati da tutto il mondo in Portogallo per assistere alle cerimonie per la chiusura dell’Anno Santo, il 13 ottobre 1951. Era questo l’evento cui si riferiva nel suo show televisivo nel 1954.

E fu nell’ambito di questo discorso, che a un certo punto Sheen suggerì i paralleli tra una piazza bianca, come quella di Fatima, e la piazza Rossa di Mosca.

Stava parlando della fede e di quello che vedeva come la più grande minaccia contemporanea contro la Chiesa. E fu a quel punto che profetizzò che un giorno “anche la piazza Rossa di Mosca si sarebbe chiamata Piazza Bianca”.

Suggestioni? Possibile. Va ricordato quello che fu raccolto da “Vikor Bede in conversazioni con Lenin”, quando questi stava per morire.

“Tu sai – aveva detto Lenin – che la mia malattia mi porterà presto alla morte e mi sento abbandonato nell’oceano di sangue di infinite vittime.

Per salvare la nostra Russia ciò è stato necessario, ma è troppo tardi per cambiare ora: avremmo bisogno di dieci Francesco d’Assisi”.

E ancora: “L’umanità percorre la via sovietica e fra cento anni non esisterà altra forma di governo”. Eppure, Lenin sottolineava che

“sotto le macerie delle attuali istituzioni vivrà ancora la gerarchia cattolica… nel prossimo secolo ci sarà solo una forma di governo, quella sovietica, e una religione, la cattolica”.

E i cattolici sarebbero rimasti perché questi effettuano “sistematicamente l’educazione di coloro i quali hanno il compito di guidare gli altri. Non nascerà alcun vescovo o papa, come finora è nato un principe, un re o un imperatore, perché per diventare un capo, una guida, nella Chiesa cattolica, è necessario aver già dato prova di capacità. È in questa saggia disposizione la grande forza morale del cattolicesimo che da duemila anni resiste a tutte le tempeste e rimarrà invincibile anche in futuro. La forza di questa Chiesa è totale, è una forza morale e non estorta. L’umanità ha bisogno dell’una e dell’altra potenza”.

Sono confessioni contenute in due articoli pubblicati sull’Osservatore Romano nel 1924.

Segni tutti da leggere, alla fine.

Di Andrea Gagliarducci

Roma, lunedì, 14. marzo, 2022 9:00 (ACI Stampa).

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul panteismo orientale che attacca il Cristianesimo

Cari amici, in Occidente il Cristianesimo è insidiato da diverse parti, in particolare dall’ateismo materialista e pseudo-scientifico e dalle forme di spiritualità orientali che vanno molto di moda tra gli occidentali.

Il panteismo orientale è senza dubbio una forma di idolatria e fa presa in Occidente perché non si pone il problema di Dio e ignora i problemi sulla sorte dell’anima dopo la morte. È un’insidia molto profonda perché si presenta come una spiritualità, ma non si tratta di una religione. La religione è un rapporto con Dio, nel buddhismo, ad esempio, Dio viene ignorato, non è preso in considerazione. Il buddhismo prende in considerazione il dolore, la situazione esistenziale del dolore sulla terra e cerca di estinguerlo mediante l’ascesi estinguendo il desiderio di possedere, gli attaccamenti di vario genere; in questo modo si crea uno stato di vuoto ma rimane sostanzialmente nell’ambito dell’io, non si va oltre. Il buddhismo rimuove completamente il tema di Dio e dell’anima.

Questa forma di spiritualità, ovviamente, piace all’Occidente perché «l’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione» (25 gennaio 2023). Siccome il materialismo puro è di bassa lega, molti occidentali cercano alternative di un certo livello spostandosi, ad esempio sul buddhismo, che è una forma di auto salvezza.

L’altra forma di spiritualità che si presenta come alternativa al Cristianesimo è l’induismo in cui Dio e l’anima sono due temi fondamentali; l’esistenza di Dio è un tema, anzi, molto forte. Non si tratta di un Dio cristiano che è Creatore e quindi distinto dalla creatura perché ha creato l’uomo dal nulla, ne consegue che per i cristiani c’è un’abissale distanza fra il Creatore e la creatura. Nel Cristianesimo, poiché l’uomo è creato dal nulla, il rapporto fra Creatore e creatura è un rapporto fra un io e un Tu distinti. L’io umano, nella luce della fede cristiana, è umile nei confronti di Dio del quale si ritiene figlio; per noi cristiani Dio è Creatore dal quale trascendiamo, dipendiamo e grazie al quale esistiamo. Il rapporto cristiano fra Dio e la creatura è un rapporto filiale e distinto, c’è quindi una separazione ontologica perché è Dio che fa esistere la creatura. Gli occidentali sono molto attratti dall’induismo perché conferisce al mondo la divinità, tutto ciò che esiste è divino; l’ascesi induista porta al distacco dalle cose del mondo, libera la mente da tutte le ragnatele del mondo che passa, libera il cuore dalle passioni della carne; questo tipo di ascesi non ha nulla a che vedere con la preghiera e il digiuno cristiano. Alla fine del percorso ascetico induista c’è l’identificazione di sé con Dio.

Questa forma di spiritualità è molto più pericolosa di quella buddhista, è un grande pericolo per il Cristianesimo perché è coerente con l’impostazione di fondo della modernità secondo la quale l’uomo è Dio. Questa forma di spiritualità attira proprio perché porta all’identificazione di sé con Dio. I mantra induisti consistono proprio nel vedersi luminosi e grandi, nell’identificarsi con Dio.

È importante approfondire e conoscere anche le religioni non cristiane proprio per capire il pericolo dell’influenza che possono avere su di noi.

Queste due forme di spiritualità orientale in Occidente concorrono con il materialismo darwiniano nel sottrarre il primato al Cristianesimo. Di fatto, per quanto siano spirituali, si tratta di forme di spiritualità che portano al paganesimo, all’idolatria di se stessi.

In Occidente molte persone abbandonano il Cristianesimo e aderiscono all’induismo perché dicono di riuscire a soddisfare le proprie esigenze di spiritualità, ma si tratta di un’ascesi che avviene all’interno di se stessi, nell’adorazione di sé.

Quanto è vero che soltanto gli umili, i figli, si aprono alla luce di Colui che è la Via, la Verità e la Vita.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 10″

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I veggenti di Medjugorje sono  stati “silenziati” ?

Carissimo Padre Livio,

Ho letto sul suo Blog che, in questi ultimi mesi, i veggenti Medjugorje né si vedono né si sentono, ma che nel tempo dei segreti saranno più che mai presenti e attivi.

Mi permetta però  al riguardo un retro – pensiero che mi affiora lasciandomi perplessa.

I veggenti non si espongono di loro spontaneo volontà o sono stati invitati a farlo?

Sappiamo infatti che l’Autorità  ecclesiastica ha sempre avuto delle perplessità sui messaggi di Medjugorje.

Lei non prende in considerazione una eventualità di questo tipo?

Mi perdoni, ma sono curiosa della sua risposta.

Ave Maria

Annalisa di Cagliari


Cara Annalisa,

i veggenti di Medjugorje fin dall’inizio hanno sempre dato una testimonianza chiara e coraggiosa, mantenuta  nonostante situazioni intimidatorie  e persecutorie.

La Chiesa non ha mai avversato la diffusione dei messaggi della Regina della pace e non lo fa nemmeno ora.

A quanto mi risulta non ha mai chiesto ai veggenti di tacere.

La verità è che questa per l’umanità è l’ultima chiamata alla conversione e dalla riposta  che ci sarà dipende molto del futuro della Chiesa e del mondo.

Per questo la Madonna ha tutto saldamente in mano, e non permette che il suo piano venga vanificato.

Se, a quanto pare, i veggenti in questi ultimi tempi sono più riservati, significa che è la Madonna che lo desidera.

D’altra parte tutti noi ci rendiamo conto che siamo entrati in una fase di grandi prove che richiedono una adeguata preparazione spirituale.

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Godere di Dio.

Carissimo P. Livio, il contesto attuale si fa sempre più limpido e pressante, chi ha capito di non poter comprendere tutto, se non il necessario che occorre e che vale “tutto” quello che c’è in ballo, trova nella Fede in Cristo e nelle parole della Vergine il piacere di “godere in Dio di Dio”.

Questa è una guerra nella guerra: Bisogna tenersi pronti giorno per giorno nella purezza della fede, la lotta si fa ogni giorno più evidente nella sua limpida chiarezza della reale condizione delle nostre esistenze.

 La vita degli uomini del Mondo è pervasa da un offuscamento che cerca di contrastare la luce interiore che emerge dalla nostra stessa natura di figliolanza col cielo, invano il nemico sta infuriando aizzando i cuori, chi ha compreso “IL NECESSARIO” sa come godere di Dio, tenendo un rapporto quotidiano con tutto quello che riguarda il suo piano di salvezza:

Gesù è il piacere che ci fa godere del suo potere di vita nella meraviglia miracolosa con cui ci ha intessuto nell’amore. Questo godimento fa si che bisogna divenire pian piano un pezzo di Paradiso in terra, già qui, questa è la forza della lotta, una lotta non necessaria ma fatale, chi non la combatte cede al nemico quote di salvezza, finché infine non avrà lo spirito per fronteggiare il tempo dei segreti; per questo Maria ci sta esortando da tempo a cominciare ORA, ADESSO,  la conversione… poiché il rischio è che dopo, quando il tempo della resa dei conti arriverà, non avremo la fede necessaria per passare con coraggio la grande tribolazione.

Vedo molte persone elaborare cose inutili, concetti che alla luce interiore della fede appaiono insostanziali se non dannosi, rifiutano l’amore di Cristo escogitando mille giustificazioni, e talora arrivando perfino d aver bisogno di “odiare” (il prossimo come se stessi) per illudersi di verità che non esistono, si privano del sommo bene così da far emergere con la sua mancanza il male che di per sé non esisterebbe neanche.

Carissimo, io godo di Dio, ed è questo “godere” che mi guida e mi ispira le giuste condizioni con cui affrontare la situazione attuale.

Sempre Ave Maria caro P. Livio.

Giuseppe.

“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 9″

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle parole della Regina della pace: «dite “sì” a Dio e Lui vi darà in abbondanza» (25/02/2006)

Cari amici, il “sì” coraggioso della Madonna a Dio nel momento dell’Annunciazione l’ha ricolmata di grazie più che ogni altra creatura. Il “sì” di Maria è stato così coraggioso e profondo che l’ha elevata al di sopra di tutte le creature.

Noi ci poniamo il problema del senso della vita e di cosa fare per realizzarla. Ci chiediamo qual è la strada giusta per realizzarci e quale quella da evitare perché porta alla rovina. Quante persone ogni giorno cadono in rovina e spesso si tratta di situazioni irreparabili, come quando i rami secchi vengono recisi dalla vite e sono buoni solamente per essere gettati nel fuoco per essere bruciati.

In modo molto semplice la Regina della pace ci ha detto che cosa fare per realizzare e far fruttificare la nostra vita in modo che possiamo rispondere ai desideri del nostro cuore che sono di gioia e di pace. La decisione da far crescere dentro di noi è molto semplice, si tratta di dire a “sì” a Dio con il quale diventiamo un ramo innestato nella vite e produciamo frutti in abbondanza. Con il “sì” a Dio ci ricolleghiamo alla fonte da cui proveniamo, cioè il Dio Creatore; con il “sì” a Dio apriamo il cuore a tutti i suoi doni, spirituali e materiali.

La prima cosa da fare è capire che cosa realizza la vita e che cosa, invece, la fa fallire. La vita si realizza in rapporto a Dio, non in rapporto ai nostri progetti. Dicendo “sì” a Dio realizziamo la nostra vita, dicendo “no” a Dio il tempo che passa ci corrode e ci distrugge finché la morte non divora. Se diciamo “no” a Dio, alla fine della vita pensiamo di finire nel nulla, in realtà ci troveremo dinanzi al giudizio di Dio che ci domanderà che cosa abbiamo fatto dei talenti che ci aveva donato.

Chiediamo a Dio la grazia di capire che realizziamo la vita dicendo “sì” a Lui, alla Sua volontà, ai Suoi progetti che ha su di noi; la portiamo, invece, alla deriva e al fallimento voltando le spalle a Dio. La Regina della pace ha detto che l’umanità ha scelto per la morte, ha detto “no” a Dio.

Il compito di noi cristiani è portare i bambini ad esternare il senso di Dio, attraverso le creature e le tante bellezze del Creato. I bambini hanno in sé il senso di Dio, se non hanno condizionamenti esterni sanno che Dio è il Creatore del Cielo e della Terra. Fin da quando i bambini sono piccoli educhiamoli a dire “sì” a Dio, a conoscerlo, ad amarlo, a fare ciò che Dio desidera, a osservare i suoi Comandamenti. In questo modo, Dio diventa quell’ancóra alla quale ci aggrappiamo durante le tempeste della vita e che ci permette di non affondare.

Il “sì” a Dio decide del destino eterno di ciascuno di noi. Siccome viviamo nel tempo e possiamo contare gli anni, i mesi, i giorni e anche gli istanti, il “sì” a Dio deve essere totale, deve essere in ogni nostra giornata, in ogni gesto, in ogni atteggiamento, nel nostro modo di essere. Imitando la Vergine Maria diamo a Dio il nostro “sì” totale, profondo, coraggioso. Rinnoviamo questo “sì” ogni giorno, in ogni momento, anche il più difficile.

Per rinnovare il nostro “sì” basta pronunciare con amore il Suo Santo Nome.

Padre, non sia fatta la mia ma la Tua volontà

Impostando la vita in questo modo non ne sprecheremo nemmeno un istante; Dio ci ricolmerà in abbondanza della sua sapienza, del suo amore, della sua forza e così diventeremo un tralcio fruttuoso, la nostra vita sarà una benedizione per chi ci sta intorno. Quelli che si illudono di disfarsi di Dio falsificando se stessi alla fine verranno espulsi dagli ingranaggi in cui erano intrappolati e si rendono conto di essere vuoti.

Senza il “sì” al Creatore diventiamo dei contenitori di effimero che, una volta vuoti, vengono eliminati. Dicendo “no” a Dio siamo dei vuoti a perdere, nient’altro che questo. L’illusione che annebbia le menti è quella che la felicità sia nel dire “sì” a se stessi, agli appagamenti carnali, alle ambizioni, alle cupidigie, alle proprie fami. Alla fine di una vita vissuta così non rimane nulla, è il vuoto totale. È terribile, ma basta guardarsi intorno per capire quante persone hanno aderito a questo modo di vivere.

Chi cammina sulla strada di Dio è come un’aurora che man mano si diffonde e conquista il cielo, diventa una luce splendente che illumina. Chi dice “sì” a Dio riceve in abbondanza doni che non verranno mai meno. Chi cammina sulla strada di Dio e rinnova il suo “sì” ogni giorno godrà in eterno nella gloria di Dio. Chi dice “no” a Dio, dopo aver goduto delle gioie passeggere si ritroverà con un pugno di mosche in mano e davanti al Creatore dovrà rispondere di che cosa avrà fatto dei talenti che gli sono stati donati.      
Accogliamo le parole materne di Maria come un impegno quotidiano: «dite “sì” a Dio e Lui vi darà in abbondanza».

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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