"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 184 di 186

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Benedetto XVI, il “Papa laico” che sapeva sfidare chi rifiutava la fede

B-XVI puntava alla Città di Dio, non a correggere le storture di questo mondo. Non dobbiamo avere timore di ricordarlo o di celebrarlo. Ne va del futuro del cristianesimo, perché non si affievolisca

Sulle onoranze da rendere a Benedetto XVI dobbiamo resistere alla tentazione, e magari qua e là all’intenzione, di abbassare i toni. Piuttosto, si deve fare il contrario. Perché se, come in questi giorni si dice autorevolmente, è scomparso “un altro Padre della Chiesa” o un “Dottore della fede” o un “nuovo Agostino”, allora siamo di fronte a un grande evento storico non solo della cristianità. Arrivati alla vigilia della tumulazione, la percezione di tanta grandezza sembra invece incerta e anche imbarazzata. Sulla modalità di celebrazione, sul rito, sui paramenti, sulle presenze, sull’affluenza, ancora si discute. Come se si fosse insicuri o timorosi o guardinghi.

Bene ha fatto il governo italiano a disporre le bandiere a mezz’asta. E bene faranno i fedeli, gli estimatori, il popolo tutto, ad accorrere numerosi per pregare con lui, rendere giustizia a lui, testimoniare la fede o anche solo l’ammirazione per lui. 

Come Benedetto XVI è stato fatto oggetto di contumelie e denigrazioni, e anche sorde resistenze, in vita, così ora da morto sia pensato e onorato come un dono del cielo. Come fu trasformato in figura di discordia, diventi volto di perdono e amore. Perché l’uomo era così: non aveva pensieri se non limpidi, sentimenti se non sinceri, atteggiamenti se non di rispetto. Non che rifuggisse dalla critica e anche dalla polemica, ma gli era spontaneo, naturale, non studiato o calcolato, distinguere fra il piano delle idee sulle quali, una volta meditate a fondo, era inflessibile da quello delle persone, verso le quali era sempre comprensivo. Nessuno lo ha mai sentito dolersi (e certamente ne provò dolore) dell’affronto che gli fecero i docenti di una università che prima lo invitarono e poi lo respinsero. Nessuno ricorda una sua lamentela personale. Difficile trovare un altro come lui che avesse interesse tanto genuino a parlare, discutere, capire. Difficile pensare a un altro che potesse tanto spontaneamente mettere il suo interlocutore alla pari. Provava amicizia autentica anche verso chi lo aveva lasciato (“tradito” era una parola che non sarebbe stato in grado neppure di pronunciare).

Benedetto XVI aveva un interesse spiccato a intrattenere conversazioni con i cosiddetti “laici”. Chiamarlo un “Papa laico” non sarebbe un ossimoro. Senza atteggiamenti cattedratici, li sfidava. Che cosa significa “laico”? È laico il fondamento del pensiero laico? Oppure il pensiero laico ha compiuto un “distacco” dalla sua origine storica cristiana e una “emancipazione” dalla sua famiglia concettuale di origine che non sa come giustificare? Come render conto della uguaglianza fra tutti gli uomini, della loro comune dignità di persona? E se l’essere figli di Dio, a sua immagine, è la risposta (altra, altrettanto universale, non c’è), allora perché non riconoscere che a quell’immagine e solo nei limiti di quell’immagine sono legati diritti non negoziabili?

Dunque, c’è (deve esserci, c’è bisogno che ci sia) una legge sopra le nostre leggi, perché le nostre leggi non provano il valore di se stesse: che, ad esempio, un uomo sia uguale a una donna, che un uomo sia sempre un fine mai solo un mezzo, che la dignità sia una sua proprietà naturale, non sono teoremi che la ragione può provare, sono verità che la fede può credere. Scrisse un giorno Agostino, il teologo e santo tanto amato da Benedetto XVI: vae qui habent spem in saeculo!. State attenti voi laici a rifiutare o anche solo a porre fra parentesi la fede: pensate di essere più liberi e non vi accorgete che in realtà state recidendo le radici, la linfa, il nutrimento, di quella stessa libertà di cui dite di essere tanto orgogliosi. Semplicemente, il vostro secolarismo pecca di superbia e non risponde alle vostre domande.

Ecco un sentimento, un atteggiamento intellettuale, che Benedetto XVI non provava. Quella serenità dell’anima che traspariva dai suoi occhi, quel sorriso interiore che si vedeva sulle sue labbra, quella dottrina non solo teologica che si avvertiva dalla sua conversazione gli impedivano di essere superbo. Ora si comincia sempre più chiaramente a capirlo. Il suo pensiero cristiano indulgeva assai poco a correggere le storture di questo mondo (il secolo), a predicare la giustizia sociale o proclamare l’ecologia o esaltare l’umanitarismo o inclinare al sincretismo e assai di più a richiamare tutti alla Città di Dio.

Ora che in questa Città Benedetto XVI c’è entrato da umile servitore noi non dobbiamo avere timore di ricordarlo o pudore di celebrarlo. Perciò dobbiamo accorrere tutti: affinché il cristianesimo non si affievolisca, affinché non si secolarizzi anch’esso, affinché non diventi una narrazione consolatoria, affinché il nostro mondo non perda senso e speranza. E affinché lui, che ha vinto, non si archiviato come una pratica da sbrigarsi in fretta e poi proseguire come prima. 

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Il  Timore della Morte

Caro Padre Livio,

Io vivo negli Stati Uniti e ascolto sempre con interesse il suo “Sguardo di Fede sull’attualità”. La ringrazio per aiutarci a cominciare la giornata sotto la guida di Maria.

Oggi lei ci ha chiesto di meditare sul nostro timore di morire, anche alla luce della catechesi offerta da Benedetto XVI su questo tema.

 Io ho vissuto da credente e cattolica praticante tutta la mia vita, e parte della mia vita anche da scienziata. Adesso sono anziana, con problemi di salute, e sento sempre più il desiderio di prepararmi all’incontro finale con il mio Creatore, purificando le mie colpe nel Suo perdono. Avevo notato che con l’avanzare degli anni la mia mentalità scientifica cercava di entrare nel campo della fede, stimolandomi a fare domande a cui non posso rispondere. Stavo correndo il rischio di annacquare la mia fede col dubbio della ragione e vedere la morte come una prova insormontabile perché sconosciuta. E allora cosa fare?

 Ho cercato di ritornare alla mia fede fresca di fanciulla, quando le cose del cielo apparivano le più belle e le più vere, perché parlavano solo di amore. Pensare che sono stata amata dal Padre fin dall’eternità e che Lui mi aspetta, mi dà  consolazione, accompagnandomi a vedere il timore della morte semplicemente come una reazione della mia fragile natura umana, ancora incapace a scrutare l’eterno nella sua infinita bellezza. È un timore che passerà al momento giusto, se sarò preparata e accetterò la grazia del Signore.

 Le ultime parole dolcissime di Benedetto XVI “Gesù, ti amo”, mi hanno ricordato che anch’io devo entrare nell’eternità amando, per ricevere l’Eterno Amore. Ho anche letto e meditato il discorso di Ratzinger sul timore della morte pubblicato sul suo blog. Ancora una volta sono stata illuminata dalla teologia del Logos di Benedetto XVI, ricca di fede e di speranza. Sì, credo che anch’io risorgerò perché Cristo “è risorto ed ha aperto anche per noi le porte dell’eternità”, e mi sosterrà attraverso la notte della morte, perché desidero amarlo. Grazie Gesù.

 Uniti in preghiera, e grazie per Radio Maria.

Graziella

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Trentamila giorni di vita

Buongiorno caro Padre Livio,

le scrivo solo una breve email per farle dei simpatici auguri,
ma non quelli consueti di buona fine d’anno, bensì per la circostanza
che oggi Lei compie 30.000 giorni di vita;
dalla sua data di nascita (11/11/1940) ad oggi, sono appunti trascorsi 30000 giorni.
Ringraziamo assieme il Signore e la Regina della Pace per averla assistita in questo tempo
e averla custodita ed ispirata, per la missione che ha compiuto.
Con affetto,

Daniele (Firenze)

data partenza11/11/1940
data arrivo31/12/2022
giorni trascorsi30000




 Grazie caro Daniele per i simpatici auguri.

Ho molto da recuperare e  cerco  di  sprecare il meno possibile.  

Ave Maria 

Padre  Livio
 

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

La  perdita  del  messaggio cristiano

Caro Padre Livio,

buon anno nuovo e grazie per tutto ciò che fa per la Fede. Com’è vero il suo recente richiamo alla perdita del “messaggio” cristiano! 

Io sono credente e assiduo alla Messa. I sacerdoti sono molto occupati per il welfare; uno di questi, giovane, in città è molto celebre per la sua collaborazione con le ONG degli stranieri.  Molto aiuto per sfamare, per l’abitare.. 

Sono pochi, rari, i preti che parlano dei Novissimi,  che Gesù è via verità e vita e che chiunque crede in lui ” non muore ma ha la vita eterna “.

Che opacità… siamo diventati una onlus?

Stia bene e coraggio.

 Massimo di Modena 

Caro Massimo,

siamo  nei giorni nei quali celebriamo la memoria  di Benedetto XVI del  quale  pare  che  solo ora  molti scoprono la  straordinaria   grandezza, non certo inferiore  a quella  dei Papi più  recenti.

E’ una grandezza tutta  spirituale,  quella  di un’anima innamorata  di Cristo,  che   in Lui ha trovato il  senso della  vita e   la  fonte  di acqua viva  che la   alimenta.

E’ un’anima  che  ci porta  il Cielo sulla terra e  le Verità  divine che illuminano il  cammino nelle  tenebre  di questo mondo.

E’ un cuore  che  anela all’eternità e  alla  pienezza dell’amore  e della  felicità.

Così,  caro amico deve essere la  Chiesa, soprattutto noi Sacerdoti, che ci siamo dimenticati che   l’uomo ha fame di Parole di vita eterna.

Ave  Maria

Padre  Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA

Pensiero Spirituale sulla figura del Papa emerito Benedetto XVI

Cari amici,

pochi giorni fa Benedetto XVI è tornato alla casa del Padre lasciando dietro di sé una scia di luce, di santità e di grazia. Difatti, gli ultimi anni trascorsi nella preghiera e nel silenzio sono stati anni di grande intensità di comunione con Dio e la gente lo ha percepito. La sua pienezza di grazia e la sua bontà non sono passati inosservati, nonostante fosse lontano dagli occhi del mondo, nel raccoglimento della preghiera discreta e silenziosa.

Quello che mi ha molto colpito di questo grande uomo di Chiesa è stata la perseveranza nella fede che ha portato avanti in maniera inscalfibile fino al termine della sua vita. Conservare le fede è importantissimo, lo ha dimostrato Ratzinger in modo esemplare pronunciando con fede le ultime parole: «Signore ti amo», assicurandosi la salvezza eterna.

La vita eterna è proprio l’incontro con Cristo e questo è ovviamente il frutto della perseveranza nella fede.

Benedetto XVI è entrato nell’agone internazionale con la sua nomina nel 2005 come Sommo Pontefice, fino al 2013. Ha continuato la sua presenza, sia pure di Papa emerito, dando un grande esempio di testimonianza della fede.

Nel mondo moderno la dissoluzione della fede ha preso un’accelerazione incontenibile proprio nel nuovo millennio, quando la Madonna ha detto: «satana è libero dalle catene». Nei messaggi di questi ultimi vent’anni la Regina della pace ha fatto un’analisi molto addolorata di quello che è accaduto, cioè che l’uomo ha messo se stesso al posto di Dio, che ci siamo persi, che abbiamo rifiutato la fede e la Croce, che siamo diventati pagani. Inoltre, la Madonna ci ha detto che il mondo senza Dio non ha futuro né vita eterna.

La dissoluzione della fede ha certamente radici molto lontane nel tempo, da ormai tre secoli le classi colte europee hanno iniziato a colpire nei fianchi la nostra fede per demolirla, ma sono senza dubbio gli ultimi vent’anni ad aver dato il colpo di grazia: chiese vuote, calo vertiginoso delle vocazioni, gruppi di preghiera sempre meno numerosi, diminuzione dei Sacramenti, specialmente matrimoni e battesimi. Addirittura, la fede, negli ultimi anni, è disprezzata e viene considerata una forma di pensiero infantile di cui liberarsi per diventare “adulti”, ovvero pagani che adorano se stessi.

Benedetto XVI ha assistito da Papa, e poi da testimone accanto a Francesco, a questo processo repentino di dissoluzione della fede. Anche dopo la rinuncia, è sempre stato presente nel silenzio e nella preghiera, ma sempre informato e aggiornato.

L’attacco di satana alla Chiesa ha avuto come risposta la perseveranza nella fede di questo grande uomo, esempio per tutti noi cristiani, segno importantissimo di testimonianza.

Da lui dobbiamo imparare proprio ad essere saldi e forti nella fede, specialmente adesso che il Cristianesimo è in pericolo. In un mondo che con tutte le sue forze vuole distruggere la fede, noi cristiani dobbiamo prendere ispirazione da Benedetto XVI che, fino all’ultimo istante, ha amato Cristo e la Chiesa ed è rimasto un fedele testimone del Cristianesimo.

Anche noi, come lui, dobbiamo essere fedeli a Cristo fino alla fine. Che i suoi ultimi istanti siano un’ispirazione per tutti noi, nel momento della morte sulle nostre labbra scaturiscano le sue stesse parole d’amore per Dio: «Signore ti amo».

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

“IO SONO CRISTIANO E AMO GESÙ SOPRA OGNI COSA” – Puntata 23

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