"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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1981, attentato al Papa. Le grinfie bulgare del Lupo grigio

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Introduzione al libro-inchiesta che ricostruisce il misterioso tentato omicidio 42 anni fa di Giovanni Paolo II e gli indizi che porterebbero a identificare i veri mandanti di Ali Ağca. Con particolari inediti

Maurizio Tortorella


ChiesaPapa Giovanni Paolo II a colloquio con il suo attentatore Mehmet Ali Ağca nel carcere di Regina Coeli, 27 dicembre 1983 (foto Ansa)

In occasione del 42esimo anniversario del fallito attentato a papa Giovanni Paolo II (13 maggio 1981), pubblichiamo per gentile concessione dell’autore stralci dell’introduzione di Maurizio Tortorella al libro di Francesco Bigazzi Attentato a papa Wojtyla. La pista bulgara (Licosia, 198 pagine, 14 euro).

Dal 13 maggio 1981, quando sparò i suoi due colpi di calibro 9 contro papa Giovanni Paolo II, Mehmet Ali Ağca ha continuato a fare il pazzo, a mentire e a confondere le acque. Nella sua autobiografia, uscita nel 2013 e intitolata Mi avevano promesso il Paradiso, ha scritto che l’attentato gli fu ordinato dall’ayatollah Khomeini: «Tu devi uccidere il Papa nel nome di Allah», gli avrebbe detto il leader iraniano, «perché è il portavoce del diavolo in terra. Poi togliti la vita affinché la tentazione del tradimento non offuschi il tuo gesto, e avrai come ricompensa il paradiso». […]

La sua condanna è una delle poche certezze nel buio fitto che ancora avvolge uno dei grandi misteri del secolo scorso. A sparare al Papa fu sicuramente lui, un fanatico musulmano legato all’organizzazione turca di estrema destra dei Lupi grigi, misteriosamente evaso nel 1979 dal carcere turco dove era stato sbattuto per il suo primo omicidio. Ma ancora oggi la giustizia non ha accertato chi siano stati i suoi mandanti, né quale sia stata la genesi dell’attentato. […]

L’ultima parola sulla questione, dal punto di vista giudiziario, l’ha scritta il giudice istruttore Rosario Priore il 21 marzo 1998, quando, con la sua sentenza, ha chiuso un lungo lavoro di ricerca. […] Fino alla morte, e anche nei suoi ultimi scritti, Priore è sempre rimasto intimamente convinto della “pista bulgara” di cui parla il libro che tenete tra le mani. Ma in tribunale, da buon magistrato, ha dovuto arrendersi di fronte alla «diffusa volontà, anche da parte di vari governi, di porre una pietra definitiva sulla vicenda».

La tesi del complotto internazionale, quindi, è sempre stata la più credibile. Ne era certo lo stesso Giovanni Paolo II. Nel suo Memoria e identità, pubblicato un mese prima della sua morte, nel febbraio 2005, il pontefice aveva scritto con chiarezza che il suo tentato omicidio era stato «commissionato da una delle ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza», cioè nell’Est europeo.

E anche Antonio Marini, il pubblico ministero romano che nel processo di primo grado aveva chiesto il proscioglimento per insufficienza di prove nei confronti dei tre cittadini bulgari (Antonov, Vassiliev e Ajvazov) che Ağca aveva coinvolto nel maggio 1982, è sempre stato sicuro di un complotto che collegasse i servizi segreti della Bulgaria all’attentatore. Del resto, ce n’erano tutti i segnali.

Chi è Mehmet Ali Ağca

Ağca, nato il 9 gennaio 1958 a Hekimhan, nell’Anatolia centrale, nel novembre 1979 era evaso dal carcere turco di massima sicurezza dove era stato da poco rinchiuso per l’omicidio del giornalista Abdi Ipekci, un noto attivista del movimento per i diritti umani, cui aveva sparato nel febbraio precedente. Inseguito a quel punto da una condanna a morte in contumacia, Ağca era fuggito all’estero, dotandosi di coperture e di mezzi economici decisamente improbabili, per un uomo che non fosse protetto da potenti apparati statali: prima si era rifugiato in Iran, poi era rientrato in Turchia, quindi era espatriato in Bulgaria con un falso passaporto indiano. Qui per due mesi aveva vissuto a Sofia, alloggiando nel lussuoso hotel Vitosha. È del tutto improbabile che gli efficientissimi servizi segreti bulgari non avessero individuato in poche ore quel clandestino così vistoso e pericoloso, per di più inseguito da un mandato di cattura internazionale. Ma è soprattutto la dovizia dei mezzi messa a disposizione del fuggitivo che fa ipotizzare collegamenti ad alto livello attivi già allora, e forse non soltanto con le centrali bulgare ma anche con quelle di Mosca e della Germania orientale. Del resto, gli unici paesi che nel 1980-1981 potevano avere interesse a eliminare il Papa polacco, schierato al fianco delle lotte del sindacato cattolico Solidarność nel suo stesso paese e così evidentemente impegnato nella lotta contro il totalitarismo comunista, erano proprio quelli del blocco sovietico.

Particolarmente interessante resta un documento, conservato agli atti della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Mitrokhin. Si tratta di un’analisi rubricata come “riservata”, sequestrata nell’agosto 1984 dalla polizia a casa di un collaboratore del Sismi, l’ex religioso Francesco Palaia, nell’ambito di una inchiesta della procura di Roma sulle deviazioni del cosiddetto “Super-Sismi”. Il documento, datato 19 maggio 1981, conferma che l’attentato di Ağca è stato «progettato e organizzato dal Kgb su indicazione del ministro della Difesa sovietico, allarmato per la crescita del potere di Solidarność in Polonia». L’appunto, però, non viene mai trasmesso all’autorità giudiziaria.

Una versione meno balzana delle altre

Fra le mille, altalenanti verità fornite da Ağca, forse una delle meno balzane e più credibili è quella che ha raccontato quando era in carcere, nel 1997, con una delle sue tante lettere “spedite al mondo”. In quella lettera, il turco sostiene di avere mentito per le minacce ricevute in carcere dai servizi segreti bulgari e rivela che esattamente venti anni prima, nel 1977, è stato addestrato in un campo terroristico palestinese, in Siria, da istruttori provenienti da Sofia e da Berlino Est; aggiunge che poi il Kgb lo ha infiltrato come «agente provocatore» nei Lupi grigi; e infine che proprio i servizi segreti sovietici hanno terminato il suo addestramento in Bulgaria per prepararlo all’operazione contro il Papa. Ma anche questa versione, cui anche Priore ha dato la patente di massima credibilità, viene poi velocemente smentita da Ağca, esattamente come tutte quelle che l’hanno preceduta. Nel 1998 l’attentatore ha poi messo fine alla ridda di versioni incoerenti e ha concluso: «Non ho mai avuto un complice, ho fatto tutto io». Due anni dopo, il 13 giugno 2000, Ağca è stato improvvisamente graziato ed è tornato in Turchia, dove la condanna a morte era già stata amnistiata. Qui ha scontato quanto restava della sua pena, ma – sorprendentemente – non è mai stato interrogato: mai, nemmeno una volta.

In un’intervista che mi dette nel 1992, a Roma, l’ex pubblico ministero Antonio Marini descrisse Ağca come «un kamikaze islamico ante litteram». E aggiunse di essere certo che non avesse agito da solo: «Lo hanno fatto evadere in Turchia e gli hanno armato la mano», raccontò, «probabilmente promettendogli che anche se fosse stato catturato lo avrebbero fatto nuovamente fuggire. Poi, invece, lo hanno abbandonato». Secondo questo schema logico, l’attentatore di Karol Wojtyla per decenni avrebbe condotto un complesso gioco di ricatti, continuamente minacciando rivelazioni. Per ottenere la libertà o forse soltanto per restare in vita.

Quella rivelazione a Montanelli

Il mistero di Ağca, probabilmente, resterà tale per sempre. Non riuscì a scalfirlo nemmeno la sua stessa vittima, Karol Woityla, che nel Natale del 1983 andò a visitarlo nel carcere di Rebibbia, per portargli il suo perdono. Di quell’incontro restano alcune bellissime fotografie e, soprattutto, una frase che fu quasi estorta a Giovanni Paolo II da Indro Montanelli tre anni dopo, nel 1986: «Di una cosa mi resi conto con chiarezza», rivelò il Papa al direttore del Giornale, «e cioè che quell’uomo era rimasto traumatizzato non tanto dal fatto di avermi sparato, ma dal fatto di non essere riuscito, lui che come killer si considerava infallibile, a uccidermi. Era questo, mi creda, che lo sconvolgeva: il dover ammettere che c’era stato Qualcuno o Qualcosa che gli aveva mandato all’aria il colpo».

Aggiunse Montanelli: «Giovanni Paolo non fece mai, né nel rievocare quell’episodio né in tutto il resto della conversazione, il nome di Dio o della Provvidenza. Disse soltanto: “Qualcuno o Qualcosa”. Ma si sentiva benissimo che in quel Qualcuno o Qualcosa nessuno ci credeva quanto lui. E aggiunse anche, con un sorriso: “Per di più, essendo Ağca un musulmano, ignorava che proprio quel giorno era la ricorrenza della Madonna di Fatima”». Ma questo, per chi crede, è un Mistero nel mistero.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

MADONNA DI FATIMA

Al culmine dell’apparizione del 13 maggio 1917, preparata dal “Ciclo angelico” dell’anno precedente, la Beata Vergine chiese ai tre pastorelli: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». La risposta fu: «Sì, lo vogliamo»

Il 13 maggio 1917, mentre pascolavano il gregge alla Cova d‘Iria, nel territorio di Fatima, Lucia dos Santos, di 10 anni, Francesco Marto, di 9, e la sorella Giacinta, di 7, videro comparire una Signora vestita di bianco. «Non abbiate paura, non vi farò del male», esordì la Signora, rispondendo poco dopo alla domanda di Lucia, la ‘portavoce’ dei tre, che le chiedeva da dove venisse: «Vengo dal Cielo». Chiese quindi ai pastorelli «di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Quindi, tornerò qui una settima volta».

Al culmine di quel primo incontro, dopo aver predetto loro che sarebbero andati in Paradiso, la bella Signora fece questa domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». «Sì, lo vogliamo». La Madonna disse allora che la grazia di Dio li avrebbe sostenuti nelle sofferenze e aprì le mani «comunicandoci una luce così intensa, una specie di riflesso che da esse usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi». Prima di risalire in Cielo, la Madonna chiese ai piccoli di recitare il Rosario tutti i giorni «per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra».

Aveva così inizio la manifestazione mariana più celebre del XX secolo, a cui i tre pastorelli erano stati di fatto preparati dalle tre apparizioni nel 1916 dell’Angelo protettore del Portogallo. Nella terza, in particolare, l’Angelo insegnò loro questa orazione: «Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, Vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E, per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori». Quindi, con i tre in ginocchio, li comunicò: a Lucia diede l’Ostia; a Francesco e Giacinta offrì il calice, nel quale erano cadute – dalla stessa Ostia – alcune gocce del Sangue di Gesù.

C’era già qui una prefigurazione di quanto la Madonna avrebbe comunicato ai pastorelli il 13 giugno 1917, quando annunciò che i due fratellini Marto sarebbero presto saliti in Cielo, mentre a Lucia disse: «… tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono». Anni dopo, nel 1925, la Vergine apparve a Lucia con il Bambin Gesù e un cuore coronato di spine, spiegandole di diffondere la pratica della Comunione riparatrice dei primi sabati del mese, da farsi per cinque mesi consecutivi, per riparare alle offese al suo Cuore Immacolato.

LA VISIONE DELL’INFERNO

Il 13 luglio i pastorelli ebbero rivelati i «Tre Segreti di Fatima». Si trattò in realtà di un’unica rivelazione suddivisa in tre parti, come Lucia riferì anni dopo – da suora – nelle sue Memorie, scritte per obbedienza. Nella prima, i bambini ebbero una visione dell’Inferno, a cui si condannano coloro che fino all’ultimo rifiutano la Misericordia di Dio. Videro «un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime […]». Questa visione durò un momento, interrotta dalle parole della Madonna che, con voce buona e triste, spiegò loro: «Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace».

LA RUSSIA E IL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

La Beata Vergine, nella seconda parte del segreto, predisse la fine imminente della guerra, ma mise in guardia che ne sarebbe scoppiata un’altra più grande «se non smetteranno di offendere Dio». Per impedire il nuovo conflitto disse che sarebbe tornata per chiedere la consacrazione della Russia – che proprio nel 1917 patì la rivoluzione marxista – al suo Cuore Immacolato e appunto la Comunione riparatrice dei primi sabati. «Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. […] Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace».

Il TERZO SEGRETO

La terza parte del segreto riguarda la visione nella quale l’Angelo eleva un triplice grido indicando la terra con la destra: «Penitenza, Penitenza, Penitenza!». È la stessa visione che si sofferma sulle persecuzioni della Chiesa e sulla famosa figura del «vescovo vestito di bianco» che sale una montagna ripida e subisce il martirio, ai piedi di una grande Croce, «insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni»: nella visione ci sono anche due Angeli che raccolgono il sangue dei martiri e «con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».

DAI FATTI DI AGOSTO AL MIRACOLO DEL SOLE

La quarta apparizione avvenne il 19 agosto e non il 13 perché quel giorno il sindaco Artur de Oliveira, anticlericale, impedì con l’inganno ai pastorelli di andare alla Cova d’Iria, li interrogò e cercò di obbligarli a rivelare il segreto. Poiché i tre bambini non cedevano, il sindaco li mandò prima dal parroco e poi li fece imprigionare, liberandoli solo due giorni più tardi. Il 13 settembre la Madonna rinnovò ai piccoli veggenti la promessa che all’apparizione successiva ci sarebbe stato un miracolo evidente.

Il 13 ottobre, alla Cova d’Iria, c’era una folla di circa 70.000 persone, gente comune, nobili e autorità, increduli e umili di cuore, ammalati, giornalisti e fotografi. La pioggia cadde abbondante e, mentre il segno prodigioso tardava ad arrivare, molti schernirono i pastorelli. Intanto, Maria Santissima apparve ai tre rivelandosi come «Madonna del Rosario». La Vergine salì quindi in Cielo, che si aprì al suo passaggio, e fu allora che avvenne il miracolo del sole, dettagliatamente riferito, tra i tanti, da Avelino de Almeida, direttore di un giornale progressista e anticattolico, O Seculo, che aveva ammirato – sbalordito – lo spettacolo celeste. «Sembrava un disco d’argento, ed era possibile guardarlo senza problemi. Non bruciava gli occhi, non li accecava. […] il sole tremò, compì degli strani e bruschi movimenti, al di fuori di qualsiasi logica scientifica, – il sole “danzò” – secondo la tipica espressione dei contadini».

I vestiti, bagnati, dei presenti si asciugarono completamente. Francesco, Giacinta e Lucia videro, alti nel firmamento, Maria accanto a Gesù Bambino e san Giuseppe che benedicevano il mondo. Videro ancora la Madonna nelle vesti dell’Addolorata, con accanto Gesù, e infine solo Maria nelle vesti della Madonna del Carmelo, con in mano lo Scapolare, anch’esso segno di una devozione portatrice di salvezza.

(Ermes Dovico – La Nuova Bussola – 13 Maggio 2023)

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

LA MIA VITA PER   LA  GOSPA

Cari amici,  a  intervalli regolari,  vi racconto sul Blog  la storia  delle apparizioni della Madonna   a  Medjugorje, così come io  l’ho  vissuta  dai primissimi anni fino ad  oggi.

Vostro  Padre  Livio


20.  Padre Jozo arrestato e incarcerato

Andati a finire nel nulla i tentativi maldestri per impedire ai veggenti di recarsi sul Podbrdo, il regime comunista ha deciso di usare il pugno di ferro. Non è una novità che il potere dello stato, spesso dominato da ideologie antireligiose, abbia visto le apparizioni della Madonna come il fumo negli occhi, benché come potenziali avversari si trovasse davanti soltanto degli inermi ragazzi.

A Fatima il governo massonico è arrivato al punto di far rinchiudere in prigione due bambine e un bambino sotto i dieci anni. Prima ancora a Lourdes si era esposto al ridicolo, facendo costruire una palizzata davanti alla grotta. Ciò non aveva impedito a Bernadette di vedere la Madonna per l’ultima volta rimanendo al di qua del Gave.

“La Madonna è la Madonna” (Vicka) e nulla può impedire la realizzazione dei suoi piani quando si risponde alla sua chiamata. La storia delle apparizioni mariane dimostra che le persecuzioni sono frequenti. Provengono dai nemici della religione, ma anche da parte di ministri della Chiesa.

 Quest’ultime sono spesso le più dolorose e anche le più pericolose. Il nemico infernale gioca le sue carte su tutte le tavole pur di impedire i piani di Maria. La Donna vestita di sole e il dragone infernale combattono la loro battaglia attraverso gli uomini. Se la Madonna trova dei servi fedeli, ottiene sempre la vittoria, per quanto gli avversari siano agguerriti.

La Storia della Salvezza dimostra che Dio ha conseguito vittorie eclatanti con un pugno di fedelissimi e non di rado con uno solo. In questo modo appare evidente agli occhi di tutti che non sono gli uomini che combattono, ma Dio stesso attraverso di loro.

La serpe infernale combatte la sua guerra contro Dio con due armi: quella della seduzione e quella della persecuzione. Le dosa con grande astuzia, scegliendo di volta in volta quella più idonea. Ciò corrisponde alla sua natura, che Gesù stesso ha messo a nudo, bollando Satana come “menzognero” e “omicida”.

Nei primi dieci anni delle apparizioni, fino alla caduta del comunismo, il drago ha cercato di intimidire con la sua forza di repressione. Tuttavia non ha conseguito nessun risultato apprezzabile. La persecuzione è un’arma a doppio taglio, che spesso ottiene effetti opposti a quelli prefissi.

 Infatti, se da una parte riesce a piegare i più deboli, dall’altra finisce per rendere più tenaci quelli che resistono. Così è avvenuto a Medjugorje, dove pochi iscritti al partito hanno ubbidito agli ordini, mentre la gran parte della popolazione, stretta intorno alla parrocchia, è rimasta fedele alla Madonna.

Chi ha frequentato Medjugorje nei primi anni ricorda come fosse più vivo il fervore nel praticare la preghiera e il digiuno e nel dare testimonianza ai pellegrini. Nessuna forza esterna può cambiare i pensieri e i sentimenti se le persone non lo consentono.

 Se le chiese dell’Est europeo hanno resistito alla lunga persecuzione del comunismo ateo e materialista, che si era prefisso di distruggerle, ciò è dovuto alla saldezza interiore della fede, contro la quale il nemico è andato a sbattere. Dopo i settant’anni della schiavitù babilonese, come il Beato Giovanni Paolo II li ha definiti, il castello di carta del potere ateo è crollato e la Chiesa, che aveva conservato le radici intatte, ha ripreso a rifiorire.

L’arma della seduzione è infinitamente più insidiosa e con essa l’ingannatore ottiene le sue più consistenti vittorie. I progenitori hanno portato alla rovina il genere umano prestando i loro orecchi alle menzogne del serpente. “Satana vi distrugge con quello che vi offre”, ha ammonito la Regina della pace.

 Negli anni successivi alla guerra, quando il flusso dei pellegrini è ripreso ancora più forte, la tentazione dei beni materiali è stato lo strumento col quale il nemico ha cercato di intralciare il piano di Maria. La lotta non ammette tregue. L’impero delle tenebre non si dà mai per sconfitto. “In qualunque luogo io vada, ed è con me pure mio Figlio, là mi raggiunge anche Satana” ( 28 – 01 – 1987).

 Non vi è dubbio che a Medjugorje l’arma della seduzione si stia dimostrando più pericolosa di quella della persecuzione. Dopo i primi assaggi per sondare la reazione della gente, il regime è passato alla persecuzione aperta, mobilitando le forze speciali di polizia.

 A muovere le cose non era tanto l’ostilità verso la religione, quanto il timore di un movimento popolare con ripercussioni politiche. Come agire senza dare troppo dell’occhio e non dare l’impressione, soprattutto a livello internazionale, che la libertà religiosa non fosse tutelata?

La prima drastica decisione fu quella di vietare alla gente di salire sul Podbrdo dove appariva la “Gospa”. La proibizione fu comunicata verso la metà di Agosto e precisamente il 12 Agosto 1981. Alle autorità interessava in primo luogo impedire l’assembramento della gente. Avrebbero ormai dovuto sapere che i veggenti avevano le apparizioni ovunque si trovassero.

“Mi sentivo molto abbattuta, anche se non sapevo che cosa significasse tale proibizione e come sarebbe andata a finire. Ho visto le sentinelle da tutte le parti. Che cosa si poteva fare?” (Vicka). Le sentinelle, appostate stabilmente di giorno e di notte in una dozzina di posti diversi, erano uomini della polizia di Citluk, di Mostar e persino del villaggio stesso.

Sono rimaste molto a lungo, circa sei mesi. Poi, visto che non serviva a nulla, hanno lasciato perdere. Se i soldati messi a guardia del Sepolcro non hanno impedito a Gesù di risorgere, allo stesso modo le sentinelle disseminate sul Podbrdo non hanno impedito alla Madonna di apparire.

 “ La Madonna è più sapiente degli uomini. Noi ci siamo incontrati alla solita ora, dietro una casa, e abbiamo incominciato a pregare. Non sapevano se la Madonna sarebbe venuta, ma è venuta subito. Era molto contenta; ha pregato con noi, ci ha incoraggiato e salutato; poi se n’è andata…Così noi ci siamo trovati meglio di prima. Ci radunavamo alla nostra ora, da qualche parte, e la Madonna ci appariva come prima. Anzi, più contenta di prima, quando ci appariva sul colle. Si intratteneva più a lungo con noi. Pregava, cantava e ci incoraggiava. Era presente poca gente; c’era meno chiasso. Che si poteva desiderare di meglio?” (Vicka).

L’altro colpo di mannaia, quello che avrebbe dovuto stroncare il fenomeno, fu l’imprigionamento del parroco, Padre Jozo, e la chiusura provvisoria della chiesa. Fra Jozo non era presente in parrocchia quando sono incominciate le apparizioni e, al suo rientro, aveva manifestato apertamente il suo scetticismo, sottoponendo i veggenti ad estenuanti interrogatori.

 Il Venerdì 3 Luglio, mentre si crogiolava nei suoi pensieri, passeggiando su e giù per la chiesa e pregando il Signore che gli desse luce, sentì una voce che gli diceva: “ Esci, proteggi i bambini”. Aperta la porta, vede i veggenti che gli corrono incontro, dicendo che la polizia stava cercandoli.

Insieme ai sei ragazzi c’era anche Anna, la sorella maggiore di Vicka e, allora, intima amica di Marija. Li conduce in canonica e li nasconde in una cameretta inutilizzata, chiudendo la porta a chiave. Rientra in chiesa giusto in tempo per affrontare la polizia che chiede dei veggenti.

Il frate indica loro la strada da dove sono venuti dicendo: “Sì da quella parte”. E la polizia si butta all’inseguimento. Nel frattempo nella stanza della canonica la Gospa appare tutta gioiosa e rincuora i poveri ragazzi che tremano di paura. Pregano e cantano con Lei. Li lascia dicendo: “ Non abbiate paura. Avrete la forza di sopportare tutto questo”.

Qualche tempo dopo, durante la liturgia serale in chiesa, verso la fine del rosario, anche Padre Jozo vede l’apparizione insieme ai veggenti, nello stesso posto, accanto alla tribuna. E’ l’evento che cambia radicalmente il suo atteggiamento.

La sua predicazione diventa improvvisamente più appassionata. La polizia, che aveva approvato la sua discrezione precedente, incomincia a preoccuparsi. Il 17 Agosto le forze speciali fanno irruzione in canonica. Le suore vengono sequestrate e il parroco viene arrestato.

Dopo un processo farsa, il 22 Ottobre viene condannato a tre anni e mezzo di carcere. Verrà però liberato dopo un anno e mezzo, grazie alla 40.000 lettere scritte al Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, per iniziativa del settimanale di Comunione e Liberazione. “Il Sabato”, perché facesse pressione sul governo della ex Jugoslavia guidato da Tito. 

Anch’io fui tra i firmatari della petizione, benché allora sapessi ben poco di Medjugorje. Quello che agli occhi degli uomini appariva una tragedia, non scalfì il morale dei veggenti.

“Forse ti meraviglierà – risponde Vicka a fra J. Bubalo – ma ti posso dire che io non ero per niente preoccupata..Mi dispiaceva, ma tutto qui. Neanche la Madonna era triste. Lei ci ha consolato subito e ci ha detto che non dovevamo preoccuparci per Fra Jozo perché lui avrebbe sopportato tutto per la gloria di Dio. Anch’io pensavo che tutto sarebbe finito bene. L’hanno imprigionato; ma che cos’è? Non era il solo. Anche altri stanno in prigione. E poi passa tutto…Io pregavo ogni giorno per lui, che Dio gli fosse vicino e lo aiutasse. Delle volte anche la Madonna pregava con  noi per questa intenzione.  Alcune volte ce lo ha anche fatto vedere. Grazie a Dio tutto è finito bene” (Vicka).

La “Gospa” ha provveduto anche a rincuorare la gente durante la liturgia serale, incaricando i veggenti di dire al popolo di non avere paura, di essere gioiosi, perché Lei avrebbe protetto Fra Jozo. Fu il piccolo Jakov ad annunciarlo in chiesa, accolto da un lunghissimo applauso.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla conversione dei cuori

Cari amici,

la Madonna è qui presente per convertire i cuori a uno a uno. Convertire vuole dire far sì che il cuore passi dalla durezza e dall’odio contro Dio, all’apertura all’amore verso Dio.

Il mondo di oggi mira proprio a eliminare Dio dai cuori, a coltivare l’odio e il rifiuto totale nei suoi confronti. La Regina della pace è qui per invertire la rotta, per riportarci sulla strada della vera salvezza.

Basta guardarci intorno per renderci conto di quanti cuori sono stati conquistati e sedotti da satana, di quanta gente ha deciso di rifiutare Dio, di odiarlo, di escluderlo dalla propria vita!

La Madonna ha bisogno del nostro aiuto per contrastare il piano di satana. Dobbiamo ascoltare i suoi Messaggi, seguire i suoi insegnamenti e accogliere i suoi accorati appelli.

La Madonna vuole cambiare i cuori a uno a uno, questo significa cambiare il mondo!

Il cambiamento del mondo inizia da noi. Accogliendo Dio nel nostro cuore e portando il suo amore agli altri, il mondo cambia e la pace si diffonde.

Ascoltiamo la Madonna. Lei è nostra Madre, seguiamola.

La Madonna è preoccupata per le anime che si perdono, il nostro compito è quello di aiutarla nell’opera della conversione.

Chi apre si apre a Dio è un faro per gli altri e noi, apostoli di Maria, dobbiamo vivere testimoniando la fede, amando Dio, pregando e ascoltando la Madonna.

In questo mondo immerso nelle tenebre, la Madonna è la luce da seguire. È Lei che ci porta a Dio, al suo amore, alla sua salvezza, alla sua Misericordia, alla sua pace.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia” 

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Segreti: La Madonna ci ha già mostrato la rapidità nell’esecuzione dei suoi piani

Carissimo Padre Livio,
In breve cercherò di spiegare per quale semplice motivo, a mio parere, i segreti si compiranno in tempi molto brevi.
Io parto da un presupposto, e lo espongo sotto forma di domanda che di proposito vuole essere provocatoria:
perché la Madonna è stata ed è ancora con noi da così tanto tempo?

Per più di quaranta anni e anche se siamo ormai prossimi alla realizzazione del suo piano, ancora il tempo scorre.
Perché così tanto tempo?

Io credo che Maria abbia ottenuto il massimo tempo possibile dal Padre celeste, proprio prima che inizi il vero piano di salvezza, proprio perché una volta cominciato il tempo sarebbe stato poco per una vera
conversazione.
Se la distanza tra i segreti fosse relativamente lunga, forse la madre del cielo non avrebbe detto, per chi non si decide, che poi il tempo sarebbe stato poco.

Se proviamo a riflettere, l’unica cosa che ha senso è che per convertirsi davvero ci vuole tempo, e quel tempo è ora, noi poi.

Poi resterebbe da chiarire il fatto che i segreti verranno annunciati tre giorni prima, non 30 giorni prima.
Dio non ci terrebbe mai per interi mesi, o anni, in bilico.

Lui tutto a già predisposto, quello che viviamo ora è il tempo della conversione, ed è abbondante.
Quello che vivremo poi sarà il tempo dei segreti, e sarà improvviso, inesorabile e cambierà per sempre il corso della storia umana.

Con grande e sincero affetto,

Roberto da Varese

Caro Roberto,

a   mio avviso hai fatto un’ottima riflessione e hai motivato quello che Mirjana a voluto farci capire

senza svelare  nulla dei segreti.

D’altra parte Mirjana ci aveva già dato un altro segnale  quando ha detto che la Madonna le apparirà per tutto il tempo della sua vita il 18 Marzo, non perché  è il suo compleanno,  ma per una ragione che  capiremo nel futuro.

Questo dà da   pensare che la rivelazione del  primo segreto avverrà un 25 Marzo,  dopo una settimana di digiuno col Sacerdote  incaricato,   e tre giorni prima dell’evento.

Tuttavia, al  di là  di queste segnali, sono le  parole della  Madonna che ci ammonisce ad  affrettare   la  conversione,  perché  poi è troppo  tardi,  a confermare  la rapidità  della sequenza.

Queste  parole indicano  una successione drammatica e inarrestabile  degli eventi, come  d’altra  parte  è  il  metodo di Dio.

Questo  lo  abbiamo visto nell’evento che ha segnato la prima fase del trionfo del Cuore  Immacolato di Maria, il crollo dell’impero sovietico, la  prima grande  realizzazione del mondo nuovo senza Dio.

Quel crollo è avvenuto rapidamente in pochi mesi. La Madonna  aveva  squillato il campanello di allarme del  messaggio del 25 Gennaio 1991.

Poi ha  è intervenuto decisamente  nell’Agosto,  impedendo il  colpo di Stato e il  pericolo di una guerra nucleare.

Infine l’8 Dicembre è  stato sciolta  l’Unione Sovietica e  il 25 Dicembre è  stata  ammainata  la  bandiera  rossa dal  Cremlino.

Questa rapidità contrassegnerà  anche il colpo definitivo all’impero del male ed  è per questo che dobbiamo arrivarci preparati.

Ave  Maria

Padre  Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’esortazione della Madonna: pregate con me

Cari amici,

negli ultimi tempi la Madonna ha ripreso un’espressione che in passato aveva utilizzato in momenti chiave della sua presenza in mezzo a noi: «pregate con me».

Nel febbraio 2022, quando è iniziata la guerra in Ucraina, la Madonna ha aperto il messaggio dicendo: «Sono con voi e preghiamo insieme. Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga. Il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra».

Anche nel messaggio del 25 gennaio 2023 la Regina della pace ci ha invitato a pregare con Lei per contrastare il piano di satana: «Pregate con me per la pace perché satana vuole la guerra e l’odio nei cuori e nelle nazioni». Alla fine di questo messaggio ha aggiunto: «Pregate con me affinché si realizzi ciò che ho iniziato a Fatima e qui».

La Madonna ci invita sovente a pregare, a pregarla, a chiederle le grazie perché Lei intercede presso Gesù. In passaggi storici che potremmo definire nevralgici la Madonna ci dice di pregare con Lei. La Madonna intercede presso Gesù ma vuole presentare a Gesù anche la nostra intercessione (quella della Chiesa e di quelli che hanno risposto alla chiamata della Regina della pace) insieme alla sua.

Per la pace nel mondo la Madonna chiede di pregare con Lei. San Luigi Maria Grignon de Monfort spiega che noi siamo il calcagno di Maria, col quale schiaccerà la testa del serpente.

Come l’angelo ribelle si fa forza con le sue schiere che non credono, che odiano Dio, che sono state travolte dalla seduzione e dalla superbia di mettersi al posto Dio, allo stesso modo la Madonna ha le schiere dei Suoi Apostoli che la sostengono e pregano con Lei.

Pregare con Maria vuol dire mettersi in sintonia con Lei, con il suo cuore, con le sue intenzioni, con i suoi sentimenti e diventare una sola cosa con Lei nell’intercessione presso Gesù.

Insieme a Maria anche noi ci rivolgiamo a Gesù, pregando con Lei, con le sue intenzioni.

Oltre a chiedere le nostre grazie alla Madonna, dobbiamo pregare con la Madonna per le sue intenzioni, per la pace nel mondo, perché le anime si salvino. In modo particolare la Regina della pace ci ha invitato a pregare con Lei per i non credenti. I due fronti di battaglia da pregare con Lei sono la pace e la conversione dei non credenti.

Quando preghiamo la Madonna è come se fossimo di fronte a Lei. Quando invece preghiamo con Lei diventiamo una cosa sola col suo cuore. È un’unione più intima è più profonda, è una sintonia dell’anima, dei pensieri, dei sentimenti e delle parole.

La Madonna chi chiama a pregare con Lei. Rispondiamo allora pregando con Lei per la pace nel mondo, per la conversione dei peccatori e di coloro che non conoscono l’amore di Dio.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia” 

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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