"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 114 di 186

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

La Russia è imprigionata in un loop temporale

Intervista allo scrittore e traduttore Mikhail Šiškin, autore di un libro, Russki mir, che spiega l’origine del mondo e del mito russo, dai khan dell’impero mongolo all’autocrazia putiniana, passando per l’Urss di Stalin.

di Flavio Villani – 17 Maggio 2023 Rivista Studio

Lo scrittore e traduttore Mikhail Šiškin (Mosca, 1961) è una delle voci più autorevoli dell’emigrazione russa. L’anno scorso ha vinto il Premio Strega europeo con il romanzo Punto di fuga (21lettere) ex aequo con Amélie Nothomb e quest’anno è arrivato finalista al Premio Terzani con il saggio Russki mir: Guerra o Pace (21lettere), in cui racconta la realtà del suo Paese ai lettori occidentali.

In Russki mir si riferisce allo Stato russo come all’ulus di Mosca (una delle province in cui era diviso l’impero mongolo dell’Orda d’oro). Quali sono le caratteristiche dell’ulus e perché descrivono l’attuale Stato russo?

La Russia cade continuamente in un buco nel tempo. Il mondo va avanti e un’epoca di sviluppo succede all’altra: il Rinascimento, l’Illuminismo e l’ordinamento democratico della società. La Russia, quando cerca di liberarsi del passato, ricade ogni volta nello stesso baratro. Così nel 1917 e così negli anni Novanta. Viviamo di nuovo sotto l’Orda d’oro. C’è il khan e tutti gli altri sono suoi schiavi. La Costituzione e le leggi non valgono niente. Conta solo il volere dell’autorità suprema. Chi non ci sta, deve tacere e sottomettersi o lasciare il Paese o essere punito. Non esiste proprietà privata. Possiedi qualcosa finché sei fedele all’autorità. Se perdi la lealtà, perdi tutto (ricordiamoci dell’oligarca Khodorkovskij). Il potere è l’unica idea che ha il Paese. C’è un potere forte, c’è l’ordine. Non c’è un potere forte, c’è il caos. La nostra è una mentalità tribale: noi siamo sempre nel giusto, mentre le altre tribù ci sono nemiche e vogliono annientarci. E quindi siamo sempre in guerra.

Una parola che usa spesso nel libro è jarlyk, che nel russo moderno significa etichetta. Qual è il significato originario della parola e perché è ancora importante?

Il khan supremo dell’Orda d’oro rilasciava lo jarlyk, cioè il permesso di governare in suo nome, ai suoi vassalli, tra cui c’erano anche i principi russi. Lo scorso marzo il khan supremo cinese era a Mosca e ha concesso lo jarlyk al suo vassallo russo.

La sociologia usa la parola prizonizacija per descrivere uno dei tratti più caratteristici della società russa. Che cos’è la prizonizacija?

In Russia il mondo del carcere non è separato dalla società, è la quintessenza della mentalità russa e la sua influenza è enorme. Circa un quarto della popolazione ha avuto un’esperienza carceraria e la maggior parte degli abitanti ha o ha avuto un parente o un amico detenuto. Non parlo dei tempi del gulag stalinista, ma di ora. In Russia il carcere è la scuola degli schiavi. Le sue leggi vengono portate nella vita “libera” dopo il rilascio. I giovani delle città e delle campagne crescono secondo le sue regole. Il gergo carcerario è entrato nel discorso televisivo. L’etica carceraria è il fondamento stesso della società russa. Nel carcere esiste solo una legge, quella della violenza, e secondo questa legge i russi vivevano e vivono. Nel carcere i più forti occupano i posti migliori della cella e prendono vestiti e cibo dai deboli. Mantengono l’ordine, il loro ordine criminale. E il Paese non ne conosce altro.

In un breve saggio su Thomas Mann pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine lo scorso gennaio paragona la Germania di Hitler con la Russia di Putin. Quali somiglianze ha trovato?

Parafrasiamo il famoso incipit di Anna Karenina: tutti i dittatori felici si assomigliano, ma allo stesso tempo tutti finiscono non felicemente. Se prendiamo il Mein Kampf e sostituiamo “tedesco” con “russo” e “ebrei” con “ucraini”, otterremo la propaganda di Putin. Quello che era la regione dei Sudeti per Hitler, lo è la Crimea per Putin. Großdeutschland (la Grande Germania) equivale a Russkij Mir (il Mondo Russo). Anche gli slogan sono quasi identici: Ein Führer, ein Volk, ein Reich (Un capo, un popolo, un impero) e Est’ Putin, est’ Rossija (C’è Putin e c’è la Russia). Ogni dittatura vive di nemici e di guerra e si regge sulla paura, l’odio e l’aggressione. Non ho dubbi che anche il dittatore russo finirà vergognosamente come quello tedesco.

Ancora durante la guerra Thomas Mann credeva che le “forze sane della Germania” potessero prevalere. Rimase deluso e cominciò a parlare di “colpa collettiva”. Si può parlare anche per i russi di colpa collettiva?

La colpa collettiva è stata già elaborata dalla storia. Pensiamo alle esecuzioni di ostaggi borghesi in quanto rappresentanti della classe sfruttatrice nella guerra civile russa, alle esecuzioni delle famiglie dei partigiani nella guerra civile italiana e alla cacciata dei tedeschi dai Sudeti dopo la seconda guerra mondiale. La Convenzione di Ginevra del 1949 ha vietato la colpa collettiva: si può essere puniti solo per crimini commessi di persona. Altra cosa è la responsabilità collettiva. Non ho commesso crimini di guerra, sono sempre stato contro il regime di Putin e l’ho combattuto con i miei libri, articoli e discorsi. Ma ora mi fa male essere russo. Commettono crimini in Ucraina persone che parlano la mia stessa lingua, cittadini del Paese dove sono nato e cresciuto. Ci chiamiamo russi e siamo un solo popolo. Io non posso non sentire la responsabilità dei crimini che sono commessi nel nome del mio Paese e del mio popolo. Tutti i russi sparsi nel mondo portano questa responsabilità. Il regime di Putin ha reso la mia lingua la lingua dei criminali di guerra e ha esposto la cultura russa a un bombardamento a tappeto. Il problema è che i russi che sostengono la guerra, e purtroppo sono la maggioranza, non si sentono né in colpa, né responsabili. Un anno fa, quando i carri russi incombevano su Kyiv, il mondo si è meravigliato dell’assenza di manifestazioni di massa contro la guerra in Russia e quei pochi che hanno protestato sono finiti in carcere.

La gente non è scesa in piazza per paura?

Il silenzio è un modo di sopravvivere testato da generazioni sotto qualsiasi regime in Russia. Strategia di sopravvivenza che Puškin formula così nel finale del suo dramma storico Boris Godunov: «Il popolo tace». E tace il popolo anche ora che i missili russi distruggono le città ucraine e uccidono bambini. Lo scorso settembre al regime stava finendo la carne da cannone, è stata annunciata una mobilitazione e in centinaia di migliaia sono andati disciplinatamente a uccidere ucraini e incontro alla propria morte. Questa mostruosa disponibilità a farsi ammazzare non c’entra niente con la paura, il silenzio e la strategia di sopravvivenza. È qualcos’altro, molto più profondo e molto più spaventoso. Questa guerra mostra come la Russia sia da molto tempo divisa in due popoli che parlano la stessa lingua, si definiscono russi e condividono lo stesso territorio, ma per mentalità e psicologia sono opposti l’uno all’altro. Alcuni vivono nel presente, altri nel passato e li separa la questione cruciale dell’essere umano: di chi è la responsabilità di decidere cosa sia bene e cosa sia male. Se vedo il mio popolo e il mio Paese portare il male nel mondo, sarò contro il mio popolo e il mio Paese. La maggior parte dei russi è rimasta nel passato e si identifica con la propria tribù. Siamo buoni per definizione. Gli altri sono nemici. Combattiamo una guerra senza fine per la conservazione della nostra tribù, del nostro territorio e della nostra “civiltà”. Siamo soldati e difendiamo il nostro mondo, come hanno fatto i nostri antenati, e lo zar al Cremlino è nostro padre e comandante. “La nostra causa è giusta e la vittoria sarà nostra!” Non ci assumiamo nessuna responsabilità. Ci conduce il nostro capo/khan/zar e noi eseguiamo solo i suoi ordini.

Chi prevale tra i russi, quelli che vivono nel presente o quelli che vivono nel passato?

Noi, che crediamo che la Russia debba percorrere il cammino della civiltà insieme agli altri Paesi democratici verso lo stato di diritto e la difesa dei diritti umani, siamo la minoranza. Gli altri, la maggioranza, hanno una visione del mondo completamente diversa: la Russia è un’isola sacra circondata da un oceano di nemici che ci odiano, bisogna difendere la patria e può salvarci solo lo zar-padre al Cremlino. In questa guerra perdiamo sempre e non ci rimane che il carcere, il silenzio o l’emigrazione. I tiranni usano l’amor di patria per conservare il potere. Scambiano l’amore per la patria con quello per il regime. Così è stato con mio padre, che a diciotto anni è andato a combattere contro i tedeschi. Credeva di difendere la sua patria, ma difendeva il regime di Stalin, che lasciò marcire nel gulag suo padre, mio nonno. Era convinto di liberare l’Europa dal fascismo. Quando, all’epoca della perestrojka, si cominciò a dire in televisione che l’armata rossa aveva portato ai popoli “liberati” dell’Europa orientale un altro fascismo, mio padre fu offeso nel profondo. Lui e i suoi compagni di guerra credevano di aver portato il bene contro il male assoluto del fascismo e gli era impossibile riconoscere di aver portato il male. Esattamente così funziona la propaganda di Putin. Che cosa sentono i genitori di un soldato russo caduto in Ucraina? Forse: “vostro figlio era un fascista andato in un altro Paese per uccidere, vergognatevi del vostro figlio-occupante!”? No, in televisione sentono: “vostro figlio era un eroe, è andato a difendere la nostra lingua e il nostro popolo russo dai nazisti ucraini. I fascisti della Nato vogliono annientarci e lui ha difeso la patria, come hanno fatto i suoi nonni. Ha difeso la nostra grande cultura, Puškin, Tolstoj e Čajkovskij! Siate orgogliosi del vostro figlio-eroe!” Ma di quale senso di colpa parliamo? Senza un pentimento nazionale in Russia non c’è futuro.

È possibile un riconoscimento nazionale della colpa?

Temo che in questa guerra l’inevitabile sconfitta del regime putiniano sarà presa in Russia come una sconfitta della Russia e invece del pentimento nazionale arriverà il senso di umiliazione. E i prossimi Putin chiameranno di nuovo il popolo a rialzarsi.

Nella Lettera a un ucraino sconosciuto pubblicata sul Guardian il mese scorso scrive: «In Russia non abbiamo avuto né destalinizzazione, né un processo di Norimberga del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Il risultato lo vediamo: una nuova dittatura». Perché non c’è stata destalinizzazione?

La Germania è l’esempio di come una nazione possa superare il proprio passato, liberarsi dalla dittatura e costruire una società orientata verso la democrazia. Perché i russi negli anni Novanta non sono riusciti a staccarsi dal proprio passato? Immaginiamo che la denazificazione in Germania nel dopoguerra l’abbiano fatta invece degli alleati, gli ex gerarchi nazisti e ufficiali della Gestapo. In Russia è andata così: dopo il collasso dell’Unione Sovietica, la costruzione della nuova Russia democratica è stata affidata a ex funzionari di partito e ufficiali del Kgb. E loro hanno costruito solo quello che sapevano costruire. La macchina statale e militare tedesca è stata completamente annientata dagli alleati e la polizia militare americana ha giudicato i criminali nazisti a Norimberga. La macchina statale e militare sovietica è passata tranquillamente nella nuova Russia. I direttori sovietici delle fabbriche e delle aziende agricole ne sono diventati i proprietari. Chi avrebbe dovuto giudicare i criminali del Partito Comunista? Loro stessi?

Che cosa avrebbe dovuto fare l’Occidente?

Le democrazie occidentali hanno avuto un ruolo molto importante nella trasformazione della Germania, non meno importante di quello nell’instaurazione di una dittatura criminale in Russia. Il popolo russo non aveva nessuna esperienza di autogoverno, la gente non sapeva che fosse uno stato di diritto. Allo stesso tempo erano aperti alle idee democratiche occidentali e sognavano una vita come nei film americani. Per loro era un pacchetto all inclusive: il McDonald’s e la costituzione, libere elezioni e macchine americane. Come avrebbe dovuto aiutare l’Occidente la neonata democrazia russa? Sarebbe bastato semplicemente essere di esempio e mostrare come funziona uno Stato di diritto. Ci sono leggi e bisogna rispettarle e chi le infrange va in galera. Allora lavoravo come traduttore in Svizzera e vedevo la gioia di avvocati e banchieri per l’arrivo di quel mare di soldi sporchi dalla Russia. Lo sapevano benissimo che infrangevano la legge. L’Occidente ha mostrato che quando si tratta di tanti soldi, lo stato di diritto scompare. L’instaurazione del regime criminale in Russia è stata possibile solo grazie a questo sostegno da parte dei Paesi democratici occidentali, che non hanno seguito le proprie leggi. I politici occidentali corrotti hanno allevato un mostro, il regime di Putin, che ora è necessario combattere con le armi. La guerra era inevitabile, perché la guerra è l’essenza del potere russo. Le domande russe “eterne e maledette” vengono dalla letteratura russa del XIX secolo: “chi è colpevole?”, “che cosa fare?” Erano domande importanti per il pubblico dei lettori, i “russi europei”. Ma per i centocinquanta milioni di contadini, che non sapevano leggere, le domanda importante era (ed è): “lo zar è legittimo o è un usurpatore?” La sola prova era la vittoria sul nemico. Agli occhi del popolo Stalin è stato uno zar legittimo, mentre Gorbaciov, che ha perso la Guerra fredda, è stato un ignobile impostore. La vittoria in guerra è l’unica legittimità del potere in Russia, non quella che viene dalla vittoria alle elezioni, che il potere falsifica sempre.

Come ha guadagnato Putin la sua legittimità?

Con la vittoria in Cecenia e l’annessione della Crimea. Ma gli servivano nuove vittorie. Ora che perde la guerra in Ucraina già l’opposizione “patriottica” dai canali Telegram strilla di alto tradimento e che lo zar non è legittimo. Prima o poi Putin uscirà di scena e la guerra la vinceranno gli ucraini. Tutto il mondo aiuterà l’Ucraina a ricostruire quello che i russi hanno distrutto. Al confine con la Russia tireranno su un muro gigantesco e quello che sarà al di là di quel muro non mi suggerisce nessun ottimismo. In Russia comincerà una nuova guerra per il potere e il caos genererà una nuova ondata di violenza. La disgregazione dell’impero continuerà. La Federazione russa è “incinta” di nuovi Stati, come lo è stata l’Unione Sovietica alla fine dei suoi giorni. Diventeranno indipendenti la Cecenia e altre repubbliche nazionali.

Questi nuovi Stati hanno delle possibilità di diventare democratici?

Sì, ma a patto che siano soddisfatte delle condizioni necessarie. Prima di tutto viene il riconoscimento nazionale della colpa dell’aggressione dell’Ucraina. Il pentimento nazionale è necessario. Saranno capaci quelli che prenderanno il potere in Russia, di inginocchiarsi a Buča, a Kharkiv e a Mariupol’ e ovunque i nostri carri armati sono arrivati, a Praga, a Budapest, a Vilnius, a Groznyj, a Tbilisi? È necessaria la punizione dei criminali di guerra. Ma chi farà i processi e manderà in galera chi ammazza gli ucraini e sostiene questa guerra infame? I criminali di guerra stessi? Chi organizzerà libere elezioni? Quelle migliaia di insegnanti spaventati che fanno i brogli per Putin? Come sostituire le centinaia di migliaia di poliziotti, giudici e funzionari statali? Come sostituire il popolo di questo gigantesco Paese? Forse, quando i nuovi Putin prenderanno il potere, l’Occidente gli tenderà pure la mano, perché promettono di fare la guardia ai missili nucleari. E la storia russa si mangerà un’altra volta la coda. In quest’ultimo anno di guerra ho capito che cosa intendesse Kazimir Malevič con il suo Quadrato nero. L’artista aveva percepito con grande precisione il futuro: la Prima guerra mondiale, la guerra civile e il gulag. Ora la Russia è di nuovo un quadrato nero.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“La mia guerra sarà  guerra d’amore”

Carissimo Padre Livio,

la ringrazio per la cura che ha di Radio Maria e di noi tutti. L’ascolto da molti anni e considero  tutto ciò che agisce con  Radio Maria una  vera benedizione del Cielo!

Ammiro la sua fortezza che ci è di esempio! Continui così perché per noi è una luce che ci guida nelle fitte tenebre di questi  tempi oscurati!

Mi permetto di scrivere perchè sono rimasta molto colpita dalla sua considerazione di come la fonte del male sia la creaturalità, ossia  il male sia proveniente dalle creature angeliche decadute e dalle creature umane.

Ci spiegava come Dio sia  totalmente estraneo al male.

A questo riguardo mi è venuto alla mente un sorprendente e commovente  passo dettato da Gesù a Luisa Piccarreta, esattamente sul libro di Cielo N 4 datato 26 Aprile 1921.

Qui Gesù descrive una guerra e si tratta della guerra della Divina Volontà.

Riporto il brano:

” Figlia mia, te lo ripeto, non guardare la terra, lasciamoli fare. Vogliono far guerra? La facciano pure, e quando loro si saranno stancati, anch’Io farò la mia guerra. La loro stanchezza nel male, le loro disillusioni, i disinganni, le perdite subite, li disporranno a ricevere la mia guerra. La mia guerra sarà guerra d’amore. Il mio volere scenderà dal Cielo ( 454) in mezzo a loro. Tutti i tuoi atti e quelli degli altri, fatti nel mio Volere, faranno guerra alle creature, ma non guerra di sangue: guerreggeranno con le armi dell’amore, dando a loro doni, grazie, pace; daranno cose sorprendenti, da far stupire l’uomo ingrato. Questa mia Volontà, milizia di Cielo, con armi divine confonderà l’uomo, lo travolgeranno, gli daranno luce per vedere, ma non il male, ma i doni e le ricchezze con cui voglio arricchirlo. Gli atti fatti nel mio Volere, portando in sé la potenza creatrice, saranno la nuova salvezza dell’uomo e, scendendo dal Cielo, porteranno tutti i bene sulla terra, porteranno la nuova era e il trionfo sulla iniquità (455) umana. Perciò moltiplica i tuoi atti nella mia Volontà, per formare le armi, i doni, per poter scendere in mezzo alle creature e guerreggiarle in amore.”

Poi, con accento più afflitto ha soggiunto:

” Figlia mia, succederà di Me come ad un povero padre,  cui i figli cattivi non solo l’offendono, ma vorrebbero uccidere, e se non lo fanno è perché non lo possono. Ora, questi figli, volendo uccidere il proprio padre, non è meraviglia che si uccidono tra loro, se uno è contro l’altro, si immiseriscono, giungono a tanto che stanno tutti in atto di perire e, quel che è peggio, neppure si ricordano che hanno il proprio padre.  Ora, questo padre che fa? Esiliato dai propri figli, mentre questi ( 456) si dibattono, si feriscono, stanno per perire per la fame, il padre sta sudando per fare acquisti di nuove ricchezze, doni e rimedi per i suoi figli, e quando li vede quasi perduti va in mezzo a loro per farli più ricchi, dona rimedi alle loro ferite e porta a tutti la pace e la felicità. Ora, questi figli, vinti da tanto amore si vincoleranno al padre con pace duratura e lo ameranno. Così succederà a Me. perciò nella mia Volontà ti voglio, come fida figlia del mio Volere, e insieme con Me al lavoro dell’acquisto delle nuove ricchezze da dare alle creature. Siimi fedele e non ti occupare di altro.”

Deo Grazias.

Non le sembra l’organizzazione di uno schieramento proprio come sta guidando da Medjugorjie  la Regina della Pace?

Un caro saluto e rimanga sempre, caro Padre,  al suo preziosissimo posto nella Direzione di Radio Maria.

Alessandra da Firenze

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla cura dell’anima

Cari amici,

nel Padre Nostro diciamo “dacci oggi nostro pane quotidiano” pensando che si tratta del cibo di cui abbiamo bisogno per stare in vita. Non c’è dubbio che il nostro corpo abbia bisogno di essere nutrito. Quando c’è la carestia o la siccità sappiamo bene quali sono le conseguenze. Non manca la generosità umana nell’aiutare le popolazioni che hanno bisogno di cibo e acqua, è innegabile che le persone si mobilitano per aiutare chi muore di fame o di sete.

L’uomo, però, non è il suo corpo. Il nutrimento essenziale non è quello materiale, bensì quello spirituale. Durante il tempo della vita il corpo cambia più volte, c’è un rinnovamento continuo ma la persona in sé rimane sempre la stessa. Abbiamo una sostanza spirituale che è l’anima immortale, il nostro “io” che ha una dimensione spirituale trascendente che anima il corpo ma non si identifica con esso.

Nella cultura mondiale non è mai esistito un uomo a una sola dimensione, è un’ideologia nuova del nostro tempo. Nella Storia umana l’uomo ha sempre guardato dentro se stesso e cercato qualcosa che andasse oltre la materia. Oggi si pensa che non ci sia una differenza sostanziale fra l’uomo e l’animale, non c’è un salto di qualità. Secondo il modo di pensare moderno, l’uomo sarebbe un perfezionamento della materia per cui basterebbe la materia per nutrire e soddisfare le esigenze dell’uomo.

Ne deriva che dalla soddisfazione delle esigenze del corpo e di tutto ciò che a esso è collegato, deriverebbe la felicità. Anche le culture più primitive e tutte le espressioni della civiltà hanno sempre concepito l’uomo a due dimensioni, basti pensare che da sempre i morti vengono seppelliti e onorato. Questa cultura è stata interrotta dal materialismo becero pseudoscientifico che è andato affermandosi negli ultimi tre secoli soprattutto in occidente. L’uomo di oggi si premura di nutrire il corpo, di conservarlo sano, bello, pulito, giovane; c’è una vera e propria cultura del corpo.

Il nostro corpo, però, è soggetto a cambiamenti; dopo la primavera e l’estate arrivano l’autunno e l’inverno! Alla fine della vita il nostro corpo è destinato a marcire sottoterra, è l’anima che permane. Riavremo i nostri corpi gloriosi alla fine del mondo, quando risorgeremo nella gloria di Cristo Redentore. La Regina della pace una volta ha detto: «Si nasce una volta sola e dopo la morte il corpo si decompone e non rivivrà più. Ogni uomo poi riceverà un corpo trasfigurato» (messaggio del 24 luglio 1982). È chiaro allora che la nostra attenzione deve focalizzarsi sull’anima che è eterna.

L’anima spirituale e immortale è di origine divina, non materiale: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7). È chiaro allora che l’anima arriva da Dio, è il soffio divino in noi.

L’anima spirituale e immortale ha bisogno di essere curata e nutrita esattamente come il corpo. Così come è giusto avere la giusta sollecitudine per il nostro corpo, allo stesso modo dobbiamo prenderci cura della nostra anima. Così come per nutrire il corpo scegliamo i cibi che fanno bene e non lo danneggiano, allo stesso modo dobbiamo nutrire l’anima con i “cibi” appropriati che corrispondono alle sue esigenze.

La cura dell’anima implica innanzitutto il giusto nutrimento che è la preghiera. Attraverso la preghiera, l’anima riceve la Verità di Dio, il Suo amore, la Sua bontà, la Sua bellezza. Con la preghiera l’anima si nutre di Dio, lo assimila.

Nel momento della preghiera Dio nutre la nostra anima donandoci la pienezza della Sua grazia. Così come nutriamo il nostro corpo più volte al giorno, allo stesso modo dobbiamo fare con l’anima. Non bastano “briciole” di preghiera, l’anima deve essere ben nutrita! Mettiamo nella nostra giornata la preghiera, la Parola di Dio, le letture spirituali e tutto quello che può fare bene alla nostra anima edificandola spiritualmente.

La Chiesa ha scandito la giornata del cristiano con diversi momenti dedicati alla preghiera proprio perché all’anima non manchi mai il nutrimento. La Madonna ci esorta di continuo a pregare, di giorno e di notte. Ci sono poi altri modi per nutrire l’anima, delle buone letture, delle trasmissioni educative, gli approfondimenti delle vite dei Santi. È fondamentale scegliere il “cibo” giusto.

La preghiera è un argine spirituale che contiene l’avanzare del male dentro di noi e intorno a noi. Ascoltiamo la Madonna, Lei sa indicarci cosa fare per ottenere la Salvezza eterna. Torniamo a Dio, torniamo alla preghiera e ai Comandamenti. Un’anima ben nutrita e fortificata nella fede e nella santità della vita è certamente uno scudo che non permette al male di toccarci. Un’anima denutrita si indebolisce.  
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia” 

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Loading the player...

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

L’edicola di Maria intatta nella furia dell’inondazione

Caro  Padre Livio,

le invio  questo  video che  è  un  vero raggio di sole  nella bufera  di acqua  che ha colpito l’Emilia Romagna. In   mezzo a  una  campagna devasta e  coperta  di detriti si  eleva  una piccola edicola circondata da una  piante  di Rose,  con all’interno  della nicchia un’effige della Madonna e  un cero. Tutto è  rimasto intatto,  come se  una  forza misteriosa avesse impedito  all’onda  fangosa  di avvicinarsi. E’ commuovente come la Madonna  lasci i  segni  della  sua presenza  che infondono  speranza.

Maria di Forlì

Cara  Maria,

Non è la prima  volta che la Madonna si china  sulle nostre  calamità preservando dalle distruzioni i segni del sacro che protegge:  statue e crocifissi in  particolare.

L’uomo moderno , con la sua furia iconoclasta, si dà da  fare  a  toglierli  ovunque sia  possibile. 

Il risultato è  che non  sa  più a  chi rivolgersi quando la  realtà gli dimostra  che  è  un  fuscello  sballottato  dal  vento.

Questi eventi, come altri ancora più gravi,   ci devono far riflettere sull’impossibilità  di avere  un  futuro senza  Dio e la  sua  benedizione.

Ave  Maria

 Padre  Livio

🙏#EMILIAROMAGNA VIDEO INVIATOCI poco fa SU WHATSAPP 031/610610 DA UN ASCOLTATORE : la devastazione delle piogge, mentre questa colonnina con la Madonna con le rose intorno è intatta. 🙏

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La “scelta” nella continuità

Caro Padre Livio,

 dalle tue “Lettura della cronaca e della storia” e dagli interventi sul “blog” risulta in maniera evidente e inconfutabile  che la Regina della Pace non fa altro che ricordarci che é Dio, anche se “l’uomo moderno non lo vuole”, che dirige tutto come Gesù stesso ha voluto ricordare a Maria Valtorta nei suoi “Quaderni del 1943” esattamente il 22 dicembre:

Sta a voi di scegliere fra la mia benedizione e la mia maledizione. Io rispetto il vostro arbitrio. Vi illustro solo i frutti dell’una e dell’altra. La mia benedizione vi darà pace e pane, serenità di giorni e prosperità di interessi. La mia maledizione vi lascerà le vostre guerre e stragi, e di suo vi darà siccità o intemperie, pestilenze e fame, poichè non puo’ il castigo di Dio darvi di  che empire i vostri due bassi amori: ventre e borsa. Scegliete. E non dite che non vi amo perchè non impongo il bene. Troppi fra voi pregano Satana perché compia per essi i suoi prodigi. Distruggereste il Bene se Io ve lo imponessi. Occorre prima che non siate popolo voi che adorate la Bestia, ma sian popolo coloro che si ricordano di Dio. Allora il Male sarà bilanciato dal Bene e neutralizzato da esso. Non solo: ma il bene che fate attirerà il Bene del Cielo sempre in misura crescente, perchè Dio altro non chiede che di effondersi in amore su voi, e voi conoscerete l’era di pace promessa alla mia nascita agli uomini buoni”  ” 

Tra un mese saranno 30 anni dal nostro primo pellegrinaggio a Medugorje, ci ritorneremo per quella data se Dio vorrà, che é sfociato nella conversione mia e di mia moglie, che ho raccontato nella mail del 26/7 scorso raccogliendo il tuo invito di assicurare Antonio da Torino che a Medugorje non si é per nulla davanti a un bluff ma che “ chi ha seguito la Madonna nel cammino di conversione ha raggiunto una certezza interiore più forte di ogni dubbio e di insinuazione”.

Da 30 anni ti ascolto e vissuto da “formichina” lo sviluppo inimmaginabile e sorprendente di Radio Maria, che nel tempo dei “Segreti” sarà la sola voce di libertà e  salvezza  come “ Radio Londra” negli anni bui della 2a guerra mondiale.

Convengo con te che questi tempi, seppur non imminenti, siano vicini.

Non vedo poi perché non debba essere tu, che in risposta  a quella chiamata interiore del 1987 nella sagrestia della Chiesa di San Giacomo, hai assunto la responsabilità, con tutte le conseguenze non sempre piacevoli susseguite,  di essere il solo a parlare alla Radio dei “Messaggi”, a continuare a essere la “voce” sino al tempo certo di “pace e pane, serenità di giorni e prosperità di interessi”.

Poi, visto che siamo conterranei, anche se da 53 anni vivo all’estero, e coetanei mi auguro che potremo goderci insieme il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria lassù, vicini a Loro, contenti di lasciare tu i tuoi innumerevoli ascoltatori, io e mia moglie,  le nostre nipoti in un ” era di pace e di amore”.

Ave Maria.

Alberto

“LA GLORIA DI MARIA NELL’ ANNUNCIO DEI SEGRETI” – Puntata 14

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla vita come tempo di fatica e di prova

Cari amici,

la vita dell’uomo sulla Terra è veramente un tempo di prova. Il 25 luglio 2019 la Regina della pace ha detto: «verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà». Effettivamente dopo è arrivata la pandemia, cui sono seguite la guerra, la siccità e la carestia.

È chiaro che se la vita fosse solamente questa terrena e con la morte finisse tutto avremmo ragione di lamentarci per la situazione in cui ci troviamo. Il nostro tempo è caratterizzato da una visione atea e materialistica della vita, intramondana. Nella visione cristiana la vita è un tempo di prova e non finisce con la morte.

Quando accadono tragedie come quello che sta succedendo alla cara popolazione dell’Emilia-Romagna non c’è parola umana che possa consolare, che possa dare serenità. Davanti alla morte, solamente la fede nell’immortalità dell’anima, nel Paradiso, nella vita eterna possono dare speranza e consolazione.

La vita è un pellegrinaggio con tutte le difficoltà, le asperità, le insidie, i pericoli. Con questa visione della vita possiamo inquadrare anche gli eventi negativi, gli eventi funesti, perfino la morte. Per chi crede, la morte è un “arrivederci” in Cielo. Alla fine del mondo i corpi risorgeranno e coloro che sono entrati nella vita eterna avranno i loro corpi gloriosi. È questa la visione della vita cristiana, che certamente è fatica, è lotta, è perseveranza, è fedeltà. La visione cristiana della vita ha come mèta il Cielo; in quest’ottica viviamo coltivando le virtù, la fede, la speranza e la carità. Bisogna coltivare le virtù morali nell’ottica cristiana di una vita come pellegrinaggio e come missione da compiere nel tempo, in vista della salvezza dell’anima.

La vita va vissuta proprio come una missione da compiere a partire proprio dalle cose quotidiane, dalla famiglia, dal lavoro. Ogni giorno dobbiamo essere capaci di soffrire, di resistere, di dire di no alle seduzioni e agli inganni del mondo. In questa visione coltiviamo noi stessi e quindi ci fortifichiamo in questa visione della vita come pellegrinaggio verso l’eternità. Fortificati nella fede, allora, quando siamo toccati da vicino dalla morte, i nostri occhi non guardano al nulla, guardiamo al di là del tempo che passa, all’eternità che resta.

Purtroppo, questa visione della vita è andata sfaldandosi perché il mondo ha perso la fede. In una visione della vita dove non c’è una prospettiva oltre la morte, quando sopraggiunge la vecchiaia e ci si avvicina alla fine dei propri giorni, si certifica il proprio fallimento.

Per chi avrà creduto ci saranno Cieli e Terra nuovi. Chi avrà scelto di rimanere rinchiuso nella caverna, lì perirà.

Non rendiamo allora tutto facile. Coltiviamo le virtù morali, il coraggio, la fortezza, la rinuncia, il digiuno, l’astinenza, tutto quello che serve per non farci diventare canne mosse dal vento. Fortifichiamoci. Soprattutto tramandiamo (con l’esempio) questa visione della vita alle nuove generazioni perché con il passare del tempo le prove si intensificheranno. Bisogna avere coraggio e non lasciarsi intimorire.

Alziamo gli occhi al Cielo, guardiamo alla presenza della Madonna, invochiamo la protezione degli Angeli e dei Santi. La prospettiva che abbiamo davanti è costellata di prove, dobbiamo addestrarci con la fede, con la preghiera, con la fortificazione di noi stessi.

Costruiamo la nostra quotidianità sulla roccia della Verità di Dio e non sulla sabbia delle parole umane che crollano. Edifichiamo le nostre vite su fondamenta resistenti. Le parole di Gesù non passano.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”,
entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio,
che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto,
che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ed essa cadde e la sua rovina fu grande»
(Mt 7,21-27)

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia” 

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Pagina 114 di 186

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy