"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla speranza cristiana

Cari amici,

in questi anni sono cadute le prospettive ottimistiche per quanto riguarda il futuro. Anzi, si è proprio capovolta la situazione perché si guarda al futuro con uno sguardo preoccupato e pessimistico.

Una certa corrente di pensiero, soprattutto quella legata ai grandi progetti internazionali, persiste nell’indicarci un futuro di grande prosperità grazie alla scienza e alla tecnica. Sappiamo che quando si fanno i conti con quello che è successo e che potrebbe succedere (virus, guerre…), è chiaro che la prospettiva di un mondo nuovo radioso non trova nessuna corrispondenza nella realtà.

La fede ha molto da dire su questo. Quando la fede parla del futuro subentra la virtù della speranza. La speranza cristiana è la fede che guarda al futuro e lo fa con certezza perché la Divina Rivelazione è incarnata nella Storia. Fin dalle origini del genere umano, la Divina Rivelazione guarda sempre ai piani di Dio per quanto riguarda il futuro. Possiamo ben dire che la Divina Rivelazione nell’Antico Testamento è tutta uno sguardo al futuro, orientata al momento culminante cioè l’Incarnazione del Verbo.

Dopo l’Incarnazione del Verbo, con l’inizio del tempo della Chiesa, fino alla fine dei secoli, tutta la fede cristiana è orientata al futuro cioè al ritorno di Cristo nella Gloria.

La speranza cristiana guarda al passato, illumina il presente, tende al futuro. Il futuro è una dimensione fondamentale della fede cristiana. Noi cristiani non dobbiamo fare i conti sul futuro dell’uomo secondo le previsioni che fa il mondo o secondo i progetti del mondo. C’è molta differenza tra la speranza cristiana e i progetti mondani che sono quelli di un mondo senza Dio dove dominerà l’uomo e dove l’uomo stesso farà una nuova creazione in modo tale che non ci sia più il dolore, il peccato, il male, la morte. Ci sarà l’auto salvezza, è l’impostura anticristica.

La speranza cristiana è ben altra cosa. Innanzitutto, bisogna dire che la speranza cristiana è stata rinverdita dalla presenza della Regina della pace a Medjugorje. C’è un vero e proprio progetto mariano che ha avuto inizio con le apparizioni moderne a partire dalle profezie di San Luigi Maria Grignon de Montfort che si sono realizzate nel 1830 con la Medaglia Miracolosa e si sono susseguite nel tempo. L’asse Fatima-Medjugorje è tutto orientato al futuro, è orientato al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Se vogliamo sapere come sarà il futuro dobbiamo fare riferimento alla Rivelazione cristiana e dobbiamo far sì che la certezza della fede diventi la speranza certa della sua realizzazione. Quello che la Parola di Dio ha promesso, siamo certi che si realizzerà.

Quando la Madonna ha detto a Fatima che il Suo Cuore Immacolato trionferà e a Medjugorje ha detto che Lei è qui per portare a compimento ciò che ha iniziato a Fatima, noi siamo certi che questo verrà compiuto. Siamo certi che il futuro che abbiamo davanti è il futuro del trionfo di Maria.

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria ci è rivelato dalle apparizioni mariane, ma è soprattutto inserito nella Storia della Salvezza perché è la vittoria di Maria sul serpente infernale che è stata preannunciata nella Sacra Scrittura

Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stripe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno
(Genesi)

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole,
con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle
(Apocalisse)

Il mondo nuovo senza Dio inevitabilmente crollerà. È questo lo sguardo che dobbiamo avere sul futuro, con la speranza cristiana dobbiamo avere la certezza che il futuro è di Dio, la Madonna schiaccerà la testa del serpente e il Suo Cuore Immacolato trionferà.       

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Dio può  permettere  il male  per il nostro bene

Buon giorno Padre Livio, penso vada usata prudenza nel dire che Dio farà sì che accadano catastrofi; piuttosto Dio le permette per il nostro bene. E sono due cose molto diverse. Mi chiedo se la persecuzione alla Chiesa e soprattutto dei Mariani, nel tempo dei segreti, possa essere alimentata anche dal fatto che un giorno possa esserci “rinfacciato” che noi crediamo in un Dio che vuole fare del male all’umanità osservando quanto accadrà. Quindi, secondo coloro che rifiutano Dio, noi vorremmo il male… oltre a essere già, “intolleranti” alla cultura gender, green e compagnia bella.

La natura corrotta dal peccato, farà quello che deve fare ma la Madonna ci farà l’immensa grazia di avvertirci prima. Sarà un crescendo degli eventi e chi non crede andrà guidato a comprendere che è il male che fa male mentre il bene fa bene; quest’ultimo è difficile da individuare oggi giorno per cui va mostrato, insegnato… come fa la Madonna quando ci dice di andare nella natura e pregare perché “l’Altissimo parli al nostro cuore (…) e “testimoniare l’Amore che Dio ha per ogni creatura”. Potrà essere che per qualche periodo durante i segreti vedremo poco di bello nella natura. Chissà. 

Che Maria ci accompagni tenendoci sempre per mano.

Alberto dalla provincia di Cuneo

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

La missione rutena del papa di Roma

Francesco cerca di costruire ponti proprio mentre la “terza guerra mondiale a pezzi” li distrugge, elevando muri e scavando trincee o addirittura annegando paesi e città sotto il diluvio bellico. L’iniziativa affidata al card. Zuppi è anche un’ottima “copertura” dei tanti sforzi umanitari di tutte le istituzioni della Chiesa cattolica in Ucraina e in Russia. E tra Roma, Mosca e Kiev è un nuovo capitolo di una lunga storia.

Di: Stefano Caprio – Asia News
Data di pubblicazione: 11 Giugno 2023

Molte speranze, anche se ben poche illusioni, sono riposte nei tentativi della Santa Sede di far ragionare di pace la Russia e l’Ucraina, dopo oltre quindici mesi di guerra insensata e di resistenza strenua. La visita del cardinale Matteo Maria Zuppi a Kiev, che potrebbe presto proseguire con un analogo viaggio a Mosca, non aveva lo scopo di proporre misure concrete per iniziare trattative assai improbabili, mentre sono in corso scontri apocalittici che hanno portato alla devastazione della zona di Kherson, con l’esplosione della diga di Nova Khakovka, quanto di più simile al Diluvio Universale.

Zuppi è certamente la figura più rappresentativa del desiderio di papa Francesco di porre un freno alla follia della guerra. Unico cardinale romano, amico personale di Bergoglio, tanto da figurare spesso nelle liste dei “papabili”, membro storico della Comunità di S. Egidio, la struttura di “diplomazia parallela” della Chiesa cattolica, già negoziatore in Mozambico e in altri contesti, egli è anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, rappresentando quindi la comunità di un Paese tradizionalmente amico della Russia, pur essendo nettamente schierato per la difesa dell’Ucraina dall’invasione.

La missione dell’arcivescovo di Bologna, città “di confine” tra nord e sud della stessa Italia, è anche un’ottima “copertura” dei tanti sforzi di tutte le istituzioni della Chiesa cattolica in Ucraina e in Russia, i nunzi e i vescovi locali, le associazioni caritative e le stesse parrocchie. L’attenzione primaria della Chiesa è sempre alle persone, prima che alle strategie politiche, militari ed economiche: è la cura dei profughi, dei bambini abbandonati e deportati, dei prigionieri (tra gli ostaggi dei russi ci sono anche dei preti cattolici) e delle famiglie, spesso devastate dalla perdita della casa e degli uomini uccisi in combattimento, oltre alle tante vittime dei bombardamenti e dei disumani massacri perpetuati in molte città. Non a caso Zuppi si è recato in visita a Buča, luogo dell’orrore più straziante di questa guerra.

Papa Francesco cerca di costruire ponti fin da prima dell’inizio dell’invasione putiniana (come recita il suo stesso titolo di pontefice) proprio mentre la “terza guerra mondiale a pezzi”, ormai saldati in un unico grande fronte mondiale, sta distruggendo tutti i ponti, elevando muri e scavando trincee, addirittura annegando paesi e città sotto il diluvio bellico. Nella letteratura russo-ucraina dei tempi antichi, sotto l’invasione tataro-mongola dei secoli medievali, spiccava la leggenda della città di Kitež, affondata nel lago Svetlojar al di là del Volga, che riemerge a intervalli regolari per affermare l’eternità del popolo russo, nonostante le devastazioni.
La leggenda fu ripresa in un’opera musicale dal grande compositore ottocentesco Nikolaj Rimskij-Korsakov, membro del gruppo di musicisti che cercavano di ritrovare l’anima russa. Egli esaltava la figura della santa Fevronia, una ragazza che stava per celebrare il suo matrimonio al momento dell’invasione, diventando poi immagine spirituale di una città invisibile, di un “popolo nuovo” inaffondabile. Sembra che russi e ucraini debbano rileggere meglio i tesori della propria cultura, senza cercare di appropriarsene soltanto per la propaganda, come ha fatto nei giorni scorsi il patriarcato di Mosca con l’icona della Trinità di Rublev.

Il Vaticano non dimentica mai le storie passate, neanche quelle dei Paesi lontani, e guarda alla Russia e all’Ucraina che dovranno risorgere dopo l’invasione e la devastazione, dal lago di sangue e vergogna in cui sono affondate per l’ennesima volta nella storia. La missione di pace riguarda il futuro, sperando che non sia troppo lontano, anche perché a tutti appare evidente che nessuna delle due forze in campo ha davvero le risorse per annientare definitivamente il nemico, per quanto si sforzino gli alleati, gli eserciti e i mercanti d’armi di aumentare il loro volume di fuoco.
Il papa di Roma offre il suo sostegno alla pace in queste terre fin dai tempi antichi, ritenendolo uno snodo cruciale per tutto il cristianesimo universale. L’invio di cardinali e ambasciatori a Mosca e a Kiev è un classico delle relazioni con quella che nel linguaggio curiale veniva chiamata la Ruthenia, nome latino dell’antica Rus’, che oggi viene riservato agli slavi “di mezzo” tra le terre settentrionali e quelle balcaniche. Si ricordano due lettere del papa Innocenzo IV (quello dello scontro con l’imperatore svevo Federico II) al principe Aleksandr Nevskij, colui che cercava di salvare la Rus’ sotto la dominazione mongola, in cui il pontefice proponeva di riunirsi alla sede romana, o almeno di rappacificarsi con i Cavalieri teutonici, gli eredi dei Templari che Aleksandr aveva sconfitto, facendoli annegare nei ghiacci estoni del lago Peipus. Il papa suggeriva di costruire una grande cattedrale “unitaria” nella libera città di Pskov, dove insediare l’arcivescovo cattolico dei Prussiani per mediare con tutti i popoli in lotta, tartari compresi. Nel 1251 si presentarono addirittura davanti al principe due cardinali con una bolla papale, dopo una missione di successo nelle terre della Galizia (attuale Ucraina) e della Lituania, attirate alla comunione latina. Il principe Aleksandr, che da Novgorod si era insediato a Vladimir, da cui aveva avuto origine anche Mosca, preferì tenersi stretto il suo metropolita ortodosso, che per i ricorsi della storia si chiamava Kirill, inviandolo dai tartari sul Volga per difendere gli interessi dei russi, rifiutando la mano tesa del papa di Roma. Rispose: “La Rus’ non ha bisogno di voi”.

Molte altre missioni possono essere ricordate, a cominciare da quella del compagno di sant’Ignazio di Loyola, il gesuita Antonio Possevino, che cercò invano di convincere Ivan il Terribile ad accordarsi con Roma. La più creativa risale alla metà del Quattrocento, quando il papa Paolo II propose al gran principe Ivan III una fidanzata bizantina di stirpe imperiale, Zoe Paleologa, che si era rifugiata a Roma dopo la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi. La speranza del papa era che il matrimonio avrebbe messo fine al dissidio tra i russi e il mondo cattolico occidentale, e la fece accompagnare a Mosca proprio dall’allora arcivescovo di Bologna, Antonio Bonombra, che guidava il corteo con la croce latina, ma fu subito pregato di farsi da parte dalle guardie del granduca. La principessa divenne moglie di Ivan (e nonna di Ivan il Terribile), tornando all’Ortodossia e cambiando il nome con uno che i russi consideravano proprio, quello di Sofia.
Un altro grande dei gesuiti di prima generazione, il polacco Petr Skarga, convinse i russi ortodossi del regno di Polonia ad accettare l’Unione con Roma nel 1596, come risposta alle pretese del patriarcato di Mosca, istituito sette anni prima. Fu di fatto l’inizio della storia moderna dell’Ucraina, poi confermato dalle rivolte dei cosacchi, e per un secolo in quelle terre il passaggio dall’Ortodossia al Cattolicesimo (e ritorno) fu la norma delle relazioni ecclesiastiche, con momenti drammatici e rappacificazioni “eterne”, anche se presto smentite. L’imperatore “occidentalista” Pietro il grande, che condusse campagne belliche per venticinque dei suoi quasi trent’anni di regno, si considerava ortodosso quand’era a Mosca e cattolico quando visitava la sottomessa Polonia, facendo anche la comunione alla Messa latina. Non riuscì a recarsi a Roma nella sua “Grande ambasciata” di fine Seicento, limitandosi a una visita notturna a Venezia prima di tornare a Mosca, ma poi pensò di fondare nel 1703 una nuova capitale simile alla città lagunare, San Pietroburgo che significa “città di San Pietro”, la nuova Roma, la città natale di Putin e del patriarca Kirill.

Nell’Ottocento la Santa Sede riuscì perfino a concludere un Concordato con gli zar di Russia, che però non venne mai attivato, anche per la contrapposizione degli stessi cattolici di Russia, Ucraina e Bielorussia, che preferivano vedersela da soli con la corte di San Pietroburgo. Un nuovo tentativo avvenne nel 1917, dopo la rivoluzione di febbraio, con un accordo stilato insieme al Governo provvisorio del socialista democratico Aleksandr Kerenskij, anch’esso poi affondato dal colpo di Stato dei bolscevichi di ottobre. Neppure questa volta il Vaticano si arrese: per iniziativa del visionario gesuita Michel d’Herbigny, venne istituita la Commissione Pro Russia, formalmente mai soppressa, per valutare tutte le possibili vie per il dialogo e la penetrazione cattolica nello Stato ateo sovietico. Pure questa iniziativa rimase senza risultati pratici, e quando Stalin decise di sopprimere la Chiesa greco-cattolica in Ucraina, con lo Pseudo-Sinodo di Leopoli del 1947, si cercò di salvare il salvabile nella clandestinità e nella sofferenza del lager.
Il cardinale greco-cattolico ucraino di Leopoli Josif Slipyj, dopo anni di detenzione, fu liberato grazie a lunghe trattative e sistemato a Roma, dove rimase come capo silenzioso della Chiesa-martire fino al 1983, quando morì nella cattedrale di Santa Sofia, costruita sulla via Boccea per ricordare quanto i sovietici avevano soppresso o addirittura distrutto in patria. Le trattative proseguirono fino al Concilio Vaticano II, in cui a sorpresa si presentarono i rappresentanti del patriarcato di Mosca, e papa Giovanni XXIII riuscì perfino a mettersi in mezzo tra Kennedy e Khruščev, che a Cuba avevano sfiorato la guerra nucleare. Esistono ancora oggi le immaginette, e perfino i gruppi scultorei con i tre “araldi della pace” di America, Russia e Vaticano, che aprirono la fase apparentemente “pacifica” della Guerra fredda novecentesca.

La cattedrale della via Boccea è oggi uno dei centri più attivi nell’assistenza ai fratelli della patria ucraina, accogliendo i profughi e raccogliendo i soccorsi da inviare. Anche questa è missione di pace, anzi soprattutto questa, a cui partecipano non solo papi e cardinali, ma preti e laici, semplici fedeli e famiglie, uomini e donne di buona volontà. In questo la Chiesa cattolica è impegnata da sempre, senza attendere gli incontri al vertice e le trattative ufficiali. E nel sorriso del card. Zuppi si esprime la certezza che, con l’aiuto di Dio, l’Ucraina e la Russia riemergeranno dalle acque del male come la leggendaria città di Kitež, per cominciare insieme una vita nuova

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I GIOVANI ABBANDONANO  LA  FEDE?

Quell’unica mano alzata in classe

Buongiorno Padre Livio, Dio benedica Lei e tutti i suoi collaboratori per la meravigliosa opera di evangelizzazione mariana che fate ogni giorno.

L’altro giorno mio figlio, che ha diciassette anni e frequenta la classe terza di un liceo scientifico, mi ha raccontato questo.

Il suo professore di filosofia, un tipo simpatico e preparato, ma orgogliosamente ateo ,  ha chiesto se ci fossero cristiani nella sua classe. Su una ventina di bravi ragazzi, solo lui ha alzato la mano.

Mio figlio mi ha detto che, secondo lui, con la sua generazione la religione Cristiana Cattolica in Italia  si estinguerà o quasi.

 Sono certo che non sarà così, ma se solo 1/20 di quella che dovrebbe essere la classe dirigente  del futuro sarà cristiana quale triste futuro avranno i nostri figli.

Mi regali una parola di conforto e qualcosa da dire a mio figlio che confuti la sua tesi.  Dio la benedica e per favore preghi per il futuro dei nostri figli e della nostra Patria. Grazie per quello che tutti Voi fate ogni giorno. 

Nicola 

Lonato del Garda ( Bs) 

Caro  Nicola,

non ho difficoltà a credere che i ragazzi che non hanno alzato la  mano siano digiuni di Cristianesimo. Quel poco che hanno percepito da bambini è stato rapidamente spazzato via dal  modo di pensare e di vivere dell’uomo moderno “che non vuole Dio”, come ha detto la Madonna,  che ha aggiunto: “Per  questo va verso la  perdizione”.

Noi non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a questa deriva ma essere punti di riferimento nella bufera che si sta avvicinando velocemente e che vedrà  i nostri giovani impreparati ad affrontarla.

Incominciamo ad essere testimoni nelle nostre famiglie  e con i nostri figli  perché,  ne sono convinto, più  ancora degli adulti, i giovani sono pronti  a  cogliere i segnali del Cielo e ad afferrare  la  mano tesa della  Madonna. 

I cuori cloroformizzati  dalla  colonizzazione del pensiero unico vanno conquistati uno ad uno dalla  luce e dell’ amore di Dio.  Noi mettiamoci la nostra testimonianza e la grazia dello Spirito Santo farà  il resto:

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Riflettendo sul primo segreto…

Buongiorno caro Padre e buona festa del Corpus Domini.

Ho riflettuto ulteriormente sulle parole di Mirjana relative al primo segreto e mi sono resa conto di aver fatto un’affermazione sbagliata al riguardo: questo segreto non sarà di origine naturale!

Mirjana stessa ce lo suggerisce quando dice che solo gli atei convinti potrebbero affermare che il primo segreto è riconducibile ad un evento naturale. Implicitamente ciò significa che invece non lo sarà affatto. Perché la maggior parte delle persone non lo riterrà un fenomeno della natura.

L’aveva detto lei un po’ di tempo fa… “Il tempo dei segreti è il tempo di Dio!”.

Allora ciò che avviene in questo arco di tempo è opera di Dio. Gli avvenimenti dei segreti sono di natura divina.

Ma anche questo è sempre la stessa Mirjana a dircelo, quando spiega che il primo segreto farà parlare di sé a lungo. Mi spiego meglio…

Padre Livio, c’è ancora qualcuno che parla del recente terremoto in Turchia?… Dimenticato. Nonostante la sua terribile potenza distruttrice e l’elevatissimo numero di vittime. Le cose di questo mondo passano…  Per questo motivo ritengo che il primo segreto non potrà che essere un avvenimento insolito, fuori dagli schemi, naturale perché saranno gli elementi naturali che agiranno, ma non lo faranno in modo naturale, bensì soprannaturale. Facciamo un esempio: la piaga dell’acqua trasformata in sangue. Si tratta di sostanze naturali, però plasmate e manipolate dalla potente mano di Dio creatore, che è l’unico in grado di piegare al suo volere la materia. Solo gli atei convinti potrebbero affermare che un simile evento è di origine naturale. È chiaro e lampante per tutti che si tratta di un’opera Dio, perché va oltre il corso naturale delle cose. Ci sbalordisce per la sua incredibilità. Per questo motivo la gente ne parlerà a lungo.

Non solo, ma, come ha affermato Mirjana, indurrà anche le persone a riflettere. Perché dietro questo evento si potrà scorgere la mano di Dio, il quale non si limiterà a condurre gli eventi, ma, per mezzo di questi, a salvarci.

Se ci renderemo conto che è Dio il regista dei segreti, capiremo che sarà soltanto con una fiducia cieca in Lui, a cui nulla è impossibile e che è buono, affidabile e misericordioso, che potremo uscire illesi da queste catastrofi.

In questo senso non ci potrà essere un fuggi-fuggi generale per scampare ai pericoli incombenti, ma solo molta preghiera.

Proprio come nel video dell’edicola della Madonna nella campagna romagnola, non saremo toccati dalla devastazione, perché nulla è impossibile a Dio! 

È in questo senso che Mirjana ha affermato che attraverso gli eventi dei segreti Dio vuole cambiare il mondo: vuole cambiare i nostri cuori induriti dimostrando ancora una volta che è solo Dio che salva, anzi, come dice Gesù: “La tua fede ti ha salvato”. 

Gli eventi dei segreti saranno uno scossone alla nostra fede sopita, un brusco risveglio che mi metterà in discussione, ma che alla fine ci condurrà alla rinascita della Fede. 

Ecco quale sarà il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria: il risveglio della Fede nel cuore degli uomini!

Piano piano con l’incalzare degli eventi, la gente riprenderà anche a riempire le chiese ora semivuote e svuoterà i centri commerciali, nuovi luoghi di culto perennemente affollati, per ritornare finalmente alla Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

Lode e Gloria a Dio!

                             Monica di Baldissero.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Riflessioni sulla mia esperienza riguardo a Medjugorje

Caro Padre Livio come sta? Sono Antonino. Vorrei condividere con lei, brevemente la mia esperienza di vissuuto a Medjugorje, dove ho  constatato che la tipologia dei pellegrini italiani che arrivano a Medjugorje è profondamente mutata nelle ultime due decadi.

 Incontrando  molti di loro, ho constatato che dopo molti anni di frequentazione della parrocchia di Medjugorje e della Regina della pace, solo un piccolissimo numero vive la preghiera, il santo Rosario, quotidiano, la Santa Messa domenicale, la confessione mensile e  il digiuno.

Mi dispiace vedere  pellegrini di altre nazionalità che  hanno risposto più seriamente alla chiamata della Regina della pace. La saluto con stima e affetto e la ringrazio per la sua missione a favore della Regina  della  pace.

Prego per lei e per la missione di Radio Maria nel mondo.

Antonino.

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

LA MIA VITA PER   LA  GOSPA

Cari amici,  a  intervalli regolari,  vi racconto sul Blog  la storia  delle apparizioni della Madonna   a  Medjugorje, così come io  l’ho  vissuta  dai primissimi anni fino ad  oggi.

Vostro  Padre  Livio

22.  Perché i veggenti di Medjugorje si sono tutti sposati?

Non vi è dubbio che la Madonna, come Madre premurosa, si prenda cura degli strumenti che Lei ha scelto, proteggendoli dai pericoli e guidandoli nel compimento della loro missione. Si preoccupa innanzi tutto della loro formazione spirituale, in modo tale che siano  un segno della sua presenza. Questo accade in ogni apparizione mariana.

Dio non solo assegna compiti particolari, spesso scegliendo mezzi umanamente inadeguati, ma dà anche la grazie necessarie perché vengano realizzati secondo la sua volontà. Uno dei criteri che la Chiesa adotta nel giudicare l’origine soprannaturale delle apparizioni è la docilità e l’impegno con cui i veggenti si fanno umili servitori.

La mano di Maria nel guidare i suoi piccoli, anche in particolari apparentemente insignificanti, è evidente in tutte le apparizioni mariane. Colpisce come a Fatima la bella Signora inviti i tre pastorelli, che avevano costruito un rude cilicio con una corda per ottenere la conversione dei peccatori, a usarlo solo di giorno e non di notte, perché sarebbe stato troppo per la loro salute.

A La Salette chiede ai due bambini se recitino le loro preghiere e, alla risposta imbarazzata, li esorta a recitare almeno un Padre nostro e un’Ave Maria. Al Laus la  piccola Benedetta viene istruita nelle verità della fede direttamente dalla S. Vergine, che si fa catechista nei primi mesi dell’apparizione. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi all’infinito.

Dio guida tutti i suoi figli sulle vie della vita in modo ordinario, per mezzo della Chiesa e dei suoi ministri, con le illuminazioni dello Spirito Santo e con molteplici interventi, che non di rado sfuggono ai nostri occhi distratti. Ma spesso lo fa in modo straordinario, manifestandosi direttamente e dando indicazioni precise. Le vite dei santi abbondano di esempi che, in verità, sono molto più diffusi  di quanto non si pensi anche fra i semplici fedeli.

Alla domanda che ci siamo posti: “Chi guida i veggenti di Medjugorje?” dovrebbe essere data una risposta ovvia e scontata. I veggenti sono guidati dalla Madonna. Rimane quindi incomprensibile come si sia potuto diffondere la diceria che a Medjugorje ci sia stato  un direttore spirituale, o addirittura un leader, dei sei ragazzi.

Ciò non è mai avvenuto, né nei primi tempi, né negli anni successivi. Nessuno dei religiosi presenti in parrocchia ha mai ricevuto un incarico specifico in questo senso. Ovviamente i veggenti, come ogni fedele, hanno avuto nei sacerdoti presenti in parrocchia i loro punti di riferimento per la crescita nella vita cristiana.

Ogni veggente al riguardo si è comportato con estrema libertà, a secondo delle circostanze e dei suoi bisogni spirituali. A loro volta i Frati francescani, che si sono succeduti nel lavoro pastorale, hanno avuto cura della grazia particolare dei sei prescelti dalla Madonna, allora ancora adolescenti, e delle conseguenti responsabilità che ne derivavano.

In tanti anni che ho frequentato i veggenti di Medjugorje non li ho mai sentiti parlare di un direttore spirituale che li abbia guidati. Al contrario, ho sempre visto in loro, anche nel piccolo Jakov,  un forte riferimento alle disposizioni della Madonna in tutto ciò che dicevano e che facevano.

 La diceria del leader spirituale fa comodo a chi ha tentato di spiegare il “fenomeno” Medjugorje come una messa in scena dei frati francescani, ma anche a chi si è illuso di usare i sei veggenti per suoi progetti personali.

La Gospa si è presa cura dei suoi “Angeli” fin dai primissimi giorni e li ha accompagnati fino ad oggi. Non dobbiamo però pensare che questo straordinario aiuto abbia dispensato i ragazzi dalle oscurità e dai travagli tipici del cammino di fede. Hanno ricevuto grazie e aiuti per compiere la loro non facile missione, ma non è stato loro risparmiata la fatica del cuore per comprendere e per scegliere.

La Madonna li ha guidati sollecitandoli alla responsabilità e all’esercizio delle virtù. E’ forse stato facile il cammino di conversione degli apostoli per il solo fatto che  condividevano la loro vita col Maestro? Non di rado la Madonna li ha lasciati nuotare fra onde tempestose, senza dare risposta alle loro domande. Gli insegnamenti che la Regina della pace dà a tutti mediante i suoi messaggi sono validi anche per loro.

 L’apparizione quotidiana è un dono incommensurabile, che inonda di luce e di forza. Ma subito dopo anch’essi ripiombano nel combattimento quotidiano della vita e necessitano degli aiuti ordinari di tutti i cristiani. Anche i veggenti, nonostante la grazia dell’apparizione, hanno bisogno dell’incoraggiamento, della buona parola e del buon consiglio che trovano nelle loro famiglie, nella parrocchia e nelle persone fidate.

 Anche loro, come tutti, devono applicarsi alla preghiera quotidiana e attingere alla vita divina mediante i sacramenti. Nei primi tempi la Madonna rispondeva a domande particolari riguardanti sia loro come altre persone, ma poi ha sollecitato a trovare nel vangelo le risposte di cui avevano bisogno.

 Anche i veggenti hanno dovuto esercitarsi nel discernimento in situazioni particolarmente intricate, quando la Madonna taceva e lasciava che trovassero la direzione da soli Anche loro hanno dovuto procedere nel buio della fede, con i rischi che le oscurità e le debolezze personali comportano. La Madonna è un’eccelsa educatrice e forma attraverso le lotte e le fatiche. A volte permette che sbagliamo, perché sbagliando di impara e si resta umili.

La domanda più importante che i sei ragazzi si sono posti all’inizio della loro giovinezza è stata quella della vocazione. Un ‘interrogativo che accomuna tutti i giovani. A questo riguardo la Madonna ha dato loro delle indicazioni generali, ma non li ha affatto dispensati dal discernimento personale.

 Per quanto riguarda la scelta del loro stato, molto presto la Gospa ha detto che “sarebbe bene consacrarsi al Signore completamente. Di andare in convento o cose simili” ( Vicka). La Madonna, senza nulla togliere al grande valore del matrimonio come sacramento, confermava così la superiorità oggettiva della totale consacrazione, secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa.

 I ragazzi affermano che la Madonna li ha lasciati liberi di prendere le loro decisioni e lo hanno fatto secondo quanto hanno sentito nel cuore. Ivan ha deciso subito ed è andato in seminario, che ha lasciato dopo alcuni mesi per difficoltà negli studi. Ivanka e Mirjana si sono orientate verso il matrimonio. “Marija ed io abbiamo deciso per il convento, poi vedremo quello che Dio vorrà”  ha affermato Vicka nel lontano 1983.

 n effetti Marija nel 1988 è entrata in una comunità, fondata dall’ex frate Tomislvav Vlasic, presente  a Medjugorje dal 1982 al 1985, quando è stato allontanato dalla parrocchia e trasferito altrove. Il Frate francescano a guida di questa comunità è stato successivamente sospeso a divinis (2008) poi ridotto allo stato laicale ( 2009)  e infine scomunicato (2009).

 Marija ne è uscita dopo qualche mese in un modo piuttosto traumatico. Più tardi, vista la triste sorte a cui quella comunità è andata incontro, è apparso chiaro che non era quella la sua strada. Tuttavia è da ritenersi provvidenziale la scelta di Marija, che ha permesso da fare luce su una realtà che sollevava perplessità presso l’autorità ecclesiastica.

Vicka è stata l’ultima dei veggenti a scegliere per il matrimonio ( 2002). Tuttavia in precedenza aveva profuso molto del suo tempo e delle sue energie per i ragazzi della Comunità Cenacolo di Suor Elvira, della quale è sempre stata intima amica. Forse ha anche pensato di entrare a far parte di questa comunità e, dopo un periodo di discernimento e di preghiera, ha optato per la famiglia.

 La “Gospa” indubbiamente già sapeva che cosa i veggenti avrebbero scelto ma, dopo aver sottolineato il valore speciale della vita religiosa, ha lasciato che si orientassero secondo le inclinazioni e le illuminazioni personali.

A ben vedere la famiglia è per i veggenti uno stato di vita ottimale, che permette loro non solo un cammino di santificazione, ma anche quella libertà di servire la Madonna e di incontrare i pellegrini che non sarebbe stato possibile se fossero divenuti sacerdoti o suore.

Il fatto di lasciarli liberi nella scelta della vocazione, non ha certo impedito alla Madonna di intervenire per ammonire e persino rimproverare ogni volta che lo ha ritenuto opportuno. La sua guida materna, dolce e ferma insieme, non si è limitata a raccomandazioni generali, ma si è fatto sentire su cose concrete.

Specie all’inizio la Madonna li ha ripresi e rimproverati. “Qualche volta siamo arrivati fino alle lacrime” (Vicka). Li ha soprattutto incoraggiati: “Ci ha incoraggiato continuamente. Altrimenti come avremmo fatto a resistere? Spesso le abbiamo chiesto, soprattutto all’inizio, se saremmo stati in grado di perseverare e Lei ci rispondeva: “Sì angeli miei”…Io mi sono sempre sentita forte dopo i suoi incoraggiamenti. Non avevo paura di niente” (Vicka).

La Madonna non manca di dare consigli opportuni secondo le circostanze: “Lei ci avvertiva: guardatevi da questo, guardatevi da quello; comportatevi così con il popolo, così con le autorità; e così via. Come una vera mamma. Solo che Lei è molto più buona e sapiente…Ci avvertiva per le spie, per i miscredenti, per i falsi amici; come dovevamo guardarci dalle provocazioni; che non dovevamo ascoltare falsi messaggeri” (Vicka).

Fin dall’inizio la Gospa ha anche messo in guardia i veggenti dalle insidie di Satana che cercava di insinuarsi fra di loro per metterli in disaccordo.

Man mano che i ragazzi sono diventati uomini e adulti nella fede, hanno camminato con sempre maggiore autonomia, sotto lo sguardo vigile della Madre celeste. Non c’è mai stato nessun leader dei veggenti a Medjugorje se non la Madonna stessa, che però si occupa di tutti i suoi figli con uguale sollecitudine e amore.

〽️🕊️DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO 👌🕊️

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