Mese: Novembre 2023 Pagina 7 di 16
La Madonna cita una espressione di Gesù prima della Passione e della Profezia sulla distruzione di Gerusalemme

Ciao padre Livio!
Hvaljen Isus i Marija!
Hai visto che la Madonna, nel messaggio di Medjugorje del 25 ottobre, ha usato una espressione di Gesù? E’ “la Via della Pace”.
Me ne sono accorto solo in questi giorni.
La Madonna dice “l’Altissimo mi ha inviato a voi per guidarvi verso la via della pace e della comunione con Dio e con gli uomini”.
Gesù la usa nel Vangelo poco prima della Passione, della distruzione di Gerusalemme e del discorso escatologico.
Lc 19, 42-44 «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
E’ un’espressione che desta preoccupazione e sicurezza allo stesso tempo: ci inquieta perché quella frase ha preceduto guerra, distruzione, persecuzione; e perché abbiamo davanti uno scontro, quello fra ebrei e islamici, che se si allarga, il mondo intero può essere coinvolto.
Ci dà sicurezza perché la Madonna ha detto che vuole guidarci verso la Via della Pace, che è Gesù, perché Lui è la Via e Lui è la Pace. E sappiamo che la Vergine Figlia di Sion lo farà perché se dice che Lei è mandata dall’Altissimo per questo, allora Lei ottiene, vince, realizza.
L’altra cosa bellissima di questa frase è che la Madonna vuole portarci alla comunione con gli uomini, dopo la comunione con Dio. Perché in questo tempo c’è tanta disunione, lite, odio fra gli uomini. Ma la comunione con gli uomini sarà possibile solo nella Vittoria definitiva di Maria, cioè nel suo Trionfo: ecco che Lei ci avvisa che il tempo non è lontano…
Vergine Figlia di Sion, prega per noi.
Alessio

di Stefano Caprio. Asaia News – 19 Novembre 2023
Nel Paese si rafforzano i dubbi sulla reale sussistenza del presidente, dato per morto o sostituito tanto da essere soprannominato “l’uomo del frigorifero”. Il capo supremo espressione quasi anonima e impersonale. Kirill incarna il ruolo celebrativo, ma il potere e nelle mani dell’oscuro segretario del Consiglio di sicurezza che parla dello “zar Putin” al passato.
Negli ultimi tempi si sta creando una singolare atmosfera di gelo in Russia, non dovuta ai freddi invernali che tardano ad affermarsi, viste le svolte imprevedibili dei cambiamenti climatici, ma per le incerte percezioni che riguardano il presidente Vladimir Putin. Come non esistono nella mente dei russi certezze assolute riguardo alla scomparsa improvvisa e scenografica del “cuoco” Evgenij Prigožin, o alla cagionevole salute del “macellaio” ceceno Ramzan Kadyrov, ora si aggiungono apprensioni circa la reale sussistenza dello stesso Putin. Dato per morto da alcuni e sostituito da vari sosia, per altri “congelato” nei suoi bunker per motivi sanitari o semplicemente di sicurezza, tanto da essere ormai chiamato “l’uomo del frigorifero”.
Non è poi così decisivo se il prossimo presidente, che verrà proclamato il 18 marzo 2024 con oltre l’80% dei voti, sarà lo stesso che domina il Paese da oltre un ventennio, o un suo alias dei tempi dei droni e dell’intelligenza artificiale, più ancora dei mascheramenti e operazioni chirurgiche. Chi siederà sul trono del Cremlino dovrà corrispondere a una funzione definita dall’ideologia e perfino dalla religione; un idolo a cui prostrarsi in nome della grandezza della Madre Russia, vera divinità venerata fin da prima del Battesimo di Kiev nel 988, ancora nelle incerte ispirazioni del paganesimo scandinavo, caucasico e asiatico del popolo a cavallo di Oriente e Occidente. I “valori tradizionali” impersonati da questa figura semi-divina trascendono perfino il cristianesimo ortodosso, in più occasioni interpretato solo come un attributo dell’autentica anima russa, preesistente ad ogni altra forma di morale o religione, proiettata sulla soluzione finale della storia universale.
Per questo il capo supremo della Russia deve rimanere un’espressione quasi anonima e impersonale, evitando di confondere e sminuire la purezza del collettivo, la sobornost del popolo eletto. I monarchi che nella storia hanno cercato di imporre la propria personalità e visione hanno fallito la loro missione, come il primo zar Ivan il Terribile, che per le sue paranoie isteriche fece sprofondare la Russia cinquecentesca della “Terza Roma” nei Torbidi del conflitto con la Polonia-Lituania, di cui Putin oggi cerca di evitare la replica con la “difesa” dell’Ucraina dall’invasione dell’Occidente immorale. Al contrario, l’occidentalista Pietro il Grande non seppe conservare la vera anima russa, diffondendo lo spirito oscuro della “città maledetta” da lui creata a imitazione delle capitali europee, quella San Pietroburgo nei cui antri si contorcono i personaggi grotteschi e apocalittici dei romanzi di Gogol e Dostoevskij. Il modello perfetto, a cui oggi si ispira la Russia putiniana, è stato invece il grigio segretario georgiano Iosif Stalin, il cui culto della personalità nella Ortodossia “rovesciata” del Comunismo russo ha indicato la via per la totale purificazione.
Lo stalinismo è la vera realizzazione della sobornost, garantendo pace e sicurezza nella luce della Vittoria sui nemici, alimentando lo stato di guerra permanente come era appunto la “guerra fredda”, da combattere sul campo e nella mente a tutte le latitudini. Dopo la sbandata del “disgelo chrusceviano”, la Russia sovietica si ricompattò nel ventennio della “stagnazione”, guidata da un essere impersonale come Leonid Brežnev proprio negli anni della formazione giovanile di Putin e del patriarca Kirill. Dopo i “torbidi eltsiniani”, seguiti alla sciagura del crollo del sistema, provocata dalle fantasiose intemperanze della perestrojka gorbacioviana, ora la Russia si può adagiare nuovamente sul neo-stalinismo putiniano, garantito da un anonimo padrino la cui permanenza al trono del Cremlino non è messa in discussione neppure dal fastidio della morte fisica.
Il potere supremo e metafisico si basa sulle due grandi prerogative della religione staliniana, il conflitto e la sicurezza, che Putin sta interpretando al massimo livello. La guerra è ormai in corso a livello planetario, trovando nell’Ucraina e in Israele i perfetti comprimari per proiettarsi almeno su un secolo di combattimenti, sprofondando nelle dighe del Donbass e nei cunicoli di Gaza. E la sicurezza interna della Russia è talmente capillare da aver eliminato non soltanto tutti gli avversari politici, rinchiusi nei lager o sparsi nel vuoto dell’Occidente, ma perfino i sentimenti pacifisti e liberali ancora rimasti nelle menti dei russi. I dissidenti non preoccupano la dirigenza del Cremlino, conta di più la percezione di impotenza e sottomissione nelle masse, da alimentare con la propaganda e la sorveglianza. A questo ci pensano le vere strutture del potere, le uniche eredità staliniane rimaste in vita dopo la fine dell’Urss: il patriarcato di Mosca e il Consiglio di sicurezza.
Il patriarca Kirill ha incarnato alla perfezione il ruolo celebrativo a cui si era preparato fin da quando era un giovane vescovo brezneviano, il “chierichetto del potere” secondo la definizione di papa Francesco. In questi giorni ha dato un segnale di apertura della prossima campagna elettorale, invocando la repressione delle “intenzioni favorevoli” all’aborto, nel Paese al mondo dove la pratica dell’aborto è più facile e più diffusa: non contano i fatti, ma le “intenzioni”. Il capo della Chiesa, nella variante staliniana, deve fornire le giustificazioni della guerra, e il connubio tra preti e soldati si è esaltato nella guerra in Ucraina, dopo essere stato profetizzato nella “Cattedrale della Vittoria” eretta nel 2020. L’anno della celebrazione dei 75 anni dall’ingresso a Berlino dei salvatori del mondo, veri figli del Cristo con la spada e della Vergine con la mitragliatrice.
Se la funzione patriarcale assume contorni pubblici e liturgicamente enfatici, meno evidente è il contributo degli uomini della sicurezza, i leggendari fantasmi dei servizi del Kgb-Fsb, da cui proviene lo stesso “zar del frigorifero”. Nell’inquietudine che aleggia sulla persona fisica del presidente, assume sempre più importanza l’oscuro segretario del Consiglio di sicurezza di Mosca, Nikolaj Patrušev, che molti chiamano il “patrono di Russia”, colui che sorveglia e garantisce l’ordine delle cose. Secondo le norme, in assenza improvvisa (o morte mascherata) del capo di Stato è proprio lui a svolgere le funzioni di reggente, o di caposquadra degli alias e dei sosia.
In alcuni recenti discorsi Patrušev ha alimentato il sospetto che sia lui a tenere in mano la situazione, esponendo con autorevolezza i programmi della Russia in vista della rielezione di Putin e dettando la linea politica nella fase acuta del conflitto mondiale. Il 16 settembre aveva denunciato il “crollo dell’impero dei parassiti” occidentali, in una lunga relazione pubblicata sulla rivista dei servizi Razvedčik (“L’Investigatore”). Il 4 novembre, in occasione della festa dell’Unità del Popolo, ha assicurato che “il popolo russo è in grado di superare tutte le minacce interne ed esterne, grazie alla sua compattezza”. Il discorso è stato pronunciato durante la “maratona” della società Znanie (“La Conoscenza”), una delle strutture sopravvissute dai tempi sovietici, essendo stata fondata nel 1947 sulle ali dell’entusiasmo staliniano per la Vittoria, allo scopo di “diffondere le conoscenze politiche e scientifiche”, soprattutto con la propaganda anti-religiosa, la “catechesi” ateista. Sembrava dovesse essere sciolta, ma negli ultimi anni Patrušev ne ha ispirato la rifondazione usandola come luogo privilegiato per esporre le nuove visioni della Russia anti-occidentale.
Il “patrono” risulta quindi essere il garante del “padrino”, perfezionando un sistema di “paternità anonima” rispetto al popolo, che non vede alternative a Putin e al putinismo in quanto la religione di Stato ha cancellato il concetto stesso di “alternativa”, e con esso anche il principio di successione: a Putin può succedere soltanto Putin, la continuità del potere diventa reincarnazione del potere, grazie alla sorveglianza onnicomprensiva. Patrušev controlla l’Fsb, che a sua volta controlla la magistratura, i tribunali e la Guardia nazionale. Il Servizio federale di protezione (Fso) mantiene un’indipendenza formale, essendo adibito alla custodia del “frigorifero”, ma in realtà tutto funziona perfettamente all’unisono e non si prevedono colpi di testa alla Prigožin. Sempre ammesso che si trattasse di una vera rivolta, nelle segrete stanze del gelido bunker del Cremlino.
Il discorso di Patrušev alla Znanie è stato anche chiamato il “necrologio di Putin”, perché facendo un bilancio dei suoi 23 anni di governo, il “patrono” ne parlava solo al passato con tono mesto. Lo zar secondo lui “ha salvato il Paese dalla deriva eltsiniana perché conosceva ogni dettaglio della situazione e aveva un chiaro programma da realizzare, uno scopo per cui sapeva di doversi assumere la responsabilità per la salvezza di tutta la società”. Rimembrando i meriti del padrino della Patria, Patrušev continuava a tornare sulle azioni del passato, degli anni Novanta e all’inizio dei Duemila, senza accennare al Putin attuale, se non con un breve riferimento alla nuova Costituzione del 2020. Non una parola sull’operazione militare speciale, logica conseguenza di tutto il “piano di salvezza”. Lo zar non vive nel presente, ma assume una dimensione eterna ed eterea, perché la vera Russia sta soltanto nei cieli, dove ogni sofferenza e ogni tragedia viene superata, e tutto ciò che sta sulla terra sprofonda ormai nell’abisso.
Grazie Padre Livio perché non molla

Carissimo padre Livio
Anch’io ho notato il silenzio dei veggenti di Medjugorje e ho pensato che devono raccogliersi in preghiera per poter affrontare questi tempi, come Maria che serbava tutto nel suo cuore , meditava e pregava .
Credo che anche noi dovremmo imitarli pregando di più e magari spegnendo la televisione e vivendo meglio il tempo che ci è donato.
Sento che è il tempo di vegliare e testimoniare soprattutto nel nostro modo di vivere perché non sappiamo nè il giorno nè l’ora della venuta del Signore e che non ci sorprenda assopiti e distratti anche nelle visite che il Signore ci fa ogni giorno nella nostra vita ,nelle nostre attività e relazioni.
Grazie per tutto e per il dialogo che ha con tutti noi e perché non molla !
Andiamo avanti insieme!
Maria Luisa da Trieste
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Cara Maria Luisa,
finché Dio vuole sto volentieri al suo servizio. Non c’è nulla di più bello e di più gratificante.
Oserei dire che sono persino felice. Dietro le spalle c’è però un lungo cammino nel quale è necessario perseverare.
Vorrei che tutti capissero questo tempo nel quale viviamo, che vede l’Inviata di Dio determinata a cambiare il mondo.
E’ a Lei che dobbiamo guardare. È dietro a Lei che dobbiamo camminare. Chi la seguirà troverà Colui che è la Via, la Verità e la Vita. Incamminiamoci con Lei e non guardiamo indietro.
Ave Maria
Padre Livio
DOMENICA 33.MA DEL TEMPO ORDINARIO (A)

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
La Domenica è il primo e l’ultimo giorno della settimana ed è un simbolo della nostra vita, che ha Dio Creatore come punto di partenza e Cristo Redentore come traguardo finale.
Siamo perciò, fin dal primo momento della nostra esistenza, in cammino verso la meta, che è quella dell’eternità , alla quale possono pervenire tutti gli uomini che credono in Dio e lo amano.
Purtroppo, pur avendo a disposizione tutti i doni di natura e di grazia necessari, molti vagano qua e là e finiscono per perdersi nel labirinto tenebroso del male e della morte.
E’ questo il significato della Parabola dei talenti del vangelo di oggi, con la quale Gesù ci richiama alla responsabilità per quanto riguarda la nostra vita, che è un dono di inestimabile valore, del quale dovremo rispondere quando sarà il momento stabilito da Dio.
Un uomo, racconta Gesù, chiamò a sé i suoi servi ai quali diede ad uno cinque talenti, ad un altro due, e ad un altro uno, secondo le capacità di ciascuno.
I primi due subito andarono a impiegare i talenti e li raddoppiarono, il terzo invece andò a seppellire il suo in una buca.
Il padrone al suo ritorno lodò i primi due e li rese parteci dei suoi beni. Invece ebbe parole dure nei confronti di quello inoperoso, chiamandolo “servo inutile”, che cacciò fuori “nelle tenebre, dove c’è pianto e stridore di denti”.
Questa Parabola, cari amici, riguarda la nostra vita che è un tempo di prova, durante il quale dobbiamo mettere a frutto tutti i doni naturali e soprannaturali che Dio dà ad ogni uomo. Alla fine ognuno sarà giudicato secondo i meriti in rapporto al Regno di Dio.
Questo è un insegnamento fondamentale della Sacra Scrittura, in particolare del Vangelo, e chiama ognuno alla responsabilità dinanzi a Dio.
La vita non è una nostra proprietà ma è un dono di inestimabile valore, che dobbiamo far fruttificare con le opere di bene., secondo i talenti che Dio assegna a ognuno.
Dio a questo riguardo è esigente e non tollera né l’inerzia e tanto meno la malizia. Tuttavia, ben conoscendo la fragilità umana, ci dà sempre la possibilità di cambiare e di recuperare il tempo perduto con la grazia della conversione.
Questo riguarda in modo particolare la nostra generazione che, essendosi appropriata dei talenti ricevuti, si sta scavando una fossa, in cui seppellire se stessa e dalla quale potrà uscire soltanto alzando con umiltà lo sguardo verso il Cielo.
Vostro Padre Livio
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Vangelo
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,14-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo. Il padrone gli rispose:
Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».
CRISTIANESIMO E ISLAM
La conversione di Ayaan Hirsi Ali, l’infedele condannata dall’islam
Condannata a morte, con una fatwa, nel 2004, per il film Submission (per cui è stato ucciso Theo van Gogh), Ayaan Hirsi Ali aveva abbandonato l’islam per diventare atea. Ora è cristiana. E spiega perché.
EDITORIALI 16_11_2023 – Anna Bono – La Nuova Bussola

Ayaan Hirsi Ali, somala, nata in una famiglia musulmana, nel 2004 ha osato scrivere il testo di un cortometraggio intitolato Submission, realizzato dal regista olandese Theo Van Gogh, in cui si racconta la storia di alcune donne islamiche vittime di abusi e maltrattamenti inflitti nel nome di Allah e nel rispetto della legge coranica. Theo Van Gogh ha pagato con la vita. È stato ucciso ad Amsterdam, per strada, da un immigrato marocchino che, dopo aver sparato otto colpi di pistola, gli ha conficcato nel petto un coltello con infilata nella lama una lettera di cinque pagine contenente minacce ai governi occidentali e agli ebrei e una fatwa, una sentenza islamica, di condanna a morte per Ayaan.
All’epoca lei abitava in Olanda. Le autorità del Paese le hanno subito assegnato una scorta. Quando su pressioni politiche le è stata tolta, si è trasferita negli Stati Uniti che le avevano offerto asilo.
Nei suoi due splendidi libri autobiografici pubblicati in Italia da Rizzoli, Infedele, nel 2007, e Nomade, nel 2010, racconta come l’incontro a 20 anni con l’integralismo islamico, attraverso gli insegnamenti dei Fratelli Musulmani, l’avesse conquistata inducendola a indossare il velo, cosa che prima non faceva, e a seguire quanto meglio possibile le prescrizioni della legge coranica. Ma presto la loro intolleranza, il loro implacabile odio e disprezzo per gli infedeli, la loro negazione di ogni piacere e svago, la loro insistenza sul dovere del jihad, la guerra santa per conquistare all’islam tutta l’umanità, il loro inflessibile richiamo all’obbligo di sottomettersi all’islam senza mai riflettere, dubitare, interrogarsi, l’hanno indotta dapprima a mettere in discussione molte delle istituzioni della società musulmana – alcune delle quali lei stessa aveva subito, l’infibulazione da bambina e da grande l’imposizione di un matrimonio combinato, deciso dal padre – poi ad abbandonare la pratica religiosa e infine a diventare atea.
Lo aveva rivelato con coraggio, lei già oggetto di una fatwa di morte, consapevole del nuovo rischio che correva perché l’abiura è il crimine più grave che possa commettere un musulmano, meritevole di morte ancor più che gli atti blasfemi, a maggior ragione perché nel frattempo aveva acquisito fama internazionale, era diventata consigliere della Casa Bianca, autorevole tanto che nel 2005 la rivista Time l’ha proclamata una delle 100 persone più influenti del mondo.
Adesso, a conclusione di un percorso da lei definito «un lungo viaggio attraverso un deserto di paura e insicurezza», ha annunciato di essersi convertita al cristianesimo. In un comunicato pubblicato il 13 novembre dal titolo Perché adesso sono cristiana Ayaan ha spiegato perché. «Ho riconosciuto – scrive – che esiste un modo migliore per gestire le sfide dell’esistenza rispetto a quello che l’islam o la miscredenza avevano da offrire. Mi sono convertita al cristianesimo perché la vita senza nessun conforto spirituale mi era insopportabile, anzi era quasi autodistruttiva. L’ateismo non è riuscito a rispondere a una semplice domanda: qual è il significato e lo scopo della vita?».
Già nel 2010, nell’introduzione a Nomade, aveva scritto: «Ho avuto il piacere di incontrare cristiani il cui concetto di Dio è ben lontano da Allah. Questo Dio cristiano moderno è sinonimo di amore: i preti non predicano odio, intolleranza e discordia; questo Dio è misericordioso, non cerca il potere temporale e non è in competizione con la scienza; i suoi seguaci considerano la Bibbia un libro fatto di parabole, non di ordini tassativi a cui attenersi scrupolosamente. Il cristianesimo di amore e tolleranza resta uno dei più potenti antidoti dell’Occidente all’islam di odio e intolleranza».
«Naturalmente ho ancora molto da imparare sul cristianesimo – dice adesso – scopro qualcosa di più ogni domenica andando in chiesa». Ma quello che ha capito finora le fa dire che il cristianesimo, oltre a dare un significato e uno scopo alla vita di ciascuno, è l’unica via di salvezza per la civiltà occidentale e quindi per l’umanità intera. «Per me – scrive – la libertà di coscienza e di parola è forse il più grande beneficio che si deve alla civiltà occidentale. Non è naturale per l’uomo. È il prodotto di secoli di dibattito all’interno delle comunità ebraiche e cristiane. Sono stati questi dibattiti che hanno fatto avanzare la scienza e la ragione, ridotto la crudeltà, soppresso le superstizioni e costruito istituzioni per ordinare e proteggere la vita, garantendo allo stesso tempo la libertà a quante più persone possibile. È diventato sempre più evidente che l’insegnamento di Cristo implica non solo un ruolo circoscritto della religione come qualcosa di separato dalla politica. Implica anche compassione per il peccatore e umiltà per il credente. La sua eredità consiste in un insieme elaborato di idee e istituzioni progettate per salvaguardare la vita, la libertà e la dignità umana. Come ha mostrato Tom Holland nel suo meraviglioso libro Dominion, ogni sorta di libertà apparentemente secolari – di mercato, di coscienza e di stampa – trovano le loro radici nel cristianesimo».
Ma bisogna sconfiggere il vuoto nichilistico. «In questo vuoto nichilistico – conclude Ayaan – la sfida che abbiamo davanti diventa quella della civiltà. Non possiamo resistere alla Cina, alla Russia e all’Iran se non riusciamo a spiegare alle nostre popolazioni perché è importante che lo facciamo. Non possiamo combattere l’ideologia woke se non possiamo difendere la civiltà che è determinata a distruggere. E non possiamo contrastare l’islamismo con strumenti puramente laici. Per conquistare i cuori e le menti dei musulmani qui in Occidente dobbiamo offrire loro qualcosa di più dei video su TikTok. La lezione che ho imparato dai miei anni con i Fratelli Musulmani è stata il potere di una storia unificante, incorporata nei testi fondamentali dell’islam, per attrarre, coinvolgere e mobilitare le masse musulmane. A meno che non offriamo qualcosa di altrettanto significativo, temo che l’erosione della nostra civiltà continuerà. E fortunatamente, non c’è bisogno di cercare… Il cristianesimo ha tutto».
L’URGENZA DELLA CONVERSIONE
Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le troverai man mano nella sezione: (Il Combattimento spirituale).
22. L’Amico che ignoravi non ti ha mai abbandonato

Quando Gesù ha sanato i dieci lebbrosi, uno solo, un Samaritano, si è ricordato di tornare a ringraziarlo. Il Maestro se ne rammarica: “ Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio all’infuori di questo straniero?” ( Lc 17, 17-18). La conversione è un miracolo infinitamente più grande di una guarigione dalla lebbra.
Man mano che la vivi, ti rendi conto dello straordinario cambiamento che è intervenuto nella tua vita. Incontrando Gesù hai trovato la salvezza. Cammini nella luce e il tuo cuore trabocca di pace. Non puoi che compiangere quelli che erano i tuoi compagni di vita e che ora vedi immersi nella tenebra della menzogna. Ti chiedi giustamente che cosa tu abbia fatto per meritare una grazia così grande. Eri forse migliore di loro? Che cosa avevi di speciale perché Dio ti venisse a trovare nell’abisso dove eri precipitato, per tirarti fuori e metterti in salvo?
La conversione è una grazia. Ora incominci a comprenderlo. La grazia è data gratuitamente ed è tale proprio perché chi la riceve non la merita. Tu non hai fatto nulla per ottenere il perdono dei peccati, che sono una offesa a Dio e come tale impossibile da riparare anche dalla migliore delle creature. Incominci a comprendere che anche tu sei, sia pure su un piano spirituale, nella stessa condizione di quei lebbrosi che sono stati guariti perché Gesù ha avuto compassione di loro. Anche tu, come il lebbroso di Samaria, devi esprimere a Gesù la tua infinita gratitudine.
Gesù ti ha amato quando tu lo ignoravi. Ti ha seguito, quando tu lo fuggivi. Ti ha preso per mano mentre tu affogavi nella palude del male. Dove sono gli amici sui quali contavi? Che fine hanno fatto le persone sulle quali avevi costruito le tue sicurezze? Non appena sei entrato in crisi ti hanno abbandonato e quando ti sei convertito ti hanno disprezzato.
Nella tua solitudine hai scoperto di non essere solo. Nella tua fragilità hai trovato un sostegno. Nella selva oscura della vita, dove vagavi senza meta, hai trovato una guida. Scoprire l’amore di Gesù è l’evento decisivo dell’esistenza. La sua amicizia è il tesoro più prezioso. E’ il sole che la illumina e la riscalda. E’ la certezza che resiste alle tempeste più violente e sulla quale costruire con fiducia il tuo futuro.
Gesù ti ama perché sei suo. Lo sei nel senso più radicale., perché é il Dio che ti ha creato a sua immagine, ed è il Figlio dell’uomo che ti ha redento col suo sangue. Tutto ciò che tu sei è un suo dono. Lo è soprattutto la tua dignità, che riflette la bellezza divina, e la tua libertà, che egli rispetta come nessun altro. La grazia della conversione ti ha aiutato a scoprire che cosa significhi essere figli di Dio. Ti ha permesso, per la prima volta nella tua vita, di aprirti alla speranza, di assaporare la gioia e di sperimentare la pace. E’ Gesù che ti ha dato tutto questo, donandoti se stesso.
Rivolgiti a lui col cuore pieno di gratitudine e ringrazialo. Passa in rassegna i momenti salienti della tua vita, dagli anni dell’infanzia fino ad ora, e guardali alla luce della fede. Ti renderai conto che non hai mai camminato da solo, anche quando credevi di essere libero e indipendente. Una presenza misteriosa ti ha sempre seguito, anche negli sbandamenti più pericolosi. Qualcuno ti ha protetto da pericoli che tu non vedevi e dei quali ti sei reso conto più tardi. Ciò che prima ti appariva casuale, ora ti sembrerà guidato dall’alto.
L ‘Amico che ignoravi vigilava su di te. Lui scriveva il suo poema d’amore sulle righe storte del tuo vagabondaggio. L’appuntamento della tua conversione è stato lungamente preparato. Gesù ti ha lasciato scorrazzare nel mare sconfinato dell’effimero finché non ti sei stancato. Ha permesso che inseguissi le seduzioni del mondo, fino a provarne nausea.
Ti ha lasciato in balia delle passioni, perché ne sperimentassi la schiavitù. Mai poi si è chinato su di te, perché l’amarezza del peccato non divenisse disperazione e perché il fallimento si trasformasse in un nuovo inizio. Caro amico, quale gioia scoprire che Gesù non è mai stato assente dalla tua vita, anche quando ti eri dimenticato di lui! Non ha permesso che le tue cadute rovinose rimanessero senza speranza.
Certo, il peccato è il più grande dei mali, ma ora sulla tua vita disastrata vedi brillare il raggio della divina misericordia. Anche tu, come Israele, ripensando alla tua vita precedente, grida dal profondo del cuore: “Eterna è la sua misericordia”.
Non ti basterà la vita per ringraziare Gesù per tutto quello che ha fatto per te. Ti sarà necessaria l’eternità, perché il tuo desiderio di rendere grazie venga soddisfatto. Egli è il tuo Dio che ti ha creato capace di conoscerlo e amarlo. E’ il tuo Redentore, che ha espiato i tuoi peccati al tuo posto, liberandoti dal potere delle tenebre e della morte. E’ il Dio che si è fatto tuo amico, tuo fratello e persino tuo servitore. Ti ha riscattato da una schiavitù insopportabile, pagando col suo sangue, spinto da un amore che supera ogni comprensione.
Con cuore umile digli: “Grazie Gesù”. Fai salire il grazie dal profondo del cuore come una sorgente che si rinnova senza mai esaurirsi. Pensa a come eri prima e a come sei adesso. Hai ricominciato a vivere o forse hai iniziato per la prima volta. Ripeti il tuo grazie all’unisono con i battiti del cuore.
Chi ringrazia ottiene nuove grazie. Chi ringrazia persevera sulla via della vita. Che sarà stato di quei nove lebbrosi che, una volta guariti, non sono più ritornati a ringraziare Gesù? Hanno ritrovato la salute, ma hanno perso il medico che li ha sanati. Quello invece che è tornato a ringraziare, oltre alla salute ha avuto il dono della fede ( cfr Lc 17,19).
La gratitudine è il segno di un amore che sta sbocciando. Sentendoti amato ti viene spontaneo ricambiare a tua volta. Incomincia, caro amico, a entrare nella dinamica della vita cristiana, che è essenzialmente animata dall’amore. L’amore di Gesù è all’origine della tua conversione. L’amore per lui sarà la forza che ti sosterrà durante il lungo cammino. Infatti ti aspetta una strada impegnativa.
La santità richiede pazienza e perseveranza. Molti incominciano ma pochi arrivano alla fine. Resistono fino al traguardo quelli che sperimentano la dolce amicizia di Gesù. Ad ogni passo che fai, pronuncia il tuo “Grazie”. Quando si ama, si va avanti. Non ci si ferma, non si diserta, non si indietreggia, non si tradisce. Il tuo grazie a Gesù per il suo amore sarà una sorgente di forza invincibile.

INTERVISTE A VICKA (3,10)
Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.(Terza intervista- Medjugorje 3 Agosto 2000)
La profezia Vicka sul segno di Medjugorje
Padre Livio: Vorrei ora dare uno sguardo al futuro che spesso ci riempie di angosce e di paure. La Madonna ha detto in un suo messaggio molto consolante che chi prega non ha paura del futuro.
Vicka: Ma io sono sicura di questo. Chi prega non ha paura di niente.
Padre Livio: Secondo te perché la Madonna ha detto questa frase?
Vicka: Perché molti pensando a quello che verrà e si lasciano bloccare dalla paura. La Madonna ci vuole aprire gli occhi dicendo: “ Non abbiate paura del futuro. Io sono con voi” La Madonna ci vuole dire che lei ci apre tutte le strade, solo che noi lo vogliamo. Tutte le strade sono aperte per Dio.
Padre Livio: In questi di apparizioni Medjugorje è divenuto uno dei più importanti centri spirituali della terra e non si può negare che il bene conquisti sempre nuovi cuori. Ma nel frattempo sembrerebbe che anche il male è cresciuto. Riuscirà la Madonna a costruire il nuovo mondo della pace, come lei lo chiama?
Vicka: Sicuro che ci riuscirà.
Padre Livio: Non per nulla è venuta come Regina della pace.
Vicka: Sì, è venuta per portare la pace in tutto il mondo.
Padre Livio: I papi parlano spesso della civiltà dell’amore che dobbiamo costruire tutti insieme con la buona volontà e naturalmente con la grazia di Dio. Secondo te arriveremo a questo traguardo attraverso prove e sofferenze?
Vicka: Le sofferenze non mancano mai e servono a renderci più forti.
Padre Livio: Ora che ci è stato svelato il terzo segreto di Fatima, sappiamo che riguardava un tempo difficile, di guerre e di persecuzioni, per il mondo e per la Chiesa, in particolare per il Santo Padre. Dobbiamo aspettare qualcosa del genere anche per i dieci segreti di Medjugorje?
Vicka: Per quanto riguarda i segreti non ho molto da dire. Per ora ne ho nove e aspetto il decimo. Se e quando la Madonna li vorrà spiegare, allora ne sapremo di più
Padre Livio: Tuttavia, anche se i segreti sono veramente segreti, resta il fatto che riguardano il futuro e che quindi le apparizioni di Medjugorje hanno ancora molto da riservarci.
Vicka: Certo, sicuro.
Padre Livio: La partita non è ancora finita.
Vicka: No, no.
Padre Livio: Siamo ancora al primo tempo.
Vicka: E’ appena incominciata.
Padre Livio: Fra le analogie che vi sono tra Fatina e Medjugorje vi è anche il segno. A Fatima la Madonna lo aveva promesso per l’ultima apparizione, quella dell’Ottobre 1917. Anche a Medjugorje si parla di un segno. I veggenti di Fatima erano sicurissimi che la Madonna lo avrebbe dato. Anche voi ne siete così sicuri?
Vicka: Vedi, Padre Livio, la Madonna ha dato una grande possibilità, un grande dono di vedere questo segno.
Padre Livio: Voi l’avete già visto?
Vicka: Noi l’abbiamo già visto e quando verrà il momento di sicuro ci sarà il segno sul monte dell’apparizione.
Padre Livio: Tutti lo potranno vedere?
Vicka: Tutti e rimane per sempre.
Padre Livio: Rimane per sempre?
Vicka: Sì, rimane per sempre come prova che la Madonna è stata qui in mezzo a noi.
Padre Livio: Bisogna venire fino a Medjugorje per poterlo vedere?
Vicka: Bisogna venire qui da noi, qui sul monte.
Padre Livio: Bisogna salire sul monte o lo si può vedere anche da lontano?
Vicka: Ma, padre Livio, tu vuoi che pian piano ti dica tutto….
Padre Livio: Te lo chiedo perché Jakov ha detto che per vederlo dobbiamo venire a Medjugorje. Non è difficile immaginare per quel momento un grande concorso di gente….
Vicka: Sì, per vederlo bisogna venire a Medjugorje.
Padre Livio: Tu sarai ancora viva quando ci sarà il segno?
Vicka: Non lo so. Ma spero di sì.
Padre Livio: E io sarò vivo?
Vicka: Ma, padre, non sei ancora troppo vecchio. Ma io penso di sì e poi ci sono ancora tante cose da fare.
Padre Livio: Effettivamente Radio Maria è impiantata nelle varie lingue in solo trenta nazioni del mondo e noi vorremmo arrivare in tutte.
Vicka: Hai ancora tante cose da fare.
Padre Livio: Ho capito. La pensione è lontana. Sarà un segno di speranza?
Vicka: Sì, di speranza.
Padre Livio: Di gioia?
Vicka Di gioia, ma una cosa bella, capito?
Padre Livio: Ho voluto insistere sul segno perché la Chiesa, per valutare la fondatezza di una apparizione, verifica se si sono realizzate le profezie.
Vicka: E’ normale.
Padre Livio: L’atteggiamento della Chiesa è sapiente. Il segno potrà essere quindi una conferma per la Chiesa che le apparizioni sono vere?
Vicka: Ma sicuro. La Madonna già una volta ha detto che noi non ci dobbiamo preoccupare di queste cose, ma piuttosto di accogliere i messaggi e di viverli. Tutto il resto dobbiamo lasciarlo a lei.

Pensiero Spirituale sulla preghiera che cambia il mondo
Cari amici, la preghiera è la rivoluzione in grado di cambiare il mondo. Questa è una verità di fede, è quanto ci ha chiesto la Madonna di fare quando ha detto che la preghiera compie miracoli nei cuori e nel mondo; se vogliamo diventare persone sante dobbiamo diventare persone di preghiera. Difatti tutti i santi erano persone di preghiera.
La preghiera dal punto di vista personale opera nel cuore degli uomini ma ha anche riflessi straordinari nella società e nel mondo. Siamo testimoni di come la Madonna fin dall’inizio a Medjugorje ha invitato alla preghiera instancabilmente arrivando negli ultimi tempi a raccomandarci la preghiera giorno e notte, la preghiera continua.
Possiamo dire che l’invito di ogni messaggio della Regina della pace è la preghiera, non soltanto per le parole del messaggio stesso ma per quello che Lei è. La Madonna è Lei stessa preghiera vivente; Lei stessa arriva all’apparizione in atteggiamento di preghiera; il tempo dell’apparizione è tempo di preghiera; molte volte la Madonna invita a pregare per le sue intenzioni, non poche volte Lei stessa prega nella sua lingua madre che è l’aramaico; infine la Regina della pace si allontana in preghiera come per darci un messaggio cioè che la grande forza di cui disponiamo è la preghiera. Quante volte la Madonna ha detto: «Pregate con me».
Perché il mondo è arrivato al collasso spirituale e morale tanto da mettere a rischio la sua sopravvivenza nel giro di pochi decenni? È quello a cui stiamo assistendo, quante persone hanno perso la fede in un brevissimo arco di tempo soprattutto fra i popoli di antica evangelizzazione come i popoli europei. La perdita della fede è stata provocata dalla perdita della preghiera, la gente ha smesso di pregare. La gente ha abbandonato la partecipazione alla Santa Messa e ai Sacramenti, compresi quelli fondamentali come il Matrimonio.
L’allontanamento dalla preghiera della Chiesa e l’allontanamento dalla preghiera personale come dialogo intimo con Dio sono le cause della perdita della fede. La dissoluzione della preghiera ha provocato la perdita della fede.
La preghiera è una realtà umana e allo stesso tempo soprannaturale perché è la relazione dell’anima umana con Dio, è l’apertura del cuore a Dio, è quell’orientamento interiore con cui si va al di là delle cose di questo mondo, al di là delle relazioni umane per entrare nella relazione per eccellenza, quella trascendente, quella che porta alla presenza di Dio. Alla presenza di Dio ascoltiamo quello che Lui dice e esprimiamo gli echi della sua presenza nel nostro cuore quindi all’amore che Lui ci dà rispondiamo con il suo amore, accogliamo nella fede le Verità che Lui ci dà, agli impulsi dello Spirito Santo che ci chiama nella santità noi facciamo propositi di cambiamenti di vita. La preghiera è quell’esperienza di vita che tutti possono fare, tutti quelli che hanno la fede pregano e sanno che attraverso la preghiera il loro cuore si apre a Dio come il fiore apre la sua corolla al sorgere del Sole.
La preghiera ricolma i cuori della luce della Verità e dell’Amore di Dio. Questo tipo di preghiera è quella che sale dal cuore, coinvolge tutto il nostro essere, la mente, la volontà, tutte le potenze dell’anima umana e la nostra psicologia che nella preghiera si purifica da tutte le incrostazioni, dalle ragnatele e dalle ferite che prendiamo nella vita quotidiana. Possiamo dire che la preghiera è una grande medicina che ci rinnova, ci fortifica, ci rende più gioiosi e anche più belli.
La preghiera, nella misura in cui cambia le persone e le rende buone e sincere, cambia il mondo.
Nella misura in cui le persone cambiano, il mondo cambia. Non c’è altra possibilità di salvezza per il mondo se non a partire dal cambiamento dei cuori. Difatti il diavolo, per portare il mondo alla catastrofe e trascinarlo sulla via della perdizione, colonizza i cervelli con le menzogne del mondo, con quella visione della vita che nega Dio, nega l’anima, nega l’Aldilà, nega la moralità e propone il falso come se fosse vero, il male come se fosse bene.
La preghiera illumina le menti con le luci di Verità, satana indottrina le menti con la menzogna. La preghiera bonifica il cuore, lo apre all’amore. Satana entra nei cuori e diffonde i veleni dell’odio, dei vizi capitali.
La preghiera rende l’uomo a immagine di Dio e ci fa vivere un pezzetto di Paradiso su questa Terra.
Le menzogne di satana lo trasformano a sua immagine e trasformano il mondo in un inferno. Il male c’è sempre stato ma non è mai stato cruento come oggi; satana è veramente libero dalle catene e l’umanità ha veramente abbandonato la fede. Satana ha cambiato l’umanità pervertendola. Siamo di fronte a un’umanità pervertita.
La Madonna intende cambiare il mondo ed è riuscita a frenare la corsa verso l’abisso portandoci nella prospettiva della speranza di un tempo di pace sulla Terra convertendo tante persone, rafforzando quelli che erano già credenti, creando quel lievito che farà crescere tutta la pasta nella santità e nella verità. Per cambiare il mondo non c’è altra strada se non quella che passa attraverso il cambiamento del cuore. Siamo noi che dobbiamo decidere di cambiare noi stessi e il mondo cambia se noi cambiamo. Come il mondo si è pervertito pervertendo l’umanità, allo stesso modo il mondo può cambiare se noi cambiamo. Abbiamo bisogno di menti illuminate della luce della Verità di Cristo, di cuori ricolmanti del Suo amore. Perseverando aiutiamo la Madonna a realizzare la grande rivoluzione che intente realizzare e portare a termine, cioè il trionfo del Suo Cuore Immacolato con i nostri cuori uniti al Suo.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
