DOMENICA 33.MA DEL TEMPO ORDINARIO (A)

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

La Domenica è il primo e l’ultimo giorno della settimana ed è un simbolo della nostra vita, che ha Dio Creatore come punto di partenza e Cristo Redentore come traguardo finale.

Siamo perciò, fin dal primo momento della nostra esistenza, in cammino verso la meta, che è quella dell’eternità , alla quale possono pervenire tutti gli uomini che credono in Dio e lo amano.

Purtroppo, pur avendo a disposizione tutti i doni di natura e di grazia necessari, molti vagano qua e là e finiscono per perdersi nel labirinto tenebroso del male e della morte.

E’ questo il significato della Parabola dei talenti del vangelo di oggi, con la quale Gesù ci richiama alla responsabilità per quanto riguarda la nostra vita, che è un dono di inestimabile valore, del quale dovremo rispondere quando sarà il momento stabilito da Dio.

Un uomo, racconta Gesù, chiamò a sé i suoi servi ai quali diede ad uno cinque talenti, ad un altro due, e ad un altro uno, secondo le capacità di ciascuno.

I primi due subito andarono a impiegare i talenti e li raddoppiarono, il terzo invece andò a seppellire il suo in una buca.

Il padrone al suo ritorno  lodò i primi due e li rese parteci dei suoi beni. Invece ebbe parole dure nei confronti di quello inoperoso, chiamandolo “servo inutile”, che cacciò fuori “nelle tenebre, dove c’è pianto e stridore di denti”.

 Questa Parabola, cari amici, riguarda la nostra vita che è un tempo di prova, durante il quale dobbiamo mettere a frutto tutti i doni naturali e soprannaturali che Dio dà ad ogni uomo. Alla fine ognuno sarà giudicato secondo i meriti in rapporto al Regno di Dio.

Questo è un insegnamento fondamentale della Sacra Scrittura, in particolare del Vangelo, e chiama ognuno alla responsabilità dinanzi a Dio.

La vita non è una nostra proprietà ma è un dono di inestimabile valore, che dobbiamo far fruttificare con le opere di bene., secondo i talenti che Dio assegna a ognuno.

Dio a questo riguardo è esigente e non tollera né  l’inerzia e tanto meno la malizia. Tuttavia, ben conoscendo la fragilità umana, ci dà sempre la possibilità di cambiare e di recuperare il tempo perduto con la grazia della conversione.

Questo riguarda in modo particolare la nostra generazione che, essendosi appropriata dei talenti ricevuti,  si sta scavando una fossa, in cui seppellire se stessa e dalla quale potrà uscire soltanto alzando con umiltà lo sguardo verso il  Cielo.

Vostro Padre Livio

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Vangelo

Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo. Il padrone gli rispose:

Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».