"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Novembre 2023 Pagina 5 di 16

L’OSTILITA’ NASCOSTA

Di Ernesto Galli della Loggia – 23 Novembre 2023

Con la sua sola esistenza, Israele ricorda a noi occidentali quello che non siamo, che non vogliamo o non sappiamo più essere e suscita un’infastidita insofferenza

Ancora una volta gli ebrei sono soli a vedersela con i loro nemici: possono forse ancora contare sugli Stati Uniti ma certo non su di noi, non sull’Europa. Ho detto gli ebrei, non gli israeliani, perché è impossibile avere dubbi. Infatti sotto le sembianze di un’operazione militare l’attacco di Hamas del 7 ottobre è stato qualcosa di ben diverso: le voci, le azioni, l’esultanza di chi lo ha condotto erano quelle inconfondibili dell’odio antiebraico, della sete di sangue ebreo. Erano le voci e le azioni di un pogrom.

Una «giusta» risposta a quell’attacco, una risposta appropriata — e cioè adeguata all’enormità atroce dell’accaduto ma in grado al tempo stesso di non fare vittime civili, di lasciare intatte le strade e le case di Gaza e chi le abitava — questa risposta fino ad oggi nessuno ha saputo dire quale avrebbe dovuto essere. E soprattutto come sarebbe stato mai possibile eseguirla concretamente: nessuno che io sappia. Eppure non si contano coloro che fin dall’inizio, fin dalle prime ore dell’attacco israeliano a Gaza hanno immediatamente cominciato a denunciarne la natura di «crimine di guerra», addirittura di «genocidio».

Certo, con ogni probabilità l’obiettivo israeliano di distruggere Hamas ad ogni costo, anche a quello di provocare migliaia di vittime civili tra la popolazione di Gaza, era ed è un obiettivo irraggiungibile. Ma quale altro obiettivo poteva prefiggersi chi aveva visto un migliaio e più dei propri concittadini inermi, le proprie donne e bambini, sgozzati, stuprati, sventrati, fatti a pezzi? Quale avrebbe dovuto essere la «giusta» reazione di chi aveva visto oltre duecento di essi rapiti come ostaggi? Prevede qualcosa per una circostanza del genere la Carta delle Nazioni Unite o qualcuna delle sue convenzioni?

Sta di fatto che nell’opinione pubblica europea ormai cresce a vista d’occhio se non l’ostilità perlomeno la dissociazione nei confronti dell’operazione militare israeliana. Si tratta di una reazione che dietro motivi di opportunità diciamo così politico-strategica nasconde in realtà un’antipatia più o meno esplicita per Israele; antipatia che sebbene talora sia pronta a fare tutt’uno con l’antisemitismo latente, è però un’altra cosa, ha una diversa origine.

Sì, Israele è profondamente antipatico a molti in questa parte del mondo. Non è facile sentirlo dire apertamente perché dopo la Shoah tutto quanto riguarda l’ebraismo è oggetto in modo più o meno consapevole di una censura fortissima. Ma la verità è che per ciò che esso è, per come è la sua società, per i valori che lo animano, per i modi della sua gente, Israele suscita in molti qui da noi un sentimento di fastidio, di sordo rigetto. Israele non ci piace. Ma non è la sua diversità in quanto tale che ci dà fastidio (nessuno si fa infastidire dalla diversità, poniamo, dell’Islanda o del Portogallo). Il fatto decisivo è che in questo caso la diversità suscita in noi un sentimento oscuro fatto di nostalgia per una perdita e insieme di un senso di inadeguatezza.

Con la sua sola esistenza, infatti, Israele ricorda a noi occidentali quello che non siamo, che non vogliamo o non sappiamo più essere. Per ragioni se si vuole anche in buona parte indipendenti dalla sua volontà, tuttavia lo Stato ebraico è l’esempio di una società divisa al proprio interno anche in modi asprissimi — ad esempio sulla questione cruciale del ruolo della religione — ma che nei momenti critici sa mettere da parte ogni motivo di frattura e mostrarsi straordinariamente unita e coesa. Dove l’individualismo e i suoi diritti non sono in contraddizione con il sentimento comunitario. È una società che crede in se stessa, nel senso profondo della propria esistenza, della propria storica ragion d’essere, e capace come nessun’altra di instillare questo sentimento nei propri cittadini. Le migliaia di riservisti impegnati nei loro affari ai quattro angoli della terra i quali però nell’ora del pericolo, senza che nessuno li richiami, sentono spontaneamente il dovere di ritornare in 24 ore nella propria patria per difenderla è una circostanza che parla da sola. E che da sola basta a indicare la nostra siderale diversità: giudichino i lettori a vantaggio di chi.

Che lo vogliamo o no, che lo sappiamo o no, per i popoli di cultura cristiana quali noi ancora siamo Israele non è, né può essere un luogo qualsiasi. In forza dell’ovvio spessore simbolico che l’ebraismo ha tuttora per noi esso si pone sempre anche come un termine di confronto e di giudizio. In tutti i sensi: nella insistenza, ad esempio, con cui in tanti guardiamo ai suoi errori, quasi compiacendocene, ma ancora di più nella stupita impressione che suscita in noi il senso della comunità, il senso civico, la disponibilità al sacrificio personale che connotano la sua vita e che si esprimono in modo peculiare nel suo rapporto con la guerra.

La guerra vuol dire moltissime cose, implica un’infinità di aspetti individuali e collettivi che riguardano ambiti dai quali le nostre società segnano da tempo una lontananza abissale. Morire in guerra per noi è diventato ormai inconcepibile. E tuttavia avvertiamo che quella circostanza così drammatica, la guerra, mette in gioco tratti ancestrali dell’identità umana cui è difficile negare un valore elementare quanto si vuole ma pur sempre cruciale: il coraggio, il sentimento di solidarietà con chi sta al nostro fianco, l’abnegazione.

Esiste un luogo vicino e insieme lontanissimo nel quale tutto quanto ho detto finora, la coesione sociale, le virtù civiche, certi valori antichi, hanno ancora corso. Dove ancora è costretto ad esistere un passato che un tempo era anche nostro e la cancellazione del quale siamo abituati a considerare ineluttabile e per molti aspetti perfino un progresso. Israele è quel luogo che con la sua esistenza getta un dubbio inquietante sulla necessità e sul significato di tale progresso. Che cosa si vuole di più per giustificare l’infastidita insofferenza pronta a divenire avversione che proviamo nei suoi confronti

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla scelta tra la via del bene e quella del male

Cari amici, Dio ha posto dinanzi alla nostra libertà due vie, quella del bene e quella del male. Ovviamente, Dio esorta a seguire la via del bene che porta a Lui perché la via del male porta lontano da Dio e alla distruzione di se stessi.

Deve esserci una ragione convincente per non intraprendere la via del male e perseguire su quella del bene. La strada che porta al Cielo è percorsa da pochi, è in salita, è stretta ed è erta, è come un sentiero di montagna; la via del male è ampia, è in discesa, è percorsa dalla moltitudine, è una strada comoda e facilmente percorribile.

La Regina della pace ha detto che l’umanità sta percorrendo la via del male, c’è proprio una globalità, un numero enorme di anime che non vuole Dio e sta andando verso la perdizione.

C’è una motivazione per cui dobbiamo scegliere la via più stretta che si può dedurre dalla propria esperienza personale. Il Cristianesimo è una via di salvezza e per comprenderlo è necessario fare un’esperienza di vita. In tanti abbiamo sperimentato che seguendo la via del bene siamo contenti. Il bene è l’osservanza della legge di Dio, sono i Comandamenti, è la bontà, è la purezza di vita, è la verità, è la carità, è la giustizia, è tutto quello che rende bella una persona. Il bene è tutto ciò che rende una persona contenta di se stessa.

La via del bene è piena di fatiche e di ostacoli, ma ogni volta che grazie alla preghiera e alla buona volontà li superiamo, speroniamo l’anima e siamo contenti. L’osservanza della Legge divina è certamente difficile, vivere la legge dell’Amore in tutte le espressioni è un lungo cammino che richiede una lotta quotidiana ma che genera dentro di noi una contentezza continua, una gioia di vivere. Questa è un’esperienza che fanno tantissime persone.

Siamo abituati a vedere in tv solamente cattivi esempi e brutte notizie, ma il mondo è fatto anche di persone che vive diversamente, che segue Cristo, che ha accolto la vita cristiana e la vive nell’umiltà, con tenacia, con perseveranza, con gioia. Tante persone magari hanno anche poco per vivere, non possiedono chissà quali beni materiali ma sono ricolmi della ricchezza della fede che le rende felici.

La motivazione che ci spinge a percorrere la via del bene, allora, è la gioia che scaturisce nel cuore. La sofferenza in questa vita con Cristo già genera la gioia e la pace. Milioni di persone che accolgono Cristo nella fede, lo seguono portando la Croce potrebbero raccontare la gioia e la pace che hanno nel cuore, sono persone che sorridono alla vita perché portano la Croce con Cristo.

La pratica del bene fa bene; la pratica del male fa male.

La via del bene è la strada attraverso la quale una persona realizza se stessa, diventa bella, buona, fa del bene all’umanità. La via del male distrugge perché il male stesso è corrosivo; il male appassisce le persone e le fa morire, le rende schiave e infelici. Chi è sulla via del male e del peccato, nel momento in cui viene toccato dalla grazia della conversione e si confessa, si rende conto di come aveva vissuto prima e piange di gioia per aver ricevuto la grazia della conversione, per capito che deve cambiare via e vita. Il Sacramento della Confessione, dopo tanti anni di peccato, non è la semplice remissione dei peccati con il proposito di non peccare più, è un pianto di gioia che viene dal profondo del cuore, è la gratitudine di aver cambiato vita e di essersi resi conto della miseria spirituale in cui si era immersi prima.

Chi sperimenta il tocco della grazia, perché è stato perseverante sulla via della salvezza oppure perché per grazia si è convertito, dentro di sé prova una gioia che non è autocompiacimento ma è gratitudine per la pace che Dio dona, per la paternità che Dio ridona, per la fratellanza con Cristo, per la dolcissima maternità di Maria.

Tutti possiamo costruire già qui su questa Terra un pezzetto di Paradiso.

La via del bene fa bene; la via del male fa male e il diavolo lo sa difatti non presenta il male come tale, lo inzucchera! Satana è menzognero, è una serpe velenosa che si camuffa e offre il cianuro mescolato in un thè profumato così ci avvelena e ci uccide senza farcene accorgere. Il diavolo ci fa suoi offrendoci dolcetti avvelenati.

Ecco, allora, l’importanza del discernimento. Oggi il mondo presenta il male come fonte di bene, la trasgressione come fonte di felicità, i piaceri materiali come se fossero fonte di gioia anziché fonte di piacere che non può essere saziato.

Dopo il peccato ci si sente infelici, la coscienza rimorde e ci si sente schifati per il male commesso. Il male fa male; è autodistruzione di se stessi; è schiavitù; è fonte di scontentezza, di rabbia e di odio; il male inquina il mondo. Tuttavia, questa durezza di giudizio che diamo sul male deve contemplare sempre uno sguardo di misericordia verso i peccatori perché, ingannati, sono caduti nella trappola. Lo sguardo della pietà scaturisca in noi la preghiera per la salvezza dei peccatori. Non manchi mai, da parte nostra, una parola di conforto e di speranza per i peccatori affinché possano scorgere, dal basso del peccato, il Cielo che li chiama e li attende.

Dobbiamo essere molto decisi nel discernimento fra bene e male; dobbiamo perseguire con perseveranza sulla via del bene, portare con amore e gioia le nostre croci mentre i demoni ci flagellano per scoraggiarci. Il cammino sulla via del bene è difficile, ma porta al Cielo. In questo mondo che esalta il male come se fosse il bene, seguiamo la vera Via, Verità e Vita e testimoniamo ogni giorno con amore che Cristo è la vera pace!

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 8″

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il compito di Radio Maria nel tempo dei segreti

Carissimo Padre Livio,

Leggendo la lettera di Pierfrancesco ho pensato a quello che Lei ci ha detto più volte riguardo ai veggenti che avranno tutti una parte attiva nel tempo della rivelazione dei segreti.

Infatti, come Lei stesso ha detto in Radio e ha scritto nei suoi libri, la Madonna ha spiegato ad ognuno di essi nel corso di questi anni i particolari dei segreti.

Questo a mio avviso significa che nel tempo dei segreti le loro parole saranno di grande importanza per tutti noi su come ci dobbiamo orientare.

Credo e spero che Radio Maria e lei personalmente siate in grado di svolgere il compito di informare e di esortare tante anime che rischiano di essere confuse dalla Babele delle voci.

Personalmente non credo che dovremo aspettare molto per la rivelazione del primo segreto. Forse, come ipotizza Lei, a compimento del Giubileo.

Mi raccomando, caro Padre, vada avanti spedito!

La saluto con affetto e gratitudine.

Rosanna di Asti


Cara Rosanna,

la tua lettera mi ha fatto venire in mente quanto siano importanti le parole che Vicka ha detto, proprio in due intervista a Radio Maria, sul ruolo  dei veggenti nel tempo dei segreti e alcuni particolari che ha reso pubblici solo lei.

Per questo ho pensato di pubblicare oggi sul Blog tutte queste parole importanti di Vicka, anche in rapporto alla missione di Radio Maria.

Personalmente sono molto consapevole che Radio Maria è un dono di Maria per il trionfo del suo Cuore Immacolato e su questa strada desideriamo seguirla fino al compimento.

Ave Maria

Padre Livio

LE MISTERIOSE PAROLE DI VICKA SUI SEGRETI

Cari amici, in due interviste in diretta su Radio Maria, distanziate fra loro di oltre sei anni, Vicka ha fatto rivelazioni straordinarie sul tempo dei segreti, alcune delle quali comunicate soltanto da lei.  Ecco la trascrizione esatta delle parole in questione (Padre Livio)

Intervista 3 Agosto 2000

Vicka: Per quanto riguarda i segreti non ho molto da dire. Per ora ne ho nove e aspetto il decimo. Se e quando la Madonna li vorrà spiegare, allora ne sapremo di più

Padre Livio: Tuttavia, anche se i segreti sono veramente segreti, resta il fatto che riguardano il futuro e che quindi le apparizioni di Medjugorje hanno ancora molto da riservarci.

Vicka: Certo, sicuro.

Padre Livio: La partita non è ancora finita.

Vicka: No, no.

Padre Livio: Siamo ancora al primo tempo.

Vicka: E’ appena incominciata.

Padre Livio: Fra le analogie che vi sono tra Fatina e Medjugorje vi è anche il segno. A Fatima la Madonna lo aveva promesso per l’ultima apparizione, quella dell’Ottobre 1917. Anche a Medjugorje si parla di un segno. I veggenti di Fatima erano sicurissimi che la Madonna lo avrebbe dato. Anche voi ne siete così sicuri?

Vicka: Vedi, Padre Livio, la Madonna ha dato una grande possibilità, un grande dono di vedere questo segno.

Padre Livio: Voi l’avete già visto?

Vicka: Noi l’abbiamo già visto e quando verrà il momento di sicuro ci sarà il segno sul monte dell’apparizione.

Padre Livio: Tutti lo potranno vedere?

Vicka: Tutti e rimane per sempre.

Padre Livio: Rimane per sempre?

Vicka: Sì, rimane per sempre come prova che la Madonna è stata qui in mezzo a noi.

Padre Livio: Bisogna venire fino a Medjugorje per poterlo vedere?

Vicka: Bisogna venire qui da noi, qui sul monte.

Padre Livio: Bisogna salire sul monte o lo si può vedere anche da lontano?

Vicka: Ma, padre Livio, tu vuoi che pian piano ti dica tutto….

Padre Livio: Te lo chiedo perché Jakov ha detto che per vederlo dobbiamo venire a Medjugorje. Non è difficile immaginare per quel momento un grande concorso di gente….

Vicka: Sì, per vederlo bisogna venire a Medjugorje.

Padre Livio: Tu sarai ancora viva quando ci sarà il segno?

Vicka: Non lo so. Ma spero di sì.

Padre Livio: E io sarò vivo?

Vicka: Ma, padre, non sei ancora troppo vecchio. Ma io penso di sì e poi ci sono ancora tante cose da fare.

Padre Livio: Effettivamente Radio Maria è impiantata nelle varie lingue in solo trenta nazioni del mondo e noi vorremmo arrivare in tutte.

Vicka: Hai ancora tante cose da fare.

Padre Livio: Ho capito. La pensione è lontana. Sarà un segno di speranza?

Vicka: Sì, di speranza.

Padre Livio: Di gioia?

Vicka Di gioia, ma una cosa bella, capito?

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Intervista fine dicembre 2006

PADRE LIVIO – Anche io ho imparato a vivere “alla giornata”, nel senso che mi affido giorno per giorno al Signore senza guardare troppo al futuro ma facendo ogni giorno quel lavoro che devo fare. Una volta hai detto in una intervista che per quanto riguarda gli avvenimenti di Medjugorje siamo solo agli inizi pensando a tutto quello che dovrà avvenire. Mi pare che abbiamo davanti a noi un momento della storia particolarmente impegnativo.

VICKA – La Madonna parla di un suo piano che si deve realizzare e che dobbiamo aiutarla con le nostre preghiere, anche ora. Ancora non ci ha rivelato nulla di questo suo piano.

PADRE LIVIO – Quello che comunque si sa è che ci sarà il tempo dei Dieci Segreti.

VICKA – Certo.

PADRE LIVIO – Mi ha impressionato il fatto che i messaggi che rivolge alla Parrocchia non parla mai dei Dieci Segreti.

VICKA – Il fatto di contenuto nei Segreti riguarda tutto il mondo. Non ne parla perché evidentemente non è ancora il momento di parlarne a tutti. Lei darà un segno quando si potrà iniziare a parlarne, quando i tempi saranno maturi.

PADRE LIVIO – Però noi logicamente pensiamo, dato che ormai la vicenda va avanti da 25 anni, che non può cominciare il tempo dei Dieci Segreti finché a te, a Marija e a Ivan non vi viene rivelato il decimo segreto. Perché l’ultima volta che è successo qualcosa qui a Medjugorje da questo punto di vista è stato nel 1998 quando è stato dato il decimo segreto a Jakov. Da allora sono passati 8 anni e non è successo ancora nulla.

VICKA – Noi tre aspettiamo, io non ho mai chiesto nulla alla Madonna. Non lo facciamo per paura ma perché sappiamo che ha i suoi progetti e io devo fare quello che lei vuole.

PADRE LIVIO – Mi ha però impressionato il fatto che quando il 25 giugno scorso è apparsa ad Ivanka, la Madonna le ha spiegato il Settimo Segreto. Quindi si tratta di un qualcosa di vero, di attuale!

VICKA – Certo che è vero!

PADRE LIVIO – La gente però pensa che con i Dieci Segreti sia coinvolta soltanto Mirjana.

VICKA – No, siamo coinvolti tutti. L’unica differenza è che Mirjana ha scelto Padre Petar per annunciare i segreti al mondo, ma ognuno di noi ha un suo compito.

PADRE LIVIO – Una volta la Madonna ha detto che dopo il Terzo Segreto ci sarà ancora uno di voi che avrà le apparizioni quotidiane.

VICKA – Sì, si tratta di uno di noi, poi staremo a vedere chi è.

PADRE LIVIO – Non si sa chi è?

VICKA – No.

PADRE LIVIO – Ma si tratta di uno di voi tre o uno di voi sei?

VICKA – Uno di noi tre.

PADRE LIVIO – Però dopo il Quarto Segreto non ci sarà più nessuno ad avere le apparizioni quotidiane?

VICKA – Vedremo…

PADRE LIVIO – Dunque dopo il Terzo Segreto rimarrà un veggente, tra quelli a cui ora continuano le apparizioni quotidiane.

VICKA – Esatto, noi tre: io, Marija e Ivan. Noi tre che conosciamo solo nove dei Dieci Segreti. Ad uno di noi tre, poi vedremo chi, rimarranno le apparizioni.

PADRE LIVIO – Anche dopo i segreti?

VICKA – Anche dopo.

PADRE LIVIO – Molto interessante. Non so se la gente si rende conto dell’importanza di questa affermazione.

VICKA – Il Terzo Segreto riguarda il segno che la Madonna lascerà sulla montagna delle apparizioni, un segno che rimarrà per sempre. Un altro segreto è dato ad ognuno di noi veggenti e si tratta di un fatto personale. Il Settimo Segreto è invece stato in parte cancellato in seguito alle nostre preghiere ma non completamente, e la Madonna vorrebbe che noi pregassimo ancora di più perché mediante le nostre preghiere possiamo modificare anche gli altri [si noti che le vere profezie sono sempre condizionate, ndr].

PADRE LIVIO – Però tu hai detto che durante il tempo dei segreti ci sarà ancora uno di voi che avrà le apparizioni quotidiane. Questo che mi hai detto è molto importante perché significa che durante il tempo dei Dieci Segreti, un tempo sicuramente di prova, la Madonna rimarrà in mezzo a noi.

VICKA – Sì, si.

PADRE LIVIO – Quindi potrà dare anche dei messaggi.

VICKA – Certo.

PADRE LIVIO – Questa è una grande grazia.

VICKA – Sembra una sorpresa, ma la Madonna ha detto questo in modo chiaro.

PADRE LIVIO – Io faccio questo in qualità di intervistatore perché io sono personalmente convinto che quando si verificheranno i Dieci Segreti io sarò già in Paradiso.

VICKA – Padre Livio, tu non sai quante grazie la Madonna ha dato a te, perché sei stato pronto a rispondere in modo che la Madonna ha trovato una sua radio. Non sai quanto ti vuol bene e vedo che anche tu rispondi con tutto amore. Devi continuare a trasmettere questo tuo messaggio senza stancarti perché abbiamo ancora tanto da fare.

PADRE LIVIO – Io invece penso che alla mia età i Dieci Segreti li vedrò dal Paradiso ormai…

VICKA – No, carissimo fratello, non si sa mai a che età si lascerà questa terra. Io a questo non penso mai. Io sento dentro di me che si può fare ancora molto.

PADRE LIVIO – Quindi niente pensione per me.

VICKA – No! La vita è bella, è noi che la complichiamo. Chi ama sé stesso ama la vita, chi non ama sé stesso non può amare niente.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’odio nel mondo

Cari amici, l’origine del male è un problema che possiamo risolvere solamente alla luce della Divina rivelazione. Il male non è solamente intorno a noi, ma è anche dentro di noi e viene dal peccato dei progenitori che si sono allontanati da Dio.

Questa spinta al male rimane anche dopo il Battesimo, che ci toglie il peccato originale che i progenitori ci hanno trasmesso; nasciamo in uno stato di lontananza da Dio che viene cancellato dal Sacramento del Battesimo. Un bambino battezzato certamente va in Paradiso, per i bambini che non hanno ricevuto il Battesimo la Chiesa ci invita ad aver fiducia nella Divina Misericordia e in Gesù che ha manifestato per i bambini un grande amore.

Tutto ciò che impuro e peccaminoso per l’uomo viene da dentro, come Gesù stesso ha detto. Quando poi il male fuoriesce dall’uomo, si consolida e il mondo stesso diventa origine di inquinamento, di peccato.

Il messaggio biblico insiste sul male che è nell’uomo e sulla necessità della preghiera e della grazia per vincerlo, oltre che del combattimento spirituale per far sì che il male non si appropri di noi e che invece trionfi il bene. Questi temi fondamentali hanno permesso il miglioramento delle persone e dell’intera società nel corso dei secoli. Oggi sembrerebbe tutto delegato alla scienza della psiche, che pur importante, non può scandagliare le profondità dove arriva soltanto la luce di Dio. Solamente la Divina rivelazione ci fa conoscere i veri sedimenti che portiamo dentro di noi.

Il mondo di oggi ha perso i mezzi per combattere il male che è in noi. Il mondo ha perso la fede, la preghiera, la grazia dei Sacramenti e il combattimento spirituale, quindi l’ascesi, il digiuno, le mortificazioni. Il combattimento spirituale dura tutta la vita.

Siamo in una società dove siamo in balìa del male, nemmeno le leggi possono fermarlo. Dopo esserci emancipati dal Cristianesimo siamo entrati nell’era dei lumi, della ragione, della scienza ma in realtà siamo in balìa di noi stessi, non sappiamo come fare per fronteggiare il male. Solamente la potenza della grazia può dare sostegno e illuminare la nostra mente e la nostra volontà che è fragile.

Il diavolo non è soltanto quello che si manifesta nella possessione delle persone, quindi con quei connotati che impressionano per cui poi la gente, anche morbosamente, guarda film e legge scritti che parlano di queste cose.

La presenza di satana è molto più ampia, è la capacità di impossessarsi nella mente e nei cuori delle persone per bene ma in realtà sono dei criminali veri e propri. Pensiamo a grandi personaggi storici, anche intelligenti, capaci di mobilitare i popoli e nel medesimo tempo, come se niente fosse, hanno distrutto interi popoli.

C’è una perversione del cuore e dell’anima che è inevitabile laddove non mettiamo un “alt. Nel mondo che ha rifiutato la fede e la Croce avviene che, oltre alla potenza del male che è in noi, c’è una presenza malefica ma personale, pervertita e pervertitrice.

La Madonna e satana sono all’ordine del giorno nei messaggi di Medjugorje. La Madonna non parla di “diavoli”, parla di satana che vuole realizzare il progetto di pervertire totalmente la società, distruggere il Cristianesimo, eliminare Cristo e portare l’umanità alla perdizione.

In duemila anni di storia del Cristianesimo non troviamo in altre apparizioni parole cosi rivelatrici su satana e i suoi progetti.

Noi che abbiamo avuto la grazia della fede, avendo gettati nella spazzatura le armi spirituali della battaglia, siamo in balìa del diavolo, siamo sotto la potenza della sua seduzione, cadiamo nei suoi inganni.

È una situazione drammatica quella del nostro tempo. Il mondo è una carneficina e rischia di diventare una macelleria totale.

Questo mondo ha bisogno della grazia della preghiera e dell’aiuto di Dio per impedire al male di prevalere. Siamo nel momento in cui satana è libero dalle catene, vuole portarci tutti alla perdizione. Dobbiamo reagire con coraggio, andare controcorrente, rimanere saldi e forti nella fede, in unione con Cristo.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 7

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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