"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Novembre 2023 Pagina 10 di 16

MA PAPA FRANCESCO E’ PROGRESSISTA O CONSERVATORE?

Settembre 9, 2018 Culture IMG PRESS – Domenico bonvegna

Papa Francesco è progressista o conservatore? E’ una domanda che viene posta fin dal 13 marzo 2013, giorno della sua elezione al pontificato. Sulla stampa, ma soprattutto sui social, da tempo ci si interroga sulla linea politica religiosa di Papa Francesco. Da parte ultra-tradizionalista, innumerevoli sono i post che attaccano la sua persona.

In pratica viene accusato di voler distruggere la Chiesa, di favorire l’aborto e la distruzione della famiglia, di odiare i cattolici, di sfruttare i poveri per farsi bello. Dal lato opposto, i progressisti lo esaltano come un rivoluzionario che sta abolendo tutti quei principi che ostacolano il dialogo col mondo, vedi quelli di morale sessuale, del matrimonio.

Anche se ultimamente sembra che venga criticato anche da questa sponda, perché non ha fatto quella rivoluzione tanto auspicata. Per il sociologo Massimo Introvigne quella progressista è la «prima di quattro diverse opposizioni, di cui si parla pochissimo, è quella “da sinistra”, che considera Francesco un falso riformatore.

Nel mese di marzo 2018, quando il Papa ha celebrato i cinque anni di pontificato, il “New York Times”, il “Times” di Londra e “Le Monde” a Parigi hanno pubblicato articoli di autori diversi ma molto simili tra loro. Tutti accusavano Francesco di avere deluso le aspettative. Alla fine, spiegavano, la Chiesa è rimasta quella di sempre, senza donne sacerdote, senza abolizione del celibato dei preti, senza un’apertura all’aborto, e senza che nelle parrocchie cattoliche, come avviene in alcune comunità protestanti, si celebrino matrimoni omosessuali». (M. Introvigne, «Vaticano. Ecco i nemici di Francesco» 30.8.18, Il Mattino)

In questi anni di pontificato Papa Francesco è stato indicato come responsabile diretto di ogni evento negativo: dai preti pedofili all’abbandono delle vocazioni. I toni sono alti, insulti, espressioni inaccettabili, parole e giudizi che travalicano la normale e corretta critica, infamanti strumentalizzazioni e falsificazioni del suo pensiero. Qualcuno addirittura ha parlato di «guerra civile» tra cattolici. «Papa Benedetto XVI diceva che chi opera per dividere e contrapporre la Chiesa e i suoi membri di fatto opera per cercare di distruggerla.

Questo è quello che appare osservando i risultati del documento diffuso dell’ex nunzio negli Stati Uniti d’America, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, pochi giorni dopo la sua pubblicazione, il 26 agosto. Pensato e scritto con ogni evidenza per nuocere al regnante Pontefice, fino al punto di chiederne le dimissioni, il documento di fatto colpisce più pesantemente i due predecessori, Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II (1920-2005)». (M. Invernizzi, «Cum Petro», 31.8.18, in Alleanzacattolica.org).

Comunque per ora tralascio la questione Viganò e da semplice fedele peccatore,  tento di fare un po’ di chiarezza, sul cosiddetto progressismo di Papa Francesco. Propongo alcuni testi pubblicati, tra l’altro, a ridosso della sua elezione. Allora, forse erano più forti i pregiudizi, gli stereotipi che lo volevano far apparire un papa progressista. Invece sono convinto che Papa Francesco, come ho già scritto in altre occasioni, è in linea col magistero dei suoi predecessori.

Del resto ogni volta che viene eletto un nuovo papa, inevitabilmente si accende il dibattito sulla sua identità: è conservatoreè  progressista. Per rimanere ai pontefici che ho conosciuto, è capitato sia con San Giovanni XXIII, col beato Paolo VI, con San Giovanni Paolo II, e infine con lo stesso Papa Benedetto XVI. Forse, perfino San Pio X, è stato per certi versi un papa “progressista”, o almeno riformista, basti pensare quando ha permesso ai bambini di 7 anni di accedere alla santa comunione.

Pertanto sono convinto che ogni pontefice soprattutto all’inizio, nei primi anni è sempre un innovatore, anche se poi sostanzialmente rimane sempre un conservatore, soprattutto sulla dottrina.

Tra l’altro per l’occasione sono andato a rileggermi un discorso del 1990, fatto a Rimini, dall’allora cardinale Joseph Ratzinger all’XI Meeting per l’amicizia tra i popoli, «Una Compagnia sempre riformanda», naturalmente la compagnia era la Chiesa; in questo discorso, poi diventato documento, il Papa emerito, spiega l’essenza della vera riforma. «La reformatio, quella che è necessaria in ogni tempo, non consiste nel fatto che noi possiamo rimodellarci sempre di nuovo la ‘nostra’ Chiesa come più ci piace, che noi possiamo inventarla, bensì nel fatto che noi spazziamo via sempre nuovamente le nostre proprie costruzioni di sostegno, in favore della luce prossima che viene dall’alto […]».

Nell’opera di riforma, Ratzinger diceva, parafrasando san Bonaventura, non bisogna fare come lo scultore che non fa qualcosa, ma fa una ablatio, «che consiste nell’eliminare; nel togliere via ciò che è inautentico». E trattando del modello guida per la riforma ecclesiale, Ratzinger affermava, che anche se abbiamo bisogno di nuove strutture umane di sostegno per poter parlare ed operare in ogni epoca storica. Bisogna avere chiaro che «esse invecchiano, rischiano di presentarsi come la cosa più essenziale, e distolgono così lo sguardo da quanto è veramente essenziale. Per questo esse devono sempre di nuovo venir portate via, come impalcature divenute superflue. Pertanto per il cardinale, «Riforma è sempre nuovamente una ablatio: un togliere via, affinché divenga visibile la nobilis forma, il volto della Sposa e insieme con esso anche il volto dello Sposo stesso, il Signore vivente».

Subito dopo l’elezione di papa Francesco, sono stati in tanti a raccontare la sua vita da vescovo, da cardinale di Buenos Aires. Un pastore venuto «dalla fine del mondo», che con gli atti, i gesti, le parole è stato capace di toccare il cuore e la mente di uomini e donne, di credenti e non credenti. In «Aprite la mente al vostro cuore», pubblicato da Rizzoli (2013) Il Papa rivela la profondità della sua vita spirituale e ci guida, in quattro meditazioni, all’incontro con Gesù, al mistero della manifestazione di Dio nel mondo, al futuro della Chiesa, carico di sfide eccezionali, infine alla dimensione quotidiana della vita di cui non dobbiamo vergognarci.

E’ un testo presentato dall’arcivescovo di Santa Fè, Josè Maria Arancedo. Dove si presenta raccolti alcuni scritti di Papa Francesco prima di diventare papa. In questi scritti si può apprezzare la ricca tradizione «ignaziana» dell’autore. Scritti improntati al cammino di rinnovamento spirituale e al dinamismo missionario della Chiesa. Nella I parte sul tema della fede, Bergoglio per annunciare il Vangelo, invita al discernimento, e fa riferimento continuo alla «Evangelii Nuntiandi» del beato Paolo VI.

La nostra fede è rivoluzionaria, combattiva, il cui spirito battagliero va messo al servizio della Chiesa. Fra le tentazioni più gravi c’è quella di allontanarsi dal contatto col Signore e quella della consapevolezza della sconfitta. «Nessuno può intraprendere una battaglia se già in partenza non è sicuro del proprio trionfo. Chi inizia senza fiducia ha già perso in anticipo metà della lotta.

Il trionfo cristiano è sempre una croce che è al tempo stesso vessillo di vittoria[…]». Più avanti nelle riflessioni Bergoglio ci invita ad essere realisti: «si conosce ciò per cui si lotta e, nella misura in cui non si sa per che cosa si combatta, si è destinati a essere sconfitti. I primi evangelizzatori fecero conoscere agli Indios d’America contro che cosa dovevano combattere. L’impegno dei pastori non deve tralasciare questo aspetto della fede: aiutare il prossimo a sapere contro che cosa occorre lottare».

Interessanti le riflessioni sulla Croce e il «senso belligerante della vita»: «la croce è la ‘battaglia finale’ di Gesù: in essa sta la sua vittoria definitiva. Alla luce della guerra di Dio combattuta sulla croce, possiamo approfondire la dottrina sul tema del senso belligerante della nostra vita affidata al Signore […] L’impegno dei pastori, come quello dei fedeli, sarà sempre assediato dalla tentazione di rinunciare alla lotta, o dissimularla, o indugiare nel ‘perché’ dobbiamo batterci, nel ‘quando’ e nel ‘come’…».

E riferendosi ai tanti uomini e donne che hanno perso la fede, non sapendo lottare, perché «hanno confuso la battaglia con la baraonda! E quanti, in mezzo al polverone quotidiano, non hanno saputo riconoscere chi era il nemico e hanno finito per ferirsi tra loro! Altri, per timore di battersi e in cerca di una pace fasulla, hanno immolato la propria vita sugli altari di un irenismo tanto infecondo quanto inefficace». Quanta attualità troviamo in queste parole. Pertanto Bergoglio ci invitava a chiedere al Signore, «la grazia di addentrarci nella dimensione belligerante della vita apostolica; grazia che ci libera dall’inconcludente atteggiamento infantile che ci porta a ‘giocare con la pace’ come con la guerra. Intuire la dimensione belligerante della vita apostolica implica riconoscere che, nel nostro cuore, se vogliamo servire Dio, deve esserci la lotta, intesa come ricerca della croce in quanto unico luogo teologico di vittoria[…]». Quindi per Bergoglio con «la croce non si può negoziare, non si può dialogare: o la si abbraccia o la si rifiuta[…]».

In un altro volumetto, «Non fatevi rubare la speranza», curato da Mondadori (2013), ci sono delle riflessioni già pubblicate in Argentina nel 1992, sulla preghiera, il peccato, la filosofia e la politica pensati alla luce della speranza.

In questo ricchissimo testo di riflessioni Jorge Mario Bergoglio, si ritrova il suo stile comunicativo denso di colore e di concretezza sulle questioni centrali del suo messaggio di pastore della Chiesa. Per quanto riguarda la politica si sente la necessità di superare la crisi della postmodernità, sconfiggendo sia l’individualismo che il totalitarismo. La preoccupazione più pressante per Bergoglio è l’«orientamento esistenziale del cristiano, che deve tornare a caricare su di sé le sofferenze del prossimo: ‘avvicinarsi a ogni carne dolente’ senza timore[…]».

In una riflessione su Gesù sacerdote, il cardinale, ci esorta «a rinnegare qualunque forma di ‘quiete’ paralizzante. Ci viene chiesto di ‘correre’ con coraggio», verso la testimonianza di Nostro Signore Gesù Cristo.

Mariano Fazio, sacerdote argentino, che conosce molto bene Papa Francesco, nel volumetto, «Con Papa Francesco», sottotitolo: ‘Le chiavi del suo pensiero’Edizioni Ares (2013), al terzo capitolo spiega cosa significa, uscire verso le periferie esistenziali. Bergoglio fa riferimento all’immagine evangelica del Buon Pastore, che lascia le novantanove pecore e va alla ricerca di quella perduta. Invece «oggi abbiamo una pecora nell’ovile e bisogna andare in cerca delle novantanove che sono uscite o che non sono mai state nel recinto. Rimanere in uno stato di conservazione di quel che abbiamo, disinteressandosi dei lontani, che in cuor loro ci stanno aspettando, sarebbe cadere in una Chiesa autoreferenziale, che si chiude in sé stessa e non è fedele al comando del Signore di andare fino alla fine del mondo predicando il Vangelo».

La Chiesa oggi deve cambiare modello culturale, sistema di evangelizzazione, non può aspettare con le porte aperte che la gente si avvicini. Una volta questo sistema funzionava, oggi non più. «Nella situazione attuale la Chiesa deve trasformare le proprie strutture e modalità pastorali, orientandole in modo che siano missionarie – afferma il cardinale Bergoglio –  Non possiamo rimanere ancorati a uno stile ‘clientelare’, in attesa passiva che arrivi ‘il cliente’, il fedele, bensì avere strutture che ci consentano di andare dove hanno bisogno di noi, dove sta la gente, dove si trovano quanti, pur desiderandolo,  non si avvicinerebbero a strutture e forme antiquate che non corrispondono alle loro aspettative, né alle loro sensibilità – continuava Bergoglio – Dobbiamo studiare, in maniera molto creativa, come renderci presenti nei vari ambienti della società […]».

In pratica occorre passare da una «Chiesa che ‘regolamenta la fede’ a una Chiesa che ‘trasmette e agevola la fede’».

Il cardinale già allora dissuadeva i sacerdoti dal clericalizzare i laici, anche se lo chiedono loro. «Si tratta di una complicità sbagliata». Penso ad alcune parrocchie dove alcuni laici anche anziani “vestiti di bianco” monopolizzano il servizio ministrante. Per inculturare il Vangelo nella società, bisogna evitare che i laici si riducano soltanto all’ambito ecclesiale. Invece bisogna esortarli a «penetrare gli ambienti socio-culturali e fare di loro dei protagonisti della trasformazione della società alla luce del Vangelo». L’attuale Papa lo sostiene con forza: «i laici devono smettere di essere ‘cristiani di sagrestia’ in ciascuna delle loro parrocchie, e devono assumere un impegno nella costruzione della società politica, economica, lavorativa, culturale e ambientale».

Il cardinale Bergoglio ogni anno nel messaggio ai catechisti invitava ad uscire e incontrare la gente. «Dobbiamo uscire a parlare a questa gente della città, a quelli che abbiamo visto sui balconi […] anche se possiamo sembrare un po’ pazzi, il messaggio del Vangelo è pazzia, dice san Paolo […]».

A questo punto il cardinale ricorda tutti quei preti che hanno lavorato e lavorano con gli umili, con gli ultimi, in tutte le periferie del mondo. Non è un fenomeno nuovo: don Bosco, che lavorava con i bambini, i ragazzini di strada, suscitava sospetto nei vescovi. Per non parlare di don Cafasso, don Murialdo, don Orione. Tra l’altro tutti canonizzati dalla Chiesa. «Erano tipi d’avanguardia nel lavoro con i bisognosi e in qualche modo costrinsero le autorità ad accettare dei cambiamenti».

Tra gli esclusi, Bergoglio ha prestato una particolare attenzione ai bambini, in una omelia del 2004 ha pronunciato delle frasi molto forti: «Dobbiamo inoltrarci nel cuore di Dio e incominciare ad ascoltare la voce dei più deboli, questi bambini e adolescenti[…] Gli Erodi di oggi hanno molti volti, ma la realtà è la stessa: si uccidono i bambini, si uccide il loro sorriso, si uccide la loro speranza…sono carne da cannone». La questione dell’aborto, è una questione prereligiosa, è un problema scientifico. «Il diritto alla vita è il primo dei diritti umani. Abortire equivale a uccidere colui che no ha modi di difendersi».

In un incontro con i politici, Bergoglio, riprendendo Giovanni Paolo II, denunciava con parole forti la cultura della morte e le minacce contro la famiglia. E a proposito dell’aborto, diceva: «[…] sale il grido spento di tanti bambini non nati: questo genocidio quotidiano, silenzioso e protetto; sale anche il richiamo del moribondo abbandonato che chiede quella carezza tenera che non gli sa dare la cultura della morte».

Al capitolo quarto, si parla di fare memoria, per comprendere il presente e progettare il futuro. La sua immagine preferita del passato è quella di Enea «che esce da Troia portando sulle spalle l’anziano padre Anchise e dando la mano al figlio Ascanio. Enea fa suo il passato, la tradizione, il bagaglio di sapienza degli antenati, e la trasmette in forma creativa al figlio, che continuerà fedele alla tradizione ma senza conservatorismi statici e chiusi all’innovazione».

Parlando dei popoli indigeni del Chaco argentino, Bergoglio, rimase colpito da una risposta di un indio che le preghiere per lui erano «il catechismo. Era il catechismo di san Turibio di Mogrovejo. La memoria dei popoli non è un computer, bensì un cuore». Insomma in tutte le manifestazioni religiose del popolo fedele c’è un’esplosione spontanea della memoria collettiva. «In esse c’è tutto: lo spagnolo e l’indio, il missionario e il conquistatore, il popolamento spagnolo e il meticciato». E seguendo Giovanni Paolo II, Bergoglio afferma che «l’inculturazione è pertanto il processo attraverso il quale la fede si fa cultura». Una frase di Papa Wojtyla, ha segnato molto la vita di Bergoglio: «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta». Inculturare non è un processo facile, «poiché non si devono in alcun modo diluire le caratteristiche e l’integrità del messaggio cristiano. Inculturare è incarnare il Vangelo nelle diverse culture, trasmettere valori, riconoscere i valori delle diverse culture, purificarli, evitare sincretismi».

Perfino nell’intervista tanto chiacchierata a padre Antonio Spadaro, mi sembra che Papa Francesco dica cose di “sempre”. Io ho letto il volumetto edito dalla Rizzoli (2013): «Papa Francesco. La mia porta è sempre apertaConversazione con Antonio Spadaro». Un gesuita che intervista un altro gesuita. Questo libro svela il “pensiero in movimento” di papa Francesco, scrive Spadaro. La sua formazione, la sua spiritualità, il suo rapporto con l’arte e la preghiera. «Ho bisogno di uscire per strada, di stare con la gente», dice papa Francesco.

Nel libro emerge il Papa gesuita, che svolge la sua missione alla luce della spiritualità ignaziana, che si aiuta sempre con il discernimento, per sentire le cose di Dio a partire dal suo ‘punto di vista’. Ci vuole tempo per attuarlo. «Molti pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace». Pertanto per Spadaro, il discernimento “è una chiave fondamentale per comprendere il modo in cui Papa Francesco vive il suo ministero radicato nella spiritualità alla quale si è formato.”

Parlando della Compagnia di Gesù, papa Bergoglio, dice che deve mettere sempre al centro Cristo e la Chiesa, e non se stessa. «La Compagnia deve avere sempre davanti a sé il Deus semper maior, la ricerca della gloria di Dio sempre maggiore, la Chiesa Vera Sposa di Cristo Nostro SignoreCristo Re che ci conquista e al quale offriamo tutta la nostra persona e tutta la nostra fatica, anche se siamo vasi di argilla, inadeguati». E qui il Papa indica tutte le caratteristiche della Compagnia, facendo riferimento a S. Ignazio, ma soprattutto al beato Pietro Favre, sentendosi ‘compagno di Gesù Cristo’, come lo fu Ignazio.

Alla fine del I capitolo ci sono due stoccate “politiche” di Bergoglio: ‘non sono né di destra, né di sinistra. Inoltre «le rigide caselle del progressismo e del conservatorismo appaiono obsolete: non reggono più».

Al capitolo II, sul tema Chiesa, occorre «sentire con la Chiesa», non solo con la sua parte gerarchica, ma anche col santo popolo di Dio. Interessante l’idea che dà papa Francesco della santità. Sono santi quelle donne pazienti che fanno crescere i figli, il papà che lavora e porta il pane a casa, gli ammalati, i preti anziani, le suore che lavorano tanto e che vivono una santità nascosta. Penso agli ospizi dove curano gli anziani.

«La santità io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come hjpomonè, il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell’andare avanti, giorno per giorno. Questa è la santità della Iglesia militante di cui parla anche sant’Ignazio. Questa è stata la santità dei miei genitori: di mio papà, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene».

Non dobbiamo ridurre la Chiesa a un nido protetto dalla nostra mediocrità, a una piccola cappella che può contenere solo un gruppetto di persone selezionate.

E poi la definizione tanto citata, La Chiesa? E’ un ospedale da campo«la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battagliaE’ inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite…E bisogna cominciare dal basso». Certamente è un’immagine fortissima, che contiene in sé anche la percezione drammatica che il mondo vive una condizione bellica con morti e feriti.

Qui Papa Francesco è veramente straordinario nelle sue riflessioni, poi, facendo riferimento al passato, dice: «La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: ‘Gesù Cristo ti ha salvato!’». Poi invita i ministri di Dio ad essere misericordiosi. Per il Papa, «non si può curare un malato se non partiamo da ciò che è sano».

I confessori non devono essere né troppo rigoristi, né troppo lassisti«Nessuno dei due è misericordioso, perché nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perché lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente ‘questo non è peccato’ o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate».

Il Papa invita i ministri del Vangelo a cambiare atteggiamento. Questa è la vera riforma. «I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato».

Qui il Papa poi fa riferimento alle situazioni complesse, come i divorziati, gli omosessuali. Invita i preti al discernimento, caso per caso: condannare l’errore e non la persona. «Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo». Il Papa avvia un altro ragionamento importante sui cosiddetti principi non negoziabili. Non possiamo insistere nel parlare solo di aborto, omosessualità, metodi contraccettivi. Del resto il parere della Chiesa ormai si sa, non è necessario parlarne in continuazione.

«Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus».

Secondo Papa Francesco però, «accompagnare l’uomo non significa affatto adattarsi allo spirito del mondo. Bergoglio si scaglia violentemente contro la ‘mondanità spirituale’, che viene prima di quella etica. Vede la trappola dell’individualismo, del relativismo, del secolarismo. Accompagnare non significa né adattarsi né cedere, ma sostenere».

Pertanto secondo papa Francesco, «dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. E’ da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali».

Il Papa scende nei particolari, sui contenuti che deve avere una buona omelia. Si comincia dall’annuncio della salvezza, poi si può fare catechesi, infine si può tirare anche una conseguenza morale. Tuttavia oggi la Chiesa deve avere le «porte aperte», deve cercare l’incontro, uscire per strada, di stare con la gente. Bisogna educare i giovani alla missione: «ad andare, a essere callejeros de la fe (girovaghi della fede). Così ha fatto Gesù con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i suoi pulcini; li ha inviati! Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità […]Spingiamo i giovani affinché escano». Occorre privilegiare una pastorale partendo dalla periferia«Stare in periferia aiuta a vedere e capire meglio, a fare un’analisi più corretta della realtà, rifuggendo dal centralismo e da approcci ideologici». Il concetto di Chiesa che Papa Francesco ha delineato nell’intervista è certamente in sintonia con i suoi predecessori, e con il Concilio, non vedo nessuna rottura.

Infine per quanto riguarda le curiosità che riguardano il primo Papa latinoamericano, ho letto, «Il Vaticano secondo Francesco», di Massimo Franco, Mondadori (2014) e «Così è Francesco. Un gesuita in Vaticano», di Caroline Pigozzi e Henri Madelin, Sonzogno (2014).

Massimo Franco tra le tante curiosità su papa Francesco ne individua alcune come il primo pontefice figlio di una megalopoli, Buenos Aires, che ha vissuto in anticipo i problemi con i quali sono chiamati oggi a fare i conti la Chiesa cattolica e il mondo globalizzato. Per lui però la novità più grossa è che questo papa rivoluzionario oltre ad essere argentino, gesuita e “globale”. «L’elemento spiazzante è che si tratta di un autentico ‘straniero’ per la mentalità della Curia romana, eletto dopo il trauma della rinuncia di Benedetto XVI. Il compito affidatogli è di smantellare la corte pontificia e una numenklatura ecclesiastica spesso troppo autoreferenziale – secondo Franco – il suo viaggio da Buenos Aires a Casa Santa Marta, l’ex lazzaretto all’interno del Vaticano dove ha deciso di abitare, segna un epocale cambio di mentalità». Naturalmente Franco usa toni giornalistici, per descrivere i movimenti del nuovo Pontefice. Praticamente per lui Santa Marta diventa il luogo simbolo della rivoluzione di Bergoglio. La metafora di un nuovo inizio nella Chiesa cattolica. Si riparte da Santa Marta per un ritorno della Chiesa alle origini. «Un’austerità generale credo sia necessaria per tutti noi che viviamo al servizio della Chiesa», afferma papa Francesco. Pare che Francesco usi questa roccaforte, secondo Franco, «per sradicare una mentalità fatta di senso di impunità, carrierismo, lobbismo di ogni tipo, corruzione, avidità di denaro».

Anche il libro intervista di Caroline Pigozzi, nota vaticanista e Henri Madelin, tra i più autorevoli gesuiti, vogliono presentarci il nuovo Papa, come un uomo carismatico e sorprendente sia in pubblico che in privato. Il libro vuole essere un’opera chiave per penetrare la personalità di questo Papa venuto dalla fine del mondo. Anche la Pigozzi sottolinea la questione della scelta di Santa Marta. «Per condurre una vita conforme alla semplicità del Vangelo, il vicario di Cristo non vuole dare l’impressione di vivere in un museo. La maestosità di questi palazzi, l’imponenza degli arredi, l’altezza degli ammirevoli soffitti, la ricchezza delle figure allegoriche dipinte dai più grandi artisti del Rinascimento, la bellezza insolente e la magnificenza della Sala Clementina[…]». Il Papa teme di essere tagliato fuori dal mondo esterno. Per questo si è rifiutato di vivere al terzo piano del Vaticano, «non potrei mai vivere da solo in quel palazzo».

Un’altra tradizione secolare interrotta rispetto ai predecessori è quella di non trascorrere le vacanze a Castel Gandolfo, sulle colline che dominano il lago Albano. Per viaggiare sceglie una modesta utilitaria al posto di una limousine con i vetri oscurati e tutti i confort.

Tuttavia nel capitolo 5, «Un Papa politico e mediatico», la Pigozzi è convinta che oltre ad alcune modifiche nella curia, «sul piano dottrinale dovrebbero esserci pochi cambiamenti perché il nuovo successore di Pietro è legato alla tradizione. Sulle questioni morali – l’interruzione della gravidanza, la contraccezione e l’omosessualità – non modificherà di molto la linea e resterà di certo fedele agli orientamenti dei suoi predecessori».

 Domenico Bonvegna

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

“MEDJUGORJE E’ LA SPERANZA DEL MONDO ” – Puntata 1

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“Noi, fortunati innesti dell’albero prescelto!”

Salve carissimo Padre Livio,

volevo ringraziarla per la bellissima catechesi “Dio non ha ripudiato il suo popolo”.

È stato fonte di luce e di gioia nell’ ascoltarla. 

Una grande gioia che ha invaso il mio cuore… e immaginavo tutti i popoli alla fine della Parusia ;come acque che riempiranno  i mari, come flotto che trasporterà  la gente sfruttando la corrente dell’amore, così “vedevo” nel mio cuore quel che verrà, tutti in un’unica direzione: Gesù.

Noi, fortunati innesti dell’albero prescelto!

Oh mio Dio! Fa che si avveri presto!

Grazie per avermi “fatto vedere” caro e infaticabile Padre Livio.

Laura da Novara

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

La più grande tentazione del nostro tempo

Carissimo p. Livio, abbiamo detto tante volte sulle modalità e sulle tattiche del nemico, e giustamente abbiamo messo degli accenti particolari sui tempi del medesimo con i quali, abilmente, sa manipolare e  condurre su più tavoli gli eventi per i suoi scopi mefistofelici: Come ci ha scritto il radioascoltatore Sergio sul Blog di stamattina le persone d’Occidente non sembrano essere poi tanto consapevoli dei cambiamenti imminenti, presi come sono dalle cose mondane e dalla scelta dei regali da fare per questo Natale, ma come giustamente  hai sottolineato tu nella risposta questa ” serenità temporale” nasconde a mio parere una grave TENTAZIONE, forse a mio parere la più grande e insidiosa di questo tempo. 

Essa è La grande tentazione della DISPERAZIONE: è una disperazione fatta nella ricerca di “stordimenti” mondani e temporali, uno stato vitale di coscienza bassissimo con il quale il nemico di Cristo tiene le anime appiccicate a tutto quello che il mondo a sua immagine e somiglianza offre all’umanità. Perché dico questo?

Lo dico, e lo affermo, perché mi ricordo di un’affermazione di Papa Giovanni Paolo II, che ci disse che la tentazione futura per questo secolo è quella della disperazione, cioè di disperare sull’aiuto di Dio e del Cielo. Ebbene, questo sta avvenendo in gran parte del popolo, attanagliato com’è da questo pessimismo venato da  nichilismo facile, con il quale pensa alla vita come un’occasione da consumarsi nel presente, nel credere che attraverso le cose mondane si possa allievare la grande paura del futuro, cercando di riempire il grande vuoto che provano, senza accorgersi di stare accrescendo il proprio ottundimento, affievolendosi, minando le proprie acutezze e la lucidità per rendersi incapaci  di reagire positivamente ai richiami della Vergine. 

Non è vero, né reale, che sono sereni, sono intrisi da una disperazione apparentemente vitale, in realtà è un gran dormire in quel sonno che Maria ha più volte indicato come “la morte più temibile” quella dell’anima. Sono come ubriachi che tentano col vino mondano di stordirsi per non vedere lo sfascio  esistenziale che sta ricolmando nel mondo. Questa è la grande tentazione di questi giorni, la più infima e vile, quella che rischia di privarci, prima del senso reale della nostra esistenza, e poi di toglierci il Cielo, rifiutando la medicina dello Spirito Santo.

Sempre Ave Maria carissimo.

Giuseppe


Caro Giuseppe,

la disperazione è la situazione esistenziale del mondo nuovo senza Dio ed è, di conseguenza, quella  delle anime che precipitano nell’inferno, che è il perfetto “mondo senza Dio”.

L’immagine di Gesù del tralcio secco, perché staccato dalla vite, che viene gettato nel fuoco, nel suo realismo è terrificante.

Mi vengono in mente le espressioni di due grandi anime contemporanee che, nella loro semplicità, hanno descritto il mondo in cui viviamo.

Suor Lucia le chiama anime che “dormono il sono della morte”, mentre Madre Teresa “morti che camminano”.

La Regina della pace versa “lacrime di sangue” per queste “anime malate”, che vanno verso la morte spirituale” e che satana. “miete impietosamente”,

La situazione del “mondo nuovo senza Dio” per il quale non c’è “né gioia né futuro né salvezza eterna”, come sentenzia al Regina della pace,  è orrenda, come hai ben descritto, ed è molto più che una tentazione individuale.

Può diventare una tentazione collettiva, quando “l’umanità che ha deciso per la morte” non troverà altre via di uscita che annientare se stessa con “una guerra distruttrice” (Suor Lucia).

La Madonna è qui per fermare questo piano delle “Porte dell’inferno”, ma ha bisogno della nostra risposta, generosa, determinata, gioiosa, di persone che amano Dio e che si dedicano, con la sua grazia, all’inestimabile ministero della salvezza delle anime.

Gli Apostoli di Maria non possono e non debbono perdere tempo in cose di poco conto o, peggio ancora, rincorrere le false luci di questo mondo nel quale “satana regna”.

Dobbiamo dedicarci alla intercessione e alla riparazione, alla testimonianza della fede, della speranza e della carità, alla battaglia decisa contro l’impero delle tenebre che seduce e divora le anime.

L’Eucaristia, il Rosario e la Testimonianza siano le armi quotidiane da afferrare perché questo non è un tempo qualsiasi, ma quello che deciderà il futuro della Chiesa e dell’umanità.

Ave Maria

Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla virtù della perseveranza

Nei Vangeli troviamo spesso l’esortazione alla perseveranza. Non basta iniziare il cammino spirituale, bisogna saperlo portare avanti giorno per giorno, fino alla fine. Lo stesso San Paolo ci dice che chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvo. Difatti, anche la Chiesa nella sua spiritualità ha sempre esortato i fedeli a chiedere la grazia della perseveranza finale, cioè di perseverare fino alla fine.

La virtù della perseveranza è particolare perché nella visione cristiana la santità è un lungo cammino. È vero che ci sono Santi che hanno bruciato le tappe e ci sono anche tanti Santi giovani o giovanissimi, ma nella sua struttura la santità è un lungo cammino.

La spiritualità classica distingue tre tappe del cammino di santità. La prima è la conversione, la seconda è la purificazione, la terza è l’unione intima con Dio che deve essere coltivata sempre più fino al momento dell’abbraccio con Cristo, cioè quando lasciamo questa Terra ed entriamo nella gloria celeste.

La virtù della perseveranza è un elemento fondamentale della vita cristiana perché la vita cristiana è un pellegrinaggio, è un cammino lungo quanto Dio stabilisce, è un tempo di prova che ha il suo culmine proprio nel momento in cui lasciamo questa Terra per entrare nella gloria del Cielo. Nella visione cristiana della vita il Comandamento fondamentale è proprio quello di perseverare sulla via della salvezza fino alla fine; guai a noi se cedessimo quando il diavolo intensifica i suoi assalti nei momenti finali per diminuire la nostra gloria del Cielo, per farci deviare, per confonderci. Sappiamo che nelle vite dei Santi gli ultimi anni sono stati i più tribolati; a riguardo basti pensare alla vita di Santa Bernadette che fino alla fine è stata bersagliata da satana che cercava di tentarla, soprattutto di scoraggiarla, di insinuarle che non era stata fedele al grande dono che aveva avuto di vedere la Madonna. Bernadette era un’anima piuttosto scrupolosa aveva bisogno di sentire predicazioni sulla Divina Misericordia, come se lei fosse stata indegna di questa grazia e non l’avesse fatta fruttificare come la Madonna si aspettava. Ma erano tutte insinuazioni del diavolo, tanto che fino agli ultimi giorni la fanciulla faceva benedire il suo letto con l’acqua benedetta.

Il diavolo ci tenta fino alla fine. Maria Valtorta scrive che negli ultimi anni della sua vita Gesù aveva collocato la sua anima nel cuore di Maria perché il tentatore non potesse deviarla proprio nell’ultimo tratto di strada della sua vita.

Dobbiamo collocare la virtù della perseveranza nel tempo che stiamo vivendo. La Regina della pace ha detto che è venuta per l’ultima volta a chiamare l’umanità alla conversione. Dal primo giorno delle Apparizioni a Medjugorje è iniziato un lunghissimo cammino che dura ancora. Ormai i tempi sono maturi e ci avviciniamo sempre di più al tempo dei Segreti. C’è l’attesa che si realizzi quello che la Madonna ha detto, cioè il tempo dei Segreti nel quale il mondo cambierà, attraverso gli eventi che accadranno e attraverso la nostra risposta a questi eventi di grazia. Nonostante i segni dei tempi che evidenziano l’imminenza della grande battaglia escatologica e nonostante sia evidente che siamo in un tempo di svolta, abbiamo quasi voluto mettere delle scadenze al Cielo poiché questi eventi tardano ad arrivare. Non dobbiamo dimenticare che gli eventi dei Segreti hanno una data precisa che la Madonna ha scritto su una pergamena che ha consegnato nelle mani di Mirjana; sono eventi fissati. Ciononostante, non abbiamo saputo collocarci nel giusto atteggiamento psicologico, che è quello di una preghiera costante e di una serenità operosa; non abbiamo ascoltato gli inviti accorati della Regina della pace che più volte ci ha detto di vegliare nella preghiera ed essere pronti nelle opere di bene.

Dobbiamo, allora, vivere questo tempo con un atteggiamento di attesa e al contempo di preparazione e fortificazione. È accaduto, invece, che chi aveva una fede tiepida si è lasciato andare e non ha perseverato, tanti si sono lasciati sedurre dal dubbio e dallo scoraggiamento.

Per arrivare preparati al tempo dei Segreti dobbiamo fortificarci prima, perseverando nella fede e facendo in modo che il diavolo non ci tenti insinuando in noi dubbi e scoraggiamento. La perseveranza è una virtù da coltivare giorno per giorno, è rimanere sul cammino della fede ogni giorno con un atteggiamento di attesa fiduciosa animata dalla preghiera, dalla pazienza e dalle opere di bene. Riempiamo le nostre giornate di preghiere, di opere buone, di testimonianza, di attività che servono per chiamare le anime e avvicinarle a Dio. Dobbiamo essere operosi in modo tale che quando il Signore ci chiamerà nel giorno che ha stabilito per entrare nella battaglia saremo nella schiera di quelli preparati, fortificati, pronti a vincere. Quelli che staranno a vedere saranno travolti non meno di quelli che se ne saranno disinteressati totalmente. La tentazione di abbandonare il cammino di fede può far perdere molti Apostoli alle schiere di Maria, cerchiamo di premurarci perché ogni nostra giornata sia serena, gioiosa, piena di preghiera e di opere buone. Quando arriverà il tempo della battaglia, se avremo perseverato nel cammino di fede, saremo pronti.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“La gente  che vive negli Stati Uniti e in Europa (“il miliardo d’oro”) è serena, si prepara allo shopping di Natale ed è per nulla interessata ai segreti”

Buonasera Rev. Padre,

ho letto in questi giorni sul suo blog quanto gli hanno scritto alcuni radioascoltatori di Radio Maria in merito alle due aurore boreali rispettivamente del 25 settembre e del 5 novembre di quest’anno.

Ho potuto leggere le loro interpretazioni e poi anche le sue risposte.

Una radioascoltatrice le ha inviato la ricostruzione storica delle aurore boreali del 1938 e del 1939 che hanno preceduto l’inizio della seconda guerra mondiale, quella guerra che si è combattuta in Europa e che  per numero di morti non ha precedenti nella storia.

Altri due radioascoltatori hanno parlato delle due aurore boreali di quest’anno  come l’espressione di un’intensa attività solare che continuerà a crescere per toccare il suo massimo nel 2025, quando sia lei che i radioascoltatori che le hanno scritto, prevedete, che avranno compimento i dieci segreti che la Madonna ha dato ai veggenti di Medjugorje.

Mie deduzioni:

…Anch’io credo nelle apparizioni di Medjugorje e nei dieci segreti che la Madonna ha detto che si realizzeranno uno a uno.

Anch’io credo dopo aver ascoltato Lei e dopo aver letto quello che hanno scritto i radioascoltatori sulle due aurore boreali di quest’anno che il realizzarsi dei dieci segreti potrebbe essere veramente molto ma molto prossimo.

Anch’io sono tentato di credere sempre dopo aver ascoltato Lei e aver letto quello che le hanno scritto gli stessi radioascoltatori, che queste due aurore boreali starebbero per preannunciare il realizzarsi dei dieci segreti.

Mi lasci però essere un tantino polemico…oggi sono stato per le vie del centro della mia città, ho fatto un giro, ho visto come sempre la gente ben vestita e intenta a fare shopping  prenatalizio.

La gente non sembra per nulla terrorizzata e il cosiddetto “miliardo d’oro” come è stata definita la gente che vive negli Stati Uniti e in Europa, è serena e credo poco o per nulla interessata a questi argomenti.

Forse mi sbaglio, forse è la mia impressione ma a me sembra così.

Stiamo a vedere nel frattempo le invio cordiali saluti e le auguro buona domenica. 


Caro Sergio,

non sei polemico, ma realista. Non solo l’aurora boreale, non solo il preannuncio dei segreti, ma le stesse apparizioni e messaggi della Madonna lasciano indifferenti non solo i non credenti, ma anche la stragrande maggioranza dei credenti.

La peste del Covid, l’incombere di una guerra mondiale, l’incognita dei cambiamenti climatici  e un futuro indecifrabile non scuotono le coscienze che “dormono il sonno della morte” (Suor Lucia di Fatima).

Con il succedersi dei segreti cambierà la situazione?

Vedendo come vanno le cose, si rischia di cedere al pessimismo e allo scoraggiamento. Si tratta di una sottile tentazione del diavolo per disarmare le nostre anime.

La Madonna infatti ci esorta alla speranza perché il cuore umano può cambiare. Non cediamo al disfattismo e prepariamoci alla battaglia afferrando le armi della luce.

Il numero di quelli che si salveranno dipenderà in grande parte da ognuno di noi.

Una realtà in ogni caso è sotto gli occhi di chi vuol vedere: i mariani, anche nella tempesta, sono nella pace e persino nella gioia.

I mondani al contrario non sono “sereni” come lei dice, ma “sazi e disperati” come sentenziava il grande Card. Biffi.

L’umanità è in buon parte cieca e sorda, ma il Cielo in questo ultimo secolo non ha taciuto e, prima dell’ultima chiamata alla conversione da parte della Regina della pace, ha moltiplicato i suoi messaggi al mondo e, in primo luogo, alla Chiesa.

Ti sconsiglio di “stare a vedere”, perché questo è il tempo di decidere. Dopo potrebbe essere troppo tardi.

Ave Maria

Padre Livio

“Dio non ha ripudiato il suo popolo” (S. Paolo ai Romani)

Lettera di Paolo Apostolo ai (Romani Cap 11)

11. Io domando dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile!Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo,che egli ha scelto fin da principio.
Non sapete ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? 3Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita. 4Che cosa gli risponde però la voce divina? Mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal. 5Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia. 6E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
7Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti. Gli altri invece sono stati resi ostinati, 8come sta scritto:

Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere
e orecchi per non sentire,
fino al giorno d’oggi
.

9E Davide dice:

Diventi la loro mensa un laccio, un tranello,
un inciampo e un giusto castigo!
10 Siano accecati i loro occhi in modo che non vedano
e fa’ loro curvare la schiena per sempre!


11Ora io dico: forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti, per suscitare la loro gelosia. 12Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità!
13A voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, 14nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 15Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
16Se le primizie sono sante, lo sarà anche l’impasto; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, che sei un olivo selvatico, sei stato innestato fra loro, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 18non vantarti contro i rami! Se ti vanti, ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
19Dirai certamente: i rami sono stati tagliati perché io vi fossi innestato! 20Bene; essi però sono stati tagliati per mancanza di fede, mentre tu rimani innestato grazie alla fede. Tu non insuperbirti, ma abbi timore! 21Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!
22Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; verso di te invece la bontà di Dio, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai tagliato via. 23Anch’essi, se non persevereranno nell’incredulità, saranno innestati; Dio infatti ha il potere di innestarli di nuovo! 24Se tu infatti, dall’olivo selvatico, che eri secondo la tua natura, sei stato tagliato via e, contro natura, sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!
25Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. 26Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto:

Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà l’empietà da Giacobbe.
27 Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati
.

28Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, 29infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! 30Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, 31così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. 32Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
33O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! 34Infatti,

chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35 O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?

36Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

Note al testo

11,1-10 Dio non ha ripudiato il suo popolo
 Dio non ha ripudiato il suo popolo, perché egli rimane fedele alla sua elezione, fatta fin da principio. Ora la storia d’Israele fa capire che Dio salva il suo popolo sulla base di un piccolo resto. Paolo e i primi credenti di origine ebraica fanno parte di questo resto. Così viene confermato il principio della salvezza per grazia e non in base alle opere. L’argomentazione è intessuta di citazioni bibliche: 1Sam 12,22; 1Re 19,10.14.18; Dt 29,3; Is 29,10; Sal 69,23-24.

11,11-24 La salvezza dei pagani
 Come apostolo dei pagani, Paolo si impegna nel suo ministero per suscitare la gelosia degli Ebrei e così stimolare la conversione e salvezza di alcuni di loro (v. 14).

11,15 La conversione d’Israele sarà un evento decisivo nel disegno salvifico di Dio, paragonabile alla risurrezione dai morti.

11,17  Chiunque, mediante l’annuncio del Vangelo, è chiamato alla fede, viene innestato su Israele (4,23-25).

11,25-32 Anche Israele sarà salvato

11,26-27 Citazione di Is 59,20-21 e 27,9.

11,33-36 Inno alla sapienza di Dio
 Con parole ispirate ad alcuni testi biblici (Sal 139,6.17-18; Is 40,13; Ger 23,18; Gb 15,8; vedi anche 1Cor 2,11.16) Paolo celebra in forma innica l’insondabile sapienza di Dio, che liberamente porta a compimento il suo disegno di salvezza.

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