Mese: Ottobre 2023 Pagina 4 di 15
Il metodo di satana.

Carissimo, non vi è nulla di umanamente nuovo sotto il Sole che non sia già comparso ripetute volte. Le generazioni passano, ma dimenticano in pochi decenni la loro stessa storia. Nel metodo di satana la prassi è sempre pressoché simile se non in certi casi identica, a cui peraltro, secondo i suoi fini, fa partecipare qualsiasi etnia, razza, religione istituzionale, colore politico e soprattutto diverse aggregazioni raggruppate sotto poteri economici di levatura continentale, coloro che detengono il potere del denaro e delle comunicazioni . Se pensiamo che nei tempi della seconda guerra mondiale logge economiche ebree hanno sovvenzionato economicamente (e quindi militarmente) la Germania di Hitler, andando contro gli interessi del loro stesso sangue, possiamo renderci conto che i pupazzi nelle mani del demonio non hanno bandiere né fedi che non siano a suo servizio. Satana è abile nel confondere la verità con le (sue) ragioni della distruzione, a creare epopee nazionalistiche- ideologiche, contrasti politici, territoriali, disegni contorti sulla scacchiera dei poteri per far si che si perdurino rancori etnici senza sbocchi al perdono. Quindi, sotto i tavoli delle recriminazioni e delle dispute non ci sono bandiere con nobili intenzioni, se non quelle che con scuse millantatorie lastricano le vie dell’inferno per un sedicente paradiso in terra. Ovviamente satana ci tiene molto ad annientare qualsiasi traccia ebrea nel mondo, ritiene sia un segno della sua superiorità al Divino, ma nello stesso tempo è per lui un piacere massimo corrompere le anime dei figli di Israele più di altri, egli ha una sola bandiera, la sua, e sotto di essa qualsiasi etnia, qualsiasi bandiera, che sia istituzionalmente religiosa o politica e ancora di più finanziaria, fa gioco al suo metodo, ai suoi disegni, al suo piano che, la Vergine, ha già ampiamente descritto in poche illuminanti parole fin dall’inizio: il suo scopo è Distruggere non quello e neanche questo, ma TUTTO, l’epoca glielo consentirebbe. La sua ambizione ha raggiunto i massimi livelli, nei suoi progetti che spingono la sua proverbiale superbia ai massimi gradi della sua estasi nera, non si accontenta più di portare legioni di anime all’inferno, lo scopo che nutre è diventato di proporzioni anti-cristiche inimmaginabili: questo è un colpo in faccia a Dio stesso, distruggere la sua OPERA materiale (il mondo) per annientare quella spirituale (le anime) onde cancellare il Nome di Dio e di Cristo nel cuore dell’uomo.
Va da sé che non ce la farà, ma i danni che può causare potrebbero essere di proporzione biblica, tenendo conto che i veleni della sua spirituale demenza iniettati nel tempo (modernismo) negli spiriti umani, danno luogo e ragione a un possibile disastro pari solo (se non peggio) al diluvio universale, egli da tempo sta mischiando le carte sui tavoli esistenziali degli uomini, li fa “giocare” tenendoli nella stretta delle sue mire ingannevoli, fino allo sragionamento e alle irreversibili congestioni dei soliti istinti diabolici… HANNO PERSO LA TESTA, e con la testa hanno perso prima il CUORE sopraffatto dallo spirito della perdizione. Ecco perché la Vergine si è presentata con l’appellativo “Regina della Pace” perché la pace sta perdendo sostanza anno dopo anno, fin dalle più piccole cose del quotidiano, per arrivare al punto odierno, dove l’attualità sta sotto gli occhi di tutti e sotto questo antico Sole. In questo mondo senza Dio, vanità delle vanità, tutto è vanità.
Carissimo P.Livio, sempre Ave Maria nel nome del fronte del rosario.
Giuseppe di Monza

Pensiero Spirituale sulla forza della preghiera
Cari amici, in questi tempi difficili sentiamo il bisogno delle parole della Madre che ci guida, ci incoraggia e nel medesimo tempo ci nutre con la sapienza che viene dalle Sue parole piene di sapienza evangelica. Nel messaggio del 25 settembre 2023 c’è un’espressione assolutamente nuova che merita di essere approfondita. Le parole della Madonna acquistano sempre più significato man mano che il tempo passa.
Nel messaggio del 25 settembre 2023 la Madonna ci invitava a pregare di giorno e di notte, come si faceva alle origini, quando Lei ci invitava alla preghiera per i pericoli che incombevano; la Regina della pace ha aggiunto che allora (quando la risposta era fervorosa), il Cielo non taceva. Il momento che stiamo vivendo è certamente travagliato e pieno di pericoli.
Il fatto che la Madonna abbia messo la Sua firma su quello che è accaduto il 7 ottobre deve darci speranza. La firma di Maria è il fatto che quello che ha dato inizio a qualcosa che ha sconvolto il mondo e che adesso il diavolo ha tra le mani, è accaduto nel giorno in cui si celebra la Madonna del Rosario; è il giorno della vittoria dei vascelli cristiani a Lepanto. Questo mi ha fatto pensare che la Madonna ha voluto farci capire che se noi preghiamo Lei parla. Sono rimasto subito colpito dal fatto che queste cose sono accadute proprio sabato 7 ottobre 2023.
Chi è alla scuola di Maria sa che Lei ci parla molto attraverso le date, basterebbe fare un’analisi delle date del 25 del mese per capire il significato di questo numero, risale fino al tempo dei Maccabei la lotta della liberazione dal modernismo di allora.
Questo evento la cui gravità è chiarissima dal punto di vista politico perché potrebbe essere un tranello di satana per allargare la guerra e conquistare il mondo alla logica della distruzione. La Madonna ha messo la sua firma permettendo che questo attacco di Hamas così brutale ed esasperato avvenisse proprio il 7 di ottobre, festa della Madonna del Rosario. Più chiaro di così…
La Madonna ha voluto quasi dire che dove satana sta cercando di scatenare una distruzione mondiale c’è Lei a fermarla. Maria vuole contrastare il progetto di satana. A mio parare questo è uno dei modi con cui il Cielo parla. Se apriamo i cuori, se preghiamo, se ci rivolgiamo a Dio con atteggiamento di figli che nell’umiltà bussano alla porta instancabilmente chiedendo la pace, il Cielo risponde.
È chiaro che il Cielo risponde con dei segni che vanno colti. I segni ci sono, alcuni sono correttivi altri ammonitivi, alcuni purificano altri incoraggiano. Quello del 7 ottobre è un chiaro segno della Madonna che Lei lì ha messo la sua firma per impedire a satana di realizzare il suo progetto, cioè l’esplosione di una guerra distruttrice.
Non dobbiamo mai mettere in discussione le parole della Madonna. È vero che se non preghiamo il Cielo non può parlarci. Quando chiudiamo le orecchie e il cuore a Dio – ma siamo ben aperti alle parole del mondo e agli incitamenti del demonio che vuole l’odio e la guerra – come facciamo a sentire la voce del Cielo? Il Cielo ci parla ma noi non ci mettiamo in ascolto, non preghiamo. Il mondo è sotto l’influenza del demonio, gravita intorno alle sue malvagità. Satana è libero dalle catene e regna.
Dio ci ha messo in mano un’arma onnipotente perché Lui stesso ha messo in quest’arma la sua onnipotenza di intercessione; la Madonna ce lo ha ricordato, ha detto più volte che la preghiera compie miracoli nei cuori e nel mondo.
Non è tempo di discussioni. È il tempo della preghiera.
La preghiera è un’arma con cui si può ottenere quello che Dio desidera darci, cioè la pace. Dobbiamo entrare tutti in questa comprensione del valore della preghiera. Il Cielo tace perché il mondo non prega. Se preghiamo, Dio risponde. Dio ci ascolta, ci conduce e opera con quello che vuole fare attraverso di noi e la nostra preghiera.
In questo momento storico particolare è necessario e urgente che tutta la Chiesa preghi. Solo la Chiesa è in grado oggi di promuovere quella forza di intercessione, e quindi l’intervento di Dio, perché il mondo non distrugga se stesso e abbia un futuro.
La Chiesa tutta preghi incessantemente con perseveranza, con umiltà, con fede fervorosa.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
“Lo scompiglio generale prepara la terza rinnovazione del mondo” – Luisa Piccarreta

Caro Padre Livio,
oggi ho ascoltato il suo editoriale, sempre molto interessante e molto utile.
Mi ha invaso un sentimento di gioia quando lei ha detto che forse nel 2033 avremmo passato attraverso i segreti e chissà, ci ritroveremo nella pace tanto desiderata.
Questa sua riflessioni non sono prive di fondamento, guardi cosa dice Gesù alla Serva Luisa Piccarreta…
L’ordine della Divina Provvidenza….
Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta
Gesù a Luisa: “Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia Provvidenza. Nel corso di ogni duemila anni ho rinnovato il mondo. Nei primi duemila lo rinnovai col Diluvio. Nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, da cui, come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, e i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni, sono vissuti dei frutti della mia Umanità e a lambicco hanno goduto della mia Divinità. Ora siamo in circa al termine del terzo duemila anni e ci sarà una terza rinnovazione. Ecco perché lo scompiglio generale: non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione.
Ave María. E grazie.
Elizabeth.
«Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente: dal Marocco alla Libia, dall’Egitto fino ai paesi orientali». Questa è la scioccante visione di San Giovanni Paolo II, mai pubblicata prima d’ora. Testimone della confessione è monsignor Mauro Longhi, della Prelatura dell’Opus Dei.

– Valerio Pece – La Nuova Bussola – 18 Novembre 2017
«Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente: dal Marocco alla Libia, dall’Egitto fino ai paesi orientali». Questa è la scioccante visione di San Giovanni Paolo II, mai pubblicata prima d’ora. Testimone della confessione destinata a far rumore è monsignor Mauro Longhi, del presbiterio della Prelatura dell’Opus Dei, molto spesso a stretto contatto con il Papa polacco durante il suo lungo pontificato. Il monsignore triestino ha rivelato l’episodio nell’eremo “Santi Pietro e Paolo” di Bienno, in Val Camonica, in una conferenza organizzata in ricordo di Giovanni Paolo II lo scorso 22 ottobre, giorno in cui la Chiesa festeggia la memoria liturgica del santo.
Per fare la necessaria chiarezza e inquadrare la visione profetica di Karol Wojtyla così come riportata da un sacerdote al di sopra di ogni sospetto (monsignor Longhi ha goduto della stima personale non solo di Giovanni Paolo II ma anche di Benedetto XVI, tanto da essere chiamato nel ’97 al Dicastero vaticano della Congregazione del clero) sono necessari alcuni riferimenti geografici e temporali.
Dal 1985 al 1995 l’allora giovane economista bocconiano Mauro Longhi (sarà ordinato sacerdote nel ’95) ha accompagnato e ospitato Papa Wojtyla nelle sue proverbiali sciate e passeggiate in montagna. Regolarmente, quattro-cinque volte l’anno per dieci anni, e lo ha fatto in quella che oggi è la sede estiva del Seminario internazionale della prelatura dell’Opus Dei, ma che allora era una semplice casa di campagna per chi, nell’Opera, voleva prepararsi al sacerdozio e alla docenza di teologia. Siamo in provincia dell’Aquila, a circa 800 metri, in direzione della Piana delle Rocche, frazione di Ocre. «Il Santo Padre usciva con molta riservatezza da Roma, accompagnato su una modesta vettura dal suo segretario Mons. Stanislaw Dziwisz e da qualche amico polacco, e al casello autostradale – unico posto in cui qualcuno poteva riconoscerlo – era solito fingersi intento nella lettura e mettersi un giornale davanti alla faccia». Così mons. Longhi, inaugurando una sfilza infinita di aneddoti succosissimi (spesso accompagnati – da scrupoloso pastore qual è – da opportune spiegazioni teologiche).
Ma è senz’altro il Karol Wojtyla mistico quello su cui il monsignore ha intrattenuto i fortunati uditori saliti a Bienno; quello che pochissimi conoscono, quello segreto e misterioso, grande protagonista di uno dei pontificati più lunghi della Chiesa. È il Papa che monsignor Longhi incontrava di notte nella cappella della casa di montagna inginocchiato per ore sugli scomodi banchi di legno davanti al Tabernacolo. Ed è il Papa che, sempre di notte, chi abitava la casa abruzzese sentiva dialogare, a volte anche animatamente, con il Signore o con la sua amata madre, la Vergine Maria.
Per indagare il mistico Karol Wojtyla (cosa che fece magistralmente Antonio Socci nel suo ben documentato “I segreti di Karol Wojtyla”, edito da Rizzoli nel 2008) monsignor Longhi ha raccontato quanto gli confidò Andrzej Deskur, cardinale polacco che di Giovanni Paolo II è stato compagno di seminario, quello clandestino di Cracovia. Deskur, per anni Presidente della Pontificia Commissione per le Comunicazioni sociali (1973-1984), può senz’altro considerarsi il più grande amico di Wojtyla, colui che per sostenere il pontificato dell’amico Lolek si era offerto come vittima – accogliendo la volontà divina dell’ictus e la conseguente paralisi – dentro quel mistero profondissimo che è la “sostituzione vicaria” (sarà proprio per andare a trovare in ospedale l’amico sofferente che la sera stessa dell’elezione Giovanni Paolo II farà la sua prima, incredibile e “clandestina” fuga dal Vaticano).
Così racconta Mons. Longhi: «“Lui ha il dono della visione”, mi confidò Andrzej Deskur. Al che gli chiesi cosa significasse. “Lui parla con Dio incarnato, Gesù, vede il suo volto e vede anche il volto di sua madre”. Da quando? “Dalla sua prima Messa, il 2 novembre 1946, durante l’elevazione dell’ostia. Era nella cripta di San Leonardo della cattedrale di Wawel, a Cracovia, è lì che ha celebrato la sua prima messa, offerta in suffragio dell’anima di suo padre». Monsignor Longhi aggiunge che il segreto svelatogli dal cardinal Deskur – quegli occhi di Dio che si fissano su Wojtyla ogni volta che questi eleva il calice e l’ostia – si può paradossalmente intuire leggendo l’ultima enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia. Qui, al numero 59 della “Conclusione”, proprio mentre il papa polacco ricorda il momento della sua prima messa, lui stesso finisce per svelare il mistero che lo ha accompagnato tutta la vita: «I miei occhi si sono raccolti sull’ostia e sul calice in cui il tempo e lo spazio si sono in qualche modo “contratti” e il dramma del Golgota si è ripresentato al vivo, svelando la sua misteriosa “contemporaneità”».
Tra i tanti raccontati, però, l’episodio che più ha colpito la platea dell’eremo di Bienno, e che si inserisce nella cornice di una delle tante passeggiate sul Massiccio del Gran Sasso, è senza dubbio quello che ha come fuochi l’islam e l’Europa. Monsignor Longhi fa precedere le parole del santo polacco – oggettivamente impressionanti – da un prologo molto umano, a tratti inaspettatamente ilare, fatto di battute, di panini scambiati, di rimproveri teatrali sulla pubblicazione anticipata di quel Catechismo della Chiesa Cattolica fortissimamente voluto da Wojtyla (il non attendere l’editio typica latina, infatti, innesterà errori a cui si dovrà rimediare con precipitose correzioni).In quell’occasione il Santo Padre e il monsignore, evidentemente più veloci degli altri, avevano staccato il gruppo, nel quale – come sempre quando il Papa usciva da Roma – c’era il suo segretario particolare, quel fidatissimo Stanislao Dziwisz, che nel 2006 Benedetto XVI creerà cardinale e che oggi è arcivescovo emerito della Diocesi di Cracovia. Il passaggio di mons. Longhi (con le sue tappe di avvicinamento alla terribile visione mistica del Papa) va dunque riportato interamente(la conferenza è su YouTube, dal minuto 48 è possibile guardare il passaggio che stiamo raccontando).
I due sono appoggiati ad una roccia, l’uno di fronte all’altro, mangiando un panino e aspettando l’arrivo del gruppo. Questo il racconto testuale del monsignore: «Avevo posato lo sguardo su di lui pensando che poteva aver bisogno di qualcosa, lui però si accorge che io lo guardo, aveva il fremito nella mano, era l’inizio del Parkinson. “Caro Mauro, è la vecchiaia..”, ed io subito: “Ma no, Santità, lei è giovane!”. Quando lo si contraddiceva in certi colloqui familiari diventava una belva. “Non è vero! Dico che sono vecchio perché sono vecchio!”». A parere del monsignore è proprio lo scorrere del tempo insieme all’incedere della malattia a portare il Papa polacco a sentire la necessità impellente di trasmettergli quella visione mistica. «Ecco allora che Wojtyla cambia tono e voce – continua il monsignore – e facendomi partecipe di una delle sue visioni notturne, mi dice: “Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale. Più profonda, più dolorosa rispetto a quelle di questo millennio”, riferendosi a quelle del comunismo e del totalitarismo nazista. “Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente”, e mi fa una ad una la descrizione dei paesi: dal Marocco alla Libia all’Egitto, e così via fino alla parte orientale. Il Santo Padre aggiunge: “Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità”».
Questa la preziosa testimonianza di chi per anni è stato a stretto contatto con il Santo Padre, e con questi ha concelebrato molte volte. Inutile sottolineare poi come la confessione di Papa Wojtyla risalga al marzo del 1993, e 24 anni fa molto diversi erano sia il quadro sociale che i numeri della presenza islamica in Europa. Non è un caso, forse, che nell’ormai dimenticata esortazione apostolica del 2003, Ecclesia in Europa, Giovanni Paolo II parlasse chiaramente di un rapporto con l’islam che doveva essere «corretto», condotto con «prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti», avendo coscienza del «notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano» (n.57). Pur con il linguaggio proprio di un documento magisteriale, per sua natura trattenuto, sembrava che il santo Padre implorasse l’instaurarsi di una conoscenza dell’islam «obiettiva» (n.54). Un paradigma e una sensibilità, dunque, chiari e inequivocabili, specie se si considera un altro passaggio di Ecclesia in Europa, quello in cui in cui Papa Wojtyla – dopo aver stigmatizzato «la frustrazione dei cristiani che accolgono» e che invece in molti paesi islamici «si vedono interdire l’esercizio del culto cristiano» (n.57) – parlando dei flussi migratori arrivava addirittura ad auspicare una «ferma repressione degli abusi» (n.101).
C’è da prendere atto che siamo di fronte alla lettura polically uncorrect del fenomeno islam da parte di un Papa canonizzato dalla Chiesa cattolica; una lettura prima “profetica” e poi magisteriale (non è difficile ipotizzare che la scioccante visione profetica giovanpaolina abbia influenzato la sua scrittura di Ecclesia in Europa). «L’islam ci invaderà». Forse lo sta già facendo. Mentre, inesorabile, si va spegnendo la luce sull’Europa cristiana, ridotta a una cantina piena solo di vecchi cimeli e ragnatele. “Karol il Grande” ha parlato, ancor più oggi ci invita a resistere all’invasione con la fede vissuta integralmente.
GHILA PIATTELLI 24 OTT 2023- Il Foglio
È una guerra che si combatte su tutti i fronti, tutti sono coinvolti, nessuno resta con le mani in mano. La resistenza dello stato ebraico in guerra
Ra’anana. Spade di ferro è il nome che è stato dato all’inizio alla guerra che Israele sta combattendo contro Hamas, in seguito al massacro del 7 ottobre, ma è un nome inadeguato alla portata dell’evento, come inadeguate sono le parole con cui, dopo i primi momenti di choc, si sta provando ora a costruire la narrazione dei fatti. Sì, perché anche termini come pogrom, trucidare, bruciare vivi, all’inizio sono stati usati con titubanza, in punta dei piedi, come se fosse vietato attingere dal vocabolario della Shoah per raccontare l’eccidio avvenuto all’interno dei confini dello stato sorto affinché eventi del genere non si ripetessero. Adesso, di fronte ai numeri e alle modalità del massacro perpetrato da Hamas al sud d’Israele, anche la parola pogrom va stretta. I sopravvissuti accolti nelle strutture alberghiere al centro del paese non hanno niente in comune con i sopravvissuti ai pogrom di un tempo, perché anche se gli allarmi antimissile suonano in tutto il paese, anche se i funerali susseguono senza sosta e i nomi e i volti della tragedia piano piano vengono alla luce, i sopravvissuti di oggi hanno un privilegio che i sopravvissuti di allora non hanno avuto: quello di guardare al futuro con ottimismo, malgrado tutto.
Anche la parola solidarietà è stata abusata in questi giorni, perché quello che spinge i civili fuori dalle case, nei centri di raccolta di beni per i soldati al fronte, ad organizzare attività per i bambini sfollati del Sud, a dare supporto al personale negli ospedali, non è solidarietà, ma una mobilitazione di massa della società civile a supporto dello sforzo bellico. È una guerra che si combatte su tutti i fronti, tutti sono coinvolti, nessuno resta con le mani in mano. La gamma delle attività in cui sono occupati i civili si ispira al senso pratico e alla creatività tipica degli israeliani: oltre a servizio babysitter ai figli dei riservisti, ai pasti caldi per i soldati al fronte, ci sono giovani mamme che si offrono di allattare i neonati rimasti orfani, camper con parrucchieri che tagliano i capelli ai soldati al fronte e addirittura una campagna di raccolta di donazioni di sangue di cani per i cani dell’esercito.
Anche la parola diserzione, minacciata come strumento di protesta contro la riforma giudiziaria, ora è una parola vuota: la percentuale della mobilitazione dei riservisti è del 130%, il richiamo della coscienza ha anticipato quello dell’esercito, anche chi non è stato convocato per problemi di salute si è offerto come volontario. I racconti di combattimenti e salvataggi eroici avvenuti nel corso del sabato nero, narrano di gente comune che ha imbracciato le armi ed è accorsa a combattere. Non è vero che in questi giorni ognuno fa quello che può, quando è la propria casa a essere in pericolo, si fa l’impossibile.
È una guerra di sopravvivenza quella che ha seguito il massacro del 7 ottobre, paragonabile a quella del 1948, ma che ha in comune con tutte le altre guerre d’Israele la determinazione a vincere. Anche se vittoria è un’altra parola inadeguata, perché con 1300 morti, migliaia di feriti e più di 200 prigionieri, questa è una guerra che Israele già ha perso ma che in fondo, nello stesso respiro, già ha vinto sul campo morale, perché la società israeliana si è rivelata più compatta e più forte che mai. È lo spirito del popolo ebraico in Israele la vera arma segreta di questo conflitto, sembra impossibile che una Nazione che ha subito un massacro di queste dimensioni, in sole ventiquattro ore si sia rimessa in piedi e si sia messa al lavoro. Israele lo sa, davanti a questa risolutezza e a questo spessore morale nessuno potrà farcela.
Quando sono le parole a venire a mancare forse soltanto le metafore ci possono aiutare a raccontare quello che sta succedendo. Nel mio giardino crescono delle bellissime siepi di bouganville, che ora splendono al sole di ottobre nella loro fioritura viola. Hanno oltre trent’anni, superano i due metri e mezzo di altezza, ogni anno in primavera sono costretta a farle potare, perdono i fiori e il fogliame, si riducono a una massa di rami spogli e intricati. Ogni primavera sembra che non debbano più rifiorire. Poi, dopo qualche settimana appaiono i primi germogli, poi tornano le foglie e infine la fioritura viola. Ogni anno quando le mie siepi di bouganville vengono potate, tornano a essere più belle e più forti di prima

Pensiero Spirituale sulla preghiera che piace al Cielo
Cari amici, nel messaggio del 25 settembre 2023 la Regina della pace ci ha invitato alla preghiera forte: «Cari figli! Vi invito alla preghiera forte. Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù. Perciò, cari figlioli miei, rinnovate la preghiera nelle vostre famiglie, affinché il mio cuore materno sia gioioso come nei primi giorni quando vi ho scelti e la risposta era la preghiera giorno e notte ed il cielo non taceva ma ha donato in abbondanza pace e benedizione a questo luogo di grazia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».
La preghiera forte di cui parla la Madonna è quella che apre il cuore a Dio e ottiene le grazie. Quando la Madonna ci invita alla preghiera ci invita a fare in modo che sia una preghiera che rifletta la sua, che la nostra intercessione si unisca alla sua con i medesimi sentimenti e con il medesimo atteggiamento interiore.
Nel messaggio dato attraverso il veggente Ivan il 20 ottobre 2023 la Regina della pace ha detto che gran parte di ciò che accadrà dipende dalla nostra preghiera e dalla nostra perseveranza. Era un ammonimento che la Regina della pace aveva già fatto nel 1991, prima dell’inizio della guerra in Bosnia: «molto di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera» e che aveva ripreso nel 1994 dicendo che la guerra durava a lungo perché non si pregava abbastanza. Dopo questi appelli la gente ha ascoltato la Madonna e nel messaggio del 25 febbraio 1994 ha detto: «Cari figli, oggi vi ringrazio per le vostre preghiere. Voi tutti mi avete aiutata a far sì che questa guerra finisca il più presto possibile».
In tutto questo periodo in cui la Madonna ci ha guidato ci siamo resi conto di come la preghiera compia miracoli nei cuori degli uomini e poi nel mondo. I miracoli sono possibili perché grazie alla nostra preghiera Dio interviene. La preghiera può cambiare anche i cuori delle persone e può cambiare gli eventi: «figlioli, pregate, pregate, pregate, perché la preghiera opera miracoli nel cuore degli uomini e nel mondo» (25 ottobre 2001). La Regina della pace ha detto anche che con la preghiera e il digiuno anche le guerre possono essere fermate (25 febbraio 2003) e che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre e persino sospendere le leggi naturali (21 luglio 1982).
La preghiera di cui parla la Madonna è quella che nasce dal cuore, è consapevolezza e ha delle caratteristiche particolari; diversamente non è efficace, non tocca il cuore di Dio.
La preghiera che piace al Cielo ha delle caratteristiche ben precise. La prima caratteristica della preghiera che piace al Cielo è l’umiltà. La preghiera umile nasce dalla consapevolezza che siamo creature, che siamo persone fragili e che abbiamo bisogno di Dio. L’umiltà è quella presa di consapevolezza della nostra miseria che non porta al disprezzo di sé ma all’apertura del cuore nella luce della fede che fa capire che siamo creature e figli. Questa consapevolezza ci fa aprire il cuore a Dio che è il Padre Celeste e in questa luce preghiamo come un figlio prega il padre. La preghiera umile è filiale, è la preghiera di chi è consapevole di avere bisogno e di chi ammette senza vergogna di essere un povero peccatore che si rivolge a Dio. L’umiltà è ciò che rende vere tutte le altre virtù che sono doni di Dio per i quali ringraziare. Se non ci fosse l’umiltà le altre virtù potrebbero diventare una forma di autoglorificazione, un’esibizione di se stessi. Che la nostra preghiera per il dono della pace sia umile, consapevoli di essere tutti peccatori nella vita quotidiana, bisognosi di rivolgerci al Padre come figli.
La preghiera, poi, deve essere fiduciosa. Quando un bambino chiede al padre qualcosa, lo fa con fiducia sapendo che se è una cosa buona il padre gliela concede. Con umiltà, allora, si espongono a Dio la nostra situazione, i nostri bisogni e le nostre richieste nella consapevolezza che Dio ascolta, vede e sa che cosa concedere e quando farlo. Quando preghiamo dobbiamo avere la fiducia di essere ascoltati. Dio ascolta sempre anche se non sempre concede quello che gli chiediamo, ma lo fa perché Lui sa che cosa è giusto per noi e il tempo giusto per concedercelo. Dobbiamo continuare a essere fiduciosi anche quando non veniamo subito accontentati. La nostra fiducia deve essere riposta nel fatto che Dio sa come e quando accontentare le nostre richieste. Bisogna saper aspettare con fiducia, con la certezza di essere esauditi ma nei tempi e con le modalità di Dio. Quante volte riceviamo grazie che non avevamo chiesto e di cui magari nemmeno ci accorgiamo! In questa situazione di prove dobbiamo essere consapevoli che di giorno in giorno Dio guarda, guida, protegge. A volte Dio ci fa aspettare anche tanto, Lui sa il perché. Il governo di Dio delle anime è pieno di sapienza e di bontà anche se non ce ne accorgiamo.
La preghiera, inoltre, deve essere fervorosa. È difficile mantenere alto il livello del fervore, a volte ci capita di pregare in modo arido e svogliato; quello che conta non è neanche il sentimento, che è certamente variabile, ma è l’impegno. Se prendiamo l’impegno di pregare il Rosario quotidianamente sicuramente dobbiamo mettere in conto che ci saranno giorni in cui pregheremo con fervore e sentiremo un certo cambiamento del cuore, altre volte si sarà stanchi o distratti ma dovremo portare comunque avanti l’impegno, nonostante la stanchezza e l’aridità. In questo modo daremo a Dio la possibilità di darci il sentimento quando magari non ce lo aspettiamo; ma se abbandoniamo l’impegno perché non sentiamo il fervore nel cuore, come fa Dio a concederci quel sentimento che cerchiamo?
La preghiera, infine, deve essere perseverante. A mio parere la situazione attuale forse esige una preghiera continua e per un tempo più lungo di quello che pensiamo; per ottenere la pace dobbiamo essere perseveranti, dobbiamo pregare senza stancarci mai. La preghiera è perseverante quando è giorno e notte e tutti giorni e tutte le notti. La preghiera deve essere come il cibo che mangiamo e come l’aria che respiriamo; dobbiamo pregare continuamente e incessantemente.Dobbiamopregare tutti i giorni e tutte le notti; quando si va a letto si rivolge il pensiero a Dio, così come quando ci si sveglia di notte e al mattino ci dobbiamo rivolgere a Dio e a quello che ci dà da fare ogni giorno.
Con queste caratteristiche noi presentiamo al Padre Celeste, per mezzo di Gesù e in unione con Maria e con la Chiesa del Cielo e della Terra, una preghiera che ha il potere di compiere miracoli nel mondo. Siamo in una situazione storica di grandissime prove, non possiamo evitarle anche perché non c’è altro modo per purificare il mondo.
Con la preghiera umile, fiduciosa, fervorosa e perseverante potremo uscire vittoriosi dal tempo delle prove, coraggio!
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
