"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Agosto 2023 Pagina 8 di 13

San Massimiliano Maria Kolbe

Il fondatore della Milizia dell’Immacolata fu il «martire dell’amore» che nel bel mezzo della distruzione dell’umano attuata nei lager nazisti ricordò al mondo, sacrificandosi per salvare un padre di famiglia, tutta la fecondità della fede.

 Ermes  Dovico – La  Nuova  Bussola14_08_2023

«Rimettiti in tutto alla Divina Provvidenza attraverso l’Immacolata e non preoccuparti di nulla», è l’insegnamento al centro della spiritualità di san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941). Il «martire dell’amore» ricordò al mondo, nel bel mezzo della distruzione dell’umano attuata nei lager nazisti, tutta la fecondità e potenza della fede, sacrificandosi per salvare un padre di famiglia.

Secondo di cinque figli, era nato in Polonia da due ferventi cattolici, che lo battezzarono il giorno stesso della nascita con il nome di Raimondo. Già da bambino ebbe una visione della Vergine che gli porgeva due corone di fiori, una di gigli, simbolo della verginità, l’altra di rose rosse, simbolo del martirio. Le accettò entrambe. A 16 anni vestì l’abito dei francescani conventuali assumendo il nome di fra Massimiliano; e quattro anni dopo, all’atto della professione perpetua, vi aggiunse quello di Maria.

Era arrivato intanto a Roma, dove si laureò in filosofia e teologia. Il Rosario e l’adorazione eucaristica animavano ogni sua giornata. Già negli anni in collegio alcuni compagni si erano accorti di avere un santo tra loro, come testimonierà padre Giuseppe Pietro Pal: «L’amore fraterno di Massimiliano era davvero come quello del Vangelo. Quando nelle nostre conversazioni parlavamo di quanto poco venissero osservate le regole nel nostro collegio, mi diceva di pregare per i peccatori. Non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno. Soffriva nel vedere gli altri trasgredire le regole». Consapevole della piaga del modernismo e dell’odio contro la Chiesa diffuso dalla Massoneria, il 16 ottobre 1917 fondò insieme ad altri sei compagni la Milizia dell’Immacolata. L’idea era di consacrare a Dio, attraverso Maria, quante più anime possibili, aiutandole a guadagnare la salvezza eterna. «Chi ha Maria per madre, ha Cristo per fratello», insegnava.

Il santo sapeva infatti bene che la fede genuina s’incarna nella Chiesa militante, chiamata a combattere il Maligno e far conoscere e amare Dio, lavorando all’instaurazione del Suo Regno con l’aiuto di Maria. A questo fine, già ammalato di tubercolosi, diede inizio a una rivista, Il cavaliere dell’Immacolata. Era convinto della necessità di un apostolato attraverso i mezzi di informazione, per trasmettere la bellezza delle verità di fede e di morale, già all’epoca attaccate da «propagatori senza numero». Diceva: «Un missionario della penna […] forma l’opinione pubblica, attenua l’avversione nei confronti del cattolicesimo, chiarisce e lentamente rimuove dalle menti prevenzioni e obiezioni inveterate, predispone a una graduale lealtà nei confronti della Chiesa e col tempo […] alla fiducia, infine al desiderio di conoscere più a fondo la religione».

Le sue idee e la sua carità accesero di entusiasmo una moltitudine di giovani. La sua rivista giunse a una tiratura di milioni di copie. Nel 1927 fondò in patria un convento chiamato Niepokalanów («Città dell’Immacolata»), che si dotò di una tipografia e di un seminario vocato alla missione: in dieci anni si era formata attorno una cittadella e ospitava oltre 700 frati. Esportò lo stesso modello a Nagasaki, dove il Mugenzai no Sono («Giardino dell’Immacolata») accoglierà gli orfani di guerra. Fondò una stazione radio, la SP3RN (Stazione polacca 3 Radio Niepokalanów), e per questo motivo è patrono dei radioamatori. Dopo l’invasione della Polonia i nazisti lo imprigionarono per quasi tre mesi insieme ad altri 37 confratelli. Una volta rimesso in libertà, il francescano tornò alla «Città dell’Immacolata» trasformandola in un ospedale e rifugio per migliaia di ebrei e feriti.

Fu definitivamente arrestato dalla Gestapo il 17 febbraio 1941 e a maggio venne trasferito ad Auschwitz. La fuga di un prigioniero fece scattare la dura ‘legge’ nazista: dieci prigionieri vennero condannati a morire di fame nel Blocco 13. Tra questi vi era un padre di famiglia, Franciszek Gajowniczek (il 10 ottobre 1982 assisterà alla canonizzazione di padre Kolbe), che parlava disperatamente della moglie e dei figli. Il santo si offrì di prendere il suo posto. «Chi sei tu?», gli chiesero i nazisti. «Un prete cattolico», rispose lui, che per due volte aveva già celebrato segretamente nel lager la Santa Messa, distribuendo il Corpo di Cristo a una trentina di detenuti. I nazisti, sorprendentemente, accettarono lo scambio. La calma del sacerdote polacco li impressionò e, come dirà un testimone, il capo del bunker lo considerava «un eroe addirittura sovrumano».

Nelle due settimane di isolamento senza cibo padre Kolbe non si lamentò mai, confortò gli altri prigionieri, parlò loro del sacrificio e amore di Gesù, li fece pregare ed elevare inni sacri. Il 14 agosto, vigilia dell’Assunta, sopravvivevano ancora lui e altri tre uomini. Le SS decisero di farla finita con un’iniezione di fenolo. Fu allora che al capoblocco dell’infermeria disse: «Lei non ha capito nulla della vita, l’odio non serve a niente… solo l’amore crea!». Porse il braccio al carnefice pronunciando le sue ultime parole terrene: «Ave Maria». Testimonierà il carceriere: «Quando riaprii la porta di ferro, già non viveva più; ma mi si presentava come se fosse vivo. Ancora appoggiato al muro. La faccia era raggiante in modo insolito. Gli occhi largamente aperti e concentrati in un punto. Tutta la figura come in estasi. Non lo dimenticherò mai».

Patrono di: radioamatori, prigionieri, movimenti pro-vita, giornalisti, famiglie; Milizia dell’Immacolata

L’ASSUNZIONE AL CIELO DELLA BEATA VERGINE MARIA

Nella descrizione di Maria valtorta

   8 dicembre 1951.

   Quanti giorni sono passati? È difficile stabilirlo con sicurezza. Se si giudica dai fiori che fanno corona intorno al corpo esanime, si dovrebbe dire che sono passate poche ore. Ma se si giudica dalle fronde d’ulivo su cui posano i fiori freschi, fronde dalle foglie già appassite, e dagli altri fiori vizzi, posati come tante reliquie sul coperchio del cofano, si deve concludere che sono passati dei giorni ormai.
   Ma il corpo di Maria è quale era appena spirata. Nessun segno di morte è sul suo volto, sulle piccole mani. Nessun odore sgradevole è nella stanza. Anzi aleggia in essa un profumo indefinibile che sa d’incenso, di gigli, di rose, di mughetti e di erbe montane, insieme mescolati.
   Giovanni, che chissà mai da quanti giorni veglia, si è addormentato, vinto dalla stanchezza, stando seduto sullo sgabello, con le spalle appoggiate al muro, presso la porta aperta che dà sulla terrazza. La luce della lanterna, posata al suolo, lo illumina da sotto in su e permette di vedere il suo volto stanco, pallidissimo, meno che intorno agli occhi arrossati dal piangere.
   L’alba deve essere ormai incominciata, perché il suo debole chiarore rende visibili all’occhio la terrazza e gli ulivi che circondano la casa, chiarore che si fa sempre più forte e che, penetrando dalla porta, fa più distinti anche gli oggetti della camera, quelli che, per essere lontani dalla lucernetta, prima si intravvedevano appena.

   Ad un tratto una gran luce empie la stanza, una luce argentea, sfumata d’azzurro, quasi fosforica, e sempre più cresce, annullando quella dell’alba e quella della lucerna. Una luce uguale a quella che innondò la grotta di Betlemme al momento della Natività divina. Poi, in questa luce paradisiaca, si palesano delle creature angeliche, luce ancor più splendida nella luce già tanto potente apparsa per prima. Come già avvenne quando gli angeli apparvero ai pastori, una danza di scintille d’ogni colore si sprigiona dalle loro ali dolcemente mosse, dalle quali viene come un mormorio armonico, arpeggiato, dolcissimo.
   Le creature angeliche si dispongono a corona intorno al lettuccio, si curvano su di esso, sollevano il corpo immobile e, con un più forte agitar d’ali, che aumenta il suono già esistente prima, per un varco apertosi prodigiosamente nel tetto, come prodigiosamente s’aprì il Sepolcro di Gesù, se ne vanno, portando seco loro il corpo della loro Regina, santissimo, è vero, ma non ancora glorificato e perciò ancora soggetto alle leggi della materia, soggezione a cui non era più soggetto il Cristo perché già glorificato quando risorse da morte. Il suono dato dalle ali angeliche aumenta, ed è ora potente come un suono d’organo.

   Giovanni, che s’era già, pur rimanendo addormentato, smosso due o tre volte sul suo sgabello, come fosse disturbato dalla gran luce e dal suono delle ali angeliche, si desta totalmente per quel suono potente e per una forte corrente d’aria che, scendendo dal tetto scoperchiato ed uscendo dalla porta aperta, forma come un gorgo che agita le coperture del letto ormai vuoto e le vesti di Giovanni, spegnendo la lucerna e chiudendo con un forte picchio la porta aperta.
   L’apostolo si guarda intorno, ancor mezzo assonnato, per rendersi conto di ciò che avviene. Si accorge che il letto è vuoto e che il tetto è scoperto. Intuisce che un prodigio è avvenuto. Corre fuori sulla terrazza e, come per un istinto spirituale o per un richiamo celeste, alza il capo, facendosi solecchio con la mano per guardare senza avere l’ostacolo del nascente sole negli occhi.

   E vede. Vede il corpo di Maria, ancor privo di vita ed in tutto uguale a quello di persona dormente, che sale sempre più in alto, sostenuto dallo stuolo angelico. Come per un ultimo saluto, un lembo del manto e del velo si agitano, forse per azione del vento suscitato dalla rapida assunzione e dal moto delle ali angeliche, e dei fiori, quelli che Giovanni aveva disposti e rinnovati intorno al corpo di Maria, e certo rimasti tra le pieghe delle vesti, piovono sulla terrazza e sulla terra del Getsemani, mentre l’osanna potente dello stuolo angelico si fa sempre più lontano e quindi più lieve.
   Giovanni continua a fissare quel corpo che sale verso il Cielo e, certo per un prodigio concessogli da Dio, per consolarlo e per premiarlo del suo amore alla Madre adottiva, egli vede, distintamente, che Maria, avvolta ora dai raggi del sole che è sorto, esce dall’estasi che le ha separata l’anima dal corpo, torna viva, sorge in piedi, perché ora Lei pure fruisce dei doni propri ai corpi già glorificati.
   Giovanni guarda, guarda. Il miracolo che Dio gli concede gli dà potere, contro ogni legge naturale, di vedere Maria quale è ora mentre sale ratta verso il Cielo, circondata, ma non più aiutata a salire, dagli angeli osannanti. E Giovanni è rapito da quella visione di bellezza che nessuna penna d’uomo, né parola umana, né opera di artista potrà mai descrivere o riprodurre, perché è di una bellezza indescrivibile.
   Giovanni, stando sempre appoggiato al muretto della terrazza, continua a fissare quella splendida e splendente forma di Dio — perché realmente può dirsi così Maria, formata in modo unico da Dio, che la volle immacolata, perché fosse forma al Verbo incarnato — che sale sempre più in alto. E un ultimo, supremo prodigio concede Iddio-Amore a questo suo perfetto amatore: quello di vedere l’incontro della Madre Ss. col suo Ss. Figlio che, Lui pure splendido e splendente, bello di una bellezza indescrivibile, scende ratto dal Cielo, raggiunge la Madre, se la stringe sul cuore, e insieme, più fulgenti di due astri maggiori, con Lei ritorna da dove è venuto.

   Il vedere di Giovanni è finito. Egli abbassa il capo. Sul suo volto stanco sono presenti e il dolore per la perdita di Maria e il gaudio per la sua gloriosa sorte. Ma ormai il gaudio supera il dolore.
   Egli dice: «Grazie, mio Dio! Grazie! Io presentivo che questo sarebbe accaduto. E volevo vegliare, per non perdere nessun episodio della sua Assunzione. Ma erano ormai tre giorni che non dormivo! Il sonno, la stanchezza, congiunti alla pena, mi hanno abbattuto e vinto proprio quando era imminente l’Assunzione… Ma forse Tu stesso l’hai voluto, o Dio, perché io non turbassi quel momento e non soffrissi troppo… Sì. Certo Tu lo hai voluto, come ora volesti che io vedessi ciò che senza un tuo miracolo non avrei potuto vedere. Mi hai concesso di vederla ancora, benché già tanto lontana, già glorificata e gloriosa, come mi fosse vicina. E rivedere Gesù! Oh! visione beatissima, insperata, insperabile! O dono dei doni di Gesù-Dio al suo Giovanni! Grazia suprema! Rivedere il mio Maestro e Signore! Vedere Lui presso la Madre! Lui simile a sole e Lei a luna, splendidissimi entrambi, e per esser gloriosi e per esser felici d’esser riuniti in eterno! Che sarà il Paradiso ora che Voi vi splendete, Voi, astri maggiori della Gerusalemme celeste?

   Quale il gaudio degli angelici cori e dei santi? È tale la gioia che m’ha dato il vedere la Madre col Figlio, cosa che annulla ogni sua pena, ogni loro pena, anzi, che anche la mia cessa, e in me subentra la pace. Dei tre miracoli che avevo chiesti a Dio, due si sono compiuti. Ho visto tornare la vita in Maria, e la pace la sento tornare in me. Ogni mia angoscia cessa, perché vi ho visti riuniti nella gloria. Grazie di ciò, o Dio.

   E grazie per avermi dato modo, anche per una creatura, santissima ma sempre umana, di vedere quale è la sorte dei santi, quale sarà dopo l’ultimo giudizio, e la risurrezione delle carni, e la loro rincongiunzione, la loro fusione con lo spirito, salito al Cielo all’ora della morte. Non avevo bisogno di vedere per credere. Perché io ho sempre creduto fermamente ad ogni parola del Maestro. Ma molti dubiteranno che, dopo secoli e millenni, la carne, fatta polvere, possa tornare corpo vivente. A costoro io potrò dire, giurandolo sulle cose più eccelse, che non solo il Cristo tornò vivo, per suo proprio potere divino, ma che anche la Madre sua, tre dì dopo la morte, se morte può dirsi tal morte, riprese vita, e con la carne riunita all’anima prese la sua eterna dimora in Cielo, al fianco del Figlio.

   Potrò dire: “Credete, o cristiani tutti, nella risurrezione della carne, alla fine dei secoli, e alla vita eterna e dell’anima e dei corpi, vita beata per i santi, orrenda per i colpevoli impenitenti. Credete e vivete da santi, come da santi vissero Gesù e Maria, per avere la loro stessa sorte. Io ho visto i loro corpi salire al Cielo. Ve lo posso testimoniare. Vivete da giusti per potere un giorno essere nel nuovo mondo eterno, in anima e corpo, presso Gesù-Sole e presso Maria, Stella di tutte le stelle”. Grazie ancora, o Dio!

   Ed ora raccogliamo quanto resta di Lei. I fiori caduti dalle sue vesti, le fronde degli ulivi rimaste sul letto, e conserviamoli. Serviranno… Sì, serviranno a dare aiuto e consolazione ai miei fratelli, invano attesi. Prima o poi li ritroverò…».
   Raccoglie anche i petali dei fiori sfogliatisi nel cadere, rientra nella stanza tenendoli in un lembo della veste.

   Nota allora più attentamente l’apertura del tetto ed esclama: «Un altro prodigio! E un’altra mirabile proporzione nei prodigi della vita di Gesù e Maria! Egli, Dio, da Sé risorse, e col suo solo volere ribaltò la pietra del Sepolcro, e col suo solo potere ascese al Cielo. Da solo. Maria, santissima ma figlia dell’uomo, per aiuto angelico ebbe aperto il varco per la sua assunzione al Cielo e, sempre per aiuto angelico, è stata assunta là. Nel Cristo lo spirito tornò ad animare il Corpo mentre esso era ancora sulla Terra, perché così doveva essere, per far tacere i suoi nemici e per confermare nella fede i suoi seguaci tutti. In Maria lo spirito è tornato quando il Corpo santissimo era già sulle soglie del Paradiso, perché per Lei non era necessario più altro. Potenza perfetta dell’infinita Sapienza di Dio!…».

   Giovanni ora raccoglie in un telo i fiori e le fronde rimasti sul lettuccio, vi unisce quelli raccolti fuori e li depone tutti sul coperchio del cofano. Poi lo apre e vi colloca il guancialetto di Maria, la coperta del lettuccio; scende nella cucina, raccoglie altri oggetti usati da Lei — il fuso e la conocchia, le sue stoviglie — e le unisce alle altre cose.

   Chiude il cofano e si siede sullo sgabello esclamando: «Ora tutto è compiuto anche per me! Ora posso andare, liberamente, là dove lo Spirito di Dio mi condurrà. Andare! Seminare la divina Parola che il Maestro mi ha data perché io la dia agli uomini. Insegnare l’Amore. Insegnarlo perché credano nell’Amore e nella sua potenza. Far loro conoscere cosa ha fatto Dio-Amore per gli uomini. Il suo Sacrificio e il suo Sacramento e Rito perpetui, per cui, sino alla fine dei secoli, noi potremo essere uniti a Gesù Cristo per l’Eucarestia e rinnovare il rito e il sacrificio come Egli comandò di fare.

   Tutti doni dell’Amore perfetto! Far amare l’Amore, perché credano in Esso come noi vi abbiamo creduto e crediamo. Seminare l’Amore perché sia abbondante la messe e la pesca, per il Signore. L’amore tutto ottiene, mi ha detto Maria nel suo ultimo discorso, a me, da Lei giustamente definito, nel collegio apostolico, colui che ama, l’amante per eccellenza, l’antitesi dell’Iscariota che fu l’odio, come Pietro l’irruenza e Andrea la mitezza, i figli d’Alfeo la santità e sapienza congiunta a nobiltà di modi, e così via. Io, l’amoroso, ora che non ho più il Maestro e la Madre da amare in Terra, andrò a spargere l’amore tra le genti. L’amore sarà la mia arma e dottrina. E con esso vincerò il demonio, il paganesimo, e conquisterò molte anime. Continuerò così Gesù e Maria, che furono l’amore perfetto in Ter­ra».

(Maria Valtorta –  L’Evangelo come  mi è stato rivelato-   Vol  X – Capitolo 649-   CEV- 

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“La  fede  è  un cammino lungo, difficile e  anche doloroso”

Caro padre Livio, ascoltando le Sue catechesi nella lettura cristiana della cronaca e della storia, trovo spesso modo di riflettere, su me stesso, sul mio passato e sul mondo. 

Nella mia famiglia solo io ho la fede, c’è chi non l’ha mai avuta e chi l’ha perduta.

Tanti anni fa vivendo in una famiglia cristiana, vivevo la fede in un modo comunque superficiale, credendo che Dio ci lasciasse vivere senza mai intervenire.

Mi sbagliavo, la fede è un cammino lungo, difficile e anche doloroso.

Non posso non comprendere le difficoltà che incontrano i fratelli alla ricerca di quel Dono che c’è, è lì davanti a noi, Dio l’ha preparato e noi non ce ne accorgiamo.

Quante inutili sofferenze ci travolgono, solo per il fatto che la mancanza di fede non ci fa vedere gli inganni che il tentatore ci porge.

Non siamo mai veramente al sicuro, questo è vero, mamma mia quanto è vero, i tranelli ci sono eccome, però tanti si riescono a scansare, e quando veramente sono esausto un buon ” Maria aiutami” ed ecco dolcissima Lei viene con tutto il Suo splendore e risolve ogni cosa.

Caro padre Livio, tanti anni fa neanche io ci avrei creduto che tutto questo fosse vero, ora lo so, ma nel frattempo quanti errori, quanti inganni e quante infedeltà a Dio.

Ora, riconosco che è solo una Grazia, un Dono grande, ma se voglio che lo sia fino in fondo non lo posso tenere solo per me, per cui affido a Dio chi amo, chi conosco ed anche chi ho incontrato per la prima volta oggi,  affinché possa ricevere la Sua Misericordia.

Quando pensiamo che Dio ci stupisca con grandi cose ci sbagliamo, Dio non fa grandi cose per stupirci, ma ci stupisce rendendo Grandi le piccole cose, è venuto al mondo nel silenzio, se n’è andato nel silenzio, ha agito nel silenzio, predicando la cosa più semplice di questo mondo, l’Amore, ha avuto una Famiglia umile, ma ha cambiato il mondo.

Le voglio raccontare un aneddoto, quindici giorni fa è morto mio suocero e non era un credente, era molto malato, ho pregato molto per la Sua anima ed ho chiesto a Maria tre cose due riguardano Suoi desideri personali la terza di salvarlo e se era possibile di avere un segno inconfondibile se Lei lo avesse salvato, in realtà avevo altre due cose nel mio cuore, ma non le ho chieste.

Ebbene tutte si sono avverate, intendo tutte e cinque, il segno?

Il funerale è stato fatto il 2 agosto festa del perdono di Assisi voluta da San Francesco dedicato alle Madonna degli Angeli.

Mi scuso per la lunghezza della lettera grazie padre Livio per il Suo prezioso impegno e le chiedo una benedizione per me e per le persone che porto nel cuore, grazie a Maria madre dolcissima.

Un saluto ed un abbraccio, siano lodati Gesù e Maria. 

Stefano 

Caro Stefano,

ti ringrazio per  la tua toccante  testimonianza di conversione,   che  è davvero  un cammino lungo,  doloroso e gioioso nel medesimo tempo, attraverso il quale Dio nel silenzio dell’anima   ci rivela  la  grandezza  del  suo  amore. 

E’ incredibile  come Dio  venga  incontro  anche  ai nostri desideri, con  segni che  rivelano la  sua presenza  e la  sua  sollecitudine per  i  nostri bisogni spirituali.

E’ proprio vero che dopo la conversione  la vita  viene  vista  in  un  modo diverso ed  ora  vediamo quello che  prima non vedevamo,  come  se fossimo accecati.

Dobbiamo avere comprensione  per le   persone che ora  si trovano in  quella  medesima situazione, in particolare  per   i  nostri cari,  amici e conoscenti, e  pregare  per loro, perché la  conversione  è  innanzi tutto un  miracolo della  grazia.

Quando satana  si è appropriato di  un’anima  fa  di tutto per  costringerla alla  resa, lasciando via libera  alla sua volontà  di distruzione e  di morte. Ma quando quest’anima vien  liberata  dalla mano  dell’Onnipotente, il maligno non  si arrende, non  si   rassegna e  moltiplica  gli assalti,  gli inganni  e le seduzioni   per   riportarla    in  catene.

Perciò  tu prosegui perseverante nel  tuo cammino,  sapendo che  l’astuta  serpe  ti aspetta al  varco, per  colpirti col suo veleno  mortale. Ma  tu  non temere e ripeti tutte  le  volte  che averti il  pericolo il tuo “Maria   aiutami” e  sarai salvo.

Ti incoraggio e  prego  per  te,  come  per  tutti i fratelli e sorelle che combattono la santa  battaglia  della  conversione.

Ave  Maria

Padre Livio

〽️🕊️DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO 👌🕊️

BUONA DOMENICA

DOMENICA 19MA  DEL TEMPO  ORDINARIO

Cari amici di  Radio Maria  Buona  Domenica! 

Santifichiamo il giorno del  Signore partecipando alla  Santa Messa ovunque ci troviamo:  in campagna, al mare,  sui  monti o nelle  città  d’arte,  perché  la  nostra anima sia  illuminata  dalla  Parola  di Dio e  nutrita  con la   Santa Eucaristia.

Il  Vangelo ci presenta  un brano particolarmente  significativo che aiuta  la nostra fede ad affrontare le  avversità della vita.

Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù congeda la  folla  che voleva  farlo re e si ritira  su un molte  a  pregare,  mentre  invita  i suoi  discepoli a salire  sulla barca  e a precederlo all’altra  riva.

Venuta  la  sera   si alza un forte  vento  che agita la barca.  Allora  Gesù  va loro incontro  camminando sulle  acque. 

I  discepoli si impauriscono perché pensano che sia  un fantasma. Ma  Gesù  li tranquillizza dicendo:  “Coraggio sono io, non abbiate  paura”.

Pietro vuole mettere  alla prova  Gesù  e  gli dice:  “Signore se  sei tu, comandami di venire verso di te  sulle  acque”.

Pietro sa  che il Maestro può  fare  questo miracolo.  Gesù   gli dice:  “Vieni”

Pietro si fida,  scende in  acqua e incomincia a camminare verso Gesù. A Pietro non  interessa  il fatto di camminare sulle  acque, ma  di arrivare  fino a  Gesù. La  sua fede e   il  suo amore  per  il  Maestro sono encomiabili.

Ma  questo non basta,  Bisogna perseverare! Infatti, mentre  distoglie lo sguarda  da Gesù  e  guarda il soffiare del vento e  l’agitarsi delle  acque,  si impaurisce e incomincia ad  affondare.

E’ quello che accade a noi quando,  dopo esserci affidati a Gesù,  distogliamo il  nostro sguardo da Lui e lo posiamo sulle avversità  che imperversano. In quel momento ci impauriamo e affondiamo.

Allora, come  Pietro, dobbiamo reagire,  rinnovare  la nostra  fiducia in Gesù  e  gridare:  “Signore salvami!”

Gesù rimprovera  Pietro per  aver  dubitato, ma  tuttavia  tende  la mano, lo afferra  e lo tiene a  galla.

Non solo,  ma appena  saliti sulla barca,  il  vento cessa e  i discepoli si rafforzano nella loro fede. Gesù  è  molto più  di un Messia terreno che sfama  la  gente.

Egli è il Figlio di Dio e il  Salvatore del mondo.  Per questo si  prostrano e  lo adorano, come dobbiamo fare  anche noi in questo tempo  in cui l’umanità  rifiuta la Fede  e  la  Croce

Questa è la nostra  fede cattolica che non  dobbiamo aver  paura di testimoniare.

Vostro Padre  Livio


Vangelo

Comandami di venire verso di te sulle acque.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-33

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla.

 Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario.

Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura.

 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!».

Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».

E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

LA MIA VITA PER   LA  GOSPA

Cari amici,  a  intervalli regolari,  vi racconto sul Blog  la storia  delle apparizioni della Madonna   a  Medjugorje, così come io  l’ho  vissuta  dai primissimi anni fino ad  oggi.


26. La parole della Madonna sull’Aldilà

L’annuncio della vita eterna è senza dubbio il messaggio centrale della Regina della pace. Infatti l’invito alla conversione è in vista della salvezza delle anime. La Madonna ha detto più volte che Lei è qui perché vuole che tutti i suoi figli siano con Lei in paradiso ( cfr 25-04-1994).

La prospettiva dell’aldilà attraversa tutti i messaggi. Il fatto stesso che ogni giorno la Santa Vergine scenda dal cielo sulla terra e poi vi ritorni è una straordinaria catechesi sul senso della vita umana, che viene da Dio e a Lui ritorna. Il pellegrino che va a Medjugorje avverte come se i cieli fossero aperti su quell’oasi di pace e che la luce dell’eternità avvolga la vasta piana da dove la preghiera sale incessante.

 A Medjugorje è come se il cielo e la terra fossero in simbiosi. Non è forse la Madre di Dio la Regina del cielo e della terra? All’uomo d’oggi, ormai abituato a non guardare più in alto e pieno di dubbi sull’aldilà, il pellegrinaggio a Medjugorje spalanca un orizzonte nuovo, oltre le miserie e le oscurità di un mondo sempre più simile a un carcere soffocante.

Mentre sali sul monte delle apparizioni o sul Krizevac guardi in alto da dove la Madonna viene ogni giorno e intuisci che è lassù la tua casa, il luogo dove ti è stato preparato un posto. Ad ogni apparizione il cuore sussulta. Il Paradiso è sceso sulla terra e irradia su di te la sua pace.

La presenza della “Tota Pulchra”, che riflette la gloria di Cristo risorto, come non potrebbe suscitare nel cuore dei suoi figli il desiderio del paradiso? E’ infatti questo uno degli effetti più preziosi del pellegrinaggio a Medjugorje, specie se ripetuto nel tempo.

 Il Paradiso diviene la meta del cammino, l’obbiettivo a cui tendere giorno per giorno, il desiderio struggente dell’anima. La Madre attira sé, protegge sotto il suo manto, tiene strette le nostre mani e ci conduce verso la gloria del Figlio, nel cuore della Trinità Santissima.

La Gospa ha incominciato molto presto a manifestare ai sei veggenti l’aldilà. Dicendo che è venuta per risvegliare la fede, ha voluto toccare un punto di estrema debolezza, la vita dopo la morte, riguardo alla quale è scesa un’ombra oscura sull’anima di molti battezzati.

Quanti di coloro che frequentano la Chiesa  credono veramente nella vita eterna? Che dire poi di quelli che vanno in chiesa solo in occasione dei funerali, tristi e rassegnati come se due badilate di terra sulla bara fosse la conclusione della vita?

Non manca chi rimprovera la Chiesa del nostro tempo di aver perso la prospettiva escatologica. Non possiamo dire che sia così nella preghiera liturgica e nell’insegnamento del Magistero. Lo è però nella catechesi ordinaria di molte parrocchie, dove le realtà ultime, i “Novissimi”, hanno ceduto il posto ai problemi contingenti.

La conseguenza è che molti cristiani vivono senza la prospettiva del paradiso e il santo timore dell’inferno, ormai declassato a stabile disabitato. Il pericolo per le anime è mortale. Lo dimostra lo stato di impreparazione e sonnolenza spirituale con cui  affrontano il passaggio nell’eternità.

 La Madonna è venuta come Regina della pace, ma la pace sulla terra è possibile se si è in pace col Cielo. Il suo primo obbiettivo è quello di portare le anime in paradiso. Il piano di Maria, che va da Fatima a Medjugorje, parte dalla constatazione, ribadita in ambedue le apparizioni, che “molte anime vanno all’inferno”.

Questa catastrofe irreparabile si consuma mentre non pochi nella Chiesa sostengono irresponsabilmente che satana è un simbolo, che l’inferno e vuoto, che i diavoli si convertiranno. In questo modo si mettono al loro servizio traviando le anime.

La Gospa ha incominciato subito, la sua catechesi sull’aldilà, dicendo a Ivanka che la madre, morta due mesi prima, era con Lei in paradiso. Il 2 novembre 1981, in occasione della Commemorazione dei fedeli defunti, ha mostrato ai veggenti il paradiso. ( Erano presenti tutti, eccetto Ivan, al quale verrà mostrato in un’altra occasione).

Quattro giorni dopo, durante l’apparizione la Madonna è improvvisamente scomparsa e davanti ai veggenti si è aperto l’inferno. Lo hanno visto Vicka, Jakov e Marija. La Madonna, sempre durante l’apparizione, ha mostrato anche il purgatorio.

 Non risulta che in altre apparizioni dei tempi moderni la Santa Vergine abbia rivelato con tratti così forti e completi l’aldilà. La descrizione che ne danno i veggenti non si discosta dalle immagini tradizionali, che hanno lo scopo di trasmettere il messaggio accentuando il realismo.

Tuttavia sono coscienti che ogni descrizione con le nostre parole è inadeguata. Il Paradiso “è bello in modo indicibile..Si tratta di qualcosa di meraviglioso e di indescrivibile. Tutto è pieno di una luce stupenda…di gente…di fiori..di angeli …Tutto è pieno di gioia indicibile…E’ così bello che ti si ferma il cuore quando lo guardi” (Vicka).

L’inferno è “spaventoso; sembrava un mare di fuoco; dentro c’era tanta gente. Tutti anneriti, sembravano diavoli. Nel mezzo una donnaccia bionda, con i capelli lunghi e le corna e i diavoli che l’assalivano da tutti le parti. Era orribile e basta” ( Vicka).

Il purgatorio è apparso come un luogo oscuro, avvolto da una fitta nebbia, dove si sentono i gemiti delle anime. Marija mi ha detto che la nebbia si diradava dal basso verso l’alto, come a indicare il processo di purificazione delle anime.

 Le immagini parlano da sole. La Madonna le ha accompagnate con brevi ma incisive parole: “Vi ho fatto vedere il paradiso, per mostrarvi quale felicità attende coloro che amano Dio” ( 02-011-1981). “Avete visto l’inferno, dove vanno a finire i peccatori. Ve l’ho mostrato affinché conosciate la condizione di quelli che stanno là” ( 06-11-1981). Lo scopo è di mostrare quale sarà l’esito della vita, a seconda di come viviamo.

Una quindicina di giorni dopo aver mostrato il paradiso ai veggenti la “Gospa” ha compiuto un gesto assolutamente inedito nella storia delle apparizioni mariane. Ha portato due veggenti insieme, Vicka e Jakov, col loro corpo a visitare il paradiso, il purgatorio e l’inferno.

Ci sono testimonianze di questo genere nella vita dei santi, ma si tratta di esperienze mistiche individuali. Qui invece due ragazzi sono stati portati via da dalla Madonna per circa venti minuti. La mamma di Jakov invano aveva cercato i due ragazzi che, nel momento in cui è venuta la Madonna, si trovavano in casa a sfogliare un album di fotografie.

 La “Gospa” li ha salutati con un “Sia lodato Gesù Cristo” e ha detto loro che li avrebbe portati in cielo. “Ci siamo spaventati. Jakov (allora aveva dieci anni) ha incominciato a gridare e a piangere. Diceva che lui non ci voleva andare perché sua mamma ha solo lui; perciò che ci andassi io da sola, dal momento che siamo sette fratelli” (Vicka).

 Jakov non nega  la sua ritrosia, ma mi ha spiegato che a lui bastava vedere la Madonna e che gli sembrava troppo andare a vedere anche l’aldilà. La Regina del cielo “non ha detto niente. Mentre noi stavamo ancora in ginocchio, ci ha presi per mano: me per la destra e lui per la sinistra; si è posta in mezzo a noi col volto rivolto verso di noi.

..Il soffitto si è aperto e abbiamo incominciato a salire” (Vicka) . Vicka ha guardato in basso e ha visto la terra che diventava sempre più piccola, mentre Jakov, impaurito, non ha guardato in giù. In pochi istanti siano giunti in paradiso. “Mentre ci mostrava il paradiso, l’inferno e il purgatorio, la Madonna guardava dove guardavamo noi” (Vicka).

E’ da sottolineare il particolare che la Madonna stessa ha accompagnato i due ragazzi per tutto il tempo. Li ha guidati, sostenuti e illuminati. La descrizione dell’aldilà che viene data dai due veggenti è identica e non si discosta da quella avuta poco tempo prima durante l’apparizione.

 Sia Vicka che Jakov mi hanno detto che la gioia che hanno sperimentato in paradiso è diversa da quella provata durante l’apparizione ed è più grande. Una traccia di questa gioia è rimasta nel loro cuore. La Madonna ha riportato i due ragazzi fino in casa, nella cucina dove si trovavano prima. Li ha salutati e poi se ne è andata.

Il bambino  era un po’ gonfio e appariva stanco, ma poi si è rasserenato. L’ultima visione infatti era stata quella dell’inferno. “La madre di Jakov ci ha domandato dove eravamo nascosti, perché lei ci cercava. Ha incominciato a piangere quando ha visto l’aspetto che aveva il figlio. Ci siamo in qualche modo calmati e lei con noi. Poi sono venuti alcuni del vicinato e l’abbiamo raccontato anche a loro…Ci hanno creduto. Ancora si vedeva su di noi che avevamo vissuto qualcosa; qualcosa di insolito” (Vicka).

Vicka è instancabile nel testimoniare ai pellegrini questo straordinario evento. “Ci ha detto di raccontarlo. Diversamente perché ce l’avrebbe fatto vedere?”. Se la Madonna ha voluto far provare un’esperienza così forte, ha le sue buone ragioni.

 Troppi sono i dubbi che riguardano la vita eterna ed è piuttosto debole la catechesi quotidiana al riguardo. Di qui il richiamo all’eternità che attraversa i  messaggi, soprattutto nel mese di Novembre. Le sue parole, fin da quei primi tempi, sono una luce di verità sulla vita umana. Sono un incoraggiamento e un ammonimento di cui avevamo bisogno.

 La Madre di Dio non ha bisogno di chiedere ai teologi o agli esegeti informazioni al riguardo. Chi meglio di Lei conosce la reale situazione? “La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte ( 02-11-1983).

“In purgatorio ci sono tante anime, e tra queste anche persone consacrate a Dio. Pregate per loro almeno sette Pater Ave e Gloria e il Credo. Ve lo raccomando! Molte anime sono in purgatorio da molto tempo perché nessuno prega per loro. Nel purgatorio ci sono diversi livelli: i più bassi sono vicini all’inferno, mentre quelli più elevati si avvicinano gradualmente al paradiso” ( 20-07-1982).

“ Oggi molti vanno all’inferno. Dio permette che i suoi figli soffrano nell’inferno perché hanno commesse colpe gravissime e imperdonabili. Coloro che vanno all’inferno non hanno più la possibilità di conoscere una sorte migliore. Le anime dei dannati non si pentono e continuano a rifiutare Dio. E lì lo maledicono ancora di più di quanto non facessero prima, quando erano sulla terra. Diventano parte dell’inferno e non vogliono essere liberate da quel luogo” ( 25- 07- 1982).

La Madonna ha anche risposto all’obiezione che molti sollevano. “Perché Dio manda all’inferno, essendo Lui infinita misericordia?”. Se ne è fatto interprete la veggente Mirjana, che ha chiesto alla Madonna di non mostrargli l’inferno. La Madonna ha risposto dicendo che Dio non manda all’inferno. Siamo noi che vogliamo andarci.

 Si tratta della tragica decisione della libertà umana di rifiutare Dio e quindi di un’auto-esclusione, come insegna anche il Magistero della Chiesa ( Catechismo C. C. 1033). All’inferno, è solita ripete Vicka, vanno coloro che ci vogliono andare e che già in questa vita si allontanano da Dio e dai suoi comandamenti e poi soltanto continuano.

 “Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno” ( 03 – 02- 1984)

IL DIARIO DI PADRE LIVIO

24. La realizzazione dei segreti dirà la verità su Medjugorje

Nella straordinaria panoramica delle apparizioni mariane, che ci offre la storia del cristianesimo, Medjugorje rappresenta una novità che ha rotto schemi consolidati e depositati lungo il corso dei secoli.

Si comprende la perplessità di molti dinanzi a un fenomeno mai accaduto prima, con apparizioni quotidiane durate per decenni, a un gruppo di sei veggenti ai quali la Madonna appare ovunque essi si trovino, con messaggi che sono divenuti una delle fonti più frequentate di evangelizzazione, dove moltitudini di anime accorrono da ogni angolo della terra  per abbeverarsi.

Proprio l’eccezionalità  dell’evento ha creato forti perplessità anche nel Vescovo locale che, sconcertato per il numero enorme di apparizioni, fra l’altro ancora in corso, concludeva che, se paragonato alle altre apparizioni, come La Salette, Lourdes e Fatima, il “fenomeno” Medjugorje non poteva essere credibile.

Non per questo la Gospa ha rarefatto le sue apparizioni. Al contrario ha ottenuto da Dio di essere presente con apparizioni quotidiane fino la compimento dei dieci segreti, mentre ha già assicurato a Mirjana, Ivanka e Jakov che apparirà loro una volta all’anno per tutta la vita.

 Lo stesso discorso vale per i messaggi, che ormai costituiscono uno dei libri più diffusi nel mondo e che la Madonna è ben felice di dare, nonostante che, come il seme del buon Seminatore, non di rado finiscano per cadere fra le spine o sulla strada.

Nei primi tempi il piano che la Gospa aveva in mente di attuare era sconosciuto, anche se non mancavano, già nei primi messaggi, elementi di grandiosità e di eccezionalità. Poi la gente ha incominciato a capire che si trovava di fronte a un intervento divino come mai si era visto  e che era necessario aprirsi alla comprensione e alla collaborazione. I veggenti stessi non avrebbero mai pensato che la Madonna li avrebbe impegnati, su fronti diversi, per l’intero arco della loro vita.

In tutto questo periodo la Chiesa ha vigilato, mentre il livello di controllo si è via via innalzato, fino a  coinvolgere direttamente la Santa Sede. Ben tre Papi, S. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e  Francesco hanno esaminato da vicino questo straordinario avvenimento, rendendosi conto dell’impatto vasto e duraturo che sta avendo, ben al di là dei confini ecclesiali.

In tutto questo periodo la Chiesa ha lasciato ai fedeli la libertà di credere alla presenza della Madonna e persino di fare pellegrinaggi alla parrocchia di Medjugorje. Anche la diffusione dei messaggi ha potuto procedere con ondate sempre più vaste.

 La Chiesa non ha mai espresso, nelle sue dichiarazioni ufficiali,  un giudizio affermativo sull’origine soprannaturale delle apparizioni, ma ciò non toglie che lo possa dare in futuro. La prassi ecclesiastica al riguardo procede con prudenza e pazienza.

Tuttavia, finora  non sono mai stati  rilevati elementi da indurla ad esprimere un giudizio negativo. I numerosi messaggi della Regina della pace sono ineccepibili, vere perle di sapienza evangelica, per quanto trasmessi mediante ragazzi senza una particolare formazione spirituale.

 I frutti di conversione coinvolgono da decenni moltitudini di persone. Gli stessi veggenti, pur vivendo nel mondo come padri e madri di famiglie, hanno perseverato nel servizio alla Gospa senza stanchezze e  senza sbandamenti e mai contraddicendosi fra loro nella testimonianza. Chi li conosce sa che si tratta di persone semplici, umili e pulite delle quali la Madonna può andare ben fiera.

Tuttavia, questo non basta alla Chiesa per esprimere un giudizio positivo sulla soprannaturalità delle apparizioni, perché l’evento è in pieno svolgimento e, in un certo senso, come i veggenti stessi dicono, Medjugorje è ancora all’inizio e il più deve ancora venire.

La Madonna non ha fretta e cerca di ottenere da suo Figlio di stare con noi il più lungamente possibile. Come lei dice, vuole salvare tutte le anime per presentarle a Dio. Alla Madre di Dio basta questo clima di libertà e di accompagnamento pastorale che la Chiesa assicura, in modo tale da poter portare avanti il suo piano di salvezza per la nostra generazione.

Non vi è dubbio che la Regina della pace, nel corso di questi decenni, si sia servita dell’autorità ecclesiastica, sia a livello locale e come universale, per eliminare ciò che doveva essere eliminato e per raddrizzare ciò che andava raddrizzato. La Madre della Chiesa non si sostituisce alla Chiesa, ma opera attraverso di essa.

 La posta in gioco è altissima. Non si può affatto escludere che tutto ciò che accade a Medjugorje sia opera di Maria. I motivi di credibilità, anche alla luce della sola ragione, sono seri e numerosi, mentre le critiche o le stroncature degli avversari delle apparizioni hanno più il sapore di pregiudizi che di argomentazioni.

La Chiesa e l’umanità  intera non si sono mai trovate di fronte a un passaggio storico come il nostro,  in cui è il gioco il futuro del mondo, sul quale incombe la spada di Damocle di un conflitto nucleare che distruggerebbe il pianeta.

Le forze oscure che spingono in questo direzione sono sempre meno controllabili e la nostra generazione naviga su un barca senza timone, in balia di una bufera spaventosa, che la risucchia nell’abisso. Se Dio esiste e se Cristo è il Signore, come noi cristiani crediamo, non possiamo certo escludere che, nella sua infinita misericordia, invii Colei che fin dal principio è stata costituita come la Donna vittoriosa nella lotta contro l’impero delle tenebre. Questo è quanto sta accadendo sotto i nostri occhi ormai da decenni.

La pazienza divina è infinita e ci ha dato tutto il tempo per riflettere e per decidere. Tutti quelli che non credono, perché non vogliono credere, non potranno incolpare nessuno se non loro stessi. Già ora, in questo tempo di grazia, i motivi di credibilità sono sovrabbondanti. Rimandare la conversione al domani è la tattica del diavolo per portare le anime alla rovina.

Tuttavia sarà la rivelazione dei segreti, dei quali i veggenti conoscono la data, la prova del nove sulla verità di Medjugorje. In particolare sarà il terzo segreto, che preannuncia tre giorni prima il segno promesso sulla collina delle prime apparizioni, la prova che la Gospa offre, come estremo appello, perché gli uomini decidano di convertirsi.

Man mano che i segreti si realizzeranno e gli uomini toccheranno con mano l’intervento della Madre per salvare i suoi figli, solo quelli colpiti da accecamento spirituale potranno negare l’evidenza di un intervento soprannaturale.

 Pare impossibile che ciò possa accadere, ma il mistero del male è lì a dimostrare che il rifiuto di Dio e della sua grazia  è una tragica possibilità della libertà umana. La Regina della pace ha predisposto un piano di salvezza per l’intera umanità in cui ognuno, volente o nolente, dovrà prendere la decisione nei suoi confronti.

Gli uomini, credenti o non credenti, nel tempo dei segreti dovranno passare attraverso il crogiolo di una decisione personale dinanzi alla salvezza che viene loro offerta dalla Madre di Dio. Allora il problema riguardante la verità delle apparizioni si porrà in modo drammatico alla coscienza di ognuno.

 La storia umana è la storia della salvezza, dove Dio non cessa di operare e il mistero di iniquità di contrastare. Oggi siamo di fronte a uno scatenamento delle porte dell’inferno mai visto prima nel corso della storia cristiana. La Madonna usa a sua favore il piano di satana di distruggere il mondo e portare le anime alla rovina.

 Si servirà degli eventi catastrofici che il principe di questo mondo sta preparando per mostrare la salvezza di Dio. Però la Madonna non può decidere al nostro posto. Lei, nella sua umiltà, si inginocchia dinanzi alla nostra libertà e ci grida  con l’accento straziato della Madre. “Vi supplico convertitevi”.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul Paradiso

Cari amici,

la Regina della pace parla spesso del Paradiso. Nei suoi messaggi la Madonna ci propone la prospettiva della via che porta al Paradiso.

Maria ci spiega che fra i motivi per cui è qui da così tanto tempo c’è la salvezza di quante più anime possibili per presentarle a Dio: «Voglio salvare tutte le anime e presentarle a Dio» (messaggio del 25 agosto 1991)

La Madonna ci vuole tutti con sé in Paradiso. Maria è Madre di tutti gli uomini perché Cristo ha redento tutti gli uomini e, affidando Giovanni alla Madonna, l’ha resa Madre di tutta l’umanità. La maternità di Maria si estende a tutti e il Cari figli con cui inizia i suoi messaggi è universale. I messaggi sono rivolti ovviamente a tutti i credenti ma potenzialmente sono rivolti a tutti: «Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta» (messaggio del 2 maggio 1982).

La Madonna è qui per salvare tutti gli uomini. Possiamo immaginare quanto è ferito il suo cuore quando dice che le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale (25 dicembre 2019) e quando dice che satana miete le anime (25 settembre 2020).

La Madonna vuole salvare tutti i suoi figli e il suo dispiacere è immenso anche per una sola anima che si perde: «Vi prego, non permettete che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato» (24 maggio 1984)

La Regina della pace mostra a tutti la via che porta al Paradiso, è la via della Conversione per tutti quelli che sono nell’incredulità, nel paganesimo, per tutti quelli che sono lontani da Dio, per tutti quelli che si sono lasciati sedurre e hanno perso la fede, per tutti quelli che da cittadini del Cielo sono diventati abitanti della Terra.

Innumerevoli persone vivono senza Dio e muoiono senza Dio. Sono tutte anime che si perdono, sono le anime di chi ha ritenuto la fede cristiana un vestito vecchio da buttare e ha abbracciato l’antica seduzione di satana “sarete come Dio”. Senza la conversione queste persone non possono salvarsi.

Questa è la vera preoccupazione del Cielo oggi: le anime che si perdono!

«La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte»
 (messaggio del 2 novembre 1983)

Nei messaggi di Medjugorje la Regina della pace congiunge la parola Paradiso con cammino di santità o conversione. Senza conversione, senza cammino di santità non si può raggiungere il Paradiso.

Ecco alcuni messaggi in cui la Madonna usa la parola Paradiso:

13 novembre 1986 «Cari figli, oggi vi invito tutti a pregare con tutto il cuore e a cambiare, di giorno in giorno, la vostra vita. Specialmente vi invito, cari figli, a incominciare a vivere santamente con le vostre preghiere e sacrifici, perché desidero che ognuno di voi, che è stato a questa fonte di grazia, arrivi in Paradiso con il dono speciale che è stato dato a me, cioè la santità. Perciò, cari figli, pregate e cambiate ogni giorno la vostra vita affinché diventiate santi. Io sarò sempre vicino a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

25 ottobre 1987 «Cari figli, oggi desidero invitarvi tutti a far sì che ognuno di voi si decida per il Paradiso. Il cammino è difficile per tutti coloro che non si sono decisi per Dio. Cari figli, decidetevi e credete che Dio vi si offre nella sua pienezza. Voi siete invitati, e bisogna che rispondiate all’invito del Padre che vi chiama attraverso me. Pregate, perché nella preghiera ognuno di voi potrà raggiungere l’amore completo. Vi benedico e desidero aiutarvi a far sì che ognuno di voi sia sotto il mio manto materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

25 aprile 1994 «Cari figli, oggi vi invito tutti a decidervi a pregare secondo le mie intenzioni. Figlioli, invito ciascuno di voi ad aiutarmi a realizzare il mio piano attraverso questa parrocchia. Ora vi invito in modo speciale, figlioli, a decidervi di camminare sulla via della santità. Soltanto così mi sarete vicini. Vi amo e desidero condurvi tutti con me in Paradiso. Ma se non pregate e se non siete umili e obbedienti ai messaggi che vi do, non posso aiutarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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