"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2023 Pagina 17 di 18

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

La  fede  di  uno può salvare i suoi cari?

Caro Padre Livio,

come tanti anche io come mamma di due ragazzi che si sono allontanati dalla fede, ho bisogno di conforto.

Le chiedo questo : può considerarsi vero il concetto che se anche solo una persona in una famiglia prega, è quasi come un parafulmine per tutti i componenti della sua famiglia?

Padre Livio, non so come ringraziarla per tutto ciò che fa e dice. Prego per lei.

Ave Maria

Silvia da Torino

Cara Silvia,

Grazie  per le   tue  preghiere!

Quello che hai espresso è  un concetto che mi sta  particolarmente a cuore  e  che  approfitto per ribadirlo con forza.

La strategia di satana  infatti è quella di spegnere tutte  le luci,  in modo tale che ci sia il buio assoluto.

Quella della  Madonna invece è   quella di accendere una luce  ovunque è possibile,  perché faccia da orientamento a chi sta brancolando  nell’oscurità.

Anche in Cielo ci sono delle  stelle che ci servono da  orientamento  nel cammino,  cosi sono le  anime   dei credenti qui sulla terra.

Un  persona credente  in una  famiglia è  una luce  che illumina  ed  è  una forza  di intercessione per chi si è allontanato da Dio.

Una  in  una  parentela  e  persino in un paese una  persona che crede e che  prega  è un parafulmine  per  tutti.

Abramo cercò  invano in Sodoma e Gomorra in piccolo numero di giusti per  impedire il castigo.

Nelle nostre  famiglie è  fondamentale la  presenza di  una persona che crede e che  prega  perché  Dio  viene  ad  abitare  in  quella cosa  e satana   è  tenuto a  freno.

Se  mancasse  questo  baluardo il maligno non avrebbe più remore per  instaurare il suo regno.

Coraggio dunque e abbiate  fiducia  nella potenza  della preghiera  e  della grazia.

Ave Maria

Padre  Livio

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

L’adesione alla Chiesa durante il tempo dei segreti

Buonasera caro Padre Livio e grazie per averci fatto partecipi della conferenza con i direttori. Ci siamo sentiti parte della grande famiglia di Radio Maria.

Vorrei sottoporle alcune considerazioni…

Oggi, durante la mia camminata (quasi) quotidiana, ho osservato come al mio passaggio diversi passerotti nascosti tra i cespugli, cercando un luogo più sicuro, istintivamente volassero in alto per trovare rifugio su di una betulla. In pochi secondi, arrivando da ogni dove, tutti si sono mimetizzati tra i suoi rami, tanto che, pur essendo in vista, non riuscivo a scorgerli.

Il Signore si è servito di questa bella immagine bucolica per suggerirmi come, durante il tempo dei segreti, tutti si avvicineranno e si stringeranno alla nostra madre Chiesa per sentirsi protetti e al sicuro. Arriveranno da diverse professioni religiose o anche dai non credenti per unirsi e, anzi, fondersi con la Chiesa cattolica apostolica romana. 

Come sarà possibile ciò?

Perché il contenuto dei segreti sarà di tale gravità e natura che, come Ester, saremo assaliti da un’angoscia mortale e ci renderemo (finalmente!) conto che nulla è in nostro potere e che solo Dio potrà salvarci.

E in umiltà Lo pregheremo dicendo:

“Non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, perché un grande pericolo mi sovrasta.”……..

Caro Padre, quanto lavoro ci aspetta per la conversione delle anime! 

Impossibile per noi… Ma non a Dio!

Grazie a Lui, la Madonna è qui con noi per guidarci, aiutarci e proteggerci, perché, come disse San Giovanni Paolo II, “senza di Lei non ce la possiamo fare!”.

Sotto la Tua protezione…

 Monica di Baldissero.

🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

LA MIA VITA PER   LA  GOSPA

Cari amici,

per  due volte alla  settimana,  vi racconto sul Blog  la storia  delle apparizioni della Madonna   a  Medjugorje, così come io  l’ho  vissuta  dai primissimi anni fino ad  oggi.

Vostro  Padre  Livio


15. I veggenti portati con l’autoambulanza in un istituto psichiatrico

I veggenti di Medjugorje hanno avuto una grazia unica nella storia delle apparizioni mariane. Vedere Madonna quotidianamente per così tanto tempo è infatti un dono fra i più sorprendenti. Anche quelli fra loro che non hanno più le apparizioni quotidiane, hanno ricevuto dalla Madonna la promessa che apparirà loro una volta all’anno per tutta la vita.

Restiamo giustamente stupiti e ammirati per questa eccezionale elezione. Loro stessi se ne rendono conto e sono grati, anche se ben consapevoli di non averla meritata. Tuttavia, quando Dio concede grazie particolari, le associa  a delle croci proporzionate. Più insigne è la grazia e più pesanti sono le  croci. Al riguardo basti pensare alla fanciulla di Nazareth che è stata scelta per divenire la Madre di Dio. Chi più di Lei ha portato la Croce in unione con suo Figlio Gesù?

 I sei ragazzi si sono resi conto ben presto che, cessato il momento paradisiaco dell’incontro con la Madonna, dovevano riprendere il cammino su un terreno brulicante di serpenti e scorpioni. In quei primi giorni la gente dice di tutto. Non manca chi apre il cuore, ma le male lingue imperversano.

 Il parroco diffida e li tiene sotto torchio. Le autorità civili si allarmano e preparano la repressione. I ragazzi confidano alla Madonna i loro timori. La Madre li rassicura e li esorta, ma senza togliere le difficoltà da affrontare. Portare il peso della croce in unione con Gesù è la condizione per seguirlo.

La singolare avventura dei veggenti di Medjugorje  si è svolta fra persecuzioni e tentazioni, come ogni altra vocazione cristiana. Il loro merito sarà proporzionato alla fedeltà con la quale avranno risposto alla chiamata. Santa Bernadette, fino  alla fine della sua vita, sarà tormentata dalla scrupolo di non aver compiuto la sua missione con la perfezione necessaria.

Il sesto giorno, Lunedì 29 Giugno, è la festa di S. Pietro. Poiché è giorno festivo i ragazzi hanno dormito un po’ di più e si sono preparati per andare in chiesa. Ma ecco che all’improvviso arrivano nell’abitato di Bjakovici due automobili. Una di essa è l’autoambulanza di Citluk, una cittadina poco distante, provvista di un pronto soccorso.

Senza dare spiegazioni i sei veggenti vengono invitati a salire. “Che potevamo fare? Con la prepotenza non si ragiona. L’ho sentito dire tante volte da mia nonna. Obbedisci e basta” (Vicka). I sei ragazzi vengono caricati sull’autoambulanza, mentre alcuni familiari vengono fatti salire sull’altra macchina. Ogni particolare è stato preparato accuratamente. Ma, qual’ era l’obbiettivo che veniva perseguito?

Fallita la prima visita medica a Citluk, si replica con più determinazione, portando i ragazzi in un istituto psichiatrico di Mostar. Il presupposto ideologico è sempre quello: la fede sarebbe una puerile illusione, mentre chi dice di vedere la Madonna è un pazzo che ha bisogno di cure. Camici bianchi pronti a spacciare per scienza le loro idiozie non mancano mai sul mercato.

I sei veggenti vengono fatti entrare tutti insieme in una stanza, dove li attende una dottoressa. “ La dottoressa un po’ ci interrogava e un po’ ci prendeva in giro. Era una vera commedia. Lei voleva farci passare per imbecilli. Che noi siamo dei fissati, che siamo dei drogati, che inganniamo la gente e che so io.

 Ci ha rimproverate, noi ragazze, perché eravamo vestite secondo la moda e nello stesso tempo pretendevamo di essere le ragazze della Madonna. Noi abbiamo  cercato come poter fuggire quanto prima da quella casa e badare alle cose nostre” (Vicka).

Per spaventare i ragazzi li portano in una stanza mortuaria. L’effetto desiderato non viene ottenuto. Non si sa se ridere o piangere di fronte a questi espedienti. “C’è sempre qualcuno che muore. E’ normale” (Vicka).  La dottoressa alla fine dimostra di essere una persona onesta. La sua conclusione è quella del buon senso. “Ha detto che è matto chi ci ha portato lì’ e che noi siamo dei ragazzi perfettamente sani. Che altro poteva dire?” (Vicka).

Non tutti i mali vengono per nuocere. O meglio, Dio usa le macchinazioni del demonio per i suoi piani. Da quel giorno i veggenti hanno potuto dire che l’Istituto psichiatrico di Mostar li aveva riconosciuti come dei ragazzi normali. Per la verità non ci sarebbe  bisogno di specialisti per arrivare a una conclusione del genere.

Verso le due del pomeriggio i sei veggenti sono di nuovo a casa. Il giorno festivo ha favorito l’afflusso della gente. La voce che appare la Madonna si è diffusa in tutta la regione. I cattolici croati, da sempre in trincea per la difesa della loro fede, intuiscono la portata storica dell’evento.

 Il Podbrdo brulica di gente come non mai: “ Una marea incredibile! Tutto pieno; uno sopra l’altro. Non c’era posto dove posare i piedi. Chi gridava, chi piangeva…Qualcosa di inverosimile…Con grande fatica siamo riusciti ad arrivare lassù. Davanti a noi andavano alcuni nostri uomini e ci facevano strada; giunti su, hanno formato un cerchio intorno a noi, tenendosi per mano. Senza di loro non ce l’avremmo fatta” (Vicka).

 Quanto tempo è passato da allora? Eppure la scena si ripete anche oggi allo stesso modo, quando la Madonna appare alla croce blu o più in alto, nel luogo delle prime apparizioni. Chi può immaginare che cosa accadrà quando la Madonna lascerà il segno promesso?

La Gospa appare quasi subito. Ha guidato ogni cosa nel migliore dei modi e anche Lei non vede l’ora di incontrarsi con i suoi “angeli”.  Per prima cosa le chiedono se sia contenta della presenza di così tanta gente. La Madonna è felice quando i fedeli accorrono numerosi e lo ha detto esplicitamente in tante occasioni. Lo conferma in particolare col ringraziamento al termine dei suoi messaggi: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

“La Gospa sorrideva. Era meravigliosa! Ed era felice. Ma è poco dire che era felice. Questo non lo si può descrivere! Guardava la gente sparsa intorno, poi la pianura fino al monte Krizevac”. La Madonna vede dispiegarsi davanti ai suoi occhi il mirabile piano di Dio per la salvezza del mondo. Chi allora poteva concepire che Medjugorje, un villaggio insignificante, sarebbe divenuta una delle località più conosciute della terra?

I veggenti sanno poco o nulla delle apparizioni mariane precedenti. Si rendono conto che l’esperienza che stanno vivendo segnerà per sempre la loro vita. Un pensiero li tormenta: “Per quanto tempo apparirà ancora la Madonna?” Ora che i decenni sono trascorsi, non ci poniamo più questo interrogativo, quasi che la venuta della Madonna sia un fatto abituale.

Nei primi tempi si viveva nell’incertezza. Il disegno di Dio si svolge un po’ alla volta ed è sempre al di là della nostra immaginazione. Vincono la timidezza e chiedono alla Madonna per quanto tempo sarebbe rimasta con loro.

La risposta ha dell’incredibile: “Ma quanto volete angeli miei”. “Ma per sempre! Questo però non osavamo dirlo. Nessuno sa quanto questo ci ha consolati. E non si andrebbe forse per lei anche in prigione? Ma sì, anche alla morte; dovunque” ( Vicka).

Alla domanda se i veggenti sarebbero riusciti a sopportare tutte le difficoltà dovute al fatto che avevano le apparizioni, la Madonna ha risposto per tre volte: “Si che ci riuscirete, angeli miei. Non abbiate paura; voi sopporterete tutto”.

Tuttavia ad una condizione: credere e fidarsi di Lei. Così è stato fino ad ora e i frutti sono davanti agli occhi di tutti. La Madonna ha parole di incoraggiamento anche per la moltitudine che è accorsa nonostante l’ostilità delle autorità pubbliche, che non tarderà a manifestarsi.

Li invita di nuovo a credere fermamente  e a non avere paura di niente. La Madonna ha innescato una scintilla che diventerà un incendio. Il crollo del comunismo nei paesi dell’Est e in Russia è innanzi tutto avvenuto nei cuori delle persone, quando la paura ha lasciato il posto al coraggio.

La grazia dell’apparizione quotidiana è senza dubbio un dono di inestimabile valore. Quando i veggenti sono davanti alla Madonna, il loro volto si trasfigura ed è come se uscissero da questo mondo. Le angosce si dissolvono, le stanchezze scompaiono, le menti si rischiarano, i cuori si rafforzano.

L’esistenza del soprannaturale diviene un’evidenza. Tuttavia, terminata l’apparizione, si ripiomba nell’oscurità della fede e nell’agone del combattimento spirituale. Ognuno ha di nuovo a che fare con la fragilità della sua carne e con i limiti e le ferite che ogni persona porta con sé.

Ritornano le preoccupazioni, i timori e gli interrogativi di cui abbonda la vita quotidiana. Il rapporto con gli altri è terribilmente  più difficile. Non solo per le maldicenze, le insinuazioni e le invidie dei maligni, ma anche per la volubilità dei buoni, pronti a osannare come a giudicare e a criticare.

Anche per i veggenti vale il proverbio: “Chi trova un amico, trova un tesoro”. La vera, unica e fedele amica è stata la Madonna. Ma questo vale anche per noi.

“TEMPO DI FORTEZZA” – Puntata 16

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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Consiglio per figli che non credono

Caro Padre Livio, le scrivo per sapere come posso comportarmi con i miei figli che non vogliono più andare a Messa e che mi dicono che il cristianesimo è una storiella di altri tempi.

 Hanno 19 e 21 anni e studiano entrambi ingegneria. Fino a poco tempo fa venivano sempre a Messa, ma adesso non ne vogliono più sapere. Entrambi non pregano più. Mi figlia dice che la Messa l’annoia e non crede che nell’eucarestia ci sia presente Gesù. Mio figlio se solo incomincio a parlare di Gesù si arrabbia.

Questa estate li ho portati entrambi a Medjugorje, ma sono rimasti totalmente indifferenti, non hanno voluto andare a Messa, ne confessarsi. Sono totalmente assorbiti dall’ideologia propinata dalla TV e dai social Media.

 Se gli dico che non pensano con la loro testa, ma con quello che il modo gli vuole propinare, mi rispondono con un sacco di falsità e menzogne sulla chiesa: che è ricca, che ha fatto tanto male nella storia, insomma tutte le menzogne del cornuto.

Questa situazione mi rattrista moltissimo, vedere i miei figli essersi allontanati così tanto dalla chiesa cattolica è veramente devastante. D’altro canto penso a quante persone, al lavoro, parenti, amici ho e ho avuto che sono talmente indifferenti alla chiesa, a Gesù, alla Madonna, e forse mi sarei dovuto preoccupare di più per loro.

 Ma adesso che sono toccato direttamente, mi rendo conto di quanto abbiamo bisogno dell’auto della Madonna e di Gesù affinché si possa avere la vera pace e la fede nel nostro Signore in questo mondo perso senza Dio. Caro Padre Livio lei cosa mi consiglia? 

Grazie mille per tutto quello che fa.

Viva Gesù e Maria!

Alberto 

Caro  Alberto,

Partecipo al  tuo dispiacere  di  padre  per  i  figli che ,  come il  figliol  prodigo, abbandonano il lasciato di fede e di valori ricevuti in  famiglia, per  seguire le false luci e le libertà illusorie del  mondo.

Quello che impressione  è  la moltitudine dei giovani di oggi che non vedono l’ora di  emanciparsi dalla  famiglia, che li ha educati  nella fede  cristiana, per  andare  a scuola  dei vari di  maestri, vuoti e inaffidabili, che riempiono le  strade  e   le  piazze  digitali.

Non bisogna  però scoraggiarsi, come ci insegna  proprio la parabola del Figliol  prodigo. La  vita infatti non  è  quella che il  mondo  senza Dio  di oggi propone.  Non  è un fiera delle  vanità e della  false  liberta. 

I  nostri  ragazzi,  felici di non  dover  rendere  conto  a  nessuno della  propria vita,  si  troveranno  necessariamente a  fare  i conti con la realtà., cioè  con la sofferenza, con  le  sconfitte,  con la  cattiveria e gli inganni degli uomini,  con un mondo impietoso che divora  senza misericordia.

Allora che  faranno,  dove andranno, a chi si rivolgeranno, dopo che le  illusioni sono cadute,  le  certezze si sono  frantumante,  le  risorse sono state sperperate e saranno costretti a contendere le carrube ai  porci?

Per  loro sarà  un grazia immensa  sapere  che c’è  ancora qualcuno  che  li  ama,  che  li perdona,  che li accoglie,  che li rimette  in  piedi,  come  il padre  della  parabola.

Perciò,  caro Alberto, prega per  i tuoi figli,  tieni  vivo il dialogo,  pazienta  e aspetta. Loro sanno che sui  propri genitori possono sempre contare quando hanno bisogno.

Ave Maria

Padre   Livio

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“Vestitevi di vesti penitenziali”

Carissimo Padre Livio buongiorno!
La saluto molto caramente e La ringrazio per tutto l’entusiasmo e l’amore che dedica a tutti gli ascoltatori.
Vorrei sottoporLe una mia riflessione a proposito della frase usata dalla nostra Regina della Pace all’interno dell’ultimo messaggio a Marija, del 25 febbraio, oggetto anche nel Suo Blog:
“Vestitevi di vesti penitenziali”
   Io non sono nessuno, ma quel “vestitevi” mi risuonava in modo martellante come una indicazione particolare e importante da comprendere. Forse attraverso i “modi di dire” dell’epoca di Gesù, il significato si sarebbe colto in maniera più completa.
Ho “acchiappato” la Bibbia cercando di trovare qualche cosa di simile… alla fine, in una Lettera di San Paolo ai Colossesi (3,7-10), forse la risposta:

” Anche voi un tempo eravate così, quando vivevate in questi vizi. Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità,cattiveria, insulti e discorsi osceni che escono dalla vostra bocca. Non dite menzogne gli uni agli altri: VI SIETE SVESTITI DELL’UOMO VECCHIO CON LE SUE AZIONI E AVETE RIVESTITO IL NUOVO, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di colui che lo ha creato (…)”.

(Dalla SACRA BIBBIA DELLA CEI) – I CONTENUTI DELLA LETTERA
Questa lettera è anzitutto uno scritto polemico contro coloro che a Colosse mettevano in discussione il PRIMATO DI CRISTO. Paolo ribadisce la centralità di Cristo, capo della creazione e della Chiesa, che Lui ha acquistato e ricongiunto al Padre con il Suo sacrificio. Al tempo stesso l’apostolo esorta i fedeli a una vita coerente con la fede che essi professano.

Cosa ne pensa? La ringrazio molto per l’attenzione prestatami.
Ringrazio e saluto caramente tutta la redazione

Sandra

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Il compito di Radio Maria  nel tempo dei segreti

Carissimo Padre Livio. 

Sono Laura dalla provincia di Novara.

Volevo ringraziarla per averci fatto partecipi anche a noi comuni cittadini di questo mondo malato ,del suo intervento con tutti i direttori delle 32 Radio Maria in Europa

È stato molto edificante e a mio avviso è andato a pulire quei piccoli “aloni” che magari ancora non erano chiari.

Le chiedo a nome di tutti una preghiera , affinché noi che ascoltiamo il suo grido che si unisce a quello della Santa Vergine, di richiesta di conversione , ci trovi davvero preparati al momento dei segreti. Preparati nella fede di un Dio che tutto può ,che tutto fa, che tutto ha dato ,pur di abbracciare tutti i suoi figli nel suo amore.

Dio ci benedica e la Madonna ci protegga.

Laura da Novara

Cara Laura, 

è  stata un  mattinata bellissima, molto partecipata, che è  terminata  con una S. Messa  concelebrata nella cappella  di Radio Maria.

E’ stato commuovente  nel vedere i Sacerdoti  di diverse razze,  lingue e  nazioni sentirsi cosi uniti nel portare avanti la missione di Radio Maria.

Quando ho fatto l’esposizione del compito di Radio Maria nel tempo dei segreti, ho  notato molta attenzione e consapevolezza delle  responsabilità che, come  Sacerdoti Direttori, abbiamo in quei momenti di possibile  smarrimento.

Il  lavoro di informazione e di formazione sta  dando i suoi frutti, perché sarà soprattutto in Europa che opererà la testa del  serpente  antico.

Qui sul  blog  potete  ascoltare  il video della mia  relazione col  titolo: La identità e  la missione di Radio Maria. 

Ave Maria

Padre Livio

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

CONSIDERAZIONI STORICHE SUL PATRIARCATO DI MOSCA (3° parte)

 1 Marzo 2023 ore 11:21

di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana

La storia religiosa della Russia è la storia di un popolo i cui capi voltarono le spalle alle promesse del loro battesimo, professate a Kyiv da san Vladimiro, per creare una religione nazionale funzionale al nuovo Stato di cui Mosca era il centro.  

Il primo patriarca di Mosca, nominato nel 1589 dallo zar Fëdor I fu Iov (Giobbe). A lui successero Ermogene e Fëdor Nikitič Romanov, in religione Filarete (1553-1633), che nel 1613 pose sul trono degli zar il figlio non ancora diciassettenne, Michail Romanov. In Russia si creò una situazione unica in cui lo zar era il figlio del patriarca, che di fatto era il vero sovrano del regno. Dal 1613 al 1917 regnarono venti sovrani della dinastia Romanov, che impersonarono un dispotico connubio tra potere politico e religioso, sconosciuto all’Occidente cristiano.

Lo zar Pietro I il Grande (1672-1725), discendente del patriarca Filarete, iniziò un’opera di secolarizzazione della Russia che culminò, il 25 gennaio 1721, con un Manifesto che annunciava l’abolizione del Patriarcato di Mosca. «(Questo), fondato esclusivamente dal potere civile e per motivi meramente politici, nel corso di un secolo non piantò salde radici sul suolo russo, non ebbe col popolo un legame vivente ed organico, nacque per un capriccio del potere civile, e per un capriccio di questo cessò di vivere» (Aurelio Palmieri O.S.A., La chiesa russa. Le sue odierne condizioni e il suo riformismo dottrinale, L.E.F., Firenze 1908, pp. 64-65).

Al posto del Patriarcato di Mosca, Pietro il Grande istituì il “Santo Sinodo”, un governo ecclesiastico collegiale, composto da vescovi, tutti di nomina dello Zar, e alla loro testa un procuratore generale laico, anch’egli di nomina sovrana. Nel 1723 il Santo Sinodo fu riconosciuto ufficialmente dai patriarchi di Costantinopoli che trasmisero al nuovo organismo tutti i diritti del Patriarcato di Mosca. Da allora, la vita della Chiesa russa si confuse totalmente con la vita dello Stato, assumendo il carattere di un’istituzione burocratica. «Per quasi due secoli la Chiesa russa non avrà più storia, perché la storia sua è quella stessa dello Stato» (Juljia Nikolaevna Danzas, La coscienza religiosa russa, Morcelliana, Brescia 1946, p. 63).

Pietro il Grande trasferì la capitale da Mosca a San Pietroburgo, rafforzò lo Stato accentrato e autocratico e per primo utilizzò il titolo di Imperatore di tutte le Russie. In questo titolo confluirono l’assolutismo mongolico, il cesaropapismo bizantino e l’ideologia moscovita della Terza Roma (Karl Bosl, L’Europa nel Medioevo, La Scuola, Milano 1975, p. 330). Il basileus, ossia lo zar e Imperatore, si presentava come l’unico rappresentante di Dio in terra.

Dopo Pietro il Grande, che sottomise allo Stato la chiesa ortodossa, l’imperatrice Caterina II (1762-1796) volle sottoporre allo Stato anche la Chiesa greco-cattolica e nel 1793 decretò la soppressione della diocesi latina di Kyiv. Nel 1839 lo zar Nicola I abolì ufficialmente la Chiesa greco-cattolica in Ucraina, nella Bielorussia, nella Lituania e in alcune regioni della Polonia, che storicamente erano tornate con Roma nei secoli XVI e XVII.

Il Papa Pio IX manifestò la sua preoccupazione per la politica di distruzione del cattolicesimo orientale ad opera degli Zar, con le encicliche Amantissimo humani dell’8 aprile 1862; Ubi urbaniano del 30 luglio 1864; Levate del 17 ottobre 1867 e Omnem sollicitudinem del 12 maggio 1874. «Infatti – scriveva nell’enciclica Levate – i Vescovi cattolici, gli ecclesiastici, i laici fedeli sono cacciati in esilio, incarcerati, tormentati in ogni maniera, spogliati dei loro beni, travagliati ed oppressi da severissime pene; i canoni e le leggi della Chiesa sono interamente calpestati. Non contento di ciò, il Governo russo continuò, secondo l’antico suo proposito, a violare la disciplina della Chiesa, a rompere i vincoli dell’unione e della comunione di quei fedeli con Noi e con questa Santa Sede, e ad adoperare ogni mezzo ed ogni sforzo per potere in quegli Stati rovesciare dalle fondamenta la Religione Cattolica, strappare quei fedeli dal seno della Chiesa e trascinarli nel funestissimo scisma».

Gli autocrati russi, come gli imperatori bizantini, vedevano nella Chiesa e nella religione un mezzo di cui servirsi per garantire e dilatare l’unità politica. Un grande convertito russo, il padre Ivan Gagarin (1814-1882), della Compagnia di Gesù, scriveva che per ricondurre gli ortodossi all’unità della Chiesa bisognava soprattutto combattere la loro concezione politico-religiosa, fondata su tre pilastri: la religione ortodossa, l’autocrazia e il principio di nazionalità, all’insegna del quale erano penetrate in Russia le idee di Hegel e dei filosofi tedeschi (La Russie sera-t-elle catholique”, Charles Douniol, Paris 1856, p. 74). 

La vita religiosa russa conobbe una decadenza sempre maggiore, divenendo puramente formale ed esteriore, mentre, accanto alla religiosità istituzionale, si sviluppava quella individualistica e carismatica degli staretz starcy, monaci venerati come santi per le loro qualità taumaturgiche. Il cosiddetto “esicasmo” (da sant’Esichio, asceta dell’VIII secolo), o “preghiera del cuore”, da essi praticato, deturpa in realtà l’antica tradizione spirituale dei monaci del Monte Athos. Lo stesso fondatore del monastero di Laura sull’Athos, sant’Atanasio, non permetteva la pratica mistica della preghiera del cuore che a 5 dei più perfetti monaci, su 120. Gregorio Palamos (1296-1359) democratizzò questa pratica, introducendo gravi errori dottrinali che la Chiesa cattolica ha condannato in numerosi documenti (Martin Jugie, Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. XI, coll. 1735-76). Gli staretz divennero monaci vagabondi, che seguivano le orme di antiche sette spiritualistiche, dalle usanze talvolta dissolute. Tale fu certamente il caso dello staretz Grigórij Efímovič Raspútin (1869-1916), che esercitò una nefasta influenza sulla corte dell’imperatore Nicola II. La custodia della liturgia, unica catechesi dei fedeli, coincideva peraltro con la corruzione e l’immoralità del clero ortodosso. Il sacerdozio divenne una professione che si tramandava di padre in figlio, con una carenza d’istruzione, che si accompagnava ad uno scarso senso del peccato e dall’idea che solo attraverso l’esperienza del peccato è possibile la rinascita spirituale.

Un grande orientalista, Aurelio Palmieri (1870-1926) denunciò i mali che affliggevano la Chiesa russa: l’immobilità, il formalismo burocratico, il servilismo politico, scrivendo nel 1908: «La Chiesa russa più non esiste dall’epoca di Pietro il Grande: essa è morta, è orbata della sua guida, è priva di capo: essa è divenuta un dipartimento del ministero dei culti, il quale mediante i documenti burocratici regge l’ortodossia russa» (op. cit., p. 304).   Il crollo dell’Impero zarista era alle porte. Il periodo di caos che, nel 1917, seguì alla Rivoluzione di febbraio di Kerenski e a quella di ottobre di Lenin, parvero offrire al Santo Sinodo la possibilità di recuperare la propria indipendenza, reintroducendo la figura del patriarca. Tra i mesi di agosto e di novembre 1917 si svolse a Mosca un Concilio che il 28 ottobre (10 novembre) approvò il ristabilimento del Patriarcato di Mosca, dopo più di due secoli. Tichon (al secolo Vasilij Ivanovič Bellavin: 1865-1925) venne eletto alla carica di patriarca di Mosca e di tutta la Russia. L’illusione di emanciparsi dal potere politico fu però breve. Il regime bolscevico iniziò una persecuzione sistematica di ogni tipo di religione. Il patriarca Tichon, malgrado avesse riconosciuto il governo sovietico, fu incarcerato e morì il 7 aprile 1925 mormorando: «La notte sarà molto lunga e buia». La chiesa ortodossa russa si troverà ancora senza patriarca, fino alla Seconda guerra mondiale. (continua)

LA IDENTITA’ E LA MISSIONE DI RADIO  MARIA

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Conferenza di Padre  Livio in occasione dell’incontro continentale  europeo

dei Direttori e dei Presidenti di Radio Maria

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