
Mese: Settembre 2022 Pagina 10 di 16

Caro Padre Livio,
la ascolto con simpatia, ma con riserva.
Vedo che Lei è sempre molto sicuro sulle apparizioni di Medjugorje e sui messaggi della Madonna.
Mi permetta però una ipotesi che ritengo possibile.
Se all’annuncio del primo segreto tre giorni prima non dovesse succedere nulla, Lei che cosa dirà e che cosa farà?
Non le sembra un rischio troppo grosso quello che sta correndo?
Una ascoltatrice che vuole restare anonima
Carissima,
per quanto mi riguarda non ho nessun dubbio che i segreti annunciati si realizzeranno, come di dubbi non ne hanno i veggenti, che sono molto sicuri e sereni al riguardo.
Leggendo il libro di Mirjana si può notare che i suoi problemi riguardano la loro custodia o la scelta del sacerdote, ma non affiora mai il dubbio che si realizzino.
Ad ogni modo già ora all’orizzonte sentiamo i tuoni di un temporale minaccioso che si avvicina.
La situazione del mondo in cui avverranno le rivelazioni le renderanno altamente credibili.
Ave Maria
P. Livio
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

Cari amici,
prepariamoci con la preghiera davanti al Crocifisso alla festa di domani, ringraziando Gesù che ha espiato sulla Croce i nostri peccati perché avessimo la vita eterna. Preghiamo per tutti quelli che hanno rifiutato la fede e la Croce, perché si convertano e tornino a vivere.
Vostro Padre Livio
BENEDETTO XVI Omelia del 14 Settembre 2008 a Lourdes
“Quale mirabile cosa è mai il possedere la Croce! Chi la possiede, possiede un tesoro! (Sant’Andrea di Creta, Omelia X per l’Esaltazione della Croce: PG 97, 1020). In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della santa Croce, il Vangelo che avete appena inteso ci ricorda il significato di questo grande mistero: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché gli uomini siano salvati (cfr Gv 3,16).
Il Figlio di Dio s’è reso vulnerabile, prendendo la condizione di servo, obbedendo fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). E’ per la sua Croce che siamo salvati. Lo strumento di supplizio che, il Venerdì Santo, aveva manifestato il giudizio di Dio sul mondo, è divenuto sorgente di vita, di perdono, di misericordia, segno di riconciliazione e di pace. “Per essere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso!” diceva sant’Agostino (Tract. in Johan.,XII,11).
Sollevando gli occhi verso il Crocifisso, adoriamo Colui che è venuto per prendere su di sé il peccato del mondo e donarci la vita eterna. E la Chiesa ci invita ad elevare con fierezza questa Croce gloriosa affinché il mondo possa vedere fin dove è arrivato l’amore del Crocifisso per gli uomini, per tutti gli uomini. Essa ci invita a rendere grazie a Dio, perché da un albero che aveva portato la morte è scaturita nuovamente la vita.
È su questo legno che Gesù ci rivela la sua sovrana maestà, ci rivela che Egli è esaltato nella gloria. Sì, “Venite, adoriamolo!”. In mezzo a noi si trova Colui che ci ha amati fino a donare la sua vita per noi, Colui che invita ogni essere umano ad avvicinarsi a Lui con fiducia. […] La Chiesa ha ricevuto la missione di mostrare a tutti questo viso di un Dio che ama, manifestato in Gesù Cristo.
Sapremo noi comprendere che nel Crocifisso del Golgota è la nostra dignità di figli di Dio, offuscata dal peccato, che ci è resa? Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È Lui che ci renderà liberi per amare come Egli ci ama e per costruire un mondo riconciliato.
Perché, su questa Croce, Gesù ha preso su di sé il peso di tutte le sofferenze e le ingiustizie della nostra umanità. Egli ha portato le umiliazioni e le discriminazioni, le torture subite in tante regioni del mondo da innumerevoli nostri fratelli e nostre sorelle per amore di Cristo. Noi li affidiamo a Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, presente ai piedi della Croce
Pensiero Spirituale sui segni dell’Apocalisse

Cari amici,
siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse. Intesa cristianamente l’Apocalisse è il tempo della grazia in quanto è il tempo di un intervento speciale di Dio per salvare l’umanità e la Chiesa da situazioni drammatiche.
In chiave più soprannaturale possiamo definire l’Apocalisse come il tempo di uno scatenamento satanico permesso da Dio, quindi un tempo di prove che Dio permette per portare quelli che credono in Lui alla vittoria.
Il tempo dell’Apocalisse che stiamo vivendo è certamente contrassegnato da segni particolari: la Madonna appare con una corona di dodici stelle, esattamente come la Donna descritta dal capitolo XII dell’Apocalisse; satana sciolto dalle catene che tenta la sua ultima battaglia per impossessarsi del mondo, ma verrà sconfitto. Questa è la prima fase dell’Apocalisse, a cui seguirà un lungo tempo di pace previsto dalle profezie, dalle Scritture e soprattutto dai messaggi della Madonna, infine ci sarà lo scatenamento finale del male con la venuta di Cristo nella gloria.
La gente è restia a entrare nella prospettiva del tempo dell’Apocalisse. Anche molti credenti tendono a rimuovere questa prospettiva perché secondo loro la Storia durerà ancora chissà quanto. La Storia biblica – quella che noi chiamiamo Storia della salvezza – che coincide con la Storia umana, all’interno della quale interviene Dio, è una linea retta. La Storia ha un inizio e una fine. Dalla divina Rivelazione sappiamo che la fase finale della Storia della salvezza vedrà lo scatenamento del male. A questo proposito vi invito a leggere i numeri 675-676-677 del Catechismo della Chiesa Cattolica (qui) che affronta il tema della venuta di Gesù Cristo nella gloria e della fine del mondo. In quel tempo la Chiesa rivivrà la Passione di Cristo, la sua Resurrezione e la sua entrata nella Gloria.
Non c’è dubbio che la gente sia molto sospettosa e diffidente su questi temi. Ma siamo di fronte a un evento ecclesiale! Le apparizioni della Madonna a Medjugorje – anche se non sono state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa come apparizioni di origine soprannaturale – coinvolgono la Chiesa stessa! La Madonna ha scelto una parrocchia, parla come Madre della Chiesa, la sta edificando e la sta guidando. La Regina della pace guida come Madre la Chiesa incontro a suo Figlio.
La grande moltitudine dei cattolici credenti e praticanti non è entrata in questa prospettiva del tempo dell’Apocalisse che è incominciato, eccetto coloro che sono stati a Medjugorje o che seguono le apparizioni.
La Madonna è qui da quarant’anni e tutte le sue profezie si sono avverate! Il mondo è veramente entrato in una fase in cui potrebbe distruggere se stesso. I segni dell’Apocalisse ci sono e ciononostante facciamo fatica a entrare in questa dimensione. Mi duole molto appurare che tante, troppe persone, ancora non hanno accettato la presenza della Regina della pace come Colei che schiaccerà la testa al drago infernale.
È tempo di rendersi conto che la Madonna è presente per salvarci. Solamente Lei può salvarci. Solamente chi segue Lei si salva.
La Madonna è qui per guidarci e per salvare la Chiesa dall’attacco più violento della sua Storia e per salvare l’umanità dalla possibilità concreta di autodistruzione.
Siamo veramente nel tempo dell’Apocalisse. I segni sono chiari.
Affidiamoci alla Madonna, apriamoci alla consapevolezza della sua materna presenza, accettiamo i suoi messaggi, accogliamo il suo appello alla conversione. Questo è il tempo di tornare a Dio e ai suoi Comandamenti, di risvegliare la nostra fede, di rinsaldare la nostra testimonianza, di partecipare con convinzione ai Sacramenti, di accogliere Maria e i suoi messaggi.
I Segreti accadranno e noi dovremo essere pronti.
“Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Mt 24,42)
Da “ La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
Come la Madonna può salvarci: Il miracolo a Nagasaki e Hiroshima

Caro Padre Livio,
sono d’accordo con te, la Madonna ci salverà. Il fatto di non sapere ancora con quali modalità non deve farci dubitare perché nulla è impossibile a Dio.
Qui sotto ho riportato un articolo che descrive l’intervento divino avvenuto a Nagasaki e Hiroshima durante l’esplosione della famigerata atomica.
La Mamma del Cielo ci sostenga nella fede .
Ave Maria
Lidia C.
Cara Lidia,
se gli abitanti delle due città giapponesi l’avessero saputo tre giorni prima per rivelazione celeste, che cosa sarebbe successo?
Ave Maria
Padre Livio
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Quando la Madonna di Fatima salvò i gesuiti dall’atomica
La comunità dei gesuiti salvata dalla bomba atomica su Hiroshima. Quella di Padre Kolbe illesa a Nagasaki. La statua di Sant’Agnese nella cattedrale di Urakami Di Von Andrea Gagliarducci
TOKYO , 23 novembre, 2019 / 3:00 PM (ACI Stampa).-
Ad Hiroshima, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, c’era una piccola comunità di otto gesuiti. Il loro presbiterio si trovava proprio sul raggio di devastazione della bomba atomica sganciata sulla città il 6 agosto 1945. Ma loro rimasero miracolosamente tutti illesi. E attribuirono il miracolo al fatto che vivevano ogni giorno il mistero di Fatima.
La storia dei gesuiti di Hiroshima è una delle tante “storie della bomba” che raccontano, sì, di devastazione, ma anche di speranza. A Nagasaki, rimase intatto il monastero voluto da Padre Massimiliano Kolbe, che nel frattempo era tornato in Polonia ed era andato a dare la vita per un altro nel campo di concentramento di Auschwitz. Alle Nazioni Unite di New York, c’è una statua di Sant’Agnese che proviene direttamente dalla cattedrale di Urakami, sempre di Nagasaki, e una statua di una Madonna “sopravvissuta”.
Sono tutte storie che si intrecciano.
Nagasaki è la città più cattolica del Giappone. Lì si rifugiarono i cristiani in clandestinità, tramandando la loro fede senza preti, di padre in figlio, fino a quando poterono tornare allo scoperto, nel 1865. Nagasaki fu colpita dalla bomba il 9 agosto 1945, tre giorni dopo Hiroshima. Fu scelta in una “lista dell’orrore” che aveva visto gli americani scartare Kyoto, troppo importante culturalmente.
Il Cardinale Giacomo Biffi ebbe da dire la sua sul perché fu scelta Nagasaki, lanciando il sospetto che fosse stato proprio perché città cattolica.
“Di Nagasaki – ha scritto il cardinale nella sua biografia – avevo già sentito parlare. L’avevo ripettamente incontrata nel ‘Manuale di storia delle missioni cattoliche’ di Giuseppe Schmidlin, tre volumi pubblicati a Milano nel 1929”.
E ancora: “A Nagasaki fin dal secolo XVI era sorta la prima consistente comunità cattolica del Giappone. A Nagasaki il 5 febbraio 1597 avevano dato la vita per Cristo trentasei martiri (sei missionari francescani, tre gesuiti giapponesi, ventisette laici), canonizzati da Pio IX nel 1862”.
Quindi, “quando riprende la persecuzione nel 1637 vengono uccisi addirittura trentacinquemila cristiani. Poi la giovane comunità vive, per così dire, nelle catacombe, separata dal resto della cattolicità e senza sacerdoti; ma non si estingue”. Proseguiva il Cardinale: “Nel 1865 il padre Petitjean scopre questa ‘Chiesa clandestina’, che si fa da lui riconoscere dopo essersi accertata che egli è celibe, che è devoto di Maria e obbedisce al papa di Roma; e così la vita sacramentale può riprendere regolarmente. Nel 1889 è proclamata in Giappone la piena libertà religiosa, e tutto rifiorisce. Il 15 giugno 1891 viene eretta canonicamente la diocesi di Nagasaki, che nel 1927 accoglie come pastore monsignor Hayasaka, che è il primo vescovo giapponese ed è consacrato personalmente da Pio XI. Dallo Schmidlin veniamo a sapere che nel 1929 di 94.096 cattolici nipponici ben 63.698 sono di Nagasaki”.
Da qui, la domanda: “Come mai per la seconda ecatombe è stata scelta, tra tutte, proprio la città del Giappone dove il cattolicesimo, oltre ad avere la storia più gloriosa, era anche più diffuso e affermato?”.
Nagasaki era un obiettivo secondario, perché il primo obiettivo era la città di Kokura. E c’è forse della sadica ironia della sorte nel fatto che alla fine la scelta ricadde su Nagasaki, la città dove erano concentrati due terzi dei cattolici in Giappone, i quali – dopo secoli di persecuzione – dovettero patire questo terribile colpo proprio alla fine della guerra.
Eppure, la bomba ha lasciato incrediilmente anche speranza. Il convento francescano che San Massimiliano Kolbe – morto ad Auschwitz nel 1941 , dando la vita al posto di un prigioniero – aveva stabilito a Nagasaki prima della guerra non ebbe danni dalla bomba. San Massimiliano, ben conosciuto per la sua devozione alla Vergine Maria, aveva deciso di costruire il convento proprio lì, alle falde del monte Hikosan, contro il consiglio di scegliere invece un’altra posizione e lo aveva chiamato Mugenzai no Sono (Giardino dell’Immacolata) Quando la bomba fu lanciata, il convento fu protetto dalla forza della bomba proprio grazie all’interposizione del monte Hikosan.
A Nagaski c’è un altro miracolo della bomba. Tra gli edifici ridotti in rovine ci fu la cattedrale di Urakami, allora una delle più grandi chiese dell’Asia. Le vetrate si sciolsero a causa dello scoppio di “Fat Boy”, i muri caddero, l’altare si bruciò, le campane si liquefecero. Ma la testa di una statua di legno della Vergine Maria sopravvisse tra le colonne collassate e i rottami della Chiesa. Fa quasi paura il modo in cui l’icona religiosa appare dopo lo scoppio: gli occhi della Madonna sono bruciati, la guancia destra è annerita e una screpolatura corre lungo il suo volto come fosse una lacrima. Tanto che Shigemi Fukahori, allora giovane sacerdote, sostiene che “la prima volta che ho visto la statua danneggiata, ho pensato che la Vergine Maria stesse piangendo. Ho pensato che fosse come se la vergine Maria ci stesse dicendo della miseria della guerra sacrificando se stessa. Questo è un significativo simbolo di pace che dovrebbe essere preservato per sempre”.
I resti della statua sono ora dentro la chiesa ricostruita sullo stesso punto, a soli 500 metri dal punto di esplosione della bomba. Sempre nella cattedrale di Urakami, c’era una statua di Sant’Agnese, che ora è nei corridoi delle Nazioni Unite a New York, come monito contro ogni distruzione nucleare.
Tre giorni prima di Nagasaki, era toccato ad Hiroshima. Il 6 agosto è il giorno della Trasfigurazione del Signore, ed è in quel giorno che, alle 8 e 15 del mattino, un B-29 americano, l’Enola Gay, lancia la sua bomba “Little Boy” su Hiroshima. La bomba scoppia a circa 600 metri sulla città. Un flash, una palla di fuoco gigante, e tutto viene praticamente vaporizzato in un raggio di poco più di un chilometro e mezzo dal punto di impatto.
Si stima che circa 80 mila persone persero la vita subito, e che il numero delle vittime è cresciuto rapidissimamente entro l’anno, a causa delle ferite e degli effetti delle radiazioni.
Eppure, non tutto è morte e devastazione. Ad Hiroshima c’era una piccola comunità di padri Gesuiti che viveva in un presbiterio vicino la parrocchia, situata a poco più di un chilometro dal punto di detonazione, proprio nel centro del raggio di totale devastazione. E tutti gli otto membri di questa comunità scamparono praticamente illesi dagli effetti della bomba. Il presbiterio rimase in piedi, quando due terzi degli edifici di Hiroshima erano crollati e a vista d’occhio intorno a loro non c’erano altro che edifici crollati.
Uno di questi sopravvissuti era padre Hubert Schiffer, un gesuita tedesco. Aveva 30 anni al momento dell’esplosione, e visse fino a 63 anni in buona salute. Negli anni seguenti ha viaggiato per raccontare la sua esperienza. E il Catholic Herald, anni fa, ha riportato uno stralcio della sua testimonianza registrata nel 1976, quando tutti e otto i gesuiti della comunità erano ancora vivi.
Il 6 agosto, dopo aver detto Messa, Schiffer si era seduto per fare colazione. Fu lì che vide il fascio di luce. Dato che Hiroshima aveva impianti militari, Schiffer ritenne che c’era stata qualche esplosione nel porto. Ma quasi subito si rese conto che non era così. “Una terribile esplosione – raccontava – riempì l’aria con un tuono rumorosissimo. Una forza invisibile mi sollevò dalla sedia, mi scagliò per aria, mi scosse, mi sbatte e mi fece girare intorno e intorno”. Ricaduto per terra, si risollevò e si guardò intorno, ma non vide niente da nessuna parte. Tutto era stato devastato.
Schiffer ebbe qualche ferita lieve, ma niente di serio, e anche dopo gli esami eseguiti dai medici dell’esercito americano e da scienziati hanno mostrato che né lui né i suoi compagni hanno poi sofferto di malattie causate dalle radiazioni o dalla bomba. Schiffer e i suoi fratelli gesuiti ne sono convinti. “Siamo sopravvissuti perché vivevamo il messaggio di Fatima. Vivevamo e pregavano il rosario ogni giorno nella nostra casa”.
Dalla statua di Nagasaki alla Madonna di Fatima in Hiroshima, si può dire che in entrambe le città c’è stata la mano di Maria.
A differenza della cattedrale di Urakami a Nagasaki, la cattedrale di Hiroshima è stata completamente ricostruita dopo la Guerra, per volere di Hugo Lassalle, un parroco tedesco di Nobori Church, che a stento è sopravvissuto alla bomba atomica. Lassalle ha dedicato la sua vita alla ricostruzione della Chiesa, che oggi è la “Memorial Cathedral for the World Peace”, la cattedrale memoriale per la pace del mondo.
Lo stesso Lassalle volle che la costruzione fosse aderente ai canoni architettonici giapponesi e allo stesso tempo luogo di culto cattolico e memoriale. Ed è anche qui che, come ogni anno, si celebrano, dal 6 al 15 del mese, dei “Dieci giorni per la pace”. Una iniziativa ispirata all’appello lanciato da Giovanni Paolo II nel febbraio 1981 nel “Peace Memorial Park” di Hiroshima.
Il Papa disse: “Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Non posso non rendere onore e plauso alla saggia decisione delle autorità di questa città secondo cui il monumento in memoria del primo bombardamento nucleare dovrebbe essere un monumento alla pace”. Così facendo, la città di Hiroshima e tutto il popolo del Giappone hanno vigorosamente espresso la loro speranza per un mondo di pace e la loro convinzione secondo cui l’uomo che fa la guerra è anche in grado di costruire con successo la pace. Da questa città , e dall’evento che il suo nome ricorda si è andata originando una nuova consapevolezza mondiale contro la guerra ed una rinnovata determinazione ad operare in favore della pace”.
Lo ha capito anche padre George Zabelska, che pure era il cappellano del Gruppo Composito 509. Ovvero, il gruppo che sganciò la bomba. Ma padre Zabelska poi si pentì e divenne pacifista.

Caro Padre Livio,
Sono un suo assiduo ascoltatore. Grazie per il suo impegno quotidiano e il suo incoraggiamento in questi tempi torbidi.
Mi ha molto confortato l’invito del Papa a pregare la Madonna per evitare all’umanità una catastrofe nucleare.
Come potrà la Madonna ascoltarci se gli eventi dei segreti accadranno come Dio ha stabilito?
Mirjana l’ha detto molto chiaro.
Ave Maria
Mauro
Caro Mauro,
Mirjana ha detto che i segreti accadranno per il nostro bene. Ci aiuteranno a ritornare a Dio.
Inoltre la Madonna ha preparto un piano che darà la possibilità di salvarsi a chi pregherà, crederà e la seguirà.
“Se siete miei vincerete”.
In grave pericolo sono i non credenti e noi dovremo aiutarli con la nostra fiducia in Maria
Ave Maria
Padre Livio
Pensiero Spirituale sul Santissimo nome di Maria

Cari amici,
oggi ricorre una festa molto importante, oggi celebriamo il Santissimo nome di Maria. Il nome di Gesù e il nome di Maria, sono due stelle per noi cristiani. Gesù significa Salvatore, è il nome che l’angelo ha indicato a Maria nel momento dell’Annunciazione.
Il nome di Maria ha molteplici significati, perché ha una radice ebraica, siriaca ed egiziana nel medesimo tempo. A seconda della radice a cui ci si riferisce, questo nome ha un significato particolare. Può significare, ad esempio, “amarezza”; “mare di grazie”; “mare di amore”; “illuminatrice”; “pioggia che fa fiorire la natura”; “regina”; “stella del mare”; “mare amaro, mare di dolore” per quello che ha patito a causa della morte in Croce di suo Figlio Gesù; “amata da Dio”; “colei che ama Dio”. Sono davvero tanti i significati di questo nome.
Il nome di Maria è una pienezza di significati, un mare di grazie.
Cristo è il Salvatore e Maria è quella fonte attraverso la quale Cristo fa arrivare a tutti noi la grazia della Redenzione, della quale Maria stessa è stata ricolmata proprio nel momento in cui è stata concepita. Questa pienezza di grazia l’ha preservata dal peccato originale.
Maria è, quindi, quella fonte di grazia che viene da Cristo stesso. Il cuore di Maria è il cuore attraverso il quale il cuore di Gesù ci concede la grazia della Redenzione.
Maria ci ha donato suo Figlio e anche tutte le grazie del Verbo Incarnato, del Figlio di Dio che si è fatto uomo.
Il nome di Maria e quello di Gesù, appartengono a due persone, non sono nomi astratti. Maria è la Madre di Dio, colei che è stata eletta, la nuova Eva, l’Immacolata, la cooperatrice all’opera della Redenzione, la Madre della Chiesa e dell’umanità.
È bello associare sempre il nome di Maria a quello di Gesù. La veggente Marija ha raccontato che la Madonna nelle apparizioni dice sempre: «Sia lodato Gesù Cristo» e i veggenti rispondono: «Siano lodati Gesù e Maria».
È importante, allora, pronunciare questo nome col cuore nel corso della vita, nel corso della giornata, istante per istante. Maria intercede presso Gesù tutte quelle grazie di cui abbiamo bisogno.
Gesù ci ha dato una Madre perché da figli, ogni volta che abbiamo bisogno, ricorriamo a Lei. La Madre che Gesù ci ha dato ha tutte le caratteristiche dell’amore divino: attraverso questa creatura meravigliosa, l’amore divino nella sua declinazione materna, abbraccia la nostra vita, la segue e la accompagna per tutto il cammino.
Nel corso della nostra vita, che è come una traversata talvolta burrascosa ma che ha come meta un porto di luce, abbiamo una stella che ci guida e ci conforta, questa stella è Maria.
È importante allora capire la profondità di questo dono che Gesù ci ha fatto: la Madre che ha avuto per sé l’ha voluta donare a noi.
Lasciamoci accompagnare da Maria nel corso della nostra vita e invochiamo il suo Santissimo ogni giorno, pronunciandolo con il cuore. Maria è sempre con noi, nelle avversità e nei momenti di gioia. Invochiamola quando ci sembra che non ci sia via d’uscita o quando ci sentiamo intrappolati dalle tentazioni.
Ave Maria!
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”
Lucio Battisti funerale cristiano con cristiana sepoltura

Gentile Padre Livio,
dopo averla ascoltata stamattina, le faccio un copia/incolla di un articolo di Repubblica del 10 settembre 1998.
Lisa
Gentile Lisa, grazia per la preziosa documentazione.
Confermo che i giornali locali riportavano la testimonianza del Cappellano che, avendo Lucio Battisti aperto gli occhi prima di spirare, gli ha messo dinanzi il Crocifisso.
In ogni caso è confermato che ha ricevuto la Estrema Unzione.
Ave Maria
Padre Livio
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” MILANO – L’ultimo aggravamento nella notte, la telefonata a moglie e figlio, la corsa per vederlo vivo ancora per pochi istanti. Lucio Battisti, 55 anni, smette di vivere alle 8 del mattino di un 9 settembre. Il cappellano del San Paolo gli ha dato l’estrema unzione da qualche ora, racconterà di un viso scavato e di occhi che non cercavano più nulla.
Battisti aveva perso conoscenza da ore, lo spostamento in terapia intensiva di lunedì mattina era legato alla crisi ultima, risolutiva: intubato, appeso a fili. Nessun accanimento terapeutico, spiegherà l’eroe positivo di questa pessima vicenda, il direttore del San Paolo Franco Sala, stretto per giorni tra diritti e doveri difficilissimi da gestire. Da subito, invece, dal primo giorno di ricovero una “alleanza terapeutica” con il paziente che accetta tutto, anche una terapia sperimentale contro il male che lo devasta. Il fisico attaccato ferocemente dal male, la condizione di dializzato che impedisce o rende inutili le cure ad alto potenziale, il male che si estende fino a organi delicatissimi come fegato e pancreas. Nessun accanimento terapeutico per Lucio Battisti, il tempo di morire e se lo porta via.
Un secondo dopo, mentre il San Paolo si prepara a diffondere il comunicato ufficiale che parla di “quadro clinico severo fin dall’esordio”, la moglie Grazia Letizia Veronesi ribadisce: nessun contatto con i cronisti e con nessuno. Alla camera mortuaria viene affisso un cartello che dice: la salma può essere “vegliata e visitata” solo da Luca Battisti (il figlio), Grazia Letizia Veronesi (la moglie), Alba Rita Battisti (la sorella) Marco e Sergio Veronesi (due cognati). Aumenta l’avvilimento in tutti, che rischia di portare al peggio: nella camera ardente c’è anche un ragazzo di 19 anni, morto la notte precedente.
I dirigenti dell’ospedale fanno l’impossibile per rispettare il volere di tutti, dei parenti del ragazzo che vogliono entrare, dei parenti di Battisti che vogliono stare soli. Ma nella confusione generale la situazione è ad alto rischio, a un certo punto sembra addirittura che non facciano entrare i parenti del ragazzo, poi invece sì, la tensione si taglia a fette mentre una ragazza aggredisce un fotografo che scatta così, a caso, tanto per fare qualcosa. Assurdo. Parola scritta decine di volte in questi giorni. Finchè arriva una cosa che rischiara un po’ il buio di questa giornata e lascia anche un po’ sbigottiti: il direttore Sala dice che “da quel che gli risulta” la famiglia non è contraria a un funerale pubblico. Si indaga, si scopre che il funerale avverrà sabato mattina, a Molteno, il paese del Comasco dove Battisti risiedeva. C’è un residence, c’è la sua villa, c’è una chiesetta privata: forse chi vorrà potrà assistervi, portare un fiore, piangere da vicino? No. A tarda sera don Carlo Ambrosoni, parroco di Molteno che officierà la funzione, racconta che sarà un funerale in forma strettamente privata. Per legge, la salma deve rimanere nell’ospedale ventiquattr’ore, che sono trascorse nel disbrigo delle pratiche per le esequie, con i mazzi di fiori che arrivavano, con i telegrammi a pacchi. Di fronte all’ingresso della camera mortuaria per due volte entra ed esce una Mercedes grigia, due donne a bordo, la sorella e la moglie Grazia Letizia. Si cerca soprattutto lei, artefice e compagna degli ultimi trent’anni di vita di Battisti, del suo isolamento, una donna che rimane un mistero e che del suo mistero ha avvolto Battisti e tutti quelli che lo amavano, dai tempi in cui era segretaria al Clan di Celentano, al matrimonio, al disco firmato insieme nel tentativo di sostituirsi, lei, a Mogol. All’ isolamento totale. Fino a dopodomani, a quella cerimonia che già si immagina al riparo nel bunker di Molteno, con la gente fuori dai cancelli del residence. Si era ipotizzata la cremazione, pare che non sia vero. Si era vociferato di religioni parallele – Testimoni di Geova – a cui soprattutto la moglie avesse aderito (tanto da aver negato le trasfusioni, come si è detto? “Sciocchezze”, ha risposto il direttore dell’ospedale). Sarà invece un funerale cristiano con cristiana sepoltura.
Un pullman di concittadini di Battisti è partito ieri, alle due di mattina, da Poggio Bustone diretto a Milano per andare ai funerali del cantautore. Pur sapendo che la cerimonia è ristretta ai familiari, una cinquantina di compaesani hanno voluto lo stesso dimostrare il loro affetto. Immaginando Lucio Battisti, come accade da vent’anni, immaginandolo e basta, fino alla fine.
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