Pensiero Spirituale sul Santo orgoglio di essere figli della Chiesa Cattolica

Caro amici,
la Madonna ci ripete quasi ogni volta di essere consapevoli della fede che abbiamo, grazie alla quale scopriamo la bellezza e la grandezza della vita; mediante la fede abbiamo accesso alle fonti della grazia e della Redenzione.
La fede è certamente una grazia che viene da Cristo ma anche una nostra risposta. Dobbiamo allora ringraziare per la grazia ricevuta ma allo stesso tempo dare tutto quello che possiamo per rispondere a questa grande grazia.
Siamo entrati in un tipo di società che ha rifiutato la fede e la Croce, che irride il Cristianesimo e si è creata un’atmosfera – alimentata soprattutto dai mass-media che sono in mano a quelli che pensano alla nuova Era in cui l’uomo è al posto di Dio – in cui la fede cristiana viene dileggiata, screditata, attaccata e derisa. Questo ovviamente lo si vede dai mass-media ma anche dalle strutture educative, nei luoghi di incontro delle persone, nelle scuole.
I cristiani che manifestano la propria fede vengono quasi isolati, considerati “anormali”.
A Radio Maria è successa la stessa cosa, anni fa venivamo derisi (anche dai media cattolici, va detto) perché trasmettevamo le preghiere e le celebrazioni. Col passare del tempo chi ci derideva ha iniziato a copiare i nostri palinsesti. Ma questa è un’altra storia…
In questo clima accade che le persone più deboli per non essere derise, si uniformano al pensiero comune, al linguaggio comune, ai comportamenti comuni che molte volte sono nettamente in contrasto con l’essere cristiano.
Nell’ambito sociale c’è questo nascondimento sistematico della propria fede, si minimizza la fede e ci si autocensura. L’atteggiamento “di riflesso” è quello di non dire quello che si pensa, non esporsi, non avere comportamenti uniformi alla corrente. Accade allora che la nostra fede si diluisce nel conformismo pagano in cui viviamo.
L’affermazione della Madonna secondo cui abbiamo rifiutato la fede e la Croce riguarda una parte della nostra società, ma un’altra parte non ha rinnegato la fede, la nascosta, ha quasi paura a mostrarla.
La capacità di seduzione del diavolo è enorme. A satana basta una piccola fessura per insidiarsi e deviarci! Questo atteggiamento nel quale la fede non viene rinnegata ma nemmeno ostentata è un atteggiamento codardo, di paura e nascondimento.
Manca il coraggio della testimonianza, dell’andare controcorrente, del dire quello che si pensa. Il nostro atteggiamento non deve essere remissivo, di senso di colpa, di timore di professare la nostra fede. Dobbiamo essere fieri della nostra fede! È un dono meraviglioso e inestimabile. In tempi come questi, in cui c’è l’intimidazione nei confronti del Cristianesimo e sfocia nella persecuzione psicologica molto sottile e subdola perché ben studiata, la gente autocensura la propria fede.
C’è un bellissimo esempio attuale del comportamento che dovrebbe avere ogni cristiano oggi nella società, don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Lui partecipava spesso ai programmi tv il cui intento era quello di massacrare il Cristianesimo, ma semplicità e autorevolezza umile faceva valere il suo pensiero (il pensiero della Chiesa) senza paura né vergogna. La sua persona era di una caratura speciale, un umile uomo sicuro della sua fede e potente nel parlare, con la parresia del suo linguaggio metteva a tacere le malelingue.
La Madonna ci ha esortato alla testimonianza cristiana con chiarezza, senza la sudditanza psicologica che caratterizza invece l’atteggiamento di molti cristiani intimoriti che scendono a compromessi con la modernità che non vuole Dio.
Che punti di contatto possono esserci tra una religione che mette Dio al centro e una corrente di pensiero che mette l’io al posto di Dio?
Noi cristiani dobbiamo testimoniare con forza, umiltà, coerenza e coraggio la nostra fede. Con orgoglio riconosciamoci Figli di Dio e non nascondiamo la nostra divina figliolanza, la nostra fede in Gesù Cristo Figlio Dio e Redentore del mondo e il nostro amore per la Madonna, nostra Madre e Madre della Chiesa.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”