Papa Francesco, Urbi et Orbi di Pasqua:

“Oggi più che mai abbiamo bisogno del Risorto”

Quaresima che sembra non avere fine” quella che ha colpito il mondo, dalla pandemia alla guerra scoppiata nel cuore dell’Europa, che si aggiunge ai conflitti in Medio Oriente, in Asia, in situazioni del mondo dove la Santa Sede è presene anche quando non c’è nessuno. E proprio per questo, oggi più che mai “abbiamo bisogno del Crocifisso Risorto”, sottolinea Papa Francesco nel tradizionale messaggio Urbi et Orbi di Pasqua. Una “Pasqua di guerra”, dice il Papa, di fronte alla quale “anche i nostri occhi sono increduli”.

È una Pasqua che vediamo “con gli occhi increduli” come i discepoli di fronte al sudario, perché “è una Pasqua di guerra” – dice Papa Francesco – e abbiamo visto “troppo sangue, troppa violenza”, mentre i nostri cuori “si sono riempiti di paura e angoscia” e “tanti nostri fratelli e sorelle si sono dovuti chiudere dentro per difendersi dalle bombe”.

Una situazione in cui “facciamo fatica a credere che Gesù sia veramente risorto”. Eppure, sottolinea con forza Papa Francesco, la Resurrezione “non è una illusione”. E allora “oggi più che mai abbiamo bisogno di Lui, al termine di una Quaresima che sembra non voler finire”, perché dopo due anni di pandemia “stiamo dimostrando che in noi c’è ancora lo spirito di Caino, che guarda Abele non come un fratello, ma come un rivale, e pensa come eliminarlo”.

Papa Francesco afferma, allora che “abbiamo bisogno del Crocifisso Risorto per credere nella vittoria dell’amore, per sperare nella riconciliazione”, perché solo Gesù può “venire in mezzo a noi” a dire “pace a lui”, come solo lui ha il diritto di fare perché “porta le piaghe, le nostre piaghe”, ovvero “nostre perché procurate a Lui da noi, dai nostri peccati, dalla nostra durezza di cuore, dall’odio fratricida” e “perché Lui le porta per noi, non le ha cancellate dal suo Corpo glorioso, ha voluto tenerle, portarle in sé per sempre”.

Queste piaghe “sono un sigillo incancellabile del suo amore per noi”, e sono “il segno della lotta che Lui ha combattuto e vinto per noi, con le armi dell’amore, perché noi possiamo avere pace, essere in pace, vivere in pace”.

Papa Francesco chiede di “lasciare entrare la pace di Cristo nelle nostre vite, nelle nostre case, nei nostri Paesi”. E per la prima volta dopo tanti anni, non è più la Siria a cominciare la lista degli scenari di conflitto, ma “la martoriata Ucraina, così duramente provata dalla violenza e dalla distruzione della guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata”.

Papa Francesco esclama: “Su questa terribile notte di sofferenza e di morte sorga presto una nuova alba di speranza! Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre”.

Il Papa chiede di “non abituarsi alla guerra”, esorta ad impegnarsi “a chiedere a gran voce la pace, dai balconi, per le strade”, invita “chi ha la responsabilità delle Nazioni” ad ascoltare “il grido di pace della gente,” e in particolare alla domanda scritta nel manifesto “Russel Einstein” del 9 luglio 1955”: “Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”.

Papa Francesco dice di portare nel cuore “tutte le numerose vittime ucraine, i milioni di rifugiati e di sfollati interni, le famiglie divise, gli anziani rimasti soli, le vite spezzate e le città rase al suolo”, afferma di avere “negli occhi lo sguardo dei bambini rimasti orfani e che fuggono dalla guerra”, e dice che in quei bambini c’è il grido di dolore di tanti bambini che soffrono nel mondo, per fame, assenze di cure, perché sono vittime di abusi o violenze o anche quelli cui è stato negato il diritto di nascere”.

Papa Francesco guarda però anche ai “segni incoraggianti, come le porte aperte di tante famiglie e comunità che in tutta Europa accolgono migranti e rifugiati”, atti di carità che devono diventare “una benedizione per le nostre società, talvolta degradate da tanto egoismo e individualismo” e contribuire “a renderle accoglienti per tutti”.

Se gli occhi sono al conflitto prossimo, per Papa Francesco non si devono dimenticare anche altre situazioni conflitto. Anzi, questo conflitto ci deve rendere “più solleciti anche davanti ad altre situazioni di tensione, sofferenza e dolore, che interessano troppe regioni del mondo e non possiamo né vogliamo dimenticare”. (Aci Stampa)