I sacerdoti non si sposano perché hanno scelto di seguire Cristo

Ogni tanto capita che un sacerdote vada dritto sulla prima pagina dei giornali perché rende pubblico il suo gesto di lasciare il ministero per un motivo o per un altro.

Ovviamente sente il dove e di spiegare “Urbi et Orbi” il motivo della sua decisione, sia essa il presunto disaccordo con la Chiesa o altri motivi di carattere personale che riguardano la sua vita privata.

L’esternazione ha lo scopo di assolvere sé stesso per “la scelta” coraggiosa che avrebbe compiuto, mettendo velatamente sotto accusa la Chiesa, alla quale aveva dato la sua libera e consapevole adesione.

Noi sacerdoti sappiamo bene qual è la condizione di vita a cui siamo chiamati con l’ordinazione sacerdotale, dopo un periodo di anni di preparazione, scandito da passi ben precisi.

Sappiamo anche che seguire Cristo significa portare la Croce ogni giorno e vivere la realtà di un ministero che è quello di un Pastore che si spende per le sue pecorelle, proteggendole e andandole cercare una ad una in questi tempi di sbandamenti e di lupi vaganti.

Di cosa ci lamentiamo? Ci siamo dimenticati di come hanno vissuto il loro ministero una moltitudine immenso di coloro che Cristo ha scelto e a inviato in missione?

Ci siamo dimenticati delle loro fatiche, delle persecuzioni, delle sofferenze, delle incomprensioni e dei tradimenti che hanno sopportato con eroica pazienza?

Ci lamentiamo della solitudine nella quale saremmo obbligati a vivere? Ma stiamo scherzando? Chi crede in Cristo, lo segue e lo ama non è mai solo. Non sarà certo una donna o un figlio che ti salva dall’essere solo, come è ogni uomo di fronte a Dio.

Ripetiamo a noi stessi le parole di Gesù ai suoi discepoli:

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Mt 10, 37-39).

Abbracciamo quindi la nostra Croce quotidiana e portiamola con gioia, perché questa è la condizione del cristiano su questa terra. Il sacerdozio è una vocazione straordinaria, ma va vissuta con fedeltà e con amore per Cristo, per la Chiesa e per le anime.