DOPO L’ORDINAZIONE DEI QUATTO VESCOVI SI E’ SCATENATA UNA VIOLENTA TEMPESTA CHE HA IMPEDITO LA DISTRIBUZIONE DELLA COMUNIONE E DI PROCEDERE NORMALMENTE NELLA CERIMONIA.

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meamet portae inferi non praevalebunt adversus eam.
Et tibi dabo claves regni caelorum.
Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
E a te darò le chiavi del regno dei cieli.
PREGHIERA PER IL PAPA
“TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERO’ LA MIA CHIESA”
O Dio
pastore e guida di tutti i credenti, guarda il tuo servo, il nostro Papa, che hai posto
a presiedere la tua Chiesa
sostienilo con il tuo amore
perché edifichi con la parola e con l’esempio
il popolo che gli hai affidato, e
insieme giungano alla vita eterna.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen
Nessun passo indietro: i lefebvriani hanno ordinato i loro quattro vescovi. E si allontanano da Roma
di Matteo Liut – Avvenire
A Ecône, in Svizzera, durante una “cerimonia” di più di cinque ore compiuta secondo gli antichi rituali, ha avuto luogo quell’atto scismatico al quale Leone XIV aveva chiesto di rinunciare. Pagliarani: «Scegliamo la fede integrale. Il mondo è inganno»
1 luglio 2026
I quattro vescovi lefebvriani consacrati oggi a Econe, in Svizzera: Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier / ANSA
C’erano poche speranze che l’ordinazione dei quattro vescovi lefebvriani venisse rimandata e così è stato: a Écône, in Svizzera, la Fraternità sacerdotale San Pio X ha consacrato questa mattina quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio, consumando lo strappo più grave con Roma dai tempi delle consacrazioni compiute da Marcel Lefebvre nel 1988.
La celebrazione (“cerimonia” secondo il linguaggio della stessa Fraternità), iniziata in mattinata nel seminario internazionale della Fraternità, è stata presieduta dal vescovo Alfonso de Galarreta, con il vescovo Bernard Fellay come co-consacrante: entrambi erano tra i quattro vescovi ordinati da Lefebvre il 30 giugno di trentotto anni fa. Ma su quel prato svizzero, in realtà, non è tanto il rito in sé a sancire la distanza con Roma, bensì la visione del rapporto tra Chiesa e mondo, ridotto a una lotta contro un nemico a cui rispondere “con la spada”. Una visione espressa chiaramente durante l’omelia dal superiore della Fraternità, don Davide Pagliarani.
I quattro sacerdoti consacrati oggi sono lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Il rito è stato trasmesso in streaming in più lingue e, secondo la stessa Fraternità, ha visto la partecipazione di circa un migliaio tra sacerdoti, religiosi e religiose, oltra a circa 15mila fedeli. Una liturgia durata più di cinque ore e ospitata sotto a un tendone, tenutasi nonostante l’ultimo appello lanciato ieri da Leone XIV, con una lettera datata 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, e indirizzata al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani.
«Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi», aveva scritto il Papa, invitando i lefebvriani a «considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli» e avvertendo che «lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità». Già il 13 maggio, infatti, il Dicastero per la dottrina della fede, con una dichiarazione del prefetto, cardinale Víctor Manuel Fernández, aveva chiarito la posizione della Santa Sede: le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità, «non avendo il corrispondente mandato pontificio», avrebbero costituito «un atto scismatico» e comportato la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa per l’adesione formale allo scisma.
Oggi nell’omelia ad Écône, don Pagliarani (che già ieri aveva sostanzialmente rispedito al mittente l’appello del Papa) ha rivendicato la scelta della Fraternità, presentandola come un gesto necessario per garantire la continuità della propria opera. «Noi dobbiamo essere pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», ha affermato il superiore generale, sostenendo che la Fraternità non intende separarsi dalla Chiesa ma rimanervi «per mezzo della fede».
Ma il nodo è proprio in questo punto: per Roma, una consacrazione episcopale senza mandato del Papa non è soltanto una disobbedienza disciplinare, ma una ferita alla comunione ecclesiale. La Fraternità, fondata da monsignor Marcel Lefebvre nel 1970, contesta da sempre l’impianto teologico e pastorale del Concilio Vaticano II, in particolare il dialogo ecumenico e interreligioso, la libertà religiosa e la riforma liturgica. Da parte sua, la Santa Sede, pur mantenendo negli anni diversi tentativi di dialogo, ha sempre indicato nella comunione con il successore di Pietro il criterio decisivo per ogni possibile piena riconciliazione. Ma ciò che davvero crea un solco difficilmente sanabile, in realtà, è la visione ecclesiologica lefebvriana, da cui deriva un approccio al mondo di sostanziale contrapposizione: è emerso chiaramente nell’omelia di oggi, nella quale Pagliarani ha usato l’immagine del leone che non arretra, che non si piega agli inganni del mondo, e della spada, per descrivere il tipo di atteggiamento che i nuovi vescovi dovranno avere nel loro ministero.
Parole forti, contenute anche nella recente “Professione di fede cattolica” pubblicata dalla Fraternità. «I vostri nemici non vi affronteranno frontalmente», ha avvisato il superiore, che poi ha deprecato la visione, oggi troppo diffusa a suo parere, della “perfezione dell’uomo”, di questo “uomo magnifico”, una visione che genera un pericoloso antropocentrismo e porta a negare Dio.
Un approccio agli antipodi rispetto a quello del Vaticano II, che non nega la centralità e la verità di Cristo, fondamento della vita della Chiesa, ma che cerca i segni della presenza di Dio ovunque essi si manifestino anche al di là dei confini visibili della comunità dei credenti.
Tornando all’ordinazione di stamattina, il precedente più diretto resta quello del 1988. Allora Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato di Giovanni Paolo II, provocando la dichiarazione della scomunica per lui, per il vescovo co-consacrante Antônio de Castro Mayer e per i quattro nuovi vescovi. Nel 2009 Benedetto XVI revocò la scomunica ai vescovi ancora in vita, in un gesto pensato per favorire il cammino verso la piena comunione, ma senza sanare automaticamente la posizione canonica della Fraternità.
Ora, con la consacrazione dei quattro nuovi vescovi, la distanza torna ad allargarsi. La Santa Sede non ha ancora pubblicato un eventuale atto formale successivo alla celebrazione, ma il quadro canonico era stato definito in anticipo dal Dicastero per la dottrina della fede e ribadito dal Papa nel suo appello finale. Resta sullo sfondo la preoccupazione per i fedeli legati alla Fraternità, ai quali Leone XIV ha rivolto parole di riconoscimento per l’attaccamento alla vita liturgica e alla formazione sacerdotale, ma anche un monito chiaro: nessuna difesa della Tradizione può giustificare la rottura della comunione.
La Mondanità è dentro di noi e i paramenti esterni la coprono, ma non la sradicano
Per essere cristiani bisogna rinnegare la proprio superbia, il proprio egoismo, il proprio attaccamento al denaro, la propria lussuria e durezza di cuore…

In Svizzera, nel quartier generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la celebrazione presieduta dai vescovi de Galarreta e Fellay con il rito della consacrazione episcopale. Migliaia le persone presenti. Il superiore Pagliarani: “Giornata storica, eventuali pene o censure contro questo atto per noi non hanno nessun valore”
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
La tunica di Cristo, quella che Papa Leone nell’ultima accorata lettera del 29 giugno chiedeva di “non lacerare”, alla fine è stata strappata. A Ecône, in Svizzera, nel quartier generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, questa mattina mercoledì 1° luglio i lefebvriani, seguaci di monsignor Marcel Lefebvre, hanno ordinato quattro nuovi vescovi. Lo hanno fatto senza mandato pontificio, pur avendo i nuovi presuli risposto affermativamente alla formula liturgica: “Habetis mandatum apostolicum?”.
Lo hanno fatto, rivendicando la necessità di garantire la continuità e la stessa sopravvivenza della congregazione, nonostante i tentativi di dialogo della Santa Sede e i moniti a non procedere ad uno scisma da parte del cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e dallo stesso Leone XIV nella lettera di due giorni fa.
La celebrazione a Ecône
Oltre mille sacerdoti, religiosi e religiose, insieme ad altri 15 mila laici, hanno assistito alla celebrazione, iniziata questa mattina alle 9 in una tensostruttura bianca accanto al seminario della FSSPX. L’evento è stato trasmesso in streaming in sei lingue sul sito ufficiale, dove nei giorni scorsi è stato avviato un count-down fino alla cerimonia, preparata anche con gadget e altri eventi.
I quattro vescovi oggi ordinati sono: Pascal Schreiber, svizzero, 53 anni, ordinato sacerdote a Ecône nel ‘98; Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto in Kansas (Usa); Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e Marc Happier, 36 anni, entrambi francesi. Hanno imposto loro le mani, con un atto che prevede la scomunica latae sententiae, monsignor Alfonso de Galarreta, primo consacrante, e monsignor Bernard Fellay, co-consacrante, ovvero i vescovi ancora vivi dei quattro che furono ordinati il 30 giugno 1988 da Lefebvre
Il discorso del superiore Pagliarani
All’inizio della liturgia, il superiore della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani ha letto un breve discorso in cui ha affermato: “Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa”. Il superiore della Fraternità ha parlato di “circostanza del tutto eccezionale” dal momento che “dal Concilio Vaticano II fino ad oggi le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la sacra tradizione”. È un “gravissimo dovere”, secondo Pagliarani, quello “di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti”. “Riteniamo che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore”, ha aggiunto.
Per i lefebvriani, ha commentato infine il loro capo, oggi è dunque “una giornata storica” e “una festa”. Per la Chiesa universale, invece, è un giorno in cui si rinnova una ferita. Quella della divisione.
«Cari figli, sono venuta a voi con le mani aperte per prendervi tutti nel mio abbraccio sotto il mio manto. Ma non posso fare questo finché il vostro cuore è pieno di luci false e di idoli falsi. Pulitelo e date ai miei angeli la possibilità di cantare nel vostro cuore. E in quel momento vi prenderò sotto il mio mantello e vi darò mio Figlio, vera pace e vera felicità. Non aspettate, figli miei» (Messaggio del 2 agosto 2005).
Non c’è dubbio che c’è una continuità con i Messaggi del 25 del mese, ma c’è anche una grande diversità. Sono quasi Messaggi speciali, un altro genere letterario, ma ugualmente profondi e con orizzonti che vanno soprattutto verso il mondo non credente. La Madonna dice “Sono venuta a mani aperte per prendervi tutti nel mio abbraccio, sotto il mio manto”; la Madonna viene come Madre, viene a mani aperte, viene per abbracciare tutti. La Madonna viene per abbracciare quelli che credono, ma anche quelli che non credono, perché possano credere e possano salvarsi. Quando Lei dice: “Cari figli” la Madonna include tutti gli uomini, nessuno escluso. Siamo tutti i suoi cari figli perché Gesù ci ha affidati a Lei ed è nostro compito portare tutte le anime nelle braccia di Maria. Lei viene a mani aperte, cioè viene per tutti, viene anche per quelli che sono lontani, che sono nel peccato, che sono nell’ impenitenza, che sono nel fango. La Madonna viene per abbracciarci, ci abbraccia e ci mette al sicuro sotto il suo manto. Questo è il motivo delle sue apparizioni, è per questo motivo che la Madonna viene in questo mondo, scende dal Cielo sulla Terra per abbracciarci tutti e metterci tutti al sicuro. Sotto il suo manto non striscia il serpente. Il serpente rimane sotto i suoi piedi, non sotto il suo manto.
La Madonna non può abbracciarci e non può metterci sotto il suo manto perché molti cuori sono pieni di false luci e di idoli falsi. Per entrare nell’abbraccio di Maria ed essere messi al riparo sotto il suo manto dobbiamo purificarci dai peccati gravi, dalle ideologie, dalle idee sbagliate, dalle intenzioni sbagliate, dobbiamo fare una radicale purificazione del cuore.
Anche nel Messaggio del 18 marzo 2026 la Regina della pace ci ha messo in guardia dalle luci false, che sono le ideologie, le false religioni e tutto ciò che il mondo produce ma che è sotto il segno della menzogna o comunque sotto il segno della debolezza e dell’insufficienza umana. Però sono ideologie, come ha detto la Madonna, che ci distruggono e distruggono la vostra vita. Quindi la falsa concezione della vita, quella che viene dall’ateismo imperante, che viene dalla eliminazione di Dio e dalla eliminazione del cristianesimo, è quella che ci viene proposta ogni giorno dai mass media e dai giornali. Io vedo con orrore proprio come ogni giorno viene presentata la tragedia dell’umanità, senza una luce di redenzione, senza una pietà, senza una prospettiva di eternità. Viene prospettato il tritacarne, il lavaggio di cervelli universale che il diavolo sta facendo. Noi siamo pieni di questo, di luci false, che poi si concretizzano in idoli falsi e cioè in questo o quel leader, in questo o quell’artista, in questo o quella persona femminile o maschile degli schermi, in questo leader filosofico. I falsi maestri sono innumerevoli.
L’umanità di oggi ha rifiutato la fede e la Croce, ha rifiutato Cristo, ha rifiutato la verità che è venuta in mezzo a noi. Anziché attingere all’unica fonte di Verità ci stiamo abbeverando nei pozzi neri delle false ideologie.
La Madonna appare ogni giorno da oltre quarant’anni, dà il Messaggio ogni giorno, ci propone il Vangelo ogni giorno, ma quanti l’hanno accolta? Quanti potevano accoglierla e non l’hanno accolta? Quanti di quelli che l’hanno accolta non hanno poi perseverato? Dobbiamo a questo punto fare una riflessione su noi stessi. Che idea abbiamo? Invece della Verità che è Cristo, abbiamo le ideologie umane. Se vogliamo essere al sicuro sotto il manto di Maria dobbiamo pulire il nostro cuore da luci false e idoli falsi. La Madonna poi dice di pulire i nostri cuori e dare ai suoi angeli la possibilità di cantare nei nostri cuori. Se puliamo il nostro cuore, le nostre corde vocali sono ripulite, se ci raccogliamo nel silenzio, sentiamo la musica del Paradiso vibrare nel nostro cuore, la sentiamo per davvero.
Dopo che questo è avvenuto, la Madonna ci prende sotto il suo manto dove siamo al sicuro. Sotto il manto di Maria siamo al sicuro. Prima dobbiamo ripulirci, poi avremo il suo abbraccio. Quando la Regina della pace ci porta sotto il suo manto non ci trattiene lì per sé, ci dà Gesù, il suo amore, la sua verità, la sua luce e lì avremo la vera pace. La pace del cuore è il bene più prezioso che c’è al mondo, ma non è in vendita. Lo si conquista con la fede, con l’umiltà e la pulizia del cuore che fa versare sudore di sangue.
La Madonna dice di non aspettare, di non rimandare la conversione. Dobbiamo cacciare il diavolo dal nostro cuore e con lui tutti i peccati che ci ha fatto commettere; dobbiamo far entrare la verità di Dio, la pace di Dio, la luce di Dio e saremo felici. Questo Messaggio della Madonna è bellissimo. A prescindere dal fatto che l’ha detto la Madonna, è l’insegnamento cristiano, è il Vangelo.
C’è una virtù di cui si parla poco, ma che è fondamentale nella vita, direi anche nel lavoro umano. Nella costruzione della vita ci vogliono due virtù fra loro concomitanti, una completa l’altra: la virtù della pazienza, cioè del saper sopportare e resistere, la virtù della perseveranza e di non cedere mai. La perseveranza è una virtù di cui parla molto la Sacra Scrittura, in particolare il Nuovo Testamento dove si dice che soltanto chi persevererà fino alla fine sarà salvo. La perseveranza è quindi una virtù necessaria per la nostra salvezza. Dobbiamo esercitarci in questa virtù così necessaria nel cammino di santità. Quando si prende il proposito di perseverare lo si vuole fare fino alla fine, magari si inizia con una Confessione, con il pentimento profondo e con il proposito di non peccare più. Ci accorgiamo poi che in poco tempo la forza di quel proposito si indebolisce e svanisce. Allora la virtù della perseveranza è quella virtù che va ribadita, va praticata ogni giorno, più volte al giorno, ogni momento. Focalizzandola nell’istante presente la si riesce a dominare facilmente. Bisogna fare un proposito dopo l’altro, perseverare nel realizzarlo e poi fare quello successivo.
La virtù della perseveranza è quella virtù con la quale si riattualizzi il proposito di giorno in giorno ed è fondamentale nel cammino della santità che dura tutta la vita, fino alla fine. Il mondo, la debolezza della nostra carne e il demonio non ci lasciano in pace, ci puntano, per così dire, giorno per giorno fino all’ultimo istante della vita. Possiamo ben dire che nell’ultimo istante della vita abbiamo l’angelo custode che ci vuole portare alla porta del Paradiso e magari c’è il diavolo che ci vuole far dubitare della vita eterna e così rischiamo di morire nell’oscurità. Perciò, teniamo conto del tragitto che dobbiamo fare perché la vita è lunga; anche quando è breve, la vita comunque è sempre lunga. Cari amici, a meno quello dell’uomo è fra le più lunghe che esistono qui sulla Terra. La via di Dio, la via della pratica della virtù, la via del combattimento del vizio è aspra, è in salita. Il cammino di santità è aspro ed è stretto si rischia di perdersi e poi è in salita. Questa è la via della santità lungo la quale abbiamo il mondo da una parte che ci seduce con le sue vanità e ci attira con le sue proposte di peccato e il demonio che cerca di smontarci, di indebolirci e anche lui cerca di sedurci.
Lungo questa via la virtù della perseveranza è fondamentale, che poi è la via della salvezza dell’anima, non dimentichiamolo. Molte volte Gesù nel Vangelo dà da intendere che solo chi persevererà fino alla fine sarà salvo. Per la lotta contro i vizi e per la crescita delle virtù ci vuole allenamento, ci vuole perseveranza. La Madonna ha dato anche dei compiti come quello di recitare tutti i Rosari ogni giorno e quando la gente di Medjugorje si lamentava per questo grosso impegno la Madonna ha risposto di guardarsi intorno e considerare quanto abbonda il peccato nel mondo
La nozione di combattimento spirituale è fondamentale nella vita cristiana e nella vita di tutti i giorni. La quotidianità è una grande battaglia fra le potenze del male che allontanano da Dio e fra la forza del bene, la forza dello Spirito Santo, dell’amore di Dio che avvicina a Dio. Noi siamo in un tempo in cui, come la Madonna ha detto: «State attenti che Satana non prevalga». Dobbiamo fare attenzione che satana non la spunti, non riesca a scoraggiarci, non riesca a farci gettare la spugna. Nulla è impossibile a Dio, ha detto Gesù. Teniamo sempre presente le parole di Gesù quando ha detto che se uno mette mano all’aratro e poi si volta indietro, non è adatto al Regno di Dio. Ricordiamo questo ammonimento durante la giornata, quando siamo sopraffatti dalla stanchezza, ci prende la noia, ci assale il tedio di vivere.
Come ha detto la Regina della pace, quella di satana è una falsa forza e quindi chi persevera la spunta, chi persevera la vince. Questo è vero nella vita normale, ma è anche vero nella vita spirituale. Molte volte persone che hanno grandi qualità non le realizzano perché non sono perseveranti. Persone che hanno meno qualità arrivano a grandi traguardi perché sono perseveranti. Bisogna riattualizzare i propositi di bene, di impegno, di cammino spirituale, di cammino di santità, di servizio di Dio. Questi propositi che rischiano di svanire nel tempo, vanno riattualizzati ogni giorno, concretizzati nella giornata. Ogni giornata sia permeata di questi santi propositi, ogni giornata sia in tensione spirituale. Certo, nel mondo di oggi è difficile ed è per quello che c’è quell’esodo dal mondo delle anime che vogliono cercare Dio, che si ritirano negli eremi, nella vita anacoretica in tanti modi, magari oggi più in comunità che da soli. Lo si fa perché si ritiene che da soli non si riesce. Però noi siamo nel mondo, siamo impegnati. La preghiera è la forza dello Spirito Santo che invade la tua anima, la fortifica, la illumina e soprattutto la deterge da tutti quegli incrostamenti, arrabbiature e scoraggiamenti che arrivano inevitabilmente nel corso della giornata. Noi che siamo nel mondo ma vogliamo essere testimoni di Dio dobbiamo, come diceva Caterina da Siena, costruire nel nostro cuore la nostra cella nella quale rientrare più volte al giorno per poter pregare. Tutto questo oggi è più che mai necessario perché viviamo in un mondo che è veramente logorante, ma dobbiamo puntare in alto. Dobbiamo costruire nel tempo la cattedrale della nostra vita una pietra per volta, giorno dopo giorno. Che non ci sia neanche un giorno in cui manchi la pietra con la quale vogliamo costruire l’umile grandezza della nostra vita davanti a Dio.
