BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

I Messaggi della Madonna a Mirjana – di P. Livio – Puntata 4 – “Mettete mio Figlio al primo posto” – Messaggio del 2 settembre 2005

«Cari figli, come Madre vengo a voi e vi mostro quanto vi ama Dio, vostro Padre. Voi, figli miei, dove siete? Cosa è al primo posto nel vostro cuore? Cosa vi ostacola nel mettere mio Figlio al primo posto? Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi. Che la pace di Dio vi penetri. La pace che dà mio Figlio, soltanto Lui» (Messaggio del 2 settembre 2005).

L’espressione più forte di questo Messaggio è questa: mettete mio Figlio al primo posto. È chiaro che tutti i Messaggi della Regina della pace sono cristologici, cioè sono tutti orientati ad alimentare la nostra fede in Gesù Cristo. Nei Messaggi a Mirjana la Madonna molte volte arriva anche ad esprimersi con una terminologia trinitaria proprio per indicare la divinità di Gesù Cristo; inoltre, sottolinea quella che è la crisi di fede del nostro tempo, che è quella di rinnegare che Cristo è il Figlio di Dio. È tipico del nostro tempo il dissolvimento dalla fede in Gesù Cristo ed è sintomatico che per esempio Papa Benedetto XVI quando è stato eletto ha dedicato i primi tre anni del suo Pontificato a scrivere il libro Gesù di Nazareth, che è certamente una delle opere più moderne e più colte, anche più carismatiche in un certo senso, di carattere spirituale. Non è solo teologia, direi che questi tre volumi edifica proprio la vita interiore perché Benedetto XVI ha capito che la vera crisi della fede del nostro tempo riguardava proprio la divinità di Gesù Cristo. Fa riflettere anche il fatto che i primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV sia stato a Nicea, con rappresentanti di altre confessioni di fede proprio per fare la Professione di fede comune a tutti cattolici della divinità di Gesù Cristo, cioè che Gesù Cristo è il Figlio di Dio fatto uomo. Qui sta la diversità del Cristianesimo rispetto a tutte le altre religioni: Gesù Cristo è il Figlio di Dio.

Oggi però questa affermazione si va sgretolando perché l’uomo moderno vuol mettere se stesso al posto di Dio. In questo contesto di apostasia di massa, in cui l’umanità celebra se stessa e rinnega quindi la salvezza per mezzo di Gesù Cristo, si collocano i Messaggi a Mirjana, in modo tutto particolare per come viene affermata la divinità di Gesù Cristo.

In questo Messaggio la Madonna ancora una volta si presenta a noi come Madre. La maternità di Maria è universale, non riguarda solamente i cattolici, ma tutti gli uomini; tutti siamo figli di Dio, in atto o in potenza. Comunque, la Chiesa dice che per vie note a Dio, cioè per vie note allo Spirito Santo, la salvezza può arrivare attraverso le vie del cuore a ogni uomo. Mai dimenticare questo aspetto universale della salvezza. La Chiesa mai ha detto che chi appartiene ad altre religioni va all’inferno, mai. La Chiesa dice che la salvezza di Cristo è universale, è offerta a tutti gli uomini per vie note che sono quelle della predicazione e per vie non note, che sono quelle solo Dio conosce. Dio parla al cuore, ma la proposta della salvezza viene fatta a tutti gli uomini e da questa risposta dipende il loro destino; per cui è possibile trovare dei cattolici all’inferno e qualche d’uno di altre religioni in Paradiso proprio perché sono persone che hanno pregato per quanto hanno potuto, hanno seguito la coscienza per quanto hanno potuto.

Anche nel Vangelo alla fine c’è il centurione che crede guardando il Crocifisso dice: “Veramente costui era il Figlio di Dio”, per non parlare della figura del buon ladrone. La salvezza è un mistero veramente straordinario però il giudizio più severo verrà fatto nei confronti di chi, avendo avuto la fede, poi l’ha rinnegata.

In questo Messaggio la Madonna dice che con la sua presenza in mezzo a noi dimostra il suo amore, ma ci chiede noi dove siamo e come abbiamo risposto alla sua chiamata. Dopo oltre quarant’anni possiamo dire che la Madonna è qui, che ci ha mostrato attraverso la sua presenza, i suoi Messaggi quanto il Padre Celeste ci ama. Ma noi che risposta abbiamo dato? È un esame di coscienza a cui la Madonna ci chiama, difatti successivamente dice: “Cosa è al primo posto nel vostro cuore?” Ecco, a questo punto dovremmo fare un esame di coscienza: nel mio cuore cosa c’è? Quali sono gli amori del mio cuore? Nel mio cuore c’è Gesù, il suo amore, la sua luce, la sua pace, la sua gioia? Lo cerco? Parlo con Lui, ascolto la sua voce, mi lascio prendere per mano, mi metto sotto la sua protezione, do testimonianza alla sua presenza, metto in pratica i suoi Comandamenti? Nel mio cuore c’è Maria, mia Madre che è qui da così tanto tempo per illuminarmi con i suoi Messaggi, per prendermi per mano, per guidarmi? Nel mio cuore c’è il Cielo?

La Madonna ci chiede che cosa è al primo posto nel nostro cuore. Accettiamo questo interrogativo senza nasconderci, senza giustificazioni. Pensiamo a quanto ci ama Dio ed esaminiamoci alla luce del suo amore. Quanto è piccolo il nostro amore, quanto è calcolatore, quanto è oscillante, quanto è in balìa dei falsi amori che prevalgono. Cosa c’è al primo posto nel nostro cuore? È una domanda che ci fa la Madonna. Cosa ci ostacola nel mettere Suo Figlio al primo posto? I falsi amori, i falsi attaccamenti, il nostro io con tutte le sue ramificazioni, tutte le sue avidità, tutti i suoi desideri impuri, tutta la sua voglia di prevalere, di imporsi. Il nostro io impedisce a Gesù di mettersi al primo posto. Per cui, se vogliamo che Gesù cresca in noi, deve diminuire il nostro io e cioè le fami della carne che vuole l’onore, che vuole la gloria, che vuole mangiare il mondo, nutrirsi di mondo.

Ecco, tutto questo fa sì che la nostra fame di assoluto pian piano diminuisca e poi si spenga. Cosa ci ostacola nel mettere Gesù al primo posto? Magari c’è qualche peccato grave che abbiamo compiuto e del quale siamo prigionieri; qualche situazione di odio, qualche situazione di impurità, qualche situazione di egoismo, di empietà, perché poi quando si sceglie la via del peccato si diventa anche bestemmiatori. Ebbene, il primo passo da fare è quello di rivolgersi a Dio perché la sua Misericordia scenda su di noi. Quando siamo dominati dal male, la prima cosa da fare è dire: “Signore, liberami dal male. Ho questa malattia grave che è il mio egoismo, sei tu il mio medico, guariscimi”. Bisogna morire a se stessi perché Cristo cresca in noi. Qui molto semplicemente c’è l’ascetica cristiana nella sua bellezza, nella sua grandezza.

La Madonna poi dice: “Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi”. La sua benedizione, il suo amore, sono la medicina che ci guarisce. Per questo, però, ci vuole l’umiltà della preghiera, metterci davanti a Dio, aprire il cuore nell’umiltà e chiedere a Dio di guarirci. Il medico di questa mondanità che ci deturpa è il Signore, chiediamo che la sua benedizione scenda su di noi. Accostiamoci al Sacramento della Penitenza, preghiamo davanti alla Croce, perché Dio sani le nostre piaghe, in modo tale che scendendo la grazia di Dio nei nostri cuori e prendendo il sopravvento, noi gustiamo la sua pace, che non resti come qualcosa che è all’esterno, ma che ci compenetri in modo tale che noi siamo uomini pacifici. Siamo dalle colombe, non dei serpenti.

“La pace che dà Mio Figlio soltanto lui”, qui viene in pratica proposto il combattimento spirituale nella sua totalità. Sgombriamo il nostro io prepotente con tutte le sue ramificazioni, facciamo crescere Cristo dentro di noi affinché prenda possesso su di noi e insieme a lui la sua pace, la sua gioia il suo amore. Diventiamo così persone benedette che benedicono il mondo. Siamo persone salvate che salvano il mondo. Siamo persona luminose che illuminano il mondo. È così che avviene la nostra salvezza e quella degli altri.

Questa è la battaglia spirituale che dobbiamo fare ogni giorno perché Dio cresca in noi, la sua pace cresca in noi. Il tesoro più grande è l’amore di Dio che è a disposizione di tutti, in qualsiasi momento della nostra giornata. Andiamo di più in chiesa, mettiamoci davanti al Santissimo Sacramento e usciremo con la pace nel cuore.

VENEZUELA RADIO MARIA 🔴: APERTA CLESSIDRA MISSIONARIA D’EMERGENZA PER RADIO MARIA VENEZUELA

🙏🙏🙏GRAZIE AI NOSTRI ASCOLTATORI CHE HANNO SOSTENUTO E SOSTENGONO LA RACCOLTA AIUTI D’EMERGENZA PER
RADIO MARIA VENEZUELA DOPO IL TERREMOTO.
CHE IL SIGNORE E LA BEATA VERGINE MARIA CI BENEDICANO🙏🙏🙏

”Non possiamo raggiungere via radio lo Stato di La Guaira, che è stato il più colpito dalla distruzione e dalle perdite umane, e dove oggi è più necessaria la nostra parola di fede e speranza…

“Abbiamo necessità di essere accompagnati nel far funzionare tutte le attività quotidiane perché con l’emergenza nazionale non siamo più in grado di farci aiutare dalla nostra gente che ha perso tutto.

Dobbiamo tornare adesso più che mai, a comunicare la speranza cristiana.
Dobbiamo darci da fare e ripristinare tutto il più presto possibile Grazie per quanto potrete fare per noi.
Preghiamo insieme, pregate per noi
Che il Signore con la sua e nostra santissima Madre ci benedicano.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

DAL #VENEZUELA IL RINGRAZIAMENTO DI MONS.TULLIO RAMIREZ PADILLIA DIRETTORE DI RADIO MARIA VENEZUELA PER I VOSTRI AIUTI CHE ALIMENTANO LA CLESSIDRA MISSIONARIA PER RADIO MARIA VENEZUELA!! GRAZIE E CORAGGIO: FACCIAMO TUTTI UNO SFORZO PER FARE FRONTE ALLE EMEGENZE. ORA SIAMO A 108.311 EURO MA I BISGONI SONO IMMENSI….

GRAZIE🙏🙏🙏

🙏Qui a La Guaira un mese dopo: due giovanissime donne estratte vive dalle macerie questo mercoledì 22 Luglio 2026
🙏🙏🙏Il Venezuela continua a pregare sperare e cercare… #Venezuela

Radio Maria Venezuela
Se desideri aiutarci ecco i canali ufficiali :

Bonifico bancario: IBAN IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574 (Intesa Sanpaolo – intestato a Radio Maria ETS).

Bollettino postale: Conto Corrente Postale
N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

🙏🙏🙏VENEZUELA in questi giorni,dopo i terremoti,molti sacerdoti portano l’Eucaristia lungo le strade e alle famiglie colpite🙏🙏

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

🟢P. LIVIO🟢 SIATE LE MIE MANI DI PACE – Catechesi di P. Livio – Puntata 9 ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789

Professione di fede e primato di Pietro

Gesù Cristo è il fondatore della Chiesa. Gesù ha fondato la Chiesa su una pietra, l’apostolo Pietro, e i suoi successori. Questa è la Chiesa di Gesù Cristo. In un passaggio del Vangelo c’è scritto che Gesù ha trasmesso i suoi poteri a Pietro e a tutto il collegio apostolico; quello che ha detto a Pietro è qualcosa di speciale e di molto personale, è una promessa. Dopo la sua Passione e la sua Resurrezione Gesù chiede a Pietro per tre volte “mi ami tu?” e poi dice “pasci i miei agnelli”; insomma, Gesù dà solamente a Pietro questo potere di pascere nella sua pienezza e nella sua unicità. Pietro era un uomo dal temperamento piuttosto impetuoso come quando afferra la spada per difendere Gesù, ma nel medesimo tempo lo vediamo tremare davanti a una donna che lo accusa di essere discepolo di Gesù.  

Questo brano di Vangelo di Matteo (16,13-16) è una dichiarazione dei poteri che Gesù ha conferito a Pietro. L’unica Chiesa è quella fondata da Gesù su Pietro.

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Alla domanda di Gesù “Voi chi dite che io sia?” Pietro risponde non solo riconoscendo in Lui il Messia, quello vero, divino, non umano e mondano come i tanti falsi messia che in ogni tempo si sono autoproclamati sulla scena del mondo. L’unico vero Messia è Gesù Cristo, Figlio di Dio. In questo brano Pietro ha fatto una professione di fede altissima; è una rivelazione dello Spirito Santo di carattere sublime perché Pietro, dal punto di vista umano, non aveva la capacità di raggiungere tali altezze. Eppure, lo fa: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”; in questa espressione è racchiuso il Cristianesimo. Gesù è un uomo con una sua umanità, con una sua anima, con una sua libera volontà, con una sua intelligenza, ma il suo Io è divino. Pietro fa questa professione di fede quasi irraggiungibile che troviamo spesso nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù identifica il suo Io con quello di Jahvè, come quando nel Getsemani si rivolge ai soldati chiedendo chi stessero cercando, quando loro rispondono “Gesù il Nazareno” Gesù autorevolmente risponde “Io sono”, usando il nome di Jahvè. Durante la sua predicazione Gesù ha esplicitato più volte questa identificazione; ad esempio, quando la gente voleva lapidarlo Gesù chiede il motivo gli rispondono che lo vogliono uccidere perché, essendo un uomo, si identificava con Dio. Questo dimostra che perfino i suoi nemici avevano capito la predicazione di Gesù. Gesù è consustanziale al Padre, è la seconda Persona della Santissima Trinità.

Per questa professione di fede Pietro è stato scelto da Gesù come capo della Chiesa, come pietra su cui è fondata la Chiesa perché l’essenza della fede cattolica è il riconoscimento di Gesù come Figlio di Dio, non come un profeta, un grande uomo. Cristo è il Verbo di Dio che si è fatto carne. Quella di Pietro è la più grande professione di fede che troviamo nel Vangelo. Anche il Battista fa una bellissima professione di fede quando riconosce in Gesù il Figlio Dio; Elisabetta quando vede arrivare sua cugina Maria le dice: “a cosa debbo che la Madre del Mio Signore venga a me?”.  Lo Spirito Santo ispira queste rivelazioni.

Nell’episodio del Vangelo sopracitato siamo nel contesto in cui Gesù è con gli Apostoli e deve scegliere il capo della Chiesa; ponendo la domanda “voi chi dite che io sia?” ottiene la risposta da colui che il Padre ha scelto, Pietro. Dopo questa risposta Gesù conferisce a Pietro i suoi stessi poteri: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Non c’è nessuna Chiesa al di fuori di quella edificata su Pietro e sui suoi successori. Nelle parole di Gesù il primato di Pietro è chiarissimo, la promessa che Gesù fa si realizza perfettamente, è una profezia che si compie: “e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa”. Satana ha sempre fatto di tutto per distruggere la Chiesa e non ci è mai riuscito.

Benedetto XVI disse che una parte del Segreto di Fatima si è realizzata ma una parte si deve ancora realizzare. In duemila anni satana le ha tentate tutte per distruggere la Chiesa, non ci è mai riuscito. Gesù lo ha detto chiaramente che le porte dell’inferno non prevarranno. La Regina della pace ha ripreso questa espressione in alcuni Messaggi quando dice che il male cerca di prevalere, di imporsi, di spingerci a eliminare la Chiesa e la fede. Satana vuole regnare e mettersi al posto di Cristo.

Gesù conferisce a Pietro un potere assoluto, quasi divino, che fa tremare: “a te darò le chiavi del Regno dei Cieli”. Il Regno dei Cieli è la Chiesa qui sulla Terra e quella dell’eternità. Il potere che Gesù dà a Pietro è ben lontano da quello degli imperatori mondani, è un potere da vivere seguendo Cristo fino alla morte in croce perché è dalla croce che Cristo regna. Le chiavi servono a Pietro per far entrare o far restare fuori dal Regno dei Cieli chi decide lui. Gesù dà a Pietro la possibilità di sciogliere e di legare che è propria di Cristo.

Gesù ha dato a Pietro e ai suoi successori un potere grandissimo, ovviamente gli assicura la sua assistenza particolare, il dono dello Spirito Santo. Pietro nel tempo e nella Storia esercita questo potere nell’umiltà, nella carità, nella compassione, nell’amore. La figura di Pietro nella Storia ha avuto momenti meravigliosi, straordinari; i Papi dei primi quattro secoli sono quasi tutti martiri, i Papi dell’ultimo secolo sono esempi straordinari di santità. Satana ha sempre provato a distruggere la Chiesa senza mai riuscirci. Le porte dell’inferno non prevarranno! La vera Chiesa è quella costruita su Pietro, non ce ne sono altre.

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

Le consacrazioni di Écône del 1° luglio: chronos e kairos di un evento

Chiesa cattolica | CR 1957

 1 Luglio 2026 ore 14:26

di Roberto de Mattei

Habetis mandatum apostolicum?” (Avete il mandato apostolico?). Con questa formula tradizionale, in cui si accerta che i candidati abbiano l’approvazione pontificia, è iniziato  il 1° luglio a Écône, il rito dell’ordinazione episcopale. Un sacerdote, ha risposto leggendo un breve testo, privo di valore canonico, redatto da don Davide Pagliarani, superiore della Fraternità San Pio X: “Le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la Santa Tradizione e il Magistero costante della Chiesa”, perciò “riteniamo che sia necessario procedere alla consacrazione di vescovi pienamente fedeli alla Tradizione” e di avere “il gravissimo dovere di trasmettere la grazia dell’episcopato a questi sacerdoti”.

Inginocchiati davanti al consacrante principale, mons. Alfonso de Galarreta, i quattro nuovi vescovi hanno quindi espresso uno ad uno il loro giuramento, che secondo il Pontificale Romano inizia con queste parole: “Io…. da ora e per sempre sarò fedele e obbediente al Beato Apostolo Pietro, alla Santa Chiesa Romana, al Santo Padre Leone XIV e ai suoi successori legittimamente designati…”.

La storia si ripete, in circostanze diverse. Il 30 giugno 1988, a Écône, in Svizzera, mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza il mandato pontificio. Trentotto anni dopo, il 1° luglio 2026, due dei quattro vescovi allora consacrati, mons. Bernard Fellay e mons. Alfonso de Galarreta, hanno a loro volta conferito l’episcopato a quattro sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Pascal Schreiber (Svizzera), Michael Goldade (Stati Uniti), Michel Poinsinet de Sivry (Francia), Marc Hanappier (Francia), ancora una volta contro la volontà del Romano Pontefice.

Alla vigilia delle consacrazioni odierne, il 29 giugno, Papa Leone XIV ha rivolto un accorato appello al Superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, chiedendogli di soprassedere alle consacrazioni. «Considerate attentamente il bene spirituale dei fedeli – ha scritto il Pontefice – perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e, in taluni casi, persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione». Nella parte conclusiva della lettera, il Papa afferma la disponibilità della Santa Sede a «un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo»;«Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio».

Poche ore dopo don Davide Pagliarani ha risposto a Papa Leone XIV con un messaggio dal tono rispettoso e altrettanto accorato, in cui ribadisce che la Fraternità San Pio X non intende separarsi dalla Chiesa, ma servirla in una situazione che giudica eccezionale. Il superiore della Fraternità non considera le consacrazioni come un gesto scismatico, sostenendo che esse mirano, al contrario, a «ricucire la tunica di Cristo» lacerata dalla crisi della Chiesa. Don Pagliarani invita quindi il Papa a prendersi il tempo necessario per un discernimento, ricordando che la Fraternità fu già accusata di scisma nel 1988, senza che ciò impedisse il successivo dialogo con la Santa Sede. La lettera si conclude con un appello al «cuore paterno di pastore universale» di Leone XIV, nella convinzione che «un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno».

Il Papa non poteva sottrarsi al dovere di richiamare i consacranti alla gravità del loro gesto. Ma era altrettanto prevedibile che la Fraternità San Pio X confermasse una decisione coerente con la scelta del suo Fondatore. Le consacrazioni del 2026 affondano infatti le loro radici negli avvenimenti del 1988 e possono essere comprese soltanto ricostruendo la vicenda che le ha precedute.

I Greci distinguevano fra chronos kairos. Il chronos è il tempo quantitativo, la successione misurabile degli avvenimenti. Il kairos indica invece il tempo qualitativo: il momento decisivo, nel quale una scelta modifica il corso degli eventi. I Padri della Chiesa e i teologi medievali ripresero questa distinzione attribuendole un significato soprannaturale. Il chronos è il tempo nel quale l’uomo vive e opera; il kairos è il momento nel quale Dio interpella l’uomo, e lo pone di fronte a una scelta che, secondo la sua corrispondenza o il suo rifiuto della grazia, è destinata a orientarne il futuro.

Per mons. Marcel Lefebvre il proprio kairos giunse nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1988, in cui egli maturò la decisione che avrebbe segnato definitivamente la sua vita e la storia della Fraternità San Pio X: ritirare la firma apposta poche ore prima al protocollo d’intesa con la Santa Sede e procedere comunque alle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. 

Per comprendere quella decisione, che rappresentò uno spartiacque storico, occorre tornare ai mesi precedenti. Nel novembre 1987, Giovanni Paolo II aveva inviato a Écône il cardinale Édouard Gagnon come Visitatore apostolico. La visita si concluse con una relazione di circa trenta cartelle consegnata al Papa nel gennaio 1988, nella quale il porporato canadese formulava un giudizio sostanzialmente positivo sulla situazione della Fraternità e suggeriva una soluzione canonica capace di favorirne la piena riconciliazione con Roma.

Nel frattempo, tuttavia, mons. Lefebvre aveva annunciato pubblicamente la propria intenzione di consacrare almeno tre vescovi entro il 30 giugno 1988, anche in assenza dell’autorizzazione pontificia. Giovanni Paolo II non rinunciò alla via del dialogo. Furono organizzati incontri tra rappresentanti della Santa Sede e della Fraternità il 12 e il 15 aprile 1988, ai quali parteciparono teologi e canonisti delle due parti. L’esito favorevole di queste conversazioni rese possibile un nuovo incontro, il 5 maggio, tra il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e mons. Lefebvre.

L’incontro si concluse con la firma di un protocollo d’intesa destinato a rimanere uno dei documenti più importanti della recente storia ecclesiastica. Nella prima parte, di carattere dottrinale, mons. Lefebvre, a nome proprio e della Fraternità, dichiarava di professare la fedeltà alla Chiesa cattolica e al Romano Pontefice; accettava la dottrina contenuta nel n. 25 della costituzione Lumen gentium circa il Magistero ecclesiastico e l’assenso ad esso dovuto; si impegnava a mantenere un atteggiamento di studio e di dialogo con la Santa Sede, evitando polemiche sui punti controversi del Concilio Vaticano II e delle riforme successive; riconosceva la validità della Messa e dei sacramenti celebrati secondo i libri liturgici promulgati da Paolo VI e da Giovanni Paolo II; prometteva infine di rispettare la disciplina generale della Chiesa, salva la speciale disciplina canonica che sarebbe stata riconosciuta alla Fraternità.

In cambio, la Santa Sede offriva una soluzione canonica di ampia portata. La Fraternità sarebbe stata eretta in Società di vita apostolica di diritto pontificio, dotata di una significativa autonomia rispetto ai vescovi diocesani per quanto riguardava il culto, la formazione e l’apostolato. Le sarebbe stato riconosciuto il diritto di continuare a utilizzare i libri liturgici del 1962. Sarebbe stata costituita una commissione mista, composta da rappresentanti della Santa Sede e della Fraternità, incaricata di risolvere le eventuali controversie. Era inoltre prevista la revoca della suspensio a divinis inflitta a mons. Lefebvre, la sanazione degli atti eventualmente compiuti senza le necessarie facoltà e il riconoscimento giuridico delle case e delle opere della Fraternità. Soprattutto, il protocollo riconosceva l’opportunità di conferire l’episcopato a un membro della Fraternità, scelto da una terna proposta da mons. Lefebvre. La questione del vescovo, che costituiva la preoccupazione principale del fondatore, sembrava dunque aver trovato una soluzione. Il testo integrale dell’accordo fu pubblicato nei giorni successivi dal Bollettino della Santa Sede, dal quotidiano “Présent” e dalla stessa Fraternità San Pio X.

  Meno di ventiquattro ore dopo la firma, tutto cambiò. Il 6 maggio mons. Lefebvre indirizzò al cardinale Ratzinger una lettera nella quale dichiarava di non ritenere sufficienti le garanzie ricevute. Chiedeva che la consacrazione del futuro vescovo fosse fissata entro il 30 giugno, aggiungendo che, in mancanza di una risposta positiva, si sarebbe considerato moralmente obbligato a procedere egli stesso alle consacrazioni episcopali.

Che cosa accadde in quella notte insonne tra il giovedì 5 e il venerdì 6 maggio, che mons. Lefebvre trascorse nel priorato della Fraternità di Albano in via Trilussa, assieme ad alcuni tra i più stretti collaboratori? Di certo, fu la decisione del 6 maggio 1988 a segnare il punto di non ritorno. Da quel momento il dialogo si trasformò progressivamente in una corsa contro il tempo. Il 24 maggio si svolse un ultimo incontro tra le parti, nel quale il cardinale Ratzinger, a nome di Giovanni Paolo II, prospettò la possibilità di procedere alla nomina episcopale entro il 15 agosto, subordinandola al ristabilimento di un clima di fiducia e di riconciliazione con la Santa Sede sulla base del protocollo già firmato. Mons. Lefebvre, con una lettera del 2 giugno, respinse tale proposta, insistendo sulla data del 30 giugno e sulla nomina di tre vescovi per garantire la vita e le attività della Fraternità. In un’ultima lettera del 9 giugno, Giovanni Paolo II supplicò mons. Lefebvre di riflettere sulla gravità delle conseguenze del gesto che si accingeva a compiere, invitandolo a ritornare «nell’umiltà alla piena obbedienza al Vicario di Cristo».

Il 30 giugno 1988, assistito da mons. Antônio de Castro Mayer, Mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Giovanni Paolo II reagì con il motu proprio Ecclesia Dei adflicta, del 2 luglio, qualificando l’atto come «scismatico» e dichiarando che i consacranti e i consacrati erano incorsi nella scomunica latae sententiae prevista dal diritto canonico.

Il chronos ha fatto il suo corso: sono trascorsi da allora trentotto anni. Ma il kairos del 1988, l’ora in cui la Provvidenza concentrò nelle mani di mons. Lefebvre il peso di una decisione storica, continua a proiettare la propria ombra sul presente. Il 1° luglio 2026 rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia dei rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X: non perché apra una crisi nuova, ma perché rende evidente che la crisi del 1988 non è mai stata veramente superata. Essa entra ora in una fase diversa, nella quale il problema non è più soltanto la legittimità di quattro consacrazioni episcopali, ma l’esistenza di un problema dottrinale e la permanenza nel tempo di una successione di vescovi destinata a perpetuarsi indipendentemente dall’autorità del Romano Pontefice

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789 – 02/07/2026 

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 127

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 2 Luglio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

Professione di fede e primato di Pietro

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 

14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 

15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 

16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 

18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 

19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (16)

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

+Lo scisma dei Lefevriani

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

“Mettete mio Figlio al primo posto” (2 Settembre 2005)

“Cari figli, come Madre vengo a voi e vi mostro quanto vi ama Dio, vostro Padre.

Voi, figli miei, dove siete?

Cosa è al primo posto nel vostro cuore?

Cosa vi ostacola nel mettere mio Figlio al primo posto?

Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi.

Che la pace di Dio vi penetri.

La pace che dà mio Figlio, soltanto Lui

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Siate le mie mani di pace


BLOG: blogdipadrelivio.it

4,5 milioni utenti attivi nel 2025

2,6 milioni dal 1° gennaio 2026 ad oggi


DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO

+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574

+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1

Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)

+Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:

blogdipadrelivio.it- radiomaria.it – Facebook – Telegram – Instagram – YouTube

+5×1000 per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150

🟢IN RADIOVISIONE: PADRE LIVIO – LA TENTAZIONE – Puntata 43

Pagina 68 di 1277

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy