BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

TESTIMONIANZE DEI “BEI TEMPI” DI MEDJUGORJE

Questa che ascoltate è una testimonianza di oggi di Draga, un’ amica e vicina di casa della Veggente Marija, su come sono iniziate le file dei Parrocchiani per confessarsi intorno alla Chiesa di Medjugorje, come avviene anche oggi. Allora Draga aveva 15 anni ed è stata fra le persone che hanno toccato la veste della Madonna.

La Madonna infatti, attraverso Marija, aveva invitato i presenti a toccare la sua veste, ma alla fine la veste della Madonna era rimasta piena di macchie.

Uno dei presenti, un padre di famiglia che si chiamava Marinko, comprese subito il messaggio e invitò la gente ad andare subito in Parrocchia a confessarsi. Era il 2 Agosto 1981, ricorrenza del Perdono di Assisi.

Marija mi ha detto spesso: “Perché la Madonna non ha scelto Draga come veggente, che era molto migliore di me? “

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 273 – LO SPIRITO E LA CHIESA NEGLI ULTIMI TEMPI

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DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

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26. Nel piano di Maria da Fatima a Medjugorje la Russia primeggia dall’inizio alla fine

Qualsiasi studioso di mariologia, che abbia meditato sulle parole della Madonna pronunciate a Fatima e a Medjugorje, si rende conto che la grande preoccupazione della Madre di Dio è il ruolo svolto dalla Russia a livello mondiale in tre fasi successive.

La prima inizia nel 1917 e termina con la fine della seconda guerra mondiale, con la realtà di un impero russo euroasiatico di matrice comunista, il più vasto e il  più potente che mai sia stato realizzato nella storia.

La seconda riguarda il tempo del dopo guerra, fino al crollo del comunismo nel 1991. In questa fase l’impero russo-sovietico consolida ed espande la sua presenza, acquisendo una influenza globale che penetra anche nei vari paesi dell’Occidente.

La terza fase inizia col terzo millennio e vede la vecchia  guardia comunista allearsi con la Chiesa ortodossa e dare inizio a una forma inedita di imperialismo religioso, il cui scopo è quello di riconquistare il primato perduto attraverso l’occupazione  dell’Europa,  in particolare di Roma, in quanto capitale del Cattolicesimo, da sostituire con l’Ortodossia. In questa fase l’Ucraina sarebbe solo “ il primo boccone” (Dugin).

Il progetto elaborato nelle stanze del Cremlino e adiacenze ha come scopo finale il primato politico-religioso dell’etnia russa, ritenuta il popolo depositario dell’ autentica rivelazione cristiana.

In questa prospettiva il cattolicesimo verrebbe soppiantato, la Chiesa cattolica verrebbe sostituita da quella russo-ortodossa, e lo stesso progetto divino della Chiesa fondata su Pietro e i suoi successori verrebbe distrutto.

 Poteva Maria, Madre della Chiesa, rimanere inerte dinanzi a un tale attacco, subdolo e mortale, delle Porte dell’inferno?

DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

25. La Madonna da tempo ha segnalato il dilagare dell’iniquità

La situazione del mondo, così come si può vedere anche a occhio nudo, sta precipitando sotto ogni punto di vista, con una velocità crescente, tanto da pensare che sia impossibile un sussulto che freni la corsa verso l’abisso.

I mariani  tuttavia non devono spaventarsi più del necessario, perché la Madonna da tempo ci aveva anticipato tutto, svelandoci volta per volta i piani  di satana.

Satana vuol distruggere la nostra vita e il pianeta sul quale viviamo, ci aveva già rivelato la Regina della pace nel Gennaio del 1991, l’anno in cui è caduto l’impero sovietico, negatore di Dio e persecutore della Chiesa.

Per realizzare il suo iniquo progetto di morte per i corpi e per le anime, il tentatore aveva bisogno di oscurare Dio e di portare l’umanità all’ateismo di massa, inducendola a mettere se stessa al posto di Dio. 

L’obbiettivo è stato pienamente raggiunto come ci ha ammonito la Madonna con parole da brivido: “L’uomo moderno non vuole Dio e per questo va verso la perdizione”.

Nel suo ultimo messaggio la Gospa ci ha esortati ad essere pace, amore e preghiera “per tutti coloro che non amano, non pregano e non vogliono la pace”. Chi li potrebbe contare?

La corsa verso l’abisso affretta il momento della rivelazione dei Dieci Segreti, che sono l’appuntamento dell’umanità con Dio, per mezzo di Maria sua Inviata per la nostra salvezza.

Questo appuntamento sarà drammatico per tutti coloro che non sono preparati e ognuno darà a se stesso la sentenza di morte o di vita, a seconda se crederà o non crederà.

Beati i piccoli, gli umili e i miti che troveranno protezione sotto il manto di Maria

Guai ai prepotenti, ai superbi e ai duri di cuore che verranno precipitati col diavolo nello stagno di fuoco e di zolfo per tutta l’eternità.

MEDJUGORJE CROCE BLU POCO FA

Quante volte, Maria, ci hai detto qui: “Se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia”♥♥♥

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴IL NUOVO ZAR NON SI FERMERÀ ALL’UCRAINA – Editoriale di Padre Livio

🔴L’ARTE DELLA RINUNCIA ASCETICA – Pensiero spirituale a cura di Padre Livio

LA VERA SFIDA ALLE ELITE

di Ernesto Galli della Loggia| – Corriere della Sera – 11 marzo 2025

L’America e noi: da anni, tranne rare eccezioni (come questa…) sulla scena pubblica italiana il punto di vista conservatore non gode certo dello spazio riservato agli innovatori

Per noi europei fare i conti con Trump non significa solo renderci conto della frattura che egli ha creato nella politica estera americana e nei rapporti tra noi e gli Usa. Deve significare anche capire perché Trump ha vinto, perché una maggioranza di americani si è riconosciuta nel suo programma che ai loro occhi, alla fine, non consisteva altro che in un punto: contrastare l’orientamento progressista che negli ultimi due/tre decenni ha radicalmente mutato il volto ideologico-culturale della società americana e insieme delle nostre.

È dunque questo il cuore della sfida che la presidenza americana pone all’Europa: di natura culturale prima ancora e ben più che politica. Si tratta di una sfida rivolta soprattutto alle élite europee, in modo tutto particolare di questa parte occidentale dell’Europa. Una sfida ai valori, ai modelli, ai comportamenti accreditati, ai costumi, che in tutti questi anni quelle élite hanno alimentato e che si riassumono in una sola parola: nel loro «nuovismo» progressista.

Se n’è accorto in un’intervista a Repubblica anche una figura centrale di tale élite come Giuliano Amato, il quale sembra concludere che forse è venuto il momento di fare qualche passo indietro. Quello che è avvenuto nel corso degli ultimi decenni nello spirito pubblico dei Paesi del nostro continente è stato un mutamento che le élite europee, lungi dal cercare non dico di contrastare, ma perlomeno di correggere o mitigare, hanno viceversa più o meno sempre assecondato. In tal modo esse hanno abbandonato la difesa di valori e principi che avevano pur presieduto alla loro personale formazione e un tempo anche alla loro azione.

Parliamo del nostro Paese. Da molto tempo pressoché tutte le élite italiane – quelle intellettuali in primis e insieme a loro quelle del mondo dei mass media, del cinema, dell’informazione, immediatamente seguite anche da quelle del denaro, dell’industria, dalle élite dell’amministrazione pubblica e delle più varie organizzazioni sindacali – tali élite, dicevo, hanno abbracciato ogni novità. Hanno condiviso ogni rottura del costume, ogni adozione di idee nuove, ogni abiura delle tradizioni e dei valori ricevuti.

Che si trattasse della riproduzione della vita e dei modi della morte, dei caratteri della genitorialità o della morale sessuale, del significato della famiglia, della pace e della guerra, di trasformare ogni bisogno in un diritto, che si trattasse del rapporto con l’Unione europea e con le sue prescrizioni o della presenza nella Penisola degli immigrati, dell’organizzazione degli studi nella scuola e nell’università, o di mille altre cose, immancabilmente tutta l’Italia che contava, che agiva nella società, in specie tutta quella che aveva una forte immagine pubblica e il modo di farsi ascoltare dal Paese ha abbracciato il partito dell’«ideologicamente corretto» equivalente quasi sempre in un fiducioso impegno a favore del cambiamento e — quando andava bene — in un atteggiamento di supponente superiorità, se non di aggressiva ostilità, nei confronti di chi la pensava diversamente.

Da anni, non l’Italia della politica e dei partiti — la quale da questo punto di vista non conta nulla essendo priva di idee e quindi fungendo solo come eco di quelle altrui — ma l’Italia che in questo genere di faccende davvero conta, l’Italia dei libri e dei giornali, dello spettacolo, dei talk e della pubblicità, è schierata costantemente con chi pensa che si debba essere sempre «aperti» a ciò che rompe con l’esistente, a ciò che cambia le regole e manda in soffitta il passato. È l’Italia — puntualmente imitata dalle altre élite sociali — che crede che quanto è suggerito dalla novità dei tempi, ed è «liberal» e parla inglese sia sempre migliore e più conveniente di quanto esisteva ieri o parla italiano.

Ciò che è tipico di un Paese di così scarsa cultura liberale come il nostro, questa Italia che si vuole progressista ha da sempre l’abitudine di rifiutare ogni vero dibattito, ogni discussione, negando la dignità di interlocutore a chi non la pensa come lei, definendolo il più delle volte reazionario se non fascista, e restando tutta giuliva da sola a cullarsi nelle sue certezze. Da anni, tranne rare eccezioni (come questa…) sulla scena pubblica italiana il punto di vista conservatore non gode certo dello spazio riservato agli innovatori. Per non dire dell’ostracismo che da noi ha una qualunque voce religiosa che non sia pappagallescamente allineata.

Per molta parte delle classi popolari questa egemonia del nuovismo ha significato uno strappo doloroso con la propria identità, per mille ragioni ancora molto radicata nel passato. Tanto più in quanto si è trattato di uno strappo condannato al silenzio perché impossibilitato a fare sentire le proprie ragioni per discutibili o anche cattive che fossero. Drammaticamente decisivo in tale senso si è rivelato l’abbandono che da tempo la sinistra, Pd in testa, ha fatto della cultura popolare, la lontananza che i suoi quadri, tutti ormai di estrazione borghese, hanno verso l’antropologia, la sensibilità, la vita quotidiana e se si vuole anche i pregiudizi e le sordità degli strati più sfavoriti della popolazione. Una società senza élite è una società fintamente democratica. In realtà essa è pronta a cadere nelle mani del demagogo di turno e dell’incompetenza plebea. Ma le élite hanno l’obbligo assoluto di non chiudersi in se stesse: di restare cioè aperte a nuovi accessi, curando come loro primo dovere l’istruzione, e poi di ascoltare tutte le voci della società, non mettendo a tacere quelle che non gli piacciono. Se è vero, insomma che le società democratiche hanno bisogno delle élite, è anche vero che le sole élite accettabili sono quelle che curano esse prima di essere democratiche.

Non dimenticando che altrimenti il voto prima o poi le punirà: il voto a favore di chi si presenta come il castigamatti, come il vendicatore delle ragioni delle masse escluse dalle scelte unilaterali e arroganti delle élite, il rappresentante della gente comune vittima delle loro mode, dei loro tic ideologici, delle loro finte aperture. 

Trump ha scommesso sul futuro: che dopo gli Stati Uniti l’onda della protesta dal basso sommerga anche noi. Sta innanzi tutto alle élite europee stringersi ai propri popoli per far fallire i suoi piani.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA


Mercoledì 12 marzo 2025

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 h. 9.00 –  L’ARTE DELLA RINUNCIA ASCETICA

Pensiero Spirituale (15 minuti)

h. 9.15 –  IL NUOVO ZAR NON SI FERMERA’ ALL’UCRAINA

Editoriale di P. Livio (55 minuti)

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