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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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La citazione del giorno – “Siate le mie mani di pace”– n°57

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🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 41 – DA FATIMA A MEDJUGORJE


🟢P. LIVIO🟢 PERCHE’ CREDO A MEDJUGORJE – Catechesi di P. Livio – Puntata 45

Santa Monica

autore: Girolamo Muziano anno: 1580-1590 titolo: Estasi di Ostia luogo: Museo Cerralbo

Nome: Santa Monica

Titolo: Madre di S. Agostino

Nascita: 331, Tagaste, Numidia

Morte: 27 agosto 387, Ostia

Ricorrenza: 27 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

Protettrice:
delle madri, delle donne sposate, delle vedove

Luogo reliquie: Basilica di Sant’Agostino

Fa parte di: Santi del Lazio

S. Monica, sempre grandemente venerata dalla Chiesa e posta a modello delle madri  cristiane, nacque a Tagaste, in Africa nel 331, da famiglia  cristiana, nella quale fin dall’infanzia imparò a conoscere e ad amare Iddio. Ebbe anch’essa, come tutti i fanciulli, certi difetti propri dell’età giovanile, come la golosità, che si manifestava in lei con una spiccata tendenza verso il vino, ma ammonita in tempo dai parenti e aiutata dalla grazia ben presto si corresse.

Fatta giovanetta, i suoi genitori la sposarono ad un legionario romano di nome Patrizio, galantuomo, ma pagano di religione. Non si smarrì la Santa, anzi, suo primo pensiero, unendosi al compagno della sua vita, fu di guadagnarlo a Gesù Cristo mediante una vita sottomessa, fatta di rispetto e di amore.

Per questo ella mantenne sempre una condotta irreprensibile, soffrendo pazientemente senza permettersi mai alcun rimprovero. Tanti sacrifici nascosti agli occhi degli uomini, ma manifesti a Dio, Padre di tutti gli uomini, non potevano non essere esauditi e ripagati.

Ed ecco che Monica ebbe la consolazione di vedere il marito, un anno prima della sua morte, abbracciare la fede cattolica, rinunziando ai suoi vizi e passando nella pratica delle virtù il rimanente della vita.

Intanto ella era divenuta madre di tre figli: Agostino, Novigio e una figlia, di cui ignoriamo il nome.

Le cure che la santa madre profuse per la buona educazione dei figli furono certamente grandi; pur tuttavia, Agostino, attirato più dagli amici che lo invitavano al male che dalle raccomandazioni materne, deviò, ponendo così a durissima prova la virtù della sua povera mamma. Ella infatti vedendo il figlio adescato dall’errore e dal vizio, non faceva che elevare al cielo fervorose preghiere, unite a calde lacrime, per impetrarne la conversione. Le sue abbondanti lacrime e fervorose preghiere ottennero la conversione del figlio.

Nel 375 Agostino si trasferì a Cartagine per insegnarvi eloquenza. Nel 383 si imbarcò nottetempo per Roma dove, dopo aver superato una lunga malattia, cominciò ad insegnare eloquenza e retorica. Finché ottenne un posto, tramite il prefetto di Roma Simmaco, a Milano.

A Milano, venne raggiunto dalla mamma, la quale, non considerando le fatiche del viaggio ma solo il bene del figlio, era partita, sola, alla ricerca di lui. Quivi finalmente sarebbero stati appagati i suoi desideri ed esaudite le sue suppliche. Infatti unitasi nel suo apostolato col grande arcivescovo S. Ambrogio che la incoraggiava dicendole: « Non può andar perduto un figlio di tante lacrime », riuscì con la grazia di Dio a trarre alla fede cattolica Agostino alla fine del 386, che l’anno seguente, ricevette il Battesimo per mano di Ambrogio nella Pasqua del 387 e cominciò una vita santa e feconda di apostolato.

Ringraziato Iddio per tanto favore, Monica e Agostino decisero di prendere la via del ritorno; ma la pia madre, che ormai aveva compiuta la sua missione su questa terra, ad Ostia si ammalò gravemente ed in pochi giorni, felice per la conversione del figlio ottenuta, rese la bell’anima a Dio. Era il 27 agosto dello stesso anno 387.

La tomba di Santa Monica, madre di Sant’Agostino, si trova nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, a Roma, poco distante da Piazza Navona. Le sue reliquie furono traslate da Ostia alla fine del XV secolo e collocate in una cappella apposita alla sinistra del presbiterio, in un sarcofago artistico opera di Isaia da Pisa

PRATICA. Imparino i genitori a vigilare sull’educazione cristiana dei figli e a prodigare ad essi le loro maggiori cure.

🟢LIVE P. LIVIO🟢 EDITORIALE: “LA SORPRESA DEI NUOVI CONVERTITI AL CATTOLICESIMO” – 27/08/2026

I Sacramenti – 8. Il Consiglio, la Fortezza, la Pietà, il Timore di Dio

Il Consiglio è un dono con il quale lo Spirito Santo ci dà una luce particolare per giudicare con prontezza e sicurezza ciò che conviene fare nei casi e nelle scelte difficili. Nei casi difficili, se siamo titubanti davanti a una scelta e non sappiamo quali conseguenze potrebbe avere una decisione piuttosto che un’altra, c’è bisogno di una voce interiore che ci indica la strada. Nelle situazioni di incertezza davanti a più alternative dobbiamo invocare lo Spirito Santo perché ci aiuti ad avere un giudizio sulla scelta che dobbiamo prendere. Il Consiglio un dono intellettivo, è una luce che lo Spirito Santo dà alla nostra intelligenza perché valutiamo una situazione immediata. Molte volte ci troviamo a dover prendere delle decisioni difficili da cui magari dipende il nostro futuro; in questi casi il dono del consiglio ci viene in aiuto e illumina la nostra mente. Di questo dono hanno indubbiamente bisogno coloro che hanno delle responsabilità nei confronti degli altri, nella direzione spirituale, nel governo della Chiesa o della famiglia. Il dono del Consiglio ci viene in aiuto quando le scelte da prendere sono urgenti e nel medesimo tempo difficili, e ci vuole allora una luce particolare per valutare con prontezza cosa è meglio fare. Pensiamo, ad esempio, alle situazioni di emergenza quando da una scelta dipende la salvezza della propria vita e magari anche quella di altri. Molte volte, in situazioni difficili, la luce dello Spirito Santo è fondamentale.

La Fortezza è il dono con il quale lo Spirito Santo dà alla nostra volontà impulso ed energia particolari, che ci rendono capaci di operare generosamente il bene e di patire con intrepidezza. L’esempio più bello è senz’altro quello di Maria, che ha accettato la volontà di Dio annunciata dall’angelo, pur consapevole che poteva essere condannata alla lapidazione perché era rimasta incinta fuori dal matrimonio. Il sì di Maria è stato chiaro, netto, deciso ed è un esempio insuperabile di fortezza. Ci sono altri esempi nella Sacra Scrittura come, ad esempio, la fortezza con cui Davide ha affrontato il gigante Golia. La Fortezza è quel dono con cui possiamo affrontare il diavolo che ci aggredisce con i suoi rappresentanti che perseguitano, uccidono. Grazie a questo dono molti cristiani hanno potuto affrontare il martirio; la Storia della Chiesa è costellata di figure di martiri che hanno testimoniato la Verità con coraggio, fino a morire per Cristo. Tante fanciulle morte martiri hanno dimostrato questa virtù della fortezza; Padre Massimiliano Kolbe è un altro bellissimo esempio di fortezza, la sua storia è sempre commovente e dimostra un grande amore per Cristo e per gli altri.

La Pietà è un dono con il quale lo Spirito Santo genera nel nostro cuore un affetto filiale verso Dio, una tenera devozione ai Santi e alle cose sante e ci fa compiere con premura e gioia i doveri religiosi. La Pietà è quell’atteggiamento interiore che va oltre la riverenza e il rispetto, è affetto filiale verso Dio per cui lo chiamiamo con il nome di Padre intenerendoci interiormente. Santa Teresa d’Avila aveva le lacrime agli occhi ogni volta che si rivolgeva a Dio chiamandolo col nome di Padre. La Pietà è un dono filiale che ci fa sentire la paternità di Dio e la nostra figliolanza. Attraverso questo dono filiale noi comprendiamo che la paternità di Dio, ben diversa dalla sovranità assoluta di altre religioni. Dio è Padre e ama tutte le sue creature di amore paterno e materno allo stesso.

Il Timore di Dio è il dono con il quale lo Spirito Santo inclina la nostra volontà ad un rispetto filiale verso Dio e ci spinge a non peccare per non dispiacerlo. Il timore di Dio non è paura di Dio e dei suoi castighi, ma amore e rispetto di figlio, che non pecca per non offendere e dispiacere il Padre. Gli Apostoli sono amici di Gesù e hanno condiviso con Lui tre anni di vita insieme ma gli si rivolgono sempre con rispetto chiamandolo Maestro, si rivolgono a Lui come al Figlio di Dio, come al Signore. Non dobbiamo mai perdere questo atteggiamento. Noi siamo delle creature, Dio è il Signore. Il Timore di Dio non è paura di Dio, è amore. Amare Dio ci tiene lontani dal peccato più di qualsiasi altra cosa. Questo atteggiamento di amore e di rispetto, inoltre, si riflette sul prossimo.

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🟢P. LIVIO🟢 SCRIVO A VOI GIOVANI PERCHE’ SIETE FORTI – Catechesi di P. Livio – Puntata 30

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 27/08/2026

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