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I castighi di Dio secondo sant’Agostino

Chiesa cattolica | CR 1965

26 Agosto 2026 ore 14:14

di Cristina Siccardi

Uno studio pubblicato su Nature, una delle più prestigiose e importanti riviste scientifiche a livello internazionale, pubblicata fin dal 4 novembre 1869, rivela che tra la fine del 1341 e il 1343 l’Europa venne colpita da sedici devastanti inondazioni consecutive, una sequenza mai documentata prima e che rappresenta il più alto numero di eventi meteorologici catastrofici degli ultimi 700 anni. 

Il nero secolo XIV è passato alla storia come uno dei periodi più difficili del Medioevo europeo, segnato da una crisi sistemica che colpì demografia, economia e istituzioni, crisi causata da una serie di fattori concomitanti. Iniziamo con la grande carestia del biennio 1315-1317, dovuta ad un drastico cambiamento climatico, noto come «Piccola era glaciale», con piogge incessanti, che colpirono i raccolti agricoli, tanto che milioni di persone morirono di fame in tutta l’Europa del Nord; tale abnorme carestia indebolì anche le difese immunitarie delle persone. Fra il 1347 e il 1352 il batterio Yersinia pestis arrivò dall’Asia tramite le rotte commerciali dei mercanti genovesi, provocando così la terribile Peste nera che uccise circa un terzo della popolazione del continente, ovvero 20/25 milioni di persone. Interi villaggi scomparvero, provocando il crollo della manodopera e il panico collettivo. 

Il 1300 fu protagonista temporale anche della Guerra dei Cento Anni (1337-1453), che si sviluppò in una serie di scontri bellici devastanti fra la corona inglese e quella francese. Le campagne vennero sistematicamente devastate dalle cosiddette «compagnie di ventura» e il costo dei conflitti provocò una pressione fiscale pesantissima sui contadini. Tutti questi fenomeni naturali e politico-militari provocarono rivolte sociali ed una crisi economica di proporzioni enormi. 

Allo stesso tempo la Chiesa visse una stagione di profonda crisi, dettata in particolare dalla cattività avignonese, fra il 1309 e il 1377, quando il papato trasferì la sua sede ad Avignone, sotto l’influenza del Re di Francia, e dal grande scisma d’Occidente, che si consumò fra il 1378 e il 1417, quando la Chiesa si divise a tal punto da avere contemporaneamente due Pontefici, arrivando fino ad averne addirittura tre, ciò portò in pratica ad una vera e propria distruzione romana dell’autorità spirituale. 

Come non vedere in tutti questi fenomeni i castighi di Dio? 

Allora, come non vedere oggi, così come abbiamo iniziato a fare nello scorso numero di «Corrispondenza Romana», in tutte le anomalie, le contraddizioni, i rivolgimenti, compresi i cambiamenti climatici, la mano della Giustizia divina che risponde a tutti i peccati mortali (compreso l’aborto su vasta scala), alla corruzione neopagana degli usi e dei costumi, alla crisi attuale nella Chiesa, che si manifesta attraverso errori-inganni-omissioni, comprese le profanazioni, le dissacrazioni e gli abusi liturgici? 

Per chi ha fede è un ovvio che Dio reagisca, come sempre è avvenuto, a partire dalla punizione inflitta ad Adamo ed Eva che, per usare un gergo molto popolare, ma altrettanto efficace, «se la sono cercata»; come è avvenuto a Sodoma e Gomorra, come è avvenuto con l’alluvione universale, come è avvenuto nel 70 d.C. con la distruzione del tempio di Gerusalemme, che non è mai più stato riedificato e come è avvenuto nel Trecento e in molte altre epoche storiche. L’uomo che volta le spalle a Dio non può, per Giustizia, rimanere impunito, come non rimane impunito chi si è macchiato di gravi colpe su questa terra e la giustizia umana opera attraverso i suoi tribunali. Tuttavia, i tribunali umani possono fallire nelle loro sentenze, non così il Tribunale perfetto dell’Onnipotente.

Il 28 agosto faremo memoria liturgica del Dottore della Chiesa sant’Agostino, Doctor Gratiae, il maggiore rappresentante della patristica occidentale, ebbene, è interessante ricordare la sua posizione circa la tematica che stiamo affrontando. 

Per il Padre della Chiesa i castighi non sono atti di crudeltà arbitraria o di cieca vendetta, ma pura espressione della Sua Perfetta Giustizia, che si collega ad una profonda Misericordia. Il dolore personale e le sofferenze del mondo, come pandemie, guerre, carestie, terremoti… trovano la loro spiegazione e giustificazione all’interno dell’ordine cosmico e del Piano della Salvezza Universale della Santissima Trinità. 

Così spiega sant’Agostino con la sua straordinaria modulazione stilistica e la sua genialità concettuale, unita alla profondità spirituale, tutta e solo agostiniana: «L’allegrezza del mondo è la cattiveria impunita. Gli uomini si abbandonino pure alla lussuria, siano adùlteri, vadano dietro alle frivolezze, si riempiano di vino, si disonorino turpemente, senza che soffrano nulla di male; eccovi davanti l’allegrezza del mondo. […] Ma il pensiero di Dio è diverso dal pensiero dell’uomo. Altro è il progetto di Dio, altro quello dell’uomo. È disegno di grande misericordia non lasciare impunita la malizia e, per non essere costretto a condannare all’inferno alla fine, ora si degna di punire con la sferza.

Non vuoi conoscere che grande punizione sia l’assenza di punizione, non però per il giusto, ma per il peccatore, al quale è riservata la pena temporale perché non gli sopraggiunga quella eterna? Vuoi allora sapere che grande punizione sia l’assenza di punizione? Chiedi al Salmo: Il peccatore ha acceso di sdegno il Signore. […] Vedete di capire, fratelli cristiani, la misericordia di Dio. Quando punisce il mondo, non vuole condannare il mondo. Per l’eccesso della sua ira, non lo ricerca. Per questo, perché assai adirato, il Signore non lo ricerca. Tremenda la sua ira. Nel perdonare castiga duramente, ma è secondo giustizia la punizione severa. La severità è infatti quasi spietata verità. Se, pertanto, talora unisce al perdono un duro castigo, è un bene per noi che soccorra facendoci espiare. Eppure, se consideriamo le azioni del genere umano, che cosa soffriamo? Non ci ha trattati secondo i nostri peccati. Siamo figli infatti. Che prove ne abbiamo? Il Figlio Unigenito morto per noi per non rimanere l’unico. L’Unico che morì non volle essere il solo. L’unico Figlio di Dio fece molti figli di Dio. Si acquistò dei fratelli con il proprio sangue; apprezzò, egli riprovato; riscattò, egli venduto; onorò, egli vituperato; rivitalizzò, egli ucciso. Dubiti che ti darà i suoi beni egli che si è degnato di assumere i tuoi mali? Perciò, fratelli, rallegratevi nel Signore, non nel mondo; rallegratevi cioè nella verità, non nella falsità; rallegratevi nella speranza dell’eternità, non nel bagliore della vanità» (Discorso 171, Dalle parole dell’Apostolo, Fil 4, 4-6, «Rallegratevi sempre nel Signore»).

Secondo sant’Agostino e, dunque, secondo la Chiesa bimillenaria, il castigo non è intrinseco alla natura umana originaria, creata buona da Dio, ma è la conseguenza necessaria del peccato e del libero arbitrio che si è allontanata e continua, purtroppo, fino alla fine dei tempi, ad allontanarsi dal Bene Sommo. La pena inflitta al peccatore è perciò l’esito giusto della sua colpa. «Dio è bene: non c’è bene per chi lo abbandona. E fra le realtà che sono state fatte da Dio, la natura razionale è un bene tanto grande, che nessun bene può farla felice all’infuori di Dio. I peccatori sono dunque ordinati nei castighi, ordinamento che non compete alla loro natura, e per questo è una pena; compete piuttosto alla loro colpa, e per questo è una giustizia» (La natura del bene, § 7).

Il Vescovo d’Ippona, che ragionò con mera fedeltà cattolica …… introduce all’ineludibile tema luciferino: «Effettivamente non è ingiusto che, nel momento in cui i malvagi ricevono il potere di nuocere, la pazienza dei buoni venga messa alla prova e nello stesso tempo l’iniquità dei cattivi venga punita. Infatti, attraverso il potere concesso al diavolo, Giobbe fu messo alla prova perché risultasse la sua giustizia, Pietro fu tentato perché non presumesse di sé, Paolo fu colpito perché non s’inorgoglisse, Giuda fu condannato perché s’impiccasse. Mentre dunque Dio stesso ha fatto tutte queste cose secondo giustizia per mezzo del potere concesso al diavolo, a quello sarà inflitto un castigo finale non certo in ragione di tali atti compiuti secondo giustizia, ma in ragione della sua iniqua volontà di nuocere, quando si dirà agli empi che hanno perseverato nell’acconsentire alla sua perfidia: Andate nel fuoco eterno che il Padre mio ha preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Gli stessi angeli cattivi, poi, non sono stati costituiti come tali da Dio, ma peccando sono diventati cattivi; così Pietro ne parla nella sua lettera: Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò nel carcere tenebroso dell’inferno, serbandoli per il giudizio» (Ibidem, §§ 32- 33).

Dopo molto preciso e cristallino sapiente disquisire, sant’Agostino giunge alle sue formule tanto lapidarie quanto convincenti, che illuminano la mente e accarezzano il cuore: «[…] il peccato o iniquità non consiste nel desiderio di nature cattive, ma nel rifiuto di quelle migliori» (Ibidem, § 34).

Come non tornare a pensare cattolicamente, in un tempo come il nostro, così massacrato di incertezze e confusioni, così meschino, così cinico e irragionevole nel suo “buonismo” lassista, così assente nella vera pietas cristiana e così castigato per essersi allontanato pervicacemente dalle leggi del Creatore?

Le lezioni di sant’Agostino, sommo teologo e sommo Pastore di anime lungo i secoli, arrivano spesso a commuoverci e a rubarci l’anima, come in questo caso, quando esalta il mandato sacerdotale: «Quant’è grande la tua pazienza, o Signore misericordioso e compassionevole, longanime e ricco di misericordia, e veritiero! Tu fai sorgere il sole sopra i buoni e i cattivi, fai piovere sopra i giusti e gli ingiusti; tu non vuoi la morte del peccatore, ma che egli ritorni e viva; tu castighi poco alla volta e offri l’occasione di far penitenza, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore; tu guidi pazientemente alla penitenza, nonostante che molti, secondo la durezza del loro cuore, un cuore impenitente, accumulino collera su di sé per il giorno della collera e della rivelazione del tuo giusto giudizio, tu che rendi a ciascuno secondo le sue opere; tu che dimenticherai tutte le sue iniquità nel giorno in cui l’uomo si sarà convertito dalla sua cattiveria alla tua misericordia e verità: concedici e donaci che per mezzo del nostro ministero, tramite il quale hai voluto far riprovare quest’errore abominevole e davvero spaventoso, così come molti sono stati liberati, anche altri vengano liberati e meritino di ricevere nel dolore della penitenza, grazie al sacrificio del santo battesimo come pure al sacrificio di uno spirito contrito e di un cuore affranto e umiliato, la remissione dei peccati e delle loro bestemmie, con le quali ti hanno offeso per ignoranza. Hanno tanto valore la misericordia che sopravanza tutto, la tua autorità e la verità del tuo Battesimo, e le chiavi del regno dei cieli nella tua santa Chiesa! 

Perciò non bisogna disperare nemmeno di coloro i quali, finché vivono su questa terra grazie alla tua pazienza, pur sapendo quanto sia male intendere o dire di te tali cose, sono trattenuti in quella perfida professione per una qualche abitudine o ricerca di un vantaggio temporale e terreno, se, almeno pungolati dai tuoi rimproveri, si rifugiano presso la tua ineffabile bontà, anteponendo a tutte le lusinghe della vita carnale la vita celeste ed eterna» (Ibidem, § 48).

Nostro Signore, come ci spiega sant’Agostino, castiga poco alla volta, guida pazientemente alla penitenza, pungola con i Suoi rimproveri di Padre. Ogni padre terreno che permette il cattivo comportamento del proprio figlio, senza rimproveri e giuste conseguenze delle sue malefatte, è un pessimo padre, che non vuole il bene per lui. Il Padre che è nei Cieli vuole esclusivamente il meglio per i propri figli, con una proiezione non fugace, ma di eterna beatitudine.

I santi ringraziano letteralmente Dio per le prove, le tribolazioni, i dolori terreni, considerati non crudeltà, ma strumenti di purificazione per la salvezza eterna. Oltre l’immenso filosofo e teologo sant’Agostino, possiamo ricordare in questo senso anche sant’Alfonso Maria de’ Liguori, san Pio da Pietrelcina fino ad arrivare all’ugandese santa Giuseppina Bakhita, chiamata «apostola della gratitudine», che sperimentò la schiavitù e atroci sofferenze, che provò realmente la Grazia nella disgrazia, e di quella Grazia ne ha fatto un inno, che la Chiesa, elevandola all’onore degli altari, tramanda a tutte le generazioni attraverso la sua coraggiosa e appassionata testimonianza: «Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani…». 

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 142

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA       

Programma di Padre Livio – Giovedì 27 Agosto 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

7.Il Consiglio, la Fortezza, la Pietà, Il Timore di Dio

+ Il Consiglio è un dono con il quale lo Spirito Santo ci dà una luce particolare per giudicare con prontezza e sicurezza ciò che conviene fare nei casi e nelle scelte difficili (facendoci intuire quasi istintivamente il beneplacito divino)

+ La Fortezza è il dono con il quale lo Spirito Santo dà alla nostra volontà impulso ed energia particolari, che ci rendono capaci di operare generosamente il bene e di patire con intrepidezza. Grazie a questo dono i Cristiani hanno potuto affrontare il martirio.

+ La Pietà è un dono col quale lo Spirito Santo genera nel nostro cuore un affetto filiale verso Dio, una tenera devozione ai Santie alle cose sante e ci fa compiere con premura e gioia i doveri religiosi.

+ Il Timore di Dio è il dono con il quale lo Spirito Santo inclina la nostra volontà ad un rispetto filiale verso Dio e ci spinge a non peccare per non dispiacerLo. Il timore di Dio non è paura di Dio e dei suoi castighi, ma amore e rispetto di figlio, che non pecca per non offendere e dispiacere il Padre.

h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO

Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace

h. 9.15: ATTUALITA’

Uno sguardo più approfondito sui nuovi convertiti al cattolicesimo in Francia

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

17.” Seguite me, il mio esempio luminoso” (2 Gennaio 2007)

“Cari figli, in questo tempo pieno di grazia di Dio e del suo amore che mi manda a voi,

io vi prego non siate cuori di pietra.

Che il digiuno e la preghiera siano le vostre armi per avvicinarvi per conoscere Gesù, mio Figlio.

Seguite me, il mio esempio luminoso.

Vi aiuterò. Sono con voi.

Vi ringrazio.”

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Scrivo a voi giovani perché siete forti


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🟢 PADRE LIVIO – GESU’ CI INSEGNA A VIVERE – Puntata 6

Sua Eminenza il Cardinale Pizzaballa ai nostri microfoni al Meeting di Rimini 26/8/26

La citazione del giorno – “Siate le mie mani di pace”– n°56

⁀➷✿❀ LA CITAZIONE DEL GIORNO ~ a cura di Roberta~ “ L’anima immortale ⁀➷✿❀ tratta da “Siate le mie mani di pace” ⁀➷✿❀ il LIBRO di P.LIVIO

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Uno sguardo più approfondito sui nuovi convertiti al cattolicesimo in Francia 

Corrispondenza Romana – 1695

 6 Agosto 2026 

di James Bascom

Il costante aumento dei convertiti adulti al cattolicesimo in tutto l’Occidente negli ultimi cinque anni ha fatto notizia e ha infuso speranza nei fedeli. In nessun luogo il fenomeno ha suscitato tanto scalpore quanto in Francia, la figlia primogenita della Chiesa.

Naturalmente, la maggior parte dell’attenzione si è concentrata sui numeri. Secondo la Conferenza Episcopale Francese, i convertiti adulti e adolescenti al cattolicesimo si sono mantenuti stabili tra i 4.000 e i 5.000 all’anno dall’inizio del XXI secolo. Poi, poco dopo il Covid, quei numeri hanno cominciato a crescere costantemente, raggiungendo quota 5.825 nel 2022, 8.416 nel 2023, 12.340 nel 2024, 17.788 nel 2025 e infine 21.386 alla Pasqua del 2026: un aumento sbalorditivo del 400%.

Per quanto impressionanti, questi convertiti restano comunque una goccia nel mare rispetto ai numeri imponenti di coloro che abbandonano la Chiesa. La percentuale di francesi che si identificano come cattolici è scesa da oltre il 90% negli anni Sessanta ad appena il 30% di oggi. Negli anni Settanta, più di tre quarti dei neonati francesi venivano battezzati nella Chiesa cattolica, contro il 50% del 1996 e appena il 25% del 2024. Cali analoghi si riscontrano negli altri sacramenti, come il matrimonio, la Cresima e la Prima Comunione.

Ciononostante, questa ondata di conversioni è senza dubbio una delle tendenze religiose più straordinarie del nostro tempo, anzi, di ogni tempo. Non è esagerato definirla miracolosa, un segno evidente della grazia di Dio che agisce nella Sua Chiesa in un’epoca di crisi senza precedenti. Semplicemente “non dovrebbe” accadere affatto, secondo la logica della modernità.

Se si guarda più a fondo alle motivazioni e alla spiritualità di queste conversioni, la tendenza diventa ancora più interessante. All’inizio di quest’anno, la Conferenza Episcopale Francese ha pubblicato un’indagine condotta su 1.450 catecumeni in 60 diocesi francesi (su 100). Ne è emerso che il 58% dei convertiti del 2026 sono donne e il 42% uomini. Sono inoltre molto giovani, con l’80% al di sotto dei 40 anni, e sono distribuiti in modo abbastanza uniforme sul territorio nazionale, sia nelle zone rurali sia nelle grandi città. Tutte le classi sociali sono rappresentate in modo piuttosto equilibrato, dai ceti popolari alla borghesia professionale media e alta.

L’indagine poneva la seguente domanda: “Qual è stato il motivo principale per cui hai chiesto il battesimo?”. La risposta più frequente (40%) è stata: “Ho vissuto una prova (una malattia, un funerale, ecc.) che ha dato inizio a una ricerca di senso”. Seguono: “Ho cominciato a pormi domande sulla religione cattolica” (34%), “Ho avuto una forte esperienza spirituale” (32%) e “Ho visitato un luogo religioso e sono rimasto toccato dalla sua bellezza” (23%).

Sorprendentemente in basso nella classifica figura l’apostolato diretto di un’altra persona, come la “testimonianza cristiana di un amico o di un familiare” (19%), “una persona a me vicina ha chiesto il battesimo” (16%) o “ho seguito degli influencer sui social media” (11%). Ogni conversione richiede anzitutto la grazia dello Spirito Santo. Ma le conversioni alla Fede cattolica — specialmente su larga scala — sono quasi sempre avvenute attraverso mezzi umani, come per esempio i sacerdoti missionari che facevano apostolato diretto tra la gente.

L’ondata di conversioni si è verificata praticamente senza alcun ruolo diretto del clero francese. Lo Spirito Santo, a quanto pare, sta agendo nelle anime al di fuori dei canali umani tradizionali. Il clero, da parte sua, è stato pronto ad ammettere di aver avuto ben poco a che fare con l’attrazione di questi convertiti. L’autore del rapporto, l’arcivescovo di Lione mons. Olivier de Germay, ha spiegato: “Questo fenomeno continua a stupirci, perché non pretendiamo di avere una risposta unica per spiegarlo… Molti giovani mi raccontano di aver avvertito una ‘chiamata interiore’ o di aver avuto una potente ‘esperienza spirituale’, un inatteso ‘incontro con Dio’. È come se il progresso tecnologico non avesse mantenuto le sue promesse. Crea un vuoto interiore e genera una profonda insoddisfazione”.

Questa profonda insoddisfazione per le false promesse della modernità è un filo conduttore che attraversa queste conversioni. I catecumeni hanno una sete spirituale di cattolicesimo, egli ritiene, perché la Fede cattolica non è più un tabù come un tempo. Giovani cresciuti senza alcuna educazione religiosa bussano alle porte delle canoniche con mente aperta e senza pregiudizi. Egli ritiene che cerchino “un’identità che non sia identitaria” e vedano la Chiesa come “un’istituzione solida, dalle radici profonde, su cui potersi appoggiare”.

Molti descrivono questa tendenza come una ricerca di senso da parte di una gioventù completamente alla deriva. La Generazione Z, con i suoi alti tassi di depressione e ansia, è particolarmente attratta dai duemila anni di storia, dalle tradizioni e dalle dottrine della Chiesa cattolica. L’arcivescovo di Reims mons. Éric de Moulins-Beaufort ha osservato che “i catecumeni descrivono la loro vita passata come piena di tristezza, di un senso di vuoto e di un’ansia soffocante. Una volta incontrato Gesù, scoperto l’amore infinito con cui sono stati amati… scoprono una profonda pace interiore che li riconcilia con gli aspetti più belli della loro vita. Attribuiscono a Gesù il meglio delle loro esperienze, come se Egli li avesse sempre guidati e accompagnati”.

Charles Mercier, professore di storia contemporanea all’Università di Bordeaux, osserva che fino a circa vent’anni fa i nuovi convertiti tendevano generalmente ad aderire ai movimenti più carismatici all’interno della Chiesa. Oggi, invece, tendono a essere molto più conservatori, persino tradizionalisti, con “un apprezzamento per la liturgia e un’adesione piuttosto ferma alla dottrina ortodossa”.

Questi giovani non cercano soltanto una dottrina e una liturgia solide, ma anche una spiritualità più tradizionale. A partire dagli anni Sessanta, i progressisti nella Chiesa cattolica hanno cercato di liquidare le pratiche spirituali cattoliche tradizionali per sostituirle con un cattolicesimo più “sociale”. In Francia, figure come il cardinale Achille Liénart, arcivescovo di Lilla (il cosiddetto cardinale “rosso”), o mons. Jacques Gaillot, vescovo di Évreux, rappresentavano questa corrente modernista. La Francia è stata inoltre il centro di diverse correnti progressiste, come Le Sillon e il movimento dei preti operai, che cercavano di sopprimere la spiritualità cattolica tradizionale.

“Tra i giovani entrati nella Chiesa cattolica da adulti, così come tra quelli cresciuti cattolici, stiamo assistendo a una rinascita delle devozioni tradizionali — come il rosario — che erano state in qualche modo accantonate dalle generazioni precedenti”, ha spiegato Mercier in un’intervista. “Questa nuova generazione si sta riappropriando di pratiche un tempo considerate antiquate o superate, talvolta adattandole… Un esempio è il Sacro Cuore, che è stato oggetto di un film ed è diventato anche un oggetto decorativo, disponibile nelle grandi catene commerciali”.

Papa Francesco ha trascorso il suo pontificato facendo appello a cause progressiste, come l’ecologia, l’immigrazione di massa e la Comunione per i cattolici divorziati e risposati civilmente. La Generazione Z, invece, è attratta dalle processioni, dai pellegrinaggi, dall’incenso, dal latino e dal canto gregoriano. Questi giovani sono molto più propensi a ricevere la Santa Comunione sulla lingua, a inginocchiarsi durante buona parte della Messa o a indossare il velo, pratiche che erano state scoraggiate dopo il Concilio Vaticano II.

Il pellegrinaggio annuale della Messa in latino Parigi-Chartres, che si svolge nella domenica di Pentecoste, per esempio, è passato da poche migliaia di pellegrini negli anni Novanta a oltre 20.000 nel 2026, la grande maggioranza dei quali sotto i 30 anni. Anche la venerazione delle reliquie è in aumento. Il numero dei pellegrini alla Santa Tunica di Argenteuil, vicino a Parigi, è cresciuto dai 200.000 del 2016 a quasi mezzo milione nel 2025.

I convertiti indicano spesso il caro ricordo di un genitore o di un nonno come un fattore determinante del loro ritorno alla Fede. Molti ricordano come la nonna li portasse fedelmente in chiesa, insegnasse loro a pregare e fosse un modello di bontà e di amore cristiano in famiglia. Oppure un nonno che aveva compiuto un pellegrinaggio a Lourdes e guidava ogni sera le preghiere in famiglia.

Guillaume Cuchet, professore di storia alla Sorbona e autore di La Religion des morts (La religione dei morti), fa notare che, in seguito a un evento traumatico della vita — come la morte di una persona cara — chi non crede è costretto a confrontarsi con le domande più profonde e con lo scopo dell’esistenza. Molti scoprono che il mondo moderno non offre risposte soddisfacenti. Sebbene meno del 5% dei francesi partecipi alla Messa ogni domenica, il 70% sceglie una sepoltura cristiana. Nei momenti di malattia, di sofferenza e soprattutto di morte, le persone si rivolgono alla religione: una grande opportunità di evangelizzazione per la Chiesa.

La ricerca di radici, di senso, di comunità e di identità nel cattolicesimo ha un’altra causa: la crescente islamizzazione della Francia. I musulmani costituiscono circa il 10% della popolazione e sono in rapida crescita. Nelle città con grandi comunità musulmane, i francesi autoctoni si trovano quotidianamente di fronte ai richiami alla preghiera islamica nelle strade, alle donne che indossano lo hijab, alle aggressioni sessuali contro le donne francesi e persino a divieti informali di vendita della carne di maiale. La società e la cultura francesi sono minacciate di distruzione totale da una religione straniera e comunitarista. Il laicismo, il materialismo e l’iperindividualismo sono semplicemente incapaci di resistere a una religione che pone l’accento sull’identità di gruppo, sulla certezza dottrinale e sulla sottomissione incondizionata. Molti cristiani allontanatisi dalla fede cercano una risposta e la stanno trovando nell’antica fede della Francia: il cattolicesimo.

Di conseguenza, la natura del cattolicesimo francese sta cambiando. Nell’ultimo secolo, i cattolici francesi si sono per lo più ritirati dalla vita pubblica in nome della laïcité. Ora, questi giovani convertiti sono fieri della loro fede e sempre più propensi a manifestarla in pubblico. “È affascinante”, ha dichiarato don Benoist de Sinety, parroco di Lilla, descrivendo la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri di quest’anno. “Ai miei tempi, ci affrettavamo a cancellare la croce che ci era stata tracciata sulla fronte non appena uscivamo, per non attirare l’attenzione; oggi i giovani la esibiscono, si fanno i selfie e la tengono per tutto il giorno”. I fedeli, e soprattutto i giovani, ha detto, sono desiderosi di mostrare che quel giorno erano davvero stati a Messa.

Resta da vedere quanto durevole sarà questa tendenza. Nondimeno, essa sta già producendo effetti rilevanti sul panorama religioso francese e sta cambiando il modo in cui i cattolici francesi vedono se stessi e il proprio posto nella società. Il vescovo di Nanterre mons. Matthieu Rougé riassume così la situazione: “Stiamo passando da una Francia prevalentemente cattolica a una Francia caratterizzata da una significativa minoranza cattolica”. Man mano che la persecuzione dei cattolici francesi continuerà a crescere, tanto da parte dell’islam quanto dei laicisti dell’estrema sinistra, crescerà certamente anche il fervore dei cattolici di Francia. Questi nuovi convertiti dovranno fare i conti con una Chiesa che da generazioni attraversa una crisi profonda. Eppure Dio non ha abbandonato la Chiesa, né la sua figlia primogenita, la Francia. Egli continua ad agire sulle anime, e i cattolici hanno molte ragioni per sperare che questa azione non farà che intensificarsi.

🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 40 – AMSTERDAM


Gallagher-Lavrov, a Mosca riparte il dialogo: «La guerra deve finire». La visita lampo del capo della Cia

di Lucia Capuzzi, Giovanni Maria Del Re

Il conflitto e le prospettive di pace al centro del faccia a faccia tra il segretario per i Rapporti con gli Stati del Vaticano e il ministro degli Esteri russo, che ha ringraziato la Santa Sede per la «posizione equilibrata»

26 agosto 2026 – Avvenire – 26 Agosto 20

L’arcivescovo Gallagher e il ministro degli Esteri russo Lavrov alla riunione congiunta con la stampa dopo i colloqui a Mosca / ANSA

«Questa guerra deve finire», il prima possibile, «più a lungo durerà, più difficile sarà raggiungere una soluzione adeguata. Ogni giorno i combattimenti generano nuove vittime ostacolando ulteriormente una riconciliazione futura». Con tono fermo e pacato, Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha portato nel cuore di Mosca l’incessante appello per la pace di papa Leone XIV.

All’esordio della missione in Russia – dove mancava dal novembre 2021, prima del conflitto con l’Ucraina –, il “ministro degli Esteri” del Vaticano ha incontrato l’omologo Sergeij Lavrov per affrontare – come precisato dalla segreteria di Stato via social – «temi di comune interesse e questioni di attualità internazionale». Al termine, i due diplomatici hanno voluto presentare insieme le proprie dichiarazioni alla stampa. «La posizione della Santa Sede è chiara – ha sottolineato l’arcivescovo Gallagher davanti ai giornalisti che non sono stati autorizzati a fare domande –. Le ostilità non possono essere risolte con mezzi militari. È essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico e avviare un negoziati autentici con il sostegno della comunità internazionale».

Da qui l’invito alle parti «a mostrare apertura e buona volontà affinché questo dialogo possa diventare realtà al più presto». In quest’ottica, «il Vaticano continua ad offrire la propria piattaforma di dialogo e buoni uffici», ha affermato il segretario per i rapporti con gli Stati che, il mese scorso, è stato a Kiev dove si è riunito con il presidente Volodimir Zelensky.

Pur riconoscendo «divergenze sostanziali» con Mosca, Gallagher ha parlato di un «clima costruttivo» nel corso del colloquio e ha evidenziato alcuni «punti di convergenza» in particolare sulla necessità di mantenere aperti i canali di comunicazione e di collaborare sulle questioni umanitarie, dal ritorno dei bambini ucraini agli scambi di prigionieri. Aspetti su cui proseguirà il lavoro del cardinale Matteo Zuppi, inviato di pace vaticano, che dovrebbe recarsi a Mosca entro settembre, dopo i precedenti viaggi del 2023 e 2024.

Nelle parole di Gallagher sull’urgenza di alternative allo scontro a oltranza – «più necessarie che mai», ha ribadito – è risuonato l’ennesimo appello del Pontefice che, lo scorso 9 agosto, citando la guerra russo-ucraina, aveva invitato a «fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace». Lavrov, da parte sua, ha definito il faccia a faccia – in cui ha precisato di aver espresso la proposta russa per la fine della guerra – «molto utile». E ha ringraziato la Santa Sede «per la posizione equilibrata sulla situazione in Ucraina» e «per il coinvolgimento attivo nella risoluzione di una serie di urgenti questioni umanitarie».

Nelle stesse ore, un grazie analogo al Papa e alla Santa Sede è arrivato anche da Kiev. In un messaggio diffuso su X, Zelensky ha espresso gratitudine a Leone XIV per «Il forte sostegno spirituale del Vaticano» e l’aiuto tangibile, «inclusi gli sforzi per riportare indietro i nostri bambini rapiti dalla Russia e per aiutare ad avanzare il processo di pace».

Il viaggio di Gallagher in Russia proseguirà fino a venerdì con una serie di appuntamenti che confermano la volontà della Santa Sede di continuare a percorrere la strada del dialogo in una delle fasi più difficili delle relazioni internazionali. Domani ci sarà la riunione con Yuri Ushakov, consigliere del presidente Vladimir Putin per la politica estera. A conclusione della missione, dopodomani, la riunione con la comunità cattolica e la Messa nella cattedrale dell’Immacolata della capitale russa.

In Russia il direttore della Cia. Ma resta il “njet” del Cremlino

Il direttore della Cia John Ratcliffe è arrivato oggi a sorpresa a Mosca. A riferirlo i media Usa Axios e Cbs News, svelando il mistero che ha dominato per ore l’atterraggio di un aereo militare Usa Boeing C-17 Globemaster nell’aeroporto della capitale russa, proveniente dalla Joint Base Andrews in Maryland. È il primo viaggio di Ratcliffe a Mosca dopo la sua nomina.

Una visita che assume un rilievo particolare dopo il rinvio di quella prevista dei mediatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner (anche se né Mosca né Washington hanno voluto commentare la visita). Un rinvio, secondo il presidente finlandese Alexander Stubb, dovuto anzitutto alla rigidità di Vladimir Putin sul fronte negoziale. Ratcliffe è poi ripartito in serata.  In effetti Mosca ha ribadito il suo “njet” al piano di pace del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con la creazione di una zona economica libera nel Dombass gestita da una parte terza come cuscinetto tra Russia e Ucraina. «Il Donbass – ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmity Peskov – è territorio della Federazione russa, una sua parte costitutiva (Mosca l’ha annesso unilateralmente nel settembre 2022, ndr). Difficilmente una terza parte può amministrare regioni della Federazione russa».

E un no secco anche al piano dei Volenterosi di una forza multinazionale in Ucraina una volta raggiunta una tregua credibile. «Abbiamo ripetuto più volte – ha detto Peskov – che lo schieramento di contingenti militari dei Paesi Nato è inaccettabile per noi». Intanto l’ex viceministro degli Esteri russo Andrey Fedorov, molto vicino al Cremlino, ha affermato che Putin sarebbe «sotto fortissima pressione» per «misure contro il Regno Unito» dopo che il premier di Londra Andy Burnham ha annunciato la condivisione con Kiev della tecnologia per fabbricare missili da crociera Storm Shadow.

Intanto la guerra procede a pieno ritmo. Nella notte tra lunedì e ieri da Mosca sono arrivati nuovi intensi attacchi missilistici su Kiev, Dnipro, Kharkiv e Zhaporizhia. Ieri comunque Zelensky ha fatto sapere di aver ricevuto «alcuni« missili anti-aerei Patriot e la promessa di altri di fabbricazione francese Crotale. Del resto anche Kiev è tornata a colpire in profondità in Russia con droni, bombardando una raffineria nella regione di Krasnodar, nei pressi del Mar Nero. Da registrare, infine, il rinvenimento in Slovacchia di esplosivi nei pressi di una fabbrica di droni destinati a Kiev, mentre vicino all’aeroporto di Lipsia è stato trovato un terzo drone esplosivo. «Presto – ha detto il cancelliere Friedrich Merz – renderemo noti i responsabili».

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