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🔴LIVE🔴CATECHESI PASQUALE DI PADRE LIVIO: IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE

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🔴LIVE🔴 “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO” – Catechesi di P. LIVIO

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🔴LIVE🔴IL ROSARIO COMPLETO PROTEGGE LA FEDE

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Chi è il cardinale Pizzaballa, amico di Israele ma critico su Netanyahu

di Lorenzo Cremonesi – 30 Aprile 2025

Mentre a Gerusalemme i suoi confratelli studiavano l’arabo, lui scelse l’ebraico

Quando, nei primi anni Novanta, Pierbattista Pizzaballa era un frate francescano poco più che trentenne, studioso di teologia e innamorato della Terra Santa, tanti nella comunità cattolica latina di Gerusalemme lo consideravano un «filo-sionista». Mentre era normale allora per tutti gli uomini di chiesa arrivati dall’Europa studiare arabo, Pizzaballa scelse invece di seguire i corsi di ebraico all’Università ebraica di Monte Scopus.
Erano gli anni del patriarcato del palestinese Michel Sabbah. La Chiesa locale guardava con sospetto alle ripercussioni tardive del Concilio Vaticano II, che finalmente anche qui volevano aprire al dialogo con gli ebrei «fratelli maggiori», come li aveva chiamati papa Wojtyla. Le violenze della prima Intifada pesavano sui rapporti tra israeliani e palestinesi. I cristiani locali frequentavano messe celebrate in arabo. E tanti in cuor loro non potevano digerire l’avvio nel 1993 dei pieni rapporti diplomatici tra Israele e Santa Sede. Un evento epocale, conseguenza degli accordi di Oslo tra Ytzhak Rabin e Yasser Arafat. Ma soprattutto un passo che, per la prima volta dal 1948, vedeva la Chiesa di Roma riconoscere la legittimità di uno Stato che sino ad allora aveva osteggiato per motivi sia teologici sia sulla base di valutazioni di opportunità politica in rapporto al mondo arabo.

Ma la novità portata da Pizzaballa era proprio la sua apertura alla lingua e alla cultura del mondo ebraico. Grazie alle sue conoscenze, studiò le scritture dei Profeti e la teologia dei rapporti tra l’universo della Bibbia e il primo cristianesimo. Tradusse in ebraico i libri della liturgia latina per la piccola comunità di cattolici locali, che avevano studiato nelle scuole israeliane e dunque parlavano ebraico. Poteva celebrare la messa nella loro lingua.

Nel seguente quarto di secolo questo intellettuale dello spirito, figlio del sentimento religioso «semplice e spontaneo», come lui stesso descrive le radici della sua famiglia immersa nel cattolicesimo tradizionale della provincia bergamasca, è diventato una delle figure di riferimento centrali della variegata e spesso controversa realtà delle Chiese a Gerusalemme. 

Pochi sono stati capaci come lui di favorire il dialogo interreligioso.
Non solo tra le comunità, con i pellegrini e i fedeli, ma anche nei seminari di studio, tra gli esperti di teologia, storia e filosofia. Quando lo si incontra non è difficile cogliere una sua certa ritrosia alle cerimonie. E infatti anche oggi, che assieme al cardinale Matteo Zuppi e al segretario di Stato Pietro Parolin è indicato come uno dei «papabili» d’origine italiana, il sessantenne Pizzaballa viene descritto da chi lo conosce come «molto lontano dai giochi interni alla curia romana».

Uomo del dialogo, si è ritrovato a dovere affrontare un universo sempre più minacciato dalla violenza e dalla guerra seguite all’aggressione di Hamas contro le basi militari e le comunità israeliane attorno a Gaza il 7 ottobre 2023. Possiede adesso gli strumenti per capire e reagire.

In tutti questi anni è diventato docente all’Università ebraica, quindi allo Studio biblico francescano. Dal 2004 è stato per 12 anni il 167esimo Custode di Terra Santa, la massima autorità francescana. L’8 giugno 2016 per conto di papa Francesco organizzò in Vaticano il momento di preghiera tra l’ex presidente israeliano Shimon Peres e il capo dell’Autonomia palestinese a Ramallah, Mahmoud Abbas. La carica nel 2017 di vicepresidente vicario della Conferenza dei vescovi latini nelle regioni arabe l’ha spinto a conoscere da vicino il dramma del progressivo assottigliarsi della comunità cristiana in questa parte del mondo. Un’attività continua, assidua. Ogni tanto voci non verificate parlano di una sua certa esasperazione, forse vorrebbe partire, fare altro. Ma poi i risultati ci sono: la sua autorità è indiscussa. Tanto che nel 2020 è diventato Patriarca latino di Gerusalemme e dal primo maggio 2024 è cardinale.

Ma intanto il gravissimo attacco di Hamas sconvolge tutto. «Nulla sarà più come prima», dice: lo dichiara apertamente in interviste, scritti, omelie e colloqui interconfessionali. La sua conoscenza profonda, intima, del mondo ebraico gli fa comprendere il dramma di una società che parla apertamente di un «nuovo Olocausto». Il 16 ottobre 2023 si offre volontario come ostaggio ad Hamas in cambio della liberazione degli ostaggi nelle loro mani. Ma poi la durissima reazione israeliana, i bombardamenti su Gaza, gli attacchi agli ospedali, il terrore quotidiano, la morte di decine e decine di migliaia di civili, lo vedono in tutto e per tutto a fianco delle reazioni critiche contro Israele di papa Francesco.

Pizzaballa conosce bene le gravi ingiustizie commesse dagli estremisti ebrei, vede i crimini, sa delle aggressioni compiute dai coloni in Cisgiordania, comprende da tempo gli effetti devastanti del muro che lacera il tessuto della società palestinese. La stessa Città vecchia di Gerusalemme è teatro da anni di sputi, minacce e offese ai pellegrini e fedeli cristiani da parte specialmente dei giovani delle yeshivot , le scuole ebraiche ortodosse.

Molti di loro sono minorenni, tanti arrivano dalla diaspora americana. Le bandiere azzurre e blu dei nazionalisti messianici invadono aggressive la via Dolorosa, gli accessi al Santo Sepolcro. «Il grave attacco di Hamas non avviene nel vuoto. C’è un prima e un dopo», dice, quasi ripetendo le denunce all’Onu di Antonio Guterres. Il suo sermone la notte di Natale del 2023 nella Chiesa della Natività a Betlemme è anche un atto di accusa al governo Netanyahu. Lo ripete nel 2024. Oggi parla della necessità della «speranza nella ripresa del dialogo». Sa che è difficilissimo. Pizzaballa è ormai figlio della Chiesa precipitata nel fronte della guerra, denuncia la «religione usata e strumentalizzata dalla politica». Non sappiamo quante possibilità abbia di essere eletto dal Conclave. Certo è che, se diventasse Papa, sarebbe davvero un pontificato tutto da seguire.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 1 maggio 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 9.00

IL ROSARIO COMPLETO PROTEGGE LA FEDE

La perdita della fede è la catastrofe del nostro tempo

Il Cristianesimo è sostituito dall’ateismo e da falsi spiritualismi

La Medicina della Madonna è la recita del Santo Rosario, una preghiera semplice e alla portata di tutti in qualsiasi momento della giornata e della vita.

IL Rosario nei suoi 20 misteri è una sintesi mirabile del cristianesimo

La recita quotidiana delle quattro corone è una corazza invulnerabile agli strali del maligno

Tenere sempre il rosario in tasca o in mano, nella mente e nel cuore

h. 9.30

 “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO” (13)

Lettura a puntate del nuovo Libro di P. Livio sulla Madonna

h. 10.00

CATECHESI PASQUALE DI PADRE LIVIO: IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE (27)

BLOG: blogdipadrelivio.it

Il Diario radiofonico quotidiano (63)

Ritagli di pagine inedite – Sono vostra Madre e vi amo – (9) –Dizione: Roberta


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SIANO LODATI GESU’ E MARIA

DALLA SEDE DI RADIO MARIA BUONGIORNO

Regina Coeli 

Regina del cielo, rallegrati, alleluia: 
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, 
è risorto, come aveva promesso, alleluia. 
Prega il Signore per noi, alleluia. 

V. Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia. 
R. Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia. 

Preghiamo:

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore.

Amen.

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

TROVI LE PUNTATE PRECEDENTI NELLA SEZIONE “LA CATECHESI DI PADRE LIVIO

NOVITÀ estrapolazioni da ascoltare ritagli di pagine inedite dal nuovo LIBRO di P.LIVIO: “SONO VOSTRA MADRE E VI AMO”
{Qui nella versione radiofonica a cura di Roberta}
IL LIBRO è DISPONIBILE su
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DIARIO RADIOFONICO QUOTIDIANO

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67. In quali luoghi accadranno i Segreti?

È una domanda importante perché sappiamo che di ogni evento dei Segreti sarà indicato il luogo dove accade. I sei Veggenti li conoscono come conoscono anche il giorno e l’ora. Il luogo è indicato anche sul rotolo di pergamena che la Madonna ha dato a Mirjana.

Sappiamo che i primi tre Segreti avranno luogo a Medjugorje e, in particolare, il segno promesso si manifesterà sulla collina delle prime apparizioni. Degli altri sette, che sono i più drammatici, non è trapelato nulla.

Tuttavia, riflettendo sull’insieme delle rivelazioni della Madonna da Fatima a Medjugorje, è possibile formulare alcune ipotesi per quanto riguarda l’ubicazione degli eventi.

Innanzi tutto, la Madonna ha rivelato che la Russia sarà la protagonista nel tempo dei Segreti dal quarto al decimo e che alla fine il popolo russo si convertirà. Questo induce a pensare che alcuni eventi dei Segreti potrebbero verificarsi entro i confini di quella nazione.

Posta questa premessa, possiamo estendere lo sguardo all’intera Europa, che più di ogni altro continente è esposta agli attacchi del nuovo imperialismo russo-ortodosso. La Russia già in passato aveva in programma di colpire il vecchio continente con missili dotati di testate atomiche.

Di particolare interesse è la collocazione del terzo segreto di Fatima su un’altura, lungo la quale la Chiesa, guidata dal Papa, sale in processione, mentre dei soldati uccidono i vari membri del personale ecclesiastico, accuratamente elencato e, infine, il Papa stesso, con colpi di arma da fuoco.

Si tratta indubbiamente di un simbolismo che evoca il Calvario, ma potrebbe anche indicare una località concreta. Infatti una processione del genere, con quei componenti, dove potrebbe avere luogo se non nella città eterna, dove lo stesso Giovanni Paolo II era stato colpito a morte?

Al riguardo una indicazione altamente drammatica viene dalle rivelazioni della Beata Elena Aiello, che costituiscono un allarme permanente anche dopo la caduta del comunismo: “La Russia sorgerà su tutte le nazioni, specie sull’Italia, e pianterà la bandiera sulla cupola di san Pietro: [e la basilica] sarà circondata da leoni tanto feroci! La mia parola è chiara. Il mondo si perde prima di quanto si pensa” (La Madonna).

Infine le rivelazioni della Madonna ad Akita (Giappone – 1973), riconosciute dalla Chiesa, preannunciano uno spaventoso castigo che si abbatterà su tutta l’umanità se gli uomini non si convertiranno:

“Sarà un castigo più grande del diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una gran parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti. Le sole armi che vi restano sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio”.

Gli ammonimenti divini sul pericolo incombente di autodistruzione trovano la loro conferma nella realtà di un mondo nel quale satana regna con l’odio, la superbia e l’avidità. Qualsiasi parte della terra potrebbe essere distrutta da un momento all’altro se Dio non intervenisse.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 322 – LA CHIESA E’ SANTA

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Il cardinale Bagnasco: «L’Occidente propaga il vuoto dell’anima. Un Papa italiano? Conta l’intelligenza delle fede»

di Massimo Franco Corriere della Sera – 30 april2 2025

L’ex presidente della Cei: «L’umanità è piena di paure, per questo è spesso arrogante e violenta»

«Credo sia stato saggio prendere ancora qualche giorno prima di cominciare il Conclave. I confratelli sono tanti, e molti non si conoscono tra loro. E c’è da sperare che ognuno esprima il suo pensiero. Per costruire tutti insieme un affresco della Chiesa del futuro si richiedono amore e tempo. Non si può non vedere il vuoto dell’anima che è l’obiettivo della modernità. So di potermi tirare addosso l’accusa di oscurantista, antimoderno, e di essere preso a sassate. Ma la cultura occidentale sta propagando questo vuoto come un virus che va oltre i confini dell’Occidente. Alla fine, vince questo — dice indicando il telefono cellulare sulla scrivania —. Il trionfo di una società isolata e sottomessa, anche se si crede continuamente connessa».

Il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente della Cei e dei vescovi europei, è uno dei «grandi vecchi» che accompagneranno durante le Congregazioni, una sorta di pre-Conclave, i 133 elettori. Dal 7 maggio voteranno nella Cappella Sistina per decidere chi prenderà il posto di papa Francesco. E Bagnasco, 82 anni, genovese, uno dei «fratelli maggiori dei cardinali», chiamati ad accompagnarli nella fase preparatoria, è lo specchio di un cattolicesimo allarmato dalle forme che ha preso la modernità; e insoddisfatto per il modo in cui finora la Chiesa ha risposto a una sfida ritenuta esistenziale. Il suo lessico è prudente: più di quanto ci si potrebbe aspettare. E alcune sue parole vanno lette anche tra le righe. Ma l’atto di accusa nei confronti della cultura dell’Occidente è radicale. E sembra prefigurare una Chiesa diversa da quella di Francesco.

Non le sembra di tracciare un quadro apocalittico?
«È vero, è apocalittico. E so bene che posso essere visto come un profeta di sventura. Ma lo penso e lo dico, perché credo sia urgente riscoprire la fede che è incontro e vita con il Signore Gesù, e coltivare la ragione al fine di un pensiero critico che oggi appare proibito. Negli anni Cinquanta del secolo scorso Jacques Maritain scriveva che la mancanza di metafisica creava il vuoto del pensiero; e che l’assenza di verità assolute è “il crimine”. Aveva ragione. Il consumismo è il valletto della finanza e del mercatismo: sono guidati da pochi. E mirano alla costruzione di una società di smarriti da sottomettere docilmente».

Scusi ma la Chiesa dov’è stata mentre si aggravava la situazione fino ad arrivare al punto che lei descrive? In questi anni è stata all’altezza della sfida?
«La Chiesa cammina nella storia. Essa sa cosa c’è nel cuore dell’uomo, la nostalgia dell’infinito, cioè di Dio. Per questo non sarà mai indietro sui tempi. Ma deve leggere anche i segni di Dio nella storia e questo non è sempre immediato. Oggi bisogna fare i conti con un’umanità impaurita…».

Impaurita o insicura?
«Oggi è più evidente che l’umanità è piena di paure: per questo è spesso arrogante e violenta. Anche verso sé stessa, e a volte percorre le vie della droga e dell’alcol. Questo potrebbe portare tutti a riflettere e a reagire, e in fretta: c’è bisogno di ritrovare le ragioni del vivere».

Come mai la Chiesa non ha capito, o comunque non è riuscita a trovare l’antidoto a questa deriva?
«Il primo atto d’amore è dire la verità di Cristo nel quale si trova anche la verità dell’uomo, del cosmo e della storia. E questo senza timore, anche se non è politicamente corretto. Questa verità aiuta gli uomini a stare insieme e a costruire comunità di vita e di destino, aperte a Dio, senza il quale l’uomo non si spiega a sé stesso. L’idea di una società senza Dio è contro l’uomo e non crea una società più giusta e più umana. I vari progetti anche del secolo scorso stanno fallendo».

Eppure, l’impressione è che il tentativo di confrontarsi con la modernità ci sia stato. Le manifestazioni popolari commoventi con le quali è stato celebrato Francesco dicono qualcosa, in questo senso. Jorge Bergoglio è stato un Pontefice attento a quanto si muoveva intorno e dentro la Chiesa, e ha cercato di rappresentarlo e incanalarlo.
«È vero, papa Francesco ha cercato in tutti i modi di entrare in sintonia col mondo moderno, di capirlo e di portare il Vangelo in ogni modo: con la parola, il gesto e la carità».

Sì, ma sembra quasi che lei pensi a una sorta di restaurazione.
«È il contrario. Credo che l’eredità di papa Francesco vada conservata e valorizzata guardando ai duemila anni di storia cristiana. Non si tratta di restaurare ma di continuare a costruire il grande edificio della Chiesa, affinché il campo arato e seminato porti ancora più frutti. Il Signore dice di portare il Vangelo a tutti fino ai confini della terra. In Italia, e anche nel resto dell’Europa, i giovani vogliono una chiara identità di fede perché desiderano spendere la propria vita per Gesù».

C’è chi teme una possibile ingerenza di poteri esterni sul prossimo Conclave. Lei condivide questo timore?
«Sinceramente no. C’è una bolla virtuosa che isola la Cappella Sistina. E le finestre di Casa Santa Marta che ospita i cardinali elettori sono sigillate. In più, credo che cresca la consapevolezza del grande e grave compito al quale sono chiamati i cardinali elettori, e in misura diversa e minore noi tutti».

Si parla della possibilità di un Papa italiano. L’ultimo, Giovanni Paolo I, risale al remoto 1978. Poi si sono succeduti un polacco, un tedesco e un argentino. Si dice che gli italiani possano giocare un ruolo in termini di moderazione, di capacità di ricucire tra settori oggi molto distanti e divisi, di conoscenza del governo della Chiesa.
«Il criterio di scelta non è la provenienza, ma l’intelligenza della fede, il calore del cuore, il coraggio: il resto viene di conseguenza. Con la fede, l’Occidente perde anche la ragione: bisogna saperlo. O si apre al divino, o perde le sue fondamenta, la sua ragione di essere: la sua identità rimane profondamente cristiana. Ciò potrebbe accadere anche in altre parti del mondo, in altre culture. Bisogna camminare insieme dietro al successore di Pietro al quale Cristo ha dato il compito di confermare nella fede i fratelli».

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