BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Preparazione al 5 Agosto – a Medjugorje la Madonna ha reso nota la data della sua nascita

Data di pubblicazione: 4 Agosto 2025

5 agosto compleanno della Madonna

Questo è successo nel 1984, in occasione del bimillenario della sua nascita, concesse grazie straordinarie e innumerevoli.

Il 1° agosto 1984 la Madonna chiese in preparazione un triduo di preghiera e digiuno: “Il 5 agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la vostra corona del rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli io mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me?”

Così il 2, 3 e 4 agosto 1984, cioè nei tre giorni prima della celebrazione del 2000° compleanno della Madonna, a Medjugorje nessuno lavorò e tutti si dedicarono alla preghiera, specialmente del rosario, e al digiuno. I veggenti dissero che in quei giorni la Mamma Celeste appariva particolarmente gioiosa, ripetendo: “Sono molto felice! Continuate, continuate. Continuate a pregare e a digiunare. Continuate a farmi felice ogni giorno”

. Le numerosissime confessioni furono ascoltate ininterrottamente da ben settanta sacerdoti, e un gran numero di persone si convertì. “I sacerdoti che ascolteranno le confessioni, avranno una grande gioia quel giorno”. E infatti in seguito molti sacerdoti confideranno con entusiasmo che mai nella loro vita avevano provato così tanta gioia nel cuore!

Ecco un aneddoto raccontato in proposito da MARIJA:

“La Madonna ci ha detto che il 5 di agosto è il suo compleanno e noi abbiamo deciso di ordinare una torta. Era il 1984 e la Madonna compiva 2000 anni, così abbiamo pensato di fare una torta bella grande. Nel gruppo di preghiera che si trovava in canonica eravamo 68, più il gruppo che si trovava sulla collina, in totale eravamo un centinaio. Abbiamo deciso dimetterci tutti insieme per fare questa grande torta. Non so come abbiamo fatto a portarla tutta intera, fin sulla collina della croce! Sulla torta abbiamo messo le candeline e tante rose di zucchero.

La Madonna poi è apparsa e abbiamo cantato “tanti auguri a Te”. Poi alla fine ad Ivan è venuto spontaneo di offrire una rosa di zucchero alla Madonna. Lei l’ha presa, ha accettato i nostri auguri e ha pregato su di noi. Noi eravamo al settimo cielo. Eravamo però perplessi per quella rosa di zucchero e il giorno dopo alle cinque di mattina siamo andati sulla collina per cercare la rosa, pensando che la Madonna l’avesse lasciata lì, ma non l’abbiamo più trovata. Così la nostra gioia era tanta, perché una rosa di zucchero la Madonna l’ha portata in cielo. Ivan era tutto fiero perché gli era venuta questa idea.
Anche noi, ogni anno, possiamo offrire un regalo alla Regina della Pace per il giorno del suo compleanno.

Preparandoci a festeggiarlo con lei con la confessione, anche se ci siamo confessati recentemente, con la Messa quotidiana, con la preghiera ed il digiuno. Se non ci è possibile digiunare offriamo delle rinunce: alcol, sigarette, caffè, dolciumi… sicuramente non ci mancheranno le occasioni per rinunciare a qualcosa da offrire a lei.

Così che il giorno del suo compleanno Lei possa davvero ripetere anche a noi le parole che disse la sera di quel 5 agosto 1984: “Figli cari! Oggi sono felice, tanto felice! Non ho mai pianto di dolore nella mia vita come questa sera piango di gioia! Grazie!”

Infine tanti si chiedono: Se è il 5 agosto il compleanno della Madonna, allora perché si festeggia l’8 di settembre?

Io dico: festeggiamola due volte. Perché dobbiamo complicarci la vita?

Certo siamo chiamati, insieme a tutta la Chiesa, a festeggiare liturgicamente la natività di Maria ogni 8 settembre, ma in modo affettuoso vogliamo approfittare di questo dono che la Regina della Pace ci ha fatto nell’indicarci la data esatta del suo compleanno”.

Solitamente alle feste di compleanno è il festeggiato che riceve i regali. Invece, qui a Medjugorje, è la festeggiata che il giorno del suo compleanno – e non solo – elargisce doni agli invitati.
Anche lei, però, chiede a ciascuno di noi di farle un regalo speciale: «Cari figli, io desidero che tutti voi che siete stati a questa fonte di grazie, o vicino a questa fonte di grazie, veniate a portarmi un regalo speciale, in paradiso: la vostra santità» (messaggio del 13 novembre 1986).

LA FESTA DELLA MADONNA DELLA NEVE SUL LAGO DI PUSIANO

QUESTA SERA 4 AGOSTO LA PROCESSIONE CON LE BARCHE E I FUOCHI ARTIFICIALI IN ONORE DELLA MADONNA

SPETTACOLO PIROTECNICO VISTO DALLA SEDE DI RADIO MARIA

UN FIORE PER MARIA

🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Gennaio 1991

Loading the player...

SANTUARIO MADONNA DI SAN CALOGERO – (Casalino d’Erba)

San Giovanni Maria Vianney


Nome: San Giovanni Maria Vianney

Titolo: Sacerdote

Nome di battesimo: Jean-Marie Baptiste Vianney

Nascita: 8 maggio 1786, Dardilly, Francia

Morte: 4 agosto 1859, Ars-sur-Formans, Francia

Ricorrenza: 4 agosto

Protettore:
sacerdoti, parroci

Beatificazione:
8 gennaio 1905, Roma, papa Pio X

Canonizzazione:
31 maggio 1925, Roma, papa Pio XI

San Giovanni Maria Vianney

Dardilly, piccolo paesello della diocesi di Lione, fu la patria del santo Curato. La sua famiglia si dedicava ai lavori agricoli, e Giovanni medesimo, quando fu giunto all’età di sette anni, dovette aiutare il fratello maggiore nei campi. Ma in quella buona casa regnava l’amor di Dio e del prossimo.

Quanta pietà aveva il nostro piccolo Vianney nei suoi primi anni di età, e quale devozione alla Vergine! Lo dirà poi, quando sarà sacerdote e confessore: «Io non conoscevo il male, lo conobbi più tardi, dalle labbra dei penitenti».

Dopo qualche anno Giovanni dovette recarsi a Ecully da sua zia. Anche qui era la Provvidenza che lo guidava: in questa casa, dalle mani di don Balley, sfuggito alla terribile persecuzione, riceve la prima Comunione. Dopo sei anni sente nell’anima il desiderio ardente di farsi sacerdote; egli vorrebbe subito seguire la divina chiamata, ma per un po’ ne è impedito dai lavori campestri. In questo tempo però si esercita nella grammatica latina sotto il buon Balley e impara a recitare il Rosario; senonché la chiamata alle armi interrompe gli studi.

Dopo 14 lunghi mesi di perplessità e di fatiche, viene quasi miracolosamente rimandato a casa, e don Balley si incarica di farlo accettare in seminario.

Quante difficoltà trova il povero Giovanni negli studi! Ma egli è costante, prega la SS. Vergine e, per la sua pietà, viene ammesso agli ordini sacri il 9 agosto 1815.

Sacerdote, viene eletto come vicario di Ecully e poi mandato parroco ad Ars. Trovò quella parrocchia completamente abbandonata e subito si diede a risanarla dai corrotti costumi. Il suo zelo, la sua eroica penitenza, la sua profonda umiltà, la sua ardente carità, in poco tempo avevano cambiato quel popolo: la chiesa era frequentata, i fedeli si accostavano spesso ai Sacramenti ed i vizi lasciavano il posto alle virtù. In qualsiasi momento i fedeli si recassero alla parrocchia, trovavano il loro Curato in chiesa.

Il confessionale era il suo luogo ordinario di abitazione e non passarono molti anni che Ars divenne la mèta degli uomini più eminenti: persone di stato, letterati e vescovi si recavano dal santo Curato per ricevere i suoi illuminati consigli.

Fu ammirabile nella devozione a Maria, al Rosario, all’Eucaristia: queste furono le sorgenti della sua efficacia sulle anime. Il demonio, però, non mancò di mettere a dura prova la virtù del Santo. Ma tutto ciò non fece che irrobustire il suo spirito.

Estenuato dalle fatiche, macerato dai digiuni e dalle penitenze, il 4 agosto 1859 terminò i suoi giorni nel bacio del Signore. Ma dal cielo il suo apostolato si perpetua con l’esempio della sua vita e delle sue virtù.

Oggi il suo corpo, incorrotto, è custodito all’interno della basilica di Santa Filomena di Ars-sur-Formans.

PRATICA. Facciamo oggi un atto di carità.

PREGHIERA. Onnipotente e misericordioso Iddio, che rendesti illustre per lo zelo apostolico il beato Giovanni Maria, concedici che a suo esempio ed intercessione possiamo guadagnare a Cristo le anime dei fedeli e raggiungere con essi la gloria dell’eternità.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di san Giovanni Maria Vianney, sacerdote, che per oltre quarant’anni guidò in modo mirabile la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars vicino a Belley in Francia, con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza. Ogni giorno nella catechesi che impartiva a bambini e adulti, nella riconciliazione che amministrava ai penitenti e nelle opere pervase di quell’ardente carità, che egli attingeva dalla santa Eucaristia come da una fonte, avanzò a tal punto da diffondere in ogni dove il suo consiglio e avvicinare saggiamente tanti a Dio.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle parole del Santo Padre al Giubileo dei giovani (I parte)

Cari amici, il Giubileo dei giovani è stato un evento di grazia e di preghiera, oltre che una bellissima testimonianza di come la Chiesa è viva, è un faro di speranza oggi nel mondo più che mai. Come dice il Concilio Vaticano II la Chiesa è uno strumento di unità del genere umano in Cristo; è uno strumento che affratella gli uomini in Colui che è il Figlio di Dio fatto uomo. Questo evento ha anche testimoniato che la Chiesa è viva perché in essa è vivo Cristo nell’Eucarestia, nella Sua Parola; è Cristo Risorto, vincitore del male e della morte. Tutta questa folla di giovani accorsi a Roma per il Giubileo sono dei cercatori di assoluto, assetati di Dio, e lo hanno cercato nel posto giusto, la Chiesa, che è Cristo vivo e prolungamento di Cristo stesso, della sua Parola, della sua presenza, della sua grazia. La presenza di così tanti giovani da ogni parte del mondo è stato uno sguardo di speranza sul futuro: un mondo di pace è possibile! Un mondo di pace ci sarà al termine di questo travaglio; l’umanità si troverà affratellata in Cristo. Non è un’utopia ma sarà la conseguenza della vittoria di Cristo glorioso sul male e sulla morte che si realizzerà nel tempo della Chiesa. La Regina della pace è qui per guidarci a questo tempo di pace.

Papa Leone XIV è senza dubbio un grande dono di Maria per la Chiesa e per l’umanità. Uomo umile, forte e saldo nella fede, ha saputo parlare ai giovani anche di Sant’Agostino come se fosse un santo dei nostri giorni, perché era un uomo spiritualmente inquieto, sempre alla ricerca dell’assoluto. Le Confessioni, infatti, sono il libro più letto da tutti coloro che sono alla ricerca di Dio anche oggi. La tradizione agostiniana di ricerca interiore della Verità e del bene è sempre attuale, il cuore è unito alla ragione e la teologia è sempre una ricerca del senso della vita. Oggi i giovani sono alla ricerca del senso della vita, che – come ha sottolineato il Papa – è un dono di Dio ma se non sappiamo perché viviamo, qual è il fine della vita e non sappiamo come spenderla realizzando la sete di felicità, la vita rischia di essere un fallimento. Se non si coglie la grazia della fede e la presenza di Colui che ci viene a cercare, se non si apre il cuore a Dio che bussa, la vita è un fallimento. I giovani che sono arrivati a Roma per il Giubileo l’hanno riempita di speranza e il Santo Padre non ha mancato di riconoscerlo nelle parole a loro dedicate quando ha fatto quell’irruzione a sorpresa il 29 luglio in Piazza San Pietro dopo la Santa Messa presieduta da Mons. Rino Fisichella:
Gesù ci dice: «Voi siete il sale della terra […]. Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14). E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida – che sono tutte per Gesù Cristo – saranno ascoltate fino ai confini del mondo. Oggi state iniziando alcuni giorni, un cammino, il Giubileo della Speranza, e il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti. Speriamo che tutti voi siate sempre segni di speranza nel mondo! Oggi stiamo cominciando. Nei prossimi giorni avrete l’opportunità di essere una forza che può portare la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce alla città di Roma, all’Italia e a tutto il mondo. Camminiamo insieme con la nostra fede in Gesù Cristo. E il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: “Vogliamo la pace nel mondo!”

Tutti possiamo essere la speranza del mondo se cerchiamo nella direzione giusta e non ci facciamo attirare dalle false luci, dalle fale promesse, dagli inganni del mondo e del tentatore che vuole sviarci e metterci sulla sua via.

Riporto, di seguito, la mia personale riflessione alle parole del Santo Padre rivolte ai giovani riuniti sabato sera a Tor Vergata, in occasione della veglia di preghiera. Inizialmente il Papa ha risposto ad alcune domande che alcuni ragazzi hanno preparato per questo momento bellissimo di preghiera. La veglia è stata bellissima, toccante, soprattutto il momento dell’Adorazione Eucaristica, dono di Medjugorje che è diventata un momento forte degli incontri del Papa con i giovani. Nell’Adorazione c’è Cristo vivo, presente nella Chiesa, speranza nostra, eternamente Via, Verità e Vita.

VEGLIA DI PREGHIERA
PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE LEONE XIV

SABATO 2 AGOSTO 2025, TOR VERGATA

Domanda 1 – Amicizia
Santo Padre, sono Dulce María, ho 23 anni e vengo dal Messico. Mi rivolgo a Lei facendomi portavoce di una realtà che viviamo noi giovani in tante parti del mondo. Siamo figli del nostro tempo. Viviamo una cultura che ci appartiene e senza che ce ne accorgiamo ci plasma; è segnata dalla tecnologia soprattutto nel campo dei social network. Ci illudiamo spesso di avere tanti amici e di creare legami di vicinanza mentre sempre più spesso facciamo esperienza di tante forme di solitudine. Siamo vicini e connessi con tante persone eppure, non sono legami veri e duraturi, ma effimeri e spesso illusori. Santo Padre, ecco la mia domanda: come possiamo trovare un’amicizia sincera e un amore genuino che aprono alla vera speranza? Come la fede può aiutarci a costruire il nostro futuro?       

Risposta del Santo Padre    
Carissimi giovani, le relazioni umane, le nostre relazioni con altre persone sono indispensabili per ciascuno di noi, a cominciare dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno. La nostra vita inizia grazie a un legame ed è attraverso legami che noi cresciamo. In questo processo, la cultura svolge un ruolo fondamentale: è il codice col quale interpretiamo noi stessi e il mondo. Come un vocabolario, ogni cultura contiene sia parole nobili sia parole volgari, sia valori sia errori, che bisogna imparare a riconoscere. Cercando con passione la verità, noi non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, stacca questi aspetti, generando confusione ed equivoco. Ora, tra le molte connessioni culturali che caratterizzano la nostra vita, internet e i media sono diventati «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza» (Papa Francesco, Christus vivit, 87). Questi strumenti risultano però ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze. A proposito, Papa Francesco ricordava che talvolta i «meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo» (Christus vivit, 105). Allora le nostre relazioni diventano confuse, sospese o instabili. Inoltre, come sapete, oggi ci sono algoritmi che ci dicono quello che dobbiamo vedere, quello che dobbiamo pensare, e quali dovrebbero essere i nostri amici. E allora le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. È che quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona. Carissimi, ogni persona desidera naturalmente questa vita buona, come i polmoni tendono all’aria, ma quanto è difficile trovarla! Quanto è difficile trovare un’amicizia autentica! Secoli fa, Sant’Agostino ha colto il profondo desiderio del nostro cuore – è il desiderio di ogni cuore umano – anche senza conoscere lo sviluppo tecnologico di oggi. Anche lui è passato attraverso una giovinezza burrascosa: non si è però accontentato, non ha messo a tacere il grido del suo cuore. Agostino cercava la verità, la verità che non illude, la bellezza che non passa. E come l’ha trovata? Come ha trovato un’amicizia sincera, un amore capace di dare speranza? Incontrando chi già lo stava cercando, incontrando Gesù Cristo. Come ha costruito il suo futuro? Seguendo Lui, suo amico da sempre. Ecco le sue parole: «Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo. È in Lui solo che essa può essere felice ed eterna» (Contro le due lettere dei pelagiani, I, I, 1); e la vera amicizia è sempre in Gesù Cristo con fiducia, amore e rispetto. «Ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio» (Discorso 336), ci dice Sant’Agostino. L’amicizia con Cristo, che sta alla base delle fede, non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare. Come scriveva il beato Pier Giorgio Frassati, «vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare» (Lettere, 27 febbraio 1925). Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere. Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace.
   

Il Santo Padre ha dato una risposta bellissima, profonda, attuale e molto intelligente. Oggi più che mai, quando si entra nella rete o quando si accende la tv, bisogna usare il discernimento. Il Papa cita molte volte Sant’Agostino, segno della modernità del pensiero di questo grandissimo santo che dice sempre di aver trovato Colui che lo cercava. Sant’Agostino nella ricerca della Verità ha avuto bisogno della Chiesa e ha trovato aiuto in sant’Ambrogio le cui prediche lo hanno convertito. Sant’Agostino, infatti, predicava a pochi passi dalla scuola palatina dove Agostino insegnava retorica a Milano. Inoltre, Ambrogio ha battezzato Agostino nella veglia pasquale del 387, nell’antica basilica di Milano, sotto al Duomo. Il Santo Padre ha detto ai giovani che solamente in Cristo un’amicizia può essere felice ed eterna e ha citato anche Pier Giorgio Frassati, proprio a proposito dell’amicizia e della fede, senza la quale la vita non ha senso.

Domanda 2 – Coraggio per scegliere
Santo Padre, mi chiamo Gaia, ho 19 anni e sono italiana. Questa sera tutti noi giovani qui presenti vorremmo parlarle dei nostri sogni, speranze e dubbi. I nostri anni sono segnati dalle decisioni importanti che siamo chiamati a prendere per orientare la nostra vita futura. Tuttavia, per il clima di incertezza che ci circonda siamo tentati di rimandare e la paura per un futuro sconosciuto ci paralizza. Sappiamo che scegliere equivale a rinunciare a qualcosa e questo ci blocca, nonostante tutto percepiamo che la speranza indica obiettivi raggiungibili anche se segnati dalla precarietà del momento presente. Santo Padre, le chiediamo: dove troviamo il coraggio per scegliere? Come possiamo essere coraggiosi e vivere l’avventura della libertà viva, compiendo scelte radicali e cariche di significato? 

Risposta del Santo Padre
Grazie per questa domanda. La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere? Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere. Cari giovani, avete detto bene: “scegliere significa anche rinunciare ad altro, e questo a volte ci blocca”. Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio. Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. È Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Gesù è l’Amore di Dio fatto uomo. A riguardo, venticinque anni fa, proprio qui dove ci troviamo, San Giovanni Paolo II disse: «è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare» (Veglia di preghiera nella XV Giornata mondiale della Gioventù, 19 agosto 2000). La paura lascia allora spazio alla speranza, perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia. Riconosciamo la sua fedeltà nelle parole di chi ama davvero, perché è stato davvero amato. “Tu sei la mia vita, Signore”: è ciò che un sacerdote e una consacrata pronunciano pieni di gioia e di libertà. “Tu sei la mia vita, Signore”. “Accolgo te come mia sposa e come mio sposo”: è la frase che trasforma l’amore dell’uomo e della donna in segno efficace dell’amore di Dio nel matrimonio. Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, e la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità: quando impariamo a donare noi stessi, a donare la vita per gli altri. Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. Dico questo stasera pensando a due ragazze, María, ventenne, spagnola, e Pascale, diciottenne, egiziana. Entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani, e la morte le ha colte in questi giorni. Preghiamo insieme per loro; preghiamo anche per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace e nella gioia del suo Regno. E ancora vorrei chiedere le vostre preghiere per un altro amico, un ragazzo spagnolo, Ignacio Gonzalvez, che è stato ricoverato all’ospedale “Bambino Gesù”: preghiamo per lui, per la sua salute. Trovate il coraggio di fare le scelte difficili e dire a Gesù: Tu sei la mia vita, Signore”. “Lord, You are my life”. Grazie.        

Il Santo Padre ha rincuorato i giovani che si trovano un po’ smarriti davanti a scelte come il percorso di studi, la professione, la persona con cui condividere la vita nel matrimonio o rispondere alla chiamata di Gesù al sacerdozio o alla consacrazione religiosa. Insieme a tante altre, sono indubbiamente scelte che decidono la vita. Il Papa ha dato una lunga risposta, ben articolata e come sempre profonda e saggia, come quando dice che davanti alle scelte dobbiamo ricordarci di essere stati scelti a nostra volta. Il Papa ricorda ai giovani che per fare la scelta giusta è importante rivolgersi a Colui che li ha scelti. Siamo stati scelti da Dio e a Lui dobbiamo riferirci per fare la scelta giusta. Ringraziamo Dio per il dono di Papa Leone che ancora una volta ha dimostrato di essere una grazia per tutta la Chiesa e per l’umanità; risposte come queste valgono tanto oro per i giovani, sono formidabili, sono profondissime e toccano anche il cuore di chi non crede. Davanti alle scelte, suggerisce il Papa, facciamo riferimento a Colui che ci ha scelto e ci ama in maniera totale e gratuita; allo stesso modo, nella scelta, amiamo in maniera gratuita e totale chi ci ha scelto e chi scegliamo nella vita. Papa Leone dice che la vita si realizza nel dono di noi stessi, non nell’arraffare, nel desiderare, nel divorare. Il Papa invita a fare l’esperienza dell’amore di Gesù. Chi apre il cuore a Gesù e gusta la sua amicizia fa l’esperienza dell’amicizia vera, eterna, assoluta. Ai giovani cattolici dico personalmente di ritornare al Sacramento del Matrimonio; in chiesa gli sposi vengono uniti da Cristo, in comune gli sposi vengono uniti dal sindaco. Cari giovani, fate la differenza! Il Papa ricorda ai giovani che Cristo ci ha amato immensamente da dare la sua vita per liberarci dal peccato, dall’oppressione, dalla schiavitù del demonio, da tutto il male nelle sue proliferazioni. Cristo ci ha liberato dalla morte e ci ha dato la vita eterna; satana lavora subdolamente per distogliere l’attenzione (soprattutto dei giovani) e indirizzare il loro sguardo a cose inutili, effimere, futili, pericolose, velenose, mortali. Le scelte vere in cui ci si dona totalmente danno senso alla vita, la trasformano a immagine dell’Amore perfetto che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. Il Santo Padre ha poi ricordato le due giovani che sono tornate alla Casa del Padre proprio nei giorni del Giubileo; ha chiesto preghiere per loro, per i familiari, per gli amici e per le loro comunità. Il Papa ha chiesto poi preghiere per la salute di un ragazzo che è stato ricoverato in ospedale a Roma proprio in questi giorni. Il Santo Padre ha concluso questa risposta invitando i giovani ad avere il coraggio di fare scelte difficili sempre affidandosi a Gesù.

Domanda 3 – Richiamo del bene e valore del silenzio     
Santo Padre, mi chiamo Will. Ho 20 anni e vengo dagli stati Uniti. Vorrei farle una domanda a nome di tanti giovani intorno a noi che desiderano, nei loro cuori, qualcosa di più profondo. Siamo attratti dalla vita interiore anche se a prima vista veniamo giudicati come una generazione superficiale e spensierata. Sentiamo nel profondo di noi stessi il richiamo al bello e al bene come fonte di verità. Il valore del silenzio come in questa Veglia ci affascina, anche se incute in alcuni momenti paura per il senso di vuoto. Santo Padre, le chiedo: come possiamo incontrare veramente il Signore Risorto nella nostra vita ed essere sicuri della sua presenza anche in mezzo alle difficoltà e incertezze?    

Risposta del Santo Padre
Proprio all’inizio del Documento con il quale ha indetto il Giubileo, Papa Francesco scrisse che «nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene» (Spes non confundit, 1). Dire “cuore”, nel linguaggio biblico, significa dire “coscienza”: poiché ogni persona desidera il bene nel suo cuore, da tale sorgente scaturisce la speranza di accoglierlo. Ma che cos’è il “bene”? Per rispondere a questa domanda, occorre un testimone: qualcuno che ci faccia del bene. Più ancora, occorre qualcuno che sia il nostro bene, ascoltando con amore il desiderio che freme nella nostra coscienza. Senza questi testimoni non saremmo nati, né saremmo cresciuti nel bene: come veri amici, essi sostengono il comune desiderio di bene, aiutandoci a realizzarlo nelle scelte di ogni giorno. Carissimi giovani, l’amico che sempre accompagna la nostra coscienza è Gesù. Volete incontrare veramente il Signore Risorto? Ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza! Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Rimanete uniti con Gesù nell’Eucaristia. Adorate l’Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco. Ad ogni passo, mentre cerchiamo il bene, chiediamogli: resta con noi, Signore (cfr Lc 24,29)! Resta con noi Signore! Resta con noi, perché senza di Te non possiamo fare quel bene che desideriamo. Tu vuoi il nostro bene; Tu, Signore, sei il nostro bene. Chi ti incontra, desidera che anche altri ii incontrino, perché la tua parola è luce più chiara di ogni stella, che illumina anche la notte più nera. Come amava ripetere Papa Benedetto XVI, chi crede, non è mai solo. Perciò incontriamo veramente Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che il Signore stesso riunisce attorno a sé per farsi incontro, lungo la storia, ad ogni uomo che sinceramente lo cerca. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza! Ecco, carissimi giovani, il compito che il Signore Risorto ci consegna. Sant’Agostino ha scritto: «L’uomo, una particella del tuo creato, o Dio, vuole lodarti. Sei Tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti» (Confessioni, I). Accostando questa invocazione alle vostre domande, vi affido una preghiera: “Grazie, Gesù, per averci raggiunto: il mio desiderio è quello di rimanere tra i Tuoi amici, perché, abbracciando Te, possa diventare compagno di cammino per chiunque mi incontrerà. Fa’, o Signore, che chi mi incontra, possa incontrare Te, pur attraverso i miei limiti, pur attraverso le mie fragilità”. Attraverso queste parole, il nostro dialogo continuerà ogni volta che guarderemo al Crocifisso: in Lui si incontreranno i nostri cuori. Ogni volta che adoriamo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori si uniscono in Lui. Perseverate dunque nella fede con gioia e coraggio. E così possiamo dire: grazie Gesù per averci amati; grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi, Signore! Resta con noi!

Anche questa risposta è profondissima e tocca i cuori. Leone XIV cita inizialmente il passaggio del documento con cui Papa Francesco ha indetto il Giubileo, quando scrisse che «nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene». Nel cuore di ciascuno c’è il desiderio di speranza del bene e c’è la speranza di accoglierlo. Il Papa aggiunge che possiamo sapere che cos’è il bene se abbiamo fatto l’esperienza di qualcuno che è il nostro bene; senza questi testimoni non saremmo nati né saremmo cresciuti nel bene. Per sapere che cos’è quel bene che desideriamo dobbiamo sperimentare la presenza di qualcuno che sia il nostro bene e ci faccia del bene; è, ad esempio, l’amore degli sposi, dei genitori per i figli e dei figli per i genitori. Papa Leone ci riporta a Cristo, vero amico che non ci abbandona mai, ci ama incondizionatamente e ci guida nella Verità attraverso la Sua Parola. Il Papa invita a seguire sempre Gesù, maestro buono che cammina al nostro fianco; in questo modo possiamo realizzare il desiderio di bene che il nostro cuore ricerca. Gesù è il nostro bene ed è il bene che doniamo agli altri. Il Papa poi cita delle riflessioni di Sant’Agostino, sempre attuali e bellissime, altissime e profondissime. Il Santo Padre invita i giovani a cercare Cristo nella Chiesa, a partecipare della vita comunitaria e ad affratellarsi con altri cercatori di Dio, missionari del Vangelo, testimoni di giustizia e di pace. L’umanità ha bisogno di uomini e donne testimoni di speranza. Dio ci ha creati per Lui, per cercarlo, servirlo e amarlo. La preghiera che il Papa ha consegnato ai giovani è breve ma intensa, vale la pena impararla e diffonderla ai ragazzi, è un inno d’amore a Cristo:

“Grazie, Gesù, per averci raggiunto:
il mio desiderio è quello di rimanere tra i Tuoi amici,
 perché, abbracciando Te, possa diventare compagno di cammino

per chiunque mi incontrerà.
Fa’, o Signore, che chi mi incontra, possa incontrare Te,
pur attraverso i miei limiti, pur attraverso le mie fragilità”.

Ringraziamo la Madonna per averci donato questo grande Papa e ringraziamo i giovani che stanno dando una bellissima testimonianza di fede sincera, ricerca di verità e speranza di pace.

Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Cercatori di Dio nel silenzio e nella adorazione eucaristica

🔴LIVE🔴LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO – di P. Livio – Puntata 9

Loading the player...

Papa Leone, la «prima» tra i giovani: «Siete il sale della terra, la luce del mondo»

di Ester Palma – Corriere della Sera – 4 Agosto 2025

Prevost, che non ha ancora compiuto 70 anni, può contare su una prestanza fisica che i suoi predecessori delle Giornate mondiali della gioventù (Gmg) avevano perso da tempo, per età e malanni vari

Papa Leone XIV

Forse non ha la personalità esplosiva di Giovanni Paolo II, la sapienza teologica profondissima di Benedetto XVI e neanche la spontaneità di Francesco (o forse scopriremo in lui tutte queste doti col tempo): ma papa Leone XIV, mite, schivo e schietto, ha saputo subito farsi amare dal milione di giovani arrivati a Roma per il loro Giubileo.

La sua prima vera uscita «di popolo» è stata indimenticabile: ha affascinato tutti fin dai primi momenti, dopo il percorso di mezz’ora in papamobile in cui non ha mai smesso di salutare e benedire i ragazzi entusiasti, col suo sorriso quasi timido con cui sembrava volerli abbracciare uno per uno.

Ma il primo Papa americano li aveva già conquistati martedì sera, con la discesa in piazza San Pietro dopo la messa di benvenuto. È stata una sorpresa, il giro in papamobile e il saluto dall’altare non erano in programma: «Siete sale della Terra, luce del mondo, il vostro entusiasmo lo hanno ascoltato fino alla fine del mondo», ha scandito nelle tre lingue che usa abitualmente (inglese, spagnolo e italiano) ai 120 mila ragazzi assiepati anche su via della Conciliazione.

C’è da dire che Leone XIV ha dalla sua una prestanza fisica che i suoi predecessori delle Giornate mondiali della gioventù (Gmg) avevano perso da tempo, per età e malanni vari. Non ha ancora compiuto 70 anni (li farà a settembre, il 14) ed è quindi relativamente giovane per essere un Papa.

Dei Pontefici più recenti solo Wojtyla aveva meno anni di lui quando fu eletto, a «soli» 58. Certo, siamo lontani dal «record» di Giovanni XII, arrivato sul soglio pontificio nel lontanissimo 955 a soli 18 anni e vissuto soltanto altri 9: e comunque Joseph Ratzinger diventò Benedetto XVI a 78 anni e Francesco ne aveva già 76. Il Papa cui Prevost si ispira tanto da prenderne il nome, Leone XIII, fu eletto a 68 anni, ma visse fino a 93, diventando uno dei Pontefici più longevi della storia.

Da buon americano poi, papa Prevost è sempre stato uno sportivo. Ha praticato a un buon livello amatoriale il tennis, tanto da considerarlo una sorta di metafora della vita: dopo la sua elezione ha raccontato che gli ha insegnato ad «accettare la sconfitta, riconoscere i propri limiti e rialzarsi con fede». Ma è anche appassionato di baseball e calcio e in rete circolano foto che lo ritraggono a cavallo.

Già durante la processione del Corpus Domini, lo scorso giugno, sui social si sono letti commenti ammirati per la sua «camminata» dalla basilica di San Giovanni a quella di Santa Maria Maggiore, paludato nei pesanti paramenti sacri e tenendo ben alto l’ostensorio. Il tutto in una giornata in cui a Roma la temperatura toccava i 40 gradi.

Né Benedetto, né Francesco avrebbero potuto dare prova di una simile resistenza fisica. Ma a volte a un Papa può non servire: tutti ricordano alla Gmg del 2000 Giovanni Paolo II, già molto provato dal Parkinson e dalle patologie che l’avrebbero ucciso meno di 5 anni dopo, infiammare il cuore e l’anima dei suoi (2 milioni di) ragazzi battendo il tempo dei canti sulla sedia e agitando le braccia sullo stesso loro ritmo.

Dal punto di vista strettamente spirituale, da agostiniano e canonista, Leone XIV ha puntato fin dall’inizio sulla fede, pura e semplice, senza fronzoli o «sbandamenti». La fede nella croce di Cristo, come quella giubilare che ha portato, sempre sorridendo, appena sceso dalla papamobile verso l’enorme palco, col sottofondo musicale del coro della Diocesi di Roma. E forse i ragazzi hanno capito che non si trattava di una semplice «coreografia», sebbene nei secoli la Chiesa cattolica abbia sempre puntato sulla «scenografia» dei riti. Come l’altra immagine da ricordare, immortalata da migliaia di cellulari: lui in mozzetta rossa e stola, inginocchiato davanti all’ostensorio, nel silenzio quasi surreale di Tor Vergata.

Pagina 451 di 1288

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy