
Pensiero Spirituale sulle parole del Santo Padre ai giovani riuniti a Medjugorje in occasione del Mladifest (4-8 agosto 2025)
Cari amici, il Santo Padre ha inviato un messaggio ai partecipanti al 36° Festival dei giovani che si tiene a Medjugorje dal 4 all’8 agosto.
Riporto, di seguito, le sue parole alternate dalle mie riflessioni.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARTECIPANTI AL 36° FESTIVAL DEI GIOVANI (MLADIFEST)
Da Castel Gandolfo, 9 luglio 2025
Cari giovani,
sono molto lieto di rivolgermi a voi, con un messaggio in occasione del 36° Festival che vi riunisce, come ogni anno, a Medjugorje. Provenite da tanti Paesi del mondo: a tutti rivolgo con affetto il saluto del Signore Risorto: “La pace sia con voi!”
In questi giorni meditate sul motto scelto per il Festival: «Andremo alla casa del Signore» (Sal 122,1). Questa frase ci parla di un cammino, di un desiderio che ci muove verso Dio, verso il luogo della sua dimora, dove possiamo essere veramente a casa, perché lì ci attende il suo Amore. Come si fa a camminare verso la casa del Signore e non sbagliare la strada? Gesù ci ha detto «Io sono la via» (Gv 14,6): è Lui stesso che ci accompagna, ci guida, ci rafforza lungo il cammino. Il Suo Spirito ci apre gli occhi e ci fa vedere ciò che da soli non riusciremmo a comprendere.
Gesù è il nostro compagno di viaggio, come lo è stato per i discepoli di Emmaus. Alle domande sul senso della vita, sul senso della morte, sull’Aldilà, sul dolore e sul male non possiamo rispondere se non accompagnati da Gesù che ci dà il suo Spirito, il quale ci rivela le risposte che ritroviamo nella Sacra Scrittura, che entrano nel nostro cuore e ci illuminano. Il suo Spirito ci apre gli occhi, altrimenti rischiamo di vagare per tutto il tempo della vita fino a precipitare nell’abisso di tenebre che è un’insidia a tutti quelli che non aprono il cuore a Dio. Il cammino della vita è bellissimo e pericolosissimo al medesimo tempo e noi possiamo percorrerlo in sicurezza se apriamo il cuore a Dio che bussa. Papa Benedetto XVI diceva che chi crede non è mai solo.
Sulla strada della vita non si cammina mai da soli. Il nostro cammino è sempre intrecciato con quello di qualcun altro: siamo fatti per l’incontro, per camminare insieme e per scoprire insieme una meta comune. Perciò condivido volentieri con voi un pensiero di Sant’Agostino che non parla della casa del Signore come di una meta lontana, ma annuncia la gioia di un cammino vissuto insieme, come popolo in pellegrinaggio: «Andiamo, andiamo! Parlano così fra loro e, accendendosi, per così dire, l’un l’altro, formano un’unica fiamma. E quest’unica fiamma, nata da chi parlando comunica all’altro il fuoco di cui arde» (S. Aurelii Augustini, Enarrationes in Psalmos, PL 37, p. 1619). Che immagine meravigliosa! Nessuno cammina da solo: ci si incita a vicenda, ci si accende a vicenda. Le fiamme dei cuori si uniscono, e diventano un unico grande fuoco che illumina il cammino. Anche voi, giovani, non siete pellegrini solitari. Questa strada verso il Signore si percorre insieme. È questa la bellezza della fede vissuta nella Chiesa.
Provo una certa sorpresa nel sentire queste parole perché siamo soliti associare la popolazione americana a un certo tipo di avanguardia tecnologica, un alto livello di efficienza e poca attitudine alla poesia. Papa Leone è un finissimo teologo, un filosofo poeta com’era Sant’Agostino.
Attraverso gli incontri quotidiani, possiamo percorrere insieme il nostro pellegrinaggio verso la casa del Signore. A questo proposito, carissimi, sapete bene che viviamo in un mondo sempre più digitale, dove l’intelligenza artificiale e la tecnologia ci offrono mille opportunità. Ricordate: nessun algoritmo potrà mai sostituire un abbraccio, uno sguardo, un vero incontro, né con Dio, né con i nostri amici, né con la nostra famiglia. Pensate a Maria. Anche lei ha intrapreso un viaggio faticoso per incontrare sua cugina Elisabetta. Non era facile, ma lo ha fatto, e quell’incontro ha generato gioia: Giovanni Battista ha esultato nel grembo di sua madre riconoscendo, nel grembo della vergine Maria, la presenza viva del Signore. Sull’esempio di Maria, vi incoraggio perciò a cercare incontri veri. Gioite insieme, e non abbiate paura di piangere con chi piange, come ci dice anche San Paolo: «Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15).
Papa Leone invita i ragazzi a riflettere sul valore di un abbraccio, di uno sguardo, di un incontro vero che non si possono paragonare alla pochezza delle esperienza digitali. Il Papa poi porta lo sguardo su Maria, che si mette in viaggio per incontrare sua cugina Elisabetta, è un cammino lungo e faticoso ma la Madonna non è sola, Gesù è nel suo grembo.
Siete arrivati a Medjugorje da molte Nazioni e forse vi sembra che la lingua o la cultura siano un ostacolo all’incontro: abbiate coraggio. C’è un linguaggio più forte di ogni barriera, il linguaggio della fede, alimentato dall’amore di Dio. Siete tutti membra del suo Corpo, che è la Chiesa: incontratevi, conoscetevi, condividete. Solo così, camminando insieme, sostenendoci a vicenda, accendendoci l’un l’altro, arriveremo alla casa del Signore. Che gioia sapere che siamo attesi nella casa del Padre, accolti dal suo amore e che non dobbiamo camminare da soli, ma insieme!
Il Papa ricorda la bellezza di scoprire negli altri persone che condividono la nostra stessa fede, che amano Gesù e Maria come noi li amiamo. Questa scoperta è una grande gioia, è un grande incoraggiamento che avviene ovviamente non soltanto in momenti particolari di incontri mondiali come quello di Torvergata o di Medjugorje, ma anche nella vita quotidiana. In questo mondo molto secolarizzato che in gran parte ha rifiutato la fede e la Croce, capita di incontrare persone che condividono la nostra fede e questi incontri riempiono il cuore di una grande gioia. Il linguaggio della fede, alimentato dall’amore di Dio, è veramente più forte di ogni barriera. Noi che crediamo in Cristo siamo un’unica famiglia, i legami spirituali sono certamente più stretti rispetto a quelli carnali. Il Papa riflette inoltre sulla gioia che ci attende in Paradiso quando il Padre ci accoglierà nel suo immenso amore. La strada verso il Paradiso è più bella se condivisa, il Papa invita i giovani a non percorrerla da soli, ma insieme, con quelli che hanno la nostra medesima fede e sono legati a noi dal medesimo amore.
Lungo la strada, se qualcuno di voi sente in sé la chiamata a una vocazione speciale, alla vita consacrata o al sacerdozio, vi incoraggio a non avere paura di rispondere. Quell’invito, che sentite vibrare dentro, viene da Dio, che parla al nostro cuore. Ascoltatelo con fiducia: la parola del Signore, infatti, non solo ci rende davvero liberi e felici, ma ci realizza autenticamente come uomini e come cristiani.
Papa Leone torna ancora una volta a riflettere sulla vocazione sacerdotale o alla vita consacrata. Il Papa sa quanto siano importanti per la vita della Chiesa i sacerdoti, le suore, i consacrati e le consacrate. La Madonna stessa ha detto: «Pregate per i vostri pastori, affinché abbiano la forza e l’amore per essere dei ponti di salvezza». Nel tempo dei Segreti i sacerdoti saranno ponti su cui il popolo di Dio dovrà passare per arrivare sulla sponda del tempo della pace. L’invito del Papa è frequente, dice ai giovani e alle giovani che sentono la chiamata del Signore di rispondere con coraggio e con fiducia. Personalmente aggiungo una mia riflessione personale, una domanda che spesso mi pongo e che rivolgo ai giovani: se non avessi risposto alla chiamata che vita avrei avuto? Certamente non così bella e piena come quella che ho vissuto.
Cari giovani, mentre affido ciascuno di voi a Maria, Madre di Cristo e nostra Madre, vi accompagno con la mia preghiera. La Vergine Santa vi incoraggi e vi guidi lungo il cammino, per diventare annunciatori di pace e di speranza. Di cuore imparto su tutti voi la mia benedizione apostolica.
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

Pensiero Spirituale sulle parole del Santo Padre al Giubileo dei giovani (II parte)
Cari amici, il Santo Padre ha rivolto parole bellissime, profonde e molto edificanti ai giovani in occasione del Giubileo a loro dedicato.
Riporto, di seguito, l’Omelia del Santo Padre intervallata da una mia personale riflessione proprio sulle parole rivolte ai giovani riuniti domenica 3 agosto a Tor Vergata, in occasione della Santa Messa.
OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
SANTA MESSA A TOR VERGATA, 3 AGOSTO 2025
Carissimi giovani,
dopo la Veglia vissuta assieme ieri sera, ci ritroviamo oggi per celebrare l’Eucaristia, Sacramento del dono totale di Sé che il Signore ha fatto per noi. Possiamo immaginare di ripercorrere, in questa esperienza, il cammino compiuto la sera di Pasqua dai discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35): prima si allontanavano da Gerusalemme intimoriti e delusi; andavano via convinti che, dopo la morte di Gesù, non ci fosse più niente da aspettarsi, niente in cui sperare. E invece hanno incontrato proprio Lui, lo hanno accolto come compagno di viaggio, lo hanno ascoltato mentre spiegava loro le Scritture, e infine lo hanno riconosciuto allo spezzare del pane. I loro occhi allora si sono aperti e l’annuncio gioioso della Pasqua ha trovato posto nel loro cuore.
I discepoli di Emmaus, ci fa capire il Santo Padre, sono passati dalla tristezza alla gioia quando hanno incontrato il Signore
La liturgia odierna non ci parla direttamente di questo episodio, ma ci aiuta a riflettere su ciò che in esso si narra: l’incontro con Cristo Risorto che cambia la nostra esistenza, che illumina i nostri affetti, desideri, pensieri.
La prima Lettura, tratta dal Libro del Qoelet, ci invita a prendere contatto, come i due discepoli di cui abbiamo parlato, con l’esperienza del nostro limite, della finitezza delle cose che passano (cfr Qo 1,2;2,21-23); e il Salmo responsoriale, che le fa eco, ci propone l’immagine dell’«erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca» (Sal 90,5-6). Sono due richiami forti, forse un po’ scioccanti, che però non devono spaventarci, quasi fossero argomenti “tabù”, da evitare. La fragilità di cui ci parlano, infatti, è parte della meraviglia che siamo. Pensiamo al simbolo dell’erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo, è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno.
Papa Leone ha tratti di prosa proprio agostiniana, bellissima, poetica.
È così che vive il campo, rinnovandosi continuamente, e anche durante i mesi gelidi dell’inverno, quando tutto sembra tacere, la sua energia freme sottoterra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori.
Anche la Regina della pace, nei suoi Messaggi, ha espresso le sue altissime qualità poetiche come quando ha parlato dei fiori di primavera: «oggi desidero esortarvi ad aprire il vostro cuore a Dio, come si aprono i fiori in primavera alla ricerca del sole» (31 gennaio 1985).
Noi pure, cari amici, siamo fatti così: siamo fatti per questo. Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio. Ci troveremo di fronte a Lui, che ci aspetta, anzi che bussa gentilmente al vetro della nostra anima (cfr Ap 3,20). Ed è bello, anche a vent’anni, spalancargli il cuore, permettergli di entrare, per poi avventurarci con Lui verso gli spazi eterni dell’infinito.
Sant’Agostino, parlando della sua intensa ricerca di Dio, si chiedeva: «Qual è allora l’oggetto della nostra speranza […]? È la terra? No. Qualcosa che deriva dalla terra, come l’oro, l’argento, l’albero, la messe, l’acqua […]? Queste cose piacciono, sono belle queste cose, sono buone queste cose» (Sermo 313/F, 3). E concludeva: «Ricerca chi le ha fatte, egli è la tua speranza» (ibid.). Pensando, poi, al cammino che aveva percorso, pregava dicendo: «Tu [Signore] eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo […]. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai (cfr Sal 33,9; 1Pt 2,3) e ho fame e sete (cfr Mt 5,6; 1Cor 4,11); mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace» (Confessiones, 10, 27).
Questo brano di Sant’Agostino, tratto da Le Confessioni, è sempre attuale, ricco di spunti di riflessione.
Sorelle e fratelli, sono parole bellissime, che ricordano quanto Papa Francesco diceva a Lisbona, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, ad altri giovani come voi: «Ognuno è chiamato a confrontarsi con grandi domande che non hanno […] una risposta semplicistica o immediata, ma invitano a compiere un viaggio, a superare sé stessi, ad andare oltre […], a un decollo senza il quale non c’è volo. Non allarmiamoci allora se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro […]. Non siamo malati, siamo vivi!» (Discorso per l’incontro con i Giovani Universitari, 3 agosto 2023).]
C’è una domanda importante nel nostro cuore, un bisogno di verità che non possiamo ignorare, che ci porta a chiederci: cos’è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità? Nei giorni scorsi avete fatto molte belle esperienze. Vi siete incontrati tra coetanei provenienti da varie parti del mondo, appartenenti a diverse culture. Vi siete scambiati conoscenze, avete condiviso aspettative, avete dialogato con la città attraverso l’arte, la musica, l’informatica, lo sport. Al Circo Massimo, poi, accostandovi al Sacramento della Penitenza, avete ricevuto il perdono di Dio e avete chiesto il suo aiuto per una vita buona.
In tutto questo potete cogliere una risposta importante: la pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo (cfr Lc 12,13-21). È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere (cfr Mt 10,8-10; Gv 6,1-13). Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle «cose di lassù» (Col 3,2), per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi «sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità» (Col 3,12), di perdono (cfr ivi, v. 13), di pace (cfr Gv 14,27), come quelli di Cristo (cfr Fil 2,5). E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che «la speranza […] non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (cfr Rm 5,5).
Il Papa sottolinea che abbiamo ricevuto in dono lo Spirito Santo che, quindi è già presente in noi. Partendo da questa certezza possiamo sviluppiamo uno sguardo di speranza sul futuro perché sappiamo di essere amati da Cristo che ci conduce verso il futuro.
Carissimi giovani, la nostra speranza è Gesù. È Lui, come diceva San Giovanni Paolo II, «che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande […], per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna» (XV Giornata Mondiale della Gioventù, Veglia Di Preghiera, 19 agosto 2000). Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa, come ci hanno insegnato i beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis, che presto saranno proclamati Santi. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo.
Il Santo Padre invita i giovani a prendere a modello Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis che saranno proclamati Santi fra poche settimane. Sono modelli mirabilissimi per tanti giovani che vogliono fare della loro vita un poema per Dio. Il Papa incoraggia i ragazzi e le ragazze ad aspirare a cose grandi, a non accontentarsi. La santità è alla portata di tutti.
Vi affido a Maria, la Vergine della speranza. Con il suo aiuto, tornando nei prossimi giorni ai vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e contagiate chiunque incontrate col vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino!
Da: “Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

Padre Livio: Cara Marija, vorrei che ci parlassi di questo giorno bellissimo. So che a voi veggenti la Madonna ha raccontato la sua vita che è rimasta un po’ segreta. Alcune cose, però, le sappiamo e una di queste è che il suo
compleanno è il 5 agosto. Puoi raccontarci quando vi ha fatto questa rivelazione e cosa ha chiesto per questa occasione?
Marija: Una volta la Madonna, dopo tante preghiere e novene, ci ha detto che il suo compleanno è il 5 agosto.
Aveva chiesto nove giorni di preghiera per le sue intenzioni ed è stato bellissimo perché da quel momento abbiamo
offerto novene, rinunce, preghiere per le intenzioni della Madonna. Come stiamo facendo ancora ogni anno, anche con fiori, rose, la torta e tutto quello che c’è per un compleanno. Questo è un compleanno speciale perché durante i primi anni delle apparizioni, quando la Madonna ci ha rivelato la data e in particolare che quell’anno sarebbero stati duemila anni dalla sua nascita, la Madonna ha chiesto per nove giorni di andare sulla collina delle apparizioni
e l’apparizione sarebbe stata di notte. La cosa molto forte e bella è stata la rivelazione del giorno del suo compleanno e poi ci ha detto: «Pregate per le mie intenzioni, quando pregate per le mie intenzioni il vostro cuore si apre e io posso intercedere, pregare e chiedere a mio Figlio per voi».
Padre Livio: Nella prima fase del suo programma – dall’inizio delle apparizioni il 24 giugno 1981, fino alla elezione della parrocchia il 1 marzo 1984 – la Madonna ha raccontato ai veggenti la sua vita raccomandando di
scriverla. L’ha raccontata a ciascuno dei sei ragazzi, singolarmente. Si tratta di un’iniziativa di grande rilievo che non ha precedenti nelle apparizioni mariane dei tempo moderni. Un particolare lo conosciamo, perché la Madonna lo ha rivelato chiedendo a tutti noi di festeggiare e riguarda il giorno della sua nascita: il 5 agosto. La Chiesa
celebra la festa liturgica della natività della Vergine Maria l’8 settembre, perché segue una tradizione, non perché dice che la Madonna è nata l’8 settembre.
La Madonna ha voluto dare molta enfasi alla rivelazione del giorno della sua nascita con un messaggio commovente dato il 1 agosto 1984: «Il cinque agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita.
Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate.
Prendete la vostra corona del rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua. Nel corso di tutti questi secoli mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me?».
La Madonna ha praticamente detto che il 5 agosto 1984 era il secondo millennio della sua nascita. La precisazione della Madonna può essere un prezioso riferimento per gli storici e gli esegeti, sempre che la vogliano accogliere.
L’intenzione della Madre di Dio, però, è un’altra: vuole che i suoi figli si rendano conto del suo amore inesauribile e universale che abbraccia l’intero cammino dell’umanità e ogni persona in particolare. Anche quello che ci chiede per festeggiare il suo compleanno è a nostro completo vantaggio, infatti tre giorni di digiuno e di preghiera come riconoscenza fanno bene anche noi. Quel 5 agosto 1984 i veggenti e i giovani del villaggio di Medjugorje hanno preparato per l’incontro con la
Madonna una torta enorme con gli auguri di rito. Sono cose molto belle, ma se andiamo al sodo dobbiamo dire che la vita della Madonna la conosciamo già nei Vangeli, Lei è la Madre di Dio e la discepola del Signore. Anche noi
dobbiamo essere discepoli di Gesù come lo è stata Lei.

Martedì 5 Agosto 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 9-10: PENSIERO SPIRITUALE
La Parole di Papa Leone al Giubileo dei giovani (parte seconda)
h. 10. LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO (10)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Messaggio di Papa Leone ai giovani del Madlifest
Medjugorje: 5 Agosto compleanno della Madonna
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Cari giovani,
sono molto lieto di rivolgermi a voi, con un messaggio in occasione del 36° Festival che vi riunisce, come ogni anno, a Medjugorje. Provenite da tanti Paesi del mondo: a tutti rivolgo con affetto il saluto del Signore Risorto: “La pace sia con voi!”
In questi giorni meditate sul motto scelto per il Festival: «Andremo alla casa del Signore» (Sal 122,1). Questa frase ci parla di un cammino, di un desiderio che ci muove verso Dio, verso il luogo della sua dimora, dove possiamo essere veramente a casa, perché lì ci attende il suo Amore. Come si fa a camminare verso la casa del Signore e non sbagliare la strada? Gesù ci ha detto «Io sono la via» (Gv 14,6): è Lui stesso che ci accompagna, ci guida, ci rafforza lungo il cammino. Il Suo Spirito ci apre gli occhi e ci fa vedere ciò che da soli non riusciremmo a comprendere.
Sulla strada della vita non si cammina mai da soli. Il nostro cammino è sempre intrecciato con quello di qualcun altro: siamo fatti per l’incontro, per camminare insieme e per scoprire insieme una meta comune. Perciò condivido volentieri con voi un pensiero di Sant’Agostino che non parla della casa del Signore come di una meta lontana, ma annuncia la gioia di un cammino vissuto insieme, come popolo in pellegrinaggio: «Andiamo, andiamo! Parlano così fra loro e, accendendosi, per così dire, l’un l’altro, formano un’unica fiamma. E quest’unica fiamma, nata da chi parlando comunica all’altro il fuoco di cui arde» (S. Aurelii Augustini, Enarrationes in Psalmos, PL 37, p. 1619). Che immagine meravigliosa! Nessuno cammina da solo: ci si incita a vicenda, ci si accende a vicenda. Le fiamme dei cuori si uniscono, e diventano un unico grande fuoco che illumina il cammino. Anche voi, giovani, non siete pellegrini solitari. Questa strada verso il Signore si percorre insieme. È questa la bellezza della fede vissuta nella Chiesa.
Attraverso gli incontri quotidiani, possiamo percorrere insieme il nostro pellegrinaggio verso la casa del Signore. A questo proposito, carissimi, sapete bene che viviamo in un mondo sempre più digitale, dove l’intelligenza artificiale e la tecnologia ci offrono mille opportunità. Ricordate: nessun algoritmo potrà mai sostituire un abbraccio, uno sguardo, un vero incontro, né con Dio, né con i nostri amici, né con la nostra famiglia. Pensate a Maria. Anche lei ha intrapreso un viaggio faticoso per incontrare sua cugina Elisabetta. Non era facile, ma lo ha fatto, e quell’incontro ha generato gioia: Giovanni Battista ha esultato nel grembo di sua madre riconoscendo, nel grembo della vergine Maria, la presenza viva del Signore. Sull’esempio di Maria, vi incoraggio perciò a cercare incontri veri. Gioite insieme, e non abbiate paura di piangere con chi piange, come ci dice anche San Paolo: «Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15).
Siete arrivati a Medjugorje da molte Nazioni e forse vi sembra che la lingua o la cultura siano un ostacolo all’incontro: abbiate coraggio. C’è un linguaggio più forte di ogni barriera, il linguaggio della fede, alimentato dall’amore di Dio. Siete tutti membra del suo Corpo, che è la Chiesa: incontratevi, conoscetevi, condividete. Solo così, camminando insieme, sostenendoci a vicenda, accendendoci l’un l’altro, arriveremo alla casa del Signore. Che gioia sapere che siamo attesi nella casa del Padre, accolti dal suo amore e che non dobbiamo camminare da soli, ma insieme!
Lungo la strada, se qualcuno di voi sente in sé la chiamata a una vocazione speciale, alla vita consacrata o al sacerdozio, vi incoraggio a non avere paura di rispondere. Quell’invito, che sentite vibrare dentro, viene da Dio, che parla al nostro cuore. Ascoltatelo con fiducia: la parola del Signore, infatti, non solo ci rende davvero liberi e felici, ma ci realizza autenticamente come uomini e come cristiani.
Cari giovani, mentre affido ciascuno di voi a Maria, Madre di Cristo e nostra Madre, vi accompagno con la mia preghiera. La Vergine Santa vi incoraggi e vi guidi lungo il cammino, per diventare annunciatori di pace e di speranza. Di cuore imparto su tutti voi la mia benedizione apostolica.
Papa Leone XIV


