BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Il Papa: non omologhiamoci alla mentalità del mondo, testimoniamo Cristo

Prima della preghiera dell”Angelus a Castel Gandolfo, Leone XIV ricorda che “agire nella verità costa, perché nel mondo c’è chi sceglie la menzogna” e invita “a non rispondere alla prepotenza con la vendetta”. Gesù ci chiede di rimanere “fedeli alla verità nella carità”, come i martiri che possiamo imitare “in circostanze e con modalità diverse”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Non sempre il bene trova, attorno a sé, una risposta positiva. Anzi a volte, proprio perché la sua bellezza infastidisce quelli che non lo accolgono, chi lo compie finisce coll’incontrare dure opposizioni, fino a subire prepotenze e soprusi.

Essere perseguitato: è ciò che accade, a volte, a chi sceglie di seguire Cristo, perché “è segno di contraddizione” la “missione” di Gesù, lo aveva detto Lui stesso, e “non è tutta “rose e fiori”, sottolinea il Papa all’Angelus, da piazza della Libertà, a Castel Gandolfo, dopo aver celebrato la Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda di Albano. Ai 2500 pellegrini e fedeli radunati attorno a lui e a quanti lo ascoltano collegati attraverso radio, tv, web e social, Leone evidenzia che il messaggio di Cristo, “pur parlando d’amore e di giustizia”, viene “rifiutato”, e per questo Gesù sarà “osteggiato, arrestato, insultato, percosso, crocifisso”. La stessa esperienza la vivono le tante comunità cristiane dei primi secoli, “comunità pacifiche che, pur con i loro limiti, cercavano di vivere al meglio il messaggio di carità del Maestro. Eppure subivano persecuzioni”, aggiunge il Papa.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ANGELUS DI PAPA LEONE XIV

Agire nella verità costa, perché nel mondo c’è chi sceglie la menzogna, e perché il diavolo, approfittandone, spesso cerca di ostacolare l’agire dei buoni.

Fedeli in piazza della Libertà a Castel Gandolfo durante l'Angelus

Fedeli in piazza della Libertà a Castel Gandolfo durante l’Angelus   (@Vatican Media)

Perseverare nel bene

L’invito di Gesù è, però, “con il suo aiuto, a non arrenderci e a non omologarci a questa mentalità”, a perseverare nel fare il bene per “tutti”, anche per “chi ci fa soffrire”, dice il Pontefice “a non rispondere alla prepotenza con la vendetta” e “a rimanere” invece “fedeli alla verità nella carità”.

Leone XIV mentre legge la catechesi dell'Angelus

Leone XIV mentre legge la catechesi dell’Angelus (@VATICAN MEDIA)

Esercitare le proprie responsabilità secondo il Vangelo

Questa fedeltà alla verità è quella che testimoniano i martiri “spargendo il sangue per la fede”, spiega il Papa, aggiungendo che “anche noi, in circostanze e con modalità diverse, possiamo imitarli”.

Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche “no”, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza.

È ciò che accade anche “un insegnante che desideri formare correttamente i suoi alunni”, o ancora a “un professionista, un religioso, un politico, che si propongano di svolgere onestamente la loro missione”, o a “chiunque si sforzi di esercitare con coerenza, secondo gli insegnamenti del Vangelo, le proprie responsabilità.

Un gruppo di fedeli

Un gruppo di fedeli (@VATICAN MEDIA)

Essere testimoni fedeli e coraggiosi di Cristo

Da qui l’incoraggiamento di Leone a pregare Maria, perché ci aiuti “ad essere, in ogni circostanza, testimoni fedeli e coraggiosi” di Cristo, e a “sostenere i fratelli e le sorelle che oggi soffrono per la fede”.

Papa: portiamo nel mondo il fuoco dell’amore che rinnova, non quello delle armi

Nella Messa celebrata XIV al santuario di Santa Maria della Rotonda di Albano, dedicata ai bisognosi assistiti dalla Caritas diocesana, il Papa esorta ad essere “una Chiesa madre”, che rigenera “non in virtù di una potenza mondana”, ma con la carità e l’accoglienza. Una “Chiesa di poveri” che oppone “all’indifferenza la cura”. E incoraggia a non distinguere “tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto”, tutti siamo preziosi

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Arriva a piedi Leone XIV al santuario di Santa Maria della Rotonda di Albano, dove, insieme a sacerdoti, parrocchiani e operatori della Caritas, lo attendono per la celebrazione della Messa domenicale i poveri del territorio, gli utenti dei centri di ascolto, i senza fissa dimora e gli ospiti di strutture di accoglienza e di case famiglia della diocesi.

Leone XIV accolto dal vescovo di Albano monsignor Viva e dal sindaco Borelli (VATICAN MEDIA)

Per le strade di Albano

Pochi i chilometri percorsi dal Papa in automobile da Castel Gandolfo alla cittadina limitrofa. Accolto dal vescovo della diocesi di Albano, monsignor Vincenzo Viva, e dal sindaco, Massimiliano Borelli, il Pontefice, giunge all’antico luogo di culto percorrendo via della Rotonda, fra tanta gente assiepata ai bordi della strada.

Il Papa mentre saluta alcune persone durante il percorso a piedi verso il Santuario di Santa Maria della Rotonda (Vatican Media)

Sul sagrato del santuario, che consacrato nell’XI secolo custodisce un’icona mariana di epoca anteriore portata da alcune monache greche nel periodo delle persecuzioni iconoclaste, ad accogliere il Pontefice è il rettore, monsignor Adriano Gibellini. Con lui anche il direttore della Caritas della diocesi di Albano, Alessio Rossi, che guida il Papa sotto il portico per illustragli la mostra fotografica itinerante allestita dalla Caritas diocesana “Segni di speranza”, 13 pannelli che raccontano storie vere, emozioni, numeri, impegno quotidiano al fianco di ultimi e bisognosi, per far capire che ciascuno può offrire aiuto, attenzione e amore agli altri. Tra i pannelli anche uno dedicato al messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il 16 novembre prossimo.

Il Papa mentre visita la mostra allestita dalla Caritas (Vatican Media)

Leone entra nel santuario poco dopo e, prima di prepararsi per la Messa, si raccoglie per un breve momento in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Oltre un centinaio quanti siedono ai banchi, mentre fuori altri seguono la liturgia da un maxischermo.

12/08/2025

Caritas Albano: i nostri poveri, gli ultimi, a pranzo con il Papa saranno i primi

Domenica 17 agosto, dopo la Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda, dove gli emarginati saranno protagonisti, e dopo la recita dell’Angelus a Castel Gandolfo, Leone XIV…

Nella Chiesa si è Corpo di Cristo

Nell’omelia sono un abbraccio aperto a tutti le parole del Pontefice. “È una gioia trovarci insieme – dice, riconoscendo, però, che ognuno va “in chiesa con qualche stanchezza e paura – a volte più piccole, a volte più grandi”, ma subito si è “meno soli” stando “insieme” agli altri e trovando “la Parola e il Corpo di Cristo”. Perché se “all’esterno la Chiesa, come ogni realtà umana, può apparirci spigolosa”, quando se ne varca “la soglia” e si riceve “accoglienza” emerge “la sua realtà divina”, spiega Leone. Le personali “povertà” e “vulnerabilità e soprattutto i fallimenti per cui possiamo venire disprezzati e giudicati” vengono “accolti nella dolce forza di Dio, un amore senza spigoli e incondizionato” e in Maria “diventiamo una Chiesa madre, che genera e rigenera”, ma “non in virtù di una potenza mondana”, bensì “con la virtù della carità”.

Leone XIV mentre pronuncia l’omelia (Vatican Media)

Il fuoco dell’amore si abbassa e serve

Commentando, poi, il Vangelo del giorno in cui Gesù avverte che la sua venuta porterà “divisione”, il Pontefice ricorda che nell’ultima cena Cristo dà ai suoi discepoli la sua “pace” ma “non come la dà il mondo” e chiarisce che se “il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità”, il Messia ci dice: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso”. E mentre qualcuno ci raccomanda “di non rischiare, di risparmiarci, perché importa stare tranquilli e gli altri non meritano di essere amati”, Gesù “si è immerso nella nostra umanità con coraggio” e ci parla del “battesimo della croce, un’immersione totale nei rischi che l’amore comporta”. Noi “ci alimentiamo di questo suo dono audace” nel momento in cui “facciamo la comunione”, evidenzia il Papa.

La Messa nutre questa decisione. È la decisione di non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. Questo no. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo. Può costare incomprensione, scherno, persino persecuzione, ma non c’è pace più grande di avere in sé la sua fiamma.

16/08/2025

Santuario di Albano, il rettore: la Chiesa madre accogliente per invocare la pace

Da Santa Maria della Rotonda, dove il 17 agosto Leone XIV celebra la Messa con i poveri assistiti dalla Caritas, don Gibellini ricorda le radici di un luogo antico legato alla…

Abbattere muri ed essere dono per gli altri

E la fiamma di Cristo è nelle opere di carità della diocesi di Albano, fa notare il Papa, che ringrazia il vescovo Vincenzo Viva e quanti si impegnano nelle 78 parrocchie e negli 8 vicariati del territorio in svariate iniziative e sprona a coltivare la fraternità.

Vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri. Abbattiamo i muri.

Un momento della Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda ad Albano (ANSA)

Non lasciare Dio fuori dalla propria vita

Il grazie di Leone si estende, poi, anche a “chi opera in ogni comunità cristiana per facilitare l’incontro fra persone diverse per provenienza, per situazione economica, psichica, affettiva”. “Siamo il Corpo di Cristo, la Chiesa di Dio” soltanto insieme, spiega il Papa, “solo diventando un unico Corpo in cui anche il più fragile partecipa in piena dignità”, e ciò accade “quando il fuoco che Gesù è venuto a portare brucia i pregiudizi, le prudenze e le paure che emarginano ancora chi porta scritta la povertà di Cristo nella propria storia”.

Non lasciamo fuori il Signore dalle nostre chiese, dalle nostre case e dalla nostra vita. Nei poveri, invece, lasciamolo entrare e allora faremo pace anche con la nostra povertà, quella che temiamo e neghiamo quando cerchiamo a ogni costo tranquillità e sicurezza.

🟢〽️LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DI P.LIVIO- 🌾🍇 Benedizione: 🔔 20ma Domenica del tempo ordinario 🙏

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Ciao P. Livio,

sono stato a Cortona e ad Assisi per il perdono… ed ho visitato la Tomba di Carlo Acutis il 31 luglio… volevo condividere questo toccante momento, soprattutto nel vedere tantissimi giovani in coda per visitarlo… una preghiera reciproca.

Massimo

Markov, l’ex consigliere del Cremlino: «Ora gli Usa sono allineati a noi. L’incontro Trump-Putin-Zelensky? Ci sarà, ma la guerra non finirà: ecco perché»

di Marco Imarisio-Corriere della Sera – 17 Agosto 2025

Sergei Markov: «Gli ultimatum sono inutili. Il presidente vuole un cambio cardinale del regime di Kiev»

Sergei Markov, è davvero un trionfo per Putin e per la Russia?
«Queste sono frottole della stampa occidentale. Coloro che sostengono la tesi del trionfo di Putin vorrebbero che il nostro presidente fosse visto non come un capo di Stato, cosa che fa gran parte del mondo tranne la vostra, bensì come un criminale. Semplicemente, Trump lo ha accolto in modo normale. È senz’altro un successo, ma non un trionfo. Quello ci sarà quando verrà una pace a condizioni eque per la Russia».

L’obiettivo della Russia rimane quello di continuare la guerra?
«No. Putin ambisce a un cambio cardinale del regime politico in Ucraina. Quando chiede “l’eliminazione delle cause principali della crisi” si riferisce a questo. Per noi, la neutralità ucraina dev’essere sancita dalla costituzione e in un trattato internazionale. Affinché queste rivendicazioni vengano attuate dall’Occidente, la Russia utilizza la pressione militare, soprattutto perché l’Europa rifiuta di parlare il linguaggio della diplomazia. Meloni sarebbe pronta a discutere con Putin la denazificazione ucraina? Certamente no».

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Quindi il povero Putin è obbligato dall’Europa cattiva a fare la guerra?
«Non appena Meloni, Merz e Macron avranno detto di essere pronti a discutere tutti questi problemi sul piano pratico, secondo me Putin sarà disponibile a fermare immediatamente le ostilità».

Come giudica la richiesta di ritiro delle truppe ucraine dal Donbass?
«Putin deve aver detto a Trump: senti, se continua così il Donbass lo liberiamo con la forza. Sarà un bagno di sangue per tutti, ci vorrà del tempo, perché è la parte più dura, ma non intendiamo rinunciarci. È la prospettiva che più spaventa il leader americano. Per cui, secondo il Cremlino, ogni armistizio deve prevedere la restituzione a priori del Donbass, che fin dal 2014 è il principale oggetto del contendere. Mi sembra molto semplice».

Come lei ci aveva detto nel nostro ultimo incontro, l’offensiva estiva rimane lo spartiacque dopo la quale si potrà davvero parlare di cessate il fuoco?
«Ne sono convinto. Ci saranno altri tentativi di insistere sul cessate il fuoco. Ma falliranno, anche perché le condizioni accessorie poste da Putin oltre alla cessione del Donbass sono tante: non solo la denazificazione e la demilitarizzazione, ma anche la garanzia che nel territorio ucraino non saranno dislocate truppe straniere, l’impegno europeo a non fornire a Kiev armamenti pesanti durante l’armistizio, e lo stop alla mobilitazione in Ucraina. Mi sembra impossibile che questo pacchetto venga accolto».

Bontà sua, ha scordato la condizione delle elezioni in Ucraina?
«Mi è sempre sembrata una richiesta demagogica e propagandistica. Credo anche che il voto non tornerebbe a vantaggio della Russia, perché l’eventuale vittoria di Zaluzhny o di una figura diversa da questo Zelensky così indebolito, sarebbe uno svantaggio per Mosca».

In termini pratici, cosa può ottenere in futuro Putin da Trump?
«Il presidente americano ha capito che è meglio discutere una pace reale e le sue condizioni che non il cessate il fuoco. Meglio imbarcarsi in negoziati di pace pur lunghi che in ultimatum a proposito di una tregua. Come ha sempre detto Putin. Questo allineamento alle nostre tesi mi sembra un grande risultato. Trattative prolungate, l’esercito che avanza, e le sanzioni Usa che se ne vanno pian piano: avere di più mi sembra sinceramente difficile».

E lunedì, Zelensky riuscirà invece a strappare qualcosa da Trump?
«Chi può dirlo. Il loro ultimo appuntamento a Roma è andato bene. Bisogna riconoscere che Zelensky è un abile negoziatore. Uno tra i più geniali, lo dice anche Trump».

Eventuali sanzioni tra due o tre settimane possono cambiare l’opinione di Putin?
«Per niente. Nessun ultimatum funziona con la Russia. E sinceramente, alla promessa fatta da Trump di far scattare vere sanzioni secondarie contro India e Cina, non ci crede nessuno. Nemmeno voi europei».

Cosa accadrà secondo lei nei prossimi mesi?
«Ci sarà senz’altro l’incontro a tre Trump-Putin-Zelensky. Tuttavia, l’Europa silurerà gli accordi. Perciò la guerra proseguirà».

Rischi di escalation tra Russia ed Europa?
«Non ne vedo. L’Europa ha solo bisogno di “inventarsi” e simulare una guerra contro la Russia per tante ragioni diverse di sua politica interna. Per darsi uno scopo, per evitare di sentirsi inutile».

Santa Chiara da Montefalco


autore: Sebastiano Conca anno: ca 1750 titolo: Apparizione di Cristo a Santa Chiara da Montefalco luogo: Chiesa di S. Agostino in Campo Marzio

Nome: Santa Chiara da Montefalco

Titolo: Vergine

Nascita: 1268, Montefalco

Morte: 18 agosto 1308, Montefalco

Ricorrenza: 17 agosto

Canonizzazione:
1881, Roma, papa Leone XIII

Luogo reliquie:Chiesa di Santa Chiara da Montefalco

Vi furono dispute tra i francescani e gli agostiniani riguardo all’appartenenza di Chiara all’uno o all’altro ordine (un’importante riconoscimento per entrambi).Chiara in realtà apparteneva a tutti e due: infatti per quindici anni fu membro della comunità di pie giovani donne che conducevano una vita di penitenze in eremitaggi, come terziarie secolari di S. Francesco, sotto la direzione della sorella Giovanna, ma, quando decisero di intraprendere una vita conventuale, il vescovo di Spoleto diede loro la regola agostiniana.



Il monastero della Santa Croce fu costruito nel 1290. Nel 1291, quando la sorella morì, Chiara fu eletta badessa. Già da prima era nota per la sua austerità, portata a un livello inusuale anche per quell’epoca: per esempio, quando violava la regola del silenzio, stava a piedi nudi nella neve e recitava la preghiera del Signore centinaia di volte.



Le sorelle la tenevano in grandissimo rispetto come modello di vi-ta conventuale perfetta, di intensa meditazione è devozione alla passione di Cristo. Si dice che cadesse frequentemente in estasi ed era anche riconosciuta come operatrice di miracoli.Una volta disse alle sue sorelle: «Se cercate la croce di Cristo, prendete il mio cuore e vi troverete il Signore sofferente».

Queste parole vennero prese alla lettera: dopo la sua morte nel 1308 il suo cuore venne esaminato e vi si trovò impressa una immagine della croce. Il suo culto si era già diffuso quando papa Urbano VIII (1623-1644) approvò un Ufficio speciale e la Messa per la sua commemorazione.



Chiara ricevette tre divini favori: i suoi resti rimasero incorrotti, l’immagine della croce e altri strumenti della passione apparvero nel tessuto fibroso del suo cuore, il suo sangue si liquefaceva: tutti fenomeni che hanno suscitato l’usuale interesse e la produzione di letteratura pscudo-scientifica.

Venne canonizzata da papa Leone XIII nel 1881.Il 17 agosto con triduo e processione delle Lampade, si commemora la santa, mentre il 30 ottobre si celebra la festa “Impressio Crucifixi in corde s. Clarae”, si ricordano cioè i misteri della Passione nel cuore di Santa Chiara.

Nel Santuario si trova il corpo di Santa Chiara da Montefalco, il busto d’argento con il cuore di Santa Chiara, la Croce con i segni trovati nel cuore della Santa (miracolo mistico della sua partecipazione ai dolori di Gesù Cristo) e il pettorale con le reliquie. La costruzione del monastero iniziò nel 1281 per volontà della beata Giovanna. 



MARTIROLOGIO ROMANO. A Montefalco in Umbria, santa Chiara della Croce, vergine dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che resse il monastero di Santa Croce e fu ardente di amore per la passione di Cristo.

Trump cambia linea e si avvicina a Mosca: «Vuole un vertice con Putin e Zelensky entro la settimana. Sul tavolo due punti importanti»

di Giuseppe Sarcina- Corriere della Sera – 17 Agosto 2025

Niente intesa sull’Ucraina nel vertice in Alaska: «Putin vuole il Donbass». Lunedì alla Casa Bianza andrà Zelensky; invitati anche i leader europei. «Usa pronti a impegnarsi nella forza di garanzia per Kiev» (con il via libera dello zar)

Il primo obiettivo non è stato raggiunto: nessun «cessate il fuoco» tra Russia e Ucraina. Vladimir Putin ha respinto la richiesta, l’unica di fatto, avanzata da Donald Trump nel corso del vertice di Ferragosto, in Alaska. È un passaggio a vuoto per il presidente Usa. Il negoziato è partito male, ma adesso si guarda avanti: Trump ha invitato il leader ucraino a Washington domani. Dovrebbero partecipare anche alcuni leader europei. Non si sa ancora quali saranno e se arriveranno nella capitale americana oppure se si collegheranno da remoto. Sembra più chiaro l’obiettivo della Casa Bianca, stando almeno a quanto Keith Kellogg, l’inviato Usa per l’Ucraina, dice al telefono con il Corriere: «Cercheremo di organizzare un vertice trilaterale (Trump-Putin-Zelensky, ndr) entro la prossima settimana. Al momento l’ostacolo più grande è trovare un’intesa sullo scambio dei territori, qualunque cosa significherà nel concreto. Nello stesso tempo discuteremo delle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina. Questi sono i due punti più importanti sul tavolo». In effetti, secondo la CnnTrump avrebbe detto ai partner europei di stare pensando a un summit a tre, entro venerdì prossimo.

La trattativa, quindi, corre veloce. Trump ora insegue «un accordo complessivo con la Russia» e sostiene che «anche gli europei siano d’accordo». In realtà i leader del Vecchio Continente sono rimasti sorpresi dalla facilità con cui il presidente Usa ha mollato quello che era il primo punto concordato tra le due sponde dell’Atlantico nei giorni scorsi: il cessate il fuoco come condizione preliminare per cominciare a trattare. Ieri i leader europei hanno ricalibrato la posizione, con una nota congiunta firmata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, dal presidente francese Emmanuel Macron, dal premier britannico Keir Starmer, da Giorgia Meloni, dal presidente finlandese Alexander Stubb, dal premier polacco Donald Tusk, dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
 

Le tracce

Nel testo si legge: «Abbiamo accolto con favore gli sforzi del presidente Trump per porre fine alla guerra di aggressione della Russia», ma «non dovrebbero essere imposte limitazioni alle forze armate ucraine o alla sua cooperazione con Paesi terzi. La Russia non può avere potere di veto sul percorso dell’Ucraina verso la Ue e la Nato. Spetterà all’Ucraina prendere decisioni sul suo territorio».

Da dove si riparte? Per il momento non ci sono tracce ufficiali, ma un diluvio di indiscrezioni non confermate da nessuno. Innanzitutto la questione territoriale. Putin avrebbe dettato le sue condizioni. Vuole l’intero distretto del Donetsk, oltre che quello di Lugansk. Ciò significherebbe incamerare terre non ancora occupate e quindi l’intera regione del Donbass, ricca, tra l’altro, di molte materie prime. Per il resto il leader russo propone di congelare il fronte sulla linea che attraversa Zaporizhzhia e Kherson. Trump appoggerebbe questo schema e avrebbe detto a Zelensky: «Se solo volesse, Putin potrebbe prendersi tutto il Donbass». Il leader ucraino avrebbe risposto che il presidente russo mente e che, per quanto lo riguarda, non rinuncerà alla parte del Donbass ancora libera. L’altro tema chiave è quello delle garanzie di sicurezza. Per la prima volta Putin ha riconosciuto che esiste «un problema di sicurezza anche per l’Ucraina».

Ma come risolverlo? Secondo il Wall Street Journal, Putin avrebbe aperto all’ipotesi dello schieramento di una forza di interposizione europea sul territorio ucraino, suscitando l’interesse di Trump. Ma gli scenari al centro dell’attenzione sono diversi. Se ne discuterà oggi, alle 15, in una videoconferenza della cosiddetta «coalizione dei volenterosi», coordinata da Macron, Starmer e Merz. In collegamento, naturalmente, ci sarà anche la premier Meloni. Per altro, in queste ore, sta riprendendo quota proprio la proposta italiana di estendere all’Ucraina una protezione simile a quella prevista dall’articolo 5 della Nato: tutti gli alleati corrono in soccorso di un partner, se aggredito.

Bisognerà capire, però, se esistono i margini per un’intesa con Mosca. Nel colloquio in Alaska, Putin ha ripetuto che la pace sarà possibile solo se «verranno risolte le cause profonde del conflitto», vale a dire, tra l’altro, il disarmo dell’Ucraina. Un concetto che né Zelensky né gli europei possono accettare. E Trump? 

L’iniziativa

Il presidente Usa avrebbe evocato la proposta italiana sul meccanismo simile all’articolo 5 della Nato. E il cancelliere tedesco Merz, ieri ha sottolineato la disponibilità degli Stati Uniti ad appoggiare un’iniziativa europea che assicuri protezione militare a Kiev. Si vedrà con quali modalità. Il leader Usa si era impegnato in questo senso e, stando a quanto riferisce ancora Merz, conferma questa promessa. Lo stesso Zelensky osserva che dagli Stati Uniti arrivano segnali importanti.

Trump avrebbe, inoltre, riferito al numero uno ucraino e agli altri partner, che Putin si impegnerà per iscritto a non aggredire di nuovo l’Ucraina o altri Paesi. Come dire: dategli i territori che vuole, e in cambio vi scrive su un foglietto che non vi attaccherà mai più. Ma nel Vecchio Continente la fiducia nei confronti di Putin è sottozero. Macron, sulla piattaforma X, è tra i più netti: «Sarà essenziale trarre insegnamento dagli ultimi 30 anni, in particolare dalla consolidata propensione della Russia a non rispettare i propri impegni».

Non basta. Il britannico Starmer suggerisce di mantenere alta la pressione sulla Russia, rafforzando ulteriormente le sanzioni. Anche questo era uno dei paletti fissati da americani ed europei prima del vertice. Trump, però, slitta anche qui: non è il momento di applicare altre sanzioni alla Russia o ai Paesi, per esempio la Cina, che ne acquistano il petrolio. «Ci penserò tra due-tre settimane».

Alaska: l’incontro fra Trump e Putin nella terra di missione della Russia universale

di Stefano Caprio Asia News – 16 Agosto 2025

Il valore “strategico” del luogo scelto per l’incontro “inconcludente” fra i presidenti russo e americano. Un territorio lontano dall’Ucraina e dalla “debole” Europa, che conferma la prevalenza dell’elemento “economico”. Nessuna svolta sulla guerra lanciata da Mosca a Kiev. È stata la prima visita del leader del Cremlino in territorio americano dal 2007. 

Il luogo dell’incontro scenografico e inconcludente tra Donald Trump e Vladimir Putin ha avuto comunque un valore strategico per molti motivi, essendo l’Alaska un territorio che spalanca le porte dell’Artico, uno degli obiettivi cruciali per le trattative geopolitiche ed economiche in vista del futuro, tra i cambiamenti climatici e le grandi risorse naturali che può offrire. È una regione praticamente in comune tra la Russia e l’America, per i trascorsi storici e la vicinanza geografica con i confini fluttuanti tra i ghiacci che si sciolgono, ed è quanto di più lontano si possa pensare dall’Ucraina e dall’Europa, per evitare ogni interferenza con i piani degli imperatori che sovrappongono e suddividono in quella latitudine i domini dell’Oriente e dell’Occidente.

L’aspetto economico della trattativa, che non ha portato ad alcun risultato concreto, se non quello di rimandare ulteriori sanzioni contro la Russia, è stato sottolineato dalla composizione del gruppo che accompagnava il presidente russo: oltre al ministro degli esteri Sergej Lavrov e al consigliere Jurij Ušakov, vi erano il ministro della difesa Andrej Belousov, economista e suddiacono ortodosso, a cui è affidata tutta la “economia di guerra” della Russia, il ministro delle finanze Anton Siluanov e soprattutto il rappresentante speciale per i fondi di investimento e principale negoziatore per le prospettive commerciali, Kirill Dmitriev. Del resto, anche gli americani hanno inserito il ministro delle finanze Scott Bessent. Per Trump l’incontro “è andato benissimo”, segno che l’armistizio in Ucraina era davvero l’ultimo dei problemi, e contava solo la rappresentazione dei “grandi del mondo” che fanno i conti per mantenere le spese di un potere assoluto, e adesso “qualcosa dovranno fare gli europei e gli ucraini”, i sudditi recalcitranti che fingono di credere alla pace e alla democrazia.

Oltre ai grandi affari di cui si è discusso, non va dimenticata la forte dimensione spirituale della frescura estiva dell’Alaska, che ha evitato ai padroni del mondo di soffrire per le ondate di caldo africano che imperversano nei territori mediterranei e mediorientali. L’Alaska è la terra dove “è iniziata la diffusione della fede ortodossa nel Nuovo Mondo”, ha ricordato il protoierej Nikolaj Balašov, consigliere del patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev), e in cui “molti abitanti nativi della regione conservano tuttora le tradizioni ortodosse”, tanto che qui vi sono molti più ortodossi che in tutti gli altri Stati dell’Unione. Si tratta quindi a buon diritto di una parte significativa del “mondo russo”, espressione della missione della Santa Russia nel mondo intero.

La missionarietà, in senso specifico di diffusione del Vangelo in altre terre, è una caratteristica importante della storia della Chiesa russa, anche se non al livello delle missioni universali della cattolicità. I russi sono figli del cristianesimo bizantino, reinterpretato come il Vangelo del “popolo nuovo” del nascente Stato di Kiev, devastato due secoli dopo il Battesimo dalle orde tataro-mongole che non hanno imposto una nuova religione, lasciando sopravvivere l’Ortodossia russa in stato di passivo controllo da parte dei Khan. Con la rinascita della Moscovia, i santi russi hanno evangelizzato i popoli del nord nei territori europei fino agli Urali, e solo con le progressive conquiste asiatiche sono stati assoggettati i tanti popoli della Siberia, senza peraltro convertirli direttamente alla fede ortodossa. Gli abitanti di importanti regioni come la Calmucchia, Tuva e la Buriazia, di prevalente etnia mongola, sono in maggioranza fedeli alle tradizioni del buddismo, ed è ammesso perfino lo sciamanesimo come religione ufficiale.

Non sono mancati i tentativi di imporre la religione ortodossa con decisioni dall’alto e con l’arrivo dei missionari, ma di fatto gli ortodossi in Siberia sono per lo più i discendenti dei russi trasferiti nelle terre asiatiche per lavori forzati, confino e punizioni, o comunque per organizzare le difficili produzioni legate ai ricchi materiali energetici e ai minerali preziosi. L’unica vera “missione straniera” dell’Ortodossia russa è stata realizzata in Giappone, dove esiste una Chiesa “figlia” di quella moscovita, che non raccoglie certo una grande percentuale della popolazione locale. L’Alaska costituisce invece il vero orgoglio della missionarietà ortodossa russa, in una terra allo stesso tempo considerata come propria e come straniera, ai confini del mondo e al di sopra di tutte le altre.

Padre Balašov ha ricordato i grandi santi evangelizzatori come German Alaskinskij (“dell’Alaska”), che nella prima metà dell’Ottocento organizzò una missione nell’isola eschimese di Kodiak, presso la riva meridionale dell’Alaska, battezzando molti abitanti locali “aleutini”, tanto da essere venerato dai russi come il “santo patrono dell’America”. Ancor più famoso è il santo metropolita Innokentij (Venjaminov) anch’egli ricordato col titolo “dell’Alaska”, che dalla sede moscovita si recò nelle terre asiatiche diventando vescovo di Kamčatka, Jacuzia, Primorje e America del Nord, sostenendo con la sua autorità spirituale il generale e governatore della Siberia orientale, il conte Nikolaj Murav’ev-Amurskij, nella conquista dei territori dell’Estremo Oriente e nella fondazione di Blagoveščensk, la prima grande città russa ai confini con la Cina. Nel 1864 egli benedisse la cattedrale dell’Annunciazione nella nuova città della Kamčatka, consacrando quindi tutti questi territori alla Madre di Dio secondo la variante russa dell’Ortodossia, e fu quindi richiamato trionfalmente come metropolita di Mosca, allora il capo di tutta la Chiesa russa. Innokentij fu uno dei pochi santi russi ad essere canonizzato in piena epoca sovietica nel 1977, per una circostanza di particolare convergenza politico-ecclesiastica: pochi anni prima era stata istituita la Chiesa ortodossa d’America per iniziativa del grande teologo russo Aleksandr Šmeman, esprimendo una speciale “missione ortodossa” del patriarcato di Mosca nel sostenere la “lotta mondiale per la pace” del regime sovietico di Leonid Brežnev, e la figura di Innokentij d’Alaska funse da immagine simbolica di questa unione universale dei mondi.

L’Alaska fu venduta all’America nel 1867, subito dopo la missione di Innokentij, per decisione dello zar Aleksandr II, ma l’Ortodossia si conservò e si diffuse ulteriormente anche negli anni successivi, diventando uno dei fattori decisivi nell’approvazione della nuova giurisdizione ecclesiastica russa in America, e in attesa del grande ritorno attuale dello zar Putin. Un abitante della città di Petropavlovsk-Kamčatskij, Pavel Šalimov, che aveva abitato per anni a Juneau, la capitale dell’Alaska, ha dichiarato a Ria-Novosti che “l’incontro tra i due presidenti è l’inizio di una nuova amicizia tra la Russia e l’America, per questo l’incontro è avvenuto là dove gli abitanti amano molto la Russia”. Rientrando in Alaska, la Russia di Putin segna una nuova tappa dell’invasione dell’Occidente, ben più significativa del faticoso avanzare sul fronte del Donbass, che del resto controlla da anni senza ottenere grandi vantaggi e provocando immani devastazioni.

L’incontro degli imperatori ha ricordato in qualche modo quello del papa Francesco con il patriarca Kirill nel 2016, su una terra che in teoria si riferiva più al pontefice cattolico e sudamericano, ma dove la parte del padrone di casa era affidata al gerarca russo ortodosso. Per molti commentatori “l’unico luogo dove Putin si sarebbe sentito meglio che in Alaska è Mosca”, e a 55 miglia dalle rive dell’Alaska si vedono bene le coste russe, dove “i barbari cupi in copricapi pesanti cantano il ritornello Riportate indietro l’Alaska”, ricordano alcuni citando dei versi del poeta rivoluzionario Andrej Belyj. Molti esaltano perfino la data significativa del 15 agosto, il giorno del 1945 in cui l’imperatore Hirohito annunciò la capitolazione del Giappone, nel 1947 venne annunciata l’indipendenza dell’India, nel 1973 gli americani si ritirarono dal Vietnam, perfino la fondazione dell’ordine dei Gesuiti nel 1534. L’evento più simbolico del Ferragosto storico fu quando l’imperatrice bizantina Irina accecò il figlio co-imperatore, Costantino VI, come Putin ha fatto con Trump per assicurarsi la capitolazione dell’Ucraina, e ai fedeli cattolici non rimaneva che affidarsi all’intercessione della Madonna Assunta in cielo.

È stata la prima visita del leader russo in territorio americano dal 2007, a parte le assemblee dell’Onu, ed ha evidentemente aperto una nuova fase di incontri reciproci, con il desiderio di Trump di varcare la soglia del Cremlino per entrare nella storia, passando proprio dall’Alaska, il luogo dell’accordo per il funerale politico di Volodymyr Zelenskyj. In un quarto di secolo al potere, Putin ha avuto 48 incontri con i presidenti americani: con Bill Clinton ha firmato nel 2000 un accordo per le informazioni missilistiche, nel 2005 ha posato con George W. Bush insieme all’italiano Silvio Berlusconi, al cinese Hu Jintao e all’europeo Jean-Claude Juncker al Cremlino, per festeggiare i 60 anni dalla fine della II guerra mondiale. Nel 2005 ha discusso con Barack Obama al G20 di Antalya, incontrando una prima volta Donald Trump ad Amburgo nel 2017, per poi vedere Joe Biden al summit Usa-Russia di Ginevra a giugno del 2021, due mesi prima del ritiro americano dall’Afghanistan che ha ispirato la nuova guerra mondiale della Russia putiniana.

Putin ha vinto la guerra prima ancora dell’incontro, sedendosi al tavolo delle trattative nel ruolo di vincitore e di nuovo padrone del mondo, sancito dalla “nuova Yalta” dell’Alaska in condivisione con Trump, e nessuna protesta degli ucraini potrà cambiare la prospettiva della divisione dei territori e del controllo incrociato di russi e americani.

 L’Unione europea (Ue) non ha evidentemente la forza per sostenere Kiev e garantire condizioni giuste di conclusioni del conflitto, e perfino il più acceso “russofobo”, il segretario generale della Nato Mark Rutte, ha parlato di “definizione giuridica necessaria” per i territori occupati dalla Russia. Il diritto internazionale che s’impone è quello della legge del più forte, e quello della missione di chi si sente inviato da Dio a unire il mondo dall’Artico all’Antartico, dall’Atlantico al Pacifico, dal presente al ritorno nel passato.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Alaska…un nuovo capitolo dell’Apocalisse in corso

Carissimo Padre Livio,

Maestro, Paladino della Fede, Martire di Maria Santissima, amico caro e Profeta nel deserto… 

ho assistito all’incontro tra i due ‘grandi’… quando sono saliti assieme sul mezzo denominato “The Beast” mi sono detto… tutto si sta per compiere come recita Giovanni;

“Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo: tale numero è 666” (Apocalisse 13, 18) 

Poveri sordi e ciechi i ‘grandi’ della terra… hanno la verità in mano e nemmeno sanno leggerla…

Ma la Regina della Pace ci Salverà attraverso il Suo Cuore Immacolato e attraverso il Sangue Santissimo di Suo Figlio.

Carissimo Padre, grazie! grazie! grazie! per tutto quello che sta facendo per il popolo del Signore e per la Regina Santissima della Pace!

Che l’Altissimo la protegga e la aiuti nella sua missione…

Un abbraccio!!!

Marco


Caro Marco,

ieri sera, quando ho visto i due entrare nella “bestia” (così viene chiamata  la macchina corazzata del Presidente Usa) per avere un po’ intimità fra di loro, un brivido mi ha attraversato da capo a piedi.

Trump non è cattivo ma, se non sta attento, rischia di rovinarsi la vita e l’anima con le cattive compagnie.

Putin invece potrebbe essere un personaggio chiave del tempo dei Segreti, col quale Satana tenterà di distruggere il mondo e la Chiesa.

Noi, ieri sera, guardando quella località dell’Alaska, abbiamo visto sfilare davanti agli occhi uno scenario dell’Apocalisse, quella vera, non quello dei film americani.

Mi sono chiesto dove fosse Dio in quello spettacolo fosco e dai tratti infernali… forse si trovava in una tasca del Presidente USA, in una lettera in difesa delle migliaia di bambini ucraini rapiti, che Melania aveva affidato al marito perché la consegnasse a Vladimiro.

Ormai siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse e dobbiamo chiedere la grazia del discernimento, pregando giorno e notte.

Non ci accada di venire trascinati sulla via della rovina dalle false luci e dalle salvezze ingannevoli. Il mondo è in un situazione che neppure immagina quanto sia grave, ma non ha occhi per vedere, né orecchi per sentire.

Proprio come i contemporanei di Noé, quando è arrivato il diluvio a seppellire le loro supponenze e i loro scherni.

Che la Regina della pace, qui fra noi incoronata di Dodici stelle, ci aiuti a capire i segni dei tempi e le scelte che dobbiamo fare al suo servizio.

Si salverà chi prega e rimane saldo nella fede, seguendo la Santa Vergine e il Papa, Vicario di Cristo in terra, in questo drammatico passaggio apocalittico della storia della salvezza.

Ave Maria

Padre Livio

PS. Caro Marco, per motivi editoriali mi sono permesso di riportane in italiano la citazione dell’Apocalisse che tu mi hai inviato nell’originale greco.

Melania Trump e la lettera sui bambini ucraini consegnata a Putin. Yermak: «Grazie per la tua leadership»

di Redazione Esteri – Corriere della Sera – 16 Agosto 2025

La lettera, data a mano da Trump a Putin al vertice di Anchorage, è rimasta privata. Il ringraziamento del consigliere di Zelensky

Una lettera a mano, scritta dalla moglie Melania Trump che a Anchorage non è andata: l’avrebbe consegnata il marito Donald direttamente a Putin, secondo un’indiscrezione pubblicata dall’agenzia Reuters. Nella lettera sarebbe descritta la difficile situazione delle decine di migliaia di bambini rapiti durante la guerra in Ucraina e portati in Russia o nei territori occupati dalla Russia senza il consenso delle famiglie. Reuters attribuisce la notizia a due funzionari della Casa Bianca, che tuttavia non hanno rivelato il contenuto della lettera. 

Il sito ucraino Ukrinform dà rilievo all’indiscrezione e parla apertamente di «bambini ucraini rapiti dai russi» come contenuto della lettera, e ricorda come dall’inizio dell’invasione su larga scala si stima che 19.500 bambini ucraini siano stati deportati in Russia, anche se il numero potrebbe essere «significativamente più alto». 

L’agenzia ucraina ricorda anche che fino a luglio sono stati restituiti dai russi 1.485 di essi e che 1,6 milioni di bambini ucraini vivono tuttora sotto l’occupazione russa in Ucraina. Ukrinform sottolinea anche che il 17 marzo 2023 la Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso mandati internazionali di arresto per Vladimir Putin e per la sua Commissaria per l’Infanzia, Maria Lvova-Belova, per crimini di guerra e deportazione illegale di popolazione, inclusi bambini.

«Grazie per la tua leadership»: l’ha scritto in un post su X Andriy Yermak, capo dell’ufficio della presidenza ucraina, ringrazia intanto Melania Trump per la lettera. Yermak, che molti articoli di retroscena descrivono come «sempre più impopolare a Washington», ha ripostato un post dell’iniziativa «Brings kids back Ua», che ha espresso «profonda gratitudine» alla first lady degli Stati Uniti «per prendersi così tanto cura del destino dei bambini ucraini: ogni parola di sostegno li avvicina alle loro famiglie, alle loro comunità e alle loro case» 

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