Città del Vaticano, sabato 4 ottobre 2025, 10:20 (ACI Stampa).
“Sperare è scegliere”. Papa Leone XIV propone questa riflessione ai pellegrini del Giubileo riuniti in Piazza San Pietro. Scegliere: il mondo cambia se noi cambiamo, ma soprattutto “sperare è scegliere perché chi non sceglie si dispera. Una delle conseguenze più comuni della tristezza spirituale, cioè dell’accidia, è non scegliere niente. Allora chi la prova è preso da una pigrizia interiore che è peggio della morte. Sperare, invece, è scegliere”.
Il Papa porta come esempio Chiara di Assisi: “sono contento di parlare di lei proprio nel giorno della festa di San Francesco. Sappiamo che Francesco, scegliendo la povertà evangelica, dovette rompere con la propria famiglia. Era però un uomo: lo scandalo ci fu, ma fu minore. La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli!”
Scegliere come come ha fatto Chiara, due le conseguenze del suo coraggio: molte altre ragazze di quel territorio trovarono lo stesso coraggio e scelsero la povertà di Gesù, la vita delle Beatitudini e quella scelta non fu come un fuoco di paglia, ma dura nel tempo, fino a noi. “La scelta di Chiara ha ispirato scelte vocazionali in tutto il mondo e così continua a fare fino a oggi”.
E conclude il Papa: “la Chiesa è giovane e attira i giovani. Chiara di Assisi ci ricorda che il Vangelo piace ai giovani. È ancora così: ai giovani piacciono le persone che hanno scelto e portano le conseguenze delle loro scelte. E questo fa venire voglia ad altri di scegliere. È una santa imitazione: non si diventa “fotocopie”, ma ognuno – quando sceglie il Vangelo – sceglie sé stesso. Perde sé stesso e trova sé stesso. L’esperienza lo dimostra: succede così”.
Infine la preghiera del Papa “per i giovani; e preghiamo per essere una Chiesa che non serve il denaro o sé stessa, ma il Regno di Dio e la sua giustizia. Una Chiesa che, come Santa Chiara, ha il coraggio di abitare diversamente la città. Questo dà speranza!”.
2. «Voi siete scelti perché avete risposto» (25 agosto 2025)
Il 25 agosto 2025 la Madonna ha detto: «voi siete scelti perché avete risposto». Questo Messaggio mi ha molto colpito, è come se la Madonna volesse annunciare un cambiamento perché il modo con cui si è rivolta a noi è particolare. In qualche modo ho percepito che si sta muovendo qualcosa nel piano della Madonna e quindi ormai i tempi sono maturi, credetemi, non passerà molto.
Questo Messaggio è un programma che la Madonna ci dà come se stesse incominciando un tempo nuovo; inoltre è come se si fosse chiusa una fase nella quale, in qualche modo, è come fossimo stati promossi, “siete stati scelti perché avete risposto”. È questo il motivo che mi induce a pensare che c’è nell’aria qualcosa di nuovo che prima o poi si manifesterà.
La Madonna ha detto che si va a Medjugorje perché è lei che chiama. Andare a Medjugorje e fare l’esperienza della presenza di Maria, deve avere un proseguo al ritorno. La risposta alla chiamata continua quando torniamo a casa dal pellegrinaggio: se siamo perseveranti, se facciamo un programma di preghiera, di vita cristiana alimentandola con la preghiera e con i Sacramenti, mettendo in pratica i Comandamenti. Quando noi dimostriamo di aver risposto alla chiamata, la Madonna ci sceglie come suoi apostoli, ci arruola fra le schiere degli apostoli del suo amore.
Dunque, prima c’è la chiamata, poi c’è la risposta, infine c’è la scelta. La Madonna sceglie fra quelli che hanno risposto. La scelta, dopo la chiamata, assottiglia molto il numero delle persone che sono al seguito di Maria; come ha detto Gesù: “molti sono i chiamati, pochi sono gli eletti”. La Madonna non fa che mettere in pratica quello che ha detto Gesù: molti hanno risposto alla chiamata e sono andati in pellegrinaggio a Medjugorje, ma pochi hanno perseverato. Quelli che hanno perseverato sono stati scelti. La Madonna si muove in un ambito prettamente evangelico.
Allora diamo un colpo d’occhio a quello che vediamo in noi ma anche intorno a noi. Fra quelli che sono chiamati non tutti rispondono, molti rimandano per svariati motivi e la chiamata cade nel vuoto. Se c’è un assottigliamento fra quelli che sono chiamati e quelli che hanno risposto, c’è un ulteriore assottigliamento fra quelli che hanno risposto e quelli che sono scelti. Quelli che hanno risposto alla chiamata e sono andati a Medjugorje, la Madonna sceglie quelli che hanno perseverato, quelli che sono andati avanti nel cammini di santità una volta tornati a casa.
Questo è esattamente quello che accade. D’altra parte, tutto questo è perfettamente biblico e ci ricorda l’episodio di Gedeone, che quando fu chiamato ad affrontare i nemici di Israele aveva raccolto un esercito diecimila uomini che doveva fronteggiare un esercito molto più grosso; Dio gli disse di fare una selezione e fece attraversare un fiume: quelli che avrebbero bevuto l’acqua come i cani, li avrebbe dovuti scartare; quelli che invece avrebbero raccolto l’acqua in una mano per poi bere, sarebbero stati scelti. Su diecimila, Gedeone ne ha scelti trecento e con quelli ha stravinto la battaglia
La Madonna sceglie quelli che hanno risposto e li istruisce. Dopo la scelta c’è il periodo di formazione. Molti di noi sono sicuramente fra quelli che sono stati chiamati, che hanno risposto, che la Madonna ha scelto e che sta formando, li sta fortificando in vista della grande battaglia della testimonianza della fede. Queste persone sono quelle più soggette a prove, a malattie, a difficoltà, a tentazioni. C’è un periodo in cui il diavolo scatena tutta la sua forza per far desistere dal cammino, ovviamente. Dio usa queste prove per addestrare alla battaglia, perché senza allenamento non si può scendere in campo e correre.
Non bisogna scoraggiarsi, bisogna perseverare per uscirne più luminosi e più forti. Nel momento della grande tribolazione, queste persone non saranno canne al vento, difficilmente il diavolo riuscirà a deviarli, a demotivarli, a scoraggiarli. Dopo la prova, la Madonna addestra alla battaglia, cioè arruola nella testimonianza coloro che sono stabili nella fede, nella fiducia, nella conoscenza del Vangelo e dei Messaggi della Madonna, nella pratica dei Sacramenti, nella lotta contro il diavolo che vuole incatenarli coi peccati gravi. C’è quindi la fase dell’addestramento che è molto importante e a cui la Madonna ha invitato anche nell’ultimo Messaggio quando ha detto: «figlioli, voi siate le mie mani tese per questo mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore».
Uno scalino dopo l’altro la Madonna ci prepara a scendere in campo nel tempo dei Segreti; saremo preparati, saremo pronti. Nel tempo dei Segreti la Madonna schiererà in battaglia quelli che ha addestrato che dovranno essere delle querce, forti come i cedri del Libano che non si piegano al soffiare del vento e che per quanto violenta sia la bufera è impossibile sradicarli. La Madonna ha bisogno di apostoli del suo amore che siano pronti a scendere in campo e a lottare dall’inizio fino alla fine. Fortifichiamoci nell’amore, nel perdono e nella compassione che si dilata e si estende anche ai nemici. Dobbiamo strappare i nostri nemici dalle unghie di satana con la preghiera e con la penitenza. La Madonna ci ha detto di non essere immagini del maligno, ma la sua immagine. E quindi quando siamo la sua immagine siamo pronti per entrare in battaglia e per questo la Madonna ha detto: se siete miei, vincerete.
La Madonna sa che quelli che scendono in campo devono essere addestrati, raffinati nelle prove, devono essere formati con la parola di Dio, con l’Eucarestia, con i suoi Messaggi e devono dimostrare di essere perseveranti nel seguirla. Ecco il percorso che la Madonna vuole farci fare: prima di tutto la chiamata, poi c’è la scelta, poi la formazione, poi la prova, poi c’è l’addestramento e infine c’è la cosa più bella, la gloria. La Madonna ci rende partecipi del trionfo del suo Cuore Immacolato. Cioè la Madonna alla fine incorona in Cielo quelli che hanno perseverato fino alla fine. Se saremo perseveranti, avremo fatto della nostra vita un capolavoro per l’eternità. Facciamolo perché è l’unica cosa che conta, credetemi.
«Cari figli, figlioli miei, amati miei! Voi siete scelti perché avete risposto avete messo in pratica le mie indicazioni ed amate Dio al di sopra di ogni cosa. Perciò, figlioli, pregate con tutto il cuore affinché si realizzino le mie parole. Digiunate, fate sacrifici, amate per amore di Dio che vi ha creati e siate, figlioli, le mie mani tese per questo mondo che non ha conosciuto il Dio d’amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». 25 agosto 2025 (Con approvazione ecclesiastica)
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
di Viviana Mazza – Corriere della Sera – 4 Ottobre 2025
Dopo il messaggio di Hamas sulla proposta di pace Usa, il presidente dichiara: «Non si tratta solo di Gaza, si tratta della pace tanto attesa in Medio Oriente»
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE New York – La risposta di Trump al messaggio di Hamas è stata quasi immediata e molto positiva. Mentre la sua portavoce Karoline Leavitt pubblicava sul social X l’immagine del presidente che registrava una risposta in video, lo stesso Trump ha scritto sul suo social Truth di credere che «sulla base della dichiarazione appena pubblicata» Hamas sia «pronto per una PACE duratura» e per la prima volta ha chiesto a Israele «di fermare immediatamente i bombardamenti su Gaza per poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido» visto che è «troppo pericoloso farlo altrimenti».
Netanyahu è rimasto sorpreso dalla risposta di Trump secondo un funzionario israeliano citato dal reporter israeliano-americano Barak Ravid. Il premier israeliano, poco prima che Trump reagisse, aveva detto ai suoi consiglieri di considerare la risposta di Hamas un rifiuto del piano di pace (anche se la squadra di negoziatori israeliani che cercano di liberare gli ostaggi lo avrebbe visto come una apertura alla possibilità di un accordo).
Netanyahu aveva anche espresso la necessità di consultarsi con gli americani per coordinare la risposta in modo da non dare l’impressione che Hamas avesse dato il suo assenso al piano. Ma Trump lo ha preceduto con il suo messaggio su Truth in cui conclude che «i dettagli sono già in discussione» per un cessate il fuoco. E sottolinea: «Questo non riguarda solo Gaza, questo riguarda la ricerca della PACE in Medio Oriente».
Il leader dell’opposizione democratica al Senato Chuck Schumer ha parlato di «passo nella giusta direzione», per il senatore John Fetterman è «incoraggiante».
Tra i repubblicani la deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene – capofila dell’ala «Make America Great Again» che vuole tagliare gli aiuti militari a Israele dice che «la pace è fortemente necessaria», mentre la risposta del «falco» senatore della South Carolina Linsday Graham è che la risposta di Hamas «è in pratica un rifiuto della proposta ‘prendere o lasciare’ del presidente Trump» perché è un «classico sì ma», e non si parla del disarmo del gruppo oltre a esserci altri problemi.
Le sue parole sono in linea con quanto sostenuto da fonti della Casa Bianca nei giorni scorsi, ovvero che Hamas non avrebbe potuto modificare il piano di Trump. Anche ieri mattina Trump aveva scritto su Truth un messaggio minaccioso dove avvertiva che il gruppo aveva tempo fino a domenica per decidere oppure avrebbe dato il suo assenso a ulteriori attacchi che avrebbero spazzato via i miliziani.
Dopo la risposta di Hamas, Trump aveva due opzioni, dice al New York Times Daniel C. Kurtzer, ex ambasciatore Usa in Israele. Poteva puntare sugli aspetti del piano che Hamas non ha accettato oppure sottolineare quello che invece ha accettato: il rilascio di tutti gli ostaggi in cambio della fine della guerra, l’aumento degli aiuti e l’inizio del ritiro israeliano da Gaza.
Trump ha scelto la seconda via, senza prestare attenzione alle condizioni di Hamas inclusa l’insistenza a negoziare i dettagli del piano e a giocare un ruolo nel futuro dei palestinesi. «Sembra che dirà a Netanyahu che è così che deve essere. È affascinante perché stamattina tutta la pressione era su Hamas e adesso dopo la risposta di Trump tutta la pressione è su Israele».
Steve Witkoff, il suo inviato per il Medio Oriente, e Jared Kushner, suo genero, hanno portato un riluttante Netanyahu al tavolo, e adesso dovranno vedere se la pressione funzionerà.
In un post su X, il presidente francese Emmanuel Macron, leader di uno dei Paesi che — criticati dagli Stati Uniti — hanno riconosciuto lo Stato palestinese alle Nazioni Unite, ha dichiarato: «Il rilascio di tutti gli ostaggi e un cessate il fuoco a Gaza possono essere ottenuti!». Ha ringraziato il presidente Trump per l’opportunità di fare «progressi decisivi verso la pace».
autore: Guido Reni anno: 1606 / 1607 titolo: San Francesco confortato da angelo musicante luogo: Pinacoteca Nazionale, Bologna
Titolo: Patrono d’Italia
Nome di battesimo: Giovanni di Pietro di Bernardone
Nascita: 26 settembre 1182, Assisi
Morte: 3 ottobre 1226, Assisi
Ricorrenza: 4 ottobre
Tipologia: Festa
Canonizzazione: 16 luglio 1228, Assisi, papa Gregorio IX
Luogo reliquie: Basilica di San Francesco
S. Francesco nacque ad Assisi il 26 settembre dell’anno 1182 da Pietro Bernardone e da madonna Pica, ricchi commercianti. La sua nascita fu circondata da avvenimenti misteriosi: un mendicante, presentatosi a madonna Giovanna Pica, pochi giorni prima della nascita di Francesco, le disse: « Fra queste mura spunterà presto un sole… »; il giorno stesso della nascita, essendo la madre oltremodo accasciata per i dolori del parto, un altro pellegrino le disse: « Tutto andrà bene, purché la madre sia condotta nella stalla », e così avvenne. Un altro giorno fu udito per le vie di Assisi un romito che gridava: « Pace e bene, pace e bene! » il futuro motto di Francesco. La dolce madonna Pica taceva e pregava, pensando: cosa mai sarà di questo fanciullo così prediletto da Dio?
Intanto Francesco cresceva vivace, allegro, amante delle spensierate brigate, delle laute cene, dei suoni e dei canti. Siccome gli affari andavano bene, il padre lo avviò alla mercatura. Di ingegno vivace, riusciva a meraviglia; combatté anche contro Perugia e sostenne lunga prigionia.
La grazia di Dio intanto lavorava. Un giorno gli amici, vedendolo assorto, gli domandarono: « Pensi a prendere moglie? ». « Sì, rispose Francesco, e sposerò la donna più bella e più amabile del mondo ». Si riferiva a « madonna povertà »! Una mattina, è colpito, in una chiesetta di campagna davanti al Crocifisso di San Damiano, da un brano del Vangelo, che dice: « Non tenere né oro né argento né altra moneta; non borse, non sacchi, non due vesti, non scarpe, non bastone ». Fu allora che il Crocifisso gli parlò con commovente bontà: « Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restauramela ». Tremante e stupefatto, il giovane rispose: « Lo farò volentieri, Signore ». Egli aveva però frainteso: pensava si trattasse di quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Per quelle parole del Cristo egli si fece immensamente lieto e raggiante; sentì nell’anima ch’era stato veramente il Crocifisso a rivolgergli il messaggio.
Si spogliò dunque di tutto, diede quanto aveva in elemosina, e a suo padre che l’aveva citato davanti al Vescovo, diceva rendendogli anche i vestiti: « Finora ho chiamato Pietro di Bernardone mio padre, d’ora in poi a maggior ragione dirò: Padre mio che sei nei cieli ». Esce all’aperto e, immediatamente. mette in pratica il consiglio evangelico. Si scalza, s’infila una tunica contadinesca, getta la cintura di cuoio e al suo posto s’annoda sui fianchi una corda. (La cintura di cuoio era nel medioevo la parte più importante dell’abito, tanto importante che Dante. quando vorrà lodare la rude semplicità dei vecchi fiorentini, li dirà “cinti di cuoio e d’osso”)
Da quel giorno l’eroismo di Francesco non ebbe più limiti: i poveri, i lebbrosi, gli ammalati di ogni specie furono la sua parte eletta. Fu trattato da pazzo, percosso, vilipeso, maledetto, ed egli ricambiava tutto con preghiere, carità, amore. Ai suoi seguaci che volle chiamare « Frati Minori » insegnava il lavoro, l’elemosina, la preghiera e la povertà più assoluta.
All’inizio del 1209 Francesco assieme ai suo adepti si riunì così in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la prima scuola di formazione dove oltre ad insegnare i suoi principi fondamentali istruì i discepoli alla questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.
Dove passò portò la benedizione di Dio: la pace fra le fazioni e l’amore fra i nemici: convertì peccatori, salvò miserabili, protesse oppressi.
autore Cigoli anno tra il 1597 e il 1599 titolo San Francesco
I tre voti francescani, obbedienza, povertà e castità, non erano pesi che il figlio di Pietro Bernardone prendeva sulle sue grame spalle e che imponeva ai compagni d’avventura. Al contrario, quei voti rendevano lui e i suoi seguaci più presti e leggeri. L’obbedienza scioglieva da ogni dubbio; la povertà liberava da ogni cupidigia; la castità sollevava da ogni impegno carnale. I vizi contrari a quei voti, cioè la superbia, l’avarizia e la lussuria, erano tre mostruose fibbie, che imbrigliavano l’uomo mondano.
Benedetto dal papa, estese ovunque ed a tutti la sua opera; istituì le Clarisse; fondò e diffuse il Terz’Ordine. Andò in Egitto e Palestina per far cessare le ostilità tra i due popoli, mandò apostoli dappertutto a portare «pace e bene».
Alla Verna, Dio impresse sul suo servo fedele il segno del suo amore: le sacre stimmate.
Compose laudi in onore del suo Dio perché esclamava: « L’amore non è amato, l’amore non è amato! ». Morì, benedicendo i suoi figliuoli e la sua cara città di Assisi, il 3 ottobre 1226.
Fu chiamato il più santo degli Italiani, e il più Italiano dei santi; assieme a S. Caterina da Siena è il grande protettore della nostra amata patria.
Fu proclamato santo da papa Gregorio IX nel 1228 e dichiarato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono principale d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII PRATICA. Ad onore di S. Francesco facciamo oggi una mortificazione ed una elemosina.
di Redazione Online Corriere della Sera – 3 Ottobre 2025
Trump posta su Truth la risposta di Hamas al suo piano di pace
Hamas: «Sì al piano di Trump, rilasciamo tutti gli ostaggi vivi e morti»
«Sì al piano di Trump per la pace, rilasciamo tutti gli ostaggi vivi e morti, ma servono ulteriori chiarimenti». Lo scrive Hamas su Telegram in arabo, dichiarandosi favorevole ad accettare il piano in 20 punti proposto dal presidente Usa, chiedendo ulteriori negoziati per discutere i dettagli. Ecco il testo del messaggio pubblicato su Telegram: «Nel nome di Dio, la più graziosa, la più misericordiosa dichiarazione importante riguardo alla risposta di Hamas alla proposta del presidente degli Stati Uniti Trump. Nel tentativo di fermare l’aggressione e la guerra di sterminio contro il nostro risoluto popolo nella Striscia di Gaza, e basata sulla responsabilità nazionale e sulla preoccupazione per i principi, i diritti e gli interessi supremi del nostro popolo, il Movimento di Resistenza Islamica “Hamas” ha tenuto consultazioni approfondite all’interno delle sue istituzioni dirigenti, ampie consultazioni con le forze e le fazioni palestinesi, e consultazioni con i nostri fratelli e amici mediatori, per raggiungere una posizione di responsabilità nell’affrontare il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo uno studio approfondito, il movimento ha preso la sua decisione e ha presentato la seguente risposta ai fratelli mediatori. Il Movimento di Resistenza Islamica, Hamas, apprezza gli sforzi arabi, islamici e internazionali, così come gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che chiede la fine della guerra nella Striscia di Gaza, uno scambio di prigionieri, l’ingresso immediato degli aiuti, il rifiuto dell’occupazione della Striscia e lo sfollamento del nostro popolo palestinese da essa. In questo contesto, e al fine di raggiungere un cessate il fuoco e un ritiro completo dalla Striscia di Gaza, il movimento annuncia il suo accordo per il rilascio di tutti i prigionieri israeliani vivi e morti, in conformità con la formula di scambio contenuta nella proposta del presidente Trump, a condizione che siano soddisfatte le condizioni necessarie sul terreno per lo scambio. In questo contesto, il movimento afferma la sua disponibilità ad avviare immediatamente negoziati attraverso mediatori per discutere i dettagli di questo processo. Il movimento ribadisce anche il suo accordo di affidare l’amministrazione della Striscia di Gaza a un corpo palestinese di tecnocrati indipendenti, sulla base del consenso nazionale palestinese e del sostegno arabo e islamico. Le altre questioni incluse nella proposta del presidente Trump, relative al futuro della Striscia di Gaza e ai diritti intrinseci del popolo palestinese, sono legate a una posizione nazionale globale e basate su leggi e risoluzioni internazionali pertinenti. Saranno discussi all’interno di un quadro nazionale palestinese globale, all’interno del quale Hamas farà parte e al quale contribuirà responsabilmente».
di Giusi Fasano – Corriere della Sera – 3 Ottobre 2025
La Casa Bianca: dal presidente nuova linea rossa. I timori per gli ostaggi
DALLA NOSTRA INVIATA GERUSALEMME
Hamas tergiversa sul piano Trump per il cessate il fuoco presentato al mondo lunedì sera. La risposta che doveva arrivare il giorno dopo, e poi quello successivo e poi quello dopo ancora, non si è vista fino a ieri sera. «Decideremo presto» annuncia dall’ufficio politico Mohammed Nazzal. E dalla Casa Bianca la portavoce Karoline Leavitt fa sapere in un’intervista a Fox news che «il presidente traccerà una linea rossa per la risposta dell’organizzazione terroristica».
Pare — lo dicono fonti giornalistiche libanesi che sostengono di aver parlato con Washington — che quella linea rossa sia il weekend in arrivo. Quindi: deadline domenica 5 ottobre. Che poi è un giorno in più rispetto ai «3-4 giorni» dichiarati dallo stesso Trump martedì mattina in una conferenza stampa.
All’interno del movimento islamista, intanto, pare si sia arrivati a una specie di resa dei conti fra l’ala militare, che da Gaza boccia il piano su tutta la linea ritenendolo «troppo a favore di Israele» e «concepito per annientare Hamas», e l’ala politica che ha casa a Doha, in Qatar, e che invece sarebbe propensa a dire sì pur chiedendo chiarimenti e modifiche di alcuni dei 20 punti dell’accordo.
Secondo la Bbc è Izz al-Din al-Hadda, il capo dell’ala militare in persona, a non volere il piano studiato a suo dire per «porre fine ad Hamas indipendentemente dal fatto che lo accetti». Quindi la parola d’ordine sarebbe quella di sempre: «Continuare a combattere». Ma c’è grande confusione sotto il cielo di questo inizio ottobre. Fonti palestinesi rivelano che alcune fazioni armate di Gaza vogliono garanzie per accettare l’accordo. Che chiedono un rilascio graduale degli ostaggi legato al ritiro dei soldati dell’esercito israeliano da Gaza.
Media israeliani dicono invece che i mediatori arabi hanno avuto «colloqui produttivi» con Hamas e che i vertici sarebbero pronti a firmare l’accordo modificandone alcune parti: sul ritiro dei soldati, sul disarmo del Movimento islamista e sulle garanzie di incolumità personale per i leader dell’organizzazione che sceglieranno l’esilio. Tutto questo pare sia stato riferito direttamente dal Qatar al presidente Trump. Che però già nei giorni scorsi aveva dato speranze scarse (per non dire inesistenti) alla possibilità di modifiche al piano. La sostanza è: potete chiedere chiarimenti, se volete, ma stavolta non ci sono margini di cambiamento.
L’accordo dei Paesi arabi (Qatar compreso) e della Turchia con Trump e con il premier israeliano Netanyahu fa terra bruciata attorno ad Hamas che scopre come mai prima quanto siano profonde le fratture interne al gruppo, tra l’altro in perenne riorganizzazione per la continua perdita dei leader. L’agenzia di stampa palestinese Ma’an news dice che secondo Hamas sarebbe impossibile consegnare gli ostaggi, anche i vivi, nelle 72 ore previste dall’accordo. Perché per l’intensità dei bombardamenti di questi giorni il movimento islamista «non è in grado di comunicare con i gruppi che tengono prigionieri i rapiti e non ha informazioni sulla loro posizione e sulle condizioni di salute degli ostaggi». Che lo ricordiamo: si stima sino 20 ancora in vita e altri 28 morti.
L’ala militare che è contraria all’accordo, pur essendo in difficoltà sul campo è in posizione di forza rispetto all’alla politica che tratta a Doha perché ha nelle sue mani gli ostaggi. È questo lo scoglio più grande per i mediatori di Doha. Sapremo presto se e come sapranno superarlo.