di Viviana Mazza – Corriere della Sera – 4 Ottobre 2025
Dopo il messaggio di Hamas sulla proposta di pace Usa, il presidente dichiara: «Non si tratta solo di Gaza, si tratta della pace tanto attesa in Medio Oriente»
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
New York – La risposta di Trump al messaggio di Hamas è stata quasi immediata e molto positiva. Mentre la sua portavoce Karoline Leavitt pubblicava sul social X l’immagine del presidente che registrava una risposta in video, lo stesso Trump ha scritto sul suo social Truth di credere che «sulla base della dichiarazione appena pubblicata» Hamas sia «pronto per una PACE duratura» e per la prima volta ha chiesto a Israele «di fermare immediatamente i bombardamenti su Gaza per poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido» visto che è «troppo pericoloso farlo altrimenti».
Netanyahu è rimasto sorpreso dalla risposta di Trump secondo un funzionario israeliano citato dal reporter israeliano-americano Barak Ravid. Il premier israeliano, poco prima che Trump reagisse, aveva detto ai suoi consiglieri di considerare la risposta di Hamas un rifiuto del piano di pace (anche se la squadra di negoziatori israeliani che cercano di liberare gli ostaggi lo avrebbe visto come una apertura alla possibilità di un accordo).
Netanyahu aveva anche espresso la necessità di consultarsi con gli americani per coordinare la risposta in modo da non dare l’impressione che Hamas avesse dato il suo assenso al piano. Ma Trump lo ha preceduto con il suo messaggio su Truth in cui conclude che «i dettagli sono già in discussione» per un cessate il fuoco. E sottolinea: «Questo non riguarda solo Gaza, questo riguarda la ricerca della PACE in Medio Oriente».
Il leader dell’opposizione democratica al Senato Chuck Schumer ha parlato di «passo nella giusta direzione», per il senatore John Fetterman è «incoraggiante».
Tra i repubblicani la deputata della Georgia Marjorie Taylor Greene – capofila dell’ala «Make America Great Again» che vuole tagliare gli aiuti militari a Israele dice che «la pace è fortemente necessaria», mentre la risposta del «falco» senatore della South Carolina Linsday Graham è che la risposta di Hamas «è in pratica un rifiuto della proposta ‘prendere o lasciare’ del presidente Trump» perché è un «classico sì ma», e non si parla del disarmo del gruppo oltre a esserci altri problemi.
Le sue parole sono in linea con quanto sostenuto da fonti della Casa Bianca nei giorni scorsi, ovvero che Hamas non avrebbe potuto modificare il piano di Trump. Anche ieri mattina Trump aveva scritto su Truth un messaggio minaccioso dove avvertiva che il gruppo aveva tempo fino a domenica per decidere oppure avrebbe dato il suo assenso a ulteriori attacchi che avrebbero spazzato via i miliziani.
Dopo la risposta di Hamas, Trump aveva due opzioni, dice al New York Times Daniel C. Kurtzer, ex ambasciatore Usa in Israele. Poteva puntare sugli aspetti del piano che Hamas non ha accettato oppure sottolineare quello che invece ha accettato: il rilascio di tutti gli ostaggi in cambio della fine della guerra, l’aumento degli aiuti e l’inizio del ritiro israeliano da Gaza.
Trump ha scelto la seconda via, senza prestare attenzione alle condizioni di Hamas inclusa l’insistenza a negoziare i dettagli del piano e a giocare un ruolo nel futuro dei palestinesi. «Sembra che dirà a Netanyahu che è così che deve essere. È affascinante perché stamattina tutta la pressione era su Hamas e adesso dopo la risposta di Trump tutta la pressione è su Israele».
Steve Witkoff, il suo inviato per il Medio Oriente, e Jared Kushner, suo genero, hanno portato un riluttante Netanyahu al tavolo, e adesso dovranno vedere se la pressione funzionerà.
In un post su X, il presidente francese Emmanuel Macron, leader di uno dei Paesi che — criticati dagli Stati Uniti — hanno riconosciuto lo Stato palestinese alle Nazioni Unite, ha dichiarato: «Il rilascio di tutti gli ostaggi e un cessate il fuoco a Gaza possono essere ottenuti!». Ha ringraziato il presidente Trump per l’opportunità di fare «progressi decisivi verso la pace».