Controverso, ancora da approfondire, oggetto di studi filosofici e teologici. Sembra che il 1300 ancora sia presente tra noi: è il beato Duns Scoto di cui domani ricore la memoria liturgica. Emblema del sapere, Scoto, rimane nella storia della Chiesa come il teologo “innamorato” di Maria. Nasce in Scozia, intorno al 1265/1266.
Nel 1303, mentre stava perseguendo il baccellierato a Parigi, deve lasciare l’università per non aver aderito al progetto di Filippo il Bello, re di Francia, contro papa Bonifacio VIII. Ritorna poi nel 1304 per concludere gli studi, accompagnato da una lettera del ministro generale dell’Ordine, il quale scrive: “Sia per lunga esperienza, sia per la fama che s’era sparsa ovunque, della vita lodevole, della scienza eccellente e dell’ingegno sottilissimo” del candidato. Altra città nella sua biografia, Colonia, dove morirà l’8 novembre 1308.
Una vita dedicata all’insegnamento, soprattutto. Luoghi del sapere: Oxford, Parigi e nell’ultima Colonia. Autore fecondo di testi che ancora oggi vengono esaminati, studiati, approfonditi. Fra questi, ricordiamo: la “Lectura”, l’ “Ordinatio”, i “Reportata Parisiensia”, le “Quaestiones quodlibetales”; il “De primo principio” ei “Theoremata”. Alla base di ogni riflessione etica Duns Scoto pone il primato della volontà, mentre alla base della teologia il primato dell’amore.
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Particolare interesse per il suo campo d’indagine teologica ricoprirà la Vergine Maria, che per Scoto è l’Immacolata: “Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei teologi si opponeva a un’obiezione, che sembrava insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento: di fatto, l’universalità della Redenzione operata da Cristo, a prima vista, poteva apparire compromessa da una somiglianza, come se Maria non aveva avuto bisogno di Cristo e della sua redenzione. Perciò i teologi si opponevano a questa tesi. Duns Scoto, allora, per far capire questa preservazione dal peccato originale sviluppò l’argomento … della Redenzione preventiva, secondo cui l’Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che Maria fosse preservata dal peccato originale prima della concezione” così spiegava papa Benedetto XVI.
Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 20 marzo 1993 definendolo “cantore del Verbo incarnato e difensore dell’Immacolato concepimento di Maria”. Le sue spoglie mortali sono custodite nella chiesa dei frati minori di Colonia.
di Stefano Caprio- Corriere della Sera – 8 Novembre 2925
L’unione universale nuova religione di Mosca in un mondo diviso e conflittuale. Destabilizzazione, propaganda, finanziamento delle élite e degli oligarchi “amichevoli” leali a Mosca e le Chiese come strumenti di potere. Dopo l’Ucraina, il Kazakistan Paese più a rischio con la più lunga frontiera terrestre e la più importante diaspora. Usa, Ue e partner internazionali dovranno rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche coi territori nel mirino di Mosca.
La principale festa nazionale russa del 4 novembre, Den Narodnogo Edinstva (“Giornata dell’Unità Popolare”), è stata anche quest’anno la più solenne occasione per celebrare l’ideologia di Stato che proclama la superiorità della Russia su tutti gli altri popoli della sua Federazione, e per estensione simbolica anche su quelli del resto del mondo. In essa si ricorda l’evento tanto bramato anche oggi dalla Russia di Vladimir Putin, la vittoria sui polacchi invasori e sull’intero Occidente nel 1612, dopo il ventennio dei Torbidi che aveva completamente cancellato il sogno della “Terza Roma” del primo zar Ivan il Terribile.
Le analogie non sono soltanto nell’esaltazione del patriottismo bellico, consacrato nelle statue bronzee di Kuzma Minin e Dmitrij Požarskij davanti alle Porte Rosse (Krasnye Vorota), l’ingresso principale del Cremlino, con i due condottieri della resistenza ai polacchi che indicano l’Occidente, dove i nemici della Russia devono tornare umiliati e sconfitti. I Torbidi furono anche il fallimento delle politiche del successore dello zar Ivan, il suo fedele assistente Boris Godunov, che aveva tentato di riformare il Paese passando dall’autocrazia imperiale all’oligarchia feudale, inventandosi perfino l’istituzione del patriarcato di Mosca per dare alla Chiesa ortodossa un ruolo istituzionale.
La crisi economica, le rivolte popolari e una serie di calamità naturali condussero lo zar Boris a una morte prematura, aprendo la strada ai conflitti tra le grandi famiglie dei Boiari e i traditori che condussero i polacchi fino a Mosca. A riportare la Russia all’ordine, dopo la vittoria sugli invasori, fu la dinastia dei Romanov, inaugurata nel 1613 dalla coppia regnante di padre e figlio, il patriarca Filaret e lo zar Mikhail, espressione della sinfonia di trono e altare di tradizione bizantina in salsa russa. Tutto questo ispira ancora oggi la Russia dello zar Putin e del patriarca Kirill, nella guerra all’Occidente e nella sottomissione della multiformità interna dell’impero.
Come ha ricordato il deputato della Duma di Mosca Pavel Krašeninnikov, il Giorno dell’unità popolare ricorda la “rinascita spirituale della Russia dopo la tragedia del tempo dei Torbidi”, e il superamento della distruzione e della frammentazione che è stato possibile grazie “alla fedeltà delle generazioni successive ai valori tradizionali della famiglia, l’unica forma di regolazione della vita comune in grado di unire in una sola Patria, nella storia e nella cultura”.
Proprio il rapporto tra il patriarca-padre e lo zar-figlio, che si è protratto in varie modalità per tutto il Seicento, dimostra questo senso di “famiglia istitutrice dello Stato” come definizione dei rapporti di potere nei vari livelli della società, come del resto avveniva in tutti regni e principati d’Europa in varia misura. Famiglia in questa accezione significa “successione e sottomissione”, come nella dittatura sovietica del successore di Lenin e “Padre dei Popoli”, Josif Stalin, in qualche modo la vera reincarnazione di Ivan il Terribile.
Nell’occasione del 4 novembre Putin ha ripreso a sua volta il ruolo “paterno” staliniano, firmando il decreto per l’istituzione di due nuove feste, il Giorno degli Stati minori nativi della Federazione Russa e il Giorno delle lingue dei popoli della Russia, che verranno celebrate il 30 aprile e l’8 settembre, per “custodire le tradizioni, i modelli di vita e i valori culturali dei popoli minori” e la loro eredità linguistica, nel giorno della nascita del poeta daghestano Rasul Gamzatov, unendo le varie lingue a quella russa. Il significato di queste nuove feste, che intendono rispondere in qualche modo ai vari nazionalismi locali che stanno riprendendo vigore, è proprio la riaffermazione del ruolo del “popolo-padre” russo che impone la “lingua-madre” a tutti i “figli minori”, nella grande famiglia dell’Unione universale.
Proprio da questa concezione si è generato il conflitto con l’Ucraina, che è considerata dai russi il primo dei “popoli minori”, il principale fratello di sangue insieme alla Bielorussia, declassando tutti gli altri popoli ex-sovietici e federali a fratellastri o figli adottivi.
Come per l’Ucraina, Putin ha ribadito più volte anche per il Kazakistan, il più vasto territorio dei “minori”, che “non ha mai avuto una propria statualità”, e ancora più profonde sono le tensioni con l’Armenia, una terra di una statualità antichissima e sempre controversa, poi confluita nella grande famiglia russa in seguito al genocidio operato dalla Turchia moderna a inizio Novecento. La Russia cerca di mantenere gli armeni sottomessi grazie al sostegno della Chiesa Apostolica, la principale forza di orientamento filo-russo del Paese in conflitto con il premier Nikol Pašinyan, che intende costruire una “nuova Armenia” indipendente e filo-occidentale.
Per questi motivi la Russia comprende come obiettivi della guerra globale anche i Paesi del Caucaso e dell’Asia centrale, oltre alle altre latitudini dell’Europa orientale, dai Baltici alla Moldavia verso il mar Nero. La guerra è in corso in tutte le direzioni, se necessario anche a livello militare, come avvenne in Georgia nel 2008-2009, ciò che ha condotto ormai alla piena sottomissione di Tbilisi a Mosca, soffocando ogni protesta grazie alla dittatura oligarchica del Sogno Georgiano, il partito fondato dal miliardario putiniano Bidzina Ivanišvili.
La guerra ibrida si sviluppa sempre più grazie alla dezinformatsija, alle provocazioni e ai sabotaggi, alle azioni destinate ad aumentare lo stato di tensione e contrapposizione all’interno delle società non solo dei Paesi vicini, ma di quelli del mondo intero. Destabilizzazione, propaganda, finanziamento delle élite e degli oligarchi “amichevoli” leali a Mosca, e non da ultimo l’uso della religione e delle Chiese come strumenti di potere, come è evidente in Ucraina, in Armenia, in Moldavia e Romania, ma perfino ormai in Africa e in diversi paesi dell’Asia, tutti territori affidati all’unica vera Chiesa ortodossa di Mosca.
Il Kazakistan è il Paese più a rischio, con la più lunga frontiera terrestre con la Russia e la più importante diaspora russa dopo l’Ucraina. Inoltre l’esercito kazaco non è neanche lontanamente paragonabile a quello ucraino per il livello di preparazione militare, e migliaia di chilometri di confine sono di fatto indifesi. Finché Mosca è impegnata in Ucraina non è pronta per aprire un nuovo fronte, ma le pressioni d’influsso informativo ed economico sono molto attive verso Astana, che cerca di barcamenarsi con la sua politica di equilibrio tra Settentrione, Oriente, Occidente e Meridione.
Gli Stati Uniti possono ricoprire un ruolo importante nella regione centrasiatica, come risulta evidente dall’incontro con i leader dei Paesi centrasiatici nel formato “5+1” a Washington in questi giorni, dove si discute di terre rare particolarmente ricercate in questi tempi, in alternativa a quelle cinesi, ma l’influenza dei russi nella regione è sempre difficile da limitare. Anche in Armenia, dopo l’accordo americano di agosto con l’Azerbaigian, Mosca continua a cercare di ristabilire il proprio ruolo storico, con grandi tensioni anche nei confronti di Baku, che a sua volta cerca di ritagliarsi un ruolo indipendente negli equilibri regionali.
La Russia sta perdendo il controllo su tutto lo spazio post-sovietico, ma la finestra delle possibilità per questi Paesi per passare a sistemi veramente democratici non rimarrà aperta a lungo, perché i russi sono comunque in grado di minare la loro stabilità anche senza invasioni militari, come del resto sarà anche per il futuro della stessa Ucraina. Gli Usa, la Ue e gli altri partner internazionali dovranno riuscire a rafforzare le relazioni economiche e diplomatiche in questi territori, per evitare che venga nuovamente innalzata la bandiera dell’impero moscovita, come avvenuto nei giorni scorsi nel palazzo devastato del municipio di Pokrovsk, l’ultima conquista russa sul fronte ucraino.
Sono trascorsi trentacinque anni dalla fine della Guerra Fredda, e dopo quasi quattro anni di guerra rovente in Ucraina, sembra prospettarsi un nuovo scenario di equilibrio mondiale di guerra ibrida, con tanto di esercitazioni nucleari di America e Russia come ai tempi di Brežnev e Nixon, quando il mondo era appeso alla “lotta per la pace” degli imperi sempre pronti alla guerra vera e propria.
Come afferma il culturologo russo Evgenij Dobrenko, “con la fine del comunismo è iniziata anche la fine dell’Occidente”, che si affanna nel bi-populismo dei radicalismi sovranisti e anti-sovranisti ben rappresentati da Donald Trump e dal nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani. Da un lato in Oriente abbiamo una Russia agonizzante che sogna il suo ritorno al centro della politica mondiale con operazioni militari suicide, che di fatto si consegna sempre più alla sottomissione feudale dell’impero economico cinese, dall’altro l’Occidente non riesce a trovare una forma condivisa di risposta efficace, al di là di infinite sanzioni sempre più contraddittorie e facili da aggirare.
La Russia non è in grado di sconfiggere l’Occidente, ma cerca di farlo crollare dall’interno, rinnovando le sue utopie che dal comunismo si trasformano nel “cristianesimo universale” dell’Ortodossia russa, che nelle celebrazioni di questi giorni sono state definite da Putin “ideologie tra loro vicine, che proclamano la libertà e la fratellanza, l’uguaglianza e la giustizia”.
Il patriarca Kirill ha proclamato che “noi siamo l’unico popolo russo, capace di unire le altre culture senza alcun conflitto, come nessun altro Paese è capace di fare, perché nell’anima dell’uomo russo predomina il senso dell’umiltà, il fondamento della vera unione con gli altri”. È la nuova religione della Russia, l’utopia dell’unione universale dei popoli, in un mondo sempre più diviso e conflittuale, in cerca di nuove rivelazioni per un futuro ancora da scoprire.
Una riproposta dell’intervento del 2010 ai “Sabati Mariani” di Maria Marcellina Pedico, Prof.ssa alla Pontificia Facoltà Teologica «Marianum», una relazione che ha messo in evidenza la grande capacità di far dialogare Ragione e Fede di chi, a pochi mesi sarebbe diventato beato, e soprattutto di essere un testimone credibile del dialogo ecumenico.
Due sono le angolature con le quali la professoressa Pedico ha presentato il Cardinale Newman: quando era ancora di professione anglicana e dopo la conversione al cattolicesimo. Maria Marcellina Pedico quindi ha messo in evidenza dapprima l’aspetto di Maria in Newman anglicano: “La Vergine ha un ruolo significativo –ha affermato la prof. Pedico – nella vita di Newman anche da anglicano.
Con ragione Giovanni Velocci – uno dei massimi studiosi del nostro autore – mette in risalto che «la conoscenza progressiva del mistero di Maria scandisce il cammino personale di Newman verso tutta la verità cattolica». “Fin dall’inizio del suo libro autobiografico – ha continuato la prof. Maria Pedico – c’è un episodio nell’infanzia di Newman che ha tutta l’aria di un presagio: da quel momento fino agli ultimi mesi della sua vita quando, vecchio e debole cardinale, non può più celebrare la messa né recitare il breviario e riesce appena a usare il suo rosario, la Beata Vergine è una presenza costante nella sua esistenza.
Nella vita di Newman un avvenimento colpisce e rimane impresso: la conversione al cattolicesimo a 44 anni, che costituisce il momento più drammatico del suo itinerario religioso. La conversione viene preparata da un lungo travaglio, da pazienti ricerche, da riflessioni accurate, e comporta il superamento di molte difficoltà.
Una delle più notevoli è il culto reso a Maria nella Chiesa cattolica che Newman ritiene, con tutti gli anglicani, contrario alla rivelazione e all’onore dovuto a Dio solo. Leggiamo nell’Apologia pro vita sua: «Durante il Movimento di Oxford ritenevo che il peccato essenziale della Chiesa romana consistesse negli onori che essa attribuiva alla beata Vergine e ai santi; e quanto più crescevo nella mia devozione verso i santi e verso la Madonna, tanto più diventavo intollerante delle pratiche romane, come se quelle creature glorificate da Dio dovessero sentirsi gravemente offese dalla venerazione indebita della quale erano oggetto».
In questo testo autobiografico, Newman sintetizza il suo atteggiamento verso Maria: da una parte condanna le forme devote verso di lei, dall’altra avverte una vera devozione. In questo atteggiamento strano e contraddittorio il suo spirito è attraversato da due correnti: una superficiale ed esterna, l’altra intima e profonda. Tale situazione si spiega alla luce della vita e dell’educazione religiosa e culturale di Newman.
Egli cresce nell’anglicanesimo e si forma nello studio della sua teologia, che ha come punto fermo l’incontro diretto e immediato con Dio; nessun intermediario può esserci tra l’anima e il suo Creatore. Newman matura in quegli anni ancora giovanili la certezza interiore: «due, e solo due esseri assoluti, di un’intrinseca e luminosa evidenza: me stesso e il mio Creatore» (Apol. 18), certezza che resterà una delle sue note fondamentali e quasi il sigillo della sua vocazione religiosa.
La fedeltà alla Chiesa anglicana e l’ascolto della voce della coscienza lo portano a disapprovare le usanze religiose esteriori, contrarie, a suo giudizio, all’adorazione del Dio unico.” “Ma in Newman – ha detto ancora Maria Pedico – c’è un’altra corrente più profonda dello spirito, che suscita in lui la vera devozione alla Madre del Signore. Questa deriva da uno di quei princìpi che sempre lo hanno orientato, e cioè l’evento essenziale del cristianesimo: l’Incarnazione di Cristo, principio dogmatico su cui fonda la devozione verso la Vergine.
Newman è fortemente colpito dalla verità di fede secondo cui il Figlio di Dio, che vive da tutta l’eternità, ha voluto nascere nel tempo e assumere la natura umana da una donna. Concezioni così chiare e precise sull’Incarnazione erano rare nel mondo anglicano al tempo di Newman, quando molti travolti dal razionalismo, rifiutano il soprannaturale; altri, vinti da pigrizia mentale e trattenuti dall’altezza del mistero, rifuggono da speculazioni ardite e si adagiano in una credenza superficiale.
Newman invece, animato da fede forte e vissuta, abbraccia la rivelazione nella sua pienezza e s’impegna a studiarla in tutti gli aspetti. E qui si alimenta il suo vero culto verso Maria. Questa sua devozione anglicana si basa su quello che conosce della Scrittura riguardo al mistero dell’Incarnazione e della vicinanza di Maria a Cristo. Quando inizia a studiare i Padri della Chiesa cominciano a presentarsi alla sua mente nuove possibilità di sviluppo dei fatti embrionali del testo sacro.
Tuttavia, in ciò che dice e scrive mantiene solitamente un tono di riserva e moderazione, sia per non turbare i suoi amici anglicani, come anche per la paura di essere invischiato in dottrine e usi cattolici che ancora considerava fallaci. In Newman si coglie una particolare devozione personale verso Maria, la Madre del Salvatore.
Non c’è dubbio su questo; lui stesso lo testimonia nel libro autobiografico: «Nonostante la mia inveterata paura di Roma…, nonostante il mio affetto per Oxford e per Oriel, io provavo in segreto uno struggente amore per Roma, madre del cristianesimo inglese, e avevo una sincera devozione per la Beata Vergine: io vivevo nel suo collegio, servivo il suo altare, e avevo esaltato la sua immacolata purezza in uno dei primi sermoni che avessi dato alle stampe».
Il sermone al quale si riferisce Newman viene da lui pronunciato per la festa dell’Annunciazione del 1832. È considerato dagli studiosi un brano eccezionale nella letteratura religiosa e il più straordinario sermone di Newman anglicano su Maria, nel quale ci offre una delle migliori sintesi del suo pensiero. In esso sono messe in risalto le parole rivolte alla Vergine dall’angelo Gabriele, parole che costituiscono il fondamento biblico dell’insegnamento della Chiesa sulla maternità di Maria, la perpetua verginità, l’Immacolato concepimento della Vergine.
Riassumendo i motivi di questo sermone, per cui la Vergine è chiamata «beata» nella Scrittura, Newman espone quasi tutto il suo pensiero anglicano su di lei. Il primo motivo deriva dal parallelismo tra Maria ed Eva nella storia salvifica, aspetto distintivo della mariologia di Newman. In Maria – scrive – «la maledizione pronunciata contro Eva è stata tramutata in benedizione» (Maria Pagine scelte, Paoline, p. 117).
Il secondo motivo deriva dal fatto che la sottomissione della donna all’uomo a causa della disobbedienza di Eva, viene riscattata attraverso l’obbedienza di Maria. Cristo difende i diritti e l’onore di sua Madre e, attraverso di lei, di tutte le donne, secondo il progetto di Dio per la creazione. Newman tocca qui un argomento di estrema rilevanza oggi: la dignità e il ruolo della donna.
Anche la Chiesa, nel suo insegnamento ufficiale, guarda a Maria nel mistero dell’incarnazione come alla persona in cui ogni donna trova il modello della propria grandezza e del genio femminile (cf MD 11). Il terzo motivo della beatitudine di Maria è collegato con la sua santità, derivata dalla sua vicinanza a Cristo, il Figlio incarnato di Dio.
Proprio questo suo rapporto con Cristo e con il mistero dell’Incarnazione è alla base del suo insegnamento su Maria. Dalla verità dell’Incarnazione, così come è rivelata nella Scrittura, consegue che Maria è la madre di Cristo. Newman ancora anglicano ha il massimo rispetto per Maria e ne ammira la santità.
Ci si potrebbe comunque chiedere se la sua opinione sulla santità di Maria si spinge tanto in là da includere l’esenzione dal peccato anche al momento del suo concepimento. Dobbiamo ricordare che la Chiesa cattolica non aveva ancora definito il dogma dell’Immacolata Concezione. In questo terzo motivo del perché Maria è «beata» c’è un passo che lascia sottintendere ai suoi ascoltatori che la natura umana di Maria è sempre stata in uno stato santificato di grazia, e perciò sempre senza peccato.
Gli studiosi discutono su quello che Newman veramente crede da anglicano riguardo alla dottrina dell’Immacolata Concezione e sono in disaccordo. Alcuni ritengono che egli, finché non diviene cattolico non comprende pienamente questa dottrina e non vi crede; altri sostengono che giunge personalmente a questa convinzione, ma si astiene dal dichiararlo esplicitamente per non offendere i suoi compaesani. Può darsi che ci sia qualche esitazione iniziale, ma si può certamente dire che vi sono tutte le premesse per tale convinzione.
“Maria in Newman cattolico” è il secondo aspetto del documento scritto dalla professoressa Maria Marcellina Pedico. In esso l’insigne studiosa ha affermato “Cercando di introdurre un breve resoconto della presenza di Maria in Newman cattolico, possiamo facilmente cogliere alcuni tratti caratteristici.
Da notare in primo luogo che Giovanni Velocci nei suoi studi su Newman scrive che forse nessuno più di lui era adatto a trattare l’argomento su Maria. E questo per vari motivi: la sua esperienza personale, la conoscenza delle opposizioni degli eretici, la sua capacità eccezionale di afferrare le difficoltà altrui.
Innanzitutto Newman si sforza di operare la distinzione tra fede e devozione: la fede, o dottrina, è il Credo e l’assenso ad esso; la devozione sono gli onori religiosi dovuti agli oggetti della fede, e la loro relativa manifestazione. La dottrina (fede) riguardante la Beata Vergine è stata fissata una volta per sempre fin dal principio e sostanzialmente è la stessa ora e al tempo degli apostoli.
La devozione, al contrario, è qualcosa di accidentale, è conseguente alla fede, e perciò col passare del tempo può essere soggetta a mutamenti. Le pratiche di pietà sono quindi infinite nello loro manifestazioni; differiscono da luogo a luogo, da individuo a individuo secondo i tempi.” “Newman –ha sottolineato nel documento la professoressa Maria Pedico – dà la sua preferenza a quelle più confacenti al carattere e alla cultura inglese.
Egli evita sempre le esagerazioni non compatibili con la teologia nella devozione mariana. Inoltre, egli pone una solida base dogmatica per il culto della Beata Vergine. La dottrina mariana, egli afferma, come conseguenza della dottrina dell’Incarnazione, è attestata dall’antichità ed è un legittimo sviluppo dell’insegnamento primitivo. Sant’Atanasio († 373), il primo grande maestro dell’Incarnazione, ha il merito di aver posto delle solide fondamenta per la devozione a Maria.
È vero che talvolta questa devozione può aprire la via ad eccessi, abusi o superstizioni; tuttavia, nonostante tutto, rimane dottrinalmente ben fondata. L’unione talmente intima di Maria al suo Divin Figlio giustifica, secondo Newman, l’onore che la Chiesa cattolica le riconosce. Al riguardo si domanda: «Quale altezza di gloria non possiamo attribuire a lei? E cosa dobbiamo dire di coloro che, per ignoranza, si oppongono alla voce della Scrittura, alla testimonianza dei Padri, alla tradizione dell’Oriente e dell’Occidente, e parlano e agiscono con disprezzo nei confronti di colei che il Signore si è compiaciuto di onorare?».
Le glorie di Maria, sottolinea Newman, dipendono dal Figlio; Maria è interamente dipendente da lui e tutto ciò che ella ha contribuisce alla lode.” “Nell’esperienza di Newman cattolico – e questo l’aspetto centrale della mariologia del cardinal Newman – si coglie la sua sensibilità ecumenica nel trattare temi mariani. Egli fonda le sue riflessioni sulla Scrittura dove si trova il motivo profondo della sua spiritualità.
L’altra fonte, anch’essa di enorme importanza, sono i Padri della Chiesa, che Newman ha studiato e amato intensamente.” “Il suo spirito ecumenico – ha concluso Maria Pedico – risalta soprattutto nella Lettera a Pusey, il suo capolavoro di teologia mariana –che scrive nel 1865,. Maria è sempre presente nella sua attività di oratore, come documentano le meditazioni sulle Litanie Lauretane pronunciate varie volte per il mese di maggio nella chiesa dell’Oratorio di Birmingham; e nel corso dell’anno liturgico tiene spesso le meditazioni sui misteri di Maria.
Sono degni di rilievo anche i discorsi mariani rivolti ai cattolici e ai protestanti nei quali risaltano il suo spirito ecumenico e il suo tentativo di riavvicinare i membri delle due confessioni contrastanti. Da ricordare anche i testi di preghiere e altri scritti spirituali e poetici.” Da notare che è in corso la causa di beatificazione del Cardinale Newman proprio per il suo spirito profondamente ecumenico e chissà se questa possa dare un impulso forte, con l’aiuto della Vergine Maria, al processo di unificazione di queste due grandi confessioni cristiane : quella protestante e quella cattolica.
Come si diceva Newman divenne beato il 16 settembre 2010. Fare memoria storica (a 214 anni dalla sua nascita) di beati e santi rafforza la Fede e fa crescere la Chiesa : questo il fine ultimo di quest’articolo.
Preghiera a Maria del Nuovo Dottore della Chiesa
O Maria, vorrei aver visto…
Quell’anima virginale cerca sempre il suo Amato che è in cielo, e Lo vede in qualsiasi cosa amorevole sulla Terra, amando gli amici terreni assai teneramente, ma al loro giusto posto, come Suoi doni, e Suoi rappresentanti, amando solo Gesù con affetto supremo, e sopportando di perdere tutto per poter tenere Lui.
O Maria, vorrei aver visto come ti comportavi nei confronti di tuo padre e di tua madre, soprattutto con Sant’Anna, e come ti comportavi con i sacerdoti del tempio, e poi con San Giuseppe, e con Santa Elisabetta, con San Giovanni Battista, e poi con gli apostoli, soprattutto San Giovanni.
Vedrei come eri dolce e amorevole nei confronti di ciascuno di loro, anche se il tuo cuore era solo con Gesù. E loro lo capirebbero bene, nonostante la tua gentilezza nei loro confronti.
O Maria, quando guadagnerai per me un po’ di questa purezza celestiale, questo vero candore dell’anima, perché possa concentrare il mio cuore sul mio vero amore?
25. «I Santi siano per voi intercessori ed esempi da imitare» (25 ottobre 2024)
Spesso nel Messaggio del 25 ottobre la Regina della pace fa un richiamo alla festa di Tutti i Santi e alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti, è un messaggio importante per un mondo che pratica la religione dell’ateismo di massa. La Madonna stessa ha usato espressioni di questo genere nei confronti di coloro che avevano perso ogni riferimento al Cristianesimo. Nel nostro mondo – anche in Paesi dell’antica cristianità come l’Italia – l’ateismo si è espanso con una velocità impressionante. Basta vedere lo stato delle chiese alla domenica che testimoniano un calo vertiginoso di presenze alla Santa Messa, il calo dei Matrimoni religiosi, per non parlare dei Battesimi. La Gospa è stata molto chiara su questo punto dicendo che gli uomini hanno rifiutato la fede e la Croce, assumendo come religione questa visione atea e materialistica della vita, secondo la quale veniamo dalla materia e dal caos. Per tutti la vita è un pellegrinaggio in una valle di lacrime; la malattia, la vecchiaia, il peccato, la morte, la violenza, sono tutti aspetti che toccano ciascuno di noi. Abbiamo perso ogni riferimento a Dio e quindi alla salvezza. Abbiamo creduto che la tecnica e la scienza ci potessero salvare, ma in realtà il mondo ha costruito armi di distruzione che possono annientare in un istante le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo. I mezzi umani non ci liberano dal male, dalla cattiveria, dalla morte, dal tedio della vita e dall’abisso delle tenebre nel quale siamo immersi.In questa situazione, tuttavia, c’è una grazia speciale: la Madonna viene dal Cielo ogni giorno. La gente non crede più nell’Aldilà e nel giorno della Commemorazione dei fedeli defunti le persone ricordano il giorno della morte, ma questo non basta. In realtà, la morte falcia innumerevoli vite ogni giorno. Se non c’è Dio che cos’è la vita? L’unica speranza è Cristo Risorto, senza questa prospettiva la vita umana diventa un cammino verso l’abisso e il dissolvimento nel nulla. La grande grazia che si fa fatica ad accettare è il fatto che la Madonna ogni giorno scende sulla Terra e ci ricorda che il Cielo esiste, è popolato da una moltitudine immensa di angeli e santi. La grazia più grande che la Regina della pace sta facendo alla nostra generazione è quella di portare ogni giorno il Cielo sulla Terra. Questa consapevolezza apre a una visione diversa della vita: il Cielo è aperto, guarda la Terra, si preoccupa per noi. Abbiamo perso la convinzione nell’Aldilà nel momento in cui abbiamo rinnegato la fede e possiamo riacquistarla solamente quando ritorneremo ad essa. Dobbiamo recuperare nuovamente la dimensione trascendente della vita, che è un cammino verso l’eternità.Il fatto che Chiesa celeste interceda per noi è una grande grazia. Queste anime partecipano alla gloria di Dio e alla Liturgia celeste di cui Cristo è il centro; è una liturgia di lode alla Santissima Trinità, ma anche una liturgia di intercessione perché in Cielo si chiedono grazie e benedizioni per le anime dei vivi. La Madonna lo ricorda: «I Santi siano per voi intercessori»; bisogna affidarsi alla loro preghiera. Gli angeli e i Santi in Cielo intercedono per noi e hanno dei compiti particolari da assolvere nella grande opera di salvezza delle anime. Non dobbiamo avere paura ad affidarci all’intercessione dei Santi, alla protezione degli angeli. Papa Francesco stabilì che Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis dovessero essere elevati agli altari; ha voluto accelerare i tempi il più possibile perché convinto che i giovani avessero bisogno di esempi concreti di vita santa da imitare. Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis hanno portato alla Chiesa un modo nuovo e più moderno di essere Santi e questo ci fa capire che la santità è alla portata di tutti, è un cammino di vita felice, e non eleva solamente la singola persona ma, spingendo gli altri al bene, migliora di gran lunga la dimensione della società di oggi che è pervasa dal male. C’è bisogno della conversione dei cuori ed è importante che il male non prevalga; questo è possibile grazie a persone sante, che amano, che credono, che sono oneste, che sono generose e miti. La Chiesa Cattolica è costellata di figure bellissime di Santi e Sante da imitare, chiediamo la loro intercessione e imitiamoli.È soltanto attraverso le persone buone, affidabili, generose e resistenti alla potenza del male che la società può cambiare. Dobbiamo imitarli e renderli presenti, far sì che noi stessi diventiamo quei Santi di cui la società ha bisogno. I mass media e i giornali presentano solo il male, parlano di omicidi, assassini, mettono nelle prime pagine esempi negativi e nocivi per la società. Questo perché il male attira più del bene, pertanto gli idoli dei nostri ragazzi sono persone mondane. Per cambiare la società dobbiamo dare diversi punti di riferimento ed essere noi per primi degli esempi positivi, questo è particolarmente importante per i sacerdoti e per i genitori. Bisogna chiedersi quali valori morali e quale visione della vita presentiamo, con quale coerenza e credibilità viviamo agli occhi dei nostri giovani. L’unica salvezza per i cadaveri spirituali schiacciati dalle intemperanze della vita, è la santità e la rettitudine della vita, virtù quali l’onestà, il coraggio, la generosità. È la grande battaglia fra il bene e il male. Il bene rende gioiosi, illumina, fa scoprire la bellezza e la grandezza della vita. Il male deprime, corrode, distrugge, imbruttisce. Il bene è Dio che è Amore e Verità. Il male distrugge tutto ciò che c’è di bello, di buono e di giusto nel mondo e ci porta nel fondo dell’abisso che è l’inferno dove il male ha messo le radici e cerca di dominare la Terra. Facciamo questa battaglia spirituale prima di tutto dentro di noi e accogliamo l’invito della Madonna a guardare al Cielo: «I santi siano per voi intercessori ed esempi da imitare per vivere una vita santa».
«Cari figli! In questo tempo, quando celebrate il giorno di tutti i Santi, chiedete la loro intercessione e preghiere, affinché nella comunione con loro, troviate la pace. I santi siano per voi intercessori ed esempi da imitare per vivere una vita santa. Io sono con voi ed intercedo presso Dio per ciascuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». 25 ottobre 2024 (Con approvazione ecclesiastica)