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L’identità dei russi tra patriottismo e religione

di Stefano Caprio – Asia News – 15-11-25

Credere nella Russia non significa automaticamente credere in Dio e nei dogmi religiosi, appartenere alla Chiesa ortodossa non comporta necessariamente frequentare le celebrazioni liturgiche, sostenere i “valori tradizionali” non si traduce automaticamente nell’assunzione dei dettami del catechismo.

In occasione del Giorno dell’unità popolare della scorsa settimana, il centro sociologico del Cremlino Vitsom ha svolto un’indagine sul tema delle priorità per l’affermazione dell’identità dei cittadini russi, domandando a quale gruppo sociale o comunitario essi si riferiscono principalmente, in pratica “Chi siete voi?”. I risultati hanno dato a stragrande maggioranza la risposta patriottica “un cittadino della Russia”, mentre in modo sorprendente agli ultimi posti si è rilevato il riconoscimento di “un fedele della mia religione”, che ha raccolto solo il 2% delle risposte (di fatto la percentuale di russi che frequentano le celebrazioni religiose), ancora meno della risposta “un cittadino del mondo”, che ha ottenuto il 3%.

Una delle affermazioni più comuni, al 60%, riguarda “la Russia come Paese multietnico”, che rende il Paese “molto più forte”, anche se lo scorso anno i sostenitori della “multinazionalità” erano il 5% in più. Gli esperti del Vitsom spiegano che “quando si parla della propria identità personale, la cittadinanza appare sempre al primo posto, superando di molto le altre fondamenta identitarie come il gender, la propria generazione, la professione, l’appartenenza etnica e altro”. Il riconoscimento patriottico è il fattore comune che unisce le persone indipendentemente dal sesso, dall’età, dalla condizione sociale e dalla regione di residenza o di origine.

La contraddizione più evidente riguarda in effetti il rapporto con la religione, in particolare con il cristianesimo ortodosso. Un sondaggio del Vitsom nel 2019 riportava un 63% di intervistati che si dichiarava convintamente ortodosso, e non è facile spiegare la grande distanza tra identità e appartenenza religiosa dei russi. Molto dipende da come sono formulate le domande, da cui risulta che la confessione religiosa è una componente secondaria dell’identità patriottica, anche per le altre religioni “tradizionali” della Russia come l’islam, il buddismo e l’ebraismo, e i “valori tradizionali” non a caso vengono sempre definiti “morali e spirituali”, inserendo i secondi in dipendenza dei primi, definiti dalle autorità civili e quindi confermati dalla benedizione del pope, del rabbino, del lama o del mullah.

L’appartenenza religiosa dei russi è molto formale, come conferma la scarsa frequenza alle liturgie, spesso vissute più come azione folcloristica in occasione della Pasqua e delle grandi feste, quando ci si reca in chiesa per benedire i dolcetti e i regali da distribuire ai parenti. Perfino la partecipazione alle celebrazioni rispecchia una modalità quasi soltanto esteriore: dei pochi che si recano alla Divina Liturgia, la Messa ortodossa, non più del 10% si accosta ai sacramenti della confessione e della comunione, mentre il resto dei fedeli si limita ad accendere una candela davanti all’icona del santo preferito.

La rinascita religiosa degli anni Novanta, dopo la fine dell’ateismo comunista, ha visto una spettacolare trasformazione di cento milioni di “non credenti” in “devoti ortodossi”, con un’iniziale ricerca sincera di riscoperta dei valori religiosi che ben presto è diventata un processo di votserkovlenie, il termine russo che indica la “chiesificazione”. Il battesimo e il matrimonio religioso sono la massima espressione di questo reinserimento nella vita ecclesiale, che assume poi contenuti particolarmente intensi soltanto accostandosi all’esperienza monastica, vissuta in Russia come una forma radicale di identità con la “Patria terrestre e celeste” nello spirito della “fuga dal mondo” vissuta come “fine del mondo”, non credendo veramente che la vita su questa terra possa essere conforme ai principi eterni della religione.

Per la grande massa dei “credenti ortodossi” russi non contano molto le questioni della salvezza individuale, della vita secondo gli ideali spirituali, degli imperativi morali, tanto meno delle problematiche teologiche. L’Ortodossia è la confessione storica della Russia, e di essa bisogna andare fieri come parte solenne della propria cittadinanza, e questo riguarda anche le altre confessioni, ottenendo un “islam moderato” non per interpretazioni coraniche approfondite, ma per la coscienza di un “islam russo” che non deve essere contaminato da quello radicale proveniente dal Medio Oriente o da altre zone musulmane “non patriottiche”. E questo vale anche per i Paesi dell’Asia centrale a maggioranza islamica, che mantengono un’autocoscienza molto affine a quella dei vecchi padroni imperiali.

Del resto, si calcola dai sondaggi anche una percentuale molto alta di cittadini russi che non indicano alcun riferimento a confessioni religiose, tra il 30 e il 40% almeno dalle statistiche ufficiali, e forse anche di più nella realtà. L’indifferenza religiosa è comune a tante altre popolazioni dei Paesi di tradizione cristiana, in Europa e nel resto del mondo, e per la Russia è un fattore analogo alla modalità di adesione all’ideologia sovietica dello scorso secolo. I funzionari di partito e delle varie istituzioni pubbliche si mostravano devoti ai principi del comunismo per convenienza della scala sociale e delle prospettive di carriera, ma la gran massa della popolazione si conformava ai principi ideologici soltanto per evitare complicazioni, nonostante la martellante propaganda delle lezioni di DiaMat, il marxismo-leninismo dialettico, insieme a quelle anti-religiose di “ateismo scientifico”.

Proprio gli specialisti dell’ateismo sono poi diventati, subito dopo la fine del comunismo, i principali maestri della religione, che affermavano di studiare solo apparentemente per contrastarla, in realtà perché erano i primi ad interessarsene. Questo potrebbe far pensare a un “effetto inverso” anche dell’attuale propaganda patriottica ossessiva, dagli asili alle università e in ogni ambito sociale, che potrebbe rivoltarsi in breve tempo con il mutare degli eventi. Molti sociologi in effetti avvertono che l’attuale conformismo ideologico sia sostenuto fondamentalmente dall’operazione militare in Ucraina, che obbliga alla “mobilitazione delle coscienze” prima ancora che della disponibilità al combattimento, spesso lasciato alle popolazioni minori del Caucaso e della Siberia. Non a caso anche ai tempi sovietici il sostegno più entusiasta alle politiche statali veniva dal mondo dei militari, anch’essi trasformatisi velocemente in servitori del culto, per la facile sintonia tra la guerra e la fede “patriottica”.

Credere nella Russia non significa automaticamente credere in Dio e nei dogmi religiosi, appartenere alla Chiesa ortodossa non comporta necessariamente frequentare le celebrazioni liturgiche, sostenere i “valori tradizionali” non si traduce automaticamente nell’assunzione dei dettami del catechismo. Dipende dalle circostanze e dall’orientamento dei leader politici, sostenuti dai gerarchi religiosi. Si può credere alla “missione divina” della Russia senza avere un’idea precisa della missione evangelica di Cristo e degli apostoli, e questo rende il ritorno della Russia alla religione anche più dannoso della professione dell’ateismo militante. Non a caso gli atei espliciti sono oggi sottoposti in Russia a persecuzioni simili a quelle dei credenti nei tempi sovietici, rendendoli una categoria particolarmente significativa per la difesa della libertà di pensiero e di professione religiosa “al contrario”.

Secondo varie definizioni, che spesso vengono trasformate in capi d’accusa, gli atei sono “amorali” e “indegni della cittadinanza”, si assegna loro una “disfunzione mentale” e la “scarsa capacità di comprensione”, vengono accusati di “vandalismo etico” e di “mancato rispetto alla patria”, “immaginazione febbrile”, “licenziosità morale”, “adesione al principio di permissività” e altri epiteti simili. Chi si dichiara ateo non è ammesso all’identità russa, perché trasmette “valori non russi ed estranei”, come frutto di propaganda e di predicazione inversa proveniente dai Paesi stranieri, e questo proprio nel Paese che ha realizzato la più grande professione di ateismo in tutta la storia dell’umanità. Perfino nei Paesi islamici più radicali, nel Medio Oriente e in varie parti del mondo, si lascia maggiore spazio alla libertà di pensiero, pur nella costrizione al rispetto della sharia musulmana, che si limita a mettere in secondo piano i cittadini che non professano la fede musulmana, senza espellerli dalla comunità nazionale, mentre la Russia sembra tornare sempre più verso i tempi bui dell’intolleranza. La religione era per Josif Volokolamskij, il massimo teologo del Quattrocento, la dimensione “istitutrice dello Stato”, espressione molto ripresa oggi da Putin e da Kirill, ma non necessariamente l’istituzione della coscienza e della propria samobytnost, l’identità o “auto-essenza” che si dissolve facilmente nei vortici della storia.

Papa Leone XIV: “La mistica si caratterizza come un’esperienza che supera la mera conoscenza razionale”

Il Papa ha incontrato i partecipanti al convegno sulla mistica del Dicastero delle Cause dei Santi 

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, giovedì, 13. novembre, 2025 16:00 (ACI Stampa).

La mistica si caratterizza come un’esperienza che supera la mera conoscenza razionale non per merito di chi la vive, bensì per un dono spirituale, che può manifestarsi in diversi modi, anche con fenomeni addirittura opposti, come visioni luminose o fitte oscurità, afflizioni o estasi. Per sé, tuttavia, questi eventi eccezionali restano secondari e non essenziali rispetto alla mistica e alla santità stessa: possono esserne segni, in quanto carismi singolari, ma la vera meta è e resta sempre la comunione con Dio”. Lo ha spiegato stamane Leone XIV nel corso dell’udienza al convegno sulla mistica del Dicastero delle Cause dei Santi.

I fenomeni straordinari che possono connotare l’esperienza mistica – ha aggiunto Papa Leone – non sono condizioni indispensabili per riconoscere la santità di un fedele: se presenti, essi ne fortificano le virtù non come privilegi individuali, ma in quanto ordinati all’edificazione di tutta la Chiesa, corpo mistico di Cristo. Ciò che più conta e che maggiormente si deve sottolineare nell’esame dei candidati alla santità è la loro piena e costante conformità alla volontà di Dio, rivelata nelle Scritture e nella vivente Tradizione apostolica.

È importante perciò avere equilibrio: come non bisogna promuovere le Cause di Canonizzazione solo in presenza di fenomeni eccezionali, così va posta attenzione a non penalizzarle se gli stessi fenomeni connotano la vita dei Servi di Dio”.

“Con impegno costante – ha ancora sottolineato il Papa – il Magistero, la teologia e gli autori spirituali hanno inoltre fornito criteri per distinguere fenomeni spirituali autentici, che possono accadere in un clima di orazione e sincera ricerca di Dio, da manifestazioni che possono essere ingannevoli. Per non cadere nell’illusione superstiziosa, occorre valutare con prudenza simili eventi, attraverso un discernimento umile e conforme all’insegnamento della Chiesa”.

“Al centro del discernimento circa un fedele – ha concluso il Pontefice – sta l’ascolto della sua fama di santità e l’esame circa la sua perfetta virtù, come espressioni di comunione ecclesiale e intima unione con Dio. Svolgendo questo prezioso servizio, specialmente quanti tra voi operano nell’ambito delle Cause di Canonizzazione sono chiamati a imitare i Santi e coltivare così la vocazione che tutti ci accomuna come battezzati, membra vive dell’unico popolo di Dio”.

🔴LIVE🔴 MAGNIFICAT: IL POEMA DI MARIA – a cura di PADRE LIVIO – Puntata 10 – ONNIPOTENZA D’AMORE – LIBERTA’

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L’ALBERO DI NATALE DI RADIO MARIA

ALLESTITO CON I LIBRI DI PADRE LIVIO

MARIA DOLCE MADRE

5. MARIA MADRE DELL’ UMANITA

Maria è la Madre di tutti gli uomini, nessuno escluso. Quando Gesù morente in croce la chiama solennemente col nome di “Donna”, vuole indicarci in Lei la nuova Eva, cioè la madre della nuova umanità, composta dagli uomini riscattati dal sangue del Redentore. La salvezza operata dal Figlio di Dio è universale e riguarda tutti gli uomini di tutti i tempi. Nessuno è escluso, nemmeno l’infimo embrione confinato in un congelatore. Maria abbraccia col suo cuore tutti coloro che Gesù ha redento e ha chiamato alla divina figliolanza. Nel suo grembo, nel quale il Verbo si è fatto carne, l’intera umanità è predestinati alla nuova nascita nello Spirito. Quanto si estende la redenzione, tanto si dispiega la maternità di Maria. L’intera umanità è racchiusa nel suo cuore materno. Non vi è nessuno che non abbia il suo posto speciale in questa culla di pace di amore.

            La Madonna è madre innanzi tutto dei cristiani, ciò di coloro che sono membra vive del Corpo mistico di Gesù Cristo. Lungo il corso dei secoli, e in particolare in questi nostri giorni inquieti, la Chiesa non ha esitato a proclamarla sua madre. Questo significa che tutti i membri della Chiesa, in modo speciale i sacerdoti, il Papa e i vescovi, sono suoi figli. Per quanto nella Chiesa una persona sia rivestita di dignità, è pur sempre un figlio che Maria tiene per mano e prende in braccio.  La presenza della Madre nella Chiesa garantisce quella piccolezza evangelica senza la quale uno non può entrare nel Regno dei Cieli (Mt 18,3). La sua sollecitudine materna si estende ai bisogni innumerevoli di questa grande famiglia dei figli di Dio. La Madre intercede, provvede e interviene. Che cosa potrebbero fare gli uomini di Chiesa se la Madonna non venisse continuamente in loro aiuto, anche quando non è invocata?

            Maria è la Madre dell’intera umanità. Potrebbe forse escludere dalla preoccupazione del suo Cuore coloro che non la conoscono, che la combattono o che la insultano? Il suo amore materno abbraccia tutti gli uomini di tutti i tempi, a qualsiasi religione o credo appartengono. Lei si preoccupa dei problemi di ognuno, in particolare della salvezza eterna delle anime, per le quali prega e ottiene le grazie necessarie. Come il sole illumina ed effonde il suo calore su tutti gli uomini, buoni o cattivi che siano, così l’amore di Maria si estende in ogni angolo della terra per riscaldare gli esseri umani più sconosciuti ed emarginati. Nulla e nessuno sfugge alla sua sollecitudine di madre. Tutti gli uomini gli sono presenti in ognuna delle loro necessità. La Madonna interviene anche nei minimi particolari e si cura di ognuno come se fosse il suo unico figlio.

            Se l’umanità ha percorso finora il suo cammino senza precipitare negli abissi scavati dal suo orgoglio, lo deve alla pena che Maria si dà ogni giorno per la sua sorte. In modo speciale di fronte agli immani pericoli del nostro tempo, che mettono in forse lo stesso futuro dell’uomo, quale speranza ci sarebbe se la Madonna non fosse presente in mezzo a noi? Il suo amore è vigilante ed efficace. La Madre del genere umano lo protegge dalle insidie del nemico di sempre, il quale nulla può nei confronti della nuova Eva. Lei vede le sue insidie e si suoi piani di distruzione e di morte. Il suo occhio guarda lontano e prepara per tempo i rimedi necessari.

            Maria è più che mai la madre di questa umanità unificata e che sta prendendo coscienza del comune destino. Tocca agli uomini, e in primo luogo ai cristiani, rendersene conto ed accoglierla. Quando la notte si fa oscura e la bufera imperversa, minacciando di inghiottire la barca alla quale siamo aggrappati, gli occhi di tutti si rivolgeranno alla Stella del mare per implorare protezione e speranza.

IL PENSIERO QUOTIDIANO

La purificazione del mondo sarà salvifica, ma dolorosa.

La presenza della Regina della pace in questo passaggio storico, nel quale la stessa sopravvivenza dell’umanità è in pericolo, ci rafforza nella speranza che Dio vincerà sulle potenze del male che tentano di prevalere.

I pericoli che stiamo correndo sono tali che la Madonna è scesa in campo a Fatima, fin dal 1917, per aiutare la Chiesa e gli uomini di buona volontà a fermare il piano di satana di distruggere l’opera divina della creazione e della redenzione.

Il punto critico di questa battaglia, che coinvolge il Cielo, la terra e l’inferno, sarà il tempo dei dieci Segreti di Medjugorje, durante il quale l’umanità dovrà schierarsi o con Maria e suo Figlio o con satana e le sue orde, decisi a distruggere il mondo ed impadronirsi delle anime.

Sembra uno scenario surreale, difficilmente credibile all’uomo del nostro tempo, allergico al soprannaturale. In realtà gli eventi dei 10 Segreti si stanno delineando giorno per giorno, mentre le anime accecate dormono il sonno della morte.

A questo riguardo è da considerare con serietà la visione avuta da Suor Lucia il 3 gennaio 1944 prima di scrivere il terzo Segreto di Fatima:

 “Sentii lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui vidi e udii: – la punta della lancia come una fiamma che si allunga fino a toccare l’asse terrestre; – e questa sussulta.

 Montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti vengono sepolti; il mare, i fiumi e le nubi escono dagli argini, debordano, inondano e trascinano con sé in un vortice un numero incalcolabile di case e persone.

 È la purificazione del mondo dal peccato in cui si è immerso; l’odio, l’ambizione provocano la guerra distruttrice!”

Sono immagini che chiamano alla preghiera, alla fede e alla conversione. Chi, se non noi cristiani, è in grado di comprenderle e di fermare l’umanità sulla via della rovina?

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Il patto stellare fra Mosca e Teheran – Un nuovo accordo

Micol Flammini  15 nov 2025- IL FOGLIO

La nuova collaborazione armata fra la Russia e la Repubblica islamica dell’Iran ci riguarda sempre di più

Dopo ogni bombardamento, in Ucraina, i sopravvissuti prendono spesso le misure per verificare se la distanza fra la loro salvezza e la loro morte è stata questione di pochi metri. Questo tipo di calcolo per gli ucraini è quotidiano, si piangono i vicini uccisi e si rimane increduli e grati per la propria salvezza, che è sempre una questione, appunto, di pochi metri.

 Queste  misurazioni, gli abitanti del distretto Desniansky di Kyiv le hanno fatte venerdì all’alba, dopo l’ultimo imperterrito attacco della Russia con quattrocentotrenta droni e diciotto missili, balistici e da crociera, lanciati contro tutto il territorio dell’Ucraina – oltre centoventi droni sono stati mandati contro la capitale.

Desniansky si trova nella parte settentrionale della capitale, è una zona residenziale ben collegata, vicina al  centro, per questo la densità abitativa è più alta che in altre zone. Non ci sono obiettivi militari, né industrie importanti. Le vittime dell’attacco, sei morti e oltre trenta  feriti, sono coloro che ieri mattina sono finiti nei metri della morte e non in quelli della salvezza.

Capire la guerra in Ucraina vuol dire anche conoscere i ragionamenti che gli abitanti di un quartiere residenziale sono costretti a fare. Sanno di non essere obiettivi militari, sanno  che vicino alle loro case non  ci sono caserme o depositi di armi, sanno che però potrebbero essere ugualmente colpiti, perché conoscono il metodo di Mosca: rosicchiare il fronte e tormentare le città lontane dalla linea dei combattimenti con attacchi sulle infrastrutture energetiche e appartamenti.

 Mosca non ha fretta di chiudere la guerra, secondo le intelligence occidentali è anche pronta a espanderla fra qualche anno, ha le armi per farlo. L’espansione della guerra non è una questione che riguarda soltanto l’Ucraina, ma coinvolge tutta l’Europa e anche il medio oriente. 


Secondo fonti consultate dal Foglio, la collaborazione fra la Repubblica islamica dell’Iran e la Russia sta riprendendo vigore dopo la Guerra dei dodici giorni   per fermare l’arricchimento dell’uranio di Teheran e ridurre il rischio che il regime possa  dotarsi di ordigni atomici.

 Da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina, Teheran ha dato un forte contributo, vendendo a Mosca i suoi droni Shahed e cedendo le competenze necessarie per fabbricarli, tanto che la Russia ha aperto una fabbrica ad Alabuga, nella repubblica del Tatarstan, in cui realizza la maggior parte dei droni.  L’impianto è talmente grande e produttivo che Mosca cerca lavoratori stranieri e secondo l’intelligence di Kyiv accoglierà presto dodicimila operai nordcoreani.

In cambio,  il regime di Teheran aveva sempre avuto molto meno, e quando  la possibilità di un confronto diretto con Israele era nell’aria, Mosca aveva fatto ben poco per il suo fornitore di droni, rimasto senza difese agli attacchi dell’esercito israeliano. Ora il Cremlino sembra pronto a impegnarsi di più per non perdere l’alleato che nel frattempo sembra essersi rivolto molto di più a Pechino.

 In ottobre, un gruppo hacker aveva pubblicato un documento della Rostec, il conglomerato russo di tutte le agenzie della Difesa, su una possibile vendita di quarantotto caccia Sukhoi-35, da consegnare fra il 2026 e il 2028 per un valore totale di sei miliardi di euro.

Teheran sta affrontando una grave crisi economica, la capitale non riesce più nemmeno a soddisfare il fabbisogno di acqua dei suoi cittadini e va verso il razionamento,  ma dopo la Guerra dei dodici giorni il regime è determinato a eliminare lo smacco dell’attacco di Tsahal, spettacolare anche perché i cieli dell’Iran erano del tutto sgombri ai sorvoli dei caccia degli israeliani.

 E’ rimasto deluso dalla mancanza di aiuto di Mosca e ha provato a rivolgersi alla Cina, dalla quale sarebbero arrivati missili in cambio di riserve di petrolio. Pechino ha smentito di aver aiutato il regime iraniano. L’alleanza con Teheran per Mosca si è rivelata molto comoda e senza spese, anche perché finora Israele,  per non cercare scontri con il Cremlino, ha evitato di aiutare l’Ucraina quanto avrebbe potuto, soprattutto dopo il coinvolgimento dei droni iraniani usati da Mosca.

 La qualità del rapporto fra la Russia e la Repubblica islamica però potrebbe diventare più profonda. Durante l’ultima visita a Mosca del Consigliere per la sicurezza nazionale di Teheran, Ali Larijani, non si sarebbe parlato soltanto di Sukhoi, ma della possibile implementazione delle armi iraniane attraverso dei motori che consentirebbero di ampliare la gittata.

La russa Rosoboronexport, l’agenzia statale responsabile dell’esportazione di armi e tecnologie militari, starebbe negoziando la vendita dei motori adatti a implementare le capacità dei missili iraniani che potrebbe andare ben oltre Israele, fino al territorio europeo. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, dopo la visita di Larijani, ha detto: “La Russia è assolutamente pronta ad ampliare i suoi legami con l’Iran in tutti i settori. L’Iran è un nostro partner… I paesi europei stanno esercitando troppe pressioni sull’Iran riguardo al suo programma nucleare”. 

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

Vangelo

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21,5-19
 
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
 
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
 
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore
 

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