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le riflessioni che Le espongo, sono, naturalmente, assolutamente personali e non hanno il suffragio di grandi numeri. Un po’ quello che avviene nei sondaggi elettorali, che mantengono, in realtà, sempre, il beneficio del dubbio.
La rivelazione della presenza dei 10 Segreti di Medjugorje, avvenuta ormai tanti anni fa, ha avuto una lenta, ma costante, crescita d’interesse da parte di fedeli, di laici, ed anche (seppur parzialmente) del clero. Tale aumento di attenzione, da parte anche dei media, credo abbia ottenuto il suo acme con il Nihil Obstat del 19 settembre 2024, con la firma di Papa Francesco..
Nell’occasione, stranamente, ma in realtà giustamente, la Chiesa non ha manifestato alcun (apparente) interesse nei confronti della presenza di 10, incredibili, Segreti, rivelati, personalmente, dalla Madonna ai Veggenti.
Adesso, guardo, osservo, sondo, chiedo alle tante persone che conosco, anche al di fuori del Mondo Cattolico, se hanno contezza della certezza di tali, terribili, avvenimenti.
La risposta è quasi unanime.
NO!
Il “dubbio” sta invadendo la gran parte dei fedeli.
La certezza dell’avverarsi di simili eventi, ai quali, ieri, Lei, per la milionesima volta, ha dichiarato di credere, sembra, lentamente sfumare nella nebbia diabolica che avvolge la terra.
La prospettiva di vedere sconvolgimenti spaventosi, sembra perdere sempre più interesse, man mano che il tempo passa, ed i Messaggi del 25 di ogni mese, addirittura, perdono la presa sui Fedeli (anche se non su tutti, ovviamente).
La mia domanda è, gentile Padre Livio, se, questa lunga, forse inspiegabile, Divina attesa, possa nascondere un valore di vera Prova Fidei per i miseri esseri umani, che, a dire il vero, neanche a Fatima credettero.
In sostanza, la vera prova sarebbe l’Attesa e non i Segreti in se stessi?
I Segreti, che, peraltro detti 3 gg prima, non potrebbero non essere creduti, potrebbero avere invece la connotazione del vitello d’oro “punitivo” per non aver saputo attendere con Fede?
Perché questa lunga attesa?
Adesso non capiamo, bene, e fino in fondo, il ruolo di Radio Maria nella Storia del Mondo perché inebetiti da grandi “parlatori”, falsamente colti, e purtroppo, dotati anche di uno straordinario, affascinante, terribile, diabolico, carisma (politici, gente di spettacolo, gente di cultura, religiosi di altre dottrine, inutile fare nomi..)
Pazienza.
Il Tempo Le/Vi darà ragione!!!!!!!
Il Signore, La conservi e La benedica in ogni istante!!!!!!
Grazie Padre Livio
Claudio
Caro Claudio,
L’esposizione che hai fatto dell’atteggiamento della gente in rapporto ai Segreti di Medjugorje è interessante e ampiamente condivisibile.
La Chiesa non ne ha parlato in occasione del Nulla Osta. A Medjugorje, che io sappia, non se ne parla, anche se in passato, quando i Veggenti incontravano i pellegrini, davano risposte brevi ma chiare.
Recentemente, nella mia breve intervista a Vicka, Lei ha ribadito quanto già detto in passato e cioè che un Veggente, fra i tre che hanno ancora le apparizioni quotidiane, continuerà ad averle anche nel tempo dei Segreti.
Bisogna tenere presente che i Veggenti non solo conoscono i Segreti, ma anche che cosa, dove e il momento in cui accade ognuno di essi. Non li ho mai visti dubbiosi riguardo a tutto quello che ha loro rivelato la Madonna.
Ora, come è noto, non danno testimonianza in pubblico, ma privatamente nelle loro case la possono dare e, per quanto mi risulta, sono serenamente in attesa.
Questa lunga aspettativa, che è quasi arrivata a mezzo secolo, sta mettendo a prova anche i pellegrini più fervorosi, ma questo è il metodo di Dio. Chi persevererà fino alla fine sarà salvo.
Per quanto mi riguarda, non ho alcun dubbio, perché ho avuto la grazia di seguire da vicino, fin dai primi anni, tutto lo svolgimento degli eventi di Medjugorje, e sarei ben felice, se questa è la volontà di Dio, di continuare a servire la Gospa fino al trionfo del suo Cuore Immacolato.
Protettrice: degli occhi, della vista, ciechi, degli elettristici, dalle malattie degli occhi e le carestie, degli oculisti
Luogo reliquie: Chiesa di San Geremia Cattedrale metropolitana della Natività di Maria Santissima
Lucia nacque a Siracusa nell’anno 281 da nobilissima e ricchissima famiglia. Rimasta orfana di padre all’età di cinque anni venne educata nella religione cristiana dalla pia e saggia Eutichia, sua madre.
Fatta grandicella e accesa di puro amore di Dio, decise all’insaputa della madre di mantenere perpetua verginità. Ignorando questo segreto la buona Eutichia, come allora usavasi universalmente, non tardò d’interessarsi per trovare alla figliuola uno sposo che convenisse. Era questi un giovane nobile, ricco e di buone qualità, però non cristiano. Lucia si turbò: ma non volendo manifestare il suo segreto alla madre, cercò pretesti per tramandare le nozze; ed intanto confidava nella preghiera e nella grazia.
Ed ecco quanto avvenne: Eutichia fu presa da una grave malattia, per cui non bastando né medici nè medicine, per consiglio di Lucia, mamma e figlia decisero di portarsi in pellegrinaggio a Catania, alla tomba di S. Agata, per ottenere la guarigione.
Giunte a Catania, e prostratesi in preghiera presso quelle sacre reliquie, Lucia fece intendere a Agata di rimanere fedele al voto fatto e di accettare, se necessario, anche il martirio per amor di Gesù. La madre ottenne la guarigione, ma una grazia maggiore ebbe Lucia: il suo avvenire era irrevocabilmente deciso.
Tornate a Siracusa, Lucia si confidò con la madre ed ottenne che la lasciasse libera nella scelta del suo stato. Così lucia con una lampada fissata sul capo, percorse gli angusti cunicoli delle catacombe per distribuire ai bisognosi il denaro ricavato dalla vendita della sue ricchezze.
Il pretendente deluso, montò subito sulle furie e giurò vendetta, appena seppe che il rifiuto di Lucia proveniva dal fatto di essere cristiana. Si presentò quindi al proconsole romano Pascasio e accusò la giovane come seguace della religione cristiana e perciò ribelle agli dèi ed a Cesare.
Tradotta davanti al proconsole, si svolse un dialogo drammatico, nel quale rifulsero la fermezza e costanza della martire. Neppur la forza valse a smuoverla, poiché Gesù rese impotenti i suoi nemici: invano i soldati la spingevano cadendo sfiniti a terra, invano la trascinavano legata a mani e piedi o trainata da molti buoi
Fu martirizzata il 13 dicembre del 304. Lucia fu cosparsa di olio, posta su legna e torturata col fuoco, ma le fiamme non la toccarono. Fu infine messa in ginocchio e finita con la spada per decapitazione. La festa cade in prossimità del solstizio d’inverno (da cui il detto “santa Lucia il giorno più corto che ci sia”).
autore Mario Minniti anno XVII sec titolo Martirio di Santa Lucia
Rese il suo spirito solamente dopo aver ricevuto l’Eucarestia, la salma fu posta nelle Catacombe, dove sei anni dopo sorse un maestoso tempio a lei dedicato.
Le spoglie di Santa Lucia si trovano a Venezia per una serie di vicende storiche legate alle traslazioni di reliquie. Dopo il martirio della santa a Siracusa nel 304 d.C., le sue spoglie furono inizialmente custodite nella città siciliana. Tuttavia, nel 1039 furono trasferite a Costantinopoli da Giorgio Maniace, generale bizantino, durante il dominio bizantino in Sicilia.
Nel 1204, durante la Quarta Crociata, i crociati conquistarono Costantinopoli e saccheggiarono la città. In quell’occasione, le reliquie di Santa Lucia furono portate a Venezia come bottino di guerra. Da allora sono conservate nella città lagunare.
La tomba di Santa Lucia si trova nella Chiesa di San Geremia a Venezia, nel sestiere di Cannaregio. Le spoglie della santa sono state trasferite in questa chiesa nel 1861, dopo che la precedente chiesa di Santa Lucia fu demolita per la costruzione della stazione ferroviaria che porta il suo nome. L’urna con le reliquie è collocata in una cappella dedicata all’interno della chiesa, decorata con fregi di bronzo dorato e materiali recuperati dalla chiesa originaria.
A Siracusa la venerazione delle reliquie di Santa Lucia, patrona della città, è parte centrale della devozione locale e delle celebrazioni liturgiche. A Siracusa sono presenti reliquie autentiche di grande rilievo come frammenti di ossa (tra cui tre costole), la tunica, il velo e le scarpette, conservati e venerati in teche preziose nella Cattedrale di Siracusa durante la festa della santa e in occasioni particolari. Durante le celebrazioni del 13 dicembre e in alcuni periodi dell’anno, parte delle reliquie o il simulacro contenente ossa e reliquie vengono portati in processione per le vie della città onorando così la memoria della martire siracusana.
PROTETTRICE DELLA VISTA
Si dice che a S. Lucia venissero cavati gli occhi poiché “portatrice di luce”, ossia di speranza, di spirituale visibilità e cambiamento e che le fossero immediatamente restituiti dal Signore. Per questa ragione e per lo stesso suo nome che significa Luce, essa è invocata come protettrice degli occhi e della vista.
Inoltre, il suo nome stesso, Lucia, deriva dal latino lux, che significa “luce”, rafforzando ulteriormente il suo ruolo come protettrice della vista.
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Trump si è allineato con Putin e troppi intellettuali non muovono un dito per contrastare l’autocrate russo
Ha un bel dire Vladimir Putin quando, pressoché ogni giorno, annuncia al mondo che le sue truppe in Ucraina hanno travolto i nemici e conquistato questa o quella città. Poi accade, come l’altro ieri, che Volodymir Zelensky si presenti alla periferia di Kupyansk data per «presa» da tempo immemorabile e sia in grado di mostrare filmati dei suoi che percorrono strade ben riconoscibili della città E che nello stesso momento i servizi segreti inglesi sostengano con prove fotografiche che né la celeberrima Pokrovsk né Siversk possano essere considerate cadute nelle mani dei russi.
Vogliamo lasciar intendere che gli ucraini siano in grado di riconquistare quel 20% del loro Paese ormai usurpato dalle truppe putiniane? No. Assolutamente no. Ma è un fatto che la tenacia della resistenza ucraina abbia dell’incredibile. Senza più energia elettrica, apertamente boicottati dagli Stati Uniti, mentre l’Europa fatica a trovare risorse da destinare alla loro causa, gli ucraini danno una prova di tenacia che ha pochi precedenti nella storia. Altro che cavia. Gran parte delle opinioni pubbliche occidentali li hanno abbandonati al loro destino e così anche molti che fanno parte delle classi dirigenti.
I tifosi di Putin e di Donald Trump trovano il coraggio di uscire allo scoperto. Si chiede agli ucraini l’impossibile come lasciare al nemico territori che — come s’è detto — i russi non sono riusciti a conquistare. Oppure, cosa che quasi non ha precedenti, di tenere elezioni in tempo di guerra. E loro rispondono di sì. Anzi qualcuno, come l’ex ministro degli esteri Dmytro Kuleba dimissionato sedici mesi fa, risponde che resterà a combattere e lascerà il Paese definitivamente solo quando i russi occuperanno Kiev. Un altro dimissionato illustre Andriy Yermak va a rischiare la vita al fronte.
E persino il più rancoroso rivale di Zelensky, l’ex comandante in capo delle forze armate ucraine Valerii Zaluzhnyi, o il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov che avrebbe buone chances di competere con Zelensky, restano al loro posto. Lo scandalo della corruzione non li ha fiaccati più di tanto. Tutti sono consapevoli del fatto che quella è una triste eredità, quasi inestirpabile, dei regimi che furono comunisti.
È il resto del mondo che appare confuso, disorientato. Colpisce, ad esempio, l’insensibilità nei confronti dell’aggressione russa ai membri della Corte penale internazionale. Indifferenza da parte di coloro che non molto tempo addietro osannavano alla sacralità di quell’organismo. Ci riferiamo all’epoca del caso Almasri, il criminale libico che undici mesi fa, a dispetto di un mandato di cattura della Cpi, fu lasciato libero dalle autorità italiane e restituito al suo Paese con un volo di Stato. All’epoca sì, che si si levarono attestati di solidarietà alla corte dell’Aia.
Adesso un tribunale ordinario moscovita, presieduto da Andrey Suvorov, il magistrato che a suo tempo spedì Alexey Navalny nella prigione in cui trovò la morte, ha condannato a quindici anni di carcere (fortunatamente in contumacia) il giudice italiano Rosario Aitala. La colpa di Aitala è quella d’aver firmato, quale membro della Cpi, il mandato di cattura per Putin accusato d’aver fatto rapire non si sa quanti bambini ucraini. Quei bambini che una delicatissima missione guidata dal cardinale Matteo Zuppi sta cercando di riportare a casa. Uno per uno. E con qualche successo. Tant’è che, a dar risalto all’iniziativa, una delegazione di quei piccoli è stata ricevuta da papa Leone XIV.
Giudichi il lettore se il caso Aitala ha ricevuto un’accoglienza mediatica paragonabile a quella di Almasri. Eppure, si tratta in entrambe le situazioni di torti fatti a togati della medesima corte. Quello russo, semmai, più gravido di minacce.
I casi di doppio standard non sono una novità. In Italia il livello di indignazione per le malefatte di Putin è al minimo. Stesso discorso vale per Trump da quando il Presidente statunitense si è totalmente allineato all’autocrate russo. Persino quegli intellettuali, che furono per decenni campioni di sfrenato antiamericanismo, adesso cercano bersagli altrove. Trump può oltraggiare quotidianamente Zelensky (strano modo, sia detto per inciso, di condurre una trattativa di pace) ma qui da noi la mobilitazione di scrittori e artisti vari è distratta da altri impegni. È considerata una miglior causa la battaglia contro la presenza della casa editrice «Passaggio al bosco» in una fiera libraria.
Né i morti civili provocati dai bombardamenti russi sull’Ucraina provocano — eccezion fatta per la Chiesa di papa Leone e per il capo dello Stato — alcuna manifestazione di indignazione. Né di pietà. Cosa che non ci stupisce da parte di coloro che si presentano come asettici osservatori geopolitici (anche se è bizzarro che da quasi quattro anni le loro «analisi» coincidano, alla lettera, con quelle di Dmitry Peskov e Marija Zacharova). Una qualche dose di cinismo fa parte del loro mestiere. Colpisce invece non vedere neanche una lacrima negli occhi di quelli che si autodefiniscono pacifisti e cristiani. Ci sembra strano che nel tragitto tra Perugia e Assisi non ci sia qualcuno che, in aggiunta alle tradizionali invocazioni alla pace, dedichi una sosta di meditazione per le vittime innocenti provocate dalle bombe di Putin. Che, da quando ventisei anni fa si è preso tutti i poteri, sono davvero tante. Troppe
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53. Maria è una Madre che guida la Chiesa
La Regina della pace nei suoi messaggi, in tutto questo lungo arco di tempo, si propone come la nostra guida e non si stanca di invitaci a seguirla.
Non vuole sostituire i Pastori nel loro compito di pascolare il gregge, ma insegna loro col suo esempio che cosa sia la “sequela Christi”.
Nella sequela di Gesù il cristiano non potrebbe avere una guida più sicura di Maria. Lei è innanzi tutto la Madre che ha preparato il Figlio alla sua missione e poi l’ha seguito, con determinazione e coraggio, portando la croce, la più pesante dopo quella del Redentore.
Maria ha perseverato fino alla fine, seguendo il Figlio fino alla cima del Calvario. La sua fede incrollabile è stata l’unica luce che è rimasta accesa nelle tenebre, intorno alla quale la piccola comunità dei discepoli si è raccolta.
Quando l’oscurità avvolge il mondo e la falsa luce acceca gli occhi, è difficile anche per i migliori andare avanti nella giusta direzione. Se non si cammina accanto alla Madre, lasciandoci dolcemente orientare dal suo sguardo luminoso, rischiamo di perderci nel buio impenetrabile delle notti infernali.
La Madonna è la guida più sicura nella sequela di Gesù perché è tutta orientata a Lui. Fin dal momento dell’annunciazione, quando il Verbo si è fatto carne nel suo grembo, gli occhi della Madre sono costantemente rivolti verso il Figlio.
Ogni battito del suo cuore è un sussulto di amore per Lui. L’intera sua vita è al servizio della missione del Figlio. Anche ora in cielo, nella gloria della Santissima Trinità, continua ad essere l’Ancella del Signore, cooperando con Gesù nell’opera della salvezza del mondo.
Per quanto la Madonna sia madre più di qualsiasi altra, tuttavia si distingue per il fatto che non trattiene mai i suoi figli per sé. Lei sa che di averli ricevuti in consegna dal Figlio morente sulla croce.
Lei conserva nel suo cuore quelle parole che mai passeranno: “Donna ecco tuo figlio” (Gv 19, 26). I figli di Maria sono un dono di Gesù. Suo compito materno, fino alla fine dei tempi, è quello di condurli a Lui.
“Ad Jesum per Mariam”, a Gesù per mezzo di Maria, è l’insegnamento costante della Chiesa. Il piano della divina Sapienza incanta per la sua mirabile semplicità.
Il Padre ci ha donato il Figlio per mezzo di Maria e il Figlio a sua volta vuole che sia Maria a condurci a Lui.
Nella pericolosa traversata attraverso l’oceano della vita, solo coloro che guardano alla stella che brilla nell’oscurità sono sicuri di arrivare sani e salvi al golfo di luce dell’eternità.