BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Giovedì 8 gennaio 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 8.50: UNO SGUARDO SULL’ ATTUALITA’

+ Comunismo e Anticomunismo in un’ora decisiva della storia

+ Solo pochi aspettano il primo Segreto

La parabola delle Vergini stolte e delle Vergini prudenti – il dilagare dell’incredulità – Il silenzio della Chiesa – I segni dei Segreti nella storia -La testimonianza dei Veggenti


h. 9.30 – h. 10.30: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla Preghiera (55)


h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

41) “Siate le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore” (25 Febbraio 2024)

+ Il Cuore umano anela a Dio che è amore

+ L’ingannatore che devia sulle false felicità

+ Il peccato – le delusioni – le sofferenze sulla via del male

+ La grazia della conversione e il ritorno della pecorella smarrita all’ovile


h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO


BLOG: blogdipadrelivio.it


h. 10.05: IL CORAGGIO DEL PERDONO (25)


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IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 28

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

🔴LIVE🔴🙏🚗⛪️🔔LIVE  PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 32: PONTMAIN II PARTE

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🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 34 – LA DOMENICA, GIORNO DI RIPOSO

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MARIA DOLCE MADRE

TROVI LE PRECEDENTI PUNTATE NELLA SEZIONE CATECHESI DI PADRE LIVIO

L’appello alla conversione, che risuona costantemente nelle apparizioni mariane dei tempi moderni, è rivolto a una umanità malata. Si tratta di malattie spirituali che sono più pesanti da sopportare di qualsiasi malanno fisico, I nostri corpi possono essere curati grazie ai progressi costanti della medicina. Chi o che cosa ci potrebbe guarire da quella epidemia mortale che si chiama peccato? Il peccato è il tumore maligno dell’anima. Ci corrode dal di dentro, distruggendo la vita. Più lo commettiamo e più prende forza trascinandoci in un abisso senza speranza. Sotto la dittatura del male, ci illudiamo di essere vivi. In realtà siamo già morti. L’appello della Madonna alla conversione è in realtà un invito a risorgere. La Madre ottiene per i suoi figli la grazia inestimabile di essere richiamati in vita, dopo che il serpente ci ha iniettato il suo veleno mortale. Tuttavia il processo di guarigione è lungo e le ferite da risanare sono profonde. Per questo Dio ci ha donato la medicina dell’amore materno di Maria. E’ il suo amore il farmaco capace di curare le ferite dell’anima e del cuore, per quanto profonde possano essere.

Maria guarisce innanzi tutto le ferite della nostra anima, deturpata dal male. Sono le ferite dell’orgoglio, dell’egoismo, dell’incredulità e della menzogna. Satana, trascinandoci nella palude del peccato, sfigura l’immagine che Dio ha impresso in ogni uomo e vi imprime il suo marchio di orrore. La Madre ci tende la mano, trascinandoci fuori dal pantano e ci accompagna, con forza e dolcezza, lungo il cammino di conversione. Ci lava dal fango, disinfetta le ferite e vi versa sopra il balsamo del suo amore. La Madonna ricostruisce con infinita pazienza tutto quello che è andato distrutto. Con la sua umiltà guarisce la nostra superbia, con la sua fede guarisce la nostra incredulità, con il suo amore guarisce nostro egoismo, con la sua trasparenza guarisce la nostra doppiezza. La sua purezza ci libera dalla lussuria, la sua mitezza dall’arroganza, la sua sapienza dalla cecità, la sua fortezza dalla fragilità. Nell’anima devastata dal male Maria riesce a far risplendere la sua immagine di infinita bellezza.

Maria guarisce anche il nostro cuore, avvicinandolo al suo. Quando il cuore di un uomo è stato abitato dalla malefica serpe, lascia delle conseguenze che non è facile eliminare. Il male fa male ed è proprio nel cuore che lascia le tracce più dolorose. Anche quando è stato sradicato il tumore maligno, la ferita sanguina a lungo e non è affatto scongiurato il pericolo di ricadute. Il peccato ha radici molto profonde e sono pronte a rispuntare non appena sono state tagliate. La Madre cura il nostro cuore attirandolo a sé. Lei sa che satana ci seduce con i falsi amori e le luci ingannevoli del mondo. Maria guarisce il nostro povero cuore con lo splendore della sua bellezza e la dolcezza del suo amore. Un cuore ferito e spossato dalle battaglie quotidiane della vita è un terreno dove il nemico prepara le sue insidie. È in queste situazioni che la presenza della Madre è più che mai necessaria per risvegliare la voglia di lottare e la speranza di una perfetta guarigione.

Maria cura le nostre malattie con infinita pazienza. Le ferite del peccato sono molto lente a rimarginarsi. Le immancabili ricadute non fanno che riaprirle. Noi, nel nostro orgoglio, vorremmo una guarigione rapida e completa. Ma poi cederemmo alla suggestione satanica della vanagloria. La Madonna ci aiuta a guarire un po’ ogni giorno. Ci fa toccare con mano la nostra debolezza, perché abbiamo a ricorrere a Lei con piena fiducia. Ci fa sperimentare che senza la medicina della grazia non facciamo nessun progresso. Ma nel medesimo tempo ci rianima, facendo leva sulla nostra buona volontà. La guarigione è un lungo cammino che la Madre percorre con noi, tenendoci per mano. Se non ci allontaniamo da Lei, non ci farà mancare la medicina quotidiana del suo amore.

La sconfitta strategica di Putin in Venezuela

Nona Mikhelidze  05 gen 2026 -Il Foglio

Dopo la Siria, la caduta di Maduro infligge a Mosca perdite sempre più importanti. Il colpo alla presunta potenza globale del Cremlino

L’attacco militare di Donald Trump al Venezuela, condotto in aperta violazione del diritto internazionale e conclusosi con la cattura di Nicolás Maduro, segna un ulteriore passo nella normalizzazione del principio secondo cui la forza prevale sul diritto. E’ il mondo del might is right, inaugurato dalla Russia all’inizio degli anni Novanta, quando scatenò una serie di guerre nel proprio vicinato, intervenendo militarmente in paesi sovrani.

All’epoca, un occidente miope preferì etichettarle come “guerre secessioniste”, invece di chiamarle per quello che erano: violazioni del diritto internazionale da parte di uno stato contro un altro. Trump si inserisce oggi lungo quella stessa traiettoria, spingendoci verso un mondo sempre più instabile, più brutale, più simile a una giungla che a un ordine internazionale.

Un mondo che la Russia ha a lungo invocato e legittimato, per sé e per gli altri. Eppure, anche in questa realtà senza regole, la caduta di Maduro rappresenta oggi una sconfitta per Mosca

Una volta Barack Obama disse che la Russia era una potenza regionale: il Cremlino se ne risentì. Mosca pretendeva di essere un attore globale e ha cercato di affermarlo lanciando la guerra contro l’Ucraina. Il risultato?

 Non hanno conquistato l’Ucraina, sono stati spazzati via dalla Siria, dall’Armenia e dall’Asia centrale (dove l’attore dominante resta la Cina); non riescono a fare granché nemmeno per sostenere il regime iraniano e, oggi, con la caduta del regime di Nicolás Maduro, anche il Venezuela si aggiunge a questo elenco.

Quella frase, pronunciata da Obama nel 2014, fu vissuta a Mosca come un insulto strategico. Non solo una svalutazione simbolica, ma una diagnosi che metteva in discussione l’intero progetto geopolitico russo post-sovietico.

 Da allora il Cremlino ha cercato con ostinazione di smentirla, dimostrando – o credendo di dimostrare – che la Russia non fosse una potenza confinata al proprio spazio regionale, bensì un attore globale capace di intervenire, influenzare e determinare gli equilibri internazionali.

 L’invasione dell’Ucraina, nel febbraio 2022, è stata il tentativo più ambizioso e rischioso di affermare questa pretesa. Ed è anche il punto da cui oggi emerge, con chiarezza crescente, la sconfitta strategica della Russia su scala globale.

Il caso ucraino è il cuore di questa sconfitta. Dopo quattro anni di guerra – una guerra che nelle intenzioni iniziali doveva durare poche settimane – la Russia non è riuscita a piegare l’Ucraina, né militarmente né politicamente. Kyiv non è caduta, il governo ucraino non è stato rovesciato, l’esercito non si è dissolto.

Al contrario, l’Ucraina ha rafforzato la propria identità nazionale, ha consolidato il legame con l’Unione europea e ha trasformato il conflitto in un fattore strutturale della sicurezza europea.

La Russia, dal canto suo, ha bruciato enormi risorse militari, economiche e umane, compromettendo la propria capacità di proiezione di potenza altrove. Anche laddove ha ottenuto conquiste territoriali parziali, il costo è stato sproporzionato e il risultato strategico nullo: non ha spezzato l’Ucraina, non ha diviso l’Europa e non ha imposto un nuovo ordine regionale.

Questa incapacità ha avuto effetti a catena su altri teatri. La Siria, spesso citata come esempio del “ritorno” russo sulla scena globale, è col tempo diventata il simbolo opposto. In passato Mosca aveva presentato il proprio intervento come la dimostrazione di una potenza affidabile, capace di salvare un alleato e di stabilizzare un regime.

Eppure, quando il regime di Bashar el Assad è caduto, la Russia si è rivelata incapace di proteggerlo, e il massimo che ha potuto offrire al dittatore siriano è stato l’esilio a Mosca. L’attenzione e le risorse erano ormai assorbite dall’Ucraina, e la presenza russa in Siria si è progressivamente svuotata di significato. Gli equilibri sul terreno sono tornati a dipendere da altri attori – regionali e no – mentre Mosca ha perso centralità e credibilità come garante.

Ancora più evidente è il fallimento nel Caucaso meridionale. L’Armenia, formalmente alleata della Russia e membro dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, si è trovata sostanzialmente sola di fronte alla guerra lanciata dall’Azerbaigian, sostenuto apertamente dalla Turchia, per la riconquista dei territori persi negli anni Novanta.

La Russia, che per anni aveva rivendicato un ruolo di arbitro e protettore nella regione, è rimasta impotente. Non è intervenuta, non ha dissuaso Baku, non ha difeso Erevan. Questo non solo ha segnato una sconfitta politica e simbolica, ma ha incrinato in modo profondo la fiducia dell’Armenia nella capacità e nella volontà di Mosca di onorare i propri impegni.

Il risultato? L’Armenia oggi guarda sempre più all’Europa e ricostruisce progressivamente la cooperazione regionale con l’Azerbaijan e la Turchia, con le quali con ogni probabilità si apriranno anche confini rimasti chiusi per oltre trent’anni.

In Asia centrale il processo è meno spettacolare, ma altrettanto significativo. Qui la sconfitta russa non si manifesta attraverso una singola crisi, bensì tramite un lento ma costante arretramento. La Cina si è affermata come attore dominante, soprattutto sul piano economico, infrastrutturale e commerciale.

Mosca conserva una presenza militare e una certa influenza culturale, ma il baricentro della regione si è spostato. I paesi centroasiatici diversificano le proprie relazioni, riducono la dipendenza dalla Russia e guardano sempre più a Pechino come partner strategico. La guerra in Ucraina ha accelerato questo processo, mostrando una Russia indebolita, isolata e meno capace di offrire stabilità e sviluppo.

Tutti questi casi compongono un quadro coerente: la Russia ha sacrificato la propria posizione globale nel tentativo di riaffermarla. Ed è qui che entra in gioco il Venezuela, spesso evocato come ultimo bastione dell’influenza russa nell’emisfero occidentale.

Solo due mesi fa Putin ratificava la legge sul Trattato tra la Russia e il Venezuela sul partenariato strategico e la cooperazione, che prevedeva anche una collaborazione in materia di difesa e sicurezza. Un gesto simbolico, più che sostanziale, volto a ribadire una presenza che in realtà era già fragile e largamente retorica.

La teoria secondo cui esisterebbe un accordo tra Putin e Trump – tu prendi il Venezuela, io prendo l’Ucraina – si rivela oggi per quello che è sempre stata: una costruzione fantasiosa. Con quali mezzi Putin avrebbe potuto difendere Maduro? Con gli stessi con cui ha “difeso” Assad?

La Russia non dispone più delle capacità militari, logistiche ed economiche necessarie per sostenere un alleato lontano, in un contesto ostile e sotto pressione internazionale. Mosca può offrire dichiarazioni, qualche consulenza, forse forniture limitate, ma da tempo non è più in grado di garantire la sopravvivenza di un regime quando questo viene seriamente sfidato.

Il rovesciamento di Maduro potrebbe avere implicazioni molto gravi per la Russia. Sul piano economico, un cambiamento di regime in Venezuela potrebbe aprire la strada a un massiccio aumento della produzione petrolifera, soprattutto se gli Stati Uniti e altri attori occidentali tornassero a investire e a “pompare” petrolio venezuelano su larga scala.

Un aumento significativo dell’offerta globale avrebbe un effetto depressivo sui prezzi del petrolio, colpendo direttamente l’economia russa, che resta fortemente dipendente dalle esportazioni energetiche. In questo scenario la Russia subirebbe un secondo colpo: alla perdita di un alleato simbolico si aggiungerebbe un danno strutturale alle proprie entrate.

In altre parole, Mosca rischia di pagare la caduta di un alleato non solo sul piano geopolitico, ma anche su quello economico. Il Venezuela, da simbolo della proiezione globale russa, si trasforma così in un ulteriore moltiplicatore delle sue vulnerabilità.

La sconfitta strategica della Russia non consiste in una singola battaglia persa o in un alleato abbandonato. E’ un processo cumulativo che attraversa l’Ucraina, il medio oriente, il Caucaso, l’Asia centrale e persino l’America Latina.

Nel tentativo di dimostrare di non essere una semplice potenza regionale, Mosca ha finito per confermare – se non aggravare – proprio quella definizione. Non perché sia irrilevante, resta pur sempre una potenza nucleare, ma perché le sue ambizioni globali superano ormai di gran lunga le sue capacità reali. Questa è la sconfitta strategica della Russia su tutti i fronti.

MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

40. «La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili» (25 febbraio 2024)

In questo Messaggio la Regina della pace ha fatto riferimento alla Parabola del seminatore di zizzania e l’ha attualizzata nel nostro tempo. La Madonna si rivolge a noi che accogliamo le sue parole perché, come semi, germoglino nel nostro cuore e portino frutti di gioia e di unione con Dio. La Regina della pace si rivolge a coloro che credono, che ascoltano la Parola di Dio nel loro cuore e la fanno crescere; a queste persone la Madonna dice di pregare e di rinnovare il proprio cuore affinché i semi germoglino.

La Madonna, poi, si rivolge all’umanità e dice che in questo passaggio storico in cui lei è presente la zizzania ha preso molti cuori. Le ideologie del mondo che hanno avuto la pretesa di sostituire la fede, hanno preso i cuori. Anche noi abbiamo dovuto lottare strenuamente perché queste visioni atee e materialistiche della vita, in cui Dio è escluso, si sono diffuse ovunque. Viviamo in un clima in cui satana semina la zizzania e la Madonna è qui, insieme alla Chiesa, a seminare il buon grano della Parola di Dio nei cuori.

Purtroppo, la zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili. La Madonna con pochissime parole ha dato una descrizione molto realistica della situazione spirituale in cui il mondo si trova. Il Cielo vede che satana è veramente sciolto dalle catene e non ha limiti nel seminare la zizzania. Oggi quasi tutti i mezzi di comunicazione seminano la zizzania, seminano le ideologie, seminano una visione atea e materialistica della vita. Basta guardarsi intorno.

La zizzania ha veramente conquistato molti cuori con le ideologie che hanno rubato l’anima, la coscienza, la vita eterna a tante persone che hanno una visione totalmente intramondana della vita. Dobbiamo reagire a questa seminagione del diavolo. Se volessimo descrivere i semi che il diavolo getta ogni giorno nei cuori non finiremmo più. Innanzitutto, c’è l’incredulità che ci ha portato a un ateismo globale di massa; non si parla più di Dio, ne si esclude l’esistenza e lo si nomina solamente per bestemmiarlo. L’incredulità oggi ha paralizzato innumerevoli cuori. Ci sono poi le discordie, le divisioni che con la zizzania crescono dappertutto.

Nelle divisioni e nelle invidie c’è la firma di satana, così come nelle calunnie. È lui, con i suoi adepti, che semina zizzania tutti i giorni e con più intensità di quanto oggi si semina il buon grano. Sono più i seminatori di zizzania rispetto ai seminatori del buon grano. È facile allora capire che le guerre oggi rischiano di degenerare in un’ecatombe generale.

Ci sono poi le varie immoralità perché quando si perde Dio si perde la luce della coscienza, il male dilaga. Il male che dilaga è una caratteristica del nostro tempo al quale si sommano le menzogne globali e della nostra vita quotidiana per cui dobbiamo stare molto attenti a non farci ingannare, satana è maestro della menzogna ed è insuperabile nel proporre le menzogne come se fossero verità.

Non si finirebbe più di fare gli elenchi della seminagione varia e abbondante che il diavolo sparge oggi sia nei rapporti interpersonali, sia attraverso la comunicazione globale che è uno strumento con cui satana sta portando il mondo alla rovina. Dobbiamo stare molto attenti, custodire le orecchie, gli occhi, la lingua, il seme di Dio nei nostri cuori.

La Madonna, allora, ci invita a vigilare sulla porta del cuore perché cresca il buon seme e non entri il male. Dobbiamo cercare, dall’inizio alla fine di ogni giornata, di vigilare alla porta del cuore perché non entrino pensieri impuri, cattivi, violenti, negativi, menzogneri. Dobbiamo vigilare alla porta del cuore perché non entri il seminatore di malvagità.

Nel resto del Messaggio la Regina della pace ci invita a essere le sue mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore. Dobbiamo essere luce, amore e le mani tese di Maria che seminano il buon grano della Parola di Dio. Essere seminatori di buon grano sia anche una nostra santa ambizione nel quotidiano e nel pezzetto di società in cui viviamo. Portiamo amore, pace, parole di conforto, seminiamo il bene. Alla fine della giornata chiudiamo gli occhi con la fierezza di essere stati Apostoli di Maria e non con la vergogna di essere stati servi del diavolo.

«Cari figli! Pregate e rinnovate il vostro cuore affinché il bene che avete seminato porti frutto di gioia e di unione con Dio. La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili, perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (25 febbraio 2024)

IL CORAGGIO DEL PERDONO – di P. Livio – puntata 24

Medjugorje: Le mie parole vengono dal Cielo – di P. Livio – puntata 40 – “La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili” – Messaggio del 25/02/2024

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

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