Pubblichiamo oggi una preghiera intitolata Ammenda onorevole per il 1° sabato del mese tratta da Un segreto di felicità. Filotea mariana (Propaganda Mariana, Casale Monferrato 1950, pp. 566-567).
Santa Vergine Maria, Madre di Dio, Regina degli Angeli e degli uomini, noi ringraziamo l’adorabile e SS. Trinità dei privilegi gloriosi di cui vi ha favorita. Noi crediamo quanto la Chiesa ci insegna sulle vostre grandezze, circa la vostra potenza, la bontà vostra, le vostre virtù; crediamo specialmente, o Maria, che la Concezione vostra fu immacolata; che la vostra Maternità fu in Voi unita ad una inviolabile, perpetua Verginità; che mediante la pienezza delle grazie da Voi ricevute e la fedeltà vostra a corrispondervi, Voi vi siete elevata al più alto grado di santità, al disopra d’ogni creatura angelica ed umana.
Noi crediamo, o Maria, che, per la parte da Voi presa alla redenzione del mondo, meritaste il titolo di Corredentrice del genere umano; che per l’associarvi che Dio fece alla dispensa dei suoi favori, Voi ne diveniste la tesoriera e la porta del cielo; che infine Voi foste investita di un regno universale e proclamata sovrana, Regina degli Angeli e degli uomini.
Noi siamo lieti di ripetere, o Maria, che siete l’onnipotenza supplichevole, e che vi servite di questo sconfinato potere, solo per la salvezza delle anime ed il conforto degli afflitti, porgendo sempre aiuto a chiunque vi invoca, favorendo spesso di grazie chi non vi ha neppure invocata! O Madre della divina Grazia, rifugio dei peccatori e potente soccorso dei Cristiani!
Ricevete l’umile nostro ringraziamento per le grazie innumerevoli che otteneste all’intera chiesa ed a ciascuno dei suoi figli; noi vi offriamo il tributo della nostra riconoscenza per i vostri benefizi! Perdonateci, o Regina, o Madre di misericordia, tutte le infedeltà da noi commesse verso di Voi! Più che mai vi promettiamo di amarvi, o Maria, di onorarvi, d’imitarvi con l’aiuto della grazia divina.
Perdono, o buona tenera Madre, per tutte le bestemmie lanciate contro di Voi a voce, in iscritto!
Perdono per la profanazione delle vostre immagini!
Perdono per gli oltraggi e le ingratitudini che hanno trafitto il vostro Cuore materno! Perdono per tante anime a Voi consacrate ed infedeli alla grazia…
Noi vogliamo degnamente riparare tante ingiurie e ci uniamo ai cori degli Angeli e dei Santi, agli Eletti che vi lodano sulla terra e nei Cieli… Accogliete l’espressione del nostro filiale amore, mostratevi nostra Madre e rendeteci degni d’esser chiamati e di essere veri vostri figli e vostri fedeli servi. Così sia.
41. «Siate le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore» (25 febbraio 2024)
Una delle espressioni più celebri di Sant’Agostino è contenuta nelle Confessioni: «Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». Questa è una delle tematiche fondamentali dell’esistenzialismo cristiano che parte, appunto, dall’analisi del cuore umano. Il cuore umano desidera la vera felicità, non quella passeggera, fasulla, che dura poco; il cuore umano desidera la vera felicità che viene dall’amore pulito, santo, durevole, senza inquinamenti e senza limiti. Questo è anche il sigillo che Dio ha posto nel cuore umano.
Siamo stati creati a immagine di Dio e orientati a lui; siamo rivolti a Dio, capaci di Dio. L’anima umana è un’entità spirituale capace di Dio ma anch’essa è inquinata dal peccato originale che sussiste anche dopo il Battesimo. Abbiamo, però, la grazia di Dio che ci dona la forza di purificarci dalle scorie del male che sono in noi, di sanare le ferite del male e di tenere orientato il nostro cuore verso la fonte dell’amore eterno che è Dio. In realtà, siamo deboli e man mano che cresciamo le ferite del male e i semi del male iniziano a germogliare dentro di noi infestando il nostro cuore di erbe cattive. Le false felicità finiscono per superare l’orientamento di fondo del nostro cuore che orientato a Dio, all’amore. Queste scorie del male prendono man mano il sopravvento e ci orientano verso le false felicità, le false gioie, le cose materiali che riguardano proprio il nostro essere.
Il male che cresce in noi soffoca il nostro desiderio di Dio. Quelli che si sono stabilizzati spiritualmente e hanno raggiunto l’amore di Dio devono sempre vegliare perché senza la grazia non si riesce a perseverare nel bene. Bisogna vegliare soprattutto nella preghiera, nell’umiltà e nell’esercizio della rinuncia. Diversamente il male si insinua in una piccola fessura e come un’erba infestante si impadronisce del cuore.
Il male che è in noi prolifera se non lo estirpiamo man mano, con costanza, dedizione e perseveranza praticando la rinuncia, la preghiera e la vigilanza. Sono pochi quelli che riescono a uscire vittoriosi da questa battaglia che consiste nel tenere il cuore orientato a Dio e al suo amore; sono coloro che riescono a conservarsi in grazia di Dio. La Chiesa ha portato a esempio tanti santi che hanno mantenuto ben salda la presenza di Dio in loro e hanno fatto del loro cuore un’abitazione per Dio.
Un esempio bellissimo, moderno, semplice, alla mano è San Carlo Acutis che è riuscito a perseverare sulla strada della tendenza del cuore umano verso l’amore di Dio, verso la vera felicità. La Chiesa lo ha portato a modello ai giovani indicando loro non la via delle vanità, quella che offre il mondo e che è piena di delusioni e di inganni. Non c’è nulla che renda più bella un’anima come la grazia che dà luce agli occhi, la bontà che dà alla persona la forma dell’accoglienza e del dono. La via del bene rende belli.
Siccome satana è riuscito a seminare la zizzania in tanti cuori, la Madonna ci dice possiamo fare pulizia delle erbacce infestanti e rendere il nostro cuore un giardino meraviglioso abitato da Dio. Dobbiamo, allora, confessarci anzitutto perché il peccato rende schiavi e fa soffrire. Dobbiamo indicare la strada del bene a coloro che si sono persi, che sono lontani da Dio affinché ritornino a lui. Noi siamo fatti per Dio, questo è il desiderio del nostro cuore. Chi segue questa strada è felice e nella misura in cui avanza lo diventa sempre di più. Come dice la Madonna, già su questa Terra si può sperimentare un pezzetto di Paradiso.
«Cari figli! Pregate e rinnovate il vostro cuore affinché il bene che avete seminato porti frutto di gioia e di unione con Dio. La zizzania ha preso molti cuori e sono diventati sterili, perciò voi, figlioli, siate luce, amore e le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio che è amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata» (25 febbraio 2024)
Le ore decisive della storia, quelle in cui crollano e rinascono le civiltà, sono sempre caratterizzate da divisioni e polarizzazioni di ordine religioso, culturale e sociale. Tuttavia, per chi ha il suo punto di riferimento nel De civitate Dei di sant’Agostino, la radice e la chiave di interpretazione di ogni problema è la teologia della storia, che consente di andare oltre la lettura puramente contingente degli eventi. In questa prospettiva, le crisi non sono semplicemente il prodotto di fattori economici o istituzionali, ma il riflesso di una tensione più profonda tra diverse visioni dell’uomo e del mondo.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, l’Occidente proclamò la morte del comunismo come se si fosse trattato di un evento fisiologico e definitivo. L’anticomunismo si dissolse rapidamente, mentre il comunismo si inabissava, come un fiume carsico che scompare alla vista per riemergere più avanti con maggior vigore.
Fu in questo contesto che, nel 1990, per iniziativa di Fidel Castro e di Ignacio Lula da Silva, nacque in Brasile il Foro di San Paolo: un organismo sovversivo concepito per analizzare la “crisi del socialismo” dopo la caduta del Muro di Berlino e per riorganizzare la sinistra internazionale su una nuova piattaforma ideologica.
Fidel Castro riconobbe nel colonnello Hugo Chávez Frías, presidente del Venezuela dal 2000, un vero e proprio “figlio spirituale”, capace di incarnare una nuova sintesi tra marxismo, nazionalismo e mito rivoluzionario. Chávez si presentò come il depositario dello spirito di Simón Bolívar, reinterpretando l’utopia del libertador in chiave socialista e antimperialista. Il bolivarismo divenne così una religione civile, fondata sul culto carismatico del leader, sull’ostilità verso gli Stati Uniti e sulla promessa di una redenzione sociale affidata allo Stato rivoluzionario.
L’eredità di Chávez fu raccolta alla sua morte, nel 2013, da Nicolás Maduro, che ne radicalizzò gli aspetti ideologici, trasformando il Venezuela in un laboratorio di socialismo post-moderno, sostenuto da una feroce repressione interna e da una sistematica manipolazione dell’informazione e dei risultati elettorali.
Negli stessi anni, in Russia, i quadri del KGB, che avevano gestito la dissoluzione dell’Unione Sovietica, mantenevano il controllo dei gangli essenziali del potere politico, militare ed economico del paese. Vladimir Putin, presidente della Federazione dal 2000, rilanciò il mito della “Grande Russia”, proponendo una nuova sintesi tra lo stalinismo e il passato zarista, recuperato come simbolo di missione imperiale.
L’invasione dell’Ucraina, nel febbraio 2022, ha fatto parte di questo progetto che punta non solo alla conquista del Donbass, ma alla russificazione di tutto il paese, per farne uno Stato vassallo come la Bielorussia.
In Cina, il Partito comunista pilotò la transizione verso un neo-comunismo pragmatico, che univa il ferreo controllo politico all’apertura economica al mercato occidentale. L’ingresso nel WTO nel 2001 suggellò questa strategia: il comunismo rinunciava all’autarchia economica, ma non al monopolio ideologico e repressivo del potere.
Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista e presidente della Repubblica popolare cinese presenta sé stesso come un coerente realizzatore dei princìpi del maoismo e del marx-leninismo.
Parallelamente, agli inizi del 2000, si affacciava sulla scena internazionale l’islamo-marxismo. Esso adottava, sul piano operativo, le tecniche terroristiche del leninismo e, su quello culturale, le strategie del gramscismo, mirando alla destabilizzazione interna dell’Occidente prima ancora che alla sua conquista militare.
Il cosiddetto radicalismo islamico rappresenta una contaminazione della “filosofia del Corano” con la prassi rivoluzionaria marxista importata dall’Occidente. L’immigrazione di massa resta una delle armi privilegiate di questa strategia, che in Italia ha avuto una delle sue più recenti ed eclatanti espressioni nelle violente manifestazioni di piazza anti-israeliane.
Come negare la diffusione nel mondo degli errori del comunismo, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica? La forza del neo-comunismo, nelle sue più variegate espressioni, non risiede più nella promessa di un futuro radioso garantito dalle leggi della storia, ma nella capacità di interpretare e sfruttare le crisi di un Occidente alla ricerca della sua identità.
In questa prospettiva, due concezioni del mondo si fronteggiano oggi in modo sempre più netto, configurando una vera alternativa di civiltà. Da una parte vi sono coloro che ritengono il comunismo un fenomeno archiviato dalla storia e individuano, come nemico per eccellenza del nostro tempo gli Stati Uniti d’America, incarnazione di un Occidente giudicato intrinsecamente depravato e causa di ogni male.
Per costoro, gli “amici” non sono più definiti in base a principi comuni di verità o di ordine morale, ma esclusivamente in funzione dell’opposizione all’America e all’Europa. Così, tutta la simpatia e l’ammirazione va a un fronte eterogeneo ma convergente, che comprende Russia, Cina, mondo islamico radicale, iper-nazionalismi di destra e di sinistra, movimenti anti-occidentali di ogni latitudine. Ogni forza che contribuisca a indebolire l’Occidente viene assolta o giustificata, indipendentemente dalla sua natura totalitaria o apertamente anticristiana.
Dall’altra parte stanno invece coloro che credono nella possibilità di una rinascita cristiana dell’Europa e dell’Occidente. Essi non negano la profonda crisi morale delle società occidentali, ma rifiutano l’idea che la soluzione consista nella loro distruzione o nel loro assoggettamento a potenze ostili.
In questa prospettiva, gli Stati Uniti vengono considerati come una presenza storicamente necessaria per garantire lo spazio politico, culturale e militare entro cui la rinascita rimane ancora possibile. Per i difensori dell’Occidente, il principale nemico della civiltà cristiana resta il comunismo, nelle sue molteplici metamorfosi contemporanee.
Un comunismo che non si presenta più con i simboli espliciti del Novecento, ma che agisce, come metodo di dissoluzione culturale, come tecnica di conquista del potere e come negazione sistematica di ogni ordine naturale e trascendente.
Contro questa forza proteiforme è in corso una guerra ibrida, che vede da una parte gli Stati Uniti e l’Europa, pur con tutti i loro limiti, e dall’altra un asse in cui confluiscono coloro che combattono l’ordine occidentale. In questa aggressiva galassia, accanto alla Russia e alla Cina, è schierato da molti anni, il Venezuela di Nicolás Maduro.
È alla luce di questo quadro che si spiega la radicale divergenza di giudizi sull’intervento degli Stati Uniti volto a colpire il vertice del potere venezuelano. Gli uni lo hanno duramente criticato, denunciandolo come una violazione del diritto internazionale e leggendo ogni iniziativa americana esclusivamente come espressione di imperialismo; gli altri si sono invece rallegrati per l’eliminazione di un personaggio che, oltre a rovinare il proprio paese, riducendolo alla fame e all’esilio di massa, si è servito di tutte le armi, compreso il narco-traffico, per distruggere l’ordine naturale e cristiano delle due Americhe.
Questa polarizzazione tra due famiglie di anime non è un fenomeno secondario ed è destinata ad accentuarsi con l’aggravarsi della guerra ibrida in atto, perché tocca il livello più profondo del giudizio storico e morale.
In ultima analisi, la linea di demarcazione passa attraverso l’adesione o il rifiuto di una teologia della storia. Da una parte vi sono quelli che interpretano gli eventi secondo categorie esclusivamente immanentistiche, riducendo tutto a rapporti di forza, interessi economici e dinamiche geopolitiche.
Dall’altra, vi sono coloro che leggono la crisi del nostro tempo alla luce di una visione soprannaturale della storia, consapevoli che dietro i conflitti visibili si combatte una reale battaglia religiosa.
Ed è qui che continuano a risuonare, in tutta la loro forza, le parole dell’ancora incompiuta profezia di Fatima: «La Russia diffonderà nel mondo i suoi errori… Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà».